Spade senza metallo (II): la Spada Denti di Squalo

Il Pacifico, da Tonga alla Hawaii, da Kiribati alla Isole Marchesi, non era un luogo tranquillo. Il mito del buon selvaggio ha stemperato la realtà storica, mostrandoci abitanti mansueti, pronti a danzare con una ghirlanda di fiori al collo; ma basta dare un’occhiata alla storia di questi popoli per comprendere che la guerra non ha patria né colore. Al partire dal X secolo Tonga era riuscita ad ottenere una certa egemonia sulle isole vicine, Samoa compresa, tanto che alcuni storici hanno parlato a più riprese di Impero di Tonga.

Pacific_Culture_Areas

L’impero iniziò a dissolversi già nel XV secolo, dopo ettolitri di sangue versati dai guerrieri di Samoa, Tonga e delle Fiji. Anche l’Isola di Kiribati subì diverse invasioni da parte delle suddette popolazioni. Non c’era bronzo, non c’era ferro, né, tantomeno, polvere da sparo. Nel Pacifico la guerra era una cosa sporca, lurida, faccia a faccia, con armi di una violenza inaudita. Sarebbe interessante parlare di tutto l’armamentario di un guerriero locale (magari in futuro queste monografie verranno inglobate in articoli più ampi), ma per ora mi limiterò alla Spada Denti di Squalo (in copertina, il bellissimo esemplare custodito al Brooklyn Museum).

Rarissima foro di un guerriero kiribati in equipaggiamento completo. Oltre alla spada (davvero enorme), possedeva un pugnale e un’armatura in fibra di albero di cocco. L’elmo era costituito da un cuore in fibra di cocco e da…ehm…un pesce palla

Abbiamo visto come gli Aztechi, non conoscendo la metallurgia, si fossero ingegnati con legno ed ossidiana. I buoni popoli sudamericani avevano però centinaia di miniere di ferro, quindi non sono scusati come le popolazioni che svilupparono un’altra “spada senza metallo”.

A differenza degli Aztechi, le tribù del Pacifico non potevano contare neanche sulla tagliente ossidiana, eppure avevano a che fare con qualcosa di davvero affilato tutti i giorni: i denti di squalo. Vedere quei rasoi naturali, capaci di fare a pezzi un uomo in pochi secondi, portò inevitabilmente all’idea di poterli utilizzare nelle guerre sulla terraferma, quelle fra uomini. Probabilmente si iniziò con pugnali, mazze e lance, che mantennero la prevalenza negli scontri fino all’introduzione delle armi da fuoco, per arrivare infine all’arma d’elite, la Spada Denti di Squalo.

Spada Denti di Squalo ricurva da Kiribati, 1800 ca

La costruzione di una simile arma era teoricamente piuttosto semplice, ma in realtà serviva una grande abilità perché i denti rimanessero dritti per costituire i due tagli, e parimenti difficili era la scelta del tipo di legno. Bisogna infatti ricordare che la micronesia non è mai stata famosa per le sue foreste secolari, ma le popolazione che l’hanno abitata sono riuscite a spremere fino all’ultima goccia (per qualsiasi utilizzo) una delle piante più diffuse: l’albero di cocco.

PESCATI FINO ALL’ESTINZIONE?
Joshua Drew, biologo della Columbia University, ha analizzato oltre 120 armi con denti di squalo (provenienti dal Field Museum of Natural History di Chicago) e dedotto che nelle Isole Gilbert venivano cacciate ben otto specie di squalo da cui ricavare i preziosissimi denti. E’ interessante notare come due di queste siano state portate all’estinzione locale proprio dai micronesiani; ad oggi infatti, sia il Carcharhinus sorrah che il Carcharhinus obscurus non sono più presenti nelle acque delle isole.

La struttura fondamentale della Spada Denti di Squalo era costituita proprio da legno di cocco, dal quale si ricavava il manico e la “lama”. Come nella costruzione del Macuahuitl, era necessario trovare il metodo migliore per fissare i denti di squalo (o le lame d’ossidiana) alla base ignea. Gli Aztechi avevano trovato una discreta soluzione con le resine naturali, ma la stessa opzione risultò impraticabile per i micronesiani, che preferirono sfruttare la possibilità di praticare dei fori nel legno e nei denti di squalo, in modo che questi ultimi fossero inseriti nelle scanalature e poi legati con capelli umani e fibre vegetali per il fissaggio definitivo.

Le scanalature potevano essere ricavate direttamente nel legno o apposte sotto forma di asticelle di legno. I denti di squalo preferiti erano quelli di squalo tigre, abbastanza grandi e facili da reperire.

spada_denti_squalo
Bellissimo particolare della utilizzata per fissare i denti di squalo al corpo dell’arma

Nella lingua di Kiribati, dove sembra che queste spade raggiunsero la massima diffusione, la spada con due file di denti veniva chiamata Rere, mentre quella con quattro file Wangea.

Quest’ultima aveva delle caratteristiche di utilizzo differenti, visto che era possibile usarla come una vera e propria mazza tagliente. Mi sono imbattuto anche in un esemplare con quattro file fino a 1/3 dell’asta di legno e solo due nei rimanenti 2/3. Evidentemente, c’erano varianti locali dovute all’abilità o al gusto estetico di guerrieri ed artigiani.

dettaglio dall'Hunterian Museum & Art Gallery Collections
dettaglio dall’Hunterian Museum & Art Gallery Collections

Sempre Joshua Drew, che ha letto i rapporti di alcuni missionari, ci descrive le modalità (o una delle modalità di uso) dell’arma:

“Two main combatants would have a duel using swords and dressed in armor made of tightly woven coconut cord and helmets of dried pufferfish. They would be joined by several assistants who would use the long lances to try to reach over their own combatant and attack his foe.”

“These thrusts would, in turn, be parried by the other combatant’s assistants, So while the two main men were fighting hand to hand, there was this sort of aerial combat overhead with the 10 to 15-foot lances.”

In pratica, ogni duellante aveva una sua squadra, armata di lance, che doveva essere neutralizzata dalla squadra dell’avversario.

All’interno della definizione Spada Denti di Squalo potrebbe rientrare anche una sua variante, probabilmente meno diffusa, riportata da Richard Francis Burton nel suo famoso libro The Book of the Sword (1884). Era costituita essenzialmente da un rostro di pesce sega, che forniva tutto il materiale senza bisogno di ricorrere a scanalature e legacci per fissare denti al legno. Purtroppo non sono riuscito a reperire alcuna fotografia, quindi dovrete accontentarvi dello scan dall’opera di Burton, il cui copyright, grazie a Dio, è scaduto da diversi decenni.

Resta da dire che i denti di squalo, come accennato prima, servirono a costruire diverse armi (una è finita anche nello scontro fra Maori e Monaco Shaolin in Deadliest Warrior), compresi dei meravigliosi tirapugni che devo assolutamente mostrarvi.

Guanti/tirapugni con denti di squalo

La Spada Denti di Squalo fu un’arma davvero efficace, anche perchè le protezioni corporee con cui doveva confrontarsi erano, nella maggior parte dei casi, praticamente assenti. Prendendo come esempio i test effettuati con il Macuahuitl, ritengo che anche la Spada Denti di Squalo non fosse capace di amputare un arto (forse un polso?), ma di certo poteva procurare delle ferite frastagliate capaci di causare infezioni ed emorragie. Naturalmente, quando giunsero gli europei, le cose non finirono troppo bene. Si dice che le armature in fibra, un po’ come quelle attuali in kevlar, riuscissero a fermare i proiettili sparati da lunga distanza, ma con armi d’acciaio e schioppettate a breve-media distanza non c’era storia (ma qui entriamo nelle competenze del Duca).

7 pensieri riguardo “Spade senza metallo (II): la Spada Denti di Squalo

  1. se io dovessi scegliere tra spada con inserti di ossidiana o di denti di squalo non avrei dubbi

    squalo forever

    i dentazzi sono assai più robusti dell’ossidiana, mantengono il loro filo meglio e il sistema di fissaggio mi ispira più fiducia

  2. Adoro gli arcipelaghi del Pacifico da quando ho sentito parlare per la prima volta del Kula ring. Questa storia delle spade con denti di squalo me li fa solo adorare di più. (Mi rendo conto che le Isole Trobriand e Tonga non sono proprio attaccate, ma pazienza!!).

  3. “Altro che il catalogo di un museo!”

    maledetti imperialisti! ^__^

    mi poiacerebbe sapere quanta di quella roba è stata trafugata

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