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Pier Gerlofs Donia: la Croce degli Olandesi (e il vero Gatsu?)

Pier Gerlofs Donia è una delle figure storiche più affascinanti (e sconosciute) di tutti i tempi. Più di due metri d’altezza e una zweihander altrettanto grande sempre a portata di mano, Pier ha vissuto delle avventure incredibili nella Frisia di fine XV e inizio XVI secolo, diventando la Croce degli Olandesi.

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Pier non è stato osannato come William Wallace, né qualcuno ha sentito il bisogno di girare un film in suo onore. Tutto ciò che ci rimane di lui è stato inciso in modo indelebile nelle cronache dell’epoche dai suoi muscoli e dall’acciaio della sua zweihander.

Pier Gerlofs Donia aveva tutto quello che un uomo può desiderare: origini nobili, una bella moglie, due figli e una tenuta agricola. Purtroppo per lui però, viveva in un territorio piuttosto instabile: la Frisia. Oggi è una bella provincia dello stato olandese, ma nel XVI secolo era al centro di una disputa sanguinosa fra gli Asburgo e Carlo di Egmond. Per aggiungere sfiga alla sfiga, vicino al villaggio di Grutte Pier si era stanziata la più violenta banda lanzichenecca che la storia ricordi: la Banda Nera.

2. La Frisia

Questa piccola regione aveva vissuto quasi centocinquant’anni (1350-1498) di guerra civile fra le opposte fazioni dei Vetkopers e degli Schieringers. Solo nel 1498, quando questi ultimi avevano chiesto l’aiuto di Alberto III di Sassonia, la questione si era risolta. In realtà, al termine della campagna militare, Alberto III fu nominato governatore ereditario della Frisia dall’Imperatore Massimiliano I. Il suo dominio sulla Frisia non fu accettato dalla maggior parte degli abitanti, senza differenze fra Vetkopers e Schieringers, anche perché sul territorio furono stanziati diversi contingenti lanzichenecchi. La Frisia si trovava in una situazione strategica importante, visto che aveva un eccellente sbocco sul mare, quindi gli Asburgo volevano evitare di vederla tornare alle antiche libertà.

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Frisia Occidentale (quella di Pier), Orientale e Settentrionale

3. La Croce degli Olandesi

La Frisia dunque si trovava invasa da truppe lanzichenecche che bruciavano, stupravano e ammazzavano al primo ritardo del soldo. Li aveva assoldati Giorgio il Barbuto, duca di Sassonia e figlio di Alberto III, nella prima decade del XVI secolo.

Il 29 Gennaio 1515  la Banda Nera puntò dritto sul villaggio di Pier. Ancora una volta era bastato un ritardo nella paga per farli rivoltare contro i villaggi limitrofi. I lanzichenecchi stuprarono in gruppo sua moglie, Rintze Syrtsema, e l’ammazzarono, poi misero a ferro e fuoco mezzo villaggio, compresa la chiesa e tutte le proprietà di Pier. Fu questo episodio terrificante, l’incubo di ogni marito, a far esplodere in lui una rabbia da berserk.

Nonostante provenisse da una famiglia nobile e i due figliuoli sopravvissuti, mise in piedi una compagnia di veri e propri pirati, la Arumer Zwarte Hoop, per iniziare a combattere chi gli aveva tolto tutto.

Su Pier Gerlofs Donia nacquero numerosi racconti, in Olanda, Brabante e altri paesi, sulla sua forza, la sua brutalità e i suoi grandi occhi. E lo fecero più grande di quello che era. Ad ogni modo era davvero un uomo grande e grosso, con grandi occhi, spalle larghe, barba lunga e un aspetto terrificante specie quando era arrabbiato. Era rude e le sue maniere erano rozze come la sua lingua, quindi non era in grado di parlare in modo dignitoso nella corte o di fronte ai nobili. Gli piaceva molto scherzare, in modo da far ridere tutti quelli che gli stavano vicino. Uccise molti nemici, ma aveva tutto sommato un discreto carattere, come fosse sempre stato un buon cristiano.

Petrus Thaborita (1450-1527)

I suoi compagni erano contadini, nobili impoveriti, briganti, commercianti, e molti mercenari finanziati da Carlo di Egmond, duca di Gheldria. Grutte Pier iniziò ad abbordare le navi olandesi quasi subito, passando velocemente da un successo all’altro. La sua fama crebbe in pochi mesi, tanto che  Erasmo da Rotterdam ne citò le gesta nei suoi scritti. Nave dopo nave, bottino dopo bottino, massacro dopo massacro, Pier divenne il terrore del tratto di mare nei pressi degli attuali Paesi Bassi.

La sua stazza incuteva timore, e le fonti ci narrano fosse capace di decapitare più persone con un solo colpo e tagliare in due un uomo.

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Altra concept art da “Cross of the Dutchman”, action game in fase di (lentissimo) sviluppo da parte dei Triangle Studios

Nella sua giornata migliore, riuscì ad affondare addirittura di 28 imbarcazioni olandesi. Fu anche molto generoso con i 500 uomini di equipaggio fatti prigionieri visto che…ehm…Li fece gettare in acqua ad annegare. Dopo questo episodio, gli venne affibbiato il calzante appellativo di Croce degli Olandesi.

Con la sua Arumer Zwarte Hoop non disdegnò neanche l’attacco ai villaggi costieri. Nel giugno 1517 riuscì a portare 4.000 uomini nell’entroterra olandese, raggiungendo la cittadina di Medemblik. Qui massacrò buona parte dei cittadini e fece prigionieri i più ricchi, liberati poi dietro lauto riscatto. Alla fine della scorreria la città fu data alle fiamme. Non si salvò neanche il castello, in cui si erano rinchiusi il governatore con alcuni cittadini.

Cross of the Dutchman
I Triangle Studios, sofware house conterranea di Pier Gerlofs Donia, hanno in cantiere un videogame basato sul suo personaggio da qualche anno. i bozzetti e i primi trailer del gioco non sono malvagi per un titolo indie, ma ci vorrà ancora molto tempo prima di avere qualcosa di pronto per il mercato. Ovviamente, già dai trailer avrei voluto vedere una vena splatter che, come al solito, viene invece negata a noi buoni cristiani.

Pier si rese conto che gli olandesi non erano per nulla preparati ad affrontare una minaccia del genere. Nessun esercito tentò di intercettarlo, nessun messaggero chiese di aprire delle trattative. Decise quindi di continuare a devastare i dintorni, puntando sul di Nieuwburg e Middleburg Castle. Anche qui mise in atto il solito massacro unito alla tabula rasa tramite incendio. Dello stesso castello di Middleburg rimasero solo porzioni di mura annerite dal fuoco, tanto che gli abitanti, dopo otto anni di discussioni, decisero di raderlo al suolo definitivamente.

Il Castello di Middelburg nel XVI secolo

Una sorte diversa toccò alla cittadina fortificata di Asperen. Questa volta niente prigionieri, solo l’annientamento dell’intera cittadinanza, mentre il borgo venne utilizzato da Pier come base avanzata per nuovi attacchi. Solo dopo alcuni mesi la Arumer Zwarte Hoop fu cacciata dal territorio olandese.

Liberatore o Carnefice?
A leggere i resoconti dell’epoca (alcuni tradotti dall’olandese con google traslator, quindi ho trovato qualche problema), emerge un ritratto di Pier molto controverso. Da un lato abbiamo il combattente per la libertà della Frisia, una specie di Wallace imbottito di steroidi e con una spada molto più grossa, dall’altra un pirata spietato, capace di ordinare (e portare a termine in prima persona) delle carneficine terrificanti.

Per impedire ulteriori scorrerie, gli olandesi decisero anche di allestire una flotta, comandata da Anthonius van den Houte e finanziata da Carlo V. Dopo alcuni insuccessi, Pier riuscì a prendere prigioniere 11 navi olandesi nelle acque antistanti la cittadina di Hoorn. Successivamente, sconfisse e catturò 300 olandesi, costringendo tutti i prigionieri a recitare uno shibbolet per distinguere i frisoni dagli olandesi:

Bûter, brea en griene tsiis, wa’t dat net sizze kin, is gjin oprjochte Fries

Burro, pane e formaggio verde, se non sai dirlo non sei un vero frisone. In molti sbagliarono, e Pier si premurò di decapitarli egli stesso.

Pier aveva iniziato la guerra per un fine nobile, la libertà, ma ben presto si accorse che non l’avrebbe mai ottenuta. Proprio all’apice dei suoi successi militari, comprese che il suo finanziatore, Carlo di Egmond, non aveva alcuna intenzione di liberare la Frisia, ma anzi voleva sottometterla al proprio dominio. Deluso e malato, nel 1518 Pier lasciò il comando della sua banda al nipoteo (secondo molti) e luogotenente Wijerd Jelckama. Si ritirò a vita privata e morì meno di due anni dopo dopo, nel 1520.

Le sue previsioni si rivelarono veritiere.

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L’elmo di Pier lascia presumere un’acromegalia galoppante

Carlo di Egmond, vedendo che i successi dei frisoni si facevano sempre più rari, smise di finanziarli e passò al nemico. Senza soldi e allo sbando, l’ Arumer Zwarte Hoop vide le sue fila assottigliarsi sempre più. Nel 1523, Jelckama e quello che rimaneva delle truppe di Pier vennero catturati e decapitati, ponendo fine alla ribellione della Frisia. Si dice che il boia, probabilmente a causa della stazza di Jelckama (che ricordava quella di Pier, il che fa aumentare le possibilità di una loro stretta parentela), fu costretto a colpire il collo del ribelle per ben quattro volte prima di riuscire a staccare la testa dal corpo.

Il viscido Carlo di Egmond, a otto anni esatti dalla morte di Pier, sottoscrisse con Carlo V il Trattato di Gorinchem, in base al quale otteneva le terre oggetto delle sue brame alla condizione che nominasse Carlo V suo erede. Carlo di Egmond riuscì a tradire la sua parola per l’ennesima volta quando, nel 1534, nominò come suo erede il Re di Francia.

4. Grutte Pier

Pier era dotato di una stazza e di una forza fisica sovrumane. Su questo tutte le fonti sembrano concordare. Possiamo dire che si tratta di uno dei pochi casi in cui le cronache sono ampiamente supportate dai reperti dell’epoca. Basta dare un’occhiata alla foto qui sopra o alla sua armatura per capire che probabilmente superava i due metri d’altezza (7 piedi) e le 300 libbre di peso (130kg). La sua spada, conservata presso il Museo di Leeuwarden, misura 215 cm per 6.6 kg.

da www.thetallestman.com; ringrazio D-Lord per averla scovata e Zio Sam per aver risolto il mistero su quale fosse la vera spada di Pier

Inizialmente, pensavo che un arnese del genere non potesse essere utilizzato in battaglia, ma dopo aver acquistato e utilizzato una zweihander da 6 kg mi sono ricreduto. Forse un uomo della mole di Pier era in grado di manovrarla con successo, magari per spazzare i ponti delle navi o decapitare i prigionieri.

Size does matter.

Si diceva fosse in grado di portare un cavallo (e qui la vedo difficile… magari un pony) sulle spalle o che arava i campi trascinando egli stesso l’aratro. L’episodio più famoso però, riguarda lo scontro con cinque mercenari olandesi inviati per assassinarlo.

Grutte Pier se ne stava tranquillo ad arare il suo campo (questa volta con l’aiuto di un cavallo). Uno degli stranieri lo avvicinò chiedendogli se sapesse dove viveva Pier Gerlofs Donia. Pier alzò l’aratro con la mano destra e lo puntò verso casa sua: “Vive lì”. Poi si battè il petto con la sinistra. “Ed è qui davanti a voi”.

Ne seguì un feroce combattimento, durante il quale Pier li ammazzò tutti e cinque, forse con la sua onnipresente zweihander (alcuni pensano che abbia utilizzato direttamente l’aratro!). Il luogo dell’allegra mattanza porta tutt’ora il nome di Vijfval (Fivefal – Cinque caduti).

5. Il vero Gatsu?

Diversi autori di manga hanno tratto ispirazione dall’arte e dalla cultura europea. Il caso più eclatante forse è quello di Go Nagai, che ideò il personaggio e la storia di Devilman dopo aver letto la Divina Commedia illustrata da Gustav Dorè.

Una delle illustrazioni di Dorè. La somiglianza con mostri e aborti infernali del panorama manga è impressionante.

Allo stesso modo, quando parliamo di Miura non si può far a meno di notare la forte influenza esercitata della storia europea medievale e rinascimentale. Alcune sue illustrazioni sono veri e propri dipinti del XVI-XVII secolo. Oltre a questo, Kentaro Miura, pur esagerando sotto ogni punto di vista (violenza, forza fisica, ecc..) è davvero minuzioso nella cura dei dettagli, in particolar modo quando si tratta di elmi e armature (burgonotte, celate, barbute..). Aggiungo che si è ispirato a un coevo di Pier, Gotz Von Berlichingen, per l’ideazione del famoso “braccio meccanico” di Gatsu, quindi ha una discreta conoscenza del XVI secolo europeo.

Ora, ho sempre pensato che ci fosse un collegamento fra il suo fumetto più famoso,Berserk, e Grutte Pier, e c’è un dipinto che in qualche modo supporta la mia tesi.

Mi ricorda molto un’illustrazione di Zodd l’Immortale (da Berserk) che devo ritrovare. Molto simile anche la spada.

Gatsu (il protagonista di Berserk) e Pier sono entrambi alti e muscolosi (Gatsu dovrebbe essere 193cm, ma in alcune illustrazioni sembra 2 metri per 110 kg almeno), entrambi brandiscono una spada al di fuori delle leggi della fisica (215cm quella di Pier, stessa lunghezza ma tre volte più pesante quella di Gatsu), entrambi sono rimasti shockati dallo stupro della donna che amano (nel caso di Pier viene anche uccisa), entrambi hanno a che fare con il mondo dei mercenari e dei tagliagole, entrambi sono in grado di tagliare due uomini con un solo fendente (Gatsu anche 5…).

Insomma, la mia tesi ha un 10% di possibilità di essere quella corretta, ma penso sia piuttosto affascinante. Un manga creator studioso del rinascimento europeo che, scartabellando libri e volumi, si trova davanti una figura storica con tutte le caratteristiche della leggenda. Una figura sconosciuta da chi non è nato in Frisia (o frequenti il mio blog) che alla fine, dopo quasi cinque secoli, trova un parziale riscatto dall’altra parte del mondo.

39 pensieri riguardo “Pier Gerlofs Donia: la Croce degli Olandesi (e il vero Gatsu?)

  1. Sto cercando anche altre notizie sul buon Pier, ma il materiale è scarso. Sarò costretto a comprare e farmi tradurre qualche libro in olandese! :o:

  2. Personaggio interessante questo Pier Gerlofs Donia, perfetta dimostrazione di come la storia rimanga la miglior fonte d’ispirazione (alla facciaccia dei gegni del Fentesi). Solo una domanda: ma davvero la spada raffigurata alla foto 7 (parlo di quella al centro) pesa solo 6.6kg? A vederla così gliene darei molti ma molti di più…

  3. Okamis Scrivi:

    Solo una domanda: ma davvero la spada raffigurata alla foto 7 (parlo di quella al centro) pesa solo 6.6kg? A vederla così gliene darei molti ma molti di più…

    Purtroppo è l’unica foto che ho trovato, e sono indeciso fra la spada al centro e quella a destra. Sul peso posso dirti che ci sono delle zweihander da parata di due metri che pesano 7kg ma ne dimostrano il triplo. In battaglia naturalmente andare oltre i 3,5 kg era parecchio rischioso. Per tutti, ma non per Pier.

  4. Complimenti Zwei, buon articolo.
    Okamis Scrivi:

    Personaggio interessante questo Pier Gerlofs Donia, perfetta dimostrazione di come la storia rimanga la miglior fonte d’ispirazione (alla facciaccia dei gegni del Fentesi).

    Concordo in pieno…
    Non tutti però la pensano così. Un blogger che seguivo con un certo entusiasmo mi ha brutalmente deluso quando sen’è uscito con un’affermazione del tipo “i noiosi libri di storia” e “imparare chili e chili di storia per sentirsi superiori” :bloody: .
    Io credo che la Storia abbia molto da dare, anche e soprattutto per chi vorrebbe scrivere. Anzi, colgo l’occasione per il lip service del martedì, e ringrazio Zwei per lo sbatto che ci mette negli articoli, nel trovare ogni volta temi originali o inusitati (con la battaglia di Avarayar si è guadagnato la mia stima imperitura – fin che dura 😛 🙂 )

  5. Interessante il personaggio e interessante parallelismo con Gatsu. ma non credo che le somiglianze siano volute. O almeno, non mi pare di aver letto alcuna intervista in cui Miura citasse tale personaggio. Ma magari mi sbaglio.

  6. Neanche a me risulta che Miura l’abbia mai menzionato…ma di certo il rinascimento di Berserk presuppone una buona conoscenza di quello europeo e diverse ricerche storiche e iconografiche. E se avessi fatto la scoperta più scoperta delle scoperte? :8

  7. Okamis Scrivi:

    Personaggio interessante questo Pier Gerlofs Donia, perfetta dimostrazione di come la storia rimanga la miglior fonte d’ispirazione (alla facciaccia dei gegni del Fentesi)

    Sottoscrivo! La storia è piena di ispirazioni e a volte si scopre persino che i fatti reali sono già incredibili per loro conto, senza neanche il bisogno di amplificarli o aggiungere elementi maGgici.
    Non conosco Berserk, quindi non saprei esprimermi sulle somiglianze, ma bell’articolo. E povero Pier, in effetti non conoscevo per niente questa figura.

    La sua stazza incuteva timore, e le fonti ci narrano fosse capace di decapitare più persone con un solo colpo e tagliare in due un uomo. Probabilmente superava i due metri d’altezza (7 piedi) e le 300 libbre di peso (130kg)

    C’è da dire che uno del genere poteva decisamente permettersi di diventare la Croce degli Olandesi :o:

  8. Ale Scrive:
    Sottoscrivo! La storia è piena di ispirazioni e a volte si scopre persino che i fatti reali sono già incredibili per loro conto, senza neanche il bisogno di amplificarli o aggiungere elementi maGgici.
    Non conosco Berserk, quindi non saprei esprimermi sulle somiglianze, ma bell’articolo. E povero Pier, in effetti non conoscevo per niente questa figura.

    Concordo, la storia è una delle materie più belle e utili *.* se poi non è magistra vitae, è sempre utile per farti divertire e soprattutto per prendere spunto 8)

    Comunque Pier non lo conoscevo, e ti ringrazio Zwey! E’ di sicuro uno dei miei miti, adesso! <3 :8

  9. Certo che come “curiosità” storica è molto interessante.
    Questo Donia non l’avevo mai sentito nominare, in effetti.
    Impressionante lo spadone di due metri. Ma nella foto, quale delle tre è la sua? 😛

  10. Complimentoni come al solito, riesci a essere lungo e interessantissimo al contempo 😉
    Quando ho visto la mannaia dell’illustrazione di Pier ho pensato anche io immediatamente a Zodd. E indubbiamente Miura ha fatto studi approfonditi sul medioevo occidentale, magari gli è rimasta la suggestione di qualche dipinto.

  11. Bella storia, anche se alla fine un po’ triste. Non conoscevo il personaggio. La spada é veramente “mostruosa” qualunque sia di quelle esposte. Mi sembra incredibile che possa pesare solo 6.6 Kg.
    Grazie mille, Zweilawyer.

  12. Nei personaggi e nei fatti storici ci sono già gli archetipi per ogni tipo di personaggio, battaglia o evento. Possiamo pomparli o renderli esagerati, ma alla fine torniamo sempre alla storia. La mente umana è complessa, ma in certe situazioni scattano meccanismi simili. Il padre di famiglia taciturno che diventa un assassino dopo aver perso moglie e figli, la vittima che diventa carnefice, il ragazzo che diventa uomo a causa di una tragedia. Se guardiamo bene, ogni personaggio delle nostre storie risponde a qualche clichè. L’importante quindi è saperlo rendere verosimile.

  13. Sono tornato dalla visita al castello di Ambras, ad Innsbruck, reggia della famiglia Asburgo e ora museo. Beh, la visita all’armeria è cominciata in maniera abbastanza traumatica, dato che nella sala campeggia l’armatura di tale Bartlmä Bon (Bartolomeo Bon, di Riva del Garda) alta ben 2 metri e 60!
    Sto tizio, veramente impressionante, faceva da guardia del corpo al duca Ferdinando II del Tirolo e ai suoi parenti.

    Certo, non è “incazzato” come Pier, ma credo che possa essere annoverato tra i guerrieri più impressionanti di tutti i tempi

  14. Sembra che Bon fosse un contadino di Riva del garda, freak e guardia del corpo di Ferdinando II. L’Arciduca era un collezionista di opere d’arte, pezzi di storia naturale ecc..Probabilmente Bon era una parte vivente della sua collezione. Vista l’altezza, vicina al record assoluto di Robert Waldow (272 cm), immagino fosse affetto da una grave forma di acromegalia e quindi inadatto al combattimento.

  15. E’ quello che ho pensato insieme ai miei soci quando abbiamo visto l’armatura. Tuttavia le fonti (e il quadro che lo raffigura) non lo presentano come solitamente sono presentati gli individui affetti da tali malattie metaboliche (ma le fonti, si sa, su queste cose non sono mai molto affidabili), anzi, pare fosse abbastanza in forma vestire la sua pesante armatura, brandire il suo spadone e per marciare con i suoi commilitoni. In fin dei conti può capitare che forme di acromegalia o gigantismo ipofisiario non compromettano in maniera eccessiva la prestanza fisica (specie all’epoca, dove la selezione naturale si faceva sentire molto di più)
    Poi dubito che abbia mai visto una vera battaglia, dato che era tenuto più “per spettacolo” che per la sua effettiva pericolosità, ciò non toglie che per la gente dell’epoca doveva essere un bel trauma vederselo davanti. ^^

    Un altro colosso, che stavolta calcò veramente i tornei e i campi di battaglia, fu Ulrich IX di Match…la sua impressionante armatura si può ammirare a Castel Coira (Churburg). Certo, era alto “solo” 2.15m, ma faceva comunque la sua porca figura.

    Eheh, a quanto pare quest’estate, senza farlo apposta mi son fatto il “giant tuor”

  16. Grazie del contributo D-Lord. La spada ritratta nelle due foto da te postate è la stessa, e la sua somiglianza con la prima a destra della foto nell’articolo potrebbe trarre in inganno. Si tratta infatti di due spade diverse, perchè i bracci della guardia sono dritti solo nelle tue foto.

    Di certo Grutte Pier ha posseduto più di uno spadone, quindi potrebbero essere tutte spade usate da lui…

    p.s. a naso, quella postata da te mi convince più delle altre.

  17. Saluti o Possente Zwei !
    Innanzitutto permettimi di farti i complimenti per i numerosi articoli storici ed oplologici che gusto con avidità da più di un anno.
    In secondo luogo ti ringrazio per le sane risate fatte davanti al monitor mentre leggevo le tue recensioni fanta-trash (ho apprezzato in particolar modo Unika).
    Mi delurko perchè forse il mio contributo può essere utile.
    Le spade che hai mostrato in foto non corrispondono a quella riportata da D-Lord perchè non si trovano in Olanda e non credo siano appartenute a Pier.
    Si tratta infatti di armi conservate presso l’armeria del Palazzo Topkap ad Istanbul.

    Da quel che mi disse mio cugino, che visitò la città qualche mese fa, si tratta di una sezione dell’armeria contenente varie armi strappate ai nemici (probabilmente insieme ad altre acquistate, non mi spiegherei altrimenti il perchè di un’armatura giapponese)

    p.s.
    Zodd spakka e hai il mio euro per l’e-book !

  18. Benvenuto Zio Sam,
    hai risolto l’arcano. Fra l’altro, ho scoperto la foto proprio nell’articolo da te linkato, ma, da bravo minus habens, non ho fatto attenzione alla didascalia.

    Un grazie a te e anche a D-Lord. L’articolo ne ha guadagnato in precisione storica.

  19. Ho visto “Berserk: l’uovo del re conquistatore”.

    L’ammazzadraghi è stata trasformata in una rispettabile spada di dimensioni spadona/piccola zweihander senza guardia. Non c’è più religione :aie:

  20. Salve Zwei, questa serie sui figli di puttana nella storia mi obbliga ad uscire (per il momento) dal mio lurkaggio, in modo da poterti esprimere la mia gratitudine; il tuo sito non solo genera genuine risate (in senso buono, neh!) ma insegna anche la storia (nostra e non solo) così umiliata (e censurata!) dalle scuole italiche.

    Ed essendo un fan di Berserk mi viene in mente che forse, l’illustrazione che quel quadro ti fa venire in mente sia questa, Ma non ne sono molto sicuro… da notare comunque il taglio dei capelli e la spada, estremamente simili.

    A rileggerci.

  21. Bello l’articolo. Grutte Pier non lo conoscevo. È una vera ingiustizia che certi personaggi non vengano nemmeno citati nei testi di storia scolastici: c’è tutto un mondo di maestri del combattimento e uomini ardimentosi che potrebbero insegnare molto sul comportamento umano e invece a scuola si fanno imparare solo date su date che poi si dimenticano.

  22. @ Zweilawyer

    Certo, hai ragione. Hai capito di cosa mi lamentavo.

    Scusatemi ora per l’OT.

    I personaggi notevoli nella storia sono troppi perché ci si possa soffermare sull’apporto che ognuno ha dato.
    Io mi rammarico del fatto che, generalmente, l’insegnamento della materia, nelle scuore superiori almeno, non si soffermi su certi aspetti che rappresentano occasioni di formazioni per i giovani.
    La Scuola dovrebbe istruire, dal latino in-struere, nell’accezione di preparare alla battaglia, equipaggiare. Perché la vita è una battaglia, e ci saranno sempre forze pronte e toglierci quello per cui i nostri nonni e padri si sono battuti.
    I personaggi violenti, vendicativi come Pier, ad esemio, sono bollati come simboli negativi.
    Si fa dello scontro, e della durezza, un disvalore, qualcosa di cui la cosidetta socità civile deve vergognarsi. E così si rifiuta la lotta, anche quando bisognerebbe essere in prima linea per difendere certi valori.
    Non lo so, io la penso così, ecco.
    E trovo ingiusto che certi esempi di virilità, anche con i loro lati oscuri, debbano essere dimenticati.

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