Nongqawuse: la Profezia del 1856 e il Suicidio di Massa degli Xhosa

Quella di Nongqawuse è una storia di delirio mistico e morte, avvenuta in Sud Africa nel 1856.

Ricordo di aver letto per la prima volta di Nongqawuse pochi anni fa, in un vecchio numero del The International Journal of African Historical Studies. Ho ritrovato quell’articolo, scritto da T. Stapleton e ho deciso di tradurlo, rielaborarlo e proporlo su Zhistorica.

Stapleton, Timothy J. “‘They No Longer Care for Their Chiefs’: Another Look at the Xhosa Cattle-Killing of 1856-1857.” The International Journal of African Historical Studies, vol. 24, no. 2, 1991, pp. 383–392. 

Dall’Aprile 1856 al Febbraio 1857 gli Xhosa della Kaffraria Britannica e del territorio indipendente della Gcalekaland uccidono circa 400.000 dei loro bovini. Questa Grande Mattanza di Bestiame (Great Cattle-Killing) viene portata a termine a causa delle visioni di una ragazza, Nongqawuse, la quale sostiene che gli antenati degli Xhosa sarebbero tornati dalla tomba e avrebbero combattuto insieme a loro per cacciare gli Europei. Ma solo nel caso in cui gli Xhosa avessero abbattuto tutto il bestiame in loro possesso.

In virtù di questo massacro, un numero tra 40.000 e 80.000 Xhosa muore di fame e la loro terra viene occupata da coloni europei.

Ma come è possibile convincere un intero popolo, che ha già combattuto otto guerre contro gli Europei, a seguire la strada di un “suicidio” di massa?

Nel corso del secolo scorso, molti studiosi hanno cercato di rispondere a questa domanda. Alcuni hanno scritto che furono i capi tribù a sostenere le visioni di Nongqawuse, in modo da spingere l’intero popolo a una nuova guerra con gli Europei, mentre altri hanno cercato di dare la colpa al governatore inglese Sir George Grey o alla “reazione pagana” degli Xhosa contro gli Europei. In realtà, queste tre ipotesi sono tutt’ora prive di qualsivoglia prova fattuale e sono state definitivamente accantonate.

La risposta più convincente, nonchè l’ultima, in ordine cronologico, tra quelle proposte, è stata elaborata da J.B. Peires nel libro The Dead Will Arise (1989). In breve, la polmonite enzootica del 1855, che ha ucciso 100.000 bovini degli Xhosa, avrebbe anche convinto questi ultimi che le loro mandrie fossero impure e destinate comunque alla morte. Peires sostiene, inoltre, che gli Xhosa avessero assorbito il concetto cristiano di risurrezione, arrivando alla conclusione che un grande sacrificio avrebbe permesso una grande rinascita. In tutto questo, sarebbe stata fondamentale la figura di Mhlakaza, zio di Nongqawuse, avvicinatosi al Cristianesimo e poi tornato al paganesimo.

Kaffraria - Wikipedia
La Kaffraria britannica, gli insediamenti e i forti inglesi a metà del XIX secolo

C’è anche da sottolineare il ruolo del bestiame nella società Xhosa. Quasi tutti i bovini sono, infatti, di proprietà di un’oligarchia che costituisce il vertice della piramide sociale. Al livello più basso ci sono gli agricoltori privi di bestiame, mentre i livelli intermedi sono occupati dai possessori di mandrie via via più grandi di proprietà dei capi Xhosa. Questo sistema, piuttosto rigido e tenuto insieme dal potere coercitivo dei capi, inizia a vacillare (specie nella Kaffraria britannica) anche a causa dei magistrati inglesi, autorizzati a mettere il veto sulle decisioni dell’oligarchia Xhosa. In particolar modo, sono colpite le decisioni relative alle condanne per stregoneria (vietate dagli inglesi) e tutte quelle aventi ad oggetto la punizione degli strati sociali più bassi.

In questo contesto, la siccità del 1850 fa da detonatore, portando a una spaccatura tra il vertice e la base della piramide sociale. A causa della scarsità di acqua e cibo, molti capi riprendono con la forza il possesso del bestiame dato ai loro sottoposti, causandone la morte di fame e stenti.

In questa situazione di grave difficoltà emerge una prima figura profetica, quella di Mlanjeni. Questi sostiene che gli Xhosa avrebbero cacciato gli Europei solo dopo aver eradicato la stregoneria dalla loro società e sacrificato tutto il bestiame malato. Tra l’altro, riesce anche a convincere un gran numero di persone che sarebbero state invulnerabili ai proiettili degli inglesi.

Appoggiato da alcuni capi Xhosa, tra cui il veterano Maqoma, Mlanjeni riesce a portare molte tribù allo scontro con gli inglesi. La “Guerra di Mlanjeni”, ossia l’Ottava Guerra Xhosa, dura fino al 1853 e si conclude con una piena vittoria inglese. I guerrieri Xhosa mostrano un grande valore e provocano ingenti perdite e danni economici agli inglesi ma, oltre a dover fronteggiare questi ultimi, sono anche distratti dalla caccia alle streghe e danneggiati dalle uccisioni di bestiame volute dai loro capi. Inutile aggiungere che nessuno di loro si rivela invulnerabile ai proiettili.

Per aggiungere entropia alla società Xhosa, tra il 1854 e il 1855 inizia a diffondersi un’epidemia di polmonite enzootica bovina. Molti pastori e agricoltori pensano sia un segno divino: la punizione per il comportamento dei capi Xhosa, capaci di vessare la popolazione ma non di cacciare gli Europei.

Ed è proprio nel momento di massima sofferenza, nell’Aprile del 1856, che la giovane Nongqawuse inizia a raccontare le sue visioni agli altri abitanti del villaggio. Dice che alcune strane figure le appaiono chiedendole di uccidere tutto il bestiame Xhosa e distruggere le coltivazioni per consentire la rinascita dei defunti e annientare gli Europei. La notizia delle visioni di Nongqawuse si diffonde a una velocità impressionante in tutte le tribù. Sebbene alcuni capi si rifiutino di procedere a una simile follia, molti altri accettano di seguire il nuovo profeta.

I nove punti della profezia della giovane profeta sono:

  1. i morti torneranno in vita;
  2. tutto il bestiame deve essere massacrato, essendo stato allevato da mani contaminate;
  3. tutte le coltivazioni devono essere ditrutte;
  4. sarà piantato nuovo grano;
  5. si costruiranno nuove case;
  6. saranno eretti nuovi recinti per il bestiame;
  7. saranno fatte nuove mammelle (“milk sacks” probabilemte intende che ci saranno nuovi bovini);
  8. le porte dovranno essere intrecciate con radici di buka;
  9. le persone dovranno abbandonare stregoneria, incesto e adulterio.

Ad ogni modo, a meno di un anno dalla prima visione di Nongqawuse, gli Xhosa hanno già ucciso più di 400.000 bovini. Una mattanza sacrificale che sconcerta gli Europei e tutte le popolazioni limitrofe (ad esempio gli Zulu). Secondo i dati ufficiali del governatorato inglese, la popolazione Xhosa della Kaffraria britannica scende in un anno da 104.721 a 37.697 abitanti. Più di 40.000 Xhosa muoiono di fame e 30.000 cercano rifugio nelle fattorie inglesi, sperando di poter essere vivere e lavorare lì.

Gli ufficiali inglesi si convincono che a fomentare la Grande Mattanza di Bestiame siano i capi Xhosa. Oggi abbiamo prove concrete che si sia trattato di una (folle) rivoluzione popolare contro un’oligarchia fortemente indebolita, che aveva fallito nella sua funzione primaria di protrettrice della popolazione.

Sebbene le sue profezie abbiano portato gli Xhosa sull’orlo dell’estinzione (oggi invece superano i 5 milioni di individui) Nongqawuse continua a sostenere fino al 1898, anno della sua morte, che i morti non siano tornati in vita a causa della mancate adesione di molte tribù alla Grande Mattanza.

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Un pensiero riguardo “Nongqawuse: la Profezia del 1856 e il Suicidio di Massa degli Xhosa

  1. Nongqawuse continua a sostenere fino al 1898 […] che i morti non siano tornati in vita a causa della mancate adesione di molte tribù alla Grande Mattanza. Questo mi ricorda una famosa battuta di Bender “Piegare” Rodriguez “È sempre colpa degli altri!”

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