I Re Taumaturghi: Storia di un Miracolo

I re taumaturghi: storia di un miracolo. Attraverso il celebre saggio di Marc Bloch ripercorriamo le origini e il significato profondo del tocco miracoloso con cui i re francesi e inglesi hanno preteso di guarire gli scrofolosi col solo contatto delle loro sacre mani. E hanno convinto (quasi) tutti per secoli.

Il bravo storico, invece, somiglia all’orco della fiaba. Egli sa che là dove fiuta carne umana, là è la sua preda[1].

Così Marc Bloch, nell’Apologia della storia, definisce il suo mestiere. Un lavoro che non si limita a essere studio statico del passato, affermandosi piuttosto come pratica dinamica in relazione al presente: «Una scienza degli uomini, nel tempo»[2]. Gli storici non sono antiquari, ma esploratori del vivente, fedeli alle fonti e sostenitori della comparaison. Una comparazione interna alle dinamiche storiche e, per questo, necessariamente estesa alle altre discipline (dalla sociologia alla medicina, dalla psicologia all’antropologia) nell’ottica di una «storia allo stesso tempo ampliata e spinta in profondità»[3].

Di questa concezione storica Bloch, che fonda nel 1929 insieme a Lucien Febvre la celebre rivista Annales d’histoire économique et sociale, è un grande precursore. L’Apologia è l’ultimo grande testo dello studioso francese, la sintesi del suo metodo storico rimasta incompiuta a causa della morte in guerra. Da ebreo era entrato nella Resistenza sul finire del ’42. Dopo essere stato arrestato e torturato per diversi mesi, il 16 giugno ‘44 viene fucilato dai nazisti a Saint-Didier-de-Formans, nei pressi di Lione. Ricercatore implacabile, penna tagliente, uomo eroico: è difficile rimanere impassibili al cospetto di Marc Bloch.

Nel 1924 scrive il suo primo vero libro, dal titolo lunghissimo, Les rois thaumaturges. Étude sur le caractère surnaturel attribué à la puissance royale, particulièrement en France et en Angleterre. E pensare che avrebbe voluto aggiungere anche la dicitura Storia di un miracolo[4]. Jacques Le Goff, nella prefazione del 1983, definisce questo testo pioneristico proprio perché contiene i germi del metodo che l’autore continuerà a sviluppare nel corso degli anni[5]. I re taumaturghi è un trattato di storia comparata, che attinge a intuizioni provenienti da vari campi disciplinari, soprattutto dalla medicina e dall’antropologia. È il risultato di una dozzina di anni di lavoro, in cui sono confluite esperienze e influenze differenti. Oltre a quelle di tipo accademico, alla Fondation Thiers prima e all’università di Strasburgo poi[6], ce ne sono almeno altre due su cui Le Goff punta l’attenzione.

La prima, piuttosto scontata, è il fatto di avere un fratello medico, che lo induce ad approfondire un tema così particolare, soprattutto per l’epoca. Bloch non è stato certo l’unico a scrivere dei miracoli regali, ma non a caso questo testo (e non un altro) è diventato un classico. Nell’introduzione l’autore precisa come siano stati scritti molti libri sui sovrani del medioevo senza alcun riferimento alle loro (presunte) facoltà taumaturgiche: «Le pagine che seguono mirano, come principale obiettivo, a colmare tale lacuna»[7]. La seconda commistione è molto più affascinante. L’idea concreta di scrivere Les rois thaumaturges sboccia nella testa del giovane storico durante la grande guerra. Da soldato assiste direttamente alla regressione a una mentalità barbara e irrazionale, sostenuta dalla sistemica propagazione di notizie false. Bloch è affascinato dalle dinamiche psicologiche alla base di questo meccanismo sociale[8]. Del resto, se le persone continuano ad essere ingannate nel XX secolo, come non credere che lo siano sempre state in modi e tempi differenti? Alla fine dell’opera conclude:

È difficile vedere nella fede nel miracolo reale qualcosa di diverso dal risultato di un errore collettivo: errore d’altronde più inoffensivo della maggior parte di quelli di cui è pieno il passato dell’umanità[9].

Una gigantesca notizia falsa, persino benigna sotto alcuni punti di vista. Ma a quali miracoli si riferisce Bloch? Primariamente al cosiddetto tocco delle scrofole. In sostanza dal tardo decimo secolo fino all’inizio del diciannovesimo i re, soprattutto francesi e inglesi, hanno preteso di guarire queste infiammazioni ghiandolari col semplice contatto delle loro mani. Oggi le scrofole sono identificate dai medici con l’adenite tubercolare, ma allora per definirle si utilizzava il termine generico écrouelles o quelli più altisonanti di mal le roi e King’s Evil[10].

In Francia una delle prime testimonianze di quest’atto miracoloso è riportata da Gilberto, abate di Nogent-sous-Coucy, verso l’inizio del dodicesimo secolo:

Che dico? Non abbiamo visto il nostro signore, il re Luigi, far uso di un prodigio consuetudinario? Ho veduto con i miei occhi dei malati sofferenti di scrofole nel collo o in altre parti del corpo, accorrere in gran folla per farsi toccare da lui, – al quale tocco aggiungeva un segno di croce. Io ero là, vicinissimo a lui, e lo difendevo persino contro la loro importunità. Il re però mostrava verso di essi la sua generosità innata; avvicinandoli con la mano serena, faceva umilmente su di essi il segno della croce[11].

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Il riferimento è a Luigi VI, re dal 1108 al 1138, il cui regno è teso al rafforzamento della corona capetingia, fino a quel momento debole e limitata a poche aree della Francia. Ciò che colpisce della testimonianza diretta di Gilberto non è tanto l’aggiunta del segno della croce, quanto il carattere consuetudinario del prodigio regale. Per questo Bloch si chiede quando collocare l’inizio di questa pratica. La fonte fa riferimento anche al padre Filippo I come possessore del dono, sebbene l’abbia smarrito nel tempo per cause sconosciute. A ogni modo una sola generazione sarebbe un lasso di tempo troppo minimo per giustificarne la consuetudine. D’altro canto, andando in là nel tempo, non ci sono attestazioni del tocco delle scrofole prima dei capetingi. L’autore, pur mettendo in guardia dai pericoli dell’argomento e silentio, conduce un’indagine storica affascinante e difficile da contraddire:

Se Carlomagno o Ludovico il Pio avessero toccato i malati, si può credere che il monaco di San Gallo o l’Astronomo avrebbero taciuto questo fatto meraviglioso? Che nessuno di questi scrittori, familiari della corte reale, che costituiscono la brillante pleiade della rinascita carolingica, non si sia mai lasciato sfuggire, foss’anche di passaggio, la più fuggevole allusione a questo grande fatto?[12]

Nessuna allusione, il fatto non sussiste. Le scrofole sono dunque una preoccupazione capetingia, così come il dono è attestato a partire da Roberto II, successore di Ugo Capeto dal 996 al 1031 al trono di Francia e primo re taumaturgo[13]. Con il passare dei secoli e senza troppe sorprese, molte sono le testimonianze taumaturgiche relative a Luigi IX il Santo, il sovrano in grado di santificare tutto ciò che lo concerne attraverso la grazia divina[14]. Ma è Filippo IV il Bello, il re che più di tutti si è scontrato arditamente con il papato, a giocare un ruolo di assoluto rilievo nella trattazione. «Per mezzo delle sue mani Dio opera, a favore dei malati, miracoli evidenti», così il suo cancelliere Nogaret termina un lungo elogio[15]. D’altronde, l’opposizione viscerale a Bonifacio VIII è portata avanti da un uomo profondamente religioso:

Strumento eletto delle grazie del Cielo, meraviglioso medico, implorato da quasi tutta la cattolicità come un santo, il re di Francia non era, né agli occhi dei suoi sudditi né ai propri, un semplice sovrano temporale; vi era in lui troppo di divino perché si sentisse obbligato a chinare il capo davanti a Roma[16].

Questi sono solamente alcuni esempi tra i molti possibili proposti da Bloch. In Francia arriva fino a Carlo X. In Inghilterra ne traccia gli inizi, discutendo se il primato del dono spetti a Enrico II, a Enrico I o ancor prima a Edoardo il Confessore, per poi percorrerne i secolari sviluppi e la parallela vicenda miracolosa dei cramp-rings[17]. Costantemente propone la comparazione tra il caso francese e quello inglese, evidenziandone somiglianze e differenze. Dedica anche qualche pagina ai casi di emulazione, spesso sfortunati, delle doti taumaturgiche negli altri paesi. Le vicende vengono contestualizzate e problematizzate sulla scia di varie discipline, soprattutto delle due evocate in precedenza: la medicina e l’antropologia.

Nel medioevo per molto tempo gli scrittori medici evitano ogni allusione al dono taumaturgico dei sovrani. Nella prima metà del tredicesimo secolo, in un suo trattato Gilberto Anglico si riferisce alle «scrofole… chiamate mal reale perché i re le guariscono»[18]. Sono tuttavia i medici francesi al tempo di Filippo il Bello a legittimare il miracolo reale nella scienza. Col tempo non mancano scetticismi di vario tipo[19], ma il potere regale viene generalmente accettato. Quest’accettazione passa attraverso due livelli. Il primo è quello fisiologico. Scrive Bloch in conclusione del volume:

La scrofola non è una malattia che guarisca facilmente: è suscettibile di recidivare per molto tempo, talvolta quasi indefinitamente; ma, fra tutte, è una malattia capace di dar facilmente l’illusione della guarigione: perché le sue manifestazioni, tumori, fistole, suppurazioni, scompaiono abbastanza spesso in modo spontaneo, salvo poi ricomparire nel medesimo punto o su altri[20].

Dal decimo secolo in poi è evidente come basti una guarigione temporanea per far gridare al miracolo, o un miglioramento naturale venga ricondotto immediatamente al tocco magico. Tuttavia una tale presunta evidenza fisica non sarebbe sufficiente a giustificare l’attributo salvifico del sovrano. È in questo senso che la storia, la medicina e l’antropologia si relazionano strettamente. I re francesi e inglesi sono contornati da un’aura di sacralità diffusa: l’illusione della guarigione può diventare una credenza collettiva solo in una società dove ciò che è al di là della realtà è generalmente riconosciuto come reale.

Nel suo conciso saggio Il meraviglioso nell’Occidente medievale, Jacques Le Goff suddivide il soprannaturale in tre ambiti: mirabilis, magicus e miraculosus[21]. Nelle società del basso medioevo meraviglioso, magico e miracoloso plasmano la coscienza collettiva, costituendo l’orizzonte di senso in cui le azioni umane sono inserite. Com’è noto Le Goff deve molto a Bloch. E Bloch deve molto a Sir James Frazer. Ne I re taumaturghi, si riferisce più volte a Il ramo d’oro, per tracciare delle comparazioni con altri popoli in tempi diversi, da utilizzare parsimoniosamente[22]. D’altronde è lo stesso Frazer, nel 1890, a riferirsi ai re taumaturghi:

Si crede che, nelle isole del Pacifico e altrove, certi re vivano in un’atmosfera carica di una specie di elettricità spirituale, la quale, pur folgorando gli indiscreti che penetrano nel suo cerchio magico, possiede egualmente, per un felice compenso, il privilegio di rendere la salute con il semplice contatto. Possiamo congetturare che i predecessori dei sovrani inglesi fossero un tempo oggetto di idee analoghe: la scrofola ricevette verosimilmente il nome di male del re, poiché si credeva il tocco del re suscettibile tanto di darla, come di guarirla[23].

Se la pratica descritta è più o meno quella per entrambi i riferimenti, i dettagli sono significativi per evidenziarne le differenze. Si può notare, infatti, come nel caso dei sovrani del Pacifico siano loro a ricevere il compenso, mentre i re europei fanno l’elemosina ai malati, al punto da trasformarla in uno strumento di consenso politico[24].

La figura del re taumaturgo occupa progressivamente un posto di rilievo nell’immaginario collettivo, riuscendo a fare breccia nel mondo ecclesiastico. In un primo momento, infatti, la condanna della chiesa è radicale. In una lettera del 15 marzo 1081 diretta al vescovo di Metz, scritta dopo aver scomunicato per la seconda volta l’imperatore Enrico IV, Gregorio VII condanna radicalmente la possibilità che i sovrani temporali possano compiere gesta miracolose. In Francia per circa due secoli il silenzio sul rito taumaturgico è assordante. Ma dalla metà del tredicesimo secolo le cose iniziano a cambiare. «Il male delle scrofole che il re di Francia guarisce con le sue mani per grazia divina», riportano due oscuri scrittori ecclesiastici intorno al 1260 in riferimento a Luigi IX[25]. Con Filippo il Bello la situazione è parzialmente capovolta. Adesso anche gli uomini di chiesa ricorrono, in una folla eterogenea che comprende tutte le classi sociali, al tocco guaritore del re[26].

In Francia e in Inghilterra il dono taumaturgico dei sovrani è garantito dalla loro sacralità. Sanctus enim et christus Domini est, afferma nel dodicesimo secolo Pietro di Blois in riferimento a Enrico II[27]. «La fede nel miracolo fu creata dall’idea che doveva esservi un miracolo»[28], conclude Bloch: in fondo il miracolo è reale, se ci si crede.

  1. Marc Bloch, Apologia della storia, o mestiere di storico, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 2009, p. 23.

  2. Ibidem.

  3. Ivi, p. 17.
  4. Come confessa l’autore stesso nell’introduzione. Cfr: Marc Bloch, I re taumaturghi, Einaudi Tascabili, Torino 1989, p. 8.

  5. Cfr: Jacques Le Goff, Prefazione a Bloch, I re taumaturghi, p. XIV.

  6. Nel 1908 Bloch inizia la sua permanenza alla Fondation Thiers, dove è in stretto contatto con l’ellenista Louis Gernet e il sinologo Marcel Granet. Dopo la guerra si sposta a Strasburgo, dove nell’ottobre del 1919 viene nominato maître de conférences e poco dopo conosce Lucien Febvre. Cfr: Ivi, pp. XV-XX.

  7. Bloch, I re taumaturghi, p. 5.

  8. Cfr: Le Goff, p. XVII.

  9. Bloch, I re taumaturghi, p. 335.

  10. Ivi, pp. 15-16.

  11. In ivi, pp. 17-18.

  12. Bloch, I re taumaturghi, p. 22.

  13. Bloch sottolinea come Roberto II possedesse il dono indiscriminato di curare i malati. Con i suoi successori questa facoltà è stata progressivamente indirizzata alle scrofole. Cfr: ivi, p. 26.

  14. Cfr: Ivi, p. 96 e

  15. Cfr: Ivi, p. 80.

  16. Ivi, p. 82.

  17. Gli anelli benedetti dai sovrani, considerati in grado di guarire coloro che li portano da diverse malattie, in particolare dall’epilessia. Bloch vi dedica un intero capitolo. Cfr: Ivi, pp. 120-140.

  18. In ivi, p. 86.

  19. Così si esprime un chirurgo di Ypres verso il 1325: «Vi si dirà che molti credono che Dio ha dato al re di Francia il potere di guarire le scrofole suppuranti con un semplice tocco della mano; a quanto crede questa gente, molti malati toccati guariscono, ma a volte non guariscono». Ivi, p. 87.

  20. Ivi, p. 334.

  21. Jacques Le Goff, Il meraviglioso nell’Occidente medievale, in Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medievale, Economica Laterza, Bari 2020, p. 10.

  22. «Il metodo comparativo è estremamente fecondo, ma a condizione di non uscire dal generico; non può servire a ricostruire i dettagli». Bloch, I re taumaturghi, pp. 36-37.

  23. Sir James Frazer, Il ramo d’oro, in Ivi, p. 36.

  24. Particolarmente evidente al tempo della guerra delle due rose tra York e Lancaster. Cfr: Bloch, I re taumaturghi, p. 83.

  25. Cfr: Ivi, p. 96.

  26. Solo tra il 1307-1308 e fra gli stranieri e i francesi di province fuori mano, si attestano certamente un agostiniano, due frati minori e un cordigliero. Cfr: Ivi, p. 78.

  27. Cfr: Ivi, p. 37.

  28. Ivi, p. 335.

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