La Guerra Nera: il Proclama di Davey e gli Aborigeni di Tasmania

La Guerra Nera e il Proclama di Davey sono stati momenti fondamentali nella storia degli aborigeni di Tasmania.

Alla fine del Settecento, gli Aborigeni di Tasmania (Palawa) sono già pochissimi. Un numero tra i 3.000 e gli 8.000, stando agli studi più approfonditi. Non ci sono ancora coloni europei, solo cacciatori di balene e foche e alcuni commercianti. I primi inglesi arrivano all’inizio dell’Ottocento e, come data ufficiale dell’esperienza coloniale viene preso, solitamente, il 1803.

Purtroppo però, già in quell’anno le fonti orali Palawa raccontano di una grave epidemia, occorsa appena prima dell’arrivo degli inglesi, che ne ha dimezzato il numero. Si è trattato, con tutta probabilità, di un virus, forse vaiolo, portato dai navigatori europei.

Ad ogni modo, è quasi incredibile pensare che, nel 1803, la popolazione nativa della Tasmania fosse di massimo 3.000 persone.

Il conflitto iniziale tra inglesi e palawa riguarda essenzialmente l’approvvigionamento di cibo, acqua e altri beni essenziali.

La Tasmania, tra 1820 e 1832, è percorsa da un conflitto a bassa intensità tra Inglesi e Aborigeni. Alla fine, gli Inglesi contano 201 morti, gli Aborigeni 878. Questi 878, se ci basiamo sui numeri riportati sopra, rappresentano almeno 1/4 della popolazione, quindi una cifra davvero ragguardevole.

Qui sotto, il Proclama di Thomas Davey, governatore della Tasmania, emanato nel 1830 per dimostrare l’uguaglianza, davanti alla legge, dei due popoli. Ne vengono dipinte 100 copie, da affiggere anche negli angoli più remoti dell’isola. Il proclama si applica nelle terre governate dagli Inglesi, mentre in quelle aborigene continuano ad applicarsi le loro consuetudini.

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Ancora oggi, si parla di Proclama di Davey, nonostante il governatore fosse morto nel 1823, sette anni prima del provvedimento. Questo è dovuto al fatto che, quando viene riscoperto nel 1860-70, tutti sono convinti che l’esatta datazione sia il 1816. In Law and Art: Justice, Ethics and Aesthetics,
Oren Ben-Dor aggiunge che:

Intorno al 1860, il documento servì l’interesse dei coloni in Tasmania di inserire il “rule of law” nella narrativa che voleva quelli in Tasmania come “insediamenti legittimi”, e di farlo nel tempo più risalente possibile.

All’eccezionale (osservate bene tutti i dettagli) parità formale sancita dal proclama non seguì, ovviamente, quella reale.

Gli aborigeni della Tasmania sono, in quel momento, tra le popolazioni più primitive del mondo. Non sono in grado di accendere il fuoco autonomamente e non costruiscono neanche delle capanne, utilizzando invece le grotte dell’isola. Tuttavia, grazie alla conoscenza del territorio e all’eccellente uso di lance e frecce, mettono in difficoltà diversi gruppi di coloni.

Da entrambe le parti cadono, nella maggior parte dei casi, donne e bambini. Gli Aborigeni infatti attaccano le fattorie in pieno giorno, con gli uomini al lavoro, mentre gli Inglesi attendono la notte o le prime luci dell’alba per i loro, più devastanti e coordinati, attacchi punitivi.

Nel 1835, sono rimasti un migliaio di nativi. L’ultima ad avere 100% di sangue aborigeno è una donna, Truganini. Morirà nel 1876.

Nel volume The lost Tasmanian race (1884), J. Bonwick delinea in modo inequivocabile le divisioni interne ai coloni. Il Comitato per la Protezione degli Aborigeni di Hobart, già molto attivo in quel periodo, fa presente che:

“le aggressioni e gli insulti subiti dagli indigeni, da parte di soggetti indegni, unite al loro spirito selvaggio, hanno contribuito a renderli fautori di una vendetta indiscriminata [nei confronti dei coloni]”

Il volume di Bonwick contiene inoltre diverse riflessioni, di sorprendente profondità e attualità, sui rapporti tra indigeni e nuovi arrivati.

Il Centro Studi Zhistorica sta lavorando a una traduzione del libro di Bonwick. La prima in italiano, a quasi un secolo e mezzo dalla sua pubblicazione. Penso che lo apprezzerete al pari degli altri nostri volumi, perché fa luce su una storia molto poco conosciuta utilizzando un raro connubio di sensibilità storica e politicamente scorretto.

Sottolinea, in modo particolare, come gli indigeni considerino i coloni come una razza a parte, perché, fino a poco tempo prima, erano ancora convinti di “essere soli al mondo“. Anche se scrive nel 1880ca, Bonwick dà un’opinione molto schietta sugli indigeni quando scrive:

Anche se sono al livello più basso di barbarie (“barbarism”, che in inglese ha un significato più tecnico), si tratta comunque di uomini e donne. Lasciati soli per migliaia di anni e rimanendo molto primitivi, hanno comunque dei sentimenti […] I loro bisogni sono pochi e facili da soddisfare. […] Le risate felici davanti al fuoco la sera, gli scherzi e il divertimento, i giochi tra madre e figlio, trasformano i loro campi in un vivace dipinto. […] Vivono senza rimpianti per le cose belle del passato e nessun vero desiderio per il futuro, solo il presente li interessa o gli porta gioia.


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Zodd. Alba di Sangue

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Zodd. Alba di Sangue è un romanzo dark-fantasy impregnato di orrore cosmico e ultraviolenza.


Il protagonista, Zodd, è alto più di due metri, vive di violenza e serve nei Corazzati, un reparto ausiliario dell’Impero Imadiano. In un mondo fatto di orrori, mostri e massacri, si lascerà alle spalle una scia di sangue e arti amputati pur di non arrendersi al suo destino.

Tra le influenze letterarie, videoludiche e cinematografiche di Zodd. Alba di Sangue, ci sono Devilman, Dead Space, Lobo, degli scritti di Lovecraft, i dipinti di Hieronymus Bosch, i deliri splatterpunk di Edward Lee, le incisioni di Gustav Dorè… e ovviamente Berserk di Kentaro Miura. Pur non essendoci alcuna connessione di trama e personaggi con Berserk, l’autore, che acquistò il primo numero nel dicembre 1996, ha deciso di omaggiare Miura con il nome del protagonista.


Questo box comprende:

  • 1 volume firmato
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◾ L'AUTORE


Gabriele Campagnano è il fondatore di Zhistorica e autore del best seller I Padroni dell’Acciaio. La copertina e gli straordinari disegni inseriti nel volume sono stati realizzati da uno dei migliori illustratori italiani: Art of Francesco Saverio Ferrara.

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◾ L'OPINIONE DELLA CRITICA


Zodd è già stato recensito da diversi portali specializzati, autori di genere fantasy e horror e lettori. Clicca qui sotto per leggere le recensioni della critica!




◾ L'OPINIONE DEI LETTORI


Ci sono decine di recensioni di Zodd, liberamente consultabili su Amazon o sulla pagina facebook ufficiale. Qui sotto ne troverete alcune che vi faranno venire l'acquolina in bocca:

✒ Un'orgia di sangue e acciaio. Un capolavoro del fantasy italiano che si apre col botto e si conclude con i fuochi d'artificio. Boccheggerete per cercare qualcosa di lontanamente simile. Violenza, sangue, armi medievali, tutto condito con quel gusto per il crudo che non è per tutti, ma che una volta assaggiato vi renderà difficile tornare a leggere il vecchio fantasy. Insomma, un romanzo da cui non si torna più indietro e che analizza magistralmente gli abissi della perversione umana manifestata nella cruda realtà di un mondo costantemente in conflitto. Consiglio una camomilla ai più impressionabili, prima della lettura, poiché qui dentro troverete tutta l'adrenalina che cercate... E forse anche di più....
Spartaco Spike Gallitto

"Divorato". È il termine più consono a questo libro, un mix di Dark, Fantasy, Horror e Violenza allo stato puro.

Andrea Farnocchia

Letteratura cruda, chirurgica, tagliente come un tronchese e contundente come un martello in asta. Zodd è un esperimento (riuscito) di alchimia narrativa che affonda gli incisivi nel senso comune, sodomizzando a tradimento anche il lettore più smaliziato in una mistura di Sword&Splatter, Dark e Anabolic Fantasy, dal forte sudore Grim e Horror.
Luca Mazza

Zodd si discosta molto dal classico fantasy, qui l'orrore cosmico e il peggio di quanto può compiere la razza umana viene mostrato e descritto in tutto il suo terribile splendore (e senza filtri). Non esiste l'eroe senza macchia e senza paura, qua il protagonista mulina spadate (e morsi) su tutto e tutti. E' una lettura cruda e brutale, non adatta a tutti, ma incredibilmente affascinante che ti tiene incollato al libro. Veramente un ottimo lavoro.
Andrea Didone

È indescrivibile. Un fantasy horror estremamente violento, feroce, brutale.
Senza eroi. Zeppo di gente bastarda e senza scrupoli pronta a pugnalarsi alle spalle alla prima occasione. È come ascoltare il racconto di un incubo.


Qui "i buoni" non esistono, E le favole non hanno lieto fine.
Matteo Andriolo

Ottimo romanzo dark fantasy, contenuti espliciti e scrittura eccellente. Il protagonista è un ammasso di fibre muscolari e testosterone senza alcun tipo di morale che brandisce una spada a due mani e mezzo. Difficile chiedere di più.

Jack Sensolini


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