Gladiatrici nella Roma Antica?

Il tema delle “gladiatrici” ha trovato posto in modo solo marginale nella storiografia ufficiale. Chi erano, e cosa facevano?

Le fonti antiche confermano che, oltre ai combattimenti fra gladiatori, nell’antica Roma ebbero luogo anche quelli tra donne. In una società, quella romana, che apprezzava spettacoli di una violenza che noi non possiamo quasi concepire, come era visto il connubio fra donne e arena?

Per la redazione di questo articolo ho utilizzato ampiamente Gladiatori di Silvano Mattesini, alla cui stesura ho collaborato e Brunet, S. 2014. Women with Swords: Female Gladiators in the Roman WorldIn: Christesen, P., Kyle, D.G. (eds)A Companion to Sport and Spectacle in Greek and Roman Antiquity. London: Wiley, pp. 478-491.

Sappiamo da varie fonti che anche le donne partecipavano saltuariamente ai giochi gladiatori. Lo affermano in modo chiaro Tacito e Dione Cassio parlando del periodo di Nerone. In particolar modo, lo studioso Stephen Brunet specifica:

Dione Cassio indica che uomini e donne delle classi superiori si esibivano in spettacoli teatrali, guidavano carri, combattevano come gladiatori e cacciavano le bestie (61.17.3-4). Tacito menziona solo che apparivano nell’arena (Annali 15.32). Secondo Dione Cassio, alcuni dei partecipanti si esibivano volentieri e altri piuttosto controvoglia. Tacito non menziona questo dettaglio, ma nota altrove che una richiesta di un imperatore come Nerone non sarebbe stata facile da rifiutare, specialmente dato il desiderio di Nerone di esibirsi in pubblico.

Petronio accenna a una donna, condotta dalla Britannia, che combatteva nell’arena su un carro. Visto il periodo, può cercarsi una correlazione con la rivolta di Budicca, che aveva suscitato parecchio clamore a Roma.

gladiatrici
Le gesta di Boudicca aumentarono l’interesse dei Romani verso le donne guerriere?

Svetonio ci dice che, durante regno di Domiziano, le donne fossero molto in auge nell’anfiteatro, e che venivano fatte combattere di notte, alla luce delle torce. Dione Cassio aggiunge che lo stesso imperatore amava i combattimenti fra donne e nani. Questo questo espediente consente forse di mantenere quell’equilibrio nello scontro che invece manca nella lotta fra donne e uomini. Tuttavia, Dione Cassio a parte, non ci sono altre prove di combattimenti donne vs nani. Se devo dare un opinione personale, la testimonianza non mi convince del tutto, specie perchè una donna avrebbe un vantaggio considerevole nel combattere una persona più bassa di 30-40 cm e con gravi limitazioni di movimento.

Parlando di Nerone, lo stesso autore ricorda come questi avesse preteso una giornata di cacce e combattimenti fra soli Etiopi nell’anfiteatro di Puteoli (Pozzuoli): bambini, uomini, e soprattutto donne.

Nelle Satire (Satira VI), Giovenale rende addirittura un’accurata descrizione dell’armamento delle donne impegnate nell’arena:

…elmo… grosso e pesante cinturone di cuoio per la spada, le protezioni per il braccio destro e le creste colorate dell’elmo oltre al mezzo gambale della gamba sinistra… fasciature gonfie e spesse… coprono ben tese i suoi teneri polpacci…

ed esprime alcune considerazioni da fustigatore dei costumi su una matrona che ama allenarsi in una scuola gladiatoria:

…il recinto pieno di fango che è riservato alla lotta femminile, chi non li conosce?…Chi non ha visto le ferite che ella infligge con il bastone al palo (d’allenamento)…Il tronco lei lo segna con colpi duri e continui della sua spada e con lo scudo lo spinge e con forza lo percuote.

Nonostante sia una matrona, è senz’altro degna di quella tromba che segna l’inizio delle festività di Flora, a meno che ella in quel suo petto non vada pensando a qualcosa di più interessante e non si prepari ai veri combattimenti nell’Arena!… Che rispetto della propria condizione sociale può avere una donna con l’elmo, una donna che fugge dalla sua sessualità e ama la forza virile?

Quanto alle fonti archeologiche, in un bassorilievo di Alicarnasso del II secolo trovano posto due “gladiatrici”. Ci sono giunti anche i nomi, Amazzone ed Achillea (immagine qui sotto). Entrambe hanno scudo e spada corta, ma non hanno elmi. Visto che Amazzone e Achillea sono due nomi mitici, è probabile che si trattasse di pseudonimi da combattimento.

Amazzone e Achillea (British Museum)

In Gladiatori e attori nella Roma giulioclaudia. Studio sul Senatoconsulto di Larino (2006), Carla Ricci sostiene che i combattimenti fra donne si tenessero successivamente all’evento clou di una giornata presso l’arena, ossia il combattimento fra gladiatori. La stessa autrice riporta anche il primo ritrovamento di resti umani direttamente riconducibile alle gladiatrici romane. La scoperta è stata fatta a Londra nel 1996, nell’area in cui sorgeva l’anfiteatro di Londinium. Pur trattandosi di resti carbonizzati, gli scienziati sono riusciti a identificarli come appartenenti a una ragazza di venti anni circa. Assieme a lei, erano stati sepolte anche diverse lampade con decorazioni relative al mondo della gladiatura. Una, in particolare, rappresenta un gladiatore secutor/sannita con tanto di elmo piumato.

Su questo ritrovamento è molto più cauto Brunet:

Il motivo del clamore intorno a questo ritrovamento è il presupposto che le donne combattevano regolarmente nelle arene in tutto il mondo romano e che quindi è solo una questione di tempo prima che gli archeologi scoprano la tomba di una gladiatore donna. L’identificazione effettiva in questo caso, però, si basa su prove deboli […] Per esempio, sarebbero una prova migliore le ossa mostrassero segni di ferite come quelli notati durante lo scavo a Efeso di un cimitero di gladiatori (Kanz e Grossschmidt 2005). Ancora meglio sarebbe la tipica lapide del gladiatore che indica la sua specialità e forse il motivo per cui ha perso il suo ultimo incontro.

Ed è forse proprio questo che manca, dal punto di vista archeologico e documentale, per confermare l’esistenza di gladiatrici professioniste. Disponiamo di un’epigrafia gladiatoria molto ampia, con tanto di abbinamenti tra classi e nomi, ma non è presente alcuna gladiatrice. Inoltre, nessuna fonte riporta mai il termine “gladiatrix” o approfondisce i combattimenti tra donne.

Possiamo quindi immaginare che, al netto della manciata di fonti riportate in questo articolo, le donne impiegate nell’arena partecipassero il più delle volte alle venationes (le cacce che si svolgevano nell’arena).  

Di certo il combattimento fra due donne parimenti addestrate e armate eccitava il pubblico, ma forse aveva più una forma estemporanea che non professionale. E non raggiunse mai una grande diffusione.

I legislatori romani, d’altronde, osteggiano questa pratica in più di un’occasione. Dopo un precedente senatoconsulto, nel 19 d.C. ne viene emanato un altro, quello di Larino, giunto fino a noi su una tavoletta di bronzo, in cui si specifica:

…è proibito il reclutamento, ai fini della gladiatura, di figlie, nipoti e pronipoti di senatori ed equites, che non abbiano ancora compiuto venti anni.

In questo caso, viene preso di mira il problema della partecipazione ai giochi di cittadini di alto rango. Siamo qualche decennio prima del regno di Nerone, quindi possiamo immaginare che alcuni giovani di buona famiglia frequentassero la sabbia dell’arena per un rito di passaggio,

fare sfoggio delle proprie abilità o provare la scarica di adrenalina provocata dal combattimento.

L’attività gladiatori femminile continua dunque per diverso tempo, pure rimanendo diverse restrizioni che, con ogni probabilità, non conosciamo ancora per intero. Invece, sappiamo per certo che nel 200 d.C. interviene un editto di Settimio Severo che bandiva le foemine dai combattimenti gladiatori (Dione Cassio, LXXVI).

Allora come oggi però, le leggi potevano valere molto poco se si instaurava una consuetudine contraria. A far pensare che l’editto di Settimio Severo possa aver avuto una forza differente a seconda del periodo e del luogo, è anche un’iscrizione trovata ad Ostia, dedicata a tal Ostiliano.

QUI PRIMUS OM[NI]UM AB URBE CONDITA LUDUS CUM [–] OR ET MULIERES [A]D FERRUM DEDIT

Queste parole (“Ostiliano fu il primo a far combattere le donne dalla fondazione della città“), scolpite durante il III secolo inoltrato, dimostrano come i combattimenti tra donne fossero saltuari e non inseriti nelle categorie e tipizzazioni presenti nella gladiatura maschile.

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2 pensieri riguardo “Gladiatrici nella Roma Antica?

  1. Salve a tutti, butto li i miei due cent.

    Avete detto cose molto valide riguardo le differenze fisiche tra uomo e donna in combattimento. Mi permetto di esprimere la mia poichè una delle sale d’armi che frequento è a maggioranza femminile.

    Il discorso dello sforzo muscolare si applica alla perfezione nella scherma tradizionale, dove le donne, proprio a causa di una minor prestanza fisica, tendono ad eseguire tecniche molto più pulite e “da manuale” rispetto alla controparte, proprio perchè tendono a sopperire con la tecnica la mancanza di forza “bruta”.

    Quindi, su chi abbia o meno un vantaggio fisico, credo dipenda molto dai singoli soggetti.

    Reputo diverso il discorso se applicato a concezione del combattimento e predisposizione mentale. Vero è che l’uomo è più predisposto al focalizzarsi rispetto alla donna, ma la cosa da tenere in considerazione è l’antropologia.

    L’uomo combatte da SEMPRE. Generazioni e generazioni di combattenti si sono susseguite, andando ad influire sul processo evolutivo maschile.
    La donna, semplicemente, no.

    Questo si tramuta, a parer mio, in un netto vantaggio. Noi pisellati abbiamo una comprensione maggiore, capacità di ragionamento superiori in situazioni di stress e pericolo, e millenni di preparazione a quel momento specifico.

    Credo sia questa la differenza sostanziale. Non tanto questioni di massa-peso-esplosività. Come diceva qualcuno, vi sono in giro delle Brienne di Tarth, e volendole far confrontare a parità di peso il risultato sarebbe comunque noto ai più.

    Tanti saluti e infiniti complimenti per il blog. Bravo Bravo Bravo!

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