Bacheca Storia

By Zweilawyer

Scrivete qui per suggerimenti, chiarimenti, insulti e precisazioni pignole sui miei articoli. Se volete propormi un fatto storico/militare interessante, questo è il posto giusto. Se volete insultare il mio operato, questo è il posto giusto. Insomma, parlate di storia e/o armi e andrà tutto bene…altrimenti… :o:

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  1. LessàNo Gravatar says:

    Lol, se lo facessi potrei sparire in circostanze misteriose… :)

  2. ZweilawyerNo Gravatar says:

    no, merphit, direi proprio di no

  3. Il GuardianoNo Gravatar says:

    Avete da consigliare libri su Giulio Cesare, Augusto e Adriano?
    Possibilmente in eBook e in italiano bifolchese :)
    E anche qualcosa sulla condizione delle donne nell’età imperiale (si chiama così, no, quella di Caligola, Tito, Diocleziano e compagnia bella?).
    Ho notato, leggendo la storia di Roma di Montanelli, che non solo sono le imperatrici-ombra e hanno anche un gran potere di scassa cazzi. Ma in questo periodo pre-cristiano sono libertine quasi quanto gli uomini.

  4. DagoRedNo Gravatar says:

    http://img2.webster.it/BIT/870/9788804608707g.jpg

    Fausto e Marco si somigliano come due gocce d’acqua e vivono nella stessa casa, ma non sono fratelli. Fausto è uno schiavo, nato da una schiava e, si sussurra, dal padrone, Marco invece è figlio di quest’ultimo e della moglie legittima, ed è l’erede dei nobili Drusi. La loro condizione, tuttavia, non rispecchia il colore della loro anima: tanto Fausto è coraggioso e fedele, quanto Marco è vile e dedito ai vizi. Il destino dei due giovani sembra già segnato, ma la guerra fra Mario e Silla irrompe scompaginando le carte. Il padrone viene ucciso durante gli scontri e, dopo una serie di avventure per terra e per mare, anche Marco muore. Fausto per sopravvivere prende il suo posto, ma fingere non è facile: il timore di essere scoperto non lo abbandona, inoltre dal passato di Marco compaiono all’improvviso gravi accuse da cui difendersi e Fausto, innocente, si trova ad affrontare un processo per stupro e omicidio.

    Zwe, un’occhiata ce la butteresti?

  5. polveredighiaccioNo Gravatar says:

    A parte la trama che è scopiazzata da infinite storie di fratelli, gemelli e non, che sono come il giorno e la notte o si scambiano i ruoli, se il contesto storico è ben gestito e documentato, magari non è male…
    Mah.

  6. DagoRedNo Gravatar says:

    Si, infatti, è il solito vecchio scambio di ruoli alla Il Principe e il Povero. Però l’ambientazione potrebbe renderlo interessante.

  7. polveredighiaccioNo Gravatar says:

    Sì, ho pensato anche io al Principe e il Povero. E’ un classico. Ma proprio per aver scelto un simile cliché la ricostruzione storica deve essere superba. Tale da far dimenticare il resto, quindi l’autrice deve avere portato avanti una documentazione accurata sul periodo storico trattato.
    Mario e Silla. Mica cazzi! O.O

  8. polveredighiaccioNo Gravatar says:

    Hem doppio post.
    Si parla dei Drusi, una delle famiglie più nobili nell’antica Roma. Pensiamo alla moglie di Augusto.
    Tra l’altro da brava “malata” ho chiamato Drusilla una mia gatta! :8

  9. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Ho letto un paio di estratti di “Dominus” e de “la notte di Roma”, sempre di Emma Pomilio: atroci.

  10. polveredighiaccioNo Gravatar says:

    Zwei intendi come stile di scrittura o come contenuti storici? Evito la lettura…

  11. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Da quello che ho letto (parliamo di estratti) il contesto storico mi sembrava curato, a differenza della narrazione noioserrima.

  12. DagoRedNo Gravatar says:

    Sul messaggero di oggi c’è un estratto del libro. Però non saprei come postarlo (di ricopiarlo rigo per rigo no voja :p)

  13. HinorNo Gravatar says:

    Zwei, che tu sappia un popolo come i sasanidi, oppure di etnia russa (Norvgorod) o simili usava degli elmi con una sorta di velo di maglia di ferro davanti al volto?

    Mi pare di aver visto una volta una cosa simili, ma non ricordo dove, ne se la fonte fosse attendibile…

  14. NullNo Gravatar says:

    Alludi a un elmo con camaglio?
    Sulla diffusione nell’area mediorientale potresti forse trovare interessante anche questo topic su diverse tipologie di elmi arabi e turchi con veli di maglia annessi.

  15. HinorNo Gravatar says:

    Grazie mille

  16. DagoRedNo Gravatar says:

    Zwe, conosci?

    anobii.com/books/La_legione_degli_immortali/9788856609882/01d7be795b1fd3d72c/

    per essere un italiano esordiente ne parlano benone

  17. LessàNo Gravatar says:

    è la riproposizione “dell’Aquilifero” se non sbaglio… romanzo lentissimo…

  18. Merphit KydillisNo Gravatar says:

    Zwei, avrei bisogno di un tuo parere.
    Per un esame universitario (storia del cinema) ho dovuto vedere il film “Francesco Giullare di Dio” (Rossellini, 1950). Un capitolo del film riporta «Come, a procurazione del Demonio, Frate Ginepro fu giudicato alle forche». In questo episodio c’è un frate francescano che, rischiando il linciaggio e la decapitazione, riesce a far fuggire via il signore della guerra Nicolaio (interpretato nel film da Aldo Fabrizi). Attivi il video qui sotto?

    Ora, come si vede dal video, si vede Nicolaio che tiene addosso per tutto il giorno l’armatura (sostenuta dalle catene) per paura di essere ucciso dalle spie nemiche. Passare dal mattino alla sera in piedi, con addosso un’armatura di piastre (e l’elmo che si ritrova) sostenuto dalle catene, presuppone quindi che è troppo pesante e limita il movimento durante una battaglia, ma soprattutto potrebbe sfinire il combattente in fretta.

    Già che parliamo di armature pesanti: in Zodd ci sarà un combattimento contro un nemico dotato di armatura e scudo resistenti?

  19. GiacomoNo Gravatar says:

    Salve a tutti, scrivo qui sotto consiglio di Zwei per chiedervi a riguardo dell’uso del Terrapieno. Mi riferisco in questo caso ai Terrapieni che circondano i cosiddetti Trelleborger, le, se le si vuol chiamare così, fortezze vichinghe a forma di Croce Celtica, perfettamente circolari e con due strade perpendicolari a formare una croce.
    Ora, queste vennero fatte costruire, le prime, da Harold Dente Azzurro per porre dei punti di difesa per le mercanzie e gli scambi che i Vichinghi avevano in tutto il mondo (grandi commercianti, i vichinghi), ma quel che serve a me è sapere esattamente come funziona un terrapieno qualsiasi, romano o vichingo che sia.

    http://www.copenhagenpictures.dk/trlborg.html

    Il terrapieno in questione è alto 6 metri e largo 16 (diamine!) e di fronte ad esso vi sta un fossato piuttosto profondo (non conosco la misura esatta). Come è possibile assaltare e vincere una difesa simile senza far uso di catapulte né armi a distanza a polvere da sparo?

    Il fossato evita l’uso di torri d’assedio e rende difficile l’uso di scale per salire oltre il muro di terra. Dalla fortezza ci sono uomini che tirano frecce e lance contro gli assalitori.
    Inoltre, le mura hanno quattro entrate, una per ogni punto cardinale, con porte a doppio battente blindate in ferro.

    Le mie domande sono: Come si assalta una fortezza simile?
    - L’unica scelta possibile è di scavare una galleria sotterranea per far cedere il Terrapieno o vi è un’altra soluzione?
    - Come si fa a superare il fossato con un gran numero di uomini?
    - Il Terrapieno è davvero così utile? Lo spessore e l’altezza sono notevoli e la difesa sembra quasi inespugnabile, ma alla prima pioggia violenta non diventa tutto fango? Quali accorgimenti dovevano avere i vichinghi per far sì che il terrapieno non si trasformasse in una melma inutile?

    è probabile che alcune domande non siano che dubbi idioti. Magari superare il fossato è più facile di quanto io non pensi e il Terrapieno non si trasforma affatto in fango, ma è abbastanza solido da rimanere terra anche sotto la pioggia.
    Io però queste cose non le so e per evitare di sbagliare preferisco chiedere a voi.

    Grazie mille a chi mi vorrà rispondere

  20. GiacomoNo Gravatar says:

    Tanto per dimostrare ancora una volta la mia idiozia, vi pongo un altro quesito militare (in attesa della risposta per il terrapieno).
    Se ho un esercito di cinquemila uomini in grado di attaccare, perché devo dirigermi verso una fortezza avversaria quando posso aggirarlo e assalire le città più deboli e i villaggi? Non farei molti più danni in questo modo? Che beneficio ricaverei dall’attaccare la fortezza?

  21. GiacomoNo Gravatar says:

    Qualcuno sa dirmi qual è il termine italiano per Killing Ground? è una parte del castello fra la prima e la seconda cinta muraria, ma non riesco a trovare la terminologia italiana (addirittura ho trovato come traduzione barbacane, ma è palesemente un’idiozia…)

  22. DagoRedNo Gravatar says:

    Tanto per dimostrare ancora una volta la mia idiozia, vi pongo un altro quesito militare (in attesa della risposta per il terrapieno).
    Se ho un esercito di cinquemila uomini in grado di attaccare, perché devo dirigermi verso una fortezza avversaria quando posso aggirarlo e assalire le città più deboli e i villaggi? Non farei molti più danni in questo modo? Che beneficio ricaverei dall’attaccare la fortezza?

    Sarebbe un po’ come se un gatto assalisse tanti topolini sparsi in giro lasciando al mastino napoletano il tempo di sorprenderlo e farlo a pezzettini.

  23. LessàNo Gravatar says:

    I punti deboli di una fortezza sono le entrate. Questo tipo di fortificazione ne ha addirittura quattro. Significa che bisognerà dedicare un numero quadruplo di uomini alla difesa della porta. Questo perché le porte sono il punto di sfondamento più facile da raggiungere. Sono “servite” da una strada, per cui non ci sarà la necessità di colmare il fossato per poter usare un ariete (o meglio ancora la sua versione coperta). Sempre che non ci sia un ostacolo di fronte o tra la strada e la porta. Spesso le fortificazioni erano studiate con entrate a gomito, per impedire la “rincorsa” con l’ariete per ovvia mancanza di spazio per il suo maneggio.
    Mentre le varie parti cercavano di difendere i punti chiave della fortezza, altri gruppi cercavano di difendere/attaccare le altre parti. Ovviamente è una questione di numeri, più uomini si hanno a disposizione, più punti potranno essere attaccati (o difesi). Essendo una fortezza il vantaggio è nelle mani dei difensori, che impiegano sicuramente meno tempo a spostare gli uomini nei punti più critici (gli attaccanti dovrebbero invece fare letteralmente “il giro”) man mano che prosegue l’azione.
    Il vantaggio sta anche nella maggiore altezza e nella maggiore possibilità di vedere ciò che succede attorno.
    I fossati non si colmano di fango da un giorno all’altro (a meno che non stia piovendo in continuazione) In un accampamento romano che è stato costruito da un amico i fossati sono ancora integri, nonostante siano composti da terreno prevalentemente argilloso. La solidità di questi dipende anche da quando si effettua l’opera. Ad esempio ricordo che lo scavo venne fatto in estate.

    Gli stessi poi possono essere rivestiti di tronchi, pietre, zolle di terra erbosa. Le case nordiche venivano fatte proprio in questo modo se non sbaglio.

    Assaltare una fortezza può sembrare impossibile se si usano le sole gambe. Ma esistono tantissimi espedienti per evitare di esser infilzati da una freccia nemica. Consiglio la lettura di vari volumentti osprey su assedi importanti. Masada, Gerusalemme, Costantinopoli e altri.

    Salute.

  24. GiacomoNo Gravatar says:

    Dagored: Ottima metafora… Ma se io mandassi una parte dell’esercito a distruggere i villaggi per farmi inseguire dal mastino e poi attaccare col grosso la fortezza mezza sguarnita?

    Lèssa: Non era questo che intendevo. Non è il fossato a trasformarsi in fango, è il terrapieno, le mura di terra poste a difesa della fortezza. Sono quelle che non capisco come facciano a non trasformarsi in fango.
    Riguardo al fossato, stavo pensando (qui è colpa mia, non mi sono spiegato bene) ad un fossato normale. Semplicemente di fronte al terrapieno c’è un fossato profondo qualche metro.
    I difensori possono uscire ed entrare servendosi di ponti, ma una volta tolti come si fa? Conosco diversi modi per assalire una fortezza senza il solo uso delle gambe, ma non qualcuno con un fossato di fronte.

  25. DagoRedNo Gravatar says:

    Dagored: Ottima metafora… Ma se io mandassi una parte dell’esercito a distruggere i villaggi per farmi inseguire dal mastino e poi attaccare col grosso la fortezza mezza sguarnita?

    Implica che il castellano sia un fessacchiotto.
    Implica che la tua capacità di muoverti sul terreno sia molto migliore della sua.
    Implica che tu conosca il territorio almeno quanto lui.
    Implica avere il sangue freddo di rischiare di essere preso fra due fuochi.

  26. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Via mail ho risposto a giacomo in questo modo, magari può servire d’ispirazione a qualcuno che voglia fare un discorso più organico:

    Le tecniche romane potrebbero venirti in aiuto, a partire dalle rampe d’assedio (potrebbe bastare anche la voce di wikipedia) e dai controterrapieni (nell’Assedio d’Avarico ne costruirono uno alto 25 metri e largo 100 per bombardare le mura dall’alto!).

    Un altro metodo potrebbe essere l’assalto da parte di forze soverchianti lungo tutto il perimetro, oppure lo scavo di gallerie. Insomma, non si tratta di una fortificazione inespugnabile, anche perchè i guerrieri ospitabili da una struttura del genere sono relativamente pochi.

    Quanto al pattugliamento sul terrapieno, immagino non ci sia nulla di male, anche perchè in caso di attacco dubito si difendessero dietro il terrapieno, ma sopra di esso. L’unico motivo per non pattugliare il terrapieno potrebbe essere l’avere a disposizione delle torri di legno interne al perimetro più alte del terrapieno, ma non penso ne avessero.

  27. LessàNo Gravatar says:

    Lèssa: Non era questo che intendevo. Non è il fossato a trasformarsi in fango, è il terrapieno, le mura di terra poste a difesa della fortezza. Sono quelle che non capisco come facciano a non trasformarsi in fango.
    Riguardo al fossato, stavo pensando (qui è colpa mia, non mi sono spiegato bene) ad un fossato normale. Semplicemente di fronte al terrapieno c’è un fossato profondo qualche metro.
    I difensori possono uscire ed entrare servendosi di ponti, ma una volta tolti come si fa? Conosco diversi modi per assalire una fortezza senza il solo uso delle gambe, ma non qualcuno con un fossato di fronte.

    Tranquillo, avevo ben capito.
    Un fossato solitamente è messo in relazione ad un terrapieno. Spesso subito dopo il fossato (il terrapieno raddoppia la sua “altezza” sotto l’aspetto della scalata da parte dell’avversario a piedi).
    Se poi il terrapieno è fangoso-scivoloso…ancora meglio!

    Come contrastare un simile problema?
    Semplice…riempendo il fossato.
    I difensori cercheranno di impedirlo (dardi, sortite) e gli attaccanti cercheranno in ogni modo di proseguire l’opera senza venir infilzati. Spesso usando delle coperture fisse o semoventi (i romani le chiamavano vinee)

    http://it.wikipedia.org/wiki/Vinea

  28. GiacomoNo Gravatar says:

    @Dagored: Bene, direi che ho tutti i requisiti nel caso che ho in mente. Ci penserò su…

    @Zweilayer: Ma quanto tempo ci hanno messo a tirar su un controterrapieno di 25 metri e largo 100? Quel che mi rende perplesso è che non capisco come abbiano fatto a farlo con i difensori del terrapieno a colpire gli attaccanti.

    Riguardo le forze soverchianti hai ragione, ma io pensavo con un fossato davanti, e non stile trelleborg come quello che hai visto in foto, ma un fossato normale.

    Insomma, immaginiamo un qualsiasi castello con un qualsiasi fossato davanti, se io alzo il ponte levatoio come fanno gli altri a raggiungermi? Hanno solo lo scavo come possibilità?

    Le due domande sono:

    1) Come faccio ad assalire una fortezza qualsiasi circondata da un fossato senza ricorrere allo scavo di una galleria?

    2) Il Terrapieno può diventare fango inutile durante un acquazzone?

    3) -è passato in secondo piano ma è un’altra cosa che non so- qual è il termine italiano per “Killing Ground”? Ovvero la zona vuota che divide la prima cinta muraria dalla seconda, dove gli assalitori si trovavano circondati dal fuoco nemico?

    Se il fossato mi risulterà davvero così problematico credo che mi limiterò a non metterlo nella storia, ma mi sembrerebbe stupido da parte dei difensori non crearne uno.

    P.s: un’altra domanda, quanto tempo ci vuole per costruire un castello? Ho letto che ci possono volere anni come decenni o in alcuni casi persino meno di un anno. Alla fine non ci ho capito molto :((

  29. GiacomoNo Gravatar says:

    @Lessà: Oh oh! Grazie mille! Questo sì che è interessante. E per riempire il fossato come potevano fare? Intendo dire: scavavano con delle vanghe lì vicino e poi ce lo riempivano (cosa che mi rende un po’ perplesso) oppure scavavano a distanza e poi portavano la terra fin lì con dei carri?
    La prima mi sembra strana perché ci vuole molto tempo e stare sotto il tiro nemico per una durata così lunga è assai arduo. La seconda non riesco a capire se sia possibile far passare un carro sotto la vinea, piena di uomini com’è.

  30. FrundsbergNo Gravatar says:

    Eheh, l’Assedio di Avarico è uno dei miei preferiti. ^^

    In pratica i genieri romani operavrono fin dove possibile protetti da mentelletti ed altre protezioni analoghe, ma comunque il terrapieno non arrivò fino alle mura (dove il tiro dei difensori rendeva troppo difficoltoso lavorare), ma d’altronde la cosa non rientrava nel piani romani. Nel frettempo infatti erano state costruite anche due torri d’assedio dotate di passerelle in grado di colmare la distanza tra la fine del terrapieno e gli spalti di Avarico… ;)

  31. LessàNo Gravatar says:

    scavavano a distanza e poi portavano la terra fin lì con dei carri?

    ceste di vimini….le stesse che usavano per tirar fuori la terra dalle “mine” (gallerie).

  32. GiacomoNo Gravatar says:

    Non ci avevo pensato… grazie Lèssa

  33. GiacomoNo Gravatar says:

    Oh, scusa. Lessà

  34. AnacromaNo Gravatar says:

    Allora, per rispondere a Giacomo:
    ti han già risposto sul come attacare. Sui terrapieni, posso assicurarti che la terra, più compatta e argillosa è, più è difficile che venga giù.
    Per rendere il cedimento plastico (mi pare che si chiami così in ingengerese XD) si possono usare diversi stratagemmi:
    Quello che vedi a trollberg e in altre fortezze vichinghe, per esempio (e che, credo, usassero anche i romani) che è quello di “rinverdire” le rampe, coprendole con le zolle tagliate. Quello, e la naturale colonizzazione delle malerbe, creano uno strato di radici e radichette che “tiene assieme” la terra di riporto del terrapieno.
    Tieni presente, poi, che il terrapieno stesso non era semplice terra ammucchiata, ma era accuratamente pressata (in Tibet usano ancora questo metodo per fabbricare le pareti delle case).

    Quanto alla tua domanda circa il castello: una parte dell’esercito (la più mobile, cavalleria – meglio se leggera) si occupa di razziare il territorio, per scoraggiare l’avversario, causare i veri danni di guerra (raccolti perduti, animali rubati, villaggi bruciati, infrastrutture distrutte, popolazione razziata – uccisa o deportata o venduta come schiava). Un’altra, invece, blocca il castello. Non occorre molto, una semplice palizzata davanti all’uscita, da rinforzare poi con un terrapieno.
    Poi, certo, tutto dipende dalle caratteristiche del luogo, dalle capacità logistiche dei comandanti, dalle caratteristiche intrinseche dell’esercito e dalla capacità e competenza dei genieri e dei soldati che lo compongono.
    Non da ultimo, anche dall’obbiettivo: perché dover rpendere il castyello, quando quello che mi interessa sono cento contadini per il mio feudo, o vendicare l’onore della mia casata causando gravi danni al mio avversario?

    Salut

    Anacroma

  35. GiacomoNo Gravatar says:

    Grazie Anacroma! Rinverdire il terreno… fantastico. Ammetto inoltre la mia ignoranza (ancora una volta) riguardo alla terra pressata. Veramente fantastico. Non ho altre parole. Ora sono quasi pronto per cominciare a progettare appieno l’ambientazione (credo che eviterò di mettere quattro porte, non riesco a capire a quale scopo piazzarne così tante, non fa che indebolire la difesa… boh).

    Gli ultimi due quesiti a cui non riesco a trovare risposta sono:

    1) Qual è il termine italiano per Killing Ground?

    2) (Questa mi è sorta in mente qualche minuto fa) I Trelleborger possedevano delle porte “a doppio battende e blindate in ferro”. Quel che non capisco è come sia praticabile l’assemblaggio di porte simili, grandi e pesanti, ad un terrapieno. Non sono mura come nei castelli, in cui la roccia fa da sostegno per i cardini, qui si parla di terra :((

    P.s: grazie davvero a tutti per le risposte che mi avete già dato, mi siete stati di grande aiuto. Spero in futuro di poter ricambiare

  36. AnacromaNo Gravatar says:

    Giacomo, tieni conto che quello di rinverdire il terreno è solo uno dei possibili metodi. Un’altra soluzione è quella di precedere il terrapieno con una barriera di tronchi, o, ancora meglio, realizzare un c.d. murus gallicus: anima di legno, interno di terra e pietrisco (con rampe digradanti verso l’interno, e la parte frontale protetta da un muro di pietre a secco).

    Con riguardo alle porte: la risposta è semplice: non erano “appoggiati” sul legno, come le porte (anche quelle delle nostre case) non appoggiano direttamente alla muratura, ma ad un telaio. A trellborg era lo stesso.
    Un esempio simile (e monumentale) è il Cancello D’oro (golden Gate) di Kiev
    Il Cancello, dunque, non è sostenuto dalle rampe, bensì da un telaio, che può assumere la forma di una garitta, ed è sovrastato da una piattaforma di guardia. Questo con il duplice scopo di creare la necessaria struttura portante, e consentire agli occupanti della fortezza di difendere più agevolmente il cancello stesso.

    Credo che “killing ground” possa rendersi (impropriamente) con “terra di nessuno”. Temo che non esista in italiano un termine con altrettanta pregnanza dell’equivalente inglese.

    Sulle tecniche per l’assedio, a complemento del mio post di cui sopra, aggiungo: moltissimo (tutto) dipende poi dal setting, dallìavanzamento culturale (e soprattutto logistico) delle due forze contrapposte. Facendo un esempio, se si trattasse di akritoi bizantini che assediano un fortilizio arabo-curdo della zona di Melitene, allora sarebbe ragionevole aspettarsi una logistica ed un commissariato, e la spedizione sarebbe verosimilmente dotata di idonei strumenti d’assedio da montare nel momento del bisogno (e le cui parti smontate si prestavano a molteplici usi – un esempio lo trovi ne “Il trono Rubato” e nei libri seguenti di Harry Turtledove XD).
    Qualora invece si trattasse di scorridori in un setting “Europeo”, è verosimile immaginare che il primo obbiettivo fosse (come ho scritto sopra) la scorreria.
    Se invece avessero dovuto prendere la fortezza ad ogni costo, la scansione di eventi sarebbe stata verosimilmente la seguente: 1) scorrerie della parte più mobile dell’esercito, per il necessario approvigionamento (qui il commissariato e la logistica sono forzatamente più rudimentali che quelli del basileus XD), e per infliggere più danni possibile all’avversario.
    2) una squadra si sarebbe diretta invece verso la foresta (che, nell’Europa medioevale, non era mai troppo lontana), ed avrebbe abbattuto e sfrondato numerosi alberi ed alberelli. Il legname così raccolto sarebbe stato utilizzato per creare una palizzata e rostri, con cui realizzare quella barriera di blocco di cui accennavo sopra. I tronchi più robusti, invece, sarebero stati utilizzati come rudimentale ariete.
    3) per l’assalto frontale (tremendamente dispendioso, perlatro), resta da superare il fossato. Come fare? Un modo è quello proposto da Lessà (terra in ceste di vimine) Ma c’è una soluzione assai più rapida: fascine di legno ricavate dagli alberi testé sfrondati (qualora il fossato fosse, realisticamente, asciutto), con cui riempire diversi tratti del fosso contemporaneamente e assai più velocemente di una catena umana che trasporta ceste di terra, sotto il tiro degli arcieri.
    4) Una parte dei tronchi, invece, sopecie degli alberi più giovani e cresciuti ai margini del bosco, si sarebbe prestata alla realizzazione di rozze scale a pioli (anziché sfrondare il tronco completamente, conservare parte dei rami, quelli che sporgono all’incirca ad angolo retto… purtroppo non ho una foto da allegare :( , e anche google è piuttosto stitico. Come quella che si usava per cogliere la frutta, comunque XD)

    Bene, mi pare di aver sproloquiato abbastanza. Se hai altri dubbi, chiedi pure.
    Saluti

    Anacroma

  37. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Bell’intervento Anacroma.

  38. GiacomoNo Gravatar says:

    Io non ho parole Anacroma… davvero. Ma chi sei? Un esperto di storia? Un soldato giunto dal medioevo e che ha imparato ad usare internet? =(

    Grazie davvero, non ho davvero parole. Ora mi stilo una lista di appunti da quel che mi hai detto.

    Grazie ancora

  39. GiacomoNo Gravatar says:

    Mentre stavo riscrivendo gli appunti mi sono sorti un dubbio e un’incomprensione.

    1) Per portare le fascine di rami fino al fossato come facevano? Le portavano sotto il braccio con lo scudo levato contro le frecce (cosa veloce, sì, ma alquanto rischiosa… io per lo meno non lo farei fare ai miei uomini) oppure usavano anche in questo caso protezioni simili alle vinee?

    2) Malgrado abbia visto l’immagine della porta d’oro non riesco a capire cosa s’intende per telaio. Immaginiamo che le linee seguenti siano il terrapieno e lo spazio fra le due I è dove sta la porta:
    ———-I I———–
    In pratica cosa facevano? Ponevano il telaio direttamente sulle I (ovvero le pareti di terra)? Oppure costruivano una struttura di guardia e vi ponevano il telaio (che a proposito, di cosa è fatto? Di legno?) a ridosso?

    Riguardo poi al modo in cui agivano gli uomini a seconda della logistica dei comandanti e dei modi di fare, quello ce l’ho bene in mente, il punto è che se so COSA farebbero, non so COME lo farebbero. :((

    O meglio, non lo sapevo finché non me lo hai spiegato tu!

  40. GiacomoNo Gravatar says:

    Altro dubbio riguardo quel che hai detto (perdona davvero tutte le mie domande), quando dici “precedere il terrapieno con una barriera di tronchi” cosa intendi?
    Costruire una barriera e poi dar forma al terrapieno alla sua base oppure porre una barriera di fronte al terrapieno?

  41. AnacromaNo Gravatar says:

    Grazie Zwei =( sn commosso
    Sono queste le discussioni che mi appassionano, e sono i tuoi documentatissimi e precisi articoli su questo stile che mi hanno reso dapprima un lurker del sito, e infine uno sporadico commentatore XD (ho avuto un ottimo maestro, insomma :)

    @ Giacomo. Rileggi la presentazione di Zweilawyer, metti Anacroma al posto del padrone di casa, ed avrai il mio profilo completo. Per la gioia dei miei, agigungerei, che continuano a dirmi che “perdi fin troppo tempo con quelle cose lì, che poi non ti servono” (e, purtroppo, da un punto di vista strettamente lavorativo, hanno pure ragione).

    Allora, tornando a cose più immediate, che sono più di tuo interesse:
    - portare le fascine fino al fossato è, da un alto, più semplice e più complicato di quello che sembra: tutto dipende da come è strutturato all’interno il terrapieno: se all’interno c’è una piattaforma di guardia (un “palco” di assi) o, più semplicemente la sommità del terrapieno consente ai difensori di starci sopra in piedi e addirittura combattere (a.k.a. bersagliarti dall’alto con frecce, pietre, pece o acqua bollente), magari protetti da un parapetto, son dolori. Punto.
    Le opzioni che si presentano a questo punto sono fondamentalmente due: pregare di avere un buon numero di arcieri, o ancor meglio, frombolieri, e “convincere” i difensori a tener giù la testa con un tiro serrato di sbarramento; di solito, veder cadere un compagno nel fossato di sotto, irto di frecce come un puntaspilli, funziona XD. Parlavo di frombolieri, perché i proiettili sono decisamente più economici ed a buon mercato.
    Se il tuo contingente è piccolo, invece, la cosa migliore da fare è invece agire nell’oscurità, e tentare una sortita.
    Un’altra opzione può essere quella delle vinee, dette anche mantelletti, fatte però con vimine intrecciato coperto con pelli fresche e non conciate (che, fra tutto, dovrebbero dare una protezione più che sufficiente, credo, specie se sono belle spesse). pelli che non dovrebbero mancarti, generosamente sopperite dalle razzie cui accennavo poco prima.

  42. AnacromaNo Gravatar says:

    Altra variante, assai più sadica (e storicamente usata da quel filibustiere di Morgan nella presa di Maracaibo), sarebbe quella di far precedere i propri uomini da “scudi umani” (Morgan, nello specifico, ha usato le suore ed i frati dei vari conventi di Maracaibo).

    Sul telaio, invece, era una struttura a sè stante: come ti scrivevo innanzi, una garitta. Solidi tronchi piantati nel terreno, ritengo, in cui inchaivardare i cardini (le “I” della tua illustrazione poco sopra), e con funzione anche di contenimento di quella parte di terrapieno che altrimenti rischierebbe il cedimento plastico (una specie di palizzata si appoggia al terrapieno, per una parte, almeno, e il telaio è costituito da questa struttura di tronchi). Ah, si, il telaio è fatto di legno. Disponibile ovunque, rapido da montare, facile da cambiare. Azzarderei Larice, o cirmolo (o comunque un altro legno duro e non facilmente soggetto ad usura, ma lì dipende molto dalla concreta disponibilità del luogo).

    Precedere il terrapieno con una barriera di tronchi: realizzare dei gabbioni di tronchi (come per il murus gallicus) e riempire gradualmente di terra, poi ultimare il terrapieno. Il risultato è una specie di terra armata, più o meno.
    Oppure, iniziare il terrapieno, realizzare la palizzata con tronchi dritti (piantati per il lungo, insomma), e dietro poi proseguire con l’alzato del terrapieno.

    Se hai altre domande, chiedi pure (pazienza di Zwei permettendo XD).
    Ti assicuro che, da parte mia mi son divertito un sacco a risponderti (la domanda iniziale mi ha intrigato un saco, ed ho trascorso gran parte della notte a pensare alle soluzioni :) XD )

    Lieto di esserti stato d’aiuto

    Salut

    Anacroma

  43. GiacomoNo Gravatar says:

    Devo aver fatto qualcosa di veramente buono per essermi meritato risposte così complete. Grazie mille Anacroma, è…

    Diamine, non ho parole! :D

    Se avrò altre domande chiederò senz’altro! Per ora credo di aver capito tutto, ma nel caso mi trovassi di fronte altri problemi non esiterò a domandare.

    Grazie ancora!

  44. GiacomoNo Gravatar says:

    Se riesco a scrivere il libro e vengo pubblicato su larga scala, diamine, giuro su Odino e sugli Asi tutti che non mancherò di indicarvi nei ringraziamenti!

  45. LessàNo Gravatar says:

    Ma c’è una soluzione assai più rapida: fascine di legno ricavate dagli alberi testé sfrondati (qualora il fossato fosse, realisticamente, asciutto), con cui riempire diversi tratti del fosso contemporaneamente e assai più velocemente di una catena umana che trasporta ceste di terra, sotto il tiro degli arcieri.

    Occhio che una struttura simile al massimo andrebbe bene per dei fanti leggeri (sarebbe come camminare su uno di quei castelli gonfiabili per bambini).
    Anche mettendoci la terra sopra, a meno che non sia un impasto di fango, la stessa filtrerebbe attraverso le ramaglie. Per esperienza personale di grandi potature, camminare sopra giganteschi mucchi di fascine è divertente, ma tutt’altro che facile (anche contemplando di metterci terra sopra, cosa non facile da eseguire ripeto).

  46. GiacomoNo Gravatar says:

    Ecco un’altra informazione utile. Grazie Lessà!

  47. AnacromaNo Gravatar says:

    @ Lessa: per arrampicarsi poi su per scale improvvisate ricavate da alberi sfrondati, leggeri devono esserlo di sicuro XD :)
    Comunque, ho la soluzione: le fascine fanno da base (riempimento) e sopra si appoggiano assi/tavolacci (ricavate spaccando con dei cunei alcuni tronchi, adeguatamente grossi, presi dalla foresta di cui sopra).
    Il dondolio non è il massimo, sono d’accordo, ma posso dirti che è sopportabile (e diamine, un minimo di agilità dovranno pur averla i sanguinari assaltatori di Giacomo… spero che siano qualcosa di meglio di una fyrd di braccianti strappati dai campi).
    Comunque, sia per coerenza storica che per comodità del gruppo d’assalto, mi sento di sconsigliare armature più ingombranti di una broigne o di un giaco di cuoio.
    Molto, come ho scritto, dipende in ogni caso dalla struttura del terrapieno. Se, insomma, è solo un ostacolo, o se è concepito come piattaforma di combattimento che può ospitare una batteria di tiratori (e se è, colmo della sfiga, anche dotato di una palizzata a coronamento, doppiamente infingarda perché è un ulteriore ostacolo e può servire anche ai difensori per tirare al coperto).

    Altra idea per il portone (anzi, due).
    1) potresti fare una struttura tipo questa o questa
    La prima è la struttura “a garitta” di cui ti parlavo prima, la seconda è invece nettamente più semplice e veloce, in più offre il vantaggio di nonj prestarsi al “truchettino” che segue:
    immagina che la struttura della porta sia del primo tipo (garitta con portone), e che davanti ci sia un ponte volante d’assi.
    è lecito immaginare che fuori delle mura ci sia un piccolo villaggio (a Trollberg, per esempio, c’era). Ebbene, quel villaggio fornirà la materia prima per questo simpatico “scherzetto”.
    Demolisci le case, i cui elementi portanti (quantomeno quelli) sono di legno.
    Prepari le vinee, con parte del materiale (che può servirti anche per le passerelle cui accennavo prima), e il resto lo accumuli davanti alla porta. La paglia di copertura (se i tetti non sono di piote) serve da esca. Il legno dovrebbe essere abbastanza secco, e se le cose sono fatte bene, dovrebbe riuscire ad appiccare fuoco anche alla porta, evitando così la fatica dell’ariete (con il piccolo effetto collaterale che, però, si mangia anche il ponte volante: nema problema: ne costruisci uno con parte del materiale o con le assi ricavate come ti dicevo prima).

    Bene, in bocca al lupo e buon lavoro XD

    Bon, dai, direi che basta postare,

  48. LessàNo Gravatar says:

    Non avevo collegato il fatto che il riempimento con fascine sarebbe stato utilizzato da fanti più che leggeri. In tal caso non c’è manco bisogno di riempire il fossato, a meno che non sia esageratamente largo, o con il fondo irto di porcherie appuntite. Bastano dei tavolacci presi dalla sopracitata foresta. Le fascine però sono un metodo assai più veloce, è indubbiamente più semplice tagliare rami e sterpi piuttosto che fare tavoloni (a meno che non li avessero portati già bell’è pronti). L’utilizzo dei tavoli però permetterebbe un assalto molto più veloce ed efficace, specie se si ha il fattore sorpresa dalla propria.

  49. LessàNo Gravatar says:

    Dimenticavo: un fossato riempito di terra è utile quando si utilizzano armi d’assedio. Dalla più semplice (ariete) alla più complicata (torre d’assedio con ballistae all’interno).
    Altrimenti diciamo che lascia il tempo che trova…

    Inoltre ragionandoci un poco ho pensato che non sia necessario mettersi a fare dei tavoloni, se si ha intenzione di mettersi a fare delle scalette a pioli bastano anche un paio di tronchi non troppo grossi per fare (unendoli) una sorta di passerella.

  50. AnacromaNo Gravatar says:

    Un’altra idea, una volta superato il fossato, potrebbe essere quella delle corde. Ancora più rapide delle varie ipotesi di scale a pioli: corde
    Quelle si potrebbero portare con sè, volendo, il che consentirebbe una più ampia scelta di materiali. Dovendole fabbricare sul posto, oltre a portare via un sacco di tempo, sarebbero poi fatte con materiale non ottimale (pelli fresche non conciate, rampicanti presi dalla solita foresta etc.).
    Se il setting dell’assalto alla fortezza è vichingo, è più che probabile che i baldi assalitori avessero con sé delle corde, che usavano per raccogliere le uova degli uccelli marini sulle scogliere.

    Concludo con un po’ di bibliografia in tema vichingo:

    Marc Bloch: La Società Feudale (c’è un intero capitolo dedicato alle incurisoni vichinghe, pieno di succosi aneddoti)

    Michael Crichton: Mangiatori di Morte (il libro che ha ispirato l’indimenticabile film “Il 13 guerriero” con Antonio Banderas)

    Makoto Yukimura: Vinland Saga un capolavoro, non ho altre parole per definire questo manga (genere su cui sono molto schizzinoso) l’ideale per imparare divertendosi qualcosa in più sui vichinghi.

    Di nuovo, in bocca al lupo

    Lessà, a te la barriera

    Saluti

    Anacroma

  51. GiacomoNo Gravatar says:

    Ripeto: devo aver fatto davvero qualcosa di meritarmi simili risposte. Mi appunto tutto quanto!

    Ho però un problema: i miei assalitori sanguinari (bella definizione! :D) non sono affatto contadini e quindi sono agili abbastanza, ma non sono nemmeno leggeri. Sono bestioni alti minimo 1,80 (so che i vichinghi veri avevano una media di 1,70 e che sembravano giganti solo per l’epoca, ma io volevo i miei giganti e li ho fatti giganti! :P) e armati con cotte di maglia tutto men che leggere. Inoltre portano uno scudo (se devono scalare lo allacceranno alla schiena assieme all’ascia danese, a due mani – che fra parantesi eviterò di chiamare danese visto che non c’è traccia di danesi nel libro, ma è per farvi comprendere di quale arma sto parlando -), che li ingombra un poco.

    A me però, malgrado tutto, non sembra che possa essere così difficile superare delle fascine con su delle assi di legno. Pesanti o meno che siano gli assalitori. Però è sempre meglio domandare… :((

    P.s: si chiama trelleborg, non trollberg :D

  52. GiacomoNo Gravatar says:

    P.p.s: sui vichinghi conosco un sacco di cose , ma immagino non si sappia mai abbastanza. Penso che prenderò Società Feudale e Mangiatori di morte.
    Vinland Saga la conosco, ma non riesco ad appassionarmi ai manga, mi spiace :((

  53. AnacromaNo Gravatar says:

    Sui manga: NP… non piacciono molto neppure a me. Ma Vinland Saga merita. Soprattutto negli ultimi numeri (dove la storia, a dire il vero, va un poco a farsi benedire XD), il buon Makoto raggiunge dei vertici ineguagliati nel disegno.
    Ti segno altri due titoli, nel frattempo, che ieri ero di fretta:

    CollanaGrandi civiltà del Passato: I Vichinghi (è una vecchia serie della Hobby & Work, ogni volume era dedicato ad una civiltà diversa. Sono cartonati con copertina dorata rigida, l’ho trovato anni fa al mare su una bancarella di libri usati, con un po’ di fortuna dovresti trovarlo pure tu).

    della Garzanti, collana gli elefanti storia, dovresti trovare un libro dedicato ai vichinghi. Io ho quello scritto da Gerard Herm sui Celti, ed illivello di documentazione è decisametne superlativo.

    Per altri due titoli ti chiedo di pazientare. Li ho a suo tempo presi in biblioteca, ma purtroppo non ho appuntato né titolo né casa editrice.

    Ah, passa in biblioteca: se è appena un poco fornita, dovrebbero avere i volumi del Cambridge Medieval History (Storia del Mondo Medioevale a cura dell’Università di Cambridge). Ricordo che (nell’edizione vecchia), c’era un intero, succosissimo capitolo dedicato ai biondi nordici.

  54. AnacromaNo Gravatar says:

    P.S. grazie della correzione. La fretta nello scrivere è cattiva consigliera XD

    P.P.S. Ricordo che le cotte di maglia erano piuttosto rare e costose, quindi appannaggio di nobili, jarl e re. Un’alternativa era appunto la broigne (descritta anche dal buon JRR Tolkien ne “Il Cacciatore di Draghi”), ma anche questa, ahime, tutt’altro che economica comunque (mi pare che costasse quanto un bue, secondo la legge ripuaria, ma non sono sicuro). Tieni presente che un giovane alamanno dovette vendere i campi del padre e uno schiavo per potersi comperare un cavallo ed una spada, e anche un semplice elmo costava comunque parecchio.

    Sul loro ingombro, e sulla difficoltà e peso non posso purtroppo risponderti, e giro la domanda a Lessà o al padrone di casa (non sono, mio malgrado, un reenactor XD).

    Camminare sulle fascine non è difficile, effettivamente (questo posso dirlo perché l’ho fatto XD), ma non è comunque un’esperienza piacevole, soprattutto sotto il tiro di sbarramento dei difensori della fortezza.
    Per le passerelle: direi che comunque anche quella di Lessa è un’ottima idea (riunire due o più tronchi – e io punterei su “più tronchi”) e gettarli sopra alle fascine.

    Bon, ora scappo sul serio, di nuovo in bocca al Lupo.

  55. ZweilawyerNo Gravatar says:

    I volumi sul medioevo dell’Università di Cambridge sono disponibili su library.nu. E spaccano.

  56. GiacomoNo Gravatar says:

    Grazie anche per gli ultimi due titoli! :D

    Riguardo alle cotte di maglia, sapevo già che solo Jarl e pochi altri fortunati vichinghi ne possedevano. Solitamente si proteggevano con giacche imbottite o con cuoio e pelle, lasciando al coraggio il resto (Dimmi te se non spaccano i vichinghi!). Ma nella storia i miei hanno conquistato da qualche tempo una parte di territorio in cui è presente una catena ricca di filoni di ferro, perciò mi sarebbe parso più improbabile che ne fossero sprovvisti. Infatti, gli avversari si trovano in maggiore difficoltà riguardo a questo punto. (un modo in più che ho pensato per contrastare la superiorità di cavalleria e archi lunghi, che ai miei vichinghi mancano del tutto).

    Comunque alla fine non penso che fosse tanto un problema, scriverò di un assalto tramite tronchi sulle fascine e mostrerò qualcuno in difficoltà o qualche freccia d’arco lungo che manda a quel paese parte dell’assalto, ma è pur sempre possibile farlo.

  57. GiacomoNo Gravatar says:

    Dimenticavo, ieri mi è venuta in mente un’idea… inusuale. è possibile dare agli assalitori dei rampini? o.o

    Ovviamente qualcosa di rozzo, una corda legata ad un rampino di ferro abbastanza resistente da reggere un uomo di quella stazza. Robusti come sono, non credo che farebbero fatica ad arrampicarsi, cotta di maglia o meno. Inoltre, è più difficile sollevare un rampino attaccato alle merlatura che una scala (so che le scale a volte erano dotate di supporti di ferro per evitare di essere ricacciate indietro, ma quest’idea non mi affascina molto).

    Chiedo perché se è una gran cazzata rischio davvero di mandare a quel paese tutto quanto! :[

    (Zwei, ma lo sai che le emoticon del tuo blog sono le più strane che abbia mai visto?)

  58. LessàNo Gravatar says:

    Dipende da che cotta di maglia si sta parlando. Io posseggo una cotta di maglia con maniche complete sino all’avambraccio e lunga fino alla coscia. Alla fine però l’ho tagliata e rimpicciolita perchè era maledettamente pesante. A differenza di un armatura completa (molto più pesante) la cotta preme su collo e spalle, l’impressione che si ha quindi è che sia (paradossalmente) più gravosa da portare. Come l’ho ridotta io pesa sugli 8 kg. Ho cercato di seguire i modelli della colonna traiana, perchè è a quel periodo che faccio riferimento come reenactor romano (la cotta inizialmente aveva fattezze altomedioevali). In questo modo (togliendo solo maniche sino al bicipite e la parte inferiore sino all’inguine) la cotta è diventata molto più gestibile. Ci ho scalato muretti a secco con sopra graticciati in vimini, e altre “evoluzioni”. Non so però se ci scalerei una palizzata con un rampino. Dal mio punto di vista i rampini servono per tirar giù le palizzate, magari legandone una decina ad un carro a buoi assai distante. Salire su una scala a pioli, per quanto difficile, mi sembra assai più fattibile.

  59. GiacomoNo Gravatar says:

    Sono cotte di maglia altomedievali, come quella che portavi prima di accorciarla dunque. So che sono gravose da portare, ma mi stavo chiedendo se un uomo abituato a portarla e addestrato alla guerra possa compiere quest’impresa. La scala è facile da buttar giù per i difensori, basta una buona spinta e gli assalitori si spiaccicano al suolo. Certo, la scena sarebbe anche carina da mettere (non voglio che i miei assalitori vincano tutto quanto, devono esserci dei morti anche fra di loro), ma è… ovvia. Si è già vista molte volte, ecco. Certo, non è un ovvio terribile, non quanto una descrizione allo specchio o altre cose già viste, ma se posso evitarlo non mi spiacerebbe.
    Tu dirai: metti le scale e uccidili in un altro modo!
    E io rispondo: Hai ragione, ma è l’idea dei rampini che non mi dispiace affatto :D

  60. LessàNo Gravatar says:

    L’idea mi sembra molto difficile. una persona dovrebbe arrampicarsi su per una corda, con un peso extra di parecchi Kg. Se è mai esistito qualcuno in grado di fare qualcosa del genere…mei cojoni…tanto di cappello. Tra usare un rampino e una solida scala, per quanto facilmente spostabile, sceglierei la seconda. Anche perchè con la scala puoi usare lo scudo per ripararti dai copiosissimi proiettili che ti vengono tirati addosso.
    Il rampino mi sembra più un sostituto della scala, laddove questa non può essere portata. Da usare per inaspettate incursioni notturne. Quando non ci son frecce che ti arrivano addosso e individui sugli spalti pronti a tagliarti la fune appena se ne rendono conto. In questo caso oltretutto non servirebbe la cotta di maglia, poichè lo scopo sarebbe evitare il combattimento.

  61. GiacomoNo Gravatar says:

    Giusto, allora credo che eviterò la cosa.

  62. GiacomoNo Gravatar says:

    Ho un’altra domanda per voi: Durante la marcia di un esercito i soldati e i cavalieri dovevano comunque portare cotte di maglia e protezioni varie?
    Chiedo perché non capisco per quale ragione far faticare maggiormente gli uomini e rallentare l’avanzata.
    A meno che non si sappia dove si trova l’avversario, e quindi sia necessario tenersi sempre pronti per sicurezza, non vedo perché non fargliela portare in una sacca o simila. So che i cavalieri templari portavano la cotta di maglia, ad esempio, in una sacca appesa alla sella del palafreno. Il punto è che non so quando non la indossassero.

  63. AnacromaNo Gravatar says:

    Assolutamente corretto.
    Tanto che Harold Hardrada e il buon Tosting Godwinsson sono stati sconfitti a Stanford Bridge da Harold Godwinson (si, i due figli di Godwin sono fratelli), anche perché, visto che si stavano dedicando al nobile sport della razzia, quando sono stati intercettati dalle truppe del re sassone erano senza cotte di maglia, rimaste indietro

    Saluti

    Anacroma

  64. GiacomoNo Gravatar says:

    MOLTO BENE! Grazie ancora Anacroma. Anche questo va ad aggiungersi all’infinita lista di cose che mi hai detto e che mi serviranno senz’altro nel libro.

  65. GiacomoNo Gravatar says:

    Arieccomi! ;)

    Dopo aver studiato la mia ambientazione ed essere sul punto di caratterizzare al meglio i personaggi che avevo già in mente, mi sono accorto di un buco nelle mie conoscenze che mi avrebbe portato a sbagliare qualcosa: Le Navi Medievali.

    Mentre conosco parecchio a riguardo delle Langskip vichinghe (che NON si chiamavano drakkar, che è un nome inventato recentemente per un errore guardante la parola Dreki, ovvero drago -riferendosi alle teste di animali stilizzate poste sulla prua delle navi-), non conosco praticamente nulla a proposito delle navi medievali di altri popoli. In particolare mi servirebbe sapere qualcosa sulle navi da carico e da guerra fra il 1000 e il 1200.

    Niente di complesso, punto che tengo sempre a mente è che non devo star lì a spiegare com’erano fatte le navi nel medioevo (che gliene frega al lettore?), ma quel che basta affinché sappia quanto carico si potesse portare, come facesse un esercito a spostarsi e quant’altro.

    Mi piacerebbe sapere da Zwei, ad esempio, se in Zodd ha studiato questa cosa oppure non ce n’è stato bisogno (magari tutta la sua vicenda si svolge su di un continente privo di isole o il commercio marittimo è ben poco sviluppato)

  66. AnacromaNo Gravatar says:

    @ Giacomo
    purtroppo stavolta non posso aiutarti.Se c’è qualcosa in cui sono più scarso che in forgiatura, è nella cantieristica navale.

    Posso dirti che gli irlandesi giravano in Currach, che è abbastanza semplice da costruire, ma l’idea di affrontarci un viaggio per mare, come quel folle di San Brandano, mi fa accapponare la pelle :( Chapeau al coraggio dei figli di Erin, che con quelle barchette (non c’è un termine migliore) hanno impunemente razziato le coste di Gallia, Britannia e credo anche Nord della Spagna (il mitico San Patrizio è arrivato così in Irlanda, come schiavo catturato in una di queste incursioni piratesche).

    @ Lessà (ed in generale a tutti gli oplologi metallurghi che bazzicano il sito) è il mio turno di chiedere una “dritta”: nel film “Conan 2011″ si vede il padre del protagonista (ancora nella fase “adolescente imberbe”) che realizza la spada del futuro barbaro semplicemente colando il metallo fuso in uno stampo dalla forma idonea. E’ una faciloneria del regista, o effettivamente si faceva (anche) così?

  67. GiacomoNo Gravatar says:

    Mi sa che mi serve qualcosa di meglio di simili barche di legno! :P

    Sto studiando adesso qualcosina sulle galere e mi sono incuriosito dalla Galea Sottile, che secondo Wikipedia fu utilizzata sin dal 9° secolo sino al 18°, perciò per cronologia ci sta.

    L’unico problema è che mi manca parte del funzionamento. Una cosa che mi sono sempre chiesto, ad esempio, è se facessero remare con le vele spiegate oppure era necessario alternare le due cose.
    Certo, qualcosa è facilmente intuibile, tipo l’ovvietà di ammainare le vele con il vento contrario, ma se mi sfugge qualcosa che non so? Eh!

  68. LessàNo Gravatar says:

    @ Lessà (ed in generale a tutti gli oplologi metallurghi che bazzicano il sito) è il mio turno di chiedere una “dritta”: nel film “Conan 2011″ si vede il padre del protagonista (ancora nella fase “adolescente imberbe”) che realizza la spada del futuro barbaro semplicemente colando il metallo fuso in uno stampo dalla forma idonea. E’ una faciloneria del regista, o effettivamente si faceva (anche) così?

    A meno che non sia rame, o bronzo…no, è una gran cazzata del regista.
    Per colare la ghisa si usano gli altiforni… ma la ghisa, per l’appunto, è molto fragile.
    Ricordo un tizio che sul foro della coltelleria chiese perchè i coltelli in acciaio non venivano fusi (come il bronzo) per fare direttamente gli oggetti bell’è pronti.
    La risposta è: nella colata si genera imperfezioni e zone sensibilmente diverse da punto a punto, che indeboliscono e facilitano la rottura del pezzo nel caso in cui esso venga sottoposto a diversi stress.
    Il bello del’acciaio è che va lavorato per battitura. Perfino quando lo si cercava di fondere il risultato era una informe massa spugnosa, da battere e ribattere. Bronzo e rame sono invece due metodi più artistici, il modello deve essere perfetto, va scolpito alla perfezione. Il gesto della preparazione dello stampo e la fusione-colata invece sono abbastanza semplici (se uno sa cosa sta facendo).

  69. AnacromaNo Gravatar says:

    @ Giacomo
    quelle cotte di maglia continuano a lasciarmi perplesso. Non è solo questione del ferro necessario, ma soprattutto della tecnica per produrle, e del tempo necessario.
    I romani ne avevano un uso abbastanza massiccio, ma erano anche dotati di apposite fabricae, dove la produzione di armi aveva un carattere più industriale che artigianale (come nel contesto vichingo).
    E, come sottolineava Lessà, il ferro è un metallo la cui unica caratteristica positiva è la relativa abbondanza e facille reperibilità.
    Ma ti assicuro che fonderlo, liberarlo dalle impurità etc. è un lavoraccio improbo (ricordo quello che mi raccontava il mio nonno, e lì i- Germania – il processo aveva un carattere industriale). Figurarsi poi forgiare le migliaia di anellini che componevano la cotta di maglia.
    Se posso permettermi un suggerimento, li doterei invece di protezioni di cuoio, o armature a scaglie (di osso, cuoio, ed eventualmetne, per i capi, di ferro).

  70. ZweilawyerNo Gravatar says:

    I romani in effetti avevano un eccellente apparato “industriale”. Le loriche per la fanteria erano prodotte i buona parte qui in Italia, vicino Mantova. Quello che mi ha sempre meravigliato è la specializzazione delle Fabricae (loriche, scudi, spade, frecce…).

  71. GiacomoNo Gravatar says:

    Mi sono sempre immaginato i Tempestiani con delle cotte di maglia, non ce li vedo con scaglie e quant’altro. Confido che posseggano quanto necessario per produrle, specie nei centri abitati più vasti.

  72. AnacromaNo Gravatar says:

    @ Giacomo: oppure possono comperarle altrove XD
    Ricorda che i vichinghi, oltre alla solita ascia danese semilunata, erano armati di temibili spade frache (si, proprio franche), che venivano dalle officine renane.

  73. AnacromaNo Gravatar says:

    E che erano commercianti, oltre che temibili pirati (non che la cosa fosse poi tanto diversa, come ci ricorda Omero).
    Comunque, in bocca al lupo! :) :) :)

  74. LessàNo Gravatar says:

    Ho sempre pensato che la massiccia produzione di cotte di maglia dal periodo repubblicano in poi dovevano aver creato un abbondante disponibilità di armature ad anelli per i secoli a venire……

  75. GiacomoNo Gravatar says:

    @Anacroma: ahahah! L’in bocca al lupo era bellissimo! :D So bene del commercio dei vichinghi, ma il mio romanzo tratta di un popolo simile ai vichinghi, dove metto in mostra più il lato guerriero di loro. Non sono commercianti i miei, ma veri e propri uomini abituati alla guerra. Acciaio e sangue sono il loro pane, così come le navi e le tempeste la loro acqua! Ah! :D

    Non sapevo però delle spade franche. Interessante la cosa.

  76. AnacromaNo Gravatar says:

    @ Giacomo: Grassie, grassie
    Noto che sei un tipo dalle idee chiare, e mi pare tu sia abbastanza a buon punto con il world building.
    I tempestiani, dunque, sono feroci guerrieri. E i loro nemici? Passano il tempo a scannarsi fra loro, sti tempestiani?
    E in nome di che divinità imprecano, quando la bonaccia li imprigiona in un deserto piatto di acqua salata?
    (o quando uno di loro lacera la quiete della notte con uno starnuto, mentre si stanno arrampicando con corda e rampini sule mura di Trellborg?)
    C’è una Micelgeard, lontano a meridione, dove il sole arroventa la terra, che accenda i sogni dei giovani con la promessa di fama e ricchezza al di là dell’immaginazione (e belle donne, ovviamente, e vino… non è sempre belle donne e vino? XD)?
    E quando ritornano dalla guerra, carichi di bottino (si spera XD), le loro città sono grigie e tristi, strette in fondo ai budelli scuri di fiordi che nascondono la luce appena passato il mezzogiorno?

    Spero che queste mie domande ti siano di spunto e d’aiuto (sempre che tu non abbia già dato loro una risposta, ovviamente :) :D )

  77. AnacromaNo Gravatar says:

    @ Giacomo

    lo posto solo ora perché me ne sono ricordato grazie al commento di Stefano, e perché sono certo che tu lo abbia già letto questo, vero? :-[)

    Altra cosa che mi è venuta in mente cammin facendo:
    Nel post di navi, ho dato per scontato che tu sapessi anche dell’esistenza e delle funzioni dei Knorr (ok, scherzavo, questi Knorr)

  78. GiacomoNo Gravatar says:

    Ho dato una risposta già a tutto, prender spunto dalla religione nordica e crearne una per i miei tempestiani è stata la parte più interessante del lavoro, così come creare gli avversari, simili a cavalieri templari, con aggiunta di qualche elemento romano.

    Non rispondo alle domande singole perché, come già detto, ho una paura fottuta che mi si freghi la storia e non voglio rischiare… :((

    Però sappi che ho preparato un elenco di imprecazioni per i miei vichinghi e anche per i crociati. La cosa mi ha divertito parecchio! :D (E mi ha divertito immaginare i miei personaggi insultarsi a vicenda).

    In particolare mi ha affascinato il modo in cui attaccava un esercito vichingo, quando non compieva dei raid: si disponevano spesso a muso di porco, in una formazione simile ad una punta di lancia, e il più alto in carica si poneva alla punta (non dietro! Ah! Altro che condottieri codardi che mandano avanti i soldati come carne da macello! Per Odino quanto adoro i vichinghi!). Agli estremi di essa si aprivano quel che venivano chiamate “ali di corvo”, per in modo da formare una forma simile a questa: —/\— (con la punta che non inizia prima delle ali, però).
    Prima di caricare, il generale si distacca dall’esercito di qualche passo, indica il nemico e lo insulta! Quando l’ho letto mi sono immaginato la scena: “Figli di una lupa storpia! Smettetela di tremare come donnette e impugnate le spade!”

    Altra cosa che ho scoperto è che gli insulti erano per i vichinghi tanto gravi da permettere a chi ne subisce, a volte, di vendicarsi con la morte di colui che recava l’offesa! In particolar modo quando si criticava la virilità di un uomo. “combatti come una donna” è forse il peggior insulto che possa subire un vichingo. E la cosa mi diverte a tal punto che sono certo che non mancherò di metterla! :)

    E non mancavano anche riferimenti a troll e nani! “Assomigli a un troll” doveva essere particolarmente comune al tempo. Ora sembra l’offesa di un nano con un elmo cornuto e l’ascia bipenne, a causa dell’eccesso di cliché nel fantasy, ma allora… Uau! :D

    Nella religione dei Tempestiani non vi è però traccia di troll o nani, perciò questo eviterò di metterlo. In compenso ne ho creati molti altri su cui fare affidamento! :)

    Quanto amo i vichinghi!

    P.s: piccola curiosità: sapete perché si dice Luna di Miele? Non perché si passa un po’ di tempo fra abbracci zuccherosi e frasi smielate, ma perché dopo il matrimonio (ed è maledettamente interessante studiare il matrimonio vichingo), la coppia nordica trascorreva un mese, ovvero una Luna, a bere Idromele dalla stessa coppa. Per questo si dice Luna di Miele.

    E ce ne sono tantissime di curiosità! Ora però è meglio chiudere o rischio di non finire più! ;)

  79. AnacromaNo Gravatar says:

    Bravo Giacomo! Questo è lo spirito (enciclopedico) giusto, con cui (Zwei docet) ci si dovrebbe accostare allo scrivere un libro. Pazienza, volontà ed umiltà.

    Ah, sugli insulti: per i franchi, uno dei più gravi era chiamare qualcuno “volpe” (animale considerato infido e malvagio), oppure accusarlo di aver lasciato cadere lo scudo (per la fretta di scappare).

  80. AnacromaNo Gravatar says:

    @ Giacomo: dimenticavo… per la tua bibliografia un bel titolo (consigliato peraltro anche agli altri)
    Gary Jennings – Predatore
    E anche (viste le caratteristiche dei tuoi Figli della Tempesta)

    Tacito – Germania

    L’ho trovato in traduzione, ed è veramente … tosto. Merita davvero.

  81. GiacomoNo Gravatar says:

    Grazie! Ci farò un pensiero! ;)

  82. GiacomoNo Gravatar says:

    Ho notato ora il tuo commento sulla spada vichinga (il secondo articolo che ho letto su questo blog dopo quello delle parti della spada :) ) e sui Knorr (mi dà several error 500 alla prima pagina, ma se hai pensato come me al dado da cucina ti capisco! :bloody: ). Ah, comunque sì, conoscevo già quelle navi, più da carico che da guerra, pur mantenendo gran parte della maneggevolezza delle Langskip, o Herrskip, ovvero Navi Lunghe o Navi da Guerra (quelle comunemente – ed erroneamente – chiamate Drakkar). Presente quelle che nell’iconografia comune tengono gli scudi tondi ai fianchi (che poi non si tenevano lì quasi mai, visto che le onde rischiavano di portarli via) e la testa di drago a prua? Ecco, quelle.

    Ora però faccio la figura del saccente che si dà le arie di esperto quando magari dei vichinghi conosco solo la metà di quel che c’è da sapere, perciò è meglio che sto zitto.

    P.s: Ti ho già detto che amo i vichinghi?

  83. GiacomoNo Gravatar says:

    Ho una nuova domanda… una cotta di maglia era difficile da indossare? Oppure ci vuole un attimo?

    Perché so che vi erano armature impossibili da indossare da soli ma non sono affatto certo che anche le cotte di maglia entrino in tale categoria, visto che sono piuttosto semplici.

    Ovviamente però, fra rischiare di sbagliare e domandare, domandare non costa nulla, perciò mi rimetto a voi…

  84. FrundsbergNo Gravatar says:

    Dato che un’immagine (anzi due) può più di mille parole… ;)

    https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc6/270784_110040902423670_100002532818677_91971_2536536_n.jpg

    Fonte, Bibbia di Maciejowski (1260 ca)

  85. GiacomoNo Gravatar says:

    La miglior risposta che potessi desiderare! ;)

    Grazie mille!

  86. GiacomoNo Gravatar says:

    Salve di nuovo, torno per domandarvi a proposito dell’uso di stendardi in battaglia. Questa volta non sto parlando di vichinghi, ma di eserciti medievali più… classici. Per fare un esempio, un esercito crociato, oppure simile a quello normanno ai tempi di Hastings.

    Mi chiedevo quanti stendardi vi fossero sul campo di battaglia e a chi dovessero essere dati. Ad esempio, una squadra di cavalieri (mi pareva che le chiamassero proprio squadre), quando caricava, aveva fra i ranghi qualcuno che reggeva lo stendardo?

    Ho letto che i templari, ad esempio, avevano come regola quella di non fuggire dal campo finché lo stendardo non cadeva (motivo per cui lo stendardiere ne portava sempre uno di scorta). Era talmente importante da rappresentare tutto per l’esercito. Era come un faro.
    Quel che non capisco è se ci si riferisce solo allo stendardo maggiore, vicino in battaglia al generale, oppure se all’unico stendardo presente, cosa che mi lascia un po’ perplesso.

    Pensavo, non sarebbe meglio se anche la fanteria (nei templari formata da sergenti) possedesse uno stendardo per ogni unità?

    Facciamo un esempio:

    Ho un esercito di 500 cavalieri e 2000 fanti e siccome so che anche l’avversario ha sufficienti cavalieri da poter distruggere la linea dei fanti se mi beccasse di lato, dispongo i 2000 uomini al centro, divisi in unità da 200 uomini l’una (disposte in 10 ranghi da 20 uomini ciascuna) e divido la mia cavalleria in due unità, da mettere ai lati per riparare le ali (e affrontare la controparte avversaria di cavalleria).
    Io come generale mi sono posto alla testa dell’unità destra di cavalleria e ho affidato la guida dell’altra unità di cavalleria e della fanteria a due miei generali fidati.
    C’è inoltre da aggiungere che per ogni unità di 200 fanti è presente un capo sergente, col compito di guidare l’unità e far riecheggiare gli ordini dei generali.

    Ora, dove saranno posti gli stendardi? Perché?

    Io pensavo, uno ce l’ho io come generale e si porrà dietro di me. Al momento della carica io mi troverò sul primo rango della squadra e il gonfaloniere lo metterei dietro di me, in modo che rimanga in piedi e possa fare da faro agli altri, evitando di ferirsi ed evitando il rischio che lo stendardo cada.

    Un altro stendardo principale lo darei al generale alla guida della fanteria e un altro ancora a quello della cavalleria di sinistra.

    Inoltre, doterei di uno stendardo più piccolo ogni unità di 200 uomini (disposta, ricordiamolo, in una formazione da 10 ranghi di 20 uomini ciascuno) in modo da aiutare a capire, nella mischia, la posizione del sergente.

    I miei dubbi e le mie domande sono le seguenti:
    1) Ho appena detto una colossale idiozia e disporre gli stendardi in questo modo sarebbe perfettamente inutile?
    2) In che modo gli stendardi servivano in battaglia? Facevano solo da “faro” oppure, se mossi in un certo modo (ad esempio ripiegati o agitati avanti e indietro), facevano anche passare gli ordini a chi non poteva sentire gli ordini del generale?
    3) è utile dare uno stendardo anche alle unità minori?
    4) Disporre l’esercito secondo la formazione suddetta sarebbe utile? Oppure le unità di fanteria in quel modo sono una scemata e non servono a niente? Se non sono utili, in che modo andrebbero disposti i soldati?
    5) Se gli stendardi non servivano a dare ordini, come facevano i generali a far passare i comandi in mezzo alla mischia? Con strumenti a fiato come corni et simila?

    Ovviamente l’esercito qui è un esempio, non vi è traccia di pensiero a riguardo del terreno, delle possibilità che il campo offre o tattiche avanzate da sfoderare nel momento giusto, ma è quanto mi serve per avere una partenza su cui basarmi per la formazione dell’esercito dei miei simil crociati. Non ho nemmeno considerato la presenza di arcieri, anche se immagino mi serviranno spesso.

  87. YuetshiNo Gravatar says:

    Salve, posso fare una domanda Stupida da parte di un’Ignorante in materia a persone più Informate e Intelligenti della sottoscritta? XD
    Per ora in edicola si trovano le monografie delle “Grandi Battaglie di Roma“. Se qualcuno di voi esperti in materia è riuscito a dargli un’occhiata, sa dirmi se vale la pena di comprarle, se sono opere degne di attenzione per una neofita che vuole dedicarsi allo studio di battglie e tecniche di guerra? Io ho comprato la seconda uscita, ma non essendo competente in materia non so capire se vale realmente la pena di spendere 10 euro settimanali su questi volumi – che comunque sembrano molto ben fatti, devo dire – oppure se potrei trovare di meglio in materia su cui spendere la non del tutto indifferente cifra :[
    Saluts e scusatemi :P

  88. LessàNo Gravatar says:

    ma cosa sono, quelle roma e grecia? nel caso sono degli osprey con una copertina bianca. Li trovi anche usati…

  89. ZweilawyerNo Gravatar says:

    @Yuetshi
    Se parli delle opere di divulgazione (o copiaincolla) di Frediani, direi che per un neofita possono andare.

  90. YuetshiNo Gravatar says:

    @Zwei no, parlavo delle edizioni Osprey nominate da Lessà, ma grazie ugualmente, hai praticamente dato in anticipo risposta ad una mia possibile seconda domanda, visto che cercando libri in italiano sull’argomento mi ero trovata di fronte quelli di Frediani e stavo giusto facendoci un pensierino :P quindi grazie :8

    @Lessà grazie dell’informazione, allora darò un’occhiata ai negozi dell’usato, così che mmagari riesca a farmi la collezione risparmiando un po’ :)

  91. AnacromaNo Gravatar says:

    @ Giacomo

    Mi spiace di averTi malcagato sta sett… ma avevo altro per la testa.
    Non ti preoccupare. A breve ricomincerò a rispondertì con l’abituale pedanteria.

    Saluti

    Anacroma

    By the way… ora potete chiamarmi Avv. Anacroma XD !!!

  92. Terra NovaNo Gravatar says:

    :8 Complimenti Anacroma, oh, volevo dire, Avv. Anacroma :D

    Terra Nova

  93. GiacomoNo Gravatar says:

    Grazie Anacroma. Senza la tua pedanteria precisione non saprei che fare! :)

  94. FrundsbergNo Gravatar says:

    A (s)proposito Zwei, ti è giunta voce che, secondo autorevolisssimi recenti studi i Romani sono un popolo di origine nordica? Direi che la cosa meriterebbe un articolo… ^^

    @Lessà: Che libro è quello col trabucco?

  95. LessàNo Gravatar says:

    trabucco? °____°

  96. FrundsbergNo Gravatar says:

    Quello che si vede al link che hai postato (qualunque cosa sia ^_^)

    http://2.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/SzKu5JkBCFI/AAAAAAAAAP0/YvA90GdYIBI/s400/IMGP0038.JPG

  97. TalesdreamerNo Gravatar says:

    Domandone per Zwei, e per gli appassionati di armi bianche in generale:
    quali sono i materiali che vengono/venivano utilizzati per forgiare una lama? Che cambia esattamente tra un metallo e l’altro? Immagino che alcuni siano più resistenti e tendano a perdere il filo con minor frequenza, ma non ne sono esattamente sicura…. E quali sono i vantaggi della tempratura, esattamente?
    Un grazie in anticipo per chi si degnerà di rispondere o/

  98. Terra NovaNo Gravatar says:

    @Talesdreamer
    Avevo accennato qualcosa a proposito della tempra in Bacheca Fantasy, commento del 4 settembre, 9:47

    Per mantenere un discorso più generale possibile, non solo le proprietà fisico-reologiche variano moltissimo da un metallo all’altro, ma anche per lo stesso metallo contaminato da vari altri elementi: un esempio è l’acciaio, che aumenta in durezza e fragilità al crescere del tenore di carbonio al suo interno, così tanto che le ghise (quelle con percentuali carboniose maggiori) non sono lavorabili mediante battitura con un maglio.

    Considerando inoltre che metalli diversi fondono, o perlomeno rammolliscono, a temperature diverse, spesso l’impiego su larga scala di un metallo piuttosto che un altro richiedeva lo sviluppo di fornaci più efficienti, oltre all’affinamento dei metodi di lavorazione e contaminazione controllata del metallo; faccio di nuovo l’esempio dell’acciao:
    l’acciaio ha una temperatura di fusione di circa 1400°C, ma già a 600-800°C la sua resistenza al carico applicato diminuisce al 60%, cioè è molto più deformabile; è quindi necessario un forno che raggiunga almeno queste temperature e che permetta una contaminazione di carbonio controllata: per capirci, un acciaio extradolce contiene lo 0.1% di carbonio, quello più duro (prima di passare alle ghise) non supera lo 0.9% Un simile controllo spesso non era raggiungibile nelle fornaci più primitive, in cui la contaminazione era ottenuta sigillando il forno, riducendo cioè l’ossigeno a disposizione del processo di combustione e favorendo la produzione di monossido di carbonio, molto reattivo, che tendeva a legarsi al ferro semifuso. Va da sé che ogni calcolo era meramente spanno metrico – non che i fabbri di qualche millennio fa fossero poi davvero a conoscenza dei meccanismi di contaminazione… diciamo che andavano parecchio a tentoni.

    Infine, non tutti i metalli erano ugualmente disponibili o estraibili o lavorabili – specie per quanto riguarda la purificazione da nickel, tungsteno ecc… la medesima fucina poteva produrre armi contenenti numerosissimi tipi di droganti, in percentuali variabili e difficilmente riproducibili. Molto spesso si ricorreva a ferro sidereo, cioè quello precipitato al suolo con meteoriti, con altissimo contenuto di nickel ed elevata durezza; a onor del vero, spesso questo tipo di ferro era considerato ‘divino’ e usato solo per scopi cerimoniali: gli Egizi per esempio credevano che la bija, cioè il ferro meteoritico, fosse il costituente delle ossa e dello… ehm… sperma degli dei, specie di Osiride, quindi conservavano i meteoriti come reliquie sacre, invece di picconarli e fregarsi il ferro.

    Badabim badabam, per tutti questi motivi, e provvisti della tecnologia necessaria, è possibile partire da due metalli differenti e, con le opportune tecniche di lavorazione, raggiungere proprietà simili o comunque confrontabili (durezza, resilienza, ecc…) così come dalla stessa barra di metallo, con trattamenti differenti, possono ottenersi manufatti con proprietà molto diverse… è un casino :lol:

    Ma potrò dire di più (specie sul rinvenimento) a novembre, dopo aver studiato per bene quel malefico esame sulla lavorazione di acciai e ghise per uso industriale :lol:

    Terra Nova

  99. AnacromaNo Gravatar says:

    @ Giacomo

    Sulla questione degli stendardi, da te postata ehm… “qualche” giorno fa
    La risposta al quesito è: dipende dal contesto storico.
    Nel senso: Lo stendardo ha l’ovvia funzione di punto di riferimento, ma di cosa molto dipende concretamente da quanto strutturato sia l’esercito stesso. Mi spiego meglio. Nelle armate romane prima, e del basileus poi, allo stendardo corrispondeva un’unità organizzativa (che, in epoca bizantina, non era composta da un numero invariabile e regolare di elementi, a differenza delle suddivisioni di epoca romana).
    In un simile contesto, la bandiera serviva appunto da riferimento logistico, sia per l’ordine di marcia, che per scopi organizzativi.
    Ciò non si applica invece, in un contesto del tipo “medioevale”. Qui la bandiera ha un’importanza ancora maggiore, ed una pregnanza simbolica di non poco momento, e, per converso, un’importanza organizzativa assai minore. Nel senso: si tratta del luogo attorno a cui radunarsi, ed un riferimento (nel senso, cade la bandiera e vuol dire che è morto il signore).
    Inoltre, era un privilegio non da poco poter innalzare la propria bandiera, e e si parlava di “cavalieri banderesi”.

  100. LessàNo Gravatar says:

    @Frunds
    Il libro è “catapult design”, ma è una porcheria di libro, a me non piace.
    Non spiega come costruire un trabucco, motivo per cui l’avevo comprato.
    Alla fine me lo son costruito “a occhio” non sapendone un cazzo di pesi e resistenze dei materiali…

:p 8) :lol: =( :8 ;) :(( :o: :[ :) :D :-| :-[) :bloody: :cool: :choler: :love: :oups: :aie: :beurk:

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