Bacheca Fantasy
By ZweilawyerQui potete commentare, suggerire, osanna, insultare e lovvare libri e autori fantasy. Dall’esegesi del Signore degli Anelli a quella di libri ancora più memorabili, come Ancess di Sergio Rocca; dalle battaglie troisiane al treno delle miniere de Le Cinque Stirpi, ogni argomento verrà sviscerato con cura.













Ciao a tutti e a tutte!
Ho due domande. Che sarebbero anche la base per un discorso più ampio.
1) Quanto ritenete sia fondamentale avere conoscenze militari per scrivere di combattimenti fantasy all’arma bianca e di battaglie?
Se lo ritenete utile, linkate pure le fonti, tipo manuali di tattica militare, ecc.
2)Ritenete realizzabile (in modo non umoristicoXD) un romanzo high fantasy ambientato in un setting in cui:
-la magia esiste ed è ampiamente conosciuta, ove non addirittura dominante in alcune società;
-dove ci sia disparità spesso notevole a livello tecnologico e sociale tra le varie nazione;
-dove si hanno conoscenze mediche molto al di sopra del nostro medioevo e in cui la magia ha anche un ruolo importante, nei casi in cui venga applicata;
-dove ci sono forze armate che cavalcano catapulte montate su draghi da ali smisuratamente grandi come una porta;
-dove ci sono nazioni che non hanno eserciti se non alcune centinaia di maghi addestrati ad azioni istantanee e devastanti;
-dove ci sono creature magiche come non morti di vario tipo, sì anche vampiri ma seri, esseri che hanno abilità e poteri innati, e donne emancipate?
No i catapultadraghi non ci sono veramente, anche se…
Mi appello a voi. E visto che questo mi sarà d’aiuto: in realtà sono una donna!!!
Ehm, dipende dall’importanza che le stesse cose hanno nel romanzo.
Se vuoi scrivere la storia di un veterano di guerra, mi sembra scontato che tu avere le conoscenze belliche che verosimilmente avrà il tuo personaggio. Se nel tuo romanzo ci sono combattimenti e battaglie campali, dovrai sapere come si combatteva nel medioevo, come funzionava una battaglia, quando si faceva una battaglia, eccetera.
Oltre a studiare per conto tuo, fatti aiutare da qualcuno che ne sa di più, e soprattutto, a romanzo finito, cerca di farlo revisionare da un esperto per correggere e sostituire le castronerie.
Per un inizio, dai un’occhiata alla corposa bibliografia di Zwei.
Innanzitutto se mi dici “high fantasy” partiamo già malissimo (^-^), ma a parte questo, mi sembra che il problema principale sia che cosa intendi esattamente per “magia”. Di per sé è una parola che non vuol dire niente; sei tu a doverne stabilire logica e regole, e una volta fatto questo, le conseguenze discenderanno inevitabilmente.
Per esempio. Che tipo di magia è? In un commento sui Gamberi, sostenevo che esistono soltanto tre tipi di magia possibile: tecnologia, psichica, divina.
“Magia tecnologica” è semplicemente una tecnologia così evoluta e incomprensibile, che agli occhi degli utilizzatori (o comunque, dei personaggi-pov) ‘funziona perché sì’. E’ magia oggettiva, ossia che funziona sempre e comunque, indipendentemente dall’utilizzatore, basta seguire la procedura giusta. Rituali, linguaggi magici (ossia: formule statiche), artefatti incantati, sono tutti tipi di magia tecnologica.
“Magia psichica” è un potere interiore a cui l’individuo-mago attinge per modificare la realtà. L’esempio per eccellenza è il potere psi; oppure puoi pensare alle mutazioni genetiche mongole tipo X-Men. Potrebbe essere un potere latente in tutti gli individui, oppure un potere proprio di pochi eletti.
“Magia divina” è semplicemente un potere che si prende a prestito da un’entità superiore. Il mago non ha alcun potere proprio, è soltanto un tizio con un canale privilegiato con la vera fonte magica – che può essere una razza superiore o una divinità vera e propria. Chierici alla D&D, patti demoniaci eccetera appartengono a questa categoria.
[In realtà, tutti questi tipi di magia possono essere fatti risalire a un unico tipo oggettivo: la divinità della "magia divina" potrebbe semplicemente essere una razza più evoluta, che mette la propria supertecnologia al servizio di stupidi personaggi-pov che pensano sia magia; così, il potere psichico della "magia psichica" potrebbe essere causato da una mutazione genetica che, isolata, potrebbe permettere a degli scienziati di bioingegnerizzare tutti gli esseri umani in modo tale da essere maghi].
Pensa a che tipo di magia vuoi, pensa a come sarebbe implementabile e, soprattutto, come trasformerebbe la tua società. Un mondo che abbia sempre conosciuto la magia, fin dalla notte dei tempi, evolverebbe in maniera molto diversa dalla nostra. Se si possono comandare draghi col pensiero o far levitare gli oggetti, non sarà mai necessario inventare treni né aerei, ma soprattutto non dovrò inventare l’elettricità o la combustione del carbone o della legna. Se i maghi possono comunicare a distanza, non ci saranno mai i problemi logistici e di comunicazione tipici di tutte le età fino al Novecento; non ci sarà mai bisogno di inventare il telegrafo, né il cellulare, né i satelliti, né Internet. E via dicendo. Se (per motivi ignoti) un mago può curare chiunque da qualunque malattia con l’imposizione di due dita sulla fronte, non ci sarà mai bisogno di alcuna scienza medica: basta avere un mago a portata di mano, e nessuno starà mai male. Devi essere tu a decidere.
Concludo soffermandomi su alcuni punti:
Se un mago da solo è forte come una portaerei, sì.
Ma a quel punto fatti una domanda: se i maghi sono così fighi, perché invece di fare i sottoposti non diventano loro i capi? Sono sempre i più forti quelli che dominano una società; se nella tua i più forti sono i maghi, allora i maghi saranno i leader.
L’emancipazione di una donna nella società è dettata dall’importanza che la forza fisica ha nella società di riferimento, e dal livello di pacificazione interna della società. In un mondo medievale non-magico, o in un mondo moderno post-apocalittico, la donna sarebbe subordinata all’uomo perché più debole di lui e bisognosa della protezione che l’uomo può offrirle.
Ma se opti per un mondo in cui la magia può controbilanciare la forza fisica, e le donne possono essere maghe, allora sì, una parità di riconoscimento sociale tra uomini e donne è quantomeno pensabile.
Comunque, tieni sempre a mente che il grado di complicità che può esserci tra uomini e donne (cosa che vedo trattata con molta leggerezza in molti fantasy) dipende da quanto le condizioni sociali dell’uomo e della donna sono simili.
Sull’idea di draghi che portano catapulte che portano soldati non mi esprimo nemmeno.
E dovrei darti fuoco per il rickrolling, ma come vedi non lo faccio.
Basta il papiro di Tapiro. In ogni caso aggiungo solo una manciata di roba sparsa.
Per la magia cerca di trovare una risposta alla domanda: perchè i maghi non controllano il mondo?, che è un po’ sempre il problema delle ambientazioni con alta quantità di maghi. Sempre meglio livellare verso il basso che verso l’alto. Poteri potenti come teletrasporto, distruzioni ad area ed affini creano sempre più problemi di quanti ne possano risolvere in un’ambientazione. Se i maghi si teletrasportano ovunque non hanno senso le mura, se cagano palle di fuoco non hanno senso gli eserciti e si dovrebbe vivere nel sottosuolo epr non avere città disintegrate ogni 2×3. Approfitta di questa cosa per creare paletti e limitazioni, dando così vita ad un tuo sistema della magia che rende il mago forte ma non invincibile. Ricordati sempre che è la storia che sid eve piegare al sistema che hai costruito e non viceversa, altrimenti finirai per usare la magia come un becero deus ex machina :*
Prima di tutto ti ringrazio per non avermi dato fuoco. ^__^
Poi con ansia puntualizzo che la storia del drago era uno scherzo, onde evitare maledizioni varie.
Ecco il punto sulla magia è un po’ complicato per alcuni motivi.
- C’è un’altalenanza tra magia di orgine “divina” e “tecnologica”.
Per esempio alcune nazioni hanno sia dei protettori che sarebbero intesi come divinità, dal loro punto di vista, in grado di donare determinate conoscenze oltre che maghi più “teconologici” (Chiunque può diventare un mago, basta imparare a governare certe forze che tutti hanno/possono imparare a percepire, mentre certi “doni” sono vere e proprie mutazioni dei singoli ma collegate a un disegno più grande). -Mentre altre società hanno solo dei governanti talmente superiori ai comuni esseri umani da aver creato società incantocratiche, in cui al vertice c’è un re-mago e tutto l’aspetto burocratico-nobiliare è gestito da maghi diciamo “statali”.
-Poi, a seconda del volere della divinità protettrice di una nazione, o del regnante di un’altra, la magia sarà più o meno comune all’interno delle classi basse, o più o meno utilizzata in campo bellico/medico/ecc.
In effetti io so, in quanto Creatore *__* che a livelli assoluti la magia è conoscenza e comprensione scientifica e spirituale del Creato. Considera il mondo in cui è ambientata la storia come un universo, che vive di per sé, ma interconnesso ad altri in un insieme controllato da esseri non divini, magari di orgine anche umana, ma che hanno doti, e quindi conoscenze, esponenzialmente più forti. Allarga la cosa fino a comprendere un universo di altri universi, il Creato appunto.
Anche le entità più potenti in circolazione, che magari controllano N universi, utilizzano la magia, ma loro si rendono conto che è controllo delle forze che regolano l’universo, forze fisiche e spirituali… E’ un po’ complesso da spiegare. Una specie di psico-scienza. Che mette in collegamento forze fisiche, quindi scienza, con spiritualità, quindi religione. Il tutto frazionato a vari livelli. Però questo è il “master setting”, l’espansione massima del mondo a cui ho pensato. Per il romanzo mi interessa un singolo pianeta. ^__^” Era per cercare di farmi capire. XD
Quindi, tornando all’ambientazione specifica, quello che mi interessa è mantenere il tutto credibile. Dopo l’orrore di Nihal e delle nazioni a raggera intorno ai Kattivi, volevo creare più società, anche molto diverse, ma plausibili una accanto all’altra.
Per quanto riguarda le donne, beh, non sarebbero emancipate ovunque, solo in alcune società, le più avanzate a livello sociale.
E i maghi in quanto a potere hanno delle limitazioni, la maggior parte almeno, e i più potenti hanno delle limitazioni autoimposte in un modo ben studiato che non cade in deus ex machina. : ) Soprattutto hanno dei limiti quei “centinaia”. Metti che per ogni mille abitanti, in alcune nazioni, c’è un mago. Questo mago non sarà una portaerei, ma un caccia sì.
Per “l’high fantasy” mi sono riguardato la definizione, e in effetti me la ricordavo male XD. Intendevo più un fantasy realistico che high fantasy. ^__^”
@Luxifer: grazie! Lo so, ma io volevo proprio auto infliggermi la sfida di creare qualcosa di realistico e piacevole e non retarded anche ad alti livelli di potere. Ma il motivo per cui il mondo non è controllato dai maghi è che… di fatto lo è. ; )
Non conosco l’articolo di Gamberi Fantasy sulla magia, ma c’è un altro approccio all’argomento, che non è letterario ma antropologico.
La magia è la manipolazione della realtà attraverso il simbolo. Si crea una corrispondenza diretta tra simbolo e fenomeno. Un esempio è la bambolina voodoo: la bambolina non ha una connessione fenomenologica con l’oggetto della magia, ma ha una connessione simbolica. E’ una rappresentazione. L’azione sul simbolo/bambolina causa un effetto sull’oggetto/persona. Sull’argomento possono essere interessanti Magia e civiltà e Il mondo magico di Ernesto De Martino. Vale la pena di leggerli, per uno scrittore di narrativa fantastica, anche solo per gli spunti che offrono i racconti dei riti magici dei diversi popoli del mondo.
Tornando al topic, devo ammettere che leggendo le idee proposte, Koda, la prima cosa che mi è venuta in mente è “pastrugno mostruoso”. Naturalmente questo disfattismo è dovuto solo a un’eccessiva frequentazione di narrativa fantatrash. Un mondo dove la magia è molto diffusa deve giustamente tener conto dei risvolti sociali della magia stessa.
Devi tenere conto di un aspetto, però. La magia è soprannaturale. Un romanzo fantastico può essere totalmente scevro di elementi soprannaturali, e limitare la fantasia all’ambientazione inventata (più o meno esotica). Un mondo con una mappa e una storia diverse dalla nostra è fantastico a prescindere dall’esistenza di magia e/o tecnologia fantascientifica. La maggior parte della narrativa fantastica (non fantascientifica), però, ha una delle sue principali ragioni d’essere proprio nel confronto dell’uomo con il soprannaturale.
Un’”inflazione” della magia, che renda la magia una sorta di tecnologia alternativa, potrebbe essere interessantissima. Ma è difficile immaginare che un romanzo con questo tipo di ambientazione sia di genere high fantasy. Nell’high fantasy la magia è l’espressione simbolica di un conflitto tra istanze ideali, di solito bene e male.
Guerre Stellari è high fantasy (e non fantascienza). Warhammer 40k è sword and sorcery. Se il punto nodale del tuo romanzo è il rapporto dell’uomo con una tecnologia alternativa (ancorché soprannaturale), o l’espressione della natura umana nel confronto con condizioni ambientali e sociali diverse (magari adombrando una riflessione sul rapporto tra uomo e civiltà), allora probabilmente si tratterà di fantascienza.
Non è importante la definizione in sé. E’ importante che tu abbia ben chiaro cosa vuoi mettere in scena con la storia che racconti. Se ti piacciono le tematiche dell’high fantasy è difficile che un mondo con una tecnomagia elevata porti i risultati sperati. Non è impossibile, ma è difficile. Se invece il punto focale è altro (azione, sentimento, introspezione, sense of wonder, ecc.) una cornice del genere è molto più gestibile.
ops doppio post. No infatti, le cose che voglio evitare di più sono queste:
1 persoanggi finti
2 deus ex machina
3 stronzate da ArtistaConLaAMaiuscola
4 Quattro.
Insomma conto di metterci del tempo, tanto, probabilmente anni, tra studio dei manuali, prima stesura, ecc, però voglio fare qualcosa che mi soddisfi davvero. : )
Questo. Io voglio raccontara una storia fantastica, in un ambiente fantastico, ma senza lasciare da parte la profondità dei personaggi. Chiamalo mainstream-fantasy, chiamalo fantasy-literary (nel senso di scrivere BENE non di scrivere RETARDED ; ) ci siamo capiti), voglio soprattutto raccontare una bella storia su dei bei personaggi. Il resto è stato scelto perchè è un’ambientazione che mi piace, che mi sto creando nella mente da tanto. Ma sono pronto a modificarla dovesse rivelarsi stupida, o invasiva, nei confronti della storia stessa. In realtà gli “alti livelli” di potere non sono così comuni nel setting in sè, ma ho scelto di avere come personaggi principali esseri potenti. Mica il solito ragazzino random scelto dal destino. XD Eroi veri, uomini e donne Grandi, ma che possono diventare ancora più grandi.
Guarda, la frase di presentazione è questa, per ora, e spiega tutto: “Un eroe capisce che diventando leggenda il bene e il male non esistono più”. Tanto per avere un’idea della base, del tema.
I miei due cents…
1) Tapiro è stato chiaro. Se la storia parla di guerra, devi studiartela.
Per i manuali, prima dicci che tipo di società è. I romani e i mongoli combattevano in modi molto diversi. Per un aproccio abbastanza generale alla faccenda:
The art of the warrior. Leadership and strategy from the chinese military classics, a cura di Ralph D. Sawyer. Sono classici cinesi, ma certe cose non cambiano mai. Questo per gli eserciti.
Per i dueli, dipende molto dal tipo di armi dei tuoi. Se sono armi europee, ioconoco l’Ars Duellatorum e il Talhoffer, ma Zwei e altri guerrieri più esperti sapranno fornirti un’ampia bibliografia.
2) Un popolo tecnologicamente superiore tende a dominare quello più “arretrato”. Ciò può NON verificarsi per varie ragioni: il popolo in questione vive troppo fuori mano, la zona è trppo povera/vasta/sismica per poter essere controllabile o conveniente, il popolo tecnologicamente avanzato è troppo impegnato su altri fronti/fronti interni….
Insomma, se c’è un motivo, potrebbe funzionare.
3) cavalcare una catapulta mi pare un’idea suicida XD Insomma, se il drago è un animale magico, andrebbe bene. Però rendendo la magia troppo presente rischi di trovarti con un’ambientazione difficile da gestire.
Io non ho nulla contro l’hig fantasy in quanto tale. Anzi, suppongo che in teoria il genere potrebe piacermi, ergo incoraggio sempre chi vuole cimentarsi in un hig fantasy che non faccia cagare i deltaplani ^_^
Sei tu a costruire le regole della realtà che racconti, conta comunque di partire dalle nozioni base che nel mondo reale governano i rapporti di produzioni, le regole economiche, i fenomeni di aggregazione sociale e di formazione di gerarchie e istituzioni integrandole poi con gli elementi peculiari del differente contesto che hai creato.
Nel tuo caso, come ha correttamente notato Tapiroulant, l’esistenza della magia avrà un peso considerevole nella determinazione degli equilibri di potere e dello sviluoppo tecnologico (sia civile che bellico).
Tale contributo sarà tanto maggiore quanto più la magia sarà diffusa e capace di influire sul normale corso dei fenomeni fisici, per cui nel determinare le condizioni di sviluppo di una società sarà bene che tu tenga in considerazione il numero e le capacità dei maghi ivi presenti.
Nonchè rispondere all’annosa questione, già riportata in vari commenti che mi hanno preceduto, sul perchè i maghi non governino il mondo se sono tanto cazzuti XD.
Evita cose retard alla Fullmetal Alchemist in cui una pseudoscienza vecchia di secoli che permette, entro certi limiti, di modificare o riorganizzare la materia in modo enormemente più efficiente e meno dispendioso di qualunque altro procedimento tecnico noto viene ufficialmente impiegata a scopo militare solo in tempi recentissimi e pare non avere minimamente influito sullo sviluppo socio-economico della società di Amestris, che di fatto, tendenze autoritarie a parte, rappresenta la controparte fittizia di uno società liberale monoclasse a economia capitalista dell’europa del primo XX secolo, con (quasi) pari livello tecnologico.
Grazie a tutti per i commenti.
Infatti la sfida è creare un’ambientazione vasta, ma verosimile al 100%.
Ad alcune cose ho già pensato e ho risolto alcuni problemi. L’aspetto che dovrò approfondire sarà il combattimento corpo a corpo, e in parte le battaglie campali, che però saranno spesso modificate dalla magia in qualche modo. Ma è parte del divertimento in fondo.
@tenger è questo? Ancient Chinese Warfare
Ralph D. Sawyer
Puoi anche scrivere la scena e gettarcela in pasto in retard. Se sopravvive alla fossa dei leoni, puoi integrarla ^_^ Alla peggio, avrai provocato qualche derailing su qualche argomento tangente (tipo l’ot sulla medicina nel post dell’ascia danese).
L’ho finito poco fa, beh è stato un ot davvero interessante. Quando siamo arrivati alla pomata allo sterco però ho fatto un facepalm che mi sono ribaltato per terra. XD
Appena ho la scena pronta ve la lancio con una catapulta, dalla distanza di sicurezza che mi garantisce la schiena di un drago…Oh wait! XD
O sulle tette. Specie se c’è DagoRed di mezzo.
E’ un po’ la versione zweibloghiana della legge di Goldwin.
@Null: HAHAHAHAHA! In effetti è proprio così ora che mi ci fai pensare!
Tra l’altro mi è pure scappata una ‘l’ di troppo, volevo scrivere Godwin.
Sssst, fate finta di niente.
@Nurades:
Ehm, sei andato fuori tema.
Ciò di cui stai parlando è il modo in cui le culture umane hanno interpretato la magia in un mondo – il nostro – dove la magia non esiste. La magia come ermeneutica può essere un campo di studi interessanti, ma parte dal presupposto che il concetto di “magia” è una rappresentazione culturale e non una forza reale. La bambolina voodoo è una rappresentazione, ma all’atto pratico non serve a niente (tralasciando il potere di suggestione, che però non riguarda la pratica in sé ma solo l’investimento psicologico dei partecipanti).
Se la magia voodoo improvvisamente funzionasse, ciò la farebbe rientrare:
a) Nella magia tecnologica, nel caso in cui la magia voodoo agisse secondo rituali codificati e replicabili sperimentalmente;
b) Nella magia psichica, nel caso in cui le pratiche voodoo fossero un veicolo che permette alla sua magia interiore di accedere al mondo esterno.
Le tue letture magari saranno interessanti, ma ci portano fuori strada, visto che qui stiamo parlando di magia reale e non di rappresentazioni culturali.
Ah: Gamberetta non ha mai scritto un articolo sulla magia; la discussione era nata nei commenti di non ricordo quale articolo, tra me e qualche altro utente.
Sì e no (si ritorna alla “magia tecnologica” e alla famosa definizione di Clarke).
In ogni caso, la magia può anche essere sovrannaturale, basta che sia logica. Ossia, l’autore deve sapere esattamente come funziona, e deve convincere il lettore di averne il controllo e di non andare a caso.
Inoltre, una magia incomprensibile è accettabile soltanto nel caso di storie di orrore o prodigi cosmici alla Lovecraft. Ossia, storie in cui il protagonista è un essere inerme, più o meno normale, e la magia è qualcosa di talmente più in alto rispetto a lui da accecare per la sua incomprensibilità.
Più la magia si avvicina (concettualmente e praticamente) al protagonista, e in generale agli abitanti dell’ambientazione, più anche il lettore dev’essere messo in grado di afferrarne i principi: da orrore cosmico diventa strumento o sistema di regole.
Tecnicamente Guerre Stellari è sword&planet, ossia uno sword&sorcery con patina di astronavi e raggi laser. Certo, la quest di Skywalker ha molto del viaggio dell’eroe high fantasy, ma l’ambientazione nel suo complesso è più vicina all’atmosfera della sword&sorcery.
@Koda:
Che siano diverse, è normale.
Guarda al mondo in cui viviamo: quando mai c’è stata uniformità tra le nazioni? Mai.
L’unico discrimine è quello tecnologico: oltre un certo livello di sviluppo tecnologico ed espansione economica, le aree del mondo tendono a legarsi tra loro, gli scambi a diventare stabili, e quindi le società a omologarsi (il fenomeno che si chiama “globalizzazione”). Stai attento: una magia diffusa e molto potente potrebbe accelerare di molto questo processo, per cui anche senza avere i carri armati e lo space shuttle, il tuo mondo potrebbe trovarsi ad avere una Borsa mondiale o una catena di Magi-Starbucks da un capo all’altro del pianeta.
E confermo le cose dette da Null e Tenger.
Okay: farà cagare deltaplani. Dopo quella frase, è matematico.
E’ una cosa che si mangia?
Credo che una società monoclasse non si sia più vista sulla Terra dai tempi dei cacciatori-raccoglitori
Credo che anche all’epoca ci fossero differenze gerarchiche
Ehi non guardare me, lamentati coi manuali di dottrina dello stato e diritto pubblico che usano un’espressione tanto infelice per indicare una compagine sociale dove predomina la borghesia grazie a sistemi elettorali censitari XD
Vuoi anche le fonti?
Naa, non farà cagare i deltaplani. La frase in effetti non rende l’idea ed è bimbominkiosa. Ma se la osservi in profondità ti rendi conto che è di ampio respiro come argomento e non è il soltio ragazzino/elfetta che va in giro a salvara il mondo dall’Evil Lord n. 3489345.
Abbi Fede Tapiro! 
E poi converrai con me che trovare una frase di lancio fatta bene sia difficile, vero? ^________^
La frase di lancio migliore nella mia esperienza è quella che apre lo Heike monogatari:
tutto ciò che fiorisce, inevitabilmente decade.
(Gli Heike cadono da tanto alto che oggi hanno ancora male alle natiche…)
Oh ecco cosa volevo chiederti Tenger: mi indichi dei saggi sulla storia del Giappone? Di qualsiasi genere. E mi consigli di leggere l’Heike monogatari?
E poi: io a suo tempo, lessi Kamikaze e Samurai, di Leonardo Vittorio Arena. Li conosci? sono fatti bene?
Comunque come frase di lancio non intendevo la prima frase del romanzo. XD A scanso di equivoci. Era più un tentativo di slogan, per tenermi in mente il tema principale. Stupido io a postarla. : P
Koda, se posso permettermi, concordo con Tapiroulant che quella battuta faccia discretamente schifo al cazzo. Un po’ perchè ha l’esposizione ingenua di una frase a effetto da carta dei cioccolatini, un po’ perchè diffido istintivamente dei personaggi che come biglietto da visita si presentano blaterando di possedere una superiore consapevolezza etica.
Un personaggio serio trascende la morale imperante coi fatti, non esordendo con aforismi di dubbio gusto ^^
Show, dont’ tell! Mostra perchè diventando leggenda (qualunque cosa implichi) un eroe finisce col collocarsi ‘al di là del bene e del male’.
La frase iniziale è davvero infelice, ma davvero ç__ç
Non saprei manco da dove iniziare per commentarla.
AAAH leggete il commento! Non è la frase iniziale. Era più un mio promemoria, che ovviamente nessuno a parte me può capire appieno. Sono stato stupido a postarlo! Dimenticatelo, presto!
@Null:
LOL
Già il fatto che la borghesia “predomini” implica che predomini su qualcosa di diverso da sé stessa, quindi un’altra classe, quindi quei manuali sono ritardati per definizione
No no, mi fido XD
@Koda:
In effetti se la osservo in profondità è ancora peggio di prima, e in effetti mi dà esattamente l’impressione di un ragazzetto che s’imbarca in una quest per salvare il mondo^^’
Seriamente: una frase che contenga contemporaneamente le parole “eroe”, “leggenda”, “bene e male” sembra uscita da… da… okay, da praticamente qualsiasi cosa (film, cartoni animati, zainetti, figurine) abbia come target bambini tra gli 8 e i 13 anni e neanche troppo intelligenti.
Guarda, come frase di lancio sarebbe più efficace anche solo un semplice “BOOBZ INSIDE!!”
Heu… detto così è un po’ vago. Un libro molto ben fatto sulla storia del Giappone è Nouvelle Histoire du Japon di Souyri (non so se lo abbiano tradotto in inglese), o Histoire du Japon: des origine à nos jours di Hérail (idem).
Su gigapedia si trovano molti numeri Osprey su samurai, ninja, monaci guerrieri e quant’altro, straconsigliati anche quelli.
Poi dipende da quale periodo ti interessa. Io studio principalmente la fine dell’epoca di Heian, Kamakura e Muromachi (dall’XI al XIV secolo, per intendersi). Restringere il campo di ricerca, please
Lo Heike monogatari lo consiglio solo a gente appassionata di storie di guerra E di storia giapponese E con una qualche pratica di racconto epico (altrimenti rischi di abbandonarlo alla prima enumerazione di vassalli). Se decidessi di leggerlo, su gigapedia si trova in inglese. TUTTAVIA consiglio di leggere prima Hougen monogatari ed Heiji monogatari: sono i fatti antecedenti la guerra di Genpei e sono più brevi (quindi sno una buona palestra per capire se vale la pena cimentarsi nello Heike monogatari).
Arena l’ho sentito dire, ma non ho mai letto niente di suo. Non saprei se consigliarlo o meno. Di certo consiglio Sieffert, Berque, Hérail, Turnbull, Souyri.
Per la frase di lancio: quella frase percorre tutta l’opera. Tutto ciò che fiorisce brucia. Il lieto fine non è roba per samurai U_U
Il problema è che il bene ed il male sono concetti effimeri e mutevoli in base alla società (era qui che ne avevamo discusso o abbiamo ammorbato un altro topic?) quindi già il citarli in una frase la rende fuffosa.
Dopodichè ci si scontra con la figura dell’eroe. Cos’è per te l’eroe? Perchè detto così pare quello con la e maiuscola dei film. Quello bello, carismatico e pieno di gnocca che salva il mondos enza faticare. L’Aragorn dei poveri per intenderci. L’abuso dell’etimologia di eroe fa ancora più scadere la frase. Se vuoi un mondo verosimile, l’eroe non è che si fabbrica come d&d e non c’è la carriera ‘eroe’.
Infine arriviamo alla frase complessiva. C’è bisogno di diventare eroi leggendari per capire che ogni azione può portare qualcosa di positivo ma allo stesos tempo qualcosa di negativo? Lo sa anche il contadino. Fa riflettere una saccenza decisamente fuori luogo.
E già così sono sicuro di aver tralasciato qualcosa. Scusa l’analisi impietosa, ma certe cose le ho più a cuore di altre
Mi spargo cenere sul capo.
Il mio errore è di aver preteso troppo e di essere partito in quarta, aspettandomi che intuiste quello che c’è dietro. In quella frase ci sono decine di situazioni diverse, di scelte, di colpi di scena, di battaglie, di morti, di amore e di disperazione. E’ una frasetta a effetto infatti che però racchiude molte più cose a più livelli, ma solo per me infatti, era ovvio che buttata lì così sembrasse cacca. XD Ripeto, colpa mia. Amen. ^__^”
Ah grazie Tenger. Ora scappo a letto e domani provo a dare un’occhiata ai libri che mi hai detto. ; )
Ah e grazie anche a voi per tutti i commenti. Mi sono stati MOLTO utili. Notte!
Sono d’accordo, ma il senso del discorso/fonte dell’idiozia per l’uso di ‘monoclasse’ e ‘pluriclasse’ lo ricavi da questo passo di Massimo Severo Giannini:
Povero Koda XD sta cercando da cinque o sei post di spostare l’attenzione dalla sua frase di lancio^^
Mica mi demoralizzo. : ) Ho fatto una stupidata, è giusto che paghi. ^__^
La prima vittima di questo blog è sempre l’autostima XD.
(poi si auspica anche si impari qualcosa)
No l’autostima non direi, se qualcuno dice cose giuste viene lodato. Si tendono a stuprare il troppo orgoglio e la stupidità, che è cosa buona e giusta.
E chi vuole ha molto da imparare. Che so… la saggezza di Dago e Alberello per esempio…
x Tapiroulant
Non vedo come il mio commento possa essere fuori tema. Una riflessione sull’ermeneutica della magia è una cosa diversa da una tassonomia degli stili di magia nella narrativa fantastica, e credo possa essere altrettanto utile. Non sono reciprocamente escludenti
La lettura di De Martino o di qualsiasi testo di antropologia che si occupi di magia non porta fuori strada. Stai scherzando? La magia non è un costrutto culturale. Piuttosto, è l’espressione di un progetto genetico: la mente umana ha un’immensa capacità di manipolazione simbolica, quindi non deve stupire il fatto che sia portata istintivamente a cercare nessi associativi diretti tra simboli e fenomeni. In questo senso, il pensiero magico è piuttosto un tipo di capacità inferenziale e una modalità (intrinseca alla nostra natura) di relazionarsi con la ricerca di significati.
La magia entra nella narrativa sin dagli inizi, in quanto parte pervasiva della cultura umana. Già Gilgamesh aveva a che fare con fenomeni soprannaturali. Se vuoi usare la magia nella narrativa, oggi, la cosa è più complessa perché la nostra cultura nega (erroneamente) l’esistenza della magia, ma la nostra mente tende a usare il pensiero magico esattamente come ai tempi di Gilgamesh. E la magia nella narrativa ci piace.
Nel momento in cui si mette l’etichetta “magia” a qualcosa che non funzioni secondo le regole del pensiero magico (ovvero la relazione diretta di cui sopra), si crea un effetto diverso. Un effetto speciale che può essere bellissimo, ma che non è magia bensì effetto speciale. La magia, in questi termini, non stimola più il pensiero magico. Può essere affascinante – lo ripeto – ma dà una sensazione diversa.
Non vedo come conoscere ciò possa essere deleterio o inutile, per uno scrittore. Né questo tipo di approccio va a scontrarsi in qualche modo con un’analisi su livelli diversi come può essere la tassonomia da te proposta.
Comunque, considerare lo studio della magia con i mezzi dell’antropologia come estraneo alle necessità del narratore fantastico, in quanto l’antropologia considererebbe la magia come costrutto culturale che non funziona nella realtà, mi sembra sbagliato. Tra l’altro uno studio antropologico della magia può tener conto di un dato come “la magia nella realtà non funziona”, ma questo dato non è indispensabile; non è detto che una cornice di scienze umane debba essere positivista.
@Koda:
Relativamente. Dipende dalla profondità di descrizione che vuoi dare. Ora, al id là di descrizioni retard come “impugna il gladio in maniera sbalgiata”, io penso che basti una conoscenza anche solo di base. Insomma, se vuoi descrivere un combattimento ad asce andrai a cercarti video e testi di scherma medievale ad essa relativi, senza per forza dover studiare i testi sacri (che fa anche bene, ma se ci devi scriver eun romanzo, non ti passa più). devi arrivare a un compromesso fra accuratezza delle descrizioni e suspension of disbelief.
Assolutamente si. Una magocrazia è assolutamente concepibile in un mondo dove la magia sia comune. A patto che la cosa sia coerent,e ovvero che nesusno si stupisca se un mago accende la pipa con un dito o le strade sono illuminate magicamente, e a patto che la suddetta magocrazia sia sensata.
Mi ricorda un po’ civilization, dove stirnavi le galee di legno con i sottomarini atomici. E’ possibile, ma poco probabile. Una tecnologia superiore tenderebbe ad affermarsi, causa conquista o per necessità di difesa, anche laddove non isa particolarmente sviluppata. Questo a meno che non immagini un mondo dove magia e tecnologia sono contrastanti, cosicchè lo studio della magia inibisce le capacità tecnologiche, e viceversa, o qualcosa del genere. Io penso che una nazione con una superiorità tencologica non avrebbe difficoltà a espandersi in nazioni meno sviluppate da questo punto di vista. Diciamo che potrebbe starci ocme situazione iniziale. A livello sociale, non vedo grosse difficoltà, nel senso che la società is evolve con tempi e modi diversi.
Sei in un high fantasy. Finchè rimani coerente, e non tiri fuori bisturi laser, non mi sembra ci siano problemi.
No.
Solo maghi? Non hai infiltratori, fanteria leggera che tiene occupata parte delle difese, carne da cannone per proteggere i maghi, niente? La prima nazione che lgi viene in mente di usare qualcosa di più dei maghi, vince.
E’ un high fantasy.
Imperdibile brano fantatrash. Qua c’è del talento vero.
D’improvviso non mi faccio tanto schifo! Anzi direi che sono proprio pronto per essere pubblicato a 30€ da Fanucci!
AHAHAH, è lo stesso tipo di cui Hinor ha segnalato il blog in Retard (e mai scelta di bacheca fu più appropriata):
http://laterradiramadax.myblog.it/
ci ho dato un’occhiata: sintassi postmodernista, ortografia diversamente abile (cavaGlieri), un’ambientazione derivativa con le immancabili lingue ‘inventate’ (no, tanto per dire, il saluto elfico significa ‘una stella brilla sulla tua esistenza’,
)… mi sembra il classico ragazzino che ha letto due libri fantasy di qualche lustro fa e ha deciso di gettarsi nell’immaginifico mondo della letteratura… e lo dico senza offesa: io SPERO che sia un ragazzino, perchè l’alternativa è
Terra Nova
Sembra la sceneggiatura per la versione turkish movie di Fantasia. Ma questo tizio dove vive, sotto un sasso? Non ha mai fatto due passi nella rete per vedere che aria tira nei blog degli appassionati? E’ improponibile perfino per FM
Parla di foglie o di pigne? Anyway
Nurades, ti ringrazio per averci resi partecipi!
Però anche il video merita attenzione particolare:
E’ tutto così carrido!
Da notare le tag con cui lo ha contrassegnato, molto evocative!
Siete tremendi e kattivi.
La scelta linguistica, gli errori di ortografia, la banalità classica nella scelta della trama e dei personaggi mi fanno pensare a un ragazzo molto giovane. Anche i caratteri con cui è scritto il blog fanno “liceo” o poco più.
Un futuro Roccafiglio. Un libro pretenzioso, pomposo… siate buoni, è possibile che non sappia quello che fa!
Anzi, un ebook a 10 euro… ok, massacratelo!
Evabbè dai, manco fosse la Strazzu. E’ solo uno dei tanti bimbi nutellosi di cui pullula l’internetz. Circolare, non c’è niente da vedere!
No, mi correggo ha 25 anni e leggo che anche altrove gli fanno notare gli orrori ortografici imbarazzanti. A questo mancano le BASI!!!
Sigh, ci chiedevamo cosa potesse venire dopo Unika?
Tolkien.
Michael Ende
Terry Brooks
Ursula K. Le Guin
Se stesso per le metafore che lo contraddistinguono.
Il Corano
La Bibbia
…
Questa la sua formazione fantasy.
HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA.
http://laterradiramadax.myblog.it/archive/2012/02/12/vi-rivelo-un-segreto-del-mio-libro.html
http://laterradiramadax.myblog.it/archive/2012/02/10/un-p.html
I casi sono due:
1. King of Troll.
2. Ha un cromosoma in più.
I traduttori italiani di “brooks” sbagliavano maiuscole, plurali e verbi?
In tal caso: missione compiuta e unicorno premio vinto.
Costui è un carrido genio e il suo video trasuda l’unto del livello medio-basso del mondo dell’autopubblicazione che ci aspetta. Non quello basso. Non quello bassissimo. Su medio-alto avremo il Dr Jack dell’incantatrice. Su alto le opere dell’autore che non può essere nominato perché minaccia di denunciare chi lo farà (Tapiro ha recensito un suo libro pochi giorni fa).
E parecchio più su inizierà la decenza.
I livelli sono relativi, la decenza no.
“Internet è una merda, miliardi di pagine di spazzatura con poche cose decenti in mezzo.”
“Ok, estendiamo il meccanismo a saggistica e narrativa.”
“Yo, bro!”
Il mare di merda, tanta quanto mai se ne era sognata, è il prezzo da pagare per accedere alle RARE e IPOTETICHE opere decenti che però, non essendo settate per i gusti della Famiglia Pollo (perché se uno è BRAVO a scrivere difficilmente ragionerà come il signor Pollo), il Marketing avrebbe lasciato fuori dal mercato.
In realtà sappiamo già bene che sugli eReader finiremo a leggere vecchi Urania piratati, timorosi di un’irruzione della SWAT per Pirateria Libraria (classificata sotto Terrorismo Internazionale e la violazione di DRM implica script classificati come WMD dalla NSA che permettono quindi agli USA un intervento nucleare in risposta contro l’Utente Canaglia), e a cavarci gli occhi a ogni anteprima dell’opera di qualche nuovo autoeditore.
Poi ovviamente confido che i gusti di merda dei tanti pseudo-Pollo che tali non sanno di essere, permettano loro di godersi ben più opere di quelle strettamente classificabili come decenti a una analisi con cognizione di causa. L’ignoranza è l’unica salvezza. Come al solito.
Non che “carri di artigiani” sia molto meno comico di “carridi artigiani”, ma è il typo più epico che ho mai visto.
Stay carridi.
Stay foolish.
Voglio morire.
In realtà non è poi così difficile distinguere la merda totale dalla decenza.
Uno apre il link, vede lo sfondo blu, gli sbrilluccichini, le scritte in comic sans e chiude la scheda senza leggere una parola. O almeno, io ho fatto così. ^^”
Non si scherza col comic sans è.é
http://farm3.staticflickr.com/2702/4077219227_d909c0fe06_z.jpg?zz=1
XD Fra ieri sera e stamattina mi sono fatta una Qultura su questo ‘giovane scrittore fantasy’, invece di studiare pe il mio carrido esame di domani
Debbo dire che il nostro prode è incredibilmente spammoso, avendo pubblicizzato la sua opera in – a quanto ho contato io – una mezza dozzina di forum.
Il suo è di gran lunga il libro* più sgrammaticato di cui abbia mai letto qualcosa – insomma, siamo coetanei ed io non ho MAI scritto così in tutta la mia vita.
Ma io mi chiedo: a rigor di logica – la mia, almeno – decidere di sublimare il proprio slancio creativo in un’opera rientrante in una determinata categoria letteraria non dovrebbe presupporre l’apprezzamento, e quindi la conoscenza, delle caratteristiche fondanti di tale categoria?
Chiaramente no, perchè se questo ragazzo avesse letto più dei classici e scontatissimi fantasy da cui dice di aver preso ispirazione (e nemmeno quelli deve averli letto troppo attentamente! Tranne per i pezzi da copiaincollare nel suo romanzo) si dovrebbe rendere conto di quanto, banale, scontata e derivativa sia l’ambientazione, quanto superficiali siano i personaggi e quanto dilettanteschi la narrazione e l’intreccio – e sto ignorando la sintassi, grammatica e scorrevolezza del testo!
Come è possibile tutto questo!
É come guardare un mostro lovecraftiano!
É come essere al cospetto di Dogrhabaàl!
Mi sento sanguinare il cervello!!!
AAAAAH, SYSTEM OVERLOADING
Terra Nova
*Il termine è utilizzato solo in quanto questa… cosa sarà presto disponibile sul mercato. Leave true literature alone!
Muoio
Giuro, è la prima volta che vedo siffatti libri classificati come “fantasy”. Che poi, poteva pure sbattersi un po’ di più. Se si vuol pescare nella tradizione biblica per un fantasy, si legga il libro di Enoch che è strapieno di spunti.
Disgustorama
Li cita come riferimento per alcuni personaggi. Credo le intenda come letture colte rispetto alle altre. Certo che se ha questa percezione di sé e della letteratura fantasy o è molto ingenuo o è ignorante verso l’approccio alla letteratura di genere.
Non so che pensare. É talmente surreale nel suo modo di scrivere e presentarsi che dubito sia un personaggio inventato.
Se così non è ha bisogno della maestrina che gli corregga grammatica e ortografia.
Beccatevi questa recensione imparziale:
http://www.autoriemergenti.it/libri/le-cronache-della-spada-d_argento-165.html
Un commento dal web:
“Giovanni Lante secondo me è palesemente uno pseudonimo di G.L. Franceschi, ovvero il sedicente “addetto stampa della terradiramdax”. Son cose tristissime.”
GL è sempre sinonimo di qualità. xD
Però l’autore conosce bene l’inglese:
https://twitter.com/#!/mattiasorrenti/status/169337435212353537
Im interesting in this
Mah… Però mi ha intrattenuto oggi. Gli devo un paio di risate. ^_^
Oh mamma
dove stiamo andando a finire?
Direi che questo giovane talento ha scalato la classifica del trash e si è piazzato davanti
ai prati erbosia rocca.Idem.
Butto là una domanda a metà tra fantasy e storia.
Se volessi dare il nome ad uno stato/nazione, come dovrei procedere?
Escludendo gli esempi di nazioni, il cui nome etimologicamente è incerto, ho letto che in genere è più un qualcosa che viene ‘affibbiato’ da altri popoli e che muta nel tempo. nel mio caso si tratterebbe di una nazione che si è separata da un’altra, quindi probabilmente sono stati loro a scegliere un nome da dare alla nazione. Cosa mi consigliate per evitare il solito nome fantasy buttato a cazzo?
Dipende dal tipo di società di cui parli. Se, per esempio, hai una società altomedievale tipo i Franchi, costoro non avevano il concetto nostro di “nazione”, ergo sono stati i vicini a definire il territorio in cui vivevano la “terra dei Franchi” (terra abitata da quelli che si autodefiniscono “fanchi”, ovvero “uomini liberi”, a differenza degli schiavi). Difatti spesso il nome di un paese deriva dal nome del popolo o dell’etnia che abita il territorio, nome che deriva a sua volta (in molti casi) semplicemente dalla parola che costoro usano per dire “persona” (nelle società antiche, spessissimo si fa la differenza tra “noi=uomini” e “tutto il resto del mondo=scimmie, barbari”).
Se la tua società è più “moderna”, il nome potrebbe derivare altre cose: il nome della capitale, magari, o un nome scelto per un principio particolare (tipo la Liberia), o semplicemente il nome geografico.
ma questo Mattia Sorrenti è semplicemente meraviglioso! Mi ha aperto gli occhi su un nuovo, carrido mondo di cui ero compleamente all’o, scuro!
e guardate che, hascritto qui http://www.labarriera.net/forum/index.php?showtopic=10872
ZWEI ZWEI!!! REGALO PER TE!!! <3 <3 <3
No dai, è un troll master, non può essere reale questa persona: non ci credo.
La mia lamellare NON è pesante
Ma E’ d’acciaio
Non capisco. Due lame insieme fanno un bastone? E a che serve mettere a nudo “le (virgola) menzogne”?
Mi ricorda qualcosa… Chi ha detto Tolkien?
Comunque è una figata il pugnale-torcia. Ricorda il coltellaccio multiuso che avevo regalato al mio migliore amico ^_^
Fratello negro del Mithrill?
A casa mia si chiamano meteoriti.
Questa sfilata burlesca era affascinante! Una specie di freakshow dell’arma ^_^ Meno male che è rimasto fedele all’epoca storica (che poi restare fedele “al medioevo” è una frase che non ha senso
). Sarei quasi tentata di lsciargli un commento, ma ho paura che la virgolite spastica che affligge l’autore sia, contagiosa.
Peccato sia già finito
…
AUGH! *si cosparge di acqua ossigenata*
X°D Muoio
Quel blog sarà da oggi il mio antidepressivo.
@ Tenger
Il tipo cancella sistematicamente tutti i commenti men che neutri, stamattina ne avevo visto uno sul blog e stasera è sparito.
Comunque una guerresca pulzella come te so per certo apprezzerà sconfinatamente l’approfondimento psicologico infuso nella creazione di uno suo personaggio-guerriero, here:
http://laterradiramadax.myblog.it/archive/2012/02/05/ascia-nera-il-grande.html
Terra Nova
Sì, ma a piccolissime dosi! XD
Io suo tizio coi cavalli che muscolano al sole imbizzarrito (o erano i muscoli che imbizzarrivano i cavalli al sole?) è tsundere! kawaii, ne? ^_^
No
Io a questo gioco al massacro NON-CI-STO!!
Sei un sentimentalista, Dago.
No, cioè, capisco sparare sulla croce rossa…ma perchè mandargli contro gli spetsnaz??
Alla faccia dell’anti-depressivo. Stà roba spinge al suicidio. La grande guerra con l’Oscuro. I muscoli che scalpitano. Cavagliere. T_T Basta, non riesco manco ad andare avanti. Spostatevi in bacheca retard x°D
Muscoli a forma di cavallo che nitriscono: questo sì che sarebbe interessante da vedere!
http://it.wikipedia.org/wiki/High_fantasy
L’high fantasy non è pieno zeppo di magie, è fatto in modo da sembrare realistico e la magia non è di facile accesso
I nomadi maschilisti sui carrozzoni dipinti, le statue-sfingi a guardia del dungeon, la spada che rivela le menzogne. Una bambolina a chi nota qualche somiglianza con una classica saga fantasy.
@ fademaster
É sempre la stessa storia, il fantasy è guardato con sufficienza dalla maggior parte della gente. L’altroieri si parlava in facoltà di Martin, e un mio collega a digiuno di fantasy ha esposto la sua tecnicissima opinione: “Eh, il fantasy, prendi due orchi qua, un elfo là, il mondo fantasy generico come ne esistono a milioni e hai fatto un altro libro fantasy.”
La gente tende a confondere il fantasy di serie Z con il fantasy tout court.
@ Nurades
La spada non è presa di peso da Shannara di Brooks? XD Perchè, sono elementi di quale nuovo fantasmagorico libro?
Oh, e voglio la bambolina. si Zwei. Ignudo e guizzante.
Terra Nova
Quella pagina di Wikipedia è peggio di un calcio nelle palle. Paolini e La Troisi messi allo stesso livello di Tolkien e Lewis.
*Facepalm*
Capisco che le ‘divisioni’ servono per discutere delle cose in modo specialistico, però…che palle! In stà settimana avrò sentito una decina di raggruppamenti del fantasy diversi. Se ha la magia si chiama in un modo, se ha la mitologia in un altro, se ha i barbari ancora in un altro e così via. Senza contare che, come al solito, più definizione di genere dai più la linea che li divide si assottiglia. Ed ecco che un libro è considerato sword e qualcosa da uno, high fantasy da un altro.
Detto questo, la definizione di wikipedia è imbarazzante.
“È caratterizzato dalla lotta tra il bene ed il male, descritti in modo molto chiaro e netto in un mondo immaginario.”
Praticamente un sottogenere che racchiude tutta la merda? Ormai la roba bene-male appartiene solo al fantasy mongolo ed alle opere vecchie tipo il signore degli anelli. Il fantasy decente invece come si chiama, “Good Fantasy”?
Spada rivela-menzogne: La spada di Shannara
Statue-sfingi a guardia del dungeon: La spada di Shannara
Nomadi maschilisti nei carrozzoni dipinti (aka Rover): Le pietre magiche di Shannara
Ho appena finito (con una certa fatica) Perdido Street Station.
Devo dirmi molto delusa. L’ambientazione è fantasiosa e la storia mi sarebbe anche piaciuta, ma l’autore mi ha bombardata a raffica con infodump devastanti, scene intere che non avevano NESSUN interesse (sul serio, perché dovrebbe interessarmi la partenza di Penge? E’ un personaggio apparso e sparito, non so niente di lei, non me ne frega una ceppa di niente, e per di più questa bella digressione capita in pieno climax!), e infine ha coronato il tutto con il finale più random della Storia >_<
Fosse stato l'ennesimo libraccio demmerda, pazienza, ma con quell'ambientazione e quelle trovate il buon Mièville ha davvero mandato in mona una bella occasione.
I'm utterly disappointed.
@ Tengy: complimenti per la perseveranza
Come scrivevo da Tapiro, Pedrito Shit Station l’ho mollato mooolto prima del finale.
Concordo in pieno sull’infodump (PESANTE), e personalmente non mi ha entusiasmato l’ambietnazione. Ok, non è il “solito mondo fantasy n. 3,145″, ok, ma… Boh? Personalmente mi è sembrata un botto di roba ammucchiata li, e soprattutto fine a se stessa (e soprattutto senza troppo significato sull’economia della trama= l’equivalente weird dei paolinismi di earagoniana memoria).
Comunque, ho deciso che proverò a rileggerlo. Visto che alla Sho è piaciuto, magari premierà lo sforzo postando un’altra foto d
elle bocceehm… della sua prosperosa anatomia frontale.Un Paolini del weird? God have mercy of us!
Che bei tempi quando gli unici Paolini famosi erano il rompiscatole di TG4, il gommista di L’Aquila e il pazzo impiegato alla dogana di Ancona che si recava ai caselli senza l’omino con sole banconote da 500€ in modo di non poter pagare (il casello automatico non accetta un taglio simile).
Questo, temo, è l’effetto nefasto di un’implementazione acritica dei “manuali di scrittura” alla lettura.
In questo post ci sono spoiler sul libro.
Perdido Street Station non è un romanzo fantasy. Non lo è nei termini in cui si parla di fantasy sui blog. Una delle prime “regole” sul fantasy pare essere l’appartenenza del genere intero alla cosiddetta narrativa di genere, con il corollario della scrittura trasparente. China Mieville non ha una prosa trasparente. E’ molto più vicino alla literary fiction.
Forse Mieville non ha letto i manuali che ogni frequentatore di blog cita? Li ha letti. Basta leggere i suoi interventi nei forum in rete per rendersene conto. Inoltre non solo ha una conoscenza perfetta delle regole della scrittura, ma è anche un virtuoso della prosa e uno scrittore pieno di talento. Ce ne si rende conto sin dai primi due capitoli. Il capitolo di Yagharek in prima persona non ha nulla di trasparente; proprio questo narratore ci darà nel corso del libro la riflessione principale dell’opera, sul tema dell’identità e della spersonalizzazione. Yagharek non è umano e non ragiona da umano. I suoi pensieri in prima persona sono fieri e lirici come il suo popolo. In questo caso ci troviamo di fronte a un dilemma: manteniamo la scrittura “trasparente”, facendo ragionare chiunque come un essere umano, o la rendiamo risaltante? La risposta ovviamente è la seconda. Questo non manda a farsi benedire la questione della scrittura trasparente tout court, ma semplicemente ci deve far riflettere sul fatto che le regole non sono schemi rigidi ma strumenti al servizio della scrittura.
Il secondo capitolo ci mostra Isaac alle prese con la sua fidanzata. Che scopriamo piano piano essere una donna rossa e scannata con uno scarabeo al posto della testa. Il capitolo finisce con una scena di sesso. Quel brano è torrido e sensuale. Non so quanti scrittori siano in grado di rendere eccitante la teratofilia. Azzardo: uno su mille. Probabilmente sono troppo generoso.
Insomma, China Mieville sa scrivere. Su questo non ci piove. E’ anzi un vero virtuoso della parola. Se trasgredisce alle regole, è perché quelle regole gli vanno strette. Purtroppo ci si improvvisa critici troppo in fretta: gli appassionati di blog scoprono i manuali di scrittura, si confrontano con le opere delle mezzeseghe, prendono gusto per la critica fine a se stessa, e alla fine diventano incapaci di leggere. Quando gli impressionisti sconvolsero il mondo della pittura, quando Debussy trasgredì le regole dell’armonia, molti critici si scandalizzarono e decretarono l’incapacità di questi artisti. Quei critici erano miopi. A volte anche noi siamo miopi.
Infodump? Mettere informazioni sul mondo di fantasia non è infodump. Nemmeno inserire informazioni con canali condannati dal bravo scrittore, come ad il narratore onnisciente che racconta, è infodump. L’infodump al limite è inserire informazioni inutili, che spezzano il ritmo narrativo e nulla aggiungono all’opera.
Non ci sono informazioni inutili, in Perdido Street Station. Solo quelle che servono a dipingere l’affresco complessivo. Non è un libro a base di signori del male e spade perdute, è un’allegoria della società moderna. Non sono sufficienti due informazioni, né si può contare sulla conoscenza generale del lettore, visto che si tratta di un mondo di fantasia. Per cogliere il senso generale dell’opera le informazioni inserite sono necessarie. E sono tante. Un autore più ingenuo, prono alle regole del bravo scrittore come se fossero incise nel granito d un’entità superiore, avrebbe forse cercato di inserirle diversamente, attenendosi con rigore a focalizzazioni interiori e simili stratagemmi. Magari facendo lievitare il libro ben oltre le sue mille pagine e forzando la trama e le situazioni. Per fortuna Mieville non è caduto in questa trappola, lasciando al libro la sua scorrevolezza.
Perdido Street Station non è narrativa di genere, e mostra chiaramente come sia limitato l’orizzonte in cui un libro, qualora si azzardi a parlare di un mondo di fantasia, deve costringersi nelle pastoie di una manciata di regole scritte per la narrativa di genere stessa. Il fantasy può essere narrativa di genere (nel senso inteso sui blog), ma non deve esserlo per forza. Isaac e Derkhan sono eroi silenti e falliti che ricevono come premio per la loro impresa la fuga, l’anonimato e la disperazione. I “malvagi” restano saldi al loro posto, temuti e adulati dalla massa amorfa e menefreghista. Yagharek si trova di fronte alla scelta di essere per sempre un disadattato e un emarginato o piuttosto rinunciare alla propria diversità per conformarsi alla massa. Lin non ha diritto a un finale tragico e romantico da eroina, le è negata anche una morte pulita; la sua fine è quella di una disabile che provoca rifiuto e orrore anche in chi più la ama, e soprattutto in se stessa.
Mieville ha scritto Perdido Street Station per dichiarare le sue idee. Il senso di alienazione e la spersonalizzazione delle grandi città; la mancanza di una ricompensa trascendente per chi si arroga il ruolo di “giusto”; la miseria delle masse incapaci di riconoscere i meritevoli, fabbricandosi le proprie pastoie ed eleggendo a nobiltà i più spregiudicati. Io non condivido queste idee da intellighenzia progressista, ma so apprezzare la forma anche qualora veicoli idee che non condivido.
Perdido Street Station non ha un finale random. Ha un finale significativo ed espressivo. Anche se va fuori dai canoni. Anche se trasgredisce volontariamente i canoni. La scelta della fine di Lin, per esempio, è stata spiegata precisamente da China Mieville. Non voleva svilire il personaggio con un lieto fine forzato o con una morte lirica. La sua fine è assolutamente perfetta nell’economia del libro, che non è Romeo e Giulietta né La bella addormentata nel bosco. La fine di Yagharek racchiude il senso profondo del libro. Io non capisco come sia possibile non coglierlo. E mi interrogo su cosa significhi quel “random”. Significa che ci si è approcciati al libro con delle idee preconcette su cosa debba essere un “libro fantasy” o un “romanzo steamfantasy”. Significa che si è trasformata la tecnica di scrittura in una serie di ipse dixit fini a se stessi.
La tecnica di scrittura, come ogni tecnica artistica, è qualcosa che va compreso e padroneggiato. Non è il fine ma lo strumento. Perdido Street Station non è un capolavoro immortale, ma è un grande libro. Provate ad andare oltre la superficie. Perché, al contrario di ciò che afferma la vulgata che pare affermarsi tra gli utenti di vari blog, il fantasy non è solo superficie e fuga estetica nei reami luccicanti della magia.
Nurades, che tu sia maledetto. Mi hai quasi -dico quasi- fatto venire voglia di sfogliarlo. E non posso permettermelo perché ho una coda di quasi 50 libri.
Nurades, io sono uno di quelli a cui perdido Street station è piaciuto molto, quasi moltissimo. E se leggi quello che ne avevo scritto tanto tempo fa, capirai il mio entusiasmo.
Ma ritengo in ogni caso che tu nel tuo intervento precedente hai un poco esagerato. Mieville è sì un “virtuoso della prosa”, ma ne è forse troppo entusiasta, e tende ad esagerare nel suo uso. Tu hai dovuto fare delle vere e proprie arrampicate sugli specchi dal punto di vista critico per giustificare quelli che invece sono molto più banalmente dei difetti di scrittura di Mieville. Perchè se io lettore devo far fatica ad immedisimarmi nella storia, a riconoscere i personaggi, a capire il quadro generale, non è per l’alta capacità artistica dell’autore, che persegue i massimi livelli dell’arte che io non sono in grado di cogliere immediatamente e ho bisogno di un critico che mi spieghi cosa l’artista voleva dire… No. E’ più banalmente perchè l’autore non è stato capace di trovare un modo di descrivere la vicenda che mi aiutasse a capirla meglio e più facilmente.
I difetti di scrittura di Mieville sono stati evidenziati da molti, e sono evidenti a tutti. Inoltre il romanzo non è un nuovo paradigma della letteratura, ma è molto banalmente un romanzo di genere, con in più una apertura a temi sociali, ben inseriti nella descrizione generale, che però ne paga in buona parte il pegno, ma non è certo l’unico nella storia del fantasy a proporre questa commistione. Questo aspetto verrà ancor più evidenziato ne Il Treno degli Dei, dove l’aspetto politico diventa quasi preponderante su quello di raccontare una storia.
Per farla breve, Perdido Street Station è secondo me un ottimo romanzo fantasy, scritto in un modo molto personale che ha molti difetti ma anche molti pregi, tra cui quello di farmi “annusare” la puzza di New Crobuson come se ci stessi vivendo dentro, ma per ottenere questo appesantisce a volte troppo le descrizioni. La somma algebrica di pregi e difetti è per me altamente positiva, ma non cerco di trasformare i difetti in pregi su altre dimensioni di ragionamento…
E’ vero. Questo è un difetto comune a molti virtuosi – nella letteratura e nelle altre forme d’arte. Perdido Street Station ho provato a leggerlo in inglese e, per quanto riguarda i capitoli di Yagharek, non ci ho capito nulla. Per fortuna lo hanno tradotto. Ma, al di là dei miei limiti con la lingua inglese, condivido appieno l’opinione che Mieville esageri. Più di una volta ho dovuto rileggere una o più frasi, e questo non dovrebbe accadere.
Comunque non voglio affermare che Perdido Street Station rappresenti un nuovo paradigma di scrittura. E’ la definizione “narrativa di genere” ad essere troppo restrittiva, perlomeno nel modo in cui si usa l’espressione all’interno delle discussioni da blog. La forma, come dicevo sopra, è uno strumento, e uno strumento deve essere flessibile. Non conoscere la tecnica e commettere quindi degli errori è una cosa molto differente da conoscere la tecnica e trasgredirla qualora le regole siano inadatte all’effetto che cerchiamo di creare. Secondo me c’è troppa rigidità nelle nostre discussioni da forum, e si finisce per gettare via il bambino insieme all’acqua sporca. Ci va consapevolezza, non rigidità. Bisogna discernere. China Mieville se ne sbatte della narrativa di genere. Il fuoco del romanzo non è mostrare quanto sia fantasiosa la sua creazione. Il fantasy stesso va molto al di là di questo. Oltre a tanti libri godibilissimi come romanzi di genere, ci sono fior di opere con un significato più profondo. Tolkien. Donaldson, che pure ha una prosa davvero scarsa. Nella fantascienza poi i significati sotto la superficie sono quasi la norma. Io Robot è un trattato di logica formale travestito da romanzo. Heinleinn, Gibson, Sterling… C’è un mondo intero, oltre al semplice intrattenimento narrativo. I temi principali di Perdido Street Station sarebbero potuti vivere senza problemi in un romanzo non fantastico, però Mieville ne ha fatto un romanzo fantasy. E’ nato prima l’uovo o la gallina? E’ un romanzo fantasy con tematiche sociali o è un romanzo politico con ambientazione fantastica? La questione è che la domanda non ha nessuna importanza. Ciò che ha importanza è che il fantasy non è solo intrattenimento di fantasia e superficie.
China Mieville talvolta esagera, come dicevamo sopra. Mi ricorda in un certo modo Irvine Welsh, pur senza eguagliarne la padronanza tecnica e l’inventiva. Ma leggere di “finali a random” o “Perdido Shit Station” no. Non è ammissibile.
@Nurades
Guarda, io non sono una purista dello stile trasparente, né quando leggo un libro lo disseziono per vedere se collide o meno con le regole dei manuali: io bado al piacere che provo nel leggere un dato libro (e solo in secondo luogo analizzo il perché mi sia piaciuto o meno). Perdido Street Station mi SAREBBE piaciuto, ma è pieno zeppo di roba di cui non mi frega una ceppa di niente. E non sto parlando dei capitoli su Yag o dello stile di scrittura (l’ho letto in inglese e non l’ho trovato piuttosto semplice, a differenza di altri autori anglofoni), sto parlando delle innumerevoli dissertazioni su quartieri, scene e discussioni assolutamente superflue, deus ex-machina e finale a muzzo.
Cacchio, ci si affoga! Senza tirare in ballo l’inizio, con una quaresima dedicata alla discesa del cestino dela spesa verso il mercato, ogni volta che un personaggio va da qualche parte si attiva la parentesi storico-sociale. A me non dispiace curiosare nel mondo immaginario di qualcuno, ma questo libro mi ha dato del filo da torcere. Oserei dire che la metà dele pagine non hanno nessuna relazione sulla storia, ma sono un documentario della città. Troppe, damn it!
Fino alla fine, dove si rivelano essere due benpensanti egoisti.
Il garuda è onesto con te (lo dice da subito che ha commesso un crimine grave), combatte con te, rischia qualcosa di molto peggiore della morte per aiutare te, combatte un mostro allucinante per salvare quell’imbecille della tua fidanzata (che non merita di essere salvata, in quanto idiota) e? E siccome un garuda che tu non conosci piomba lì per caso (tra l’altro, come ha fatto a trovarli? Tutti i peggio sicari della città li stanno cercando, e lei, che non conosce nemmeno il posto, arriva e li becca? Guarda un po’ te che fortuna ^_^) e ti dice che è un criminale (bella scoperta, lo sapevi già), e te decidi di piantarlo in asso perché i Kattyvy non meritano aiuto. Bel ragionamento, ol’chap ^_^ (ma su questo punto ritorno dopo)
E io specifico ^_^
Yag e Isaac ne hanno passate insieme di tutti i colori, per salvare la città hanno dovuto fare cose (specie Isaac) amorali, ecc. Poi si danno alla macchia, cambiano sempre nascondiglio perché hanno la Stasi e la Mafia alle calcagna (entrambi con una presenza tentacolare e pressoché ineluttabile, ma solo quando fa comodo al Mièville).
Un garuda forestiero, che non conosce il posto e che a stento parla la loro lingua (Isaac fa fatica a capirla) sbarca, li trova (senza peraltro attirare l’attenzione di nessuno), dice a Isaac che Yag è uno stupratore e se ne va. Maccheccazzo di intervento è? Da dove piove quel garuda? Come ha fatto a trovarli senza che le sue ricerche dessero nell’occhio? E perché Isaac dovebbe credergli?
Peraltro Isaac ha allevato senza nessuna precauzione una bestia potenzialmente pericolosa (lo sospetta lui stesso, ma invece che come scienziato si comporta come un ragazzino) e provocato la dipartita di innumerevoli persone, ma si sente in posizione di giudicare chi è stato punito per il crimine che ha commesso.
Non dico che Yag meritasse un finale diverso, dico che come è raccontato è irritante e ipocrita, e soprattutto è random.
E lasciamo stare i personaggi inutili e i deus ex-machina (il criminale ammazzasette pericolosissimo che viene nominato all’inizio e che alla fine si manifesta per salvare il culo dei nostri eroi, per esempio).
Sul fatto che non sia narrativa di genere ma che abbia un MESSAGGIO: mi spiace, ma dopo che mi ha smartellato le meningi con duecento pagine di dissertazioni superflue sui vari quartieri, gli scavi dello schletro gigante, il circo dei freaks (se non ci fosse stato quel capitolo, non sarebbe cambiato NULLA), il siparietto sui tre mercenari tragici (che ho appena intravisto venti pagine fa, per cui non ho nessuna empatia e di cui non me ne importa un tubo), dopo tutto questo il MESSAGGIO mi risulta ancora più antipatico e scontato.
Non ho nulla contro la narrativa con messaggio, ma Mièville è un logorroico. Se il romanzo fosse stato di diecento pagine più corto, sarebbe stato un eccelelnte romanzo.
Ho una domanda.
Diverso tempo fa mi trovai a litigare con un’amica che amava i libri. Non sapeva nulla di narrativa di genere, né che per scrivere narrativa si dovesse studiare per anni, e che la narrativa avesse come scopo primo l’immergere il lettore nella storia. Insomma, non sapeva nulla. Era, ed è, una classica lettrice qualsiasi. Ecco.
Mi trovai a litigare con lei perché quando cercai di spiegarle perché quel libro che stava leggendo (non ricordo quale) non era scritto molto bene – anche se a lei piaceva molto – venne fuori, alla fine, la questione: “Ma i libri non hanno come scopo solo l’immergere il lettore! I libri vogliono insegnarti qualcosa! I libri possono farti riflettere!”
Io ho cercato di dirle che il più grande potere della narrativa è proprio quello di farti riflettere grazie alla drammatizzazione della storia, ma non ne siamo venuti a capo.
Ora però leggo questo, di Nurades:
Io sono un ignorante, e come tale potrei dire adesso di essere d’accordo con lui solo perché non so qualcosa.
La domanda è: se esiste una tipologia di “letteratura fantastica” che si distacca dalla narrativa di genere (perché perde come scopo principale quello di far immergere il lettore nella storia), come può un lettore capire se quel determinato fantasy appartiene o no alla narrativa di genere?
In un mondo in cui tutto ciò è ben noto, avremmo quindi librerie (o siti di ebook) con aree per la narrativa fantastica e altre per la “letteratura fantastica”?
Uso letteratura e narrativa per distinguere.
Perché il problema è: E se io, lettore di narrativa fantastica, vado nella sezione fantasy del sito/libreria per comprarmi un buon libro e torno a casa con, invece, letteratura fantastica di cui non m’importa nulla?
Poi il libro potrebbe anche piacermi, certo, però non sarebbe quello che avevo chiesto.
Se la questione gira tutto attorno a “le regole vanno utilizzate” (e sono d’accordo, ovvio che sono strumenti, non gabbie in cui dover stare perché sì), il punto è: come distinguere?
Se Perdido non è piaciuto a molti amanti della narrativa, forse c’è una ragione. Forse rientra nella “letteratura fantastica” e ha deluso chi invece cercava un libro in cui immergersi.
Le mie sono solo riflessioni, potrei anche aver detto solo un mucchio di stupidate
@Cercavoce
IMHO, un romanzo deve “assorbirmi” nella storia. Se voglio leggere semplicemente le opinioni (magari interessanti) del’autore, leggo un pmaphlet, un saggio, un articolo ecc.
Non ho bisogno che me lo metta sotto forma di storiellina per capirlo. Se lo fa, allora che per lo meno la sua sia una storia interessante e fatta in modo che io possa entrarci dentro (quindi che possa “vivere” il suo punto di vista e non semplicemente leggerlo).
Quando lessi le catacombe del Mizraim di Ende (storia breve), il messaggio mi arrivo chiaro e netto come un pugno nello stomaco. Ende è efficace. Mièville no.
Secondo me, un libro con MESSAGGIO a sfondo fantasy DEVE essere un libro interessante/godibile/avvicnente ecc. come un qualsiasi libro di letteratura di genere, con IN PIU’ il messaggio. Un lettore distratto leggera semplicemente la storia magari, ma qualcosa gli resterà comunque.
Sottolineo solo una cosa: l’infodump non è solo inserire informazioni inutili, è per definizione scaricare (dump) informazioni (info) sul lettore in modi estranei alla storia.
Il “Come sai, Bob” è infodump (se lo sa, perché glielo dice?), cosí come informazioni buttate in maniera totalmente assurda. Esempi a caso:
• In L Changes the WorLd, c’è il direttore di un centro di studio dei virus che dice alla sua assistente che prenderà il virus e lo conserverà a basse temperature, per poi portarlo dietro due porte blindate. È l’assistente del direttore, non c’è motivo per cui non dovesse già sapere quelle cose (informazione inutile – non ha nessun peso nella storia – e data in maniera ridicola).
• Un fumetto Marvel sui Vendicatori: uno dei personaggi pensa a tutti quelli che credono che lei abbia non ricordo quale malattia, inserendo immediatamente dopo la spiegazione di cos’è (del tipo: “Ma io non ho l’AIDS, quella malattia che inibisce il sistea immunitario…”): informazione utile (spiega al lettore cos’è), ma inserita in maniera ridicola (se so cos’è una malattia e penso di non averla, non penso anche alla spiegazione di cos’è).
• Kingdom: il portabandiera, prima di dire a un battaglione di mettersi in riga, urla com’è composto (“10 colonne di wu [unità di cinque uomini] formano uno shu! Due shu sono un bai!” e avanti cosí). Informazione utile (spiega al lettore la struttura dell’esercito), inserita in modo ridicolo; immaginatevi la scena: battaglia in corso, sono in inferiorità numerica, l’armata cui dovrebbero portare rinforzo sta venendo massacrata, e prima di far mettere in riga i rinforzi e mandarli all’attacco… mi pare il momento giusto per urlare all’esercito com’è formato un battaglione.
Se l’informazione è utile, si può inserire nella storia in maniera naturale; prendo l’ultimo esempio quello di Kingdom: il protagonista è un novellino; si sarebbe potuta mettere prima una scena con un veterano che gli spiegava quelle cose.
Sottolineo che le critiche che porto qui sono quelle che ho pensato nel momento in cui ho letto quelle scene, perché nel leggerle mi hanno portato fuori dalla storia.
@Mauro
L’ultimo che hai citato di chi è?
Anche alla dolce Tengi piace Ende?
A lot
E allora incontriamoci a Notre Dame e lovviamoci intensamente sulla più alta torre campanaria, prima che si portino via le campane e le vendano su ebay
Non sapevo che Dago fosse imparentato col Gobbo. C’è anche qualcuno che fa la parte di Frollo?
D’accordissimo, ma forse c’è gente a cui piace, invece, leggere libri come Perdido proprio perché sono scritti in quel modo.
Non so per quale ragione, però potrebbero esserci
Tu volendo puoi fare il gargouilles
x Tenger
Apprezzare o meno i personaggi di Isaac e Derkhan non c’entra nulla con la qualità del romanzo. A me può stare sul cazzo mr. Kurtz oppure Juliet, ma questo non rende Heart of Darkness e Romeo and Juliet delle opere brutte e malfatte.
Chiarito ciò, riconosco che la garuda che trova i latitanti alla fine del romanzo è un buco logico non indifferente. Questo è tutto. Il resto delle tue critiche non riguardano la qualità del libro ma i tuoi gusti personali.
- il brano del cestino. Un bellissimo brano che precede l’introduzione del PdV di Isaac usando una closure da aspetto ad aspetto. Quando poi entra il PdV di Isaac, resta fino alla fine del capitolo. Questa è una gestione perfetta ed efficacissima della narrazione.
- Isaac e Derkhan benpensanti. Mi dispiace che tu non apprezzi il fatto che i nostri eroi non siano cavalieri senza macchia ma uomini, con le loro miserie e meschinità. Io invece lo apprezzo. Preferisco personaggi realistici a personaggi iconici.
- infodump. O meglio informazioni. La vulgata corrente vorrebbe che le informazioni fossero ridotte all’osso e sempre inserite con acrobazie narrative volte a giustificarle entro un PdV su persona. Il primo punto non lo condivido: le informazioni di PSS sono a volte eccessive, ma si tratta di una sfumatura, non di un sovraccarico assurdo. Il secondo lo condivido, ma anche in questo caso bisogna capire come ciò influenza la narrazione. Può essere una cosa devastante o meno. In PSS non lo è. In Locke Lamora non lo è. PSS non è un libro merdoso pieno di difetti, è un libro ottimo con alcuni difetti.
- deus ex machina. Altro artificio narrativo demonizzato in modo ingiustificato. La garuda non ha nulla a che vedere con un deus ex machina, al limite rappresenta un buco logico come sopra esposto. Più strano è l’inserimento di Jack Settebestemmie o come si chiama. Inutile e brutto, se lo poteva risparmiare. Anzi, se lo doveva risparmiare. Un altro difetto, che comunque è del tutto secondario, in quanto risolve un aspetto secondario della trama e non l’essenza (i soldati potevano essere tenuti a bada modificando appena il brano, senza bisogno di Jack).
- Pengefichness. Tu non hai nessuna empatia per i tre avventurieri di D&D, io invece sì. Mi è piaciuto molto come Mieville sia riuscito a inserire e a far uscire di scena in una manciata di pagine tre personaggi così interessanti, e la loro storia mi ha colpito moltissimo. Parlando di gusti personali, poi, io apprezzo quando un autore riesce a mostrarci che esiste un mondo che va oltre i due o tre protagonisti della vicenda. Se ci spiega qualcosa è infodump, se inserisce personaggi e relativo PdV è “superfluo”. Non sono d’accordo. E non condivido la visione ristretta per cui ogni cosa che dia profondità a una storia sia qualcosa di superfluo che spezza il ritmo narrativo.
- Isaac che si comporta come un ragazzino. Non c’è nulla di irreale o incoerente in ciò. Isaac si dimostra un uomo immaturo e fanciullesco per tutto il libro. Può non piacere, ma non è un difetto di scrittura. Questo fa il paio con la fidanzata idiota. Ok, ho capito che il libro non ti piace e i personaggi ti fanno cagare. Non è un difetto di scrittura, sono i gusti di Tenger. Mi auguro che se un giorno scriverai un libro eviterai di far comportare tutti i personaggi secondo lo stesso sistema di valori guerresco e demenziale, e che eviterai di sancire la vita e la morte dei personaggi secondo una scala di merito che contrappone forti guerriere impavide e allergiche alla gonna a deboli femminucce cretine e truccate
x Cercavoce
Io detesto quando vado a vedere la sezione rock dei magazzini musicali e trovo l’area “folk metal” separata dall’area “celtic metal” e poi un’area “fantasy metal”. Mi va benissimo che separino il rock dal metal, per quanto sia arbitrario, e il jazz dal blues (sebbene il criterio spesso porti a situazioni assurde). Per il resto, alle distinzioni ci penso io. Non c’è nessun bisogno di specificare che qualcosa è narrativa fantasy e qualcos’altro narrativa fantasy. Starsheep Troopers contiene molta più filosofia che azione (alcuni utenti lo definirebbero palloso e pieno di infodump), ma non credo serva a qualcosa creare ulteriori categorie come “saggistica narrativosa ibrida fantascientifica”. Il rischio di leggere qualcosa che non incontra il nostro gusto c’è sempre, ma non si risolve creando categorie arbitrarie e insostenibili.
Nurades, non ho detto che fosse un “libro di merda”, ho detto che è un’occasione sprecata: i difetti che ho elencato gli hanno tarpato le ali, quando poteva essere un romanzo davvero ganzo.
1) La garuda che passa di lì è l’avvenimento che scatena il finale. Non un buco logico qualsiasi, ma un punto critico preso dal niente e messo lì, che fa perdere ai cattivi quel poco di credibilità che restava loro (le operazioni della Milizia sono deliranti: a tratti sono la presenza tentacolare e crudele che uccide Ben, a tratti non sono capaci, con tanto di dirigibile, a spacciare tre tizi che stanno fermi su una piattaforma in cima alla stazione).
Non è il solo buco logico: le farfalle sono bestie meridionali, a quello che dicono. Animali “tropicali” insomma. Nella città loro hanno una serra gigantesca e poco controllata. Possibile che a NESSUNO della Milizia o della mafia venga in mente di guardarci dentro?
O anche i cinque bachi: sono cinque esemplari pericolosissimi di una bestia rarissima che costa moltissimo. E gli arrivano per posta? Nemmeno consegnate da un corriere da persona a persona? Gliene sfilano uno e non si accorgono di nulla? Diavolo, quelli dela sicurezza sono dei gegni!
2)Il brano del cestino fa cadere le braccia. E non perché il PoV non è personale o che altro, ma perché è noioso e superfluo.
3)La garuda non l’avevo inserita nel deus, ma nel random. Jack Half-a’prayer è un deus, e grosso come una casa, perché è solo grazie a lui che l’intera missione non va in mona.
4) Quattro, ovviamente.
5) I tre tizi usciti da D&D. Guarda, io spesso tendo a simpatizzare più per i personaggi secondari che per quelli principali, ma questi tre sono morti sul nascere. Non sono inutili nella storia, quello che succede loro è lagico nella trama, ma l’insistere su quanto sia tragica la loro storia è gestito male.
Se io avessi visto i tre dar prova di cameratismo o fare qualcosa che non fosse morire, avrei potuto apprezzarli. Così loro arrivano, crepano e poi ci si sdilinquisce in quanto erano affiatati e amicissimi ecc. No, PRIMA me li devi far conoscere. Io ci sto a leggermi la storia di gente interessante, anche se allunga il libro, ma PRIMA farli crepare e POI perderci tempo sopra, perdere paragrafi su Penge che nuota via verso altre avventure ecc.? Può funzionare solo se il lettore riconosce i tre clichés ruolistici a cui si è affezionato giocando. Io che non gioco, che sono una lettrice qualsiasi, non trovo che abbiano niente di interessante. E’ come quando mi avvertono della morte di qualcuno che conosco solo di vista. Ok, condoglianze alla famiglia, ma non provo nessun dolore.
6)Isaac è uno scienziato. Un BRAVO scienziato, altrimenti non riuscirebbe a fare quello che fa e non avrebbe accesso alle risorse dell’università. Ora, io non conosco dei geni, ma di professori di università ne ho frequentati tanti fin dalla più tenera infanzia, e posso assicurarti che la cautela è il denominatore comune dello studioso di scienze (specialmente quando ha a che fare con gli animali). Questo non esclude l’incidente, ma Isaac e i suoi compari si comportano come una manica di studentelli del liceo alle prese con roba troppo complicata per le loro testoline (il che è incoerente col resto del libro, doce Isaac è un uomo di scienza di un certo peso).
7) Sui protagonisti: non ho detto che debbano essere senza macchia, ma già il fatto che credano al primo pirla che passa è poco coerente, e comunque ho difficoltà a provare simpatia per gente meschina e ipocrita
Insomma, mi pare che Mièville si sia divertito un po’ troppo a descriverci la sua fantasmagorica città ed esporci le sue idee, e non ha dedicato altrettanta cura alla vicenda in sé.
Nurades, posso capire che tu sia un fan di questo libro, ma questa è una vera caduta di stile XD Non quanto “gné gné, scrivilo te un libro allora!” ma quasi :-P
Guarda, mi spiace dirtelo ma hai preso proprio un brutto esempio. Nonostante gli siano riconosciuti molti meriti, praticamente l’intera critica mondiale è concorde nel dire che Cuore di tenebra è scritto male. Proprio da un punto di vista tecnico. E in generale, Conrad come prosatore è mediocre.
Più in generale, ho come l’impressione che Nurades non sia in grado di separare “contenuto”, “forma” e “intenzioni”. Le intenzioni possono essere ottime, il contenuto (idee, personaggi, ‘messaggi’, ambientazioni) pure, ma se la forma è scarsa, i primi due punti vengono molto penalizzati.
Prendiamo il famigerato Last and First Men, di cui ho anche parlato. Libro molto interessante, ma scritto in un modo che obiettivamente ti viene voglia di scaraventarlo dalla finestra. Rimane un libro interessante, ma penalizzato dallo stile.
Non ho letto Perdido e quindi evito di entrare nel merito, ma tieni a mente che intenzioni, contenuto e forma sono cose molto diverse; e che il fatto che Mieville avesse grandi ambizioni e una bellissima ambientazione con bellissimi personaggi non implica, di per sé, la realizzazione di un ottimo romanzo.
Tenger:
Yasuhisa Hara. Se t’interessa, è pubblicato in Italiano (in mangiaranese non so).
E, giusto visto che è un equivoco che nasce spesso: “Mi piace” è diverso da “È fatto bene”, ed è possibilissimo che una cosa fatta male piaccia (se volete, posso iniziare l’elenco).