Bacheca Fantasy
By ZweilawyerQui potete commentare, suggerire, osanna, insultare e lovvare libri e autori fantasy. Dall’esegesi del Signore degli Anelli a quella di libri ancora più memorabili, come Ancess di Sergio Rocca; dalle battaglie troisiane al treno delle miniere de Le Cinque Stirpi, ogni argomento verrà sviscerato con cura.













Anche io ho iniziato Le cronache del ghiaccio e del fuoco – Vol 1 (che unisce i primi 4 libri italiani, cioé i primi 2 inglesi) e sto a pagina 40-50.
Non ce la faccio più ;___;
Infodump a manetta, POV traballante, cioé, la cosa in sé è caruccia (nonostante non ci siano stati avvenimenti di grande importanta, ma solo introduzione) però è una noia mortale
@Cesco
Che in una traduzione si perda inevitabilmente qualcosa purtroppo è vero, e io non sono una di quegli invasati che predica la lettura di un testo in originale: pretenderei però, specie da una casa editrice come la Mondadori, una traduzione più curata, perchè quella attuale è largamente insufficiente. A maggior ragione considerando l’iniquo spezzettare ogni libro originale in due o tre volumi, tutti venduti a prezzo pieno.
Daenerys ha uno sviluppo credibile nel primo libro, poi si pianta lì, anzi, in Dance with Dragons regredisce a livelli più stupidi della Sansa del primo libro. Lei e Jon Snow sono i classici personaggi-cocchi dello scrittore, così puri e nobili, persino quando sbagliano fanno una bella figura. Posso mettere la firma che tutti e due saranno vivi e vegeti a fine saga. E con le chiappe sul Trono di Ferro.
Terra Nova
Questo non è vero!
Per esempio mi piace molto La filosofia nel boudoir, ed è tutto ambientato in una reggia ^_^
E ci sono un sacco di aristocratici che si divertono!
Ora si spiega l’importanza di Snow, e perchè nelle locandine del telefilm compaia sul tono di Spade, come se fosse un legittimo pretendente.
Nel libro l’identità della madre di Jhon Snow è talmente confusa che ho rifiutato di capirci qualcosa. Prima si dice sia una popolana, poi non so quale principessa Dorniana…fuck it.
Tutto fumo che George Martin butta negli occhi dei lettori
Ned Stark aveva una cotta mondiale per Ashara Dayne (in Storm of Sword i ragazzi Reed raccontano la storia, in versione ‘favolistica’), e forse ci ha concluso qualcosa ai tempi della guerra, ma considerando che è un uomo d’onore e doveva tornare dalla moglie, unitamente al fatto che le ammazzato il fratello, be’, il lieto fine non era in programma, ci credo che lei si è buttata a mare.
La popolana è sempre una Dorniana: la balia a cui Ned ha affidato Jon, visto che la latteria materna aveva chiuso i battenti per cause di forza maggiore. Facile che si sia sparsa voce che la balia fosse direttamente la madre del bastardo. Se non ricordo male questa storia la racconta in Storm of Sword un giovane nobile Dorniano ad Arya, quando viaggiano assieme nella compagnia di Beric Dondarrion.
Oh, poi, queste sono mie supposizioni, può essere che stia prendendo cantonate mondiali (in questo senso, Dance with Dragons ha confuso ulteriormente le cose)
Terra Nova
no, ma spoilerate pure senza ritegno eh xD
Dago, non ho messo spoiler posteriori a Storm of Sword, che è del 2000 ^^’ il resto sono congetture note e stranote fra i fan… sono tanto famose che qualcuno si chiede se Martin non cambierà le cose in corsa per non sembrare prevedibile.
d’ora in poi metterò un avviso spoiler, visto che non posso alterare il colore del testo.
Comunque mi spiace se ho spoilerato qualcosa a qualcuno, chiedo scusa
Terra Nova
@ Terra Nova (e anche tutti gli altri)
eh insomma… certo che non è facile stupire sempre il lettore con trame imprevedibili.
Pensi che Daenerys e Snow in qualche modo conquisteranno il Trono?
Mha.. io sono arivato a un punto che i vassalli al seguito di Robb hanno giurato fedeltà a lui, che riconoscono solo sui come Re, cioè ai signori del Nord. Certo voi siete molto più avanti nella saga e magari adesso sparo una cagata… ma chissà magari il Trono e il Re dei Sette regni potrebbero cessare di esistere.
Vedremo ragazzi…
AVVISO SPOILER: Cazzo … NON LEGGETE IL COMMENTO SOPRA se siete fermi ai primi 2 libri versione italiana!!!!
…
l’avviso spoiler non potevi mettelo prima?
@Cesco
SPOILER DAI PRIMI DUE LIBRI ITALIANI
É la mia idea, sì, ma è solo un’mpressione non supportata da eventi del libro: semplicemente, a me sembra chiaro che loro due e Tyrion sono i personaggi cui Martin è affezionato, e dove altri vengono puniti durissimamente al minimo errore che compiono, questi tre riescono sempre a sfangarla: vedi Daenerys, sposata sì contro la sua volontà, si trova però con l’unico Dothraki che non la fa scopare anche dalle sue ‘guardie del corpo’, e dopo che lei impara qualche giochetto di bocca dalla schiava di Lys, va tutto a gonfie vele, tanto che, a posteriori, il matrimonio è un miglioramento rispetto alla sua condizione iniziale. Jon Snow diventa rapidamente il cocco del Comandante, Tyrion è il classico personaggio che fa le battute fighe e caustiche al momento giusto accalappiandosi le simpatie dei lettori. Non che a me stiano particolarmente sulle scatole (tranne Daenerys), ma, come dire, con un po’ di malizia si riesce a notare come nei libri ci siano personaggi cui va bene, o comunque meglio degli altri, ‘perchè sì’, perchè vedi dietro le loro schiene la manona dell’autore che li sospinge.
Terra Nova
@Padrona Nelav
si avrei dovuto,ma mi è sfuggito… cazzo!… cmq non preoccuparti, è solo una cosa fra le tantissime, e nè troppo importante in fondo
SPOILER PRIMI DUE LIBRI ITALIANI R.R. Martin:
@ Terra Nova
hehehe, può essere, che ci siano questi “cocchibellidelloscritore”…
fra i tre che hai citato io punterei sul successo di Jon: ho il sentore che prima o poi il povero nano dopo una vita di sofferenze morali, toccherà anche morire tragicamente e violentemente.
Daenerys…Bho! quella proprio è per me una grande incognita, ha la possibilità di fare qualsiasi cosa ormai, con gli animaletti che si ritrova ad accudire, e la fedeltà incondizionata del suo seguito: potrebbe imperversare sia fra i dothraki che poi nei Sette regni
Anche Arya però: sarà interessante vedere come si evolverà !
Vedremo ragazza, vedremo
(è stato un piacere, ci risentiamo fra qualche libro, a meno che non mi voglia dire la tua su Conan il Barbaro : è più bullo/spaccone lui o Drogo?)
@Cesco
Non ho visto il remake di Conan (ho letto critiche non proprio esaltanti) ^^’ quindi non posso esprimermi.
Dico solo che Khal Drogo
SPOILER
dietro tutte le apparenze ‘io sono un truce guerriero cazzuto e ho generato il dominatore di tutti questi selvaggi ippofili’ è un bambino capriccioso che si toglie la medicazione perchè brucia tanto… *facepalm* Si merita ogni oncia della fine disonorevole che fa.
FINE SPOILER
Per quanto riguarda l’attore, invece, non mi pronuncio, non è che faccia molto in GoT a parte guardare trucemente chiunque gli passi accanto e mettere in mostra quella disgustosa quantità di muscoli di cui si è ricoperto
Terra Nova
@ Terra Nova
Ah non lo visto neanche io il remake di Conan, intendevo proprio il personaggio “cartaceo” originale di Howard o di altri scrittori in materia (o al massimo Schwarznegger), così tanto per ridere un po’.
INIZIO SPOILER
Però non sono d’accordo con te nel considerare Drogo un bambino capriccioso, non lo è affatto: agisce sempre secondo il suo codice d’onore (certo non è proprio gentile col fratello di Daenerys), è lui il signore del suo seguito, decide lui cosa fare, anche se ferito fa andare i suoi medici a curare gli altri guerrieri. Secondo me poi si toglie la medicazione perchè glie l’ ha fatta quella specie di maga, probabilmente appositamente male dato che è lei che lo riduce poi ad un vegetale… non avrebbe meritato di morire così, cmq non disonorevole perchè non è mai stato codardo.
Tutta colpa di Daenerys che voleva cambiare le abitudini dei Dothraki col suo buonismo del cavolo, ad un certo punto speravo che un cavaliere di sangue la facesse a fette!
FINE SPOILER
“guardare trucemente chiunque gli passi accanto”… hahahaha, ok è lui il più bullo fra i bulli
@Cesco:
SPOILER
io mi riferivo al fatto che la Maegi avverte Dany che l’impasto pizzicherà e che Drogo non deve toglierselo; nel capitolo successivo Dany ci fa sapere che Drogo dopo un paio di giorni si è fatto togliere la medicazione della Maegi e si è fatto curare secondo la maniera Dothraki, cioè con una copertura totale della ferita con uno strato di fango (bella porcheria), perchè appunto gli pizzicava… ora, seriamente, MCC! Ti sembra un comportamento da guerriero grande e grosso?
Nel libro non mi sembra assolutamente suggerito che la Maegi lo curi male, anzi, il bruciore è indicativo di una vera azione curativa, è la mancanza di prurito a essere pericolosa (come le ustioni, se non senti dolore vuol dire che ti ha bruciato così a fondo da distruggere i recettori nervosi, quindi senza antisettico morirai fra atroci sofferenze).
La Maegi si prende la sua vendetta dando a Dany esattamente quello che aveva chiesto, la vita di Drogo (e nient’altro), ma non ha responsabilità della sepsi della ferita (e del resto, se la cura Dothraki avesse avuto qualche efficacia, la necrosi si sarebbe arrestata), nè della morte del loro figlio… e sinceramente, io capisco il punto di vista della ‘strega’. Non è un personaggio ‘malvagio’, agisce secondo ciò che ritiene giusto.
Il buonismo di Dany è invece insopportabile, così come le sue patetiche scuse per pulirsi la coscienza:
-vede gli stupri a raffica del suo prode popolo e si ripete che è triste, ma necessario per riguadagnare il suo trono;
- per pulirsi la coscienza salva un pugno di femmine che hanno la sola fortuna di essere stuprate sotto i suoi occhi, come se davvero bastasse;
- del resto, se le salvasse tutte non ci sarebbero schiavi da vendere nè soldi per finanziarsi la guerra, come le dice Mormont, quindi la futilità dei suoi gesti è palese persino a lei;
- e si stupisce quando una di loro le dice di essere contenta che l’essere che avrebbe messo a ferro e fuoco due continenti interi sia morto prima di adempiere il suo destino?
- tutto il suo buonismo poi va a farsi friggere quando si tratta di ottenere i draghi… bruciare viva una persona non sembra più così riprovevole, nevvero?
Più in generale, Dany inizialmente è giustamente inorridita dai Dothraki, adora la civiltà e idolatra suo fratello; dopo il matrimonio e un paio di scopate, ‘improvvisamente’ realizza che suo fratello è un idiota patentato che non sarà mai degno del trono; suo figlio invece, oh, lui è il vero drago, e Drogo è proprio un gran figo… quindi chissenefrega se il maritino uccide quella caccola di suo fratello, l’unico legame che le era rimasto con la propria famiglia e la terra di origine.
Quando al mercato vede Mormont allontanarsi, crede che sia per andarsi a cercare una prostituta, e pensa ‘certe persone sono assurdamente pudiche riguardo il sesso’… ovviamente non la pensava così quando al suo matrimonio i Dothraki scopavano in mezzo alla folla come niente fosse… capisci cosa intendo? Le sue opinioni cambiano in continuazione, i selvaggi che la disgustavano diventano quelli strafighi, in opposizione alla decadenza delle Città Libere e a quel debosciato di suo fratello.
Piccolo spoiler dal libro seguente, nulla di importante ma preferisco segnalarlo:
dopo un po’, quando si sarà rotta di stare nella desolazione desertica con i rottami di khalasar che le sono rimasti, e va in una città libera, cambia di nuovo idea e torna a definire i Dothraki superstiziosi e ignoranti per tutto quello che non riguarda i cavalli, e a lamentarsi di come loro non apprezzino la bellezza e l’arte, vedendo le città solo come qualcosa da depredare. Dopo un po’ che soggiorna in città, inizia a trovare antipatici e assillanti pure i cittadini. Viva la coerenza!
Fine spoilerino
Insomma, Dany è più grande di Sansa ma vive in un mondo altrettanto distorto (con l’aggravante che lei ha un vissuto molto meno dorato di quello di Sansa),tutto considerato dovrebbe avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità: vuole il trono per sè e suo figlio (non certo per ideali come giustizia o vendetta)? E allora ciò comporterà massacri, stupri e riduzione in schiavitù, perchè LEI l’ha voluto. Quindi non salvare femmine random, così diminuisci solo il ricavo della razzia! E metti in conto che con azioni del genere a Westeros ti percepiranno come la regina dei selvaggi che li ha invasi, massacrati, stuprati e si è insediata sul trono… come le dice Mormont, al popolo non frega un saltapicchio di chi sia sul trono, legittimamente o meno, al popolo interessa essere in pace e prepararsi all’inverno.
Solo che Sansa è la vittima preferita del tiro al piccione, la odiano tutti! Dany invece è fyga e coraggiosa e così proto-femminista! Trp fika!!1!!
Fine rant
Terra Nova
@ Terra nova
SPOILER secondo libro R.R.Martin
Sono sempre dell’idea che il solo togliersi una medicazione fastidiosa per una meno mastidiosa (e più simile a quella tradizionale della propria gente) non fa di un uomo un verme o meno guerriero di prima, dopo una vita valorosa, dopo avere dato la precedenza alla medicazione di altri compagni, forse solo testardo.
Ok, forse non c’è alcun suggerimento che la Maegi lo curi male, mi è venuto solo da pensarlo dopo che si è rivelato l’odio che covava dentro e dopo l’ammissione di averlo ridotto come sappiamo (i particolari medici che indicano l’efficacia o meno del medicamento non li riengo significativi, perchè di nostra interpretazione: potrei sostenere che il bruciore è un cattivo segno; martin non ha scritto per dei medici)
Ora: mi sembra naturale che, appena ha potuto metterci le mani, abbia cercato di vendicarsi, peggiorando le condizioni di Drogo con un falso medicamento e cercare di portarlo in punto di morte, ed anzi… illogico se non fosse così! In questo caso dovrei criticare Martin per un comportamento poco sensato di un suo personaggio: “ma come, lo odia ma prima lo cura e solo dopo lo riduce a volutamente a vegetale?”
Per quanto riguarda Dany sono d’accordo dall’inizio alla fine con la tua analisi (bella, mi complimento): donna insopportabile.
FINE SPOILER
Francesco
@Cesco
SPOILER
In ritardo, ma aggiungo due righe: io ho sempre considerato la Maegi come un personaggio con una sua certa etica: è una guaritrice, quindi si attiene a una specie di ‘giuramento di Ippocrate di Essos’, anche perchè come lei stessa dice nel tempio in cui serviva curava uomini e donne di qualsiasi popolo, anche quelli in guerra con i Lambpeople (non mi viene il termine italiano, cmq quelli che vengono oppressi da tutti gli altri perchè troppo pacifici); finchè si è trattato di curare Drogo, credo lo abbia fatto bene e senza problemi, per quanto lui sia un ‘nemico’, inteso sia perché appartiene al popolo oppressore, sia perché uccisore, contrapposto al di lei ruolo di curatrice.
trovo il suo discorso davanti al corpo di Drogo dopo la guarigione, nella serie tv, molto esplicativo a tal proposito ^^
Ma quando si tratta di riportarlo dalla morte (un’azione che trascende la medicina e sconfina nella necromanzia), allora, senza il ‘giuramento di Ippocrate’ a vincolarla, la Maegi può prendersi la sua vendetta, e lo fa nella maniera più ironica possibile: dà a Dany esattamente quello che lei ha chiesto, la vita di Drogo, non la, tra virgolette, ‘anima’. Nel processo ci va di mezzo Rhaego, il che è inaspettato, ma tanto meglio, secondo la concezione della Maegi: anche lui sarà un giorno un ‘nemico’, di tutti i popoli, perché li calpesterà; potrà non piacere, ma la logica di Mirri Maz Duur è inoppugnabile ^^’ e la sua determinazione è rafforzata dall’aver perduto tutto durante l’attacco del khalasar e aver visto tutte le persone che conosceva imprigionate o uccise o mutilate, o una combinazione delle tre
Poi, eh, magari sembro acida ma Drogo non mi sta particolarmente sulle scatole ^^’ sì, insomma, tutto sommato è un brav’uomo, considerando il popolo guerresco abbastanza ignorantello e viuuuulento da cui proviene, lo direi quasi un progressista… certo, ha queste piccole deficienze in materia di protocollo di Ginevra e trattamento dei prigionieri di guerra… e accorgimenti igienici
Io piglio per culo pure Ned, che lovvo con tutto il cuore ma, siamo sinceri… parlare di lui è come sparare sulla Croce Rossa
FINE SPOILER
Peace
Terra Nova
@ Terra Nova
SPOILER R.R. Martin
e dopo tutte quelle trombate si è perfino innamorato della moglie.
Va bhe: buon anno!
@Terra Nova
Cmq credo che sia come dici tu: seguendo la sua “etica” si è vendicata.
…però che cazzo… una vera volpona!
Ciò che fa la maegi è abbastanza chiaro, basta leggere il libro. Il fatto di creare significati che nel libro non esistono per “giustificarla”, quasi ce ne fosse bisogno, non ha molto senso.
Questa interpretazione arbitraria dell’episodio si motiva solo con il bisogno di dare addosso a Daenerys. Non apprezzo particolarmente il personaggio, ma dire che non sia sviluppato coerentemente è solo una sciocchezza. E’ una ragazza che, nel corso delle vicende, passa dai tredici ai sedici anni. Un plauso a Martin che ha saputo rendere con grande maestria la personalità in via di formazione, la ricerca di valori che porta spesso a risultati incoerenti, e i comportamenti assurdamente idealistici tipici dell’età.
@ Nurades
Ma… io avevo interpretato in un modo una sua azione, Terra Nova in un’altra, in una nostra divagazione. Poi ho dato ragione a lei nel senso che l’autore ha fatto agire la maegi secondo una certa logica che non ho subito riconosciuto…
Poi il resto sono solo nostri commenti personali su simpatie/antipatie verso i personaggi e discussioni amene… in cui non vedo niente di male
Ned è l’ultimo uomo al mondo che dovrebbe guidare un regno o comunque far parte della leadership.
Non ho detto che Daenerys non è sviluppata coerentemente, ho detto che è una ragazza incoerente: Martin ha tratteggiato bene (tranne forse in aDwD) una ragazza che, più o meno volontariamente, è abbastanza volubile e con convinzioni etiche quantomeno elastiche, non sempre solo a causa della sua giovane età.
Se traspare acrimonia verso di lei, è solo un’impressione (santo cielo, è un fottutissimo personaggio fittizio! ^^), ho solo puntualizzato che mentre impallinare Sansa è lo sport nazionale, Dany non si comporta molto diversamente da lei, ma il fandom la tratta molto molto meglio (forse perchè i draghi ‘sn trp Fiki!!1!’)… come del resto Sansa è additata come un’ingenua=>addosso a Sansa! mentre Ned e Robb sono ingenui quanto lei, ma restano nel sentire collettivo dei grandi fighi.
Nè mi sembra negabile che Martin abbia un occhio di riguardo nei confronti di un gruppetto di personaggi (Dany inclusa) che passano indenni ostacoli che falciano allegramente altri poveri cristi (Quentyn Martell anyone?), oltre che a piegare piuttosto facilmente la trama alle loro esigenze, ancor più fastidioso considerando quanto l’autore sappia incastrare i vari intrecci senza dover ricorrere a mezzucci simili. Prendiamo Tyrion: quante volte si ritrova a un pelo dalla morte, tranne poi salvarsi sempre la pelle? La decima volta che succede è difficile non notare come le regole del mondo crudele e spietato creato da Martin si ammorbidiscano nei pressi del nano, con l’apoteosi e conseguente salto dello squalo in aDwD.
Terra Nova
Forse sono stato troppo diretto. Proverò a spiegarmi meglio.
A me il personaggio di Daenerys non piace. Semplici gusti personali. Non vedo però per quale motivo riferirvisi in maniera così negativa: le ragazze di quell’età leggono Licia Troisi, mandano sms usando le abbreviazioni e si innamorano dei bulli alla Daario.
Credo che una critica letteraria dovrebbe focalizzarsi su altre cose. Sinceramente non condivido le opinioni su presunti PdV traballanti o infodump. Ci sono i manuali di scrittura, e poi ci sono gli scrittori. Quando uno scrittore produce un’opera geniale e meravigliosa come A Song of Ice and Fire, io delle regole me ne sbatto. Oppure vogliamo fare come quei critici che stroncavano Monet e Mozart? O vogliamo dire che Lovecraft è uno scrittore mediocre perché non rispetta i manualetti di scrittura?
Una critica che mi sento di mouvere a Martin, proprio in relazione al personaggio di Daenerys, è piuttosto l’orrendo uso che fa del deus ex machina. Dopo i primi capitoli che riguardano la fanciulla, il lettore perde interesse perché è ovvio che, qualsiasi cosa lei faccia, c’è la mano del destino che guida tutto e fa andare le cose nel migliore dei modi. Se Daenerys sale in cima all’Empire State Building e si lancia i sotto, arriva un drago a prenderla al volo. In questo senso si può parzialmente condividere la critica di Terra Nova: Daenerys ammorba il lettore con i suoi pomposi monologhi mentali su responsabilità e morale, e lo stesso lettore deve poi sorbirsi la totale mancanza di responsabilità del personaggio in questione, ovvero la totale mancanza di conseguenze per lei dannose come conseguenza dei suoi continui atti sconsiderati.
Daenerys è un personaggio mal riuscito. Suscita antipatia in un’enorme fetta dei lettori di Martin. Il problema è che, io credo, non era questo l’effetto che Martin voleva dare. La mia impressione è che lui volesse creare un’eroina adorata da tutti, che riunisse il fascino femminile nelle sue declinazioni adolescenziali e mature, il coraggio, la volizione, la rettitudine, insieme con la complessità e la profondità che rendono umani i personaggi. E’ ciò che fa Tolkien in poche righe (raccontate, orrore) con il personaggio di Galadriel. Quello del libro, a non confondersi con la grottesca caratterizzazione datale nel film di Jackson. Beh, se Martin voleva fare questo, mi sembra abbia miseramente fallito. daenerys finisce per essere una miserabile Mary Sue, e per di più nella sua accezione peggiore: la Mary Sue bambola gonfiabile, ovvero non il personaggio perfetto con cui si identifica l’autrice, ma la donna perfetta che incarna le fantasie erotiche dell’autore.
D’altronde l’opera è ben lungi alla fine. Può ben darsi che Martin sia perfettamente consapevole della natura del personaggio che ha creato, e che esso sia così perché nell’economia generale della storia completa ha motivo di essere così. Staremo a vedere.
Attenzione SPOILER
nuovo commento, quello di prima è stato postato prima della risposta di Terra Nova.
L’impressione che ho io leggendo qua e là e che daenerys sia apprezzata soprattutto da:
- ragazzine che apprezzano Nihal
- ragazzi (di qualsiasi età) che hanno trovato una protagonista perfetta per le proprie fantasie erotiche
Magari mi sbaglio.
Rispetto a Tyrion, non mi sembra che sia più resiliente di altri personaggi. Nelle Cronache i protagonisti muoiono, il che è grandioso. Purtroppo di solito resuscitano, e questo è invece orrendo. Almeno con Tyrion ci è stato risparmiato lo squallore di Bran e Rickon, di Davos, di Brienne, di Catelyn, di Arya, di Gregor Cleagane… vabbè, ci siamo capiti.
@Dago
I know, è un brav’uomo ma è stato educato e cresciuto per essere il braccio destro di suo fratello, non un leader in prima persona: manca della decisione e della ‘crudeltà’ necessarie, al momento delle scelte difficili non riesce a mettere da parte l’onore e fare quello che sarebbe meglio, in una prospettiva più ampia.
Queste mancanze non sono fondamentali se governi le tue terre (mi sembra che da questo punto di vista Ned faccia un ottimo lavoro), ma diventano devastanti se sei ad Approdo del Re, in mezzo a pesci molto più grossi di te (sinceramente, da questo punto di vista Ned non vale un’unghia di macchinatori spietati e calcolatori come Tywin, Petyr, Varys o persino quei volpacchioni dei Bolton… sad truth is sad).
Terra Nova
Beh, in quel senso Martin c’ha anche messo del suo. Cioè, la scenetta “barbaro muscUloso Vs timida verginella” s’erà già visto in una quantità di pr0n v.v
…o almeno così mi ha detto il cugino di un mio amico che poi è morto
Dai su, fra Daenerys e Nihal c’è una bella differenza:
una è una ragazzina arrogante, mentecatta, stronza e con le orecchie a punta… che vedrei volentieri (come ho già detto) massacrata dai simpatici facoceri umani, cui va tutta la mia solidarietà, vittime innocenti di un mondo che non li capisce… aderite al “Save the Fammins”!
L’altra è una donna , con le sue esperienze, con pregi e difetti che può piacere o no…
ma per me non ai livelli della mezzelfa tuttatroia
@ Nurades
SPOILER DIFFUSI FINO A ‘DANCE WITH DRAGONS’
ma andiamo!), e sai cosa aspettarti; la sopravvivenza alla Battaglia delle Acque Nere è più stiracchiata, però.
purtroppo le categorie da te citate sono anche quelle più rumorose ^^’ forse la mia insofferenza verso di loro è tracimata nella mia analisi di Dany
Però condivido quello che dici, anzi, l’ahi espresso meglio di me ^^ è un po’ come le menate che si fa ‘io sono un mostro, i miei draghi sono mostri’… quando tutti gli altri personaggi intorno a lei la adorano-concupiscono-morirebbero per lei, è un tentativo mal riuscito di far empatizzare il lettore con lei… la terza volta che si fa il pippone mentale, la reazione è ‘ma basta con le menate, Dany!’
I personaggi muoiono, vero, e mi piace il senso di ‘oddio nessuno è al sicuro!!!’; per le morti/non morti, io la vedo così:
-Bran e Rickon: si capisce abbastanza facilmente e immediatamente che non sono stati uccisi, visto che il capitolo si chiude su Theon che stringe il medaglione di Bran, quello che guardacaso tutti riconoscerebbero se messo addosso a un cadavere; e d’altronde, dal punto di vista della trama, era necessario che i due ragazzini si ‘smarcassero’ dagli adulti per andare a fare quello che dovevano (almeno, Bran aveva questo appuntamento con Brynden Rivers, mentre Rickon… ^^’).
- Davos: non ho bevuto la storia della sua morte dai Manderly, se non altro perchè a quel punto della trama si hanno dozzine di eventi ‘visti’ di persona orrendamente trasformati dalle voci che girano per il Regno (eserciti di lupi infernali, Stark metamorfi
- Brienne*: è un personaggio che mi piace, ma hai ragione, il suo POV si chiude con un cliffhanger degno di una soap-opera (reiterato in Dance with Dragons!), e per altro già dopo alcune resurrezioni che dovrebbero aver portato al limite il lettore.
- Catelyn*: questo probabilmente è il peggiore, capisco che nel terzo libro il personaggio non avesse più nulla da dire, ma avrei preferito averla morta là; del resto, si era già illustrata la magia di R’hllor via le resurrezioni multiple di Dondarrion, Catelyn non ha nemmeno questa ‘scusa’ per esigenze di trama.
-Arya*: intendi la chiusura di capitolo alle Nozze Rosse? Ma solo io avevo capito che Clegane l’avesse colpita con il lato smussato dell’ascia? ^^’ ho letto in giro molte critiche per quella scena, in effetti… oppure mi sta sfuggendo un’altra sua ‘morte’ (in misura minore però il suo cliffhanger in chiusura di AffC è abbastanza dozzinale e si applica lo stesso discorso delle morti)
- Clegane*: Gregor doveva essere morto definitivamente alla fine del terzo libro, ma già che c’era Martin si è giocato la carta Qyburstein + il mostro di Gregorstein… così scontato che non posso immaginare che l’identità del cavaliere silenzioso sia stata concepita come un ‘mistero misterioso’.
Per quelli asteriscati credo emerga con più forza il problema dell’eliminazione dello iato di cinque anni inzialmente previsto da Martin: aSoS si chiude con tutti i personaggi principali in situazioni di relativa tranquillità (con gli Stark tutti in luoghi in cui apprendere/sviluppare le loro doti, in attesa del rampante ritorno e della vendetta); gli stessi personaggi che dovresti ritrovare dopo cinque anni: come tenerli impiegati per i due libri di intemezzo che si sono formati come pus da una ferita? Con tanto intreccio ma poco avanzamento finale: praticamente, girano in tondo per due libri senza concludere nulla, o almeno, concludendo così poco da poter essere riassunto in un prologo di poche pagine.
Solo che non puoi annoiare il lettore, quindi i personaggi saltano da una situazione potenzialmente mortale all’altra, salvandosi sempre, più o meno credibilmente, perchè all’inizio di Winds of Winter devono tutti essere ancora vivi.
Questo trucchetto alla lunga fa perdere forza ai colpi di scena ‘veri’, quelli previsti già nel piano originale (tipo Sandor); un vero peccato
Terra Nova
@Terra Nova
Mi accodo. Non tanto perchè sia ingenua, ma perchè è un’insopportabile smorfiosa ç_ç
Poi, magari, più avanti nella storia accadrà qualcosa che mi farà adorare Sansa. Ma non credo.
Per uscire dal tema Martin, ho visto in libreria l’ultimo capolavoro di Elisa Rosso.
Pare che i protagonisti capiscano finalmente che Bedwir non è l’unico erede al trono (qualcosa mi spinge a credere che il principino 2 sia
aragornGaldwin).@ Nelav
Sansa è un personaggio che polarizza molto le opinioni dei lettori, ma penso che se hai letto almeno fino al Torneo in onore di Eddard dovresti aver visto che Sansa è meno superficiale di quello che sembra
Passando alla Rosso, ne approfitto per una riflessione più generale:
sono disponibili dati di vendita di tutta questa generazione di marmaglia fantasy italiota? Parlo di dati attendibili e sufficientemente precisi, qualcosa di quantificabile (tralasciando le affermazioni gonfiate delle case editrici)… certo, leggendo in rete si capisce se un libro è andato più o meno bene, vedi la trilogia di Wurstelkind o Braian di Boscoporco, di cui si sa bene o male che i seguiti sono andati progressivamente sempre peggio… ma, per dire, codesta Rosso? E la Troisi, la sfanga ancora con i regni di Nashira?
Mi sembra che l’infezione fentasy abbia ormai superato l’acme e sia verso la sua parabola discendente, ma se qualcuno avesse dati esatti sottomano, si potrebbero tirare delle conclusioni oggettive e fondate
Terra Nova
E’ una domanda interessante. Ogni volta che mi avvicino alla sezione fantasy di una libreria, trovo mucchi giganteschi di fantasy italiani con copertine mangose e di vampilicantropangeli. Questi ultimi di solito compongono serie di sedici libri almeno, Il bacio di sangue, Il bacio del vampiro, Il bacio di mezzanotte, roba così.
Mi incuriosirebbe capire che mercato abbia, questa roba.
Qualcuno ha letto I figli dell’eternità di Andreas Brandhorst, Low Town di Daniel Polansky e Le cronache dell’Uccisore di Re di Patrick Rothfuss? Dal retro di copertina sembravano interessanti, ma non vorrei spendere venti euro e più per un’opera ibrida a metà tra la letteratura e il fantatrash. Deve valerne la pena, in una direzione o nell’altra.
Secondo me Troisi, Paolini, vampirelli porcelli and Co. sono fenomeni costruiti a “tavolino” dalle case editrici, che puntano ad un mercato giovane, o di lettori che vogliono “evadere”, che vogliono cose immediate, semplici, qualche intrigo, qualche amore, qualche magia, un “mondo/universo” dai caratteri particolari e/o curiosi… e il gioco è fatto! La ricerca dei valori, della evoluzione o caratterizzazione dei personaggi (semplici tipi stereotipati), della logica coerente col mondo di fantasia, di un senso che porti avanti e giustifichi la Storia (al di là di Bene vs Male),… cose secondarie o del tutto assenti (senza contare tutte le imprecisioni “materiali” o di scrittura)
Fin che li vedi in libreria… vuol dire che il mercato c’è e anche consistente, se no non avrebbero tutto quello spazio a disposizione.
( anche a me alcune copertine mi ricordano i manga… che miseria)
Quoto sia Nurades che Cesco. I vostri discorsi mi hanno fatto venire in mente quando ho fatto una tabella con alcuni dei principali difetti di Twilight e l’ho presentata alle mie compagne di classe. (Arrivata al punto dello show, don’t tell che va a farsi benedire per tutta la saga mi sono trovata le compagne che mi fissavano con occhi da pesce con dei punti di domanda giganteschi sulla testa e la domanda “che razzo è lo snowcomesichiama?” stampata in fronte).
@Terra Nova
Sì ho già letto del torneo. Dove sono arrivata io, Robert è già stato fatto fuori, Ned è già prigioniero e le truppe di Grand’inverno si sono congiunte a quelle di Catelyn.
A proposito di Sansa e del torneo, non sono ancora riuscita a capire se le piace il primogenito Lannister o il cavaliere dei fiori.
@ Nelav
Joffrey è la personificazione del Principe Azzurrp che la sposerà, Loras Tyrrel è invece il prode cavaliere che vince un duello e lascia un pegno d’amore alla fanciulla che ama… in questo libro Sansa ha solo dodici anni, si comporta come una ragazzina odierna che ha una cotta per il compagno di classe ma in camera tiene il poster di un qualche attore o cantante famoso, senza che fra le due cose ci sia un vero conflitto.
Tutti e due
@ Cesco
Ma certo che sono fenomeni studiati a tavolino, Paolini ha aperto la strada e il resto è seguito a ruota come una becera fiumana.
Io mi riferivo proprio ai dati di vendita: i ‘successi’ tanto decantati dalle case editrici nelle fallaci fascette pubblicitarie si traducono in quante copie vendute? Quali tirature iniziali? Ci sono ristampe? Visto che vanno di moda le ‘saghe’ da +3 libri, si potrebbe ricostruire un trend a partire dalle vendite dei seguiti?
La Strazzulla, per fare un esempio, ha pubblicato un secondo romanzo slegato dal primo (uso lei perchè in altri casi sulla scelta di pubblicare potrebbe aver pesato il vantaggio-limitazione che il tomo fosse il seguito dell’opera precedente), quindi le vendite degli Eroi del Crepuscolo devono essere state, se non soddisfacenti, almeno sufficienti a darle un secondo round… ecco, quanto sarebbe questo ‘sufficienti’? Cinquemila copie (sparo una cifra tanto per)? Di più, di meno? Considerando l’investimento pubblicitario non indifferente, inoltre…
Terra Nova
Un particolare su un personaggio: non appare nei libri, lo segnalo comunque in caso qualcuno voglia prima leggersi il malloppone.
Loras è frocio (sí, lo ha detto Martin, mi pare a una cena a Lucca).
In teoria avrebbero dovuto esserci piú righe vuote, ma ho dimenticato che il sito le taglia…
SPOILER FINO A STORM OF SWORDS
Ma veramente nei libri si capisce, Jaime dice a Loras che gli ficcherà la spada su per il culo, più a fondo di quanto Renly sia mai arrivato… cos’avrà voluto dire?
E poi ci sono altri indizi, come i due che restano da soli di notte e Loras che dice di voler entrare nella Guardia perchè per lui il sole/amore è tramontato, e al matrimonio con Margaerys Cat nota come i due siano sempre assieme a ridere e scherzare, più la reazione semplicemente isterica di Loras alla morte di Renly, quando uccide i due uomini che erano presenti.
Diciamo che non era scritto a chiare lettere, però era intuibile… in Dance with Dragons c’è quell’altro frocio che si piange addosso al pensiero dell’amato Rhaegar :|
Terra Nova
Addendum spoileroso: ah, sì, c’è Cersei che dice, a proposito della verginità di Margaerys, mantenuta o meno col matrimonio con fratello Baratheon: un uomo potrà preferire il vino speziato, ma se gli metti davanti un boccale di birra non si tira di certo indietro (tradotto orribilmente da Altieri in qualcosa tipo ‘gli piace il gusto del membro virile, ma se gli dai della birra se la piglia comunque’… una traduzione semplicemente disgustosa…
Una nota antropologica. L’omosessualità ha una diffusione statistica per cui non sarebbe credibile che, su un numero di personaggi ampio come quello de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, non ci fosse nemmeno un frocio.
Un ulteriore plauso a Martin: poche volte ho letto un autore che sapesse creare una storia in cui ogni dettaglio funziona così coerentemente e realisticamente.
Nurades, la tua venerazione per Martin è ben chiara :P
Mi fa piacere vedere, però, che sai anche elencarne dei difetti, oltre che i pregi. Io non sono competente quanto voi in materia (non sono andata oltre i primi tre volumi), però affermare che uno scrittore possa andare al di là delle cosidette regole e rimanere un grande scrittore mi sembra eccessivo.
Sicuramente si tende a perdonare le lunghe (e inutili, spesso) descrizioni di Martin perché le sa scrivere meglio di altri suoi colleghi (andate a dire a un tolkeniano che Tolkien descrive troppo i paesaggi, vediamo come vi risponde).
Io non disprezzo Martin (se non per la sua fraudolenta tendenza ad allungare il brodo oltremisura), tuttavia bisogna ammettere un dato statistico: Martin sta allungando la storia perché vuole farlo.
Sentirgli dire che si è sbagliato quando ha progettato le Cronache perché alla fine si è rivelata un’opera molto più mastodontica mi fa prudere le mani: il fatto che abbia iniziato con otto pov ne “Il gioco dei troni”, sia passato a nove, poi a dodici e sia arrivato a sedici, che è il doppio dell’inizio, mi fa pensare che questa cosa gli sia volutamente sfuggita di mano per via degli incassi stratosferici che sta facendo.
Sicuramente ha creato un mondo affascinante dietro la sua opera (su questo ho delle riserve, ma visto il vasto consenso che raccoglie, è un dato di fatto più che un’opinione che sia un mondo che affascina), ma non ci si può offendere quando lo si accosta a una telenovela.
Non c’è nulla di male: c’è chi le adora e smania.
Il fatto che ci siano delle scaramucce (battaglie e similia) di mezzo, non attenua il fatto che tutto il nocciolo della questione sia in discendenze, figli bastardi, concepimenti e incesti, quindi insomma, c’è poco di cui risentirsi.
La magia è centellinata per sua scelta, i deus ex machina si sprecano (i personaggi che si salvano senza logica li ho trovati ben di più di quanto sottolineato sopra), se amava così tanto il proprio mondo una soluzione come quella della Troisi (tre trilogie nel Mondo Emerso) sarebbe stata imho più elegante, che creare una storia mastodontica di cui a un certo punto nessuno sentirà più l’esigenza di tirare i fili.
Trovo alcune sue scelte poco verosimili, poi si era partiti da un punto (gli Estranei), si era aggiunta la faccenda della guerra dinastica (come da sue intenzioni, visto che lo spunto derivava dalla Guerra delle Due Rose) e si era aggiunta anche l’indagine sulla legittimità e tutto.
La sensazione, leggendo trame e resoconti in giro (non posso leggerlo: il suo stile, o lo stile che Altieri gli appioppa, non mi piace per niente), è che faccia girare i suoi personaggi alla ricerca di roba da fare, e che alla gente piaccia sostanzialmente perché è affezionata ai personaggi.
Nulla più.
Del resto il ritorno di Catelyn Stark da come lo vedo descritto è identico al ritorno di Taylor di Beautiful (e chissà quante altre: non sono un’appassionata del genere, ma mia madre è una gran conoscitrice, potrebbe essere più illuminante). Non c’è nulla di male a farsi piacere queste Cronache, né più né meno come non c’è nulla di male nel guardare i Tudors o i Borgia in tv, basta solo che quando viene sottolineata l’evidenza non si faccia finta di niente
Ricalca le grandi famiglie dei secoli bui. E chi dice niente?
Oggi, però questo si tradurebbe in Beautiful e simili (anche se le guerre sono molto più interessanti che le sfilate per un amante del fantasy).
Terra Nova:
Certo, ma la conferma diretta di Martin ha affossato le speranze di chi ancora negava la cosa
Attenzione: spoiler
Ci sono tre punti su cui mi focalizzerei.
Il primo è la questione Catelyn. Non so che idea tu ti sia fatta della questione, ma da come ne parli, credo che i resoconti siano stati fatti da persone che hanno una comprensione nulla dei meccanismi narrativi. Infatti la accosti a un ritorno forzato, dettato dall’amore dei fan per un personaggio (che tra l’altro non è affatto uno dei personaggi preferiti dai fan), creato incoerentemente in una trama priva di un disegno generale e finito.
In realtà è assolutamente palese che si tratti di un episodio che si inserisce nella trama principale e che è fondamentale. Anzi, è una delle questioni che più stimola curiosità e confusione.
La seconda faccenda è l’intreccio che definisci “da telenovela”. Le vicende narrate da Martin si focalizzano sugli uomini. Non sugli eventi soprannaturali. E questo, per me, è una cosa di valore immenso. Pochi autori creano mondi veri, in cui ciò che accade è motivato da motivazioni umane. A volte si fa altro perché si tratta di narrativa allegorica; un grande esempio ne è Tolkien. Oppure Ende, con le sue fiabe morali. Più spesso non è una scelta, ma una riproposizione priva di discernimento di uno pseudomodello di letteratura fantastica: l’oggetto della narrazione è una qualche vicenda pseudoepica di effettacci fantasiosi, la magia, lo scontro banalizzato tra bene e male (il cosiddetto “cattivo perché sì”). La “forza” ella storia, per la verità debolissima, è uno scontro stereotipato tra le forze del bene, con annessi simboli di luce, spada, argento, elforecchie appuntite, bellezza e sacrificio, e le forze de male, con negromanzia, mantelli neri, teschi, pelle verde e aberrazioni ributtanti.
Che palle. Che merda.
Altri autori invece sanno cosa stanno scrivendo e perché. Ad esempio MZB, totalmente incapace di scrivere bene, eppure un’autrice che devasta quasi ogni autore fantastico. Perché il mondo che ha creato è incredibilmente realistico, coerente e profondo. Perché è un mondo vero e vivo, dove ciò che succede, succede perché ci sono persone, e le persone agiscono come uomini e non come caricature o figurine di un teatrino morale imbastito da scrittori che di morale non capiscono un cazzo (come di tutto il resto, d’altronde). Oppure Asimov, che ha scritto un trattato sulla logica del paradosso travestendolo da romanzo di fantascienza, e che romanzo! Oppure Heinlein, quando sviscera un tema filosofico-morale portandolo al suo estremo, in maniera del tutto indipendente in ogni suo libro.
Questi sono autori che sanno cosa stanno scrivendo e perché. Martin è uno di questi: ciò che sta creando è un mondo vero. Lo scopo di Martin è quello di creare un mondo fantasy e una vicenda in cui ogni avvenimento è mosso da motivazioni realistiche. Dove, come nel mondo reale, la storia è la somma degli atti di ogni persona di quel mondo. Dove, come nella teoria di campo, ogni atto influenza l’intero campo perché costituente concreto, al contrario della tipica narrativa dove gli atti influenzano un mondo costruito come struttura funzionale a una trama. E tutto questo all’interno di una storia fantasy in un mondo fantasy.
Su determinati problemi e difetti del Martin scrittore condivido in parte le critiche. Martin è un ottimo scrittore, secondo me, ma non ha il virtuosismo della parola di, per dire, un China Mieville. O di un Angra, autore che secondo me non si rende assolutamente conto delle sue potenzialità. Martin, e veniamo al terzo punto, sembra davvero stia allungando il brodo, e il mio timore è che perda la bussola. La forza della sua opera sta nella coerenza dell’insieme. Mi auguro che non infili elementi forzati per esigenze per così dire “economiche”, perché sarebbe un colpo mortale a ciò che ha creato.
Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sono la cosa che più si avvicina a un mio particolare ideale letterario. L’epica realistica, dove la vicenda eroica sia il risultato della natura umana e non del simbolo. Una vicenda mossa da sangue e carne, dove gli ideali neoplatonici trovano posto non come espressione dell’iperuranio ma come parto delle menti umane di personaggi umane. Un tipo di letteratura post-costruttivista dove l’essere umano sia cornice, inizio e fine, che trovi le risposte alle motivazioni dell’agire umano nella natura interiore e non nella trascendenza. Per questo adoro Martin: perché ha dato sostanza a una forma letteraria che sento mia, e che affronterei in prima persona se avessi del talento nell’arte della parola.
Ora spero che non mandi tutto a puttane per una pentola d’oro.
Focalizziamoci (essendo una risposta non so se contenga spoiler o no. Non credo, ma tanto ormai… )
No, non credo che Catelyn Stark abbia poi questo stuolo di fan sterminato (non ne ho idea, devo essere sincera), tale da giustificare un ritorno, come fece Ian Fleming, per dire.
Io sento dire molte volte di “episodio fondamentale” quando si parla dei metalupi o del corvo a tre occhi, salvo poi che leggo anche “eh non si sa ancora bene per cosa sia fondamentale.
Io non lo so, non lo sapete voi, spero che Martin lo sappia. Io finché non vedo scritto la parola “Fine” del fatto che sia fondamentale o meno conservo dei dubbi.
Io non ho detto che lui scriva dell’intreccio da telenovela perché scrive dalla parte degli uomini. Il suo è un low fantasy, a parte gli uomini gli rimane poco (!) e mi sta anche bene.
La verità è che di cosa parla lui degli uomini?
Non parla forse di inganni e intrecci basati su questo?
Si va avanti a inganni, contratti (matrimoni o meno che siano), etc. Il che è ovvio che porta a un determinato tipo di tessuto-trama. Francamente io non leggo Tolkien per i grandi ideali, vederci in Martin qualcosa di simile (se ho capito bene) mi sembra altrettanto tirato per i capelli (con me caschi male: sono una delle poche al mondo a cui Asimov non piace in nessuna forma).
Certo, che Martin stia creando un mondo verosimile non lo metto in dubbio, ma questo cosa c’entra con la validità effettiva di un’opera?
Se un’opera parla di scopate e cazzotti (cit.) c’è poco altro da dire: parla di quello. Embé? Non c’è mica nulla di male, ma basta rendersene conto.
Non voglio entrare nelle motivazioni di Martin, ma la somma dell’agire dei personaggi non fa una storia e io, nei suoi libri, ancora una storia non la vedo, perché quando inizia qualcosa, poi, non ha mai un termine.
Per esempio vorrei proprio vedere dove vuole andare a parare con Daenerys. Che scopo ha?
Credo che finché non mettera la parola fine sul tomone di fantastiliardi di pagine che ha in mente non si potrà parlare di storia vera e propria. Io non ho vissuto il primo libro (quindi i primi tre) come autoconclusivo.
Quindi rimane un’opera incompiuta: è come se alla fine de La compagnia dell’Anello dicessi “eh ma Tolkien sta cercando di fare dell’epica”. Sì, grazie, però fatto sta che la storia per ora non porta da nessuna parte, perché a me interessa sapere dove finisce l’anello, così mi interesserebbe sapere dove diavolo voglia andare a parare.
E probabilmente l’ultimo libro lo leggerò pure: però seguire tutte le mille (e realistiche fino a un certo punto) peripezie mi annoia. Mi annoia stare a seguire Tyrion che viaggia per tutta Westeros, senza sapere perché lo faccia.
Poi hai tirato fuori un sacco di paroloni a cui io non mi accosto nemmeno, perché non ne sono in grado, ma ti dico semplicemente una cosa:
Spoiler spoiler spoilerissimo:
magari ora mi dirai che è tutto sbagliato. Ma io leggo, da wiki:
Fatico a vedere una storia del genere come credibile: per quel che ho letto – libero di sconfermare – i suoi personaggi girano, si travestono, si nascondono, cambiano fazione (Jon mille volte, per esigenza ovviamente, cosa che comunque fa), si torturano, evadono, vengono rinchiusi, il tutto a ripetizione.
Tutti (o quasi) dei nobili.
Forse abbiamo un concetto un filino diverso di credibilità; questo lo chiamo verosimile, credibile non tanto.
Zompo nella discussione :P
SPOILER
Il mio personale parere è che Martin avesse progettato bene solo la trama dei primi tre libri, che infatti hanno una compattezza e uno ‘scopo’, sebbene comunque non autoconclusivi, che gli ultimi due non hanno; l’idea doveva essere ‘succede questo e quest’altro, 5 anni di stop, succede altra roba’, secondo uno schema ‘guerra delle due rose, pausa di cinque anni, secondo round: nel mezzo arriva Daenerys e scoppia la grana Altri/Estranei… nell’intervallo succedono alcune cosucce che riassumerò rapidamente’; questo è stato parzialmente mantenuto per alcuni personaggi, mentre per altri, in Feast e Dance, si è dovuto introdurre nuovi elementi che potessero dare sostanza alle loro storie: questo non ha aiutato la compattezza delle opere, al contrario, ha ulteriormente disperso i personaggi, aggiungendo un intreccio non sempre necessario e spesso inferiore a quelli visti precedentemente (con abuso di alcune situazioni di pseudo morte che andranno inevitabilmente a svilire gli eventi futuri, sia che si tratti di altre pseudo morti – eh, ancora un trucchetto del genere – sia che siano morti effettive – be’, era ora, prima o poi qualcuno doveva morire davvero -). Tutto l’oltremodo noioso arco di Dany a Meeren, era davvero necessario? Per concludere cosa, che alla fine ha domato un drago ed è tornata fertile? Troppo poco, considerando tutti i capitoli-fotocopia in Dance. Lo stesso vale per Snow (con questa pagliacciata della sua pseudo morte, che si risolverà nelle prime cento pagine di Winds, senza temo ulteriori ripercussioni di rilievo).
Nel complesso, è vero, la storia ha perso la ‘pulizia’ della propria linea, il che non è necessariamente un male, ma quando leggi gli estratti di Winds of Winter e ti rendi conto che la prima metà del libro sarà di fatto la terza parte di Feast, diventa lecito sospettare che Martin, semplicemente, abbia allentato troppo alcuni fili e adesso non riesca più a riportarli dove sarebbero dovuti essere, nelle sue intenzioni iniziali. La trama originale non è scomparsa, ma ‘impantanata’ artificiosamente per due libri, perchè come ho detto in un post precedente, il movimento dei personaggi in Feast e Dance non si traduce in un loro avanzamento netto, se non in piccolissima misura.
Non credo che questa deriva sia causata da questioni economiche, ma perchè, ingenuamente, avrà pensato che descrivere gli eventi non pienamente progettati dello iato previsto non avrebbe comportato eccessive difficoltà.
Ciò detto, gli ultimi due libri sono comunque superiori a molta della robaccia che si trova in giro, nonostante i difetti di Martin qui siano amplificati (descrizioni infodumpose della stessa città in due capitoli diversi, nulla di cui ci fosse bisogno) e la qualità dell’intreccio narrativo sia decisamente inferiore ai primi tre, impacciato e abborracciato. Nè aiuta la moltiplicazione dei Pov, molti dei quali utili solo come ‘telecamera’ per sapere cosa succede in un certo luogo, che nasce poi anche come conseguenza alla frammentazione della narrazione generale (Areoh Otah utile solo per spiare Dorne, stesso dicasi per Davos e Stannis).
Il mondo di Westeros è interessante ma non originalissimo, mentre Essos tende a cadere più facilmente nel clichè orientaleggiante, e non mi sembra nel complesso abbiano la profondità di una Terra di Mezzo, tanto per fare un esempio; sono i personaggi il punto fondamentale, e le meccaniche narrative (con un ritmo serratissimo nei primi tre libri) che contraddicono quanto ci si aspetta troppo spesso da un fantasy medievaleggiante, vedi Sansa come decostruzione della principessa Disney e Quentyn Martell dell’eroe destinato all’impresa (il secondo è però un personaggio fondamentalmente inutile alla vicenda complessiva, un prodotto secondario dell’allungamento del brodo). Credo Martin dovrebbe tornare a concentrarsi su questi aspetti, invece che sugli elefanti bianchi che scagazzano a Volantis o quel che era :P
Terra Nova
Nurades:
Dipende da cosa intendi con “allegorica”: in realtà Tolkien odiava l’allegoria e non voleva fare una storia allegorica; non negava che le sue idee fossero fluite nell’opera, ma distingueva tra questo e l’allegoria, intesa come come la volontaria imposizione dello scrittore.
Steamdoll:
Non ho chiara la differenza che fai: se una cosa è verosimile, perché non dovrebbe essere credibile?
@Terra Nova@: ah ma sia chiaro: che Martin sia un bravo scrittore io non lo metto in dubbio, lungi da me. E scrive, imho, oggettivamente bene, infatti alla fine del primo libro ci sono arrivata agilmente, nonostante continui a pensare che le descrizioni spesso siano di troppo.
Infatti la cosa che gli contesto è il modo in cui ha deciso di condurre la cosa che francamente ha perso il mio interesse quasi subito, e la cosa mi fa discretamente incazzare altrimenti avrei avuto altro da leggere.
@Mauro: entriamo in un terreno paludoso perché sono certa che qualcuno arriverà citandomi duemila dizionari sul significato delle parole, perciò prima che avvenga questa wikicalisse metto subito in chiaro cosa significa per me.
- gennaio 2011: gli alieni son sbarcati sulla Terra e hanno scelto di fare i panettieri a Vimercate.
Questa frase è verosimile per tutta una serie di motivi (nessuno ha mai provato che non possa esistere una civiltà aliena, nessuno può sapere se gli alieni amino fare i pasticcieri o meno e così via. Ergo in una trama è ampiamente verosimile).
Sul livello credibilità è un altro paio di maniche: davvero nessuno se n’è accorto?
Ecco, davvero nessuno si accorge di questo peregrinare di Sansa e tutto il resto? Oddio, non dico di no, potrebbe essere, ma moltiplicato per tutti i personaggi che continuano a fare robe strambe mi dà un’idea di farsa che mi fa pensare: ma perché si danno tanto affanno se tanto non li conosce nessuno?
Così come trovo verosimile che nessuno abbia infilzato Cersei per le orecchie (del resto, la storia dell’umanità non è piena di megalomani che hanno fatto i loro comodi a spese di tutti gli altri?), ma se lo trovo credibile nel libro?
Non lo so. Non mi sono mai fatta un’idea precisissima, ma in un mondo pieno di assassini, intrighi, veleni etc mi risulta ostico credere che qualcuno non c’abbia quantomeno provato più volte (è successo? Non lo so. Se è successo passerò due giorni sui ceci consacrandomi a Santo Martin).
Comunque, la serie televisiva mi ha messo in buon spirito e, FORSE, proverò a rileggerlo e magari mi ricrederò (son passati pochi mesi dall’ultimo tentativo, ma panta rei).
Per il momento l’impressione che ho è di un’enorme occasione sprecata, agli occhi miei, perché è evidente che su scala mondiale io sono la minoranza. E quindi la storia dice che ha ragione lui, non io
Aggiungo che mi rendo conto ora di non aver spiegato bene:
- verosimile per me è una cosa che non ha controindicazioni perché possa accadere (esempio: è verosimile che la Regina Vittoria fosse un cyborg).
- è credibile? No, perché all’epoca non esisteva alcuna tecnologia simile.
Però.
Si parla di fantasy. Tutti lo sappiamo ormai che un drago non potrebbe volare, non è verosimile né credibile. E?
E a me non frega niente. Se volessi elementi che abbiano queste credenziali leggerei altro; infatti se c’è una cosa che non contesto a Martin è proprio la credibilità.
Questa cosa era solo in risposta a Nurades.
@Steamdoll
Dont’ worry, era solo per esprimere meglio la mia opinione ^^ Temo sempre di non spiegarmi bene ^^’
Terra Nova
Non vorrei dirottare la discussione sul significato di allegoria.
Mettiamola in un altro modo: ci sono vari livelli di espressione nelle opere di Tolkien, uno sopra l’altro. C’è la vicenda narrata come pura storia fantastica. C’è la costruzione formale e filologica della prosa (e della poesia). C’è la riflessione filosofica su natura e modernità. C’è la morale, il concetto di bene e male e la lotta tra queste due istanze. Infine c’è la relazione tra spiritualità pagana e cristiana. Tutte questi livelli sono affrontati con consapevolezza: l’autore sapeva perfettamente cosa voleva esprimere e come.
Rispetto alla querelle tra verosimiglianza, realismo e credibilità, è una questione che non mi ha mai appassionato. Mi è sempre parsa una speculazione semantica poco utile nell’approccio alla letteratura fantastica. Nel solito discorso sulla sospensione dell’incredulità, tutto si esaurisce nel fatto che la vicenda sia coerente con le meccaniche metafisiche del mondo fantastico. Che sia verosimile rispetto ad esse ma non credibile rispetto alle meccaniche esclusivamente fisiche del mondo reale non aggiunge nulla: l’elemento fantastico è proprio la regola metafisica, e la differenza dal mondo reale e dalle sue regole sono ciò che costituisce il mondo come fantastico. La differenza tra verosimiglianza e realismo diventa quindi una discussione su un assioma. Gli assiomi per loro natura si accettano e basta e non sono soggetti a discussione: l’unica discussione possibile è quelle sulla loro validità e, visto che la scelta di un mondo con regole metafisiche è arbitraria, ogni discussione sulla validità di tale scelta è priva di senso.
L’episodio di Catelyn è fondamentale nel senso che pare essere uno degli eventi che avranno un significato preciso rispetto alla questione degli estranei, e al rapporto tra essi e i culti degli dei facenti parte di una diade male/bene (R’hllor/oscurità e Drowned God/Dio Estraneo). Quale sia questo rapporto e come ci si inserisce la questione di Catelyn (e la relativa questione di Jaime, e l’eventuale possibilità che questi sia la reincarnazione di Azor Ahai, come credono molti fan) non si capisce ancora, e va bene così, perché non è ancora il momento.
Se non è il caso di discuterne perché l’opera non è ancora finita, allora non è nemmeno il caso di sollevare la questione. Anzi, non è il caso di parlare del tutto delle Cronache e di dare opinioni, visto che si tratta di un work in progress. Io personalmente però credo sia lecito discutere di ciò che abbiamo finora. Al limite diremo un po’ di cazzate e ci ricrederemo in futuro
Quanto al resto, mi viene in mente un articolo americano che si intitolava, più o meno, “A chi frega ancora qualcosa di chi metterà le chiappe sul trono?”. Il succo dell’articolo era che comunque sono tutti cattivi e meschini e quindi, mancando un valore morale nel risultato finale, sticazzi di come andrà a finire. Il problema ovviamente è solo del giornalista, che non capisce che le Cronache non sono un’opera morale che vuole disegnare un conflitto polarizzato tra concetti di bene e male assoluto. La costruzione della realtà è naturalista, non allegorica. Al giornalista non piace perché la sua opinabile idea dell’arte prescrive che una vicenda sia interessante solo se vince una forza benefica oggettiva e chiaramente riconoscibile? Cazzi del giornalista.
Naturalmente il riferimento è iperbolico: lungi da me, steamdoll, volerti apostrofare così malamente equiparandoti a quel mognogiornalista. La questione è che, semplicemente, non mi pare il caso di mischiare un’antipatia personale per determinate tematiche con la valutazione della qualità oggettiva dell’opera. Mi pare che il fatto che le vicende ruotino intorno alla vita dei rikkissimi e dei fikissimi non ti piaccia, e ti porti alla mente le soap-opera. Beh, narrare le vicende dell’elite non rende la vicenda né meno realistica né meno interessante.
Per il realismo, io potrei scrivere la biografia di George Best. Anzi, è probabile che qualcuno lo abbia già fatto. Che si narri la vita di un uomo bello, ricco, idolatrato, talentuoso, carismatico e spregiudicato, rende forse la storia meno vera? Una storia di vita incredibile, e cionodimeno non solo realistica, ma accaduta nella realtà. In un mondo esistono anche le storie eccezionali, e di solito sono esse ad essere narrate, non la vita del contadino Bodo di Eileen Power. Resta il fatto che esse debbano essere credibili, ma questo prescinde dall’eccezionalità della vicenda rispetto alla media.
Per la questione dell’interesse, qualcuno può trovare pallosa la storia dei fikissimi, e preferire vicende che narrino di proletari e desperados assortiti. E’ solo questione di gusti. L’Iliade racconta le vicende dei re, dei condottieri e degli eroi, sbattendosene allegramente del volgo e delle bestie da soma. Questo non la rende una soap-opera.
Per me la discussione finisce nel momento in cui davvero paragoni l’Iliade alle Cronache, che non c’entrano nulla l’uno con l’altro. E credo che sia un dato di fatto: nell’Iliade i personaggi stanno facendo una cosa (l’assedio, o difendendosi dall’assedio) e tutto ciò che viene fatto è finalizzato a questo.
Non vanno su e giù, non cambiano obiettivo ogni dieci secondi.
Se non riesco, Nurades, a farti capire che il mio problema NON è l’esplorazione dell’animo umano (e che palle, perdona il francesismo, con questa argomentazione: abbiamo capito), ma il fatto che questo animo umano viene esplorato mentre, oggettivamente, non si capisce bene dove si voglia andare a parare, allora I fail.
E siccome non ho intenzione di far scendere sangue dai muri, tu leggiti Martin io mi leggo altro
Ah, però una cosa che ho dimenticato: non ho mai detto che le Cronache siano brutti libri. Non credo sia scritto proprio da nessuna parte, la qualità dell’opera è oggettiva (non eccelsa, ma ampiamente sopra la media).
Temo di essere io a non spiegarmi adeguatamente.
Continui a riferirti alla mancanza di uno scopo chiaro e preciso nella trama delle Cronache. Bene. Ottimo.
Se i personaggi sono umani, le loro motivazioni, ciò che li spinge ad agire, e di conseguenza il filo conduttore delle loro azioni, cambiano nel tempo. A causa degli eventi e dei propri adattamenti agli eventi. Questo è ciò che precisamente manca nella stragrande maggioranza della letteratura. Dove i personaggi non si evolvono e non agiscono secondo schemi e motivazioni umane, ma in funzione di uno scopo chiaro e preciso funzionale all’opera.
Le persone cambiano obiettivo ogni dieci secondi. E in un sistema complesso, come è la società umana e pure la mente del singolo, non si possono prevedere gli sviluppi futuri come in un sistema lineare.
Lo sviluppo del sistema delineato nelle Cronache non riesci a prevederlo perché è fatto in modo realistico, ergo non prevedibile.
A te questo non piace. Lo ho capito, non preoccuparti riguardo a ciò. E i gusti non sono discutibili. Spero però sia chiaro a tutti che questa apparente “mancanza di scopo preciso” non deriva da un’incapacità di Martin di gestire la trama, ma è una precisa scelta artistica.
Beh, non è proprio così vero.
Io non cambio obiettivo ogni dieci secondi. Nella fase attuale della mia vita io ho tre obiettivi precisi e cerco di perseguire quelli, da anni ormai. Certo, ho dei contrattempi, ho anche altro da fare nel frattempo (devo mangiare pure io, purtroppo) ma questo non significa che io cambi obiettivo.
Si può arrivare anche al fatto che io a un certo punto rinunci a un obiettivo, perché mi rendo conto che irrealizzabile, ma questo non è cambiarlo: è abbandonare e fare altro.
Ora: tu dici che i personaggi di un libro fanno quello che devono fare. Ma certo. Io personalmente se dovessi scegliere tra seguire un reality show con la vita di Jenny McCarthy (nome a caso) minuto per minuto o invece un reality alla Battle Royale seguirei il primo. Perché? Perché nella vita reale io stessa vedo cosa succede intorno a me, non ho bisogno di Martin che me lo metta nel medioevo per farmelo capire.
Il fatto che manchi una linearità e che sia precisa scelta dell’autore (e che a te piaccia, e a me no) è un altro discorso. Certo che non è incapacità, però mi chiedo SE un’opera di narrativa possa essere condotta in questo modo. Nessuno gli impedisce di farlo, sia chiaro.
Solo che inizio a interrogarmi sui motivi di concepire un’opera simile: che cosa ci vuol far capire?
Che il mondo è ingiusto?
Mi sembra un po’ come quando leggo in giro che La spada della verità conterrebbe alte tematiche come la lotta per il libero arbitrio. E io ogni volta mi sento presa per il culo: negli altri libri i personaggi sono invece tutti burattini?
Non sono forse tematiche che si possano ritrovare/leggere dappertutto?
Poi Martin scrive bene, c’è a chi fa piacere leggerlo, lungi da me, tuttavia ancora non capisco questa diffusa idolatria (beh, certo, anche Stephenie Meyer ha avuto lo stesso effetto, quindi stupirmi proprio no).
Ehm, chiaramente intendevo dire che seguirei il secondo, non il primo: preferisco Battle Royale (devo perdere questo vizio di fare doppi post, ma se non l’avessi precisato si sarebbe frainteso tutto il significato XD)
In effetti la questione della McCarthy mi aveva stupito un po’.
Il mondo non è giusto o ingiusto. Il mondo è così, punto. La ricerca di una morale, i concetti stessi di giusto e sbagliato, sono creazioni della mente e non concetti assoluti. Questo è il vero realismo. Eventi che non seguono una logica morale, ma la logica del sistema complesso. Se esiste un messaggio nell’approccio realistico alla scrittura, è questo; considerare la realtà rappresentata per ciò che è come “ingiusta”, o l’essere umano come “fondamentalmente cattivo”, deriva solo dall’incapacità di accettare la propria natura umana. Questo è un costituente di base della nostra cultura, che purtroppo è fondamentalmente platonica.
Questa idea della “malvagità umana” informa un’enorme parte della letteratura. E che due coglioni. I risultati peggiori li vediamo in gran parte del fantasy. Ad esempio nel tema mongoloide degli uomini brudal che distruggono la foresta e degli elfi vestiti di verde che ci insegnano un mare di cazzate da subumani. Magari infilandoci dentro qualche massima cretina sul lupo che uccide il cerbiatto perché deve dare da mangiare ai suoi cuccioli, mica perché è cattivo, lui, poi però mamma elfa sgrida baby elfo perché ha calpestato uno scarafaggio. “E’ anche lui figlio di madre natura”, perfetto, con simili messaggi educativi sfido che gli elfi sono diventati rincoglioniti.
Simili cagate derivano dal fatto che gli scrittori non capiscono un cazzo e sono ignoranti come capre. “L’uomo è l’unico animale che fa del male per puro piacere…”, ma andate a cagare, e prima di parlare di animali guardatevi lo spettacolo di un gatto che, sadicamente deliziato, gioca a torturare a morte un topo terrorizzato.
Naturalmente non tutti gli scrittori sono stupidi e ignoranti. Nemmeno nel caso del fantasy. Questo non toglie che la letteratura fantastica è particolarmente prona all’antirealismo e alla fiaba morale. In certi casi i risultati sono comunque ottimi. Però è anche logico che si possano apprezzare cose diverse, e la morale naturale di scrittori come MZB (peccato per il femminismo militante che a volte rovina tutto), oppure Heinlein. O Martin. A maggior ragione le si apprezzano quando il panorama è dominaro quasi totalmente dall’altra estetica, quella platonizzante.
E’ molto bella la tua domanda se si possa creare buona letteratura seguendo questa estetica. Il punto nodale è che il realismo presuppone che ci siano una serie di cose non funzionali alla storia (da cui il tuo senso di spaesamento). In un mondo realistico, capita che l’eroe crepi perché, di quelle centoventisette pallottole, non tutte hanno avuto il buon gusto di mancarlo. Solo centoventisei. Quell’altra è bastata ad ammazzarlo.
E’ difficile mandare avanti una storia in queste condizioni. E Martin, alla lunga, si è dimostrato molto meno coraggioso di quanto non sembrasse, a questo riguardo, nonostante alcune notevoli eccezioni. La sua opera rimane fondamentalmente legata ai canoni della scrittura, e poco di ciò che succede è contrario allo sviluppo del buon intreccio canonico. Ma quel poco è comunque infinitamente di più di quello che si trova nella quasi totalità della narrativa.
In ogni caso, il realismo così inteso è antitetico rispetto alle regole fondamentali del bravo scrittore, quelle dei manuali di scrittura. Una di queste è di evitare roba che non c’entra con la trama, roba inutile, roba estranea al filo conduttore della storia. La roba che potrebbe confondere il lettore, insomma. Bene, io non condivido questo punto di vista. O meglio, lo prendo per ciò che è: un elemento del bagaglio tecnico di ogni scrittore, che dovrebbe saperlo usare alla perfezione e, se necessario, sbattersene, ma con consapevolezza e capacità. Ciò che è, in definitiva, tutta la tecnica artistica. Magari un giorno lo capiranno anche i ragazzini che scrivono blog e pensano di aver capito tutto perché hanno letto i manuali di scrittura, mentre fondamentalmente non hanno capito un cazzo e applicano le nozioni apprese (ma non comprese) senza discernimento.
Mi sono lasciato trascinare. Torniamo nel seminato.
Secondo me sì, si può creare grande letteratura anche senza una trama lineare. Anche confondendo il lettore. Martin in questo è partito benissimo, e sta continuando meno bene. Spero che si riprenda e non mandi tutto a puttane, come ho già detto.
Ho dovuto abbandonare momentaneamente Martin per leggere un libro per la scuola. Il testo in questione è “nel mare ci sono i coccodrilli”, di Fabio Geda. La data entro la quale devo leggerlo è vicina, così ieri ho deciso di comprarlo in formato digitale, in modo da non dover andare in libreria.
Il libro in digitale è di 110 pagine circa.
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Ed è costato…
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13 EURO.
…
Il libro è una schifezza, COMPLETAMENTE raccontato. In più quel genio di Geda ha deciso che le virgolette all’inizio e alla fine dei dialoghi sono superflue, quindi mi tocca rilleggermi tre volte la stessa pagina per vedere quali sono i dialoghi e altre due volte per capire quale personaggio dice cosa.
Se è un libro per la scuola il raccontato è plausibile: immagino che ai bambini non interessi molto lo show don’t tell, inoltre è il registro stilistico tipico delle favole e dei racconti dell’infanzia dove la storia dev’essere narrata da qualcuno.
L’importante è quel raccontato abbia un senso e non sia noioso; sui dialoghi non ci sono giustificazioni di sorta.
Nelav, i libri per la scuola non si comprano, si prendono in prestito in libreria. Peraltro, pagare 13 euro un ebook è immorale, come comprare scarpe cucite da un marmocchio somalo.
Non conosco il libro, ma spesso e volentieri ho l’impressione che i professori si spremano le meningi per appioppare ai ragazzi roba terribile (a volta senza nemmeno la scusa “ma è un classico della letteratura!!!”).
Nelav:
Lo fanno anche McCarthy (non ho idea del risultato) e Saramago (Le Intermittenze della Morte mi è piaciuto; il primo capitolo di L’Assedio di Lisbona/i> è allucinante, ma devo ancora finire il libro; cosa che farò prima o poi, forse), quest’ultimo oltretutto senza andare a capo e senza usare punteggiatura di fine frase (a memoria, del tipo: “E allora l’hai vista, Sì, ma non è andato bene, Quindi cosa farai”).
In Le Intermittenze della Morte non mi ha dato particolarmente fastidio, giusto il tempo per abituarsi.
@Tenger
Non sono andata a prenderlo in biblioteca perchè la scadenza entro la quale devo leggerlo è vicina e ho fatto prima a prendere l’ ebook. (sì, lo so, normalmente cento pagine si leggono in una serata, ma io ci metto secoli a leggere i libri che non piacciono).
@Steamdoll
Non ho otto anni e mi interessa lo show don’t tell.
@Mauro
Spero di abituarmi in fretta ^^”
Nelav, esiste una differenza tra un dogma e una regola.
Se una scena non è importante per la storia ma è essenziale che il lettore sappia che è successa, allora si usa il tell.
Ho letto ultimamente un racconto in un antologia in cui, nel bel mezzo di una faccenda piratesca c’era una scena di sesso. Era importante che il lettore sapesse che c’era stata, non era di certo importante sapere se il pirata in questione avesse virtuosismi da tigre del ribaltabile o meno.
La scena è stata tellata.
Non c’era bisogno dello show.
Immagino che per voi i Fratelli Grimm siano la frontiera del fantatrash (per voi intendo quelli che show don’t tell è diventato un comandamento).
Io ne ho venticinque di anni, e mi interessa la buona letteratura, con buona pace di chi ritiene la narrativa distante anni luce dall’arte.
Io farei un disinguo. Ci sono forme di prosa narrativa (favole, miti, ecc.) che NON richiedono lo show don’t tell (anzi). Snorri era uno scrittore coi controcazzi, io sono una patita di favole da sempre.
Ci sono forme di prosa narrativa che (salvo eccezioni) lo richiedono. E in particolare il romanzo moderno di avventura, in cui il lettore dovrebbe potersi “calare” nel personaggio per poter vivere un’esperienza fuori dell’ordinario.
)
Personalmente, sono sempre aperta a cose nuove e non m’imbizzarrisco se certe regole vengono violate, ma devo anche ammettere che, in un romanzo moderno, preferisco di gran lunga lo show don’t tell, che non il dovermi immaginare tutto da sola >_< (Ovviamente anche i romanzi in cui si mostra TROPPO sono deleteri, e ce ne sono
Esatto Tenger.
Hai espresso quello che volevo dire io in maniera decisamente più chiara: un conto è dire che non si sia capito nulla, o che non sia stato mostrato nulla (posso capire che sia questo il caso, MA non avendo letto il libro non posso sapere se ci sia una motivazione o meno).
Mostrare troppo non fa calare niente da nessuna parte, ma questa è la mia opinione; mostrare quando è giusto mostrare, raccontare quando è giusto raccontare ritengo sia la formula più equilibrata.
In mediat stat virtus, no?
E mi pare che sia stato detto anche da chi questa regola l’ha importata da noi (inutile dire chi, lo sappiamo tutti).
Steamdoll:
È vero, non c’era bisogno dello show; il che non implica che ci fosse bisogno del tell.
), quello che serve. Hai mostrato, non hai raccontato, e un lettore normodotato è in grado di fare 2+2 e capire che hanno fatto sesso.
Alternativa: mostri i due che si baciano, si spogliano, vanno a letto insieme (i dettagli che servono, insomma); stacco; mostri (per esempio) i due che si svegliano insieme, bacio mattutino (teneri
In definitiva, si poteva ottenere lo stesso risultato senza usare il tell, che quindi non era necessario.
Non mostrare troppo non significa automaticamente raccontare.
Si può mostrare troppo perché si mostrano scene inutili, che quindi era possibile tagliare.
Si può mostrare troppo perché si mostrano dettagli inutili, che quindi era possibile tagliare.
“Mostrare” significa concentrarsi su dettagli concreti, ma non su dettagli a caso, o su qualunque dettaglio venga in mente: bisogna scegliere quelli giusti e mostrare quelli.
Quindi, cosa intendente con “mostrare troppo”?
C’è però da vedere se nell’ipotetico brano raccontato il raccontato fosse davvero giusto/utile/necessario; prendi la scena di sesso di cui sopra: ho ottenuto lo stesso effetto dell’opera in questione, ma senza raccontare nulla.
Magari dipende anche dal “taglio” che si vuole dare alla storia: se la voglio “pulp” descriverò bene certe scene o situazioni, se la voglio “drammatica” porrò attenzione alle implicazioni personali e sentimentali e non sarà troppo importante mostrare tutto, “romantica”: posso anche tralasciare di descrivere una scena sessualmente esplicita, “porno” mi soffermerò proprio su quest’ultima…
Quindi ad esempio, un combattimento lo posso: mostrare in tutta la sua complessità e nei suoi particolari; descriverlo più sinteticamente per quanto riguarda la visione concreta della scena e più sulla tensione emotiva/psicologica dei personaggi; raccontarlo in tre parole…
Cesco:
Rientra in quello che dicevo: «“Mostrare” significa concentrarsi su dettagli concreti, ma non su dettagli a caso, o su qualunque dettaglio venga in mente: bisogna scegliere quelli giusti e mostrare quelli».
A seconda della storia che vuoi scrivere, i dettagli giusti potranno cambiare.
Prendiamo l’esempio del combattimento: m’interessa l’impatto che ha sui personaggi? Posso mostrare il singolo scontro – all’interno dell’intero combattimento – di un personaggio rilevante; posso mostrare dal punto di vista di uno che non capisce nulla (e quindi parlare di un colpo alla spalla invece che di uno sgualembro), concentrandomi sui suoi sentimenti; volendo, posso mostrare solo l’inizio, staccare, e passare a mostrare le conseguenze, soffermandomi sulle ferite e sulle ripercussioni emotive.
A questo punto, raccontare lo scontro è necessario?
Mauro la mia domanda è: vedere i due che si baciano e che si alzano al mattimo… cosa cambia dal dire “hanno consumato” (per esempio eh)?
Capisco il mostrare nel momento in cui vuoi che il letto di focalizzi su qualcosa, lo viva appunto (lo squartamento, la battaglia, ciò che un personaggio fa nel dialogo, etc) ma io so cos’è il sesso, non c’è bisogno del disegnino per farmi capire che si saranno slinguazzati e alzati dallo stesso letto.
Né credo di aver bisogno di essere coinvolta in un dettaglio che devo sapere ma che non ha importanza di immedesimazione.
Senza un esempio specifico sottomano non è facile dire (almeno, per me) cosa cambia, a parte i discorsi generali sulle differenze di effetti tra raccontato e mostrato, ma a questo punto la domanda potrebbe diventare: perché raccontarla, se non non facendolo non cambia nulla? Se togliendolo non cambia nulla, allora era inutile metterlo.
Inoltre: se è ovvio, perché sottolineare l’ovvio? Paura che il lettore non ci arrivi? Se un personaggio parte da A e arriva a B, posso chiudere un capitolo con lui che parte da A e aprire quello dopo con lui che è in B: qual è l’utilità di scrivere: “E viaggiò da A a B”?
Nota anche due cose:
1) Ci sono anche altri modi, i miei erano solo esempi; per esempio saltare del tutto la scena e far sapere al lettore che ha avuto luogo in altri modi (un personaggio che lo racconta a un altro).
2) Il semplice fatto che si possa tagliare il raccontato ottenendo lo stesso risultato nega la necessità di mettere il raccontato.
Tu hai detto:
e io ti ho fatto vedere che si può ottenere lo stesso risultato senza usare il raccontato, ossia la parte “allora si usa il tell” non è necessaria né obbligatoria.
A parte che se una scena non è importante per la storia non capisco come mai per il lettore – che sta leggendo quella storia – dovrebbe essere essenziale saperla… se non è importante per la storia, toglierla non cambia la storia, quindi non vedo l’essenzialità. Mi fai un esempio di scena non importante per la storia, ma che il lettore deve obbligatoriamente sapere?
Parentesi: forse so qual è la differenza che chiedi, sto cercando informazioni; ma per capire che situazione hai in mente devo prima capire cosa intendi con una scena non importante per la storia, ma essenziale per il lettore.
Guarda la faccio molto semplice.
Serve sapere che una cosa è successa (due hanno scopato, un libro è stato rubato, la bambina ha bruciato a scuola, etc); è un’informazione che serve perché ha ripercussioni future.
Bon. Detto ciò quello che serve è appunto l’informazione, non la scena.
Certo, potevano esserci due personaggi che parlavano e uno dei due che a un certo punto se ne usciva con “ah, per info, stanotte ho ballato il mambo orizzontale con tizio”.
Certo, poteva essere fatto anche così. Ma io personalmente continuo a non capire cosa ci sia di male a raccontare un dettaglio che serve ma che non va mostrato.
Vogliamo un esempio pratico?
Per Dio, facciamolo.
Michael Moorcock, Il campione eterno, pagina 43:
più tutta una serie di elenco di vegetazione successivo.
Ora: è necessario che il lettore sappia che lui e lei hanno passato tempo insieme. Ma è necessario che lo veda? Ma uno avrà un minimo di immaginazione?
Mi pare che uno dei capisaldi della narrativa osannata da chi sostiene lo show don’t tell sia mostrare cose originali, non cose che sanno tutti. Se è un particolare che ha rilevanza secondaria, mostrarlo non andrebbe ad aggiungere paragrafi e paragrafi inutili che potrebbero essere tagliati con una semplice frase?
Alla fine, come si dice di usare il termine adatto anziché una metafora (non dirmi “dello stesso colore di un cielo terso a mezzogiorno”, dimmi azzurro e finiamola lì) allo stesso modo dire che anziché srotolare scene su scene quello che non è strettamente principale nella storia possa essere raccontato.
Perché devo sforbiciare via tutto?
Ma tu l’hai mai letto un racconto interamente mostrato? E’ una sfilza di sequenze una via l’altra, senza alcun collante. Spesso sembra una serie di diapositive delle vacanze.
No, non ho paura che il lettore non c’arrivi. Ma se non glielo dico non ha la chiaroveggenza: è ovvio come si faccia sesso, non è ovvio invece che una che entra in una camera faccia automaticamente sesso con chi ci sta dentro. O no?
Nota anche due cose:
Quello che non mi piace, al solito, è l’estremismo.
E anche l’utilitarismo. Ma cosa vuol dire che non serve? Ma il sense of wonder non si fa mica solo con quello che serve. Non servivano mica tutte le digressioni di Carroll in “Attraverso lo specchio”, ma se le togliesse rimarrebbe Alice che va in giro qua e là facendo incontri random e parlando con dei personaggi.
Ragazzi è una storia. I vostri genitori non ve l’hanno mai raccontata una storia? Solo ombre cinesi?
Steamdoll:
E io continuo a non capire perché non mostrarlo dovrebbe implicare raccontarlo: come detto, si può non mostrarlo senza raccontarlo e dando comunque l’informazione.
Torno a dire: quello che io contesto è il “[In quella situazione] si usa il tell“; volevi/vuoi dire che usare il raccontato è equivalente? o migliore? È un altro discorso, e se intendevi qualcos’altro basta dirlo, le incomprensioni capitano. Ma io stavo rispondendo all’affermazione secondo cui in quella situazione si usa il raccontato, e ho fatto vedere che non è necessario, portando alternative che appunto non lo usano.
Infatti non ho mai detto che si descrive che entrano in camera e si stacca, ho aggiunto altri dettagli. Una volta descritti quei dettagli, ti giro la tua domanda: Ma uno avrà un minimo di immaginazione?
Sí, ma tra la storia raccontata da mamma quando avevo cinque anni e un libro di narrativa faccio qualche distinzione.
Domanda in parte slegata:
Quand’è che serve la scena? Nel senso: a che mi serve tutta la scena in Moria, in Il Signore degli Anelli? Quello che serve è l’informazione che hanno superato i monti e che Gandalf è caduto.
Non ho chiaro che distinzione hai in mente tra scene che servono, e scene che non servono perché serve solo l’informazione.
@Steamdoll
E’ importante che ti sia mostrato se questa scena di sesso è importante.
E qui però ho bisogno di spiegarmi bene: deve essere importante quella scena di sesso affinchè debba essere mostrata. Se invece l’importante è sapere che c’è una scena di sesso perché serve ad esempio per far capire qualcosa della trama, mi limito a raccontarlo.
Allo stesso modo, se voglio scrivere di un personaggio a partire dalla sua infanzia fino alla tragica morte a ventinove anni (non so perché ma quest’esempio mi diverte
) probabilmente dovrò mostrare il suo primo rapporto sessuale, se lo dovesse compiere. Quando poi diventa ninfomane posso benissimo smettere di mostrare, l’azione del quale potrebbe rivelarsi a quel punto un errore grave.
Spero di aver centrato la tua domanda.
Mi sto persuadendo che ci sia un punto in cui non ci capiamo, perché io continuo a dire A e tu continui a dire B.
Per deduzione logica allora direi che siano due posizioni inconciliabili, però forse è un’incomprensione sì. Io non dico che sia meglio in assoluto, io dico che ogni caso ha la sua peculiarità.
Secondo me in quel caso specifico il raccontato è migliore che il mostrato, in riferimento al testo. Ti ribalto la domanda: tu mi stai dicendo che il mostrato è sempre meglio del raccontato, in qualsiasi caso?
Ecco, vedi, è qui che io e te non ci capiamo.
Non vedo perché tu mi debba proporre un’alternativa se l’altra soluzione è già valida. Io non dico che sia sbagliato il bacio + risveglio. Io dico semplicemente che raccontarlo non mi sembra sbagliato. A te sì? Perché finora io ho capito questo.
(per inciso: non sei tu che hai detto di staccare quando entra in camera, ma in quel momento stavo rispondendo al tuo “ma se non serve perché mostrarlo?” Serve perché il lettore non può rimanere col dubbio se sia successo o no, visto che appunto poi avrà una sua utilità. Ma non in quel momento).
Sí, ma tra la storia raccontata da mamma quando avevo cinque anni e un libro di narrativa faccio qualche distinzione.
E perché?
La domanda è provocatoria: è ovvio che un romanzo scritto da uno scrittore che si ritenga tale avrà un livello di professionalità maggiore e un intento diverso dalla storiella della buona notte, rimane il fatto che io credo, e lo credo sempre più fermamente ogni volta che affronto questo discorso, che per guardare lo stile qualcuno stia perdendo del tutto di vista a cosa serva la narrativa.
Sotto tutto lo show don’t tell che volete c’è la storia (e qui non riapro il vaso di pandora del fatto che sia primario o meno lo stile, ma); mamma, quando ci raccontava la storia, probabilmente non aveva le capacità di uno skaldo. Però aveva l’intenzione di farci sorridere.
Stavo per piazzare un parallelismo coi gdr ma qui si fa notte: non mi hai detto nulla sull’estratto di Moorcock, se così è me lo sono perso. Pensi che Moorcock non abbia fatto bene in quel contesto?
Non vorrei sbagliare perché l’ho letto molto tempo fa ma Stardust non è tutto mostrato (sì?) eppure mi pare che sia un gran bel libro. Sì, no?
Alla tua domanda finale non rispondo nemmeno perché c’ho già provato due volte, vuol dire che non ci riesco e provo un’altra cosa: dammi un esempio di libro che non abbia parti di raccontato e da lì riprendiamo la discussione.
E’ evidente che senza una base pratica qui non si sbroglia la matassa, perché stiamo dicendo le stesse cose, l’uno da una parte, l’altra dall’altra, da sei o sette commenti :P
Dipende, Anonimo, da quale mia domanda speri di aver centrato, perché ne ho poste circa duemila :P
Non ho ancora letto il seguito della discussione, volevo solo dire che ho finito l’altro ieri di leggere “La Strada”, di McCarthy e devo dire che il risultato è davvero particolare.
Ok, quel romanzo è particolare nell’insieme, c’è contemporaneamente una certa distanza dai personaggi e una certa vicinanza. è… abbastanza difficile da descrivere. Non c’è un solo nome, ad esempio, il protagonista è sempre chiamato “l’uomo” e assieme a lui c’è solo “il bambino”. Tanto che a volte il pov non sembra capirsi, pur restando fisso (non vi sono infodump o intrusioni evidenti del narratore, il massimo che si trova è un verbo sensoriale pleonastico – che a vole ho avuto l’impressione fossero voluti – o un elemento di tempo).
Leggendo il libro, si capisce parecchio che, se McCarthy avesse messo fra virgolette i dialoghi, gran parte dell’atmosfera sarebbe andata a farsi friggere.
A me è piaciuto, ma mi rendo conto che a molti potrebbe sembrare pesante, perché i toni, la storia e lo stile sono sempre molto… grigi. Non mi viene in mente un termine migliore. Basta comunque che leggiate qualche pagina per comprendere.
Io ve lo consiglio, in ogni caso.
Confermo l’incomprensione: avevo capito che dicessi che, se c’è un’informazione che l’autore vuole inserire senza mostrare la scena, allora la deve raccontare; mentre io vedevo alternative valide.
Detto questo: Anonimo Qualsiasi:
Consideri il raccontarlo migliore dell’opzione mostrato+taglio? Se sí, perché?
Steamdoll:
Perché? Lo chiedo seriamente: perché fare la descrizione iniziale (entrano in camera, si baciano, si spogliano, ecc. Quello che serve), con a seguire taglio alla mattina, sarebbe peggiore del raccontato?
Sottolineo che non sto parlando di mostrare la scena di sesso, anzi la taglio esplicitamente: il punto è che si può far capire che c’è stata senza bisogno di inserire raccontato (alla James Bond, per indenderci, quando la scena di sesso viene tagliata).
Quindi: ho capito che per te raccontare è migliore di mostrare il sesso; ma perché sarebbe migliore del mostrato+taglio?
In questo caso specifico sí, perché la soluzione mostrato+taglio mi pare migliore: “sbagliata” nel senso di “ci sono soluzioni migliori” (e qui rispondo al perché proporre un’alternativa: avere una soluzione valida non significa avere la piú valida). Un errore piccolo, non da cestinare il libro, se non è ripetuto continuamente nel testo, ma resta che potevo fare meglio.
In generale il mostrato è sempre meglio del raccontato? Non lo so, non conosco abbastanza l’argomento per giudicare, e quindi “Sí” o “No” sarebbero opinioni personali infondate (o non abbastanza fondate); mi verrebbe da dire di no, perché persino Gamberetta ammette vaghi accenni di raccontato, ma appunto entrando nel campo generico non sono certo di conoscere abbastanza l’argomento.
Aggiungo solo, per inquadrare meglio la mia idea: tieni presente che sono arrivato a questa partendo dall’idea opposta (ossia che in occasioni come quella da te detta andava bene raccontare); poi ho scoperto l’opzione mostrato+taglio, e visto che è migliore non vedo piú il senso dell’inserire il raccontare (salvo fare mostrato+raccontato+taglio: descrizione iniziale, “E dopo scoparono”, taglio alla mattina; ma è una ripetizione giusto per rendere piú ovvio l’ovvio).
Nota però che senza mostrarlo (e senza raccontarlo) l’ho comunque comunicato al lettore.
Moorcock: Da quell’estratto non so dirti, dovrei vedere tutto il contesto, ma approfitto di quest’esempio – e di quello di Stardust – per sottolineare una cosa: che ci sia del raccontato non significa che il libro sia brutto. Magari poteva essere scritto meglio (secondo il Duca e Gamberetta poteva essere scritto meglio), ma non significa che sia brutto. Gamberetta lo dice esplicitamente qui, per esempio:
Gamberetta:
Il punto non è se una parola raccontata renda automaticamente il libro di merda: la risposta è no.
Il punto è se quel libro poteva essere scritto meglio. Per i libri che mi vengono in mente con del raccontato, la risposta è sí.
Dio mio quanto avete scritto
Sto a rovinarmi gli occhi da mezzora, e sto ancora a un 1/3 scarso
Caproni maledetti, perchè discutete qui quando c’è un articolo dedicato all’argomento?
Scusa Zwei, non ci avevo pensato
Zwei la chiudo veloce perché semplicemente l’argomento è quel che è: Mauro, sì lo so cosa dice Gamberetta :P
Però Gamberetta (e i testi a cui si affida) fanno parte di un approccio alla letteratura che non è una legge immutabile, anche se può sembrare.
Lo dice lei stessa (non mi ricordo dove, e non ho voglia di cercare. Lo farò un giorno se sarà strettamente necessario).
Taglio qui per il semplice fatto che so già che non cambierò idea e ti farei perdere tempo: io ero una fanatica del show don’t tell, fino a qualche mese fa. Poi ho lasciato stare i racconti per dedicarmi a un’opera più corposa.
Ho rispettato alla lettera lo show don’t tell.
Il risultato mi ha fatto schifo (certo, potrebbe essere colpa mia).
Io non ritengo che mostrare sia sempre la risposta. Perché mi sono accorta che mi piace leggere cosa pensa chi è nel punto di vista, perché ho scoperto che le digressioni (purché non siano inutili sbattute lì = infodump) non le trovo dannose.
Trovo che, anzi, a volte il raccontato dia un taglio meno impersonale.
Può essere che sia qualitativamente peggiore. Non lo so, io non sono un critico letterario. Però mi sento di dire: per te è meglio così, non è meglio così in assoluto.
In caso mi venisse voglia d’approfondire (ammetto di averne un po’ i meloni pieni di questa faccenda, non tanto per qui, ma perché ormai non si può dire libro senza che venga subito fuori “mostrato o raccontato”, anziché “storia”) riprenderò nel post di Zwei, che per inciso non sapevo nemmeno che esistesse.
Frustami pure, me l’ero dimenticato
La differenza tra i due approcci (bacio, risveglio ecc. vs racconto) è che con il primo entro nella pelle di un personaggio. Divento lui, ed esperisco gli avvenimenti attraverso i suoi sensi.
Mostrare la cosa e raccontarla quindi è molto diverso. In un caso sono uno dei personaggi, nell’altro no. Le due opzioni non sono equivalenti. La funzionalità rispetto alla vicenda (ovvero il fatto che in entrambi i casi l’episodio non venga mostrato e venga risolto con poco testo) in questo caso non c’entra; la questione centrale – quella per cui tanto si insiste sullo show don’t tell – è l’immedesimazione nel personaggio.
Prima opzione. Io lettore nel personaggio mi sveglio tra le lenzuola. Ne sento la consistenza e bla bla bla. Vedo la fanciulla accanto a me, pronuncio a fior di labbra il suo nome, accarezzo la sua pelle (liscia, calda, vellutata, secca?…), percepisco il suo calore e respiro. Qualche altro accenno, e so che stanotte abbiamo scopato.
Ecco, invece con l’ultima frase ho raccontato l’episodio. Io lettore fuori dal personaggio, dissolto nell’etere, acquisisco informazioni da un narratore.
Va beh, ‘sta roba la sappiamo tutti. Era solo per rimarcare che l’effetto che io lettore provo è radicalmente diverso, nei due casi, e non si può liquidare la scelta di uno dei due registri narrativi con il fatto che, essendo in entrambi i casi elisa la scena di sesso, allora una cosa vale l’altra.
Condivido però l’altra parte del discorso di Steamdoll. A leggere certi blog, pare che raccontare sia un peccato capitale. Pare che, nella narrativa fantasy, sia obbligatorio mostrare, ovvero sia obbligatorio che il lettore si immedesimi in un personaggio/PdV.
E perché?
E’ assolutamente vero che il mostrato sia la scelta da preferire nella stragrande maggioranza dei casi, in quanto l’immedesimazione spesso è necessaria. E’ altrettanto vero, però, che lo scrittore può decidere in certi casi di raccontare perché vuole ottenere effetti diversi.
Insomma, l’effetto di immedesimazione sempre e comunque non è e non deve essere un dogma.
L’impressione è che molti critici da blog non abbiano la sensibilità artistica e il discernimento per rendersene conto. Ci si limita ad applicare al testo un’analisi acritica dei consigli dei manuali di scrittura, che passano così da consigli a dogmi indiscutibili.
@Steamdoll
L’ultima che avevi fatto. O la terzultima. Non ricordo bene, prova a farli combaciare.
@Mario&Steamdoll
In tal caso, o mostro tutto o non mostro nulla. Il “taglio” mi pare autocensura e pudicizia fuori luogo.
All’autore sarebbe da dire: “Mostra. Stupiscimi e cerca di non usare clichè. Se sei capace. Altrimenti cerca di pensare a una storia dove non c’è bisogno di parlare di sesso, di api&fiori e cose simili.”
A meno che non sia un racconto per bambini, ovvio. Ma in tal caso saltano le premesse della questione.
L’articolo è questo; mi sposto qui.
^^”
Mi sa che mi avete un po’ fraintesa. Il fatto che il libro non mi piacesse non era una conseguenza del fatto che fosse completamente raccontato.
Anche perchè ho poi scoperto che tutto il libro era una specie di dialogo tra l’autore e il protagonista, quindi erano per me giustificati sia il tell che la mancanza di virgolette.
Tornando all’argomento show/tell io dico che è decisamente meglio mostrare e sostengo Mauro che parla dello stacco fra una scena e l’altra, ma penso anche che effettivamente a volte il tell è necessario.
E’ da un pò che leggo il blog e seguo anche quelli linkati, ma mi togliete una curiosità? perchè il fantasy si limita a creare mondi cappa e spada e mai con armi da fuoco. Ho letto gli articoli sul blog del Duca e mi sembra che sia molto più semplice mostrare uno scontro a fuoco che uno a spada.
Temo tu stia facendo confusione. “Fantasy” è l’intero genere, l’ambientazione medievale-moderna con assenza di armi da fuoco (neanche obbligatorio, poi, basta ambientarlo nel 500-600 e ci sono) è tipica dell’High Fantasy, che è solo un sottogenere.
Fantasy ambientati in mondi tecnologicamente avanzati o addirittura nel nostro mondo e nel nostro tempo ne esistono una marea.
Ah ok. Hai qualche titolo da consigliarmi per questi tipi di fantasy tecnologicamente avanzati?
Vediamo…
“Nessun Dove” di Gaiman
“La porte dell’inferno si sono aperte” di Connolly
“Leviathan” di Westerfeld
“Il caso Jane Eyre” (e seguiti) di Fforde
“American Gods” di Gaiman
“Il ragazzo dei mondi infiniti”, sempre Gaiman
“Artemis Fowl” (tutta la serie), Colfer
Altro per ora non mi viene in mente
Il ciclo di New Crobuzon di China Mieville.
Il primo dei tre, Perdido Street Station, è stato da poco pubblicato in edizione economica a 6,90 euro.
L’unico libro dove abbia visto una pistola potenziata magicamente tipo spada di dungeons and dragons.
Qualcuna sa dove posso trovare il primo episodio della serie TV delle cronache del ghiaccio e del fuoco?
Sono in piena fase “esame andato bene, ora
romanzoromanzi come autoregalo” e mi servirebbe un consiglio.Qualcuno ha letto la trilogia “Beauty” di Westerfeld e mi sa dire se vale la pena?
Mmh. Non va bene se non sopporti il buonismo YA. Sarebbe anche carina, se non ne fosse impregnata dall’inizio alla fine. E’ il difetto di Westerfeld, ha anche fantasia, scrive bene, ma tutti suoi cazzo di libri sono pieni di miele. L’ultimo della trilogia di Leviathan mi ha fatto vomitare miele per un mese.
Se non piace il buonismo, Le cronache di Thomas Covenant, di Stephen Donaldson, sono un’ottima lettura.
Non lo reggo molto, in effetti. L’unico YA che mi è piaciuto finora è Hunger Games, che il buonismo riesce a tenerlo a bada.
Me le segno
Io consiglierei la prima triologia di Joe Abercrombie (Th first law). Ha i suoi bravi difetti, ma nel complesso mi è piaciuta molto (anche perché la truculenza si mantiene su buoni livelli).
)
E poi ovviamente Pratchett, che ha scritto una frana di roba tutta spassosa in generale (anche se con fluttuazioni più o meno frtunate sulla scala Pratchett) ^_^ (Io lovvo Prachett di amore assoluto
Così tanto che ho rigettato gli alimenti consumati nell’ultima settimana ^_^
Why not? Potresti farci una recensione!)
Chissà cosa è successo a Joe. Forse gli hanno messo sotto l’editor?
(Tu non l’hai ltto, suppongo
@ Nurades
(Meglio cambiare bacheca)
In primo luogo io non sto facendo trollaggio, le citazioni te le puoi risparmiare, ma sto sostenendo la mia idea: una particolare scena di fantasia che non sarebbe mai realtà.
Hai scomodato l’antropologia, la psicologia e qualt’altro, ma non hanno troppa importanza i tuoi studi in questo nostro caso, perchè ciò di cui parliamo è un’invenzione letteraria, con personaggi immaginari inventati da uno scrittore che ha pensato di “costruirli” ad hoc per i propri propositi.
Non so, potrei andare a trovare e riportarti testi o regole sul combattimento con katane, sull’educazione dei samurai o dei guerrieri giapponesi in generale, sui loro ideali, potrei portare e contestualizzare tante cose. Potrei cercare di dimostrare tutto o poi te potresti fare il contrario.
Mi dispiace ma non sono così malato, così malato da scrivere interminabili fiumi di parole, interminabili monologhi come fai te, per arrivare forzatamente a dimostrare la veridicità di un’azione di un romanzo. “Forzatamente”: perchè se è vero che nessuno di noi ha vissuto il Giappone del XVII e (credo) nessuno di noi due può vantare anni di combattimenti corpo a corpo per avere voce in capitolo, la teoria su cui dici di basarti , logica, coerente e perfetta in sè stessa, si scontra col fatto che dovrebbe essere applicata al nostro episodio fantasioso che rimane sempre una proiezione mentale dello scrittore e dei lettori , per la quale il realismo descritto, non implica affatto nè dimostra la realizzazione pratica della stessa, in cui giocherebbero un ruolo importante tante altre variabili concrete e psicologiche (non chiedermi di elencartele tutte per favore… ), e che dopotutto continua a basarsi su pochi presupposti fondamentali.
Se pensi di potere giudicare se un combattimento possa essere reale o no solo con le tue teorie (su cui ti basi) sei piuttosto presuntuoso. Se pensi di poter giudicare un calciatore o un allenatore solo perchè hai letto un manuale di calcio, senza averlo mai praticato sei piuttosto presuntuoso. Accontentati di dire che c’è un certo grado di ragionevolezza logica ma che non dimostra il tutto.
Se poi per fare questo ti abbassi a inventarti cose che il tuo inerlocutore avrebbe detto solo per ribaltargli contro le sue idee, sei anche scorretto.
Se credi ancora che i tuoi argomenti possano bastare a dimostrare che la scena in questione ha sicuramente una valenza di realtà e non di fantasia, potresti anche dimostrare che l’Italia non è una penisola, che Maradona non era bravo a giocare a calcio e che 2+2 non fa 4.