Bacheca Fantasy
By ZweilawyerQui potete commentare, suggerire, osanna, insultare e lovvare libri e autori fantasy. Dall’esegesi del Signore degli Anelli a quella di libri ancora più memorabili, come Ancess di Sergio Rocca; dalle battaglie troisiane al treno delle miniere de Le Cinque Stirpi, ogni argomento verrà sviscerato con cura.













Ciao a tutti e a tutte!
Ho due domande. Che sarebbero anche la base per un discorso più ampio.
1) Quanto ritenete sia fondamentale avere conoscenze militari per scrivere di combattimenti fantasy all’arma bianca e di battaglie?
Se lo ritenete utile, linkate pure le fonti, tipo manuali di tattica militare, ecc.
2)Ritenete realizzabile (in modo non umoristicoXD) un romanzo high fantasy ambientato in un setting in cui:
-la magia esiste ed è ampiamente conosciuta, ove non addirittura dominante in alcune società;
-dove ci sia disparità spesso notevole a livello tecnologico e sociale tra le varie nazione;
-dove si hanno conoscenze mediche molto al di sopra del nostro medioevo e in cui la magia ha anche un ruolo importante, nei casi in cui venga applicata;
-dove ci sono forze armate che cavalcano catapulte montate su draghi da ali smisuratamente grandi come una porta;
-dove ci sono nazioni che non hanno eserciti se non alcune centinaia di maghi addestrati ad azioni istantanee e devastanti;
-dove ci sono creature magiche come non morti di vario tipo, sì anche vampiri ma seri, esseri che hanno abilità e poteri innati, e donne emancipate?
No i catapultadraghi non ci sono veramente, anche se…
Mi appello a voi. E visto che questo mi sarà d’aiuto: in realtà sono una donna!!!
Ehm, dipende dall’importanza che le stesse cose hanno nel romanzo.
Se vuoi scrivere la storia di un veterano di guerra, mi sembra scontato che tu avere le conoscenze belliche che verosimilmente avrà il tuo personaggio. Se nel tuo romanzo ci sono combattimenti e battaglie campali, dovrai sapere come si combatteva nel medioevo, come funzionava una battaglia, quando si faceva una battaglia, eccetera.
Oltre a studiare per conto tuo, fatti aiutare da qualcuno che ne sa di più, e soprattutto, a romanzo finito, cerca di farlo revisionare da un esperto per correggere e sostituire le castronerie.
Per un inizio, dai un’occhiata alla corposa bibliografia di Zwei.
Innanzitutto se mi dici “high fantasy” partiamo già malissimo (^-^), ma a parte questo, mi sembra che il problema principale sia che cosa intendi esattamente per “magia”. Di per sé è una parola che non vuol dire niente; sei tu a doverne stabilire logica e regole, e una volta fatto questo, le conseguenze discenderanno inevitabilmente.
Per esempio. Che tipo di magia è? In un commento sui Gamberi, sostenevo che esistono soltanto tre tipi di magia possibile: tecnologia, psichica, divina.
“Magia tecnologica” è semplicemente una tecnologia così evoluta e incomprensibile, che agli occhi degli utilizzatori (o comunque, dei personaggi-pov) ‘funziona perché sì’. E’ magia oggettiva, ossia che funziona sempre e comunque, indipendentemente dall’utilizzatore, basta seguire la procedura giusta. Rituali, linguaggi magici (ossia: formule statiche), artefatti incantati, sono tutti tipi di magia tecnologica.
“Magia psichica” è un potere interiore a cui l’individuo-mago attinge per modificare la realtà. L’esempio per eccellenza è il potere psi; oppure puoi pensare alle mutazioni genetiche mongole tipo X-Men. Potrebbe essere un potere latente in tutti gli individui, oppure un potere proprio di pochi eletti.
“Magia divina” è semplicemente un potere che si prende a prestito da un’entità superiore. Il mago non ha alcun potere proprio, è soltanto un tizio con un canale privilegiato con la vera fonte magica – che può essere una razza superiore o una divinità vera e propria. Chierici alla D&D, patti demoniaci eccetera appartengono a questa categoria.
[In realtà, tutti questi tipi di magia possono essere fatti risalire a un unico tipo oggettivo: la divinità della "magia divina" potrebbe semplicemente essere una razza più evoluta, che mette la propria supertecnologia al servizio di stupidi personaggi-pov che pensano sia magia; così, il potere psichico della "magia psichica" potrebbe essere causato da una mutazione genetica che, isolata, potrebbe permettere a degli scienziati di bioingegnerizzare tutti gli esseri umani in modo tale da essere maghi].
Pensa a che tipo di magia vuoi, pensa a come sarebbe implementabile e, soprattutto, come trasformerebbe la tua società. Un mondo che abbia sempre conosciuto la magia, fin dalla notte dei tempi, evolverebbe in maniera molto diversa dalla nostra. Se si possono comandare draghi col pensiero o far levitare gli oggetti, non sarà mai necessario inventare treni né aerei, ma soprattutto non dovrò inventare l’elettricità o la combustione del carbone o della legna. Se i maghi possono comunicare a distanza, non ci saranno mai i problemi logistici e di comunicazione tipici di tutte le età fino al Novecento; non ci sarà mai bisogno di inventare il telegrafo, né il cellulare, né i satelliti, né Internet. E via dicendo. Se (per motivi ignoti) un mago può curare chiunque da qualunque malattia con l’imposizione di due dita sulla fronte, non ci sarà mai bisogno di alcuna scienza medica: basta avere un mago a portata di mano, e nessuno starà mai male. Devi essere tu a decidere.
Concludo soffermandomi su alcuni punti:
Se un mago da solo è forte come una portaerei, sì.
Ma a quel punto fatti una domanda: se i maghi sono così fighi, perché invece di fare i sottoposti non diventano loro i capi? Sono sempre i più forti quelli che dominano una società; se nella tua i più forti sono i maghi, allora i maghi saranno i leader.
L’emancipazione di una donna nella società è dettata dall’importanza che la forza fisica ha nella società di riferimento, e dal livello di pacificazione interna della società. In un mondo medievale non-magico, o in un mondo moderno post-apocalittico, la donna sarebbe subordinata all’uomo perché più debole di lui e bisognosa della protezione che l’uomo può offrirle.
Ma se opti per un mondo in cui la magia può controbilanciare la forza fisica, e le donne possono essere maghe, allora sì, una parità di riconoscimento sociale tra uomini e donne è quantomeno pensabile.
Comunque, tieni sempre a mente che il grado di complicità che può esserci tra uomini e donne (cosa che vedo trattata con molta leggerezza in molti fantasy) dipende da quanto le condizioni sociali dell’uomo e della donna sono simili.
Sull’idea di draghi che portano catapulte che portano soldati non mi esprimo nemmeno.
E dovrei darti fuoco per il rickrolling, ma come vedi non lo faccio.
Basta il papiro di Tapiro. In ogni caso aggiungo solo una manciata di roba sparsa.
Per la magia cerca di trovare una risposta alla domanda: perchè i maghi non controllano il mondo?, che è un po’ sempre il problema delle ambientazioni con alta quantità di maghi. Sempre meglio livellare verso il basso che verso l’alto. Poteri potenti come teletrasporto, distruzioni ad area ed affini creano sempre più problemi di quanti ne possano risolvere in un’ambientazione. Se i maghi si teletrasportano ovunque non hanno senso le mura, se cagano palle di fuoco non hanno senso gli eserciti e si dovrebbe vivere nel sottosuolo epr non avere città disintegrate ogni 2×3. Approfitta di questa cosa per creare paletti e limitazioni, dando così vita ad un tuo sistema della magia che rende il mago forte ma non invincibile. Ricordati sempre che è la storia che sid eve piegare al sistema che hai costruito e non viceversa, altrimenti finirai per usare la magia come un becero deus ex machina :*
Prima di tutto ti ringrazio per non avermi dato fuoco. ^__^
Poi con ansia puntualizzo che la storia del drago era uno scherzo, onde evitare maledizioni varie.
Ecco il punto sulla magia è un po’ complicato per alcuni motivi.
- C’è un’altalenanza tra magia di orgine “divina” e “tecnologica”.
Per esempio alcune nazioni hanno sia dei protettori che sarebbero intesi come divinità, dal loro punto di vista, in grado di donare determinate conoscenze oltre che maghi più “teconologici” (Chiunque può diventare un mago, basta imparare a governare certe forze che tutti hanno/possono imparare a percepire, mentre certi “doni” sono vere e proprie mutazioni dei singoli ma collegate a un disegno più grande). -Mentre altre società hanno solo dei governanti talmente superiori ai comuni esseri umani da aver creato società incantocratiche, in cui al vertice c’è un re-mago e tutto l’aspetto burocratico-nobiliare è gestito da maghi diciamo “statali”.
-Poi, a seconda del volere della divinità protettrice di una nazione, o del regnante di un’altra, la magia sarà più o meno comune all’interno delle classi basse, o più o meno utilizzata in campo bellico/medico/ecc.
In effetti io so, in quanto Creatore *__* che a livelli assoluti la magia è conoscenza e comprensione scientifica e spirituale del Creato. Considera il mondo in cui è ambientata la storia come un universo, che vive di per sé, ma interconnesso ad altri in un insieme controllato da esseri non divini, magari di orgine anche umana, ma che hanno doti, e quindi conoscenze, esponenzialmente più forti. Allarga la cosa fino a comprendere un universo di altri universi, il Creato appunto.
Anche le entità più potenti in circolazione, che magari controllano N universi, utilizzano la magia, ma loro si rendono conto che è controllo delle forze che regolano l’universo, forze fisiche e spirituali… E’ un po’ complesso da spiegare. Una specie di psico-scienza. Che mette in collegamento forze fisiche, quindi scienza, con spiritualità, quindi religione. Il tutto frazionato a vari livelli. Però questo è il “master setting”, l’espansione massima del mondo a cui ho pensato. Per il romanzo mi interessa un singolo pianeta. ^__^” Era per cercare di farmi capire. XD
Quindi, tornando all’ambientazione specifica, quello che mi interessa è mantenere il tutto credibile. Dopo l’orrore di Nihal e delle nazioni a raggera intorno ai Kattivi, volevo creare più società, anche molto diverse, ma plausibili una accanto all’altra.
Per quanto riguarda le donne, beh, non sarebbero emancipate ovunque, solo in alcune società, le più avanzate a livello sociale.
E i maghi in quanto a potere hanno delle limitazioni, la maggior parte almeno, e i più potenti hanno delle limitazioni autoimposte in un modo ben studiato che non cade in deus ex machina. : ) Soprattutto hanno dei limiti quei “centinaia”. Metti che per ogni mille abitanti, in alcune nazioni, c’è un mago. Questo mago non sarà una portaerei, ma un caccia sì.
Per “l’high fantasy” mi sono riguardato la definizione, e in effetti me la ricordavo male XD. Intendevo più un fantasy realistico che high fantasy. ^__^”
@Luxifer: grazie! Lo so, ma io volevo proprio auto infliggermi la sfida di creare qualcosa di realistico e piacevole e non retarded anche ad alti livelli di potere. Ma il motivo per cui il mondo non è controllato dai maghi è che… di fatto lo è. ; )
Non conosco l’articolo di Gamberi Fantasy sulla magia, ma c’è un altro approccio all’argomento, che non è letterario ma antropologico.
La magia è la manipolazione della realtà attraverso il simbolo. Si crea una corrispondenza diretta tra simbolo e fenomeno. Un esempio è la bambolina voodoo: la bambolina non ha una connessione fenomenologica con l’oggetto della magia, ma ha una connessione simbolica. E’ una rappresentazione. L’azione sul simbolo/bambolina causa un effetto sull’oggetto/persona. Sull’argomento possono essere interessanti Magia e civiltà e Il mondo magico di Ernesto De Martino. Vale la pena di leggerli, per uno scrittore di narrativa fantastica, anche solo per gli spunti che offrono i racconti dei riti magici dei diversi popoli del mondo.
Tornando al topic, devo ammettere che leggendo le idee proposte, Koda, la prima cosa che mi è venuta in mente è “pastrugno mostruoso”. Naturalmente questo disfattismo è dovuto solo a un’eccessiva frequentazione di narrativa fantatrash. Un mondo dove la magia è molto diffusa deve giustamente tener conto dei risvolti sociali della magia stessa.
Devi tenere conto di un aspetto, però. La magia è soprannaturale. Un romanzo fantastico può essere totalmente scevro di elementi soprannaturali, e limitare la fantasia all’ambientazione inventata (più o meno esotica). Un mondo con una mappa e una storia diverse dalla nostra è fantastico a prescindere dall’esistenza di magia e/o tecnologia fantascientifica. La maggior parte della narrativa fantastica (non fantascientifica), però, ha una delle sue principali ragioni d’essere proprio nel confronto dell’uomo con il soprannaturale.
Un’”inflazione” della magia, che renda la magia una sorta di tecnologia alternativa, potrebbe essere interessantissima. Ma è difficile immaginare che un romanzo con questo tipo di ambientazione sia di genere high fantasy. Nell’high fantasy la magia è l’espressione simbolica di un conflitto tra istanze ideali, di solito bene e male.
Guerre Stellari è high fantasy (e non fantascienza). Warhammer 40k è sword and sorcery. Se il punto nodale del tuo romanzo è il rapporto dell’uomo con una tecnologia alternativa (ancorché soprannaturale), o l’espressione della natura umana nel confronto con condizioni ambientali e sociali diverse (magari adombrando una riflessione sul rapporto tra uomo e civiltà), allora probabilmente si tratterà di fantascienza.
Non è importante la definizione in sé. E’ importante che tu abbia ben chiaro cosa vuoi mettere in scena con la storia che racconti. Se ti piacciono le tematiche dell’high fantasy è difficile che un mondo con una tecnomagia elevata porti i risultati sperati. Non è impossibile, ma è difficile. Se invece il punto focale è altro (azione, sentimento, introspezione, sense of wonder, ecc.) una cornice del genere è molto più gestibile.
ops doppio post. No infatti, le cose che voglio evitare di più sono queste:
1 persoanggi finti
2 deus ex machina
3 stronzate da ArtistaConLaAMaiuscola
4 Quattro.
Insomma conto di metterci del tempo, tanto, probabilmente anni, tra studio dei manuali, prima stesura, ecc, però voglio fare qualcosa che mi soddisfi davvero. : )
Questo. Io voglio raccontara una storia fantastica, in un ambiente fantastico, ma senza lasciare da parte la profondità dei personaggi. Chiamalo mainstream-fantasy, chiamalo fantasy-literary (nel senso di scrivere BENE non di scrivere RETARDED ; ) ci siamo capiti), voglio soprattutto raccontare una bella storia su dei bei personaggi. Il resto è stato scelto perchè è un’ambientazione che mi piace, che mi sto creando nella mente da tanto. Ma sono pronto a modificarla dovesse rivelarsi stupida, o invasiva, nei confronti della storia stessa. In realtà gli “alti livelli” di potere non sono così comuni nel setting in sè, ma ho scelto di avere come personaggi principali esseri potenti. Mica il solito ragazzino random scelto dal destino. XD Eroi veri, uomini e donne Grandi, ma che possono diventare ancora più grandi.
Guarda, la frase di presentazione è questa, per ora, e spiega tutto: “Un eroe capisce che diventando leggenda il bene e il male non esistono più”. Tanto per avere un’idea della base, del tema.
I miei due cents…
1) Tapiro è stato chiaro. Se la storia parla di guerra, devi studiartela.
Per i manuali, prima dicci che tipo di società è. I romani e i mongoli combattevano in modi molto diversi. Per un aproccio abbastanza generale alla faccenda:
The art of the warrior. Leadership and strategy from the chinese military classics, a cura di Ralph D. Sawyer. Sono classici cinesi, ma certe cose non cambiano mai. Questo per gli eserciti.
Per i dueli, dipende molto dal tipo di armi dei tuoi. Se sono armi europee, ioconoco l’Ars Duellatorum e il Talhoffer, ma Zwei e altri guerrieri più esperti sapranno fornirti un’ampia bibliografia.
2) Un popolo tecnologicamente superiore tende a dominare quello più “arretrato”. Ciò può NON verificarsi per varie ragioni: il popolo in questione vive troppo fuori mano, la zona è trppo povera/vasta/sismica per poter essere controllabile o conveniente, il popolo tecnologicamente avanzato è troppo impegnato su altri fronti/fronti interni….
Insomma, se c’è un motivo, potrebbe funzionare.
3) cavalcare una catapulta mi pare un’idea suicida XD Insomma, se il drago è un animale magico, andrebbe bene. Però rendendo la magia troppo presente rischi di trovarti con un’ambientazione difficile da gestire.
Io non ho nulla contro l’hig fantasy in quanto tale. Anzi, suppongo che in teoria il genere potrebe piacermi, ergo incoraggio sempre chi vuole cimentarsi in un hig fantasy che non faccia cagare i deltaplani ^_^
Sei tu a costruire le regole della realtà che racconti, conta comunque di partire dalle nozioni base che nel mondo reale governano i rapporti di produzioni, le regole economiche, i fenomeni di aggregazione sociale e di formazione di gerarchie e istituzioni integrandole poi con gli elementi peculiari del differente contesto che hai creato.
Nel tuo caso, come ha correttamente notato Tapiroulant, l’esistenza della magia avrà un peso considerevole nella determinazione degli equilibri di potere e dello sviluoppo tecnologico (sia civile che bellico).
Tale contributo sarà tanto maggiore quanto più la magia sarà diffusa e capace di influire sul normale corso dei fenomeni fisici, per cui nel determinare le condizioni di sviluppo di una società sarà bene che tu tenga in considerazione il numero e le capacità dei maghi ivi presenti.
Nonchè rispondere all’annosa questione, già riportata in vari commenti che mi hanno preceduto, sul perchè i maghi non governino il mondo se sono tanto cazzuti XD.
Evita cose retard alla Fullmetal Alchemist in cui una pseudoscienza vecchia di secoli che permette, entro certi limiti, di modificare o riorganizzare la materia in modo enormemente più efficiente e meno dispendioso di qualunque altro procedimento tecnico noto viene ufficialmente impiegata a scopo militare solo in tempi recentissimi e pare non avere minimamente influito sullo sviluppo socio-economico della società di Amestris, che di fatto, tendenze autoritarie a parte, rappresenta la controparte fittizia di uno società liberale monoclasse a economia capitalista dell’europa del primo XX secolo, con (quasi) pari livello tecnologico.
Grazie a tutti per i commenti.
Infatti la sfida è creare un’ambientazione vasta, ma verosimile al 100%.
Ad alcune cose ho già pensato e ho risolto alcuni problemi. L’aspetto che dovrò approfondire sarà il combattimento corpo a corpo, e in parte le battaglie campali, che però saranno spesso modificate dalla magia in qualche modo. Ma è parte del divertimento in fondo.
@tenger è questo? Ancient Chinese Warfare
Ralph D. Sawyer
Puoi anche scrivere la scena e gettarcela in pasto in retard. Se sopravvive alla fossa dei leoni, puoi integrarla ^_^ Alla peggio, avrai provocato qualche derailing su qualche argomento tangente (tipo l’ot sulla medicina nel post dell’ascia danese).
L’ho finito poco fa, beh è stato un ot davvero interessante. Quando siamo arrivati alla pomata allo sterco però ho fatto un facepalm che mi sono ribaltato per terra. XD
Appena ho la scena pronta ve la lancio con una catapulta, dalla distanza di sicurezza che mi garantisce la schiena di un drago…Oh wait! XD
O sulle tette. Specie se c’è DagoRed di mezzo.
E’ un po’ la versione zweibloghiana della legge di Goldwin.
@Null: HAHAHAHAHA! In effetti è proprio così ora che mi ci fai pensare!
Tra l’altro mi è pure scappata una ‘l’ di troppo, volevo scrivere Godwin.
Sssst, fate finta di niente.
@Nurades:
Ehm, sei andato fuori tema.
Ciò di cui stai parlando è il modo in cui le culture umane hanno interpretato la magia in un mondo – il nostro – dove la magia non esiste. La magia come ermeneutica può essere un campo di studi interessanti, ma parte dal presupposto che il concetto di “magia” è una rappresentazione culturale e non una forza reale. La bambolina voodoo è una rappresentazione, ma all’atto pratico non serve a niente (tralasciando il potere di suggestione, che però non riguarda la pratica in sé ma solo l’investimento psicologico dei partecipanti).
Se la magia voodoo improvvisamente funzionasse, ciò la farebbe rientrare:
a) Nella magia tecnologica, nel caso in cui la magia voodoo agisse secondo rituali codificati e replicabili sperimentalmente;
b) Nella magia psichica, nel caso in cui le pratiche voodoo fossero un veicolo che permette alla sua magia interiore di accedere al mondo esterno.
Le tue letture magari saranno interessanti, ma ci portano fuori strada, visto che qui stiamo parlando di magia reale e non di rappresentazioni culturali.
Ah: Gamberetta non ha mai scritto un articolo sulla magia; la discussione era nata nei commenti di non ricordo quale articolo, tra me e qualche altro utente.
Sì e no (si ritorna alla “magia tecnologica” e alla famosa definizione di Clarke).
In ogni caso, la magia può anche essere sovrannaturale, basta che sia logica. Ossia, l’autore deve sapere esattamente come funziona, e deve convincere il lettore di averne il controllo e di non andare a caso.
Inoltre, una magia incomprensibile è accettabile soltanto nel caso di storie di orrore o prodigi cosmici alla Lovecraft. Ossia, storie in cui il protagonista è un essere inerme, più o meno normale, e la magia è qualcosa di talmente più in alto rispetto a lui da accecare per la sua incomprensibilità.
Più la magia si avvicina (concettualmente e praticamente) al protagonista, e in generale agli abitanti dell’ambientazione, più anche il lettore dev’essere messo in grado di afferrarne i principi: da orrore cosmico diventa strumento o sistema di regole.
Tecnicamente Guerre Stellari è sword&planet, ossia uno sword&sorcery con patina di astronavi e raggi laser. Certo, la quest di Skywalker ha molto del viaggio dell’eroe high fantasy, ma l’ambientazione nel suo complesso è più vicina all’atmosfera della sword&sorcery.
@Koda:
Che siano diverse, è normale.
Guarda al mondo in cui viviamo: quando mai c’è stata uniformità tra le nazioni? Mai.
L’unico discrimine è quello tecnologico: oltre un certo livello di sviluppo tecnologico ed espansione economica, le aree del mondo tendono a legarsi tra loro, gli scambi a diventare stabili, e quindi le società a omologarsi (il fenomeno che si chiama “globalizzazione”). Stai attento: una magia diffusa e molto potente potrebbe accelerare di molto questo processo, per cui anche senza avere i carri armati e lo space shuttle, il tuo mondo potrebbe trovarsi ad avere una Borsa mondiale o una catena di Magi-Starbucks da un capo all’altro del pianeta.
E confermo le cose dette da Null e Tenger.
Okay: farà cagare deltaplani. Dopo quella frase, è matematico.
E’ una cosa che si mangia?
Credo che una società monoclasse non si sia più vista sulla Terra dai tempi dei cacciatori-raccoglitori
Credo che anche all’epoca ci fossero differenze gerarchiche
Ehi non guardare me, lamentati coi manuali di dottrina dello stato e diritto pubblico che usano un’espressione tanto infelice per indicare una compagine sociale dove predomina la borghesia grazie a sistemi elettorali censitari XD
Vuoi anche le fonti?
Naa, non farà cagare i deltaplani. La frase in effetti non rende l’idea ed è bimbominkiosa. Ma se la osservi in profondità ti rendi conto che è di ampio respiro come argomento e non è il soltio ragazzino/elfetta che va in giro a salvara il mondo dall’Evil Lord n. 3489345.
Abbi Fede Tapiro! 
E poi converrai con me che trovare una frase di lancio fatta bene sia difficile, vero? ^________^
La frase di lancio migliore nella mia esperienza è quella che apre lo Heike monogatari:
tutto ciò che fiorisce, inevitabilmente decade.
(Gli Heike cadono da tanto alto che oggi hanno ancora male alle natiche…)
Oh ecco cosa volevo chiederti Tenger: mi indichi dei saggi sulla storia del Giappone? Di qualsiasi genere. E mi consigli di leggere l’Heike monogatari?
E poi: io a suo tempo, lessi Kamikaze e Samurai, di Leonardo Vittorio Arena. Li conosci? sono fatti bene?
Comunque come frase di lancio non intendevo la prima frase del romanzo. XD A scanso di equivoci. Era più un tentativo di slogan, per tenermi in mente il tema principale. Stupido io a postarla. : P
Koda, se posso permettermi, concordo con Tapiroulant che quella battuta faccia discretamente schifo al cazzo. Un po’ perchè ha l’esposizione ingenua di una frase a effetto da carta dei cioccolatini, un po’ perchè diffido istintivamente dei personaggi che come biglietto da visita si presentano blaterando di possedere una superiore consapevolezza etica.
Un personaggio serio trascende la morale imperante coi fatti, non esordendo con aforismi di dubbio gusto ^^
Show, dont’ tell! Mostra perchè diventando leggenda (qualunque cosa implichi) un eroe finisce col collocarsi ‘al di là del bene e del male’.
La frase iniziale è davvero infelice, ma davvero ç__ç
Non saprei manco da dove iniziare per commentarla.
AAAH leggete il commento! Non è la frase iniziale. Era più un mio promemoria, che ovviamente nessuno a parte me può capire appieno. Sono stato stupido a postarlo! Dimenticatelo, presto!
@Null:
LOL
Già il fatto che la borghesia “predomini” implica che predomini su qualcosa di diverso da sé stessa, quindi un’altra classe, quindi quei manuali sono ritardati per definizione
No no, mi fido XD
@Koda:
In effetti se la osservo in profondità è ancora peggio di prima, e in effetti mi dà esattamente l’impressione di un ragazzetto che s’imbarca in una quest per salvare il mondo^^’
Seriamente: una frase che contenga contemporaneamente le parole “eroe”, “leggenda”, “bene e male” sembra uscita da… da… okay, da praticamente qualsiasi cosa (film, cartoni animati, zainetti, figurine) abbia come target bambini tra gli 8 e i 13 anni e neanche troppo intelligenti.
Guarda, come frase di lancio sarebbe più efficace anche solo un semplice “BOOBZ INSIDE!!”
Heu… detto così è un po’ vago. Un libro molto ben fatto sulla storia del Giappone è Nouvelle Histoire du Japon di Souyri (non so se lo abbiano tradotto in inglese), o Histoire du Japon: des origine à nos jours di Hérail (idem).
Su gigapedia si trovano molti numeri Osprey su samurai, ninja, monaci guerrieri e quant’altro, straconsigliati anche quelli.
Poi dipende da quale periodo ti interessa. Io studio principalmente la fine dell’epoca di Heian, Kamakura e Muromachi (dall’XI al XIV secolo, per intendersi). Restringere il campo di ricerca, please
Lo Heike monogatari lo consiglio solo a gente appassionata di storie di guerra E di storia giapponese E con una qualche pratica di racconto epico (altrimenti rischi di abbandonarlo alla prima enumerazione di vassalli). Se decidessi di leggerlo, su gigapedia si trova in inglese. TUTTAVIA consiglio di leggere prima Hougen monogatari ed Heiji monogatari: sono i fatti antecedenti la guerra di Genpei e sono più brevi (quindi sno una buona palestra per capire se vale la pena cimentarsi nello Heike monogatari).
Arena l’ho sentito dire, ma non ho mai letto niente di suo. Non saprei se consigliarlo o meno. Di certo consiglio Sieffert, Berque, Hérail, Turnbull, Souyri.
Per la frase di lancio: quella frase percorre tutta l’opera. Tutto ciò che fiorisce brucia. Il lieto fine non è roba per samurai U_U
Il problema è che il bene ed il male sono concetti effimeri e mutevoli in base alla società (era qui che ne avevamo discusso o abbiamo ammorbato un altro topic?) quindi già il citarli in una frase la rende fuffosa.
Dopodichè ci si scontra con la figura dell’eroe. Cos’è per te l’eroe? Perchè detto così pare quello con la e maiuscola dei film. Quello bello, carismatico e pieno di gnocca che salva il mondos enza faticare. L’Aragorn dei poveri per intenderci. L’abuso dell’etimologia di eroe fa ancora più scadere la frase. Se vuoi un mondo verosimile, l’eroe non è che si fabbrica come d&d e non c’è la carriera ‘eroe’.
Infine arriviamo alla frase complessiva. C’è bisogno di diventare eroi leggendari per capire che ogni azione può portare qualcosa di positivo ma allo stesos tempo qualcosa di negativo? Lo sa anche il contadino. Fa riflettere una saccenza decisamente fuori luogo.
E già così sono sicuro di aver tralasciato qualcosa. Scusa l’analisi impietosa, ma certe cose le ho più a cuore di altre
Mi spargo cenere sul capo.
Il mio errore è di aver preteso troppo e di essere partito in quarta, aspettandomi che intuiste quello che c’è dietro. In quella frase ci sono decine di situazioni diverse, di scelte, di colpi di scena, di battaglie, di morti, di amore e di disperazione. E’ una frasetta a effetto infatti che però racchiude molte più cose a più livelli, ma solo per me infatti, era ovvio che buttata lì così sembrasse cacca. XD Ripeto, colpa mia. Amen. ^__^”
Ah grazie Tenger. Ora scappo a letto e domani provo a dare un’occhiata ai libri che mi hai detto. ; )
Ah e grazie anche a voi per tutti i commenti. Mi sono stati MOLTO utili. Notte!
Sono d’accordo, ma il senso del discorso/fonte dell’idiozia per l’uso di ‘monoclasse’ e ‘pluriclasse’ lo ricavi da questo passo di Massimo Severo Giannini:
Povero Koda XD sta cercando da cinque o sei post di spostare l’attenzione dalla sua frase di lancio^^
Mica mi demoralizzo. : ) Ho fatto una stupidata, è giusto che paghi. ^__^
La prima vittima di questo blog è sempre l’autostima XD.
(poi si auspica anche si impari qualcosa)
No l’autostima non direi, se qualcuno dice cose giuste viene lodato. Si tendono a stuprare il troppo orgoglio e la stupidità, che è cosa buona e giusta.
E chi vuole ha molto da imparare. Che so… la saggezza di Dago e Alberello per esempio…
x Tapiroulant
Non vedo come il mio commento possa essere fuori tema. Una riflessione sull’ermeneutica della magia è una cosa diversa da una tassonomia degli stili di magia nella narrativa fantastica, e credo possa essere altrettanto utile. Non sono reciprocamente escludenti
La lettura di De Martino o di qualsiasi testo di antropologia che si occupi di magia non porta fuori strada. Stai scherzando? La magia non è un costrutto culturale. Piuttosto, è l’espressione di un progetto genetico: la mente umana ha un’immensa capacità di manipolazione simbolica, quindi non deve stupire il fatto che sia portata istintivamente a cercare nessi associativi diretti tra simboli e fenomeni. In questo senso, il pensiero magico è piuttosto un tipo di capacità inferenziale e una modalità (intrinseca alla nostra natura) di relazionarsi con la ricerca di significati.
La magia entra nella narrativa sin dagli inizi, in quanto parte pervasiva della cultura umana. Già Gilgamesh aveva a che fare con fenomeni soprannaturali. Se vuoi usare la magia nella narrativa, oggi, la cosa è più complessa perché la nostra cultura nega (erroneamente) l’esistenza della magia, ma la nostra mente tende a usare il pensiero magico esattamente come ai tempi di Gilgamesh. E la magia nella narrativa ci piace.
Nel momento in cui si mette l’etichetta “magia” a qualcosa che non funzioni secondo le regole del pensiero magico (ovvero la relazione diretta di cui sopra), si crea un effetto diverso. Un effetto speciale che può essere bellissimo, ma che non è magia bensì effetto speciale. La magia, in questi termini, non stimola più il pensiero magico. Può essere affascinante – lo ripeto – ma dà una sensazione diversa.
Non vedo come conoscere ciò possa essere deleterio o inutile, per uno scrittore. Né questo tipo di approccio va a scontrarsi in qualche modo con un’analisi su livelli diversi come può essere la tassonomia da te proposta.
Comunque, considerare lo studio della magia con i mezzi dell’antropologia come estraneo alle necessità del narratore fantastico, in quanto l’antropologia considererebbe la magia come costrutto culturale che non funziona nella realtà, mi sembra sbagliato. Tra l’altro uno studio antropologico della magia può tener conto di un dato come “la magia nella realtà non funziona”, ma questo dato non è indispensabile; non è detto che una cornice di scienze umane debba essere positivista.