The Cherokee Phoenix: il Primo Quotidiano dei Nativi Americani

“The Cherokee Phoenix” è stato il primo giornale scritto da e per i nativi americani. L’invenzione dell’alfabeto Cherokee è dovuta all’ingegno dell’orafo Sequoyah (circa 1770−1843), che convince il governo tribale ad adottarlo nel 1821. Nel 1825, lo stesso governo alloca $1.500 per stampare il Cherokee Phoenix, che nasce come giornale bilingue. Il primo numero esce il 21 febbraio del 1828, soprattutto grazie al lavoro di editing dell’insegnante nativo Elias Boudinot e a quello del missionario Samuel Worcester (1798–1859).

In quel momento, i Cherokee vivono in buona prosperità, con un governo ben organizzato, comunità stanziali e una costituzione scritta. Nel 1829, però, inizia la corsa all’oro nelle loro terre e la Georgia annulla tutti i diritti dei nativi. L’Indian Removal Act del 1830 sancisce la fine del periodo d’oro della tribù, visto che i Cherokee sono spinti a spostarsi a ovest del Mississippi. Da quel momento, la pubblicazione del Cherokee Phoenix diventa sempre più difficile. L’ultimo numero esce il 31 maggio del 1834, appena prima dell’arrivo della milizia della Georgia, che sequestra la tipografia.

L‘incontro e scontro tra coloni europei e nativi nordamericani rappresenta uno degli eventi più interessanti della Storia Moderna. Inglesi e Francesi riescono a trarre quasi subito grande vantaggio dalla frammentazione e ostilità reciproca di molte tribù native. Uno schema ben consolidato, nel corso dei secoli, da parte dei popoli conquistatori, dai Romani agli Ottomani, dai Mongoli ai Cinesi.

Worcester viene condannato a 4 anni di carcere e, a differenza delle altre dieci persone condannate con lui, rifiuta il perdono per consentire ai Cherokee di portare il caso davanti alla Corte Suprema. Due anni dopo, questa annulla la sentenza di primo grado e sancisce che la nazione Cherokee è indipendente e che solo il governo federale può trattare con essa. Si tratta di una delle pronunce giuridiche più importanti della storia statunitense, che sancisce il principio della tribal sovereignty in the United States.

The cheeroke phoenix

Il Presidente democratico Andrew Jackson è però un forte sostenitore della Deportazione dei Nativi (Indian removal) e fa in modo che sia Worcester che Boudinot rimangano in prigione ancora per qualche tempo. Tornato in libertà, Boudinot comprende che l’unico modo per salvare il suo popolo sia quello di convincerlo a firmare un trattato di “riallocazione” il più vantaggioso possibile, ma trova l’opposizione della fazione Cheeroke maggioritaria, guidata da un altro figlio di unione mista, John Ross.

Uscito di prigione insieme a Boudinot, Worcester decide di spostarsi con la sua famiglia nella zona dei Territori Indiani oggi compresa nello stato dell’Oklahoma. Vuole attendere lì i Cherooke per poterli aiutare a insidiarsi in quella che il governo federale ha deciso sarà la nuova casa. Poco dopo, lo raggiunge anche Boudinot, impegnato nel tentativo di appianare le lotte intestine alla nazione Cherokee. Oltre a quelle tra chi accetta e chi rifiuta lo spostamento forzato, ci sono anche quelle tra i nuovi arrivati e i c.d. Old Settlers, ossia altri gruppi di Cherokee insediatisi lì nel decennio precedente.

Ad ogni modo, tra il 1838 e il 1839 i Cherokee sono costretti a spostarsi in Oklahoma lungo il (tristemente famoso) Sentiero delle Lacrime. In tutto, almeno 3.000 membri della tribù muoiono di stenti nel corso delle marce forzate.

Nel 1839, poco dopo l’arrivo degli ultimi gruppi, Boudinot viene assassinato da un gruppo di Cheeroke (forse di Ross) ad appena 37 anni. L’amico Worcester porta avanti la sua opera nei venti anni successivi. Il missionario rimane lì fino alla sua morte, avvenuta nel 1859.

Grazie all’esperienza del Cherokee Phoenix, i Cherokee riescono ad avviare il progetto per un nuovo giornale, il Cherokee Advocate, che va in stampa dal 1844 al 1906. Incredibile a dirsi, il primo direttore è William Ross, nipote di John Ross.

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