Vaccini e No-Vax nell’Ottocento

Vaccini e No-Vax esistono da molto tempo. Molto più di quello che pensa la maggior parte delle persone.

I movimenti anti-vaccinisti non sono una novità del nostro tempo. Sono nati, morti, rinati, morti e ancora rinati parecchie volte. Al netto delle vignette che troverete in questo articolo, parte della satira no-vax e di quella pro-vaccini degli ultimi due secoli, è interessante ripercorrere alcuni momenti dello “scontro” tra i due movimenti.

Nel mio piccolo (parlo come Gabriele Campagnano), da studioso di storia medica, posso solo dire che centinaia di milioni di persone, nel corso della storia, avrebbero pregato anche il demonio per avere i vaccini di oggi. Quelli per la polio e il vaiolo in particolare, sono stati tra le scoperte mediche più preziose della storia.

La storia del vaccino contro il vaiolo parte da molto prima di Eward Jenner (1749-1823) e dal suo successo del 1796. Nel corso dei secoli, vi furono diversi tentativi volti a effettuare la c.d. variolizzazione, ossia ottenere l’immunità al vaiolo attraverso l’inoculazione di materiale prelevato da croste o lesioni vaiolose di soggetti malati. Un ottimo riassunto di questi tentativi è contenuto qui, mentre di una importante variolizzazione su larga scala abbiamo parlato in questo articolo.

Prendendo come riferimento il Regno Unito, proprio con riguardo al vaiolo (smallpox in inglese) ci sono alcune date cardine relative all’introduzione del vaccino e dell’obbligo vaccinale. Quest’ultimo viene introdotto nel 1853, dopo che nel 1840 era stata vietata la più pericolosa variolizzazione. Gli atti successivi in materia del Parlamento inglese rimangono sullo stesso binario fino al 1898.

Il Public Health Act 1875 è lo spartiacque, nel mondo inglese, tra Pre-Sanitary Era e Sanitay Era, ossia tra il vecchio e il nuovo modo di regolare la salute pubblica. Il Public Heath Act consolida e potenzia tutti gli atti del Parlamento relativi alla salute pubblica emanati in UK durante il XIX secolo. In pratica, è il culmine di tutte le campagne per le condizioni sanitarie organizzate nella Gran Bretagna vittoriana. Sotto la legge, le precedenti disposizioni legislative in materia di igiene, disturbi e salute pubblica furono riunite.

Oltre all’obbligo vaccinale, con il PHA le autorità locali sono obbligate a fornire acqua pulita, smaltire tutte le acque di scarico e i rifiuti, e assicurare controlli sul cibo. Diviene inoltre proibito – e si tratta di un enorme passo in avanti per il miglioramento delle condizioni igieniche dei cittadini – costruire case che non siano provviste di collegamento al sistema fognario.

In Germania, l’obbligo vaccinale per il vaiolo entra in vigore nel 1874. Nei decenni successivi, le morti per vaiolo arrivano a un numero irrisorio. “Dopo l’entrata in vigore della legge del 1874, la mortalità annuale in Prussia diminuì in modo così consistente che, tra il 1875 e il 1886, la mortalità media annuale per vaiolo ogni 100.000 abitanti fu solo di 1,91. In Austria, al contrario, dove l’obbligo non fu previsto da alcuna legge, la mortalità del vaiolo durante circa lo stesso periodo (1872-1884) aumentò, variando tra 39,28 e 94,79 per 100.000 di popolazione. Nel 1897, in tutto l’impero tedesco vi furono solo 5 morti per vaiolo su 54 milioni di abitanti.

Le vaccinazioni obbligatorie, unite al miglioramento delle condizioni igieniche, portano subito a un appiattimento della curva dei contagi. Il grafico qui sotto, estratto da The Vaccination Question In The Light Of Modern Experience (1914), mostra in modo molto chiaro un crollo dei contagi relativamente a vaiolo, tifo (enteric) e scarlattina (scarlet fever). Dal diagramma emerge, inoltre, una flessione nel numero di vaccinazioni verso la fine del XIX secolo. Perchè?

La spiegazione è molto semplice: il movimento no-vax ha iniziato ad acquistare forza. Sarebbe però sbagliato accomunare il movimento ottocentesco a quelli attuali, visto che nell’Ottocento non c’è alcun collegamento con un presunto complotto delle aziende farmaceutiche o eminenze grigie interessate a controllare la popolazione.

Nell’Ottocento, i no-vax nascono in ambito liberale (allora molto più forte rispetto a oggi) come risposta a qualsiasi cosa sia imposta in modo coatto dallo stato, reazione ad alcuni problemi provocati dal vaccino per il vaiolo e un generico disgusto per il fatto di essere costretti a inocularsi una linfa (lymph) infetta ricavata dalle incisioni fatte su ventre di un vitello.

Dobbiamo infatti ricordare che, nel XIX secolo, le procedure di elaborazione del vaccino e della sua inoculazione sono molto più primitive rispetto a quelle attuali. I volantini dei no-vax risultano, per questo, abbastanza convincenti:

In effetti, le immagini in bianco e nero di questo volantino, che mostrano un vitello con oltre 100 incisioni sull’addome, sono abbastanza forti da suscitare in molte persone una reazione negativa nei confronti del vaccino.

Anche la satira, già poco dopo il 1796, batte molto su questo tasto.

Una vignetta dell’umorista inglese James Gillray del 1802. Dopo l’inoculazione del vaccino, iniziano a spuntare teste e arti bovini dai poveri pazienti.

Per questa motivazione, nel 1898 c’è una svolta legislativa che recepisce, almeno in parte, le istanze dei no-vax. La legge britannica sulle vaccinazioni di quell’anno prevede infatti una clausola di coscienza per consentire esenzioni alla vaccinazione obbligatoria contro il vaiolo. Questa clausola dà origine, tra l’altro, al termine “obiettore di coscienza”, che in seguito entra in voga per indicare l’opposizione al servizio militare. Entro la fine del 1898, i magistrati inglesi emettono oltre 200.000 esenzioni dalla vaccinazione, ma negli anni successivi, i genitori “obiettori” trovano maggiori difficoltà a richiedere e ottenere l’esenzione, tanto che nel 1906 le esenzioni scendono a meno di 40.000.

Per questo motivo, il nuovo Vaccination Act del 1907 (qui la norma e l’intera discussione parlamentare) potenzia la libertà di esenzione. Il risultato porta i no-vax a ottenere numeri molto importanti, come testimoniato da questo volantino del 1911.

Sugli effetti del Vaccination Act 1907 e sulla possibilità di ottenere l’esenzione dal vaccino per i vaiolo per i propri figli nasce un’interessante disputa, ospitata sulle pagine del The British Medical Journal nel corso del 1911.

A favore di quest’ultima scelta si schiera Charles Killick Millard (1870–1952), fondatore della The Voluntary Euthanasia Legalisation Society e di orientamento liberale. Nel suo volume The Vaccination Question In The Light Of Modern Experience (1914), pur essendo un “vaccinista”, cerca di gettare un ponte verso gli antivaccinisti, allora organizzati nella The Official Society of the Anti-vaccinists, diretta da Miss L. Loat, che pubblica mensilmente il The Vaccination Inquirer.

Gli antivaccinisti in Inghilterra, in altre parti d’Europa e negli Stati Uniti sono infatti parecchio attivi nel pubblicare, parlare e manifestare le loro obiezioni alla vaccinazione.

Millard comprende che le obiezioni della gran parte dei no-vax vanno ricondotte al fatto che non accettano di iniettare siero infetto in bambini sani per proteggerli da una malattia in via di scomparsa. D’altronde, il 9 marzo 1914 il The Vaccination Inquirer spiega senza mezzi termini il motivo principale dell’avversione al vaccino:

Molti di noi preferirebbero un attacco di vaiolo alla vaccinazione, tutti noi preferiremmo il rischio del vaiolo alla certezza della vaccinazione. Il vaiolo è una malattia naturale che ha un decorso noto… La vaccinazione è una malattia disgustosa di origine incerta, trasmessa artificialmente attraverso varie bestie e capace di provocare una varietà di affezioni ripugnanti, pericolose e persino mortali.

All’inizio del suo volume, Millard riassume le sue posizioni in 10 punti, molto utili per comprendere il dibattito complessivo dell’epoca. Ricordo, per evitare strumentalizzazioni, che queste conclusioni riguardano l’obbligo vaccinale infantile per il vaiolo nel 1910 e sarebbe assurdo fare paralleli con altre vaccinazioni, specie dei nostri giorni:

  1. In primo luogo, quindi, credo assolutamente nella vaccinazione, anche se con alcune importanti riserve, e differisco in toto dall’antivaccinista quando afferma che la vaccinazione è un “mito” e “illusione”. Sono completamente d’accordo con il pro-vaccinista che la vaccinazione di oggi conferisce all’individuo una protezione completa contro il vaiolo anche se purtroppo solo temporanea.
  2. Considero la vaccinazione, ripetuta tutte le volte che è necessario, come preziosa per proteggere gli individui che per qualsiasi motivo sono particolarmente esposti all’infezione del vaiolo, ad esempio i medici e gli infermieri.
  3. La vaccinazione è anche di grande valore per proteggere individui dopo l’effettiva esposizione all’infezione. Per inciso, vorrei sottolineare che per questo scopo la questione della durata della protezione conferita dalla vaccinazione è irrilevante. Sarebbe quasi ugualmente valore anche se durasse solo per pochi mesi.
  4. Sono completamente d’accordo con il pro-vaccinista che la vaccinazione ha un notevole potere di modificare e mitigare il vaiolo per molti anni dopo che il suo potere di proteggere dall’attacco si è esaurito. Inoltre, la protezione conferita dalla vaccinazione può essere rinnovata dalla rivaccinazione.
  5. D’altra parte, sono d’accordo con l’antivaccinista nel dubitare del valore per la comunità, nelle condizioni moderne in questo paese [parla delle migliorate condizioni igienico-sanitarie e della regressione della malattia su tutto il territorio], della vaccinazione infantile come previsto dalla legge. Penso che sia stata presa una visione del tutto esagerata per quanto riguarda l’effetto di tale vaccinazione nel prevenire la diffusione del vaiolo, che è il vero problema davanti a noi al giorno d’oggi.
  6. Sono d’accordo con l’antivaccinista che l’igiene – includendo in questo in questo termine la notifica, l’isolamento, la sorveglianza dei contatti e altre misure moderne che ora stanno diventando generalmente adottate [vedi tracciamento dei contatti]- ha giocato un ruolo molto più importante nella scomparsa del vaiolo da questo paese negli ultimi trenta o quarant’anni, più di quanto non abbia fatto il vaccino infantile.
  7. Penso che l’antivaccinista abbia ragione quando sostiene che gli svantaggi della vaccinazione infantile e le lesioni alla salute causate da essa non sono sufficientemente riconosciuti dalla professione medica, che nella sua ansia di difendere la vaccinazione è stata incline a minimizzarne gli svantaggi [occorre ricordare, ancora una volta, che la vaccinazione contro il vaiolo dell’epoca è molto più rischiosa di qualsiasi vaccino moderno, visto che tra 1898 e 1912 ci sono circa 245 morti accertate come conseguenza diretta del vaccino].
  8. D’altra parte, ammetto che l’antivaccinista, nella sua ostilità alla vaccinazione, è spesso andato all’estremo opposto e ha esagerato molto questi inconvenienti nel tentativo di demonizzare la vaccinazione, facendo affermazioni assurde sulla natura e l’origine della linfa vaccinale e il suo effetto deleterio sugli esseri umani.
  9. Ci sono prove certe che il vaiolo stia lasciando questo paese, nonostante la crescente trascuratezza della vaccinazione. Penso che sia probabile che questa negligenza della vaccinazione continuerà finché la maggioranza della popolazione non sarà diventata non vaccinata. Sono incline a credere che, se questo dovesse accadere, il problema della prevenzione del vaiolo sarà molto probabilmente semplificato e reso più facile piuttosto che più difficile. Mi sento giustificato, quindi, a considerare le prospettive con relativa equanimità, invece che con il grave allarme che sembra prevalere con molti dei miei colleghi del Servizio di Salute Pubblica.
  10. La grande difficoltà nel controllare la diffusione del vaiolo (quando si verifica un nuovo focolaio) al giorno d’oggi in questo paese è il verificarsi di casi non riconosciuti o “mancati” casi della malattia, che diffondono l’infezione in modo ampio prima che si possa prendere qualsiasi precauzione. La maggior parte degli ufficiali medici di salute che hanno avuto esperienza nel trattare con epidemie di vaiolo in tempi recenti sono d’accordo su questo, ma un fatto importante, il cui significato non sembra ancora essere sufficientemente realizzato, è che questi casi non riconosciuti che fanno così tanto male, e che ostacolano i nostri sforzi per controllare la malattia, si verificano principalmente tra le persone vaccinate nell’infanzia e perché sono stati così vaccinati.

Insomma, se una lettura superficiale potrebbe far passare Millard quasi come un antivaccinista (nonostante le chiare premesse), è bene sottolineare come il tracciamento dei contagi fosse molto complesso già (e a maggior ragione) più di un secolo fa. In quel periodo, è possibile che un bambino appena vaccinato infetti parenti o amici, rendendo quasi impossibile risalire al contagio iniziale. Inoltre, nonostante la copertura temporanea del vaccino dell’epoca, molte persone si reputano (a torto) immuni anche a parecchi anni di distanza, creando parecchi danni nel caso di un nuovo focolaio.

Sono quindi questi i motivi che portano Millard ad appoggiare talune istanze no-vax. La sua critica va verso un determinato uso del vaccino per il vaiolo, che rischia di portare più danni che benefici, e non riguarda invece l’efficacia dello stesso come mezzo di protezione individuale dal contagio. D’altronde, lo stesso Millard, per dimostrare l’estrema efficacia di un vaccino ben somministrato e con i successivi richiami, porta moglie (anche lei forte sostenitrice del vaccino) e figli vaccinati a visitare un ospedale di malati di vaiolo:

Ho dato una dimostrazione molto pratica della mia fede nel potere della vaccinazione recente di conferire l’immunità completa l’individuo nel corso dell’epidemia di vaiolo del 1903 a Leicester. Ho preso mia moglie e due bambini, questi ultimi rispettivamente di sei mesi e due anni, tutti recentemente vaccinati, al Leicester Smallpox Hospital, e lì, in
un reparto pieno di pazienti, li ho fotografati seduti accanto al letto di un caso grave della malattia. Poi ho preso il più grande e ho visitato ogni reparto, fermandomi a presentarlo ai pazienti.

Non è necessario aggiungere che né mia moglie né i bambini sono stati male per la loro piccola avventura. Naturalmente, non voglio dire che la visita dei miei figli all’ospedale per il vaiolo sia di per sé una prova effettiva
dell’efficacia della vaccinazione. Era semplicemente una prova della genuinità della mia convinzione, e quella di mia moglie, nella sua efficacia.

Allo stesso tempo, posso dire che nel cercare di convincere persone entrate in contatto con malati a farsi vaccinare ho trovato che quella fotografia mi sia stata di grande aiuto. Credo che sia stata più efficace nel superare lo scetticismo di qualsiasi altro argomento a mia disposizione.

Insomma, quando si affrontano temi come la vaccinazione, facendo paragoni impropri tra passato e presente, è bene avere in mente il contesto storico, giuridico e scientifico, oltre a una conoscenza almeno parziale dei soggetti coinvolti nella questione. Altrimenti si corre il rischio di scrivere parecchie inesattezze.

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