Arco e Confucianesimo

Arco e Confucianesimo hanno un rapporto molto stretto. Nell’etica confuciana le qualità generate nell’ individuo dovranno conciliarsi con il ruolo che la persona ha all’interno di un dato insieme di persone, in questo lo sport dell’arco è un mezzo per raggiungere il giusto equilibrio fra l’aspetto personale e quello sociale.

天之道,其猶張弓與?

‘’Il metodo (Dao) del Cielo non è forse come il metodo del tirare con un arco?”

Laotzu, Dao De Jing, capitolo 77

Confucio (Kong fuzi o maestro Kong: i gesuiti latinizzarono tale espressione in Confucius, da cui deriva il nome italiano) nacque nel 551 a.C. nella città di Qufu, nel piccolo principato di Lu (nell’odierna provincia dello Shandong). Suo padre, secondo la leggenda lontano discendente del re della dinastia Shang (sconfitta dagli Zhou nel 1041 a.C.) morì nel 448 a.C. Benché le sue origini fossero aristocratiche, il suo status sociale era ormai decaduto e sembra che, in gioventù sia stato costretto a svolgere lavori umili. Come molti altri piccoli gentiluomini, appartenenti a rami collaterali dei lignaggi aristocratici, egli poté però studiare le “sei arti” (liuyi: i riti, la musica, il tiro con l’arco, la guida dei carri, la calligrafia, la matematica) che costituivano il fondamento della educazione nobiliare.

Fin da prima di Confucio tempi i pensatori cinesi utilizzarono il tiro con l’arco come metafora per descrivere la natura, il comportamento e l’esperienza etica dell’uomo. Yang Xiong (53 a.C. – 18 d.C.) è stato un poeta, scrittore e letterato cinese vissuto durante la dinastia Han, per esempio, descrisse tutta la sua lunga esperienza etica con i termini dell’arcieria:

Coltivate il carattere (Xiushen) e fate si che diventi il vostro arco. Rettificate i vostri pensieri e fate si che diventino le vostre frecce. Stabilite appropriatezza (Yi) come fosse il bersaglio. Posizionatevi, mirate e fate si che le frecce volino. Cosi’ sarete certi che il bersaglio verrà colpito nel centro (Zhong).

Questo articolo vuole ricostruire la simbologia del tiro con l’arco e analizzare quali siano le implicazioni con le prime teorie confuciane. L’attenzione è posta sulle analogie tra i simboli e la storia delle tecniche dello sport del tiro con l’arco e sulle relazioni fra questi due aspetti. La metafora dell’arco è perfetta per descrivere i temi tipicamente confuciani: la coltivazione personale ed il ruolo sociale, lo scopo della riflessione su se stessi, sulla natura dell’etica alle sue origini come anche sulla morale dell’Io.

Lo sport dell’arco nella Cina antica fu un’attività sociale più che individuale. Per prima cosa bisogna capire il ruolo dell’attività sociale per poi comprenderne i risvolti metaforici.

Per i primi pensatori confuciani il tiro con l’arco ha due principali aspetti di cui tener conto: l’abilità nel posizionarsi (nel mirare e nel conferire forza nel rilascio) e che la freccia colpisca il bersaglio. Mencio collega le due fasi attribuendo alla prima il concetto di saggezza (Zhi) ed alla seconda la sagacia (sheng) dicendo:

Cominciare nel migliore dei modi e merito della saggezza (Zhi). Per portare a termine un compito è merito della sagacia (Sheng). La saggezza è come un’abilità all’inizio. La sagacia è come una forza. Nel rilascio (You) la freccia che prende (l’area del) bersaglio da cento passi è questione di forza. E se la freccia prende o non prende il centro del bersaglio (zhong) quello non è questione di forza.

Nel tiro con l’arco la capacità di mirare è una prima fase e la forza dell’ arciere una seconda. In maniera analoga nell’esperienza etica la saggezza deve costituire una base strutturale forte (la posizione) per poter poi realizzare quello che è eticamente “appropriato” (Yi) e la forza simboleggia lo sforzo per portare a termine il dovuto. Tutte e due i fattori possono essere attribuiti a qualcosa di molto profondo. Nel tiro con l’arco infatti sia il rilascio che la posizione agiscono come un corpo unico, un insieme di fattori che solo uniti rendono il colpo tale. Similmente, nell’etica confuciana la mira e la forza compiono un’azione unitaria. Come dice Mencio:

“Il principe Dian chiese: “Qual è il problema dello scolaro/ufficiale (zhi)?’’

Mencio rispose: “Zhi, cosa intendi per Zhi?’’

‘’Intendo umanita’ (Ren) e appropriatezza (Yi); questo e’ tutto

‘’ L’umanità è dove una persona e’ posizionata (Ju), l’appropriatezza è il cammino (Yi)…

…Per essere posizionato nell’ umanità (Juren) e per procedere e progredire nell’ appropriatezza

(Youyi) la sintesi di questi fattori sono il compito e la ricerca della persona di alto valore’’.

Per Mencio Zhi è un termine che comprende simultaneamente due fattori, la “posizione” dalla quale si mira e l’abilità di scagliare/rilasciare con fermezza e intensità.

Zhi è un termine che denota, per i confuciani, una unità di valore etico e morale della persona. Con il termine olistico Zhi viene considerato la volontà o capacità di raggiungere traguardi, la forza delle proprie intenzioni, le aspirazioni e la capacità di giudizio. Ad esempio nello stesso periodo (Zhou) la teoria consisteva anche nel valutare/osservare (Guanzhi) un Zhi in (maniera ritualistica) dal come avesse recitato delle poesie. In linea con la tradizione Confucio valutava le qualità dei suoi discepoli con il canto (Yangqizhi) quando facevano domande aperte. Similmente il tiro con l’arco era uno dei metodi per valutare il carattere personale di un giovane studente nella Cina antica.

Questa usanza prese piede sopratutto durante l’aristocrazia degli Zhou e le sue teorie vennero poi esportate in Corea ed in Giappone. Tutti gli uomini dovevano misurarsi nelle Sei Arti (Liuyi) e il tiro con l’arco era una di esse. Lo sport dell’arco era cosi’ importante che, quando vi era un nuovo nascituro, un arco veniva appeso alla maniglia sinistra della porta del palazzo. Nell’Esame Imperiale (civile) il tiro con l’arco è da sempre il mezzo per osservare le reali qualità dell’animo e della rettitudine della persona, quindi si osservava la forma più che il risultato al bersaglio.

Questo grande rituale dell’arco (Dashe) era un veicolo per capire le competenze e le prospettive degli ufficiali governativi, il primo passo per entrare a servizio del re di Zhou. Si teneva due volte l’anno, in primavera e in autunno, era il culmine finale dell’intero corso di apprendimento (Xu) che i nobili intraprendevano fin dalla tenera età. Il valore del tiro con l’arco era cosi’ importante che Mencio lo descrive come decisivo nel riconoscimento dei valori morali e le continue metafore che egli descrive ci fanno capire di quanto la realtà rituale del tiro con l’arco fosse di vitale importanza in quel periodo. Come componente della metafora arcieristica, Zhi è un termine generale che qualifica la “convinzione’’ con la quale la freccia è scagliata/rilasciata.

Mencio si riferisce a Yi, arciere protagonista di una delle più antiche leggende cinesi, come colui che quando dovette insegnare all’umanità a tirare con l’arco forzò gli studenti a preoccuparsi di come si tira la corda e non come scagliare il colpo.

Il capitolo dello Liji “Il Significato dell’Arco’’ (Sheyi) spiega il termine in questo modo:

Il significato del tiro con l’arco è di lasciare andare, alcuni dicono di colpire. Per lasciare andare ogni arciere utilizza il suo Zhi.

Nella psicologia etica il significato della parola Zhi contiene termini di solito distinti nelle analisi filosofiche come: ‘’fine’’, ‘’scelta’’, e ‘’impegno’’. Chung-ying Cheng dimostra quanto questo termine sia polivalente:

[Zhi] E’ una scelta o una decisione propriamente svolta per un riconoscimento futuro, per un ideale o per una potenziale realtà che può essere perseguita mediante lo sforzo personale…. Zhi è una visione o una meta che può essere proiettata nel futuro e che può essere effettuata solo grazie ad un dato sforzo di volontà. Come meta futura o successo Zhi è una scelta di valori o scelta di vita che un individuo compie dentro di sé.

Quindi nella metafora arceristica Zhi viene impiegato sia per simboleggiare il bersaglio sia per l’impegno necessario per raggiungerlo. Bisogna considerare che per raggiungere il bersaglio è necessaria una certa forma mentis o un particolar modo di intendere le cose del creato. Questo è chiaro in “Il significato dell’arco” dove i bersagli sono i traguardi che definiscono una persona per quello che è:

Colui che fa di se stesso un padre, mira ai bersagli del padre; Colui che fa di se stesso un figlio, mira ai bersagli del figlio; Colui che fa di se un governante, mira ai bersagli del governante; Colui che fa di sé un sottoposto mirerà ai bersagli del sottoposto. Così ogni arciere mira ai propri obiettivi.

La metafora dell’arco suggerisce che il “tirare” identificato con Zhi è un’attività olistica dove i mezzi e gli scopi sono coincidenti. In altre parole una persona diventa padre quando mira ad essere padre e governante solo quando mira ad essere governante. Questa nozione per cui una persona è identica al proprio ruolo-attività trova le sue radici nei testi confuciani. La persona ideale nel confucianesimo si identifica con la scelta degli obbiettivi sociali che decide di intraprendere nella vita, il suo ruolo ne identifica la persona tutta. Per i confuciani un “governatore, governa, un ministro, amministra, un padre fa il padre come un figlio fa il figlio”. Vivere il proprio ruolo come persona nella società si identifica sempre come un ‘’bersaglio’’ etico.

La metafora arcieristica si esprime con la saggezza riferita alla “posizione” (Ju) che uno assume prima del tiro, che corrisponde anche con “l’umanita” (Ren) che viene portata nel tiro. Mentre avviene questo c’è anche il fattore della forza che stabilisce l’abilità nel raggiungere un bersaglio lontano, nel prendere un bersaglio lontano si considera il coraggio e lo sforzo nel fare quello che è appropriato (Yi) nei ruoli che definiscono una persona. Insieme la “posizione” e il “rilascio” identificano il ruolo della persona come figura etica nella società. Tutto questo identifica uno Zhi.

Ideogramma antico per Zhong 中 (centro, o prendere il centro) raffigurato da una freccia al centro di un bersaglio. 中 e’ lo stesso di 中国 (zhongguo, Cina) o appunto paese nel mezzo.

Il simbolismo del tiro con l’arco ci insegna che la costruzione delle qualità individuali è resa possibile anche grazie a delle attività ricreative. Ames e Rosemont ci dicono che:

[nel Confucianesimo] ‘’Ognuno di noi è la somma dei ruoli che viviamo, delle relazioni e interazioni con gli altri. Lo scopo della vita è quello di trovare gioia e vivere in armonia. Concentrarsi sulle relazioni ed i ruoli che viviamo nella vita poiché sono essi che ci identificano come persone.’’

La coltivazione di se stessi nel prendere dei ruoli e così eticamente “colpire il segno”(Zhong) va inteso come attività gradevole e divertente (Le). Quindi l’arco come sport è un appropriato mezzo per rivelare il valore dell’ etica del pensiero confuciano.

Come qualsiasi altro sport l’arco è un’ attività che porta gioia a tutti i partecipanti ma va praticata con più persone presenti. Nell’etica confuciana le qualità generate nell’idividuo dovranno conciliarsi con il ruolo che la persona ha all’interno di un dato insieme di persone, in questo lo sport dell’arco è un mezzo per raggiungere il giusto equilibrio fra l’aspetto personale e quello sociale.

L’arco era visto come un’attività ricreativa/spirituale per coltivare le qualità confuciane in quanto le qualità dell’ arciere sono le stesse dello Zhi confuciano. Correttezza nella propria persona, stabilità morale e fermezza nelle proprie decisioni fanno scoccare una freccia che, se la forza della propria intenzione sarà sufficiente, volerà lontano a colpire il bersaglio (Zhong). Per Dewey i bersagli non esistono di per sé, in natura, ma l’uomo li crea per mirare.

L’interesse che l’uomo ha nel mirare a bersagli vicini o lontani è un interesse che porta una gioia nel gesto in sè. Nei manuali antichi cinesi di tiro con l’arco, è spesso ribadito quanto la preparazione e la tecnica del tiro siano molto più importanti del fatto di tirare la freccia e verificare dove cade come gesto ripetitivo e vuoto. Probabilmente molto del così detto “Zen” o della moderna “spiritualita” che si cerca di estrapolare oggi dalle arti marziali orientali è dovuto a questo antico modo di pensare tipico dei confuciani e, più tardi, dei neoconfuciani.

Una ricerca di qualcosa dentro di sé tralasciando l’aspetto materiale (l’uccidere il nemico/preda) dell’attività marziale. Nelle Sei Arti di Confucio vi erano anche attività non marziali ed anche queste erano un mezzo per il nutrimento del Sé e non solo come attività per fini materiali. Questo concetto è difficile da spiegare oggi in occidente in cui ogni azione è finalizzata al raggiungimento di un risultato pratico sia nello sport che nel lavoro come anche nelle attività intellettuali ed artistiche.

Potremmo affermare che durante la dinastia Zhou si vennero a formare una sorta di attività per l’anima che non avevano né le finalità di addestrare alla guerra né quella di competere e vincere ma solo di far crescere nella persona certe qualità interiori (Nei). Queste qualità interiori andavano poi dimostrate esteriormente nella società (Wai) con garbo e gusto.

Il capire il processo per cui si sono generate tali qualità era materia di studio del tiro con l’arco per i confuciani. In un episodio del Lushi Chunqiu viene detto:

Il maestro Liezi quando colpì il centro (Zhong) si presentò al maestro Guanyin.

Il maestro Guanyin chiese: “sai il perchè hai colpito il centro?

e il maestro Liezi rispose: “no, non lo so”

E il maestro Guanyin disse: “questo è inaccettabile’

Cosi’ il maestro Liezi si ritirò e praticò tiro con l’arco per 3 anni poi si ripresentò.

Il maestro Guanyin chiese nuovamente: “sai il perchè hai colpito il centro?”

e il maestro Liezi rispose: “si, ora lo comprendo.”

E il maestro Guanyin disse: “Bene, questo è accettabile. Ora mantieni questo stato per sempre.”

arco e confucianesimo
arco confucio

Gare e esibizioni di arco a frecce e a palla (vedi numero 7) nel 1933. Dal: 全国运动专刊.

Già ai tempi di Mencio però il sapore dell’organizzazione tipico dei Zhou è svanito ma le metafore nei testi e le allusioni al mondo arceristico continuarono incessantemente fino e oltre la dinastia Ming (1600).

Distinto dall’Esame Imperiale vi era inoltre una gara di tiro con l’arco annuale sponsorizzata dal re di Zhou essa era decisamente un evento sociale più che sportivo. Vi era un organizzatore generale ed un maestro delle cerimonie. I partecipanti venivano smistati in due gruppi. Tre bersagli (panni di pelle) venivano posizionati a distanze diverse a seconda del livello di difficoltà. Ogni gruppo veniva poi diviso in tre gruppi a seconda del livello d’esperienza e abilità. I membri dei gruppi dovevano poi cimentarsi nella gara di tiro a gruppi di tre alla volta potendo tirare quattro frecce ciascuno per turno.

Quando veniva colpito il bersaglio si assegnava il punto al gruppo di appartenenza del partecipante che aveva tirato con successo. Ogni gruppo di tre elementi doveva tirare tre volte, al termine delle quali si dichiarava il gruppo con il numero maggiore di punti.

Queste erano le regole della gara ma il galateo con il quale il tutto veniva fatto erano di vitale importanza. Non era molto importante chi avesse vinto effettivamente, maggiore attenzione era data alle maniere: al come ci si vestiva, da dove si entrava o usciva, come si tirava in accordanza con la musica ecc…

In questi eventi erano d’uso grandi quantità di vino che doveva essere consumato in determinati bicchieri con altrettante buone maniere e accortezze varie. Questo ci fa intendere come lo stile, il modo e la presenza dell’arciere erano probabilmente più importanti del far punto in sé, erano un modo per definire pubblicamente le qualità della persona. Confucio trovò che una delle cose più difficili era quella di andare a tempo con la musica di sottofondo:

Come un arciere tira? Come un arciere ascolta? Tirare le frecce in accordo con la musica e prendere il centro non e’ cosa di poco conto! Solo colui che ha una grande virtù può fare tutto questo insieme! Gli altri poco virtuosi non prenderanno il centro di certo (Zhong).

Se la musica era una componente importante possiamo immaginare facilmente quanto tutte le parti che oggi definiremo “accessorie” siano invece state parte importante nella valutazione della persona durante la gara. Si comprende così che il vincere o perdere, il punteggio e in generale l’ostentazione caparbia del risultato a tutti i costi, erano dei punti quasi sfavorevoli, essendo considerati parte di un comportamento materiale e quindi , in un certo qual modo, misero. Confucio, vedendo il come si gestivano questi riti-gare di tiro, rimase molto affascinato e vi partecipò lui stesso, definendo la performance un nobile modo per misurare le proprie maniere, il proprio valore:

Le persone esemplari non sono litigiose e competitive, eccetto quando lo devono essere. Salendo al palazzo loro si inginocchiano agli altri e tutti insieme a loro bevono e salutano. Così le persone esemplari agiscono.

Confucio qui si riferisce alla procedura secondo la quale al termine dell’esibizione il vincitore serve vino al perdente che, inchinandosi, beve e saluta tutti i partecipanti. L’aspetto per il quale l’arciere è concentrato sulla propria posizione prima (Zheng) e sul tiro dopo sembra essere al centro della metafora confuciana: “Quando un arciere tira, [se] fallisce e [subito] riposiziona il bersaglio come farà a imparare a colpire il centro (Zhong)? Al contrario quando un arciere tira e sbaglia ma guarda a se stesso per migliorarsi allora lì colpirà il centro (Zhong)’’. Mencio sembra essere ancora più preciso:

Gli arcieri prima sono sicuri della propria posizione (Zheng) e poi scagliano la freccia; Se uno sbaglia e non prende il centro (Zhong) lui non dovrà prendersela con i vincitori ma con se stesso (Fan) e cercare il motivo dentro di sé.

Tecnicamente i manuali militari e civili di tiro con l’arco cinesi per prima cosa pongono tutti una base posturale molto precisa, e solo molto dopo insegnano la tecnica del rilascio. Gaoying, famoso maestro d’arco che tanto influenzerà i giapponesi alla fine del 1600, è particolarmente inamovibile nel suo modo di tramandare la tecnica e dice:

Alcuni allievi mi dicono: “Se tu pratichi abbastanza vincerai sulle persone che hanno un talento naturale. Anche persone che non hanno una buona forma o posizione se praticano abbastanza avranno in ogni caso una buona precisione, quindi perché perdere tempo con la forma e la posizione?’’ Allora io rispondo: “Se anche senza tecnica tu colpisci il bersaglio quello è solo intuizione. Quando invece impari la tecnica e prendi il centro allora quella è disciplina. Se tu guadagni precisione tirando molte frecce quello è solo per caso. Questo è inaccettabile! Se tu colpirai il centro non saprai il perché lo hai colpito così come se tu lo manchi. Quando ti troverai a fronteggiare una situazione reale andrai nel panico e il tuo intuito sarà vago e incerto. Se tu pratichi in questo modo per lungo tempo sarà come tirare da ciechi.’’

Quindi sembrerebbe che sia eticamente che tecnicamente il tiro con l’arco fosse impostato in maniera introspettiva. Interessante come la speculazione metaforica e la pratica reale in un certo modo si assomiglino. Prima si ricercava la perfezione della persona nella sua forma-posizione (Ju) e solo dopo essa doveva naturalmente generare (rilasciare la freccia) le qualità elaborate. Se quelle qualità non erano evidenti, non colpivano il bersaglio (Zhong), si doveva ripercorrere il cammino a ritroso trovando dentro il proprio operato la ragione del fallimento. Questo metodo dell’andare a indagare il proprio Sé e quello dello “sguardo interiore” è tipica del pensiero cinese e spazia nelle più diverse implicazioni filosofiche e pratiche.

Nel taoismo si dovevano trovare i punti fondamentali del creato per poi unirli, fonderli in una volontà mirata al ritornare alle cose basilari. Questo processo quindi di auto-analisi e auto-perfezionamento sono tipici del pensiero tradizionale cinese come la diversificazione senza discriminazione delle virtù delle persone, Confucio dice:’’ Non tutti devono necessariamente penetrare il pezzo di pelle (il bersaglio era un panno di pelle appesa) poichè non tutti gli uomini possiedono la stessa forza’’.

Un dubbio rimane, infatti non e’ chiaro se Confucio e i confuciani intendessero imporre alcune attività fisiche per far nascere le qualità nella persona o solo per testarle. Probabilmente entrambe le cose poiché la via per conoscere contiene spesso anche l’unico modo per verificare.

Questo articolo intende chiarificare che la cosiddetta moderna concezione della “spiritualità nelle arti marziali” sia una caratteristica principalmente nata dalla speculazione Confuciana e Neoconfuciana. Quindi possiamo attribuirgli dei valori morali e civili, diciamo anche filosofici (nei contesti come le gare dove l’arte marziale non era utilizzata nel suo scopo originario), ma mai religiosi, come invece un moderno business di stampo NewAge tende sempre a fare per ragioni commerciali.

Questo non vuole sminuire ma solo chiarire alcuni punti di una pratica che conta almeno 4.000 anni di storia ed evoluzione e che vede spesso la compenetrazione di discipline e tradizioni pratiche con teoriche.

L’arco come la spada infatti vengono anche visti in contesti rituali religiosi ma in quelle accezioni non hanno nessuna valenza pratica ma apotropaica. Lo studio sull’Oriente oggi è focalizzato nell’individuazione che distinguono i vari settori per capirne i confini e comprenderne le valenze.

Mattia Baldi

Bibliografia:

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  • Dewey, Human Nature and Conduct, MW 14: 156.
  • Sinaiko, Herman L. (1998), Reclaiming the canon: essays on philosophy, poetry, and history, Yale University Press.
  • The Way of Water and Sprouts of Virtue (Suny Series, Chinese Philosophy & Culture)
  • Sarah Allan, State University of New York Press; (June 12, 1997).

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