Philip Verheyen: dall’Arto Fantasma al Tendine d’Achille

La scienza, specie quella medica, percorre spesso strade impreviste. Alla fine del Seicento, Philip Verheyen arriva a importanti scoperte anatomiche anche grazie a un grave incidente occorsogli anni prima.

Philip Verheyen nasce nel piccolo paese di Verrebroek, nell’odierno Belgio, nel 1648. Nonostante sia figlio di un contadino ed egli stesso abbia lavorato nei campi fino ai ventidue anni, il suo intelletto viene notato dal pastore Johannes Jaspars. Nel 1672, al giovane Verheyen una “borsa di studio” al Collegium Sanctissimae Trinitatis di Leuven. Finisce gli studi in tre anni invece di sei, dimostrandosi ampiamente il miglior studente del Collegium.

Per comprendere a fondo gli insegnamenti seguiti da Verheyen, è bene citare un breve saggio di R. Suy del 2007:

Nel secondo semestre del 1675, Verheyen è immatricolato come “studente povero” insieme ad altri 352 studenti presso la Facoltà delle Arti, più o meno equivalente alle moderne facoltà di Filosofia. I 1.000 studenti complessivi della Facoltà hanno gli alloggi in quattro collegi nei dintorni della città, che ha meno di 10.000 abitanti. I due anni di studio presso la Facoltà delle Arti sono obbligatori per essere immatricolati in una delle quattro facoltà superiori (Teologia, Diritto Civile, Diritto Canonico e Medicina). The curriculum delle Arti è, nel XVII secolo, molto ampio e basato sul Corpus Aristotelicum, includendo quindi Logica, Fisica e Metafisica.

R. Suy (2007) Philip Verheyen (1648–1710) and his Corporis Humani Anatomiae, Acta Chirurgica Belgica, 107:3, 343-354, DOI: 10.1080/00015458.2007.11680073

La sfortuna, però, sembra coglierlo proprio quando tutto volge a suo favore. Nel 1677 subisce, infatti, l’amputazione della gamba sinistra al di sotto del ginocchio per via di una irrimediabile cancrena. Ha solo ventinove anni, ma riesce a superare la menomazione in pochi mesi anche grande a una grande forza d’animo.

Profondamente religioso e superstizioso, Verheyen è convinto che seppellire una sola parte del suo corpo – prima che anche tutto il resto sia pronto a finire sotto terra – non lo renderà un candidato per la resurrezione del corpo nel Giorno del Giudizio. Per questo, preserva l’arto in una soluzione di liquore balsamico e pepe nero.

Dopo aver conseguito la laurea in teologia, Verheyen si interessa in modo sempre più costante alla medicina. Sembra che sia stata proprio la sensazione, oggi ben descritta e conosciuta, dell’arto fantasma , a spingere Verheyen a non prendere più i voti e intraprendere, invece, la carriera medica.

Un scelta fortunata, almeno per la storia della medicina.

Conclusa in anticipo – ancora una volta – il percorso di studi, ottiene la licenza per esercitare la professione di medico nel 1681. La sua fama è già rilevante, visto che in soli due anni è in grado di commissionare la costruzione di una nuova casa per la madre, appena risposatasi dopo aver perso il marito.

Civitates Orbis Terrarum. . Liber tertius. Cologne, Gottfried von Kempen, 1588. (Van der Krogt 4, 41:1.3)

A quasi quindici anni dall’amputazione, nel 1693, Verheyen inizia una minuziosa dissezione dell’arto amputato (conservato in modo perfetto). Il suo principale intento è dimostrare che la sensazione di avere ancora l’arto sia dovuta non a un problema psicosomatico, ma prettamente fisico, dovuto al taglio netto di ossa, muscoli e tendini.

Oltre ad analizzare la sua gamba sinistra, Verheyen diviene anche un pioniere nello studio dei reni (vedi le c.d. stelle di Verheyen), oltre a essere un prolifico scrittore. I dodici volumi della sua opera più importante, la Corporis Humani Anatomi, vantano 12 edizioni e decine di ristampe, rimanendo l’opera anatomica più diffusa fino alla metà del Settecento.

E’ lui a dare il nome Chorda Achillis (tendine d’Achille) al tendine comune del tricipite surale, studiato approfonditamente proprio nel corso della dissezione della sua gamba.

Insomma, come scrive Mark Forsyth in The Etymologicon: A Circular Stroll through the Hidden Connections of the English Language:

Diede il nome al Tendine d’Achille, grazie alle circostanze più sfortunate.

Per dare un’idea del profondo interesse dello studioso per la precisione e la sistematizzazione, una fonte dell’epoca narra che, nell’autunno del 1710, un amico trova Verheyen affacciato alla finestra di casa. Davanti a lui, la gamba è stata ridotta in porzioni infinitesimali di tendini, muscoli e ossa, tutte etichettate su un grosso tavolo di legno.

Alcuni utilizzano questo episodio per sottolineare la progressiva degenerazione mentale dello scienziato, ma potrebbe trattarsi, come ho scritto sopra, di semplice passione per gli studi anatomici.

Verheyen, d’altronde, non dà segni di pazzia neanche prima della sua morte, avvenuta nel 1710. Tra le sue ultime volontà, riesce anche a scrivere l’epitaffio da incidere sulla lapide e a raccomandarsi con i suoi cari di non farlo seppellire nella chiesa cittadina, ma nel cortile della stessa. Con la sua gamba, ovviamente.

Philippus Verheyen, Medicinae doctor et professor, partem sui materialem hic in coemiterio condi voluit ne templum dehonestaretm aut nocivis halitib inficeret. Requiescat in pace.

Qualche anno fa, ha iniziato a circolare un fotomontaggio di Philip Verheyen intento ad analizzare il proprio arto amputato. Per un lungo periodo, l’immagine è rimasta anche su wikipedia ed è apparsa in diversi articoli sullo scienziato pubblicati su quotidiani e riviste. Il fake è stato realizzato dall’artista indiano Sreshta Rit Premnath.

Philip Verheye
il famoso fake di Sreshta Rit Premnath

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