L’Alabarda: L’Arma Inastata da Guerra, Duello e Parata

L’Alabarda combina le caratteristiche di diverse armi immanicate e inastate. Per questo, ebbe grande fortuna sui campi di battaglia rinascimentali e come arma cerimoniale.

Il Magistro Andrea Conti, autore di altri articoli molto interessanti sulla scherma storica, tra cui La Vita di Fiore dei Liberi e Introduzione alla Scherma Storica, ci parla in modo completo del combattimento e duello con l’alabarda in questo breve saggio (7.000 parole circa) gratuito:

L’Alabarda può essere considerata come l’arma inastata per eccellenza, sia per via della sua notevole efficienza bellica che per la completezza strutturale. Tra le innumerevoli armi inastate protagoniste del ‘500, personalmente considero l’Alabarda come la mia arma in asta rinascimentale di riferimento. La ragion è da ricercare nella sua sottile complessità abbinata ad una ricchezza di metodo che nessun’altra arma di tali proporzioni riesce a dare.

Incerta l’origine etimologica del nome. In lingua germanica, “Hellebarde” parrebbe derivare da “Halm-Barte” agglutinante quindi di “Bastone-Ascia”. Tale ipotesi potrebbe essere avvalorata con la comparazione di un’altra arma inastata diffusasi in Europa a partire dall’XI secolo: la Berdica. Anche quest’ultima, infatti, si evolve a partire dalle grandi scuri da guerra utilizzate dalle popolazioni germaniche del Nord Europa.

La testa di acciaio che caratterizza e differenzia l’Alabarda dalle altre armi inastate è composta su un lato da una possente scure, affiancata sul lato opposto da una punta acuta a becco di falco. In aggiunta, viene posizionata una poderosa cuspide perforante nell’estremità più alta. In questo modo, l’Alabarda rimane un’arma lunga poco più del suo possessore, anche se tali dimensioni in campo bellico possono aumentare considerevolmente.

Le varie forme delle parti che compongono quest’arma possono variare a seconda dell’area geografica e del periodo storico di riferimento.

Numerosi reperti museali dimostrano come, a parte il variare delle dimensioni complessive (come sarà descritto più avanti), la forma della lama anteriore possa essere composta da una semplice lama dritta non separata dalla punta centrale, a una mezzaluna concava o convessa che si assottiglia in prossimità del corpo centrale, fino a forme più articolate e sinuose di Alabarde. Queste ultime però avevano finalità per lo più da parata o di rappresentanza per le guardie di palazzo quando ormai quest’arma smise di avere la sua reale applicazione sui campi di battaglia.

L’Alabarda deve la sua grande diffusione in Europa grazie ai successi militari dei mercenari svizzeri a partire dal XIV secolo, restando in uso alle forze di fanteria fino ai primi decenni del XVII secolo.

Nella sua forma più primitiva, estremamente simile alla Voulge svizzera (praticamente una mannaia inastata con una tozza punta posizionata in sommità, abbinata ad un uncino sulla parte posteriore della testa), l’Alabarda cominciò a prendere la sua caratteristica forma lungo il Cinquecento: da una testa in acciaio dalla forma alquanto anonima, iniziarono ad emergere in modo chiaro la lama della scure frontale, l’uncino posteriore, e la cuspide acuminata superiore.

Per descrivere la terribile efficacia di quest’arma, sarebbe sufficiente citare la Battaglia di Morgarten avvenuta all’alba del 15 Novembre del 1315 tra l’esercito svizzero e quello austriaco, soprattutto mettendo in risalto l’enorme divario tra le forze dispiegate. Gli Austriaci poterono contare su ben 5.500 fanti e 2.500 cavalieri, mentre gli Svizzeri solamente su 1.500 uomini tra fanti armati di alabarde ed arcieri. Dopo appena due ore gli Svizzeri ottennero una vittoria schiacciante: gli Austriaci persero 1.500 uomini mentre gli Svizzeri appena 14 combattenti. Le cronache affermano quanto segue:

“Gli Svizzeri erano armati con delle armi terrificanti conosciute con il nome di alabarde, e sebbene i loro avversari impugnassero armi affilate quanto rasoi, gli Svizzeri li fecero a pezzi.”

L’Alabarda fu inizialmente proprio l’arma distintiva delle forze elvetiche, poiché era facile da produrre in grandi numeri, potendo così armare la fanteria (composta per lo più da persone di bassa estrazione sociale e rapidamente istruita alla guerra) di un’arma temibile a costi decisamente contenuti.

Inoltre, l’Alabarda legò il suo nome alle forze di fanteria tra il XIV e il XV secolo anche per via della riscoperta di quanto fosse decisivo l’uso delle armi inastate durante quello che fu il periodo classico, mettendo così fine all’indiscusso primato della cavalleria pesante sui campi di battaglia del Tardo Medioevo come formazione risolutiva per il buon esito di una battaglia, potendo i fanti caricare di punta ad una distanza di sicurezza la linea dei cavalieri in sella al proprio cavallo, o arrestarne semplicemente il temibile impeto.

Infatti l’Alabarda permetteva di impegnare efficacemente il cavaliere corazzato colpendo direttamente la cavalcatura o trascinandolo giù dalla sella, con un colpo di lama o agganciandolo tramite l’uncino, ed uccidendolo tramite un affondo della cuspide o, nuovamente, con un altro colpo della scure portato alle parti deboli dell’armatura a piastre.

Disegno del 1502 di Paul Dolnstein, ingegnere lanzichenecco che ci ha lasciato un bel diario con scene di guerra. Qui si affrontano un lanzo con alabarda (dx) e un fante svizzero (sin).

Lungo tutto il XV secolo, quando ormai pressoché tutti gli eserciti dei regni europei si erano dotati di numerosi quadrati di fanteria pesante (per lo più svizzeri o lanzichenecchi), l’Alabarda si reinquadrò sempre più con la funzionalità di “tranciapicche”. Allo stesso tempo si assistette ad un allungamento della cuspide superiore o ad una sua sostituzione con una lama di lancia vera e propria, onde permettere di impalare gli avversari nella mischia. Una evoluzione simile avvenne anche in un’altra arma utilizzata sul campo di battaglia dagli svizzeri e dai tedeschi che, pur avendo una forma totalmente differente, condivise la stessa utilità tattica dell’Alabarda: la Spada a due mani, che nel corso del XVI secolo volgerà nella più iconica Zweihänder.

Successivamente, dopo che l’utilizzo dell’Alabarda passò in uso anche tra le fila dei Lanzichenecchi del Sacro Romano Impero in quanto forza di fanteria voluta dall’imperatore Massimiliano I per cercare di arginare gli innumerevoli successi bellici proprio delle bande svizzere, come avvenuto per le altre armi bianche, lungo tutto il XVI secolo l’Alabarda perse progressivamente utilità sui campi di battaglia per via della sempre maggiore presenza e predominio delle armi da fuoco, finendo con il divenire nel XVII secolo alla stregua di un’arma distintiva di alcuni sotto-ufficiali. Per rendere meglio l’idea, i famosi Tercios del Regno di Spagna, ovverosia la forza di fanteria dominante in Europa fino alla Battaglia di Rocroi del 1643, fecero un uso molto ristretto dell’Alabarda, ricorrendo piuttosto al più efficace, vincente e moderno abbinamento “Picca e Archibugio”.

In quanto arma di difesa personale, l’Alabarda fu successivamente utilizzata in forza alle truppe preposte alla protezione del sovrano sino al XVIII secolo, iniziando però a sviluppare forme più leggere aumentando sempre più le dimensioni della cuspide superiore a discapito della scure, e ottenendo spesso forme ibride con un’altra arma inastata molto in uso dai corpi a protezione delle varie famiglie reali: la Partigiana. Ancora oggi l’Alabarda è famosa per essere in uso a quelle forze di sicurezza statali che integrano all’uniforme vera e propria un’uniforme da parata con elementi storici, come lo sono, ad esempio, la Guardia Svizzera Pontificia e la Guardia Real di Spagna.

La trattatistica italiana dei Maestri d’arme dell’epoca non sembra dare grande risalto al sapiente utilizzo di un’arma possente ma complessa come l’Alabarda, probabile per via della similitudine non tanto nella forma ma nella funzionalità delle parti che la componevano con un’altra arma inastata: la Ronca. Non deve stupire, quindi, come nell’opera rinascimentale del Maestro bolognese Achille Marozzo, pur non trattando direttamente l’utilizzo dell’Alabarda, nella tavola che raffigura il combattimento di Ronca sia posizionata un’Alabarda ai piedi dell’uomo d’arme.

Proprio ad avvalorare la similitudine di queste due armi, possono venire in aiuto altre due constatazioni: la prima è come la Ronca in territorio germanico venisse chiamata anche con il nome emblematico di Italienische Helmbarte (“Alabarda all’italiana”). La seconda è come lo stesso Maestro d’arme modenese Giacomo di Grassi equipari entrambe le armi tanto da poterne descrivere il loro utilizzo nominandone alla fine solamente una:

Havendo la Roncha & la Allabarda la medesima offesa et difesa, & la medesima lunghezza, non mi pare di doverne fare doi trattati percioché mi sarebbe forza replicar quell‘istesso in ambidoi, il che essendo superfluo genera fastidio. Dico adunque che volendo adoprar la roncha o allabarda, le quali essendo il medesimo nominerò tutte le due indiferentemente per il nome d‘allabarda.”

– Ragion di adoprar sicuramente l’arme, anno 1570.

Ma la ragione per cui gli uomini d’arme italiani potessero semmai prediliggere la Ronca all’Alabarda è possibile trovarla più avanti sempre tra le parole dello stesso di Grassi, il quale definisce a suo pensiero la Ronca come la più perfetta tra le armi inastate:

“/…s‘accorsero che l‘huomo con l‘armi in mano può far sei moti, ciòe uno verso il capo, uno verso i piedi, uno alla destra, uno alla sinistra, uno inanzi verso l‘inimico, & uno indietro verso le stesso, de quali cinque possono benissimo offendere & uno solo vi era che è l‘ultimo, il quale né offendeva né diffendeva, però volendo che questo moto ancora non fosse inutile vi aggiunsero un rampino con la punta volta verso il manico, con il quale si può facilmente stracciar l‘armi & tirar gli huomini da cavallo. Quelli che formorono la allabarda moderna volsero che questo rampino fosse nel falso. Et quelli che formorono la ronca lo volsero nel taglio, lasciando però il taglio tanto lungo che il rampino non s‘impedisse punto il ferir di taglio, anzi perché il taglio havesse maggior effetto volsero che in ogni parte il rampino fosse tagliente. Haveremo dunque per le cose dette che la roncha sia la più perfetta di tutte quest‘altre armi, perciò che offende in tutti sei i moti et con il rampino taglia et punge, il che non fa la allabarda moderna…/”

– Ragion di adoprar sicuramente l’arme, anno 1570.

In realtà M. Troso in una sua pubblicazione espone alcuni reperti museali raffiguranti un tentativo di fondere le qualità di entrambe le armi, creando una tipologia ibrida di Alabarda-Ronca chiamata “Alabarda a Scorpione”, la quale presenta: i due denti d’arresto tipici della Ronca tra la gorbia e la lama, la spina posteriore della Ronca però spostata più in alto direttamente a ridosso della cuspide superiore e dalla forma a becco di falcone tipica dell’Alabarda, mentre la lama anteriore si conclude con una estremità appuntita a brocco che non è per nulla simile alla scure dell’Alabarda ma che neanche si piega per prendere la forma uncinata del raffio tipica della Ronca.

In merito, invece, alla somiglianza con un’altra arma molto simile, cioè l’Azza munita di testa ad ascia, a prima vista alcuni modelli possono essere erroneamente confusi con l’Alabarda per via dell’estrema somiglianza strutturale che intercorre tra le due armi, sebbene la lama di ascia della prima sia decisamente di dimensioni più ridotte rispetto alla seconda. Una testa più minuta permette di concentrare maggiormente la forza cinetica di un colpo su un’area più piccola, cosa estremamente utile per superare le armature.

Proprio per via della similitudine strutturale che intercorre tra le due tipologie di armi, il Fechtmeister Peter Falkner utillizza sia l’Azza che l’Alabarda nella piccola sezione del suo manoscritto incentrata sul combattimento in steccato con l’armatura.

“Merck das ist auch ein leer wie du mit kemphlicher wer solt wartten mordt agst vnd hellebartten das ist auch zu dem kampff gericht schleg stöß ringen macht zu° nicht ~ Das ist auch der text.”

“Nota: questa è una ulteriore lezione di come tu dovrai comportarti con le armi giudiziarie come azza e alabarda. Ed appartiene al duello giudiziario anche questo: i tagli, le punte e le contrarie alle prese. Questo è il testo.”

– MS. Kunste zu Ritterlicher Were, anno 1495.

Il Maestro d’arme di Francoforte è abbastanza chiaro nella sua introduzione: l’utilizzo di queste armi è indirizzato al combattimento giudiziario in armatura, come testimoniato dalle sue tavole, ed il suo sistema marziale funziona indipendentemente se si sta impugnando una Mordtaxt (“Ascia assassina”, ovverosia il termine tedesco indicante l’Azza con testa ad ascia) o un’Alabarda.

Ma proprio a dimostrazione di quanto fu storicamente confusionario l’utilizzo di determinati nomi per le armi inastate, è da notare come nel succitato testo introduttivo della prima tavola, sebbene si parli di Azza e di Alabarda, nella rispettiva immagine allegata il cavaliere a sinistra impugni in realtà un’Azza non dalla testa di ascia ma piuttosto di martello. Questa tipologia di Azza aveva invece il nome di Streitaxt (“Ascia da battaglia”), termine che anche Falkner stesso usa unicamente nella penultima tavola, anche se l’immagine mostra nuovamente in modo del tutto incoerente un cavaliere combattere invece con una Ronca.

Ritornando a quanto specificato precedentemente, in realtà questa curiosa sovrapposizione è riscontrabile anche nella trattatistica italiana. Dove il Magistro friulano Fiore dei Liberi espone coerentemente ed unicamente per tutto il suo manoscritto un’Azza con testa a martello, il Maestro bolognese Achille Marozzo nella sua opera non tratta né l’Alabarda e né l’Azza ma affianca entrambe le armi in forma molto simile nella silografia ai piedi dell’uomo d’arme che impugna la Ronca, quasi a giustificare indirettamente proprio quanto esposto da Falkner nel suo manoscritto.

“Qui finisce lo abbatimento della Roncha da persona a persona sapendo tu che queste partite de Roncha se possano fare con la alabarda e con l’azza. Io per me li face poca diferencia, & ho visto & calculato sopra di questo e gli è tutto uno gioco queste tre arme soprascritte: cioè Roncha, Alabarda, e Azza.”

– Opera Nova dell’Arte delle Armi, anno 1536.

Infine, per chiudere questa introduzione e giungere finalmente al soggetto principale dell’articolo, per quanto riguarda l’esposizione di un metodo di combattimento decisamente approfondito inerente a quest’arma, spetta al superbo ed incommensurabile Maestro d’arme svizzero Joachim Meyer sicuramente il merito di essere riuscito a mostrare nel suo trattato tutta la complessità, l’efficacia e il fascino di un’arma da guerra come l’Alabarda, esulandola però dal contesto bellico ed inserendolo nel combattimento uno contro uno, ma comunque formativo per l’uomo d’arme prossimo a combattere le future battaglie. Per venire incontro ad una pratica più sicura, come avvenuto per le altre armi, le alabarde utilizzate all’interno delle Fechtschulen del Sacro Romano Impero erano costruite interamente in legno.

Disegno di Hans Schäufelein, del 1508 circa, che rappresenta un lanzo con un’alabarda in spalla

Come verrà mostrato più avanti, potenti tagli contro l’asta o le braccia avversarie atti ad intimidire o rompere la solide guardie del nemico, punte insidiosissime accompagnate da finte con il corpo, rapidi movimenti rotatori con l’asta che hanno come finalità quella di impedire all’avversario di agire liberamente potendo allo stesso tempo nascondersi dietro l’arma, prese, agganci e veloci disarmi, sono tutti questi i tratti che caratterizzano un’arma estremamente tecnica e complessa come l’Alabarda come esposto dagli insegnamenti di Joachim Meyer.

La Composizione di un’Arma inastata

Per Armi in asta, o armi inastate, si intende la famiglia di armi bianche composte comunemente da una lunga asta in legno che sostiene ad una estremità una poderosa testa in acciaio, dalle molteplici forme, la quale permette di colpire a grande distanza di punta o di taglio, oppure di agganciare il nemico o di rompere le sue difese a seconda della tipologia scelta. Furono queste le armi che nel XV° secolo permisero alla fanteria di contrastare ed infrangere il predominio della temibile cavalleria feudale, ma saranno le armi da fuoco a relegare alle armi inastate dei ruoli non più legati ai campi di battaglia ma per usi strettamente civili: ordine pubblico, protezione di luoghi istituzionali, rappresentanze e cerimonie, e così via.

Le Armi in Asta in uso durante il periodo medievale sono spesso il risultato dettato dalla necessità che ha trasformato dei comuni attrezzi agricoli in armi vere e proprie, oppure la normale evoluzione derivante da armi in asta già preesistenti. Sebbene le tipologie di armi inastate fossero prima dell’IX° secolo alquanto esigue, caratterizzata maggiormente dalla presenza dello spiedo da guerra, è a partire dal XII° secolo che il numero di queste armi comincia a crescere fino a stabilizzarsi intorno il XV° secolo. Il secolo successivo mostra unicamente delle evidenti modifiche nella loro forma, e nient’altro.

Come già specificato, le armi inastate furono utilizzate principalmente da forze militari a piedi, ma anche a cavallo. Nel caso della fanteria, è possibile distinguerla in fanteria pesante e leggera.

Ciò che caratterizza la fanteria pesante sono l’armamento uniforme e l’utilizzo della picca lunga, lo schieramento in formazione, il combattimento in ordine chiuso e la possibilità di resistere ad una carica di cavalleria in campo aperto. Perciò requisiti obbligatori sono la possibilità di effettuare lo schieramento in un terreno ampio e non accidentato abbinato al necessario addestramento per far sì che tutti gli uomini possano muoversi con coesione o per mantenere una posizione ben definita in ogni fase del combattimento. Proprio in questa capacità risiedeva la forza della fanteria pesante, ma ottenere da ciascun armato tale modus operandi non era per nulla facile, spesso raggiunto da un addestramento talmente ferreo da sembrare quasi disumano.

Per fare un chiaro esempio, in merito alle formazioni svizzere, lo storico Philippe Contamine scrive in un suo libro:

“Il codice militare svizzero non riconosceva alle autorità o all’alto comando la punizione dei cattivi soldati, ma autorizzava ciascuno a colpire a morte il compagno più vicino se stava fuggendo o diffondendo il panico.”

C’è un fatto storico da citare assolutamente per rendere meglio l’idea di quale forma mentis vigesse tra le addestrate fanterie svizzere, avvenuto nella Prima Guerra d’Italia, precisamente nel 1495, durante la spedizione delle truppe francesi di Carlo VIII in direzione di Napoli. Lo storico Sanudo narra la vicenda di un fante svizzero al soldo dei Francesi che, durante una tregua tra le forze Franche e quelle Aragonesi alleate del Papato, gettò del pane al proprio fratello militante nel campo avversario. Il comandante francese saputo del suo gesto decise di punirlo amaramente: radunò tutti i restanti soldati svizzeri facendoli schierare con le picche ben in vista al campo Aragonese ed ordinò al soldato colpevole per il suo comportamento mendace di correre contro lo schieramento dei suoi compagni.

“Le lanze tutte stavano alla fila con la ponta avanti; et il capitano disse:«Su corri per mezzo!» Et lo svizzero alzò gli occhi al cielo, racomandandosi a Dio disse le sue orazioni; chiuse gli occhi et corse per mezzo delle lanze in modo che restò niuna che non fosse fichata in la sua persona.”

Viceversa, ciò che contraddistingue la fanteria leggera o la truppa feudale sono l’armamento non uniforme e spesso alla buona, lo scarso addestramento, l’ordine sparso con cui combatteva, e l’impossibilità insieme all’incapacità di resistere contro una formazione di fanteria pesante o all’impeto di una carica di cavalleria. Per questa ragione, il suo ruolo principale era saggiare le forze nemiche per poi tenerle impegnate in combattimento. Non deve stupire, quindi, che gli uomini che composero le formazioni di fanteria leggera furono per lo più di estrazione rurale, i quali poterono spesso armarsi con armi di fortuna, il che giustifica il motivo per cui molti strumenti agricoli si trasformarono in armi inastate. Molto probabilmente l’individualismo strategico di questi contadini divenuti in pochi giorni soldati, i quali si arrangiavano con ciò che era già in loro possesso e secondo la propria congenialità, sta alla base di una così variegata tipologia di armi montate su lunghe aste in legno.

Sebbene si possa dire che oggigiorno vi sia una buona consapevolezza diffusa sulle parti che compongono una spada, forse molto meno sulle parti che compongono un’arma inastata e la terminologia ad essa legata.

In merito alla morfologia di un’Arma in asta, la struttura offensiva principale è quella anteriore, intesa come la parte che è composta dalla Testa insieme alla Gorbia e alle Bandelle. La Gorbia è la parte inferiore della Testa, dove viene inserita l’asta in legno, mentre le Bandelle sono delle lunghe appendici sempre in ferro che fissano saldamente la Testa all’asta tramite dei chiodi e difendono il legno contro attacchi avversari.

Le Testa può essere composta anche da ulteriori parti, sebbene questo aspetto dipenda da che tipologia si prenda in considerazione. Alcuni tipi di Testa presentano un Dente acuminato sul dorso, altre delle Ali sporgenti che si protraggono a partire dalla Gorbia, altre ancora dei Raffi ricurvi a forma di uncino, e così via.

Infine vi è l’asta in legno con cui l’uomo armato sorregge l’intera struttura, ed il Calzo, ovverosia l’estremità inferiore in ferro, ove presente. Impossibile definire con certezza la tipologia di legno utilizzata, soprattutto per via della facile deperibilità di tale materiale. Non a caso, questo ha fatto sì che gli attuali reperti museali siano mostrati sprovvisti di asta oppure rimontati successivamente su aste moderne, sebbene la logica faccia intendere che sicuramente furono utilizzati i legni più duri e resistenti a disposizione all’epoca.

Ad ogni modo è proprio la Gorbia che ci fa capire che forme potessero avere le aste in legno: di forma rettangolare per le teste asimmetriche oppure poligonale o circolare per le armi simmetriche.

Il Pedale, invece, sebbene posizionato nell’estremità posteriore poteva anch’esso essere utilizzato per colpire durante il combattimento.

Riguardo la corretta denominazione delle Armi in asta si tratta sicuramente di uno degli argomenti più ostici e spinosi di cui discutere, con il rischio di cadere tranquillamente in errore. Come dimostrato dagli esempi precedenti nel menzionare i manoscritti di scherma coevi alle armi in oggetti di questo articolo, il motivo di tale confusione deriva dal fatto che spesso queste armi non hanno mai avuto un nome ben definito in passato, ed alcune neanche un nome proprio, venendo molte volte descritte nei documenti con un più generico “arme d’hasta”. A rendere tutto più difficile è la variabile che vede un determinato nome specifico cambiare di punto in bianco da un’epoca all’altra, o persino da area geografica all’altra nello stesso periodo storico.

L’aspetto che differenzia e che ha maggiormente inciso sulla diffusione di un’Arma in asta rispetto alle innumerevoli tipologie che hanno coesistito è sicuramente la variegata capacità di andare a colpire il nemico. Sebbene quasi tutte le armi inastate possano colpire di punta o di taglio, spetta alla specifica morfologia della Testa la possibilità di compiere ulteriori azioni durante il combattimento.

Ad esempio, è possibile abbinare al gesto di colpire di punta, oltre alla consueta capacità di perforare il nemico, anche la possibilità di agganciare o di tagliare scorrendo la lama affilata sul bersaglio prescelto.

Viceversa, i colpi portati di taglio, oltre a tranciare la parte bersagliata, permettono di fratturare nel caso si utilizzi il Dente dorsale al posto della parte affilata della Testa.


La Vita di Joachim Meyer

Ritornando sull’argomento principale di questo articolo, cioè il sapiente utilizzo dell’Alabarda secondo gli insegnamento del Maestro svizzero Joachim Meyer, è necessario conoscere prima la sua figura.

Per quelle poche informazioni che ci sono giunte oggi, sappiamo che Joachim Meyer nacque a Basilea, in Svizzera, nel 1537. Di professione Messerschmidt, cioè fabbricante di coltelli, la sua vita è caratterizzata, in nome del tipico spirito di Freifechter, da una grande passione per la scherma, tanto da aver affrontato non poche avversità fisiche ed economiche per continuare a praticare quest’arte marziale. Il suo sistema, seppur erede della tradizione Liechtenauer, mostra inequivocabili influenze straniere. Tant’è che è lui stesso, nel descrivere le nozioni sulla Rappier (da intendersi come arma a quella che oggi viene chiamata “Spada da lato”), ad affermare che il suo sistema derivi da più metodi provenienti da: Spagna, Francia, Italia settentrionale e Regno di Napoli e che queste influenze si stanno sempre più diffondendo all’interno del Sacro Romano Impero. Non a caso è possibile notare delle influenze anche col metodo bolognese a lui contemporaneo. Proprio in merito a ciò, lo storico Jacopo Gelli, nel suo “La Scherma Italiana”, afferma come Joachim Meyer sia stato allievo del ben rinomato Achille Marozzo. Ma questa affermazione è da considerarsi non molto credibile, da una parte per motivi temporali, dall’altra parte perché non supportata da alcuna fonte attendibile.

Ad un certo punto della sua vita, Joachim Meyer si trasferisce definitivamente a Strasburgo, dove si sposa con Appolonia Ruhlman. Qui nel 1560 fa richiesta al Concilio della città per tenere degli eventi schermistici. E’ probabile che, per avvalorare la sua richiesta, gli sia stato richiesto di scrivere un testo a prova di saggio che attestasse le sue reali competenze.

Ed è proprio in questo anno che viene alla luce la sua prima opera, priva di titolo, con dedica al suo studente Otto von Solm di Sonnenwaldt, figlio di un Duca, molto probabilmente avuto in affido durante la sua permanenza in quel di Strasburgo come studente universitario. Questo piccolo manoscritto include la sua visione di scherma sull’uso della Spada a due mani, Dussack e Rappier; le quali saranno nuovamente incluse, rivedute ed espanse nella sua terza ed ultima opera.

Nel 1570, Meyer scrive il suo secondo manoscritto intitolato “Fechtbuch zu Ross und zu Fuss”, ovvero il “Trattato sul combattimento a piedi e a cavallo” con dedica a Heinrich von Eberst. Anche se pare che questo manoscritto fosse stato già precedentemente compilato, e lui abbia aggiunto successivamente del suo.

A differenza della prima opera, questo manoscritto, come da titolo, affronta ogni singola disciplina marziale e si rifa a piene mani alla tradizione di Johannes Liechtenauer citando i versi segreti dell’antico Grande Maestro e le glosse espolicative di molti Maestri successivi (alcuni allievi diretti di Liechtenauer stesso) del ‘400. Questo manoscritto purtroppo non verrà mai concluso per le ragioni legate alla sua terza opera compiuta sempre nel mesedimo tempo.

Contemporaneamente a questo manoscritto, quindi, Meyer manda alle stampe nello stesso anno “Grundtliche Beschreibung der Freyen Ritterliche und Adeliche Kunst des Fechtens”, cioè la “Completa Descrizione della Cavalleresca e Nobile Arte del Combattimento” con dedica a Johann Casimir, Conte Palatino della Renania e Duca di Baviera. Sicuramente, questo è oggi il suo testo più famoso, il quale basandosi sulla sua prima opera, si espande inserendo anche l’uso della daga e delle armi in asta.

Purtroppo dopo aver pubblicato quest’ultimo lavoro, Meyer si ritrova con un debito di 1300 corone. Nonostante l’indubbia preziosità del suo trattato, il nostro non riesce a guadagnare sufficientemente per andare a ricoprire i suoi debiti. Fortunatamente, impressionato dal suo ultimo lavoro, il Duca Johann Albrecht di Mecklenburg lo nomina Fechtmeister presso la sua corte. Gravemente indebitato ed in cerca di denaro, Meyer non perde l’occasione di mettersi in viaggio a piedi fino al castello del Duca; viaggio che durerà oltre un mese nel gelido inverno tedesco. Tant’è che giungerà in condizioni fisiche pessime, morendo due settimane dopo di ipotermia.

Il Metodo Didattico

Spesso i Maestri d’arme del passato espongono nei loro trattati dei testi in cui è spiegato l’uso di più armi. In realtà questa apparente categorizzazione distinta delle armi non deve illudere: solo grazie ad una completa, ripetuta e approfondita lettura del testo è possibile capire come in realtà venga esposto un “sistema universale” erto su principi basilari i quali si ripetono e, allo stesso tempo, si differenziano a seconda dell’arma in uso.

Joachim Meyer ovviamente non è da meno, ed espone un sistema basato principalmente sulla Spada a due mani come vuole l’antica tradizione Liechtenauer. Questo perché i Maestri legati a tale tradizione sostengono, nella maggioranza dei casi, come la Spada a due mani sia la fonte naturale di tutte le altre discipline.

Non deve stupire, quindi, come anche Joachim Meyer esponga la maggior parte dei principi del suo sistema proprio nella Spada a due mani, i quali sono facilmente adattabili ad un’altra arma principalmente da taglio, ovverosia il Dusack, sebbene da impugnare ad una mano. Con il Dusack, il sistema di Joachim Meyer ha la pretesa di indottrinare il praticante all’uso consapevole delle armi ad una mano; e con l’utilizzo dei primi ed appena accennati colpi di punta, si apre la strada all’uso della Rappier, la quale prevede un grande utilizzo delle punte e la possibilità di accompagnare la mano destra con la mano sinistra non sul medesimo strumento (come avviene nella Spada a due mani) ma in modo autonomo su un secondo strumento come può essere un Pugnale o una Cappa.

Non a caso, il primo manoscritto di Joachim Meyer datato 1560 (o forse più probabilmente 1568) espone solamente queste tre armi con il fine di concedere una completa panoramica sul suo metodo marziale. Con l’edizione 1570, si aggiunge la Daga con dei principi di lotta, con l’obbiettivo di addestrare il combattente alle azioni corpo a corpo che, in realtà, si ritrovano in tutte le armi; per poi concludere con le Armi in Asta come Bastone, Alabarda e Picca.

Essendo questo articolo incentrato sull’Alabarda, appare evidente come l’utilità del Bastone sia quella di rendere familiare il praticante con le altre due rinomate armi inastate: l’Alabarda ed anche la Picca. La Picca è un’altra delle armi da guerra, avente in media una lunghezza pari a sei metri, sebbene per motivi convenzionali l’arma sia stata ridotta a solamente tre metri circa. La Picca venne reintrodotta sempre dagli svizzeri nel 1300 rendendola un’arma molto usata; tant’è che nel 1500 due terzi di uno schieramento era formato praticamente da picchieri. Le testa di una Picca da guerra vede tale estremità con la forma di uno spuntone aguzzo, potendo in questo modo colpire esclusivamente di punta, ma la versione “sportiva” mostrata da Joachim Meyer ed utilizzata nelle Fechtschulen ne è del tutto sprovvista per motivi di sicurezza, rendendola nient’altro che un Bastone solamente molto più lungo.

L’Alabarda di Joachim Meyer

La ragione della stesura di questi miei articoli incentrati sulla Scherma storica nasce dal mio intento prettamente divulgativo di far sviluppare al più ampio numero di appassionati di storia, oplologia, scherma o semplicemente curiosi su queste tematiche la consapevolezza come anche in Europa siano state praticate ed insegnate con metodo scientifico e tradizionale delle arti marziali autoctone, avendo come obiettivo esclusivamente personale quello di incrinare giorno dopo giorno sempre più quella crepa che vede come coscienza collettiva l’idea che queste discipline siano state esclusivamente appannaggio del mondo orientale.

Ragion per cui, dovendo “parlare” a molteplici persone dalle innumerevoli e più variegate competenze e conoscenze, come avvenuto nel precedente articolo sul Montante di Figueyredo, per cercare di rendere il più possibile chiaro e fruibile i contenuti di questo piccolo saggio sull’utilizzo dell’Alabarda come insegnato dai Maestri d’arme di un tempo, trascriverò alcune parti di testo tradotti in italiano su alcune tecniche scelte accompagnate da video esplicativi, assieme ad un breve glossario dei termini utilizzati.

Una delle due alabarde della guardia personale dell’Imperatore Mattia d’Asburgo. Sono datate 1612 e Christie’s aveva valutato la coppia circa 8-10.000 £. Alla fine, sono state battute a 225.000 £!

Filo Lungo/Filo Corto

Traduzione dal tedesco di “Lange Schneide” e “Kurtze Schneide”, si intende la parte affilata dell’arma anteriore e posteriore. Solitamente il Filo Lungo è rivolto nella medesima direzione delle nocche di colui che impugna l’arma, mentre il Filo Corto è rivolto nella direzione tra l’incavo dell’indice e del pollice.

Per una migliore comprensione, facendo il paragone con la tradizione italiana, il Filo Lungo è l’equivalente del filo dritto, mentre il Filo Corto è l’equivalente del filo falso.

Gerade Versatzung/Felthut

Per Gerade Versatzung, traducibile come “Parata Erta” o “Parata Dritta”, si intende l’equivalente della “parata di tasto” con la punta rivolta verso l’alto, usando la terminologia della scherma olimpica. Ovverosia il tentativo di anteporre la propria arma a difesa senza deviare l’attacco dell’avversario.

Per Felthut, traducibile come “Guardia di Campo”, si intende l’equivalente della “arma in linea” con la punta rivolta verso l’avversario, usando la terminologia della scherma olimpica. Ovverosia il tentativo di anteporre la propria arma a difesa distendendo le braccia verso l’avversario.

Kreutzhauw

Per Kreutzhauw, traducibile come “Taglio a Croce”, si intende la sequenza accompagnata di due Oberhauw consecutivi sferrati dai rispettivi lati.

Mittelhauw

Per Mittelhauw, traducibile come “Taglio Mediano”, si intende il taglio sferrato orizzontalmente da una parte all’altra.

Oberhauw

Per Oberhauw, traducibile come “Taglio dall’Alto”, si intende il taglio sferrato dall’alto verso il basso.

Oberhut

Per Oberhut, traducibile come “Guardia Alta”, si intende nel sistema di Bastone e Alabarda la postura centrale o a sinistra con l’asta tenuta verticalmente.

Ochs

Per Ochs, traducibile come “Bue”, si intende nel sistema di Bastone e Alabarda la postura a destra con l’asta tenuta orizzontalmente.

Underhauw

Per Underhauw, traducibile come “Taglio dal Basso”, si intende il taglio sferrato dal basso verso l’alto.

Underhut

Per Underhut, traducibile come “Guardia Bassa”, si intende nel sistema di Bastone e Alabarda la postura bassa con la punta dell’arma rivolta verso terra.

Zufechten

Per Zufechten, traducibile come “Approccio”, si intende la distanza iniziale dove due combattenti, ritrovandosi ad una misura tale da colpirsi con un passo intero, devono adottare una guardia e cercare di ottenere l’iniziativa.

Le Stücke di Alabarda

“Sebbene non sia mia intenzione descrivere ogni singolo taglio e punta individualmente, perciò io ho pensato che sia meglio cominciare presentando questi sei tagli con l’Alabarda, non solo perché sono utili per la pratica con cui uno può sviluppare l’agilità del corpo, ma perché sono anche necessari a chiunque desideri prepararsi per la seria difesa con tali armi. Perciò tu dovresti imparare a condurre virilmente ed a sferrare questi tagli prima di qualunque altra cosa, come segue.”


Spiegazione dei colpi

Essendo la testa dell’Alabarda composta davanti dall’ascia e di dietro dall’uncino, i tagli con l’ascia sono come i tagli di Filo Lungo, mentre i tagli con l’uncino sono come i tagli di Filo Corto. Poiché il modo di impugnare l’Alabarda per un destrimano richiede la mano sinistra avanti, i tagli da sinistra sono fatti con l’ascia, mentre i tagli da destra con l’uncino. Questo perché, molto probabilmente, serve per evitare che le braccia si incrocino.


Kreutzhauw dall’alto con l’Alabarda

“In Zufechten, se tu hai la tua mano sinistra davanti sull’asta, allora giungi con il tuo piede sinistro anch’esso avanti, e sferra il primo taglio dall’alto con il braccio esteso dalla tua sinistra contro la sua destra diagonalmente alla sua faccia, e ritorna nuovamente per il tuo lato destro, in modo che la tua lama trafigga dritto per il tuo lato destro ritornando in alto sopra ed avanti, facendo sì che la punta della tua Alabarda stia verso la faccia del tuo avversario, proprio come tu hai imparato precedentemente riguardo l’Ochs. Da lì, taglia diagonalmente in basso verso la tua sinistra con il tuo uncino, in modo che la lama della tua Alabarda riscorra nuovamente per il tuo lato sinistro, e completamente passato, facendo sì che la tua Alabarda giunga alla sinistra in Oberhut per sferrare lo stesso taglio come prima. E così ritorna a tagliare dall’alto dalla tua sinistra diagonalmente alla sua faccia come prima; e conduci ulteriormente come ti ho appena insegnato, un colpo per un po’, indietro ed avanti, alla faccia del tuo avversario seguendo la croce diagonale.”


Spiegazione del Kreutzhauw dall’Alto

Oberhut sinistra col piede sinistro avanti e la mano sinistra avanti l’asta. Sul posto sferro un Oberhauw da sinistra con l’ascia, che passa per Langort, Underhut destra, Wechselhut e che termina in Ochs destra. Sul posto, sferro un Oberhauw da destra con l’uncino, passando per Steürhut e giungendo in Oberhut sinistra.

Questa sequenza di colpi, oltre a prendere confidenza con le linee dei tagli e manegevolezza con l’Alabarda impugnata, in realtà nasconde schemi motori che si vedranno nelle tecniche più avanti.


“Ora io presenterò alcune tecniche le quali illustrano come combattere con questa arma ed altre simili, una dopo l’altra nell’ordine che segue.”

La prima tecnica con l’Oberhauw

“In Zufechten, quando tu sei giunto dinnanzi il tuo avversario in gerade Versatzung o in Felthut, abbastanza vicino a lui che entrambe le lame possono legare o connettere, allora rapidamente solleva la tua Alabarda insieme al tuo piede sinistro, il quale dovrà allora stare dinnanzi, ed istantaneamente e velocemente taglia con forza contro la sua destra, vicino alla sua Alabarda dall’alto verso il basso contro le sue mani; e con questo tagliare in basso, cambia attraverso sotto la sua Alabarda, e sferra una punta immediatamente sull’altro lato, ovvero contro il suo lato sinistro alla sua faccia.”


La seconda tecnica con l’Oberhauw

Che insegna come tirare la tua Alabarda intorno la tua testa verso la tua sinistra, tagliare contro la sua sinistra, ed allora sferrare una punta contro la sua destra alla sua faccia.

“Se tu hai la tua mano sinistra avanti sull’asta della tua Alabarda, allora nota non appena tu puoi raggiungere la sua lama con la tua, solleva rapidamente la tua Alabarda con entrambe le mani, e taglia all’esterno dall’alto verso il basso contro il suo braccio sinistro, il quale lui ha davanti sulla sua asta, con forza attraverso, con un passo avanti sul tuo piede sinistro, in modo che al termine del taglio tu stia con il tuo busto abbassato per bene dopo il taglio facendo un ampio passo. Lui rapidamente sferrerà una contro-punta dopo che tu tagli, così nota diligentemente di fare un passo in fuori con il tuo piede destro dietro il tuo sinistro come lui sta sferrando la punta, e come tu fai così il passo in fuori, colpisci la sua Alabarda in arrivo con la tua lama. Poiché lui si rende molto debole con la sua frettolosa contro-punta, tu puoi facilmente colpire la sua Alabarda, e così indeboliscilo in modo che tu possa per bene e con certezza sferrare una punta alla sua apertura prima che lui recuperi.”


Un’altra con questo Oberhauw

“Nota quando tu così approcci a lui in gerade Versatzung, e lui non lavorerà, allora rapidamente solleva la tua Alabarda come prima, ed agisci come se tu intendessi ritagliare all’esterno al suo braccio sinistro. Comunque, tu non dovrai lasciare andare a segno questo colpo, ma come lui va via con la sua Alabarda per parare il colpo, allora vai al di sotto della sua Alabarda, e sferra una punta sull’altro lato alla sua faccia, con un passo in fuori verso lo stesso lato. In questo sferrar di punta, poiché tu ti rendi alquanto debole e scoperto, lui velocemente ti attaccherà con una punta; come tu sferri la punta, guarda con attenzione alla sua punta, e vai sopra la sua asta con la tua lama come lui sta sferrando la punta. Così come lui sferra la punta, forza la sua asta a te con l’uncino della tua lama; in modo che tu la utilizzi per afferrare il suo uncino, e prendere la sua Alabarda. Non appena tu hai alquanto forzato la sua Alabarda, allora rapidamente sferra una punta dritta davanti a te alla sua faccia.”


Un’altra

“Lega dalla tua sinistra contro la sua destra con la tua lama sulla sua, e strattonalo in fuori da te spingendo tempestivamente. Ritira velocemente verso la tua sinistra intorno la tua testa; in questo tirare intorno, dai alla tua asta un’oscillazione con la tua mano sinistra, ed allora lasciala, e taglia con una mano dalla tua destra da una parte all’altra dal basso contro la sua sinistra alla sua testa. Immediatamente distendi il tuo palmo destro via da te, e recupera la tua Alabarda, come questa sta ancora andando dal basso verso l’alto. Allora taglia velocemente dall’alto verso il basso alla sua testa con entrambe le mani, con un passo in fuori; con questo taglio tu dovrai sopprimere la sua Alabarda verso il basso se lui dovesse nel mentre sferrare una punta; ed allora velocemente sferra una contro-punta.”


Forzando

“Nota non appena un avversario ha legato con la sua lama sulla tua, allora porta la tua lama sulla sua asta alquanto sopra la sua lama, in modo che tu giunga con la tua lama sopra la sua, e ribalta sopra la sua asta con essa. Con ciò, forza velocemente ed in basso verso di te con forza, strattonando così la sua arma per il debole; allora sferra velocemente una punta sulla sua Alabarda in alto alla sua faccia. Se lui va rapidamente in alto per deviare la punta, allora velocemente cambia attraverso al di sotto mentre lui sta andando in alto, e sferragli una punta sull’altro lato, con un passo in fuori. Questo va ad entrambi i lati.”


Come tu dovrai condurre te stesso cambiando attraverso e forzando contro un avversario che sferra velocemente una contro-punta

“Se tu hai legato il tuo avversario dal tuo lato sinistro, allora cambia attraverso contro di lui con incurante e negligente portamento, in modo che lui sarà prontamente incitato a sferrare una punta; non appena lui sferra la punta, mentre tu stai cambiando attraverso, allora ribalta sopra la sua asta con la tua lama, ed ancora forza verso di te verso la tua sinistra, come tu hai precedentemente forzato verso la tua destra.”


7a Stücke

“Oppure quando tu stai sferrando una punta, se tu percepisci che lui sferrerà una punta al tuo stesso tempo, allora trattieni la tua punta in modo fine e nascosto, e con ciò, fai per bene un passo laterale in fuori verso di lui, ed allo stesso tempo premi rapidamente la sua asta in basso via da te. Con questo premere in basso, scivola la tua Alabarda sulla sua, ed in fuori sopra la sua spalla, catturandolo intorno il collo con la tua lama. Forzalo verso di te con la tua lama, come tu puoi vedere dalle figure centrali nell’Immagine I.”


8a Stücke

“Successivamente nota quando tu hai legato un avversario con la tua lama, e lui non lavorerà, allora vai rapidamente ed istantaneamente via dalla sua lama, e fai un passo in fuori alquanto a lato contro il quale tu hai legato. Con ciò, sferra velocemente una punta alla sua faccia; e come tu sferri la punta, fai attenzione se lui parerà e colpirà la tua punta. Se lui fa questo, allora lascia cadere la tua lama; utilizzala per afferrarlo per la gamba avanzata come lui ti sta colpendo, e strattonalo verso di te, come puoi vedere nell’Immagine K.”


9a Stücke

“Oppure quando un avversario sferra una punta alla tua destra alla tua faccia come prima, allora fai nuovamente un balzo a lui verso la sua destra come lui sta sferrando la punta, ed allo stesso tempo, ribalta la tua lama o l’intera tua Alabarda sopra la sua dall’alto, come mostrato dalle due figure in alto a destra nell’Immagine F; allora lavora alla sua faccia come vorrai.”


10a Stücke

“Quando tu stai con il tuo piede sinistro avanti e la tua Alabarda in gerade Versatzung, davanti un avversario che non lavorerà, allora alza rapidamente la tua mano posteriore, e lascia la tua mano avanzata e la tua lama cadere verso la tua sinistra, e tirala così verso la tua sinistra intorno la tua testa con entrambe le mani; come tu tiri intorno la tua testa, allo stesso tempo fai un passo con il tuo piede sinistro per bene in fuori verso la sua destra, e con ciò, sferra un potente taglio alla sua faccia dalla tua sinistra contro la sua destra. Ora come tu tagli, nota se lui è andato in alto per parare; non appena tu vedi questo, allora vai velocemente in alto con la tua mano posteriore destra, e lascia cadere la tua Alabarda alquanto innanzi; così cambia intorno in basso a lato del suo braccio destro, e sferra una punta dinnanzi al suo petto mentre lui ha ancora entrambe le mani in alto, come mostrato dalle figure in piccolo al centro nell’Immagine K.”


11a Stücke

“Tu dovrai anche particolarmente notare, ogni qualvolta tu compi un Rundhauw, se lui ti sferra una punta come tu stai tirando la tua Alabarda intorno, non appena lui sferra la punta, allora taglia lui con il Rundhauw dall’alto sulla sua Alabarda vicino dietro la sua lama, e vedi che tu fai un passo per bene in fuori verso la sua destra con questo taglio. Non appena tu colpisci la sua Alabarda, allora forzala in basso a te verso il tuo lato sinistro; così tu prendi la sua Alabarda.”


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