Una Torre di Teschi Azteca: lo Tzompantli

Il solo nome Tzompantli è capace di evocare visioni d’orrore. Una torre costruita con migliaia di teschi nel cuore della capitale azteca, sulla quale gli studiosi hanno scritto fiumi d’inchiostro, spesso considerandola una semplice leggenda.

Ma facciamo un passo indietro.

Quando gli spagnoli Bernal Diaz del Castillo e Andrés de Tapia arrivano nella capitale azteca, Tenochtitlan, rimangono impressionati da una enorme torre costituita da teschi umani. I locali spiegano loro che si tratta delle teste di guerrieri nemici sconfitti in battaglia. Un macabro monumento per impressionare il nemico e celebrare l’ampliamento dell’Impero. La stima iniziale dei conquistador, 130.000 teschi, sembra subito esagerata. In fondo, i conquistador avrebbero tutto l’interesse a mostrare il lato più oscuro degli aztechi, e di utilizzare quindi la storia del Tzompantli per aumentare il loro consenso (già abbastanza alto, a dire il vero, tra i popoli sottomessi dagli aztechi). Gli spagnoli, d’altronde agiscono come qualsiasi forza conquistatrice nella storia: cercano di trovare l’appoggio delle popolazioni locali, di mantenere la superiorità tecnologica e, in generale, trarre il maggior profitto economico possibile. Si è quindi ritenuto, a lungo, che si trattasse di un’invenzione dei due testimoni.

Bernal Diaz del Castillo

Per avere un’idea di massima della biografia di Bernal, vi propongo la voce dedicatagli dall’Enciclopedia Treccani nel 1932:

Conquistatore e storico, nato in Medina del Campo probabilmente nel 1492, morto nel Messico dopo il 1568. Nobile di nascita, fu dalla povertà più che dal desiderio di avventure spinto ad abbandonare nel 1514 la Castiglia: si recò dapprima nel Darién con Pedrarias Dávila, poi con Diego Velásquez a Cuba; e nel 1517 fece parte della spedizione di Francesco Fernández de Córdoba, che scoprì il Yucatán. Ritornò a Cuba col Grijalva l’anno dopo; in ultimo seguì Ferdinando Cortés nel Messico, né lo abbandonò fin quando ebbe fine la conquista del paese. In ricompensa dei servigi prestati ottenne una rendita sui privilegi di Santiago de los Caballeros nel Guatemala. Ivi, leggendo la Crónica de la Conquista de la Nueva España, ebbe l’impressione che il suo autore, il Gómara, “attribuisse lode e gloria al solo marchese Ferdinando Cortés, senza nominare alcuno dei bravi capitani, né dei bravi soldati spagnoli”, e pensò di scrivere una storia della conquista del Messico, che tenesse conto del valore dei gregari. Nacque così La verdadera historia de la Conquista de la Nueva España, terminata nel 1568.

Con essa il D. ha scritto una delle più interessanti memorie militari che abbia la Spagna, la quale ne è pure tanto ricca. Lo stile è senza dubbio soldatescamente rozzo, la lingua non sempre corretta; sovrabbondano particolari di scarsa importanza e discussioni e digressioni, né il D. pensa in nessun modo a dare la valutazione storica degli avvenimenti che narra; ma la descrizione della vita del Cortés e dei suoi seguaci, vivacissima, rimane fonte preziosa.

Da circa due anni, però, gli archeologi di Città del Messico stanno lentamente portando alla luce la struttura, mostruosa e affascinante, descritta nelle cronache. 

1587 AZTEC MANUSCRIPT, THE CODEX TOVAR/WIKIMEDIA COMMONS

Il ritrovamento è datato tra il 1485 e il 1502, ha una circonferenza di 34 metri e uno spessore di 12. Fino ad ora, sono stati recuperati quasi 700 teschi, ma alcuni ricercatori pensano che il totale potrebbe essere nell’ordine delle decine di migliaia. Crani, come anticipato, di uomini, donne e bambini, tutti tenuti insieme dalla calce. Uno dei ricercatori, Rodrigo Bolanos, ha dichiarato:

“Ci aspettavamo di trovare solo teschi di uomini giovani, come dovrebbero essere i guerrieri, e invece c’erano donne e bambini, che di certo non andavano in guerra.[…] Dev’essere successo qualcosa che non sappiamo…”

Penso che sia molto interessante – più che disquisire della crudeltà di questi rituali – comprendere come vi fosse una commistione unica tra elemento divino e funzione deterrente (nei confronti di eventuali aggressori o dei popoli già sottomessi).

Sciencemag, in un articolo del Giugno 2018, parla lungamente del ritrovamento. Feeding the Gods, così recita il titolo, e riporta alcune considerazioni di un altro studioso, Gomóz Valdás, che si sbilancia sulle percentuali complessive. Dice, infatti, che il 75% dei teschi esaminati appartiene a uomini tra i 20 e i 35 anni, il 20% a bambini e il 5% a donne. Aggiunge che il misto di età e sesso sembra supportare le affermazioni fatte, 500 anni prima, dagli spagnoli, ossia che molte vittime erano schiavi venduti presso i mercati cittadini al solo scopo di essere sacrificati.

L’impatto di questo tipo di sacrifici e trofei granguignoleschi sui conquistadores fu senza dubbio molto forte. Nel bellissimo Taking and Displaying of Human Body Parts as Trophies by Amerindians (2007), troviamo un riassunto davvero esauriente di questo incontro:

Quando Cortes e i suoi uomini entrano nella Valle del Messico e si trovano davanti agli occhi le grandi città di Tenochtitlan, Tlatelolco, e degli altri alleati dell’Impero Azteco, nel 1519, rimangono basiti davanti alla bellezza, maestosità e la complessità architettonica delle antiche cues, ossia torri e templi, abitazioni, palazzi e altre meraviglie, tanto di considerarle all’altezza di quello presenti nelle più grandi città di Europa e Asia.

Questa immediata impressione di grandezza dell’Impero Azteco va presto in conflitto con i sacrifici di sangue su larga scala e i cuori strappati dal petto delle vittime che avvengono in molti templi e su molti altari. All’inizio delle loro brutali spedizioni per soggiogare le città azteche, la capitale Tenochtitlan, e, più in generale, l’Impero Azteco di Anahuac, i conquistadores spagnoli raccontano proprio queste vicende e, tra le motivazioni della conquista, non esitano a inserire la necessità di far cessare dei sacrifici, veri e propri atti di immolazione di massa, che rappresentano un caso unico al mondo.

Nella costellazione delle tecnologie create per oggettificare il sacrificio umano e ciò che ne consegue, c’è lo tzompantli, tradotto con muro di teschi, fila di teschi, bandiera di teschi e in altri modi. Sembra che in tutto, nel distretto cerimoniale di Tenochtitlan, ce ne fossero sette.

Dall’attuale Panama al nord del Messico, le civiltà per-ispaniche presentano un gran numero di trofei ricavati da sacrifici umani. Teste decapitate, scalpi, teschi trapanati, impalati, deformati o inseriti nei muri, ci mostrano una interessante rete di variazioni regionali.

I recenti ritrovamenti, come quella menzionata in questo articolo, ci stanno aiutando a fare luce sul fenomeno dei sacrifici umani in quell’area, ma c’è ancora tanto da scavare…  e da scoprire.

Bibliografia:
  • Chacon, Richard J., Dye, David H., The Taking and Displaying of Human Body Parts as Trophies by Amerindians, 2007;
  • M.E. Ravicz, Early Colonial religious drama in Mexico: from Tzompantli to Golgotha, 1970;
  • G. Pinza, La conservazione delle teste umane e le idee ed i costumi, 1898.

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