I Corsari Ottomani e la Richiesta di Soccorso al Sultano (1564)

I Corsari Ottomani hanno suscitato terrore e sgomento negli abitanti delle coste europee per diversi secoli. L’apogeo di questi razziatori e guerrieri del Mediterraneo si realizza nel XVI secolo, ma, ancora all’inizio del XIX secolo, ogni anno migliaia di schiavi c.d. “bianchi” finiscono nei mercati ottomani, arabi e indiani. In Sea-wolves of the Mediterranean: the grand period of the Moslem corsairs, scritto da Edward Hamilton Currey più di un secolo fa (1913), troviamo la narrazione di un episodio abbastanza conosciuto in ambito storiografico, ma poco in quello della divulgazione.

Nel 1551 gli Ottomani hanno strappato Tripoli dalle mani dei Cavalieri di Malta. Tuttavia, negli anni successivi, questi ultimi continuano ad assaltare le navi corsare ottomane (oltre a quelle mercantili) creando gravi danni sia all’apparato militare turco che ai commerci delle nazioni islamiche. Oltre al Gran Maestro la Valette, che diverrà tale solo nel 1557, a colpire i Turchi sono soprattutto il Cavaliere Mathurin d’Aux de Lescout, detto Mathurin Romegas, e il Generale delle Galee Gozon de Melac. Nelle mani dei Cavalieri cadono diverse fortezze nordafricane molto frequentate dai corsari, tra cui la Goletta, Città d’Africa e Penon de Velez (1564) Sono quindi proprio i corsari, convinti che le forze cristiane avrebbero preso, nel giro di pochi anni, tutte le basi nordafricane, a interpellare direttamente il Sultano.

La Spagna controlla ancora cinque plazas de soberania (piazze di sovranità) in Marocco, due delle quali sono città, Ceuta e Melilla, e tre piccole isole vicino alla costa. Si tratta di territori conquistati dalla Spagna entro la metà del XVI secolo, nell’ambito degli scontri con i corsari barbareschi. Cento anni prima, quindi, dell’ascesa al potere della dinastia alawide in Marocco.

Solimano, uno dei sovrani ottomani più capaci nelle cose di guerra, accoglie le suppliche dei corsari e promette che l’arsenale di Costantinopoli preparerà una grande flotta per aggredire i Cavalieri e radere al suolo la loro base di Malta. A dare un forte impulso ai preparativi sono anche altri eventi. Poco dopo la conquista di Penon de Velez, Romegas, al comando di sette galee dell’Ordine, sta navigando nelle acque intorno a Zante e Cefalonia, quando avvista un grande galeone ottomano.  A comandarlo c’è il rais Bairan-Ogli, che dispone di 20 cannoni e oltre 200 Giannizzeri (oltre ad altri soldati) per proteggere le merci trasportate. La nave è, infatti, proprietà di Kustir-Aga, l’eunuco più importante del Serraglio, ed è sta portando le merci fatte acquistare per alcune delle donne più in vista dell’Harem.

ottomani
Una porzione dell’eccezionale mappa di Rigobert Bonne e Guilleme Raynal (1780). Come è facile notare, Malta si trova proprio a ridosso della costa nordafricana ed è fondamentale (come accadrà anche nella II Guerra Mondiale) per controllare il passaggio tra Mediterraneo occidentale e orientale.

Romegas accetta il rischio e si getta all’attacco. È una battaglia furiosa, che costa la vita a più di 100 cristiani e 200 ottomani. Ma la nave, alla fine, è sua.

Quando la notizia raggiunge la capitale ottomana, Kustir-Aga e mezzo harem si prostrano, in lacrime, chiedendogli di sterminare quei barbari corsari cristiani, i Cavalieri di Malta. Solimano si trova, quindi, ad essere sollecitato dagli ufficiali, dalle mogli e dagli imam ad agire immediatamente. Dragut sottolinea, però, come i Cavalieri siano molto più pericolosi ora che nel 1522, quando furono espulsi da Rodi. L’isola dominata ora dai Cavalieri è infatti vicina alla Sicilia, e quindi può ricevere aiuti più facilmente e, soprattutto, si trova proprio nel mezzo del Mediterraneo, sulla rotta verso occidente seguita dalle navi ottomane (corsare e non).

Alla fine, il Sultano organizza un incontro con i suoi ufficiali migliori. Tutti si dicono d’accordo ad attaccare, eccezion fatta per Uccialì, che in quel momento rappresenta Dragut. A sua detta, i tempi non sono ancora maturi per un attacco alla fortezza dei Cavalieri. Dice, inoltre, che i primi obiettivi della flotta ottomana dovrebbero essere la riconquista di Goletta e Penon de Velez e l’attacco i Mori di Tunisi (che sono alleati con la Spagna e acerrimi nemici degli Ottomani). A perorare la causa di Uccialì (e quindi di Dragut) c’è un vecchio guerriero, Mohammed, cresciuto a corte. L’imperativo, per lui, è “non attacchiamo i Cavalieri sul loro terreno preferito.

Ad ogni modo, come potrete immaginare da ciò che accadrà nel 1565, Solimano dà l’ordine di affrettare i preparativi. Quarantatre anni prima, era stato proprio il giovane Solimano a guidare l’Assedio di Rodi (1522) e a cacciare i Cavalieri dall’isola, quella volta difesa dal Gran Maestro Lisleadamo e da Pregeant de Bidoux. Ma nel 1522, sugli spalti di Rodi, c’era anche un coetaneo di Solimano, Jean de La Valette, ora Gran Maestro.

A capo della flotta formata per assediare i Cavalieri c’è Pialì Pasha, mentre per le forze di terra ricade sul veterano Mustafà Pasha, comandante sessantacinquenne noto per la sua crudeltà nei confronti dei nemici catturati. È il 1565, il Grande Assedio sta per iniziare… continua su l’Assedio di Malta…

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