L’Assedio di Nagykanizsa (1601): la Furia dei Giannizzeri

Il 18 Novembre 1601 si conclude il duro Assedio di Naģykanizsa, una fortezza ungherese controllata dagli Ottomani.

All’inizio del XVII secolo Naģykanizsa, conosciuta anche come Kanizsa, è in mano agli Ottomani, che l’hanno conquistata proprio nel 1600. Assieme a Szigetvár, conquistata dai Turchi nel 1566, Naģykanizsa fa parte dell’Eyalet di Budin (Buda), e rappresenta la testa di ponte della Sublime Porta verso l’Impero Asburgico.

Convinto di poterla conquistare in breve tempo, Ferdinando II d’Asburgo la cinge d’assedio con 35.000 uomini e una cinquantina di cannoni. È il 9 settembre 1601, e, al comando dei 7.000-9.000 giannizzeri che la difendono c’è un comandante straordinario, Tiryaki Hasan Pasha, probabilmente di origine slava o greca. Quasi tutto l’esercito che aveva contribuito a strappare la fortezza dalle mani dei cristiani, l’anno prima, è stato invece dislocato in altre province.

Pur avendo a disposizione un buon numero di cannoni (circa 100) di piccolo calibro, Hasan non ha intenzione di sprecare munizioni e, soprattutto, ha ricevuto la notizia che gli ufficiali di Ferdinando II non hanno idea della potenza di fuoco della roccaforte, anzi, sono convinti che i giannizzeri abbiano solo un numero limitato di moschetti. Hasan chiede quindi ai suoi artiglieri di non rispondere al fuoco dell’artiglieria di Ferdinando II. Aspetta di vedere il nemico a poche decine di metri dalla fortezza, pronto al primo assalto, prima di dar fuoco alle polveri. Cento cannoni tirano a ripetizione su decine di migliaia di fanti cristiani. È un massacro. 

Assedio di Naģykanizsa

Ferdinando II si lecca le ferite per qualche giorno, poi ricomincia il cannoneggiamento e gli assalti. Hasan, anche grazie a un duro gioco psicologico, resiste per 73 giorni. Per più di due mesi, quindi, il comandante ottomano tiene alto il morale dei suoi (e, di conseguenza, logora quello dell’esercito sotto le mura) facendo suonare ogni giorno la banda e permettendo ai suoi di fare festa anche sugli spalti quando non ci sono assalti. Agli occhi dei cristiani, la fortezza di Naģykanizsa sembra essere tutt’altro che a corto di cibo, armi e morale.

A metà Novembre, quando nei magazzini cittadini non ci sono più vettovaglie e la polvere è agli sgoccioli, Hasan prende una decisione che cambierà il corso dell’assedio. Con grande calma, raduna i suoi uomini e comunica loro che morire di fame nella fortezza o finire sotto le sue macerie non sarebbe una fine adatta a un corpo scelto (forse memore di di quanto fecero i loro avversari nell’Assedio di Gvozdansko (1577-78). Vuole affidare le residue speranze a un attacco a sorpresa.
“Un ultimo assalto” dice ai suoi. L’ultimo assalto dei giannizzeri allo stremo. “Vita o Morte”.

Il 18 Novembre, con l’inverno ormai alle porte, Hasan attacca. Non siamo a conoscenza del numero preciso di giannizzeri sopravvissuti in quei 73 giorni, ma è probabile che siano almeno 5.000. Con urla di guerra e fuoco di moschetti, i giannizzeri si gettano verso il campo cristiano. L’impeto dell’attacco improvviso confonde anche gli ufficiali imperiali, che pensano siano arrivati i rinforzi ottomani, e abbandonano il campo. Pochi minuti, e l’esercito di Ferdinando va in rotta completa, tanto che gli Ottomani riescono a sottrarre provviste, denaro e 47 cannoni lasciati dai cristiani.

Secondo le fonti ottomane, che risultano abbastanza credibili, Ferdinando II ha perso circa 15.000-18.000 uomini.

Dopo questa incredibile vittoria, che permette agli Ottomani di mantenere il controllo della città per altri 89 anni, Hasan viene premiato con la carica di governatore (beylerbey) perpetuo della città.

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