Avvakum Petrov: il Vecchio Credente e la Riforma di Nikon (1652-1666)

Avvakum Petrov è un personaggio poco conosciuto in Occidente, ma piuttosto famoso in Europa Orientale. La sua opposizione alla Riforma di Nikon rappresentò un momento fondamentale nella storia della Chiesa Ortodossa.

Avvakum Petrov è il protopapa (titolo della chiesa ortodossa equivalente a quello di arciprete) della Cattedrale di Kazan, a Mosca, quando il Patriarca Nikon inizia, nel 1652, una imponente opera di riforma della Chiesa Russa Ortodossa.

Una parte del clero si rifiuta però di convergere verso una liturgia e delle istituzioni più simili a quelle delle chiese ortodosse dell’Europa Orientale. Avvakum, ad esempio, reputa che siano stati proprio i costumi corrotti degli Ortodossi di Costantinopoli a far cadere la città nelle mani dei Turchi duecento anni prima.

I Vecchi Credenti, tra cui spicca anche il personaggio femminile di Feodosia Morozova, resistono a tutte le riforme portate avanti dal Patriarca Nikon fino al 1666. La scissione (“raskol”) è completa Per le sue idee, Avvakum passa buona parte della sua vita in prigioni sperdute, dove viene torturato (in un rapporto dell’epoca si parla anche di una lunga sessione di 72 frustate) e ridotto a uno scheletro. Nel primo periodo di prigionia, sei anni a Tobol’sk (in Siberia), la fame lo porta a mangiare i cadaveri degli animali congelati nel corso dell’inverno. D’altronde, ancora oggi, a Tobol’sk, la temperatura media del mese di Gennaio è -19°. Una volta liberato, torna a Mosca per pochi anni. Piegato, ma non spezzato.

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Avvakum Petrov in marcia verso l’esilio siberiano. Dipinto del 1898 di Sergey Miloradovich

Nel 1667 un gran numero di Vecchi Credenti viene giustiziato, ma il nuovo Patriarca Ioasaf II (Nikon si è ritirato nel 1666) non vuole fare di Avvakum un martire, ed è convinto che il religioso, ormai logorato nel fisico, abbia i giorni contati. Per lui c’è ancora l’esilio, stavolta a Pustozersk, nel circolo polare artico. Avvakum però non sopravvive solo qualche mese, ma quattordici anni, durante i quali riesce a scrivere 43 opere, tra cui un’autobiografia, e a intrattenere diversi rapporti epistolari. In Italia, la sua biografia è stata tradotta e pubblicata nel 1986 (Vita dell’Arciprete Avvakum scritta da lui stesso, traduzione di Lia Pera, Adelphi).

Negli ultimi anni viene a sapere che un altro Patriarca, Gioacchino, ha lasciato morire di fame Feodosia e altri Vecchi Credenti (1675). Avvakum sopravvive anche allo zar Alessio I (1676) e al vecchio nemico Nikon (1681).

Ci vuole ancora un anno prima che Gioacchino decida di liberarsi una volta per tutte di Avvakum, ormai 62enne, facendolo bruciare sul rogo.

Nei decenni successivi, le persecuzioni dei Vecchi Credenti si fanno molto violente, ma ne sopravvivono migliaia. Ancora oggi, ne esistono grandi e piccole comunità nell’Est Europa e negli USA.

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