Gesuiti e Bandeirantes: La Vittoria di Cristóbal Altamirano

Gesuiti e Bandeirantes ebbero un rapporto con gli indigeni, i Guaranì in particolare, completamente opposto.

I Gesuiti hanno sempre avuto fama di sacerdoti duri sia nello spirito che nei modi, ma quello che fecero a Mbororè nel 1641 andò oltre ogni immaginazione.

Tra la prima e la seconda metà del XVI secolo, i Domenicani e poi i Gesuiti sono oggetto di un profondo odio da parte dei Conquistadores. Mentre i primi portano avanti una strenua difesa degli indigeni dai progetti di schiavismo e lavori forzati, mettendo in difficoltà il sistema delle encomiendas e i brutali mercenari e avventurieri che le gestiscono, i Gesuiti creano delle “riduzioni”, piccoli centri abitati, per le popolazioni Guarani.

Tutti gli indios che entrano nelle Riduzioni diventano liberi dal potere di qualsiasi ufficiale spagnolo, ad eccezione del Vicerè. Oltre a imparare i precetti dei Vangeli, i Guarani assimilano le tecnologie e la cultura europea, passando da un nomadismo primitivo alla vita stanziale e civilizzata. Il problema è che gli avventurieri portoghesi non hanno alcuna intenzione di rinunciare all’enorme quantitativo di metalli e schiavi potenziali dell’entroterra sudamericano.
Si organizzano quindi delle bandeiras, bande di mercenari e memeluchi (mezzosangue con padre europeo) che penetrano a fondo nel territorio spagnolo, punteggiato di Riduzioni.

Le bandeiras traggono grande vantaggio dalla creazione della c.d. Unione Iberica (1580-1640), ossia l’unione temporanea di Spagna e Portogallo. Le spedizioni, infatti, violano sistematicamente la linea di confine stabilita dal Trattato di Tordesillas nel 1494, come si può facilmente intuire dalla mappa qui sotto.

bandeiras bandeirantes guarani
Le principali bandeiras del XVII e XVIII secolo. In blu, quelle volte a catturare indios.

Nel 1628, la bandeira di Antonio Raposo Tavares mette a ferro e fuoco numerose Riduzioni, uccidendo migliaia di Guarani, i loro difensori gesuiti e facendone prigionieri 30.000 (venduti al mercato di San Paolo). Si tratta di una bandeira molto consistente, che conta in tutto 3.000 uomini: 2.000 nativi, 900 meticci e 69 europei.

Le bandeiras. La storia del nome.

La nota rivista di geopolitica Limes ha dedicato un articolo all’attività delle bandeiras, di cui riporto un estratto molto interessante: “L’eccezionale espansione territoriale del Brasile, in violazione del famoso Trattato di Tordesillas del 1494, sarebbe inspiegabile di fronte alla reticenza portoghese ad inoltrarsi all’interno del continente e all’abitudine di rimanere nei pressi della costa «come granchi» (Simão de Vasconcelos) a meno di far riferimento ad un fenomeno geopolitico», le bandeiras, la cui risonanza vibra ancora oggi nello spirito dei brasiliani.

La bandeira era una spedizione multirazziale, organizzata militarmente ed orientata verso l’hinterland brasiliano, il sertão, allo scopo di catturare gli indigeni e/o di trovare metalli preziosi. A differenza delle entradas, iniziative di stampo metropolitano promosse nel Nord-Est per conoscere il territorio delimitato dal meridiano di Tordesillas, le bandeiras non ebbero confini e furono prevalentemente legate all’iniziativa privata.

Per alcuni studiosi il termine «bandeira» faceva riferimento alla bandiera del corpo di spedizione, mentre per altri denotava il bando capitanato da un caudillo. Secondo Jaime Cortesão, la sua origine è più strettamente legata alla storia militare portoghese: la bandeira era un corpo di truppe ed il nome fu poi utilizzato come sinonimo di «compagnia».”

Dopo dieci anni di vessazioni e massacri, i Gesuiti prendono una decisione particolare: forniranno armi da fuoco e si addestreranno assieme ai Guarani per difendersi dalle bandeiras. Alla fine del 1638, padre Diego de Alfaro e padre Pedro Romero risalgono il Fiume Uruguay alla ricerca dei Bandeirantes, che da cacciatori diventano prede.

Dopo pochi giorni di ricerca, l’esercito Guarani-Gesuita, 4.000 uomini ben armati e addestrati in tutto, attacca i Bandeirantes, che, vedendo le cose volgere al peggio, chiedono una tregua. Poche ore dopo, si danno alla fuga e rientrano a San Paolo. Le autorità portoghesi, sentendosi umiliate da un branco di preti e selvaggi, espellono tutti i Gesuiti dalla città e finanziano una nuova spedizione per massacrare i Guarani. Questa volta, la bandeira conta quasi 3.500 uomini (500 dei quali archibugieri). I Gesuiti, nel frattempo, consapevoli dell’imminente attacco, hanno rinforzato le fila dell’esercito missionario, guidato Cristóbal Altamirano.

Spedizioni dall’entroterra
In The Bandeirantes: The Historical Role of the Brazilian Pathfinders (1965), Richard McGee Morse tratta proprio la storia delle bandeiras, facendo anche emergere le differenze tra le incursioni verso l’entroterra nordamericano di inglesi e francesi. Al contrario dei componenti delle spedizioni nordamericane, il bandeirante aveva, di solito, un certo quantitativo di sangue nativo nelle vene. La bandeiras, inoltre, non partiva mai dalle coste colonizzate dagli Europei, ma dalle regioni interne. Questo, unito all’influenza e all’opposizione dei missionari, portò alla creazione di un parte occidentale del Brasile molto diversa da come sarebbe potuta essere.

Arrivati sul posto, i Bandeirantes non possono credere a quello che vedono. L’esercito missionario è compatto e dotato di artiglieria, e bersaglia le loro 700 canoe con violenza. L’11 Marzo 1641, a Mbororè, i Bandeirantes subiscono una grave sconfitta. In fuga disperata, i superstiti costruiscono una palizzata e cercano di resistere. Guarani e Gesuiti li tempestano di archibugiate per 5 giorni e, stavolta, non accettano la tregua richiesta. Alla fine, i Banderiantes tentano una seconda fuga, ma padre Cristóbal Altamirano si getta ancora all’inseguimento con le truppe Guarani e ne massacra gran parte.

È una vittoria straordinaria, che getta nel terrore molte bandeiras.

Queste spedizioni, tuttavia, continuano fino all’ultimo decennio del Seicento. Con l’arrivo degli schiavi dalla costa occidentale africana, l’interesse verso i nativi, però, diminuisce. Il governo portoghese, inoltre, a partire dal 1660 circa, promette ottime ricompense per la scoperta di nuovi giacimenti minerari, e le bandeiras iniziano a occuparsi in maniera prevalente di questo tipo di attività.

Bibliografia:
  • Richard McGee Morse, The Bandeirantes: The Historical Role of the Brazilian Pathfinders, 1965.

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I Padroni dell'Acciaio

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I Padroni dell’Acciaio racconta le battaglie e le imprese di dieci soldati, condottieri e uomini d’arme del XV e XVI secolo, attraverso avvincenti monografie e illustrazioni prestigiose (20 opere originali e oltre 30 mappe).

Oltre a una bibliografia generale commentata alla fine del volume, ogni monografia è dotata di una specifica bibliografia commentata.

I protagonisti del volume sono Giorgio Castriota Scanderbeg, Pier Gerlofs Donia, Pregianni de Bidoux, Ettore Fieramosca, Giovanni delle Bande Nere, Enrico V di Brunswick, Alberto Alcibiades, Jean de La Valette, Astorre Baglioni e Franz Schmidt.


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L’idea di pubblicare questo volume nasce dalla passione per l’oplologia e la guerra medievale-rinascimentale di uno storico, Gabriele Campagnano, e di un disegnatore professionista, Francesco Saverio Ferrara. Unire la narrazione storica all’arte è ciò che li ha spinti ad unire gli sforzi per questo progetto. Il progetto di crowdfunding editoriale alla base de I Padroni dell’Acciaio è stato il più finanziato di sempre in lingua italiana ed è rimasto per diverse settimane nella classifica “Top Ispirational” di Indiegogo.

Introduzione

Quindicesimo secolo. Il mestiere delle armi sta cambiando. Prima in modo lento, con le fanterie in grado di fare a pezzi la cavalleria pesante, poi in modo frenetico, con l’introduzione e l’evoluzione delle prime bocche da fuoco. Dalla notte dei tempi, l’uomo ha combattuto con gli stessi mezzi, ma alla fine del XV secolo arriva il momento di rottura, il cambio di paradigma. La Rivoluzione delle Cose Militari stravolge il mondo più di quella Copernicana e di quella Francese. Nulla sarà più come prima. Il Guicciardini parla dell’enorme cambiamento delle cose di guerra dovuto al “furore delle artiglierie” e ad un “altro modo” di combattere della fanteria. Dal passaggio di Carlo VIII in Italia, – possiamo quindi, a mero titolo indicativo, prendere la data del 1494 come momento di rottura – il modo di fare la guerra non sarà più lo stesso. Alcuni dei protagonisti di questo volume si sono esaltati nella lotta contro la minaccia ottomana, altri nei conflitti religiosi, politici e sociali che hanno incendiato l’Europa del XVI secolo.

È difficile, peraltro, mettere insieme personaggi così diversi fra loro. Cosa può avere in comune una brutale macchina da guerra, come Albrecht Alcibiades, con Astorre II Baglioni e le sue eccezionali capacità tattiche e ingegneristiche? Chi mai potrebbe tracciare un parallelo tra la furia sanguinaria del gigantesco Pier Gerlofs Donia e i quarant’anni di metodico guerreggiare di Enrico V di Brunswick? Tutti loro hanno però un tratto comune, quello di essere riusciti a piegare la materia al proprio volere e a trasformare l’acciaio delle armature e delle armi in una propaggine del corpo e in uno strumento al servizio del loro intelletto. Tutti loro sono stati Padroni dell’Acciaio.

I dieci protagonisti di questo volume hanno avuto vite ricche di avvenimenti, ma le esigenze di stringatezza di questo primo progetto sono state talvolta inclementi, impedendomi di approfondire alcune discordie tra le fonti e, soprattutto, fornire degli inquadramenti storici di più ampio respiro. Per evitare, poi una trattazione confusionaria, mi sono affidato a un rigido criterio cronologico, privilegiando la narrazione dei fatti storici alle considerazioni personali. Fatta questa premessa, penso di essere riuscito, anche grazie alle evocative illustrazioni di Francesco Saverio Ferrara, a rendere il giusto omaggio a questi personaggi straordinari.

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7 pensieri riguardo “Gesuiti e Bandeirantes: La Vittoria di Cristóbal Altamirano

  1. Sembra una cosa a metà fra un western provocatorio e una trovata da anime giapponese… :-p (Con tutte le tematiche sollevate, di ambiguità della legge e interessi sottintesi dei potenti, sarebbe pure ottimo materiale d’ispirazione per un “Assassin’s Creed”)

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