Rinnegati Cristiani: Judar Pasha e Murad Reis

Tra il XVI e il XVIII secolo buona parte delle fortune marittime dell’Impero Ottomano fu dovuto alla presenza di un gran numero di rinnegati cristiani che esercitavano la guerra di corsa in nome (spesso neanche quello) del Sultano. La maggior parte di loro erano stati catturati da ragazzi nel corso di spedizioni degli schiavisti barbareschi, alcuni invece avevano preferito una vita da avventurieri e tagliagole in terra straniera piuttosto che uniformarsi ai dettami della società europea. Qui sotto tratteremo brevemente le imprese di due di loro.

DIEGO DE GUEVARA, IL RAGAZZO CHE DIVENNE JUDAR PASHA. IL COMANDANTE CHE ANNIENTO’ L’IMPERO SONGHAI

Attorno al 1560 una spedizionrinnegati cristiani judar pasha diego de guevarae di Corsari Barbareschi riporta in Marocco quasi 300 ragazzi spagnoli. Tra di loro c’è Diego de Guevara, cui tocca la sorte più atroce: castrato e messo al servizio dell’Harem del sovrano Al-Malik. Tuttavia, un eunuco convertito ha discrete possibilità di fare una buona “carriera”, specie quando dotato delle capacità di Judar (questo il nuovo nome di Diego).
Judar si dimostra ben presto più abile nelle cose militari che non nella cura dell’Harem, tanto da essere presente alla famosa battaglia del 1578 contro i portoghesi.

La nuova dinastia Saadi del Marocco non ha intenzione di rimanere in posizione difensiva su tutti i fronti (Ottomani e Portoghesi sono i suoi nemici più temibili), anzi, ha intenzione di mettere le mani sulle ricchezze dell’impero Songhai, nell’odierno Mali (tra gli altri imperi subsahariani, ricordiamo anche l’Impero del Ghana). All’inizio del 1590, Ahmad al-Manṣūr onora Judar con la carica di Pasha e gli assegna il difficilissimo compito di annientare il Songhai (governato da una dinastia di fede islamica).

Judar Pasha parte da Marrakech con 4.000 uomini (1.500 cavalli leggeri, 2.500 archibugieri e 500 fanti con armi bianche). La sua guardia personale è composta da 80 mercenari cristiani. A preoccuparlo tremendamente sono le difficoltà logistiche, perché l’attraversamento del Sahara richiederà tre mesi. Per questo, le carovane di supporto contano 8.000 cammelli.

Nella capitale Songhai, la città di Gao, l’imperatore Askia Ishaq II si prepara a ricevere Judar con quasi 25.000 uomini tra fanti e cavalieri. Il campo di battaglia scelto da Askia è Tondibi, dove spera di poter sfondare le forze di Judar con la sua cavalleria. Prima di lanciare la carica dei suoi, Askia spinge contro i Marocchini una mandria di circa 1000 vacche, sperando di scompaginarne la formazione, ma Judar ordina di allargare i ranghi per permettere il passaggio degli animali. Secondo altre fonti, i Marocchini fanno fuoco sugli animali, spaventandoli a morte e facendoli tornare proprio verso le truppe africane. Ad ogni modo, Askia maledice i propri consiglieri e si lancia all’attacco. Mentre le cavallerie sono impegnate in alcune scaramucce, Judar ha il tempo di posizionare gli archibugieri nel migliore dei modi, supportati da sei cannoni inglesi. Quando apre il fuoco sulla fanteria africana, è una carneficina. L’esercito Songhai va in rotta quasi immediatamente, incalzato dagli uomini di Judar. La Battaglia di Tondibi, e il conseguente sacco di Gao, Timbuctú e Djenné segna la fine dell’Impero Songhai.

Judar rimane pasha della neonata provincia di Timbuctù. Osservando il palazzo imperiale di Askia, dice: “Il palazzo di Askiya è peggiore di quello di un capo mulattiere di Marrakesh.” Uomo di grande intelletto, si dimostra magnanimo risparmiando la vita di Askia che, tra l’altro, cerca di corromperlo in ogni modo possibile. Judar acquista un grande potere, governando in modo del tutto autonomo. Con il suo comportamento, si attira le ire di al-Manṣūr, che spedisce ogni anno un nuovo pasha per sostituirlo. Judar li fa assassinare tutti e, attorno al 1599, torna in Marocco portando grandi doni e migliaia di schiavi al sovrano, che lo perdona. Purtroppo per lui, nel 1603 al-Manṣūr muore e, nella lotta per la successione, Judar parteggia per il pretendente più debole.

Diego de Guevara, che a dieci anni è stato strappato dalla fattoria spagnola dei suoi genitori, muore come Judar Pasha, il comandante eunuco, nel 1605, assassinato dal figlio del nuovo sovrano Muhammad al-Shaykh al-Ma’mun.


MURAD REIS: IL CORSARO OLANDESE CONVERTITO ALL’ISLAM E LO SPERICOLATO RAID IN IRLANDA

rinnegati cristianiIl 20 Giugno 1631 si verifica il piùù devastante raid dei corsari barbareschi nelle isole Britanniche.

Una flotta proveniente dal porto barbaresco di Salè prende terra in Irlanda e saccheggia il villaggio di Baltimora.

A guidarla c’è Jan Janszoon van Haarlem, un corsaro olandese catturato dai Turchi nel 1618 e convertitosi all’Islam. Poco dopo la sua conversione, prende il nome di Murad Reis il Giovane e diventa, di fatto, il fondatore della Repubblica corsara di Salè, che diventa un porto franco per corsari, assassini e rinnegati del Mediterraneo. Solo 4 anni prima, Jan J. ha condotta una rocambolesca spedizione in Islanda che gli ha fruttato quasi 400 schiavi.

Grazie al suo attacco a sorpresa, Murad Reis torna a Salè con un numero compreso tra 110 e 230 schiavi. Molti di loro finiscono a remare nelle galere fino alla morte, mentre le donne finiscono negli harem ottomani e nordafricani. Solo 3 Irlandesi fanno ritorno a casa, quindici anni dopo, grazie al riscatto pagato dai loro familiari.

Jan J. finisce la sua carriera di pirata meno di dieci anni dopo (nel corso dei quali ha razziato decine di villaggi in Corsica, Sardegna, Baleari e Sicilia). Viene infatti catturato dai Cavalieri di Malta nel 1635 e rimane nelle prigioni dell’Isola per cinque anni prima di riuscire a fuggire. Ha ormai 70 anni, e le torture e le privazioni lo hanno fiaccato.

Attorno al 1641 muore tra le braccia della figlia Lysbeth Janszoon van Haarlem, nata dalla prima moglie nel 1596, che lo ha raggiunto pochi mesi prima nella fortezza marocchina di Oualidia.

4 pensieri riguardo “Rinnegati Cristiani: Judar Pasha e Murad Reis

  1. Grazie per questo articolo molto interessante.
    Ti chiedo se puoi commentare in un prossimo articolo dal punto di vista prettamente storico l’utilizzo dei Giannizzeri nell’esercito Ottomano a partire dalla prima metà del XV secolo.
    Mi piacerebbe capire, per esempio, per quale motivo durante la conquista di Otranto nel 1480 siano stati giustiziati per motivi “religiosi” circa 800 uomini e non invece condotti in schiavitù o inseriti tra i Giannizzeri, pratica molto più conveniente dal punto di vista economico e sicuramente già in uso tra gli Ottomani.

    1. Ciao Lucio, come anticipato da Carlo, i Giannizzeri venivano “reclutati” tramite l’istituto del Devscirme soprattutto in area balcanica. Nella maggior parte dei casi, venivano presi ancora bambini, ed erano considerati un tributo delle popolazioni sottomesse. A Otranto, oltre alla forza d’animo degli abitanti, pesò anche la sconfitta appena subita dagli Ottomani nel corso dell’Assedio di Rodi.

  2. Per quanto ne so, i Giannizzeri erano ragazzi cristiani delle popolazioni soggette all’Impero Ottomano che venivano costretti ad arruolarsi e a convertirsi, e successivamente “educati” come Giannizzeri. Degli adulti non sarebbero stati arruolabili, quanto meno non tra i Giannizzeri.
    Almeno credo.

  3. Questo era il percorso classico per diventare giannizzeri, a Istanbul, ma nelle “repubbliche corsare” anche adulti “rinnegati” venivano arruolati come giannizzeri, ma non potevano trasferirsi nel corpo dei giannizzeri di prima scelta ( per così dire) o almeno così si legge nel saggio “I cristiani di Allah” di Bartolomè e Lucinda (?) Benassar

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