La Ribellione di Jack Cade; Bandeirantes, Gesuiti e Guarani; Cannibali in Congo

LA RIBELLIONE DI JACK CADE (1450)

notizie storiche jack cadeIl 3 Luglio del 1450, Jack Cade entra a Londra con 40.000 ribelli. Sono giornate di pura violenza e un momento importante, ma poco conosciuto, della storia inglese. Vessati dalle tasse di Londra, aumentate anche a causa della perdita dei territori francesi, i contadini del Kent, guidati dal giovane Cade (che ha 20-30 anni a seconda della fonte) scrivono su una pergamena alcune accuse alla corte del Re, tra cui la famosa:

“Noi, riconoscendo il re come nostro signore e sovrano, e che insaziabili e maligni manipolatori circondano notte e giorno sua altezza, convincendolo, ogni giorno, che ciò che è buono è malvagio e ciò che è malvagio è buono”

Cittadini, soldati e marinai ingrossano le fila di Cade. Entrati in città, Cade processa in modo sommario il Tesoriere William Crowmer e il genero James Fiennes, facendoli decapitare poco dopo. I ribelli portano le due teste in parata per la città, e spesso le appoggiano una contro l’altra per simulare un bacio. Altri nobili subiscono la stessa fine e, soprattutto, i cittadini londinesi comprendono ben presto che i ribelli non sono liberatori, ma avidi razziatori. L’8 Luglio i londinesi, supportati dai soldati del Re, ingaggiano battaglia con i rivoltosi e, dopo ore di lotta, riescono a respingerli sul Ponte di Londra.

A questo punto, il Lord Cancelliere John Kemp raggiunge un accordo con Cade, facendo concedere il perdono di Enrico VI a tutti i ribelli. Cade accetta, ma Kemp manda comunque i suoi uomini a catturarlo. Ferito a morte nello scontro che ne segue, Cade viene trascinato per la città e muore prima di arrivare al processo. Enrico VI lo fa squartare e manda i suoi pezzi in giro per il regno, mentre la testa di Cade rimane in bella mostra sul Ponte di Londra fino alla decomposizione completa.
Quasi due secoli dopo, Shakespeare citerà Cade nella Parte II dell’Enrico VI.


BANDEIRANTES, GESUITI e GUARANI

notizie storice gesuiti guaraniI Gesuiti hanno sempre avuto fama di sacerdoti duri sia nello spirito che nei modi, ma quello che fecero a Mbororè nel 1641 andò oltre ogni immaginazione. Tra la prima e la seconda metà del XVI secolo, i Domenicani e poi i Gesuiti sono oggetto di un profondo odio da parte dei Conquistadores. Mentre i primi portano avanti una strenua difesa degli indigeni dai progetti di schiavismo e lavori forzati, mettendo in difficoltà il sistema delle encomiendas e i brutali mercenari e avventurieri che le gestiscono, i Gesuiti creano delle “Riduzioni”, piccoli centri abitati, per le popolazioni Guarani.

Tutti gli indios che entrano nelle Riduzioni diventano liberi dal potere di qualsiasi ufficiale spagnolo, ad eccezione del Vicerè. Oltre a imparare i precetti dei Vangeli, i Guarani assimilano le tecnologie e la cultura europea, passando da un nomadismo primitivo alla vita stanziale e civilizzata. Il problema è che gli avventurieri portoghesi non hanno alcuna intenzione di rinunciare all’enorme quantitativo di metalli e schiavi potenziali dell’entroterra sudamericano.
Si organizzano quindi della “bandeiras”, bande di mercenari e memeluchi (mezzosangue con padre europeo) che penetrano a fondo nel territorio spagnolo, puntellato di Riduzioni.
Nel 1628, la bandeira di Antonio Raposo Tavares mette a ferro e fuoco numerose Riduzioni, uccidendo migliaia di Guarani, i loro difensori gesuiti e facendone prigionieri 30.000 (venduti al mercato di San Paolo).

Dopo dieci anni di vessazioni e massacri, i Gesuiti prendono una decisione particolare: forniranno armi da fuoco e si addestreranno assieme ai Guarani per difendersi dalle bandeiras. Alla fine del 1638, padre Diego de Alfaro e padre Pedro Romero risalgono il Fiume Uruguay alla ricerca dei Bandeirantes, che da cacciatori diventano prede.

Dopo pochi giorni di ricerca, l’esercito Guarani-Gesuita, 4.000 uomini ben armati e addestrati in tutto, attacca i Bandeirantes, che, vedendo le cose volgere al peggio, chiedono una tregua. Poche ore dopo, si danno alla fuga e rientrano a San Paolo. Le autorità portoghesi, sentendosi umiliate da un branco di preti e selvaggi, espellono tutti i Gesuiti dalla città e finanziano una nuova spedizione per massacrare i Guarani. Questa volta, la bandeira conta quasi 3.500 uomini (500 dei quali archibugeri). I Gesuiti, nel frattempo, consapevoli dell’imminente attacco, hanno rinforzato le fila dell’esercito missionario, guidato Cristóbal Altamirano.

Arrivati sul posto, i Bandeirantes non possono credere a quello che vedono. L’esercito missionario è compatto e dotato di artiglieria, e bersaglia le loro 700 canoe con violenza. L’11 Marzo 1641, a Mbororè, i Bandeirantes subiscono una grave sconfitta. In fuga disperata, i superstiti riescono costruiscono una palizzata cercano di resistere. Guarani e Gesuiti li tempestano di archibugiate per 5 giorni e, stavolta, non accettano la tregua richiesta. Alla fine, i Banderiantes tentano una seconda fuga, ma padre Cristóbal Altamirano si getta ancora all’inseguimento con le truppe Guarani e ne massacra gran parte.

E’ una vittoria straordinaria, che getta nel terrore molte bandeiras.


AMONG CONGO CANNIBALS – TRENT’ANNI IN CONGO

notizie storiche cannibalismo congoJohn H. Weeks è un antropologo e missionario inglese molto capace. A soli 21 anni, nel 1882, parte per il Congo, allora sotto la feroce amministrazione belga. Rimane lì per trent’anni, testimoniando le brutalità degli uomini di Leopoldo II e le usanze dei Boloki e di altre tribù del Congo. I suoi lavori sono classici dell’antropologia, frutto di un’eccezionale cura per l’analisi degli eventi. Il titolo dell’opera “Among Congo Cannibals“, è dovuto agli episodi di cannibalismo che, suo malgrado, deve osservare. Uno di questi, occorso nel novembre del 1890, ha luogo dopo una battaglia tra la tribù presso cui è stata stabilita la missione di Weeks e una tribù nemica. Vi consiglio di leggerlo tutto:

… mentre eravamo seduti a bere il the, arrivò l’ultimo gruppo di guerrieri, che passò in fila davanti a casa nostra portando gli arti dei nemici massacrati in battaglia. Alcuni portavano in spalla gambe umane, altri avevano ficcato le braccia dei cadaveri smembrati nel ventre di questi ultimi, formando una specie di “anello” in cui avevano infilato le loro braccia. In questo modo, camminavano con i torsi sanguinanti che penzolavano avanti e indietro. Questa visione oscena ci provocò i conati di vomito, costringendoci a smettere immediatamente di mangiare. Passarono diversi giorni prima che potessimo mangiare di nuovo con gusto.

Quelle immagini ci provocarono una forte tensione nervosa. Ci svegliammo nel cuore della notte dopo aver sognato enormi processioni di sangue e corpi smembrati.

Fuori, Mosembe e i villaggi vicini si erano lasciati andare a una festa cannibale che andò avanti tutta la notte. La mattina ci portarono pezzi di carne cotta alla missione, pensando di fare cosa gradita. Si offrirono di dividerla con noi. Sembrava carne di maiale nero bollita. Rifiutammo con disgusto l’offerta, facendo loro presente che la ritenevamo una cosa orribile. Parecchio tempo prima di stabilirci presso di loro, avevamo sentito voci sul cannibalismo, ma pensavamo facessero parte della mitologia locale: ora non possiamo fare altro che confermare quelle voci. Abbiamo poi ricevuto un rapporto circostanziato relativo al fatto che le tribù della parte più meridionale del nostro distretto comprano altre vittime delle loro orge cannibali presso le popolazioni di un affluente del fiume Congo.

In cambio di avorio, ricevono uomini e donne, che finiscono subito sul fuoco. A fare da intermediario ora c’era anche un uomo bianco, ma grazie alle pressioni di tutti gli altri bianchi del posto, è stato costretto ad abbandonare questo ruolo. Come un bianco ben educato possa cadere così in basso, diventando un rivenditore di carne umana a selvaggi africani è un mistero psicologico la cui soluzione lascio ad altri….”

[in alto, una foto tratta dalla prima stampa del libro (1913)]

Questi brevissimi articoli sono comparsi negli ultimi mesi sulla pagina FB ufficiale del Centro Studi Zhistorica. Sono presenti anche sul sito ufficiale dell’associazione per evitare che si perdano nella comunicazione “usa e getta” dei social media.

2 pensieri riguardo “La Ribellione di Jack Cade; Bandeirantes, Gesuiti e Guarani; Cannibali in Congo

  1. Ciao Zwei, scusami ma devo assolutamente porti una domanda (stupida e OT :-)), non so proprio dove trovare questa info.
    Allora, dopo Gaio Mario le dotazioni dei legionari erano standardizzate, giusto? So che le diverse legioni avevano un simbolo che le identificava, ma la divisa era la stessa per tutti?
    Come facevano in battaglia durante le guerre civili? Immagino che si formassero mischie, per cui distinguere amici da nemici era fondamentale. Come si distinguevano gli uomini di Pompeo da quelli di Cesare, o quelli di Antonio da quelli di Ottaviano? Usavano divise diverse? Indossavano dei mantelli? Cosa li distingueva in maniera netta?
    Grazie per la risposta!

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