La Fine dell’Impero Ottomano: una Profezia del 1624

Gli anni intorno al 1620 sono, per l’Impero Ottomano, particolarmente difficili. Nel 1617 muore, ventisettenne, Ahmed I. Il suo regno ha alternato un discreto sviluppo delle arti (come dimostra la costruzione della Moschea Blu) a pesanti sconfitte politico militari, tra cui la sottoscrizione della Pace di Zsitvatorok (1606). Nonostante la giovane età, lascia ben 22 figli. Gli succede il fratello Mustafa I, palesemente ritardato, il cui regno dura solo un anno, il tempo necessario a far compiere quattordici anni al figlio di Ahmed, Osman II, che sale al trono nel 1618. Nel 1621 è proprio Osman a guidare un enorme esercito turco contro le forze polacco-lituane-cosacche.

Le speranze del sultano di puntare verso il Mar Baltico sono frustrate da una devastante sconfitta a Khotyn, dove muoiono 40.000 ottomani. Osman II ha solo 17 anni, e ha la cattiva idea, una volta tornato a Costantinopoli, di accusare i Giannizzeri di viltà in battaglia. Viene strangolato pochi mesi dopo, causando una seconda, inaspettata, ascesa al trono dello zio pazzo, Mustafa I. In questo contesto si inserisce il libello da cui ho estrapolato il passo qui sotto. L’autore, Tomaso Bosnese, descrive una serie di “Prodigiosi avvenimenti” che lo portano a presumere l’imminente, quanto inevitabile, crollo dell’Impero Ottomano.


Perciò io, che in questi ultimi anni ho notato alcuni così fatti avvenimenti degni di memoria, nelli paesi Ottomani, racconterò come per passaggio, d’alcuni prodigi più principali, non tanto ammirati, e temuti dagli stessi Turchi, quanto desiderati dai Cristiani loro sudditi; che sperano una volta liberarli dal duro giogo della Turchesca tirannide; che sotto vi gemono: e gli altri, che confinano, per assicurarsi dal continuo timore di non sottoporre il collo a una tanto temibile schiavitù e ignominia.

Lasciando da parte il funesto segno, del quale il Cielo fece spaventevole mostra, vedendovi una grandissima scimitarra infuocata per aria, per quindici mattine continue, nel 1617, nel mese di novembre due ore prima del giorno, nella parte d’Oriente, come cosa, essendo occorsa in quei tempi, che in Italia si osservò la prodigiosa Cometa nella parte settentrionale del Cielo; disputata e interpretata per gli accidenti che, indi a poco, seguirono nella Germania [qui il Bosnese si riferisce all’inizio della Guerra dei Trent’anni 1618-1648); ma dirò solo quelli che, dal 1620, fino al presente giorno sono successi.

Il 4 Marzo 1620, in molte città e villaggi dell’Impero Turchesco, ai confini di Bosnia e Dalmazia, in particolare nella città di Scardona, che anticamente era il confine della Liburnia e l’inizio della Dalmazia, è occupata dal turco da 102 anni. Situata in una penisola del fiume Titio sopra Sibinico, città della Dalmazia. Allo spuntare dell’Alba, quasi caduto dal Cielo, non sapendosi da dove altro fosse venuto, s’attaccò un fuoco a tutte le case dei Turchi abitanti in quella città. Quelle dei Cristiani non furono toccate. Eppure le case turche erano indistinguibili e mescolate a quelle dei Cristiani, perlopiù coperte di tavole secondo l’uso di quel paese. Neanche i serragli vennero toccati, nonostante fossero coperti di rami d’albero, che per loro natura sono facile preda del fuoco.

Bruciò anche il minareto della moschea: un evento che si verificò anche in altre città e terre del Turco nello stesso giorno e alla stessa ora. Questo rese i Turchi molto turbati e addolorati. Più o meno nello stesso periodo, sulle montagne che dividono la Dalmazia dalla Croazia, abitate un tempo dagli antichi Iapodi mentre ora, dalla conquista Turca, sono rimaste disabitate, i terremoti scossero per molti giorni la terra.

fine dell'impero ottomano
Le conquiste dell’Impero Ottomano

Finiti i terremoti, la terra continuò per diversi giorni a emettere mugolii spaventosi e gemiti simili a voci umane, che non cessarono fino all’enorme frattura di una montagna. Un tale boato fu sentito anche nei territori confinanti distanti due giorni (a cavallo). Si creò una voragine larga mezzo miglio e lunga altrettanto, dalla quale ancora oggi fuoriesce una nebbia fittissima. Questo evento suscitò grande meraviglia negli abitanti dei dintorni che erano accorsi, e i Turchi del paese rimasero sbalorditi. Alcuni loro sacerdoti, considerati da loro quasi come santi, interpretarono l’incendio delle case turche e la voragine apertasi nella montagna come segnali che quelle terre avrebbero a breve cessato di essere in mano ai Turchi e sarebbero tornate sotto la religione professata da coloro i quali erano stati risparmiati dagli incendi.

[Un altro evento avvenne] Nel 1621, proprio quando il Sultano Osman II aveva approntato un grande esercito ed era partito per combattere i Polacchi. A Belgrado, il 21 Maggio, il Sacerdote Turco [imam] entrò nella Moschea, secondo l’uso maomettano, per intonare le solite orazioni sopra l’eminente Ringhiera, ossia il pinnacolo del Tempio loro [minareto]. Era seguito dal Cadì, il Giudice della città [il Cadì, Kazi, era una figura amministrativa dell’impero ottomano che aveva poteri di giudice, oltre ad alcune facoltà fiscali e militari]. Appena spalancate le porte del Tempio, dai lucentissimi splendori e dalle soavi fragranze emerge un vecchio venerando con la barba bianca e lunga, in abito sacerdotale, con un calice in mano, come un Sacerdote Cristiano in procinto di andare all’Altare per offrire l’immacolato sacrificio. Il vecchio guardò dritto negli occhi il Sacerdote e il Giudice Turco e, con voce grave, in lingua illirica, disse loro:

“Corre il centesimo anno da che questo nobile Tempio venne occupato dalla vostra profana impurità, ma oggi inizia anche il principio di un pianto amaro, quello che da qui a dieci anni colpirà la vostra empia Setta. Perciò affrettatevi a cedere a me, l’antico possessore, questo luogo che troppo a lungo avete tenuto per voi.”

Pronunciate queste parole, sparì dalla loro vista. I due Turchi, pensando che a parlare loro fosse stato il cappellano che stava nella piazza dei mercanti cristiani, corsero al bazar cristiano e trovarono il cappellano. Questi ancora dormiva profondamente, ma si accorsero che non somigliava affatto alla persona che aveva parlato loro poco prima.

Tornarono alla Moschea e aprirono nuovamente le porte, cercando il vecchio in ogni oscuro recesso dell’edificio. Nella Moschea non c’era nessuno. Si era trattato di un evento celeste, divino. Gli uomini più importanti della città mandarono il Cadì stesso a ragguagliare il Sultano su quanto era avvenuto. Osman ascoltò le parole del Cadì, ma si limitò a schernirlo e umiliarlo, intimandogli di seguire anche lui l’esercito fino a nuovo ordine. Esattamente un anno dopo gli eventi del 21 Maggio 1621, dopo la sconfitta delle truppe ottomane per mano dei Polacchi [Battaglia di Khotyn] e il rientro a Costantinopoli del Sultano, il Cadì fu testimone della deposizione di Osman II da parte dei suoi e del suo omicidio. A lui successe Mustafa I, rimesso sul trono [era già stato Sultano tra il 1617 e il 1618] dopo essere stato per giorni rinchiuso in una cisterna su ordine del nipote.

fine dell'impero ottomano giannizzeri
Giannizzeri in azione a Malta nel 1565

Nel 1623 seguì un’inaudita pestilenza per tutto l’Impero Ottomano, che fece enorme strage di genti, e la deposizione di Mustafa, sostituito dal nipote Murad IV, fratello di Osman II. Dopo avvenne la ribellione dell’Emiro di Saida, che si dice avesse perso Damasco, capoluogo della Siria. A questo si aggiunse la perdita di Babilonia, occupata dal Re Persiano. E’ una città molto apprezzata dai seguaci di Maometto per la sua grande potenza, poiché dentro le sue mura ha dodicimila fanti e quattromila cavalli ben armati. Loro [i maomettani] la chiamano a Bagdad, l’antica residenza dei Califfi, dei successori di Maometto, al punto che non accettano alcun governo che non abbia sotto il suo controllo questa città.

L’autore si riferisce, qui sopra, alla conquista di Bagdad da parte dei Persiani. La sconfitta degli Ottomani ha ripercussioni sia dal punto di vista militare che da quello religioso. Nel complesso, gli Ottomani perdono il controllo di Bagdad dal 1624 al 1638. Sarà Murad IV, alla testa di un grande esercito, a riprendere la città dopo sei settimane di duro assedio (dei primi scontri militari tra uno stato sciita e uno sunnita abbiamo parlato nell’articolo sulla Battaglia di Cialdiran). Il secondo fatto riguarda invece la ribellione di Abaza Mehemed Pasha, governatore di Arzirum. Questi, dopo l’assassinio di Osman II, inizia una rivolta contro Costantinopoli mascherata da lotta contro i Giannizzeri.

La cosa interessante è che Abaza viene sconfitto solo nel 1624 ma, grazie al buon supporto della popolazione locale e a una grande oratoria, riesce a rimanere al governo della provincia. Accade lo stesso nel 1628, nel corso della sua seconda rivolta. Anche in questo caso, Abaza riesce ad aver salva la vita, ma viene spostato in Bosnia, dove diventa beylerbey. Alla fine, nel 1640, Murad IV lo fa assassinare.

Allo stesso modo il pasha d’Arzirum [Erzurum], reclutato un gran numero di truppe, si è fatto padrone di tutta l’Asia Minore, che ora chiama Natolia. Ultimamente ha preso la città di Angurì [Ankara, attuale capitale della Turchia], che sarebbe l’antica Ancira di Galazia. Inoltre, Costantinopoli è percorsa da gravi tensioni tra Giannizzeri e Azamogliani, che causano morti da entrambe le parti. Anche la diffidenza tra Giannizzeri e Sultan contribuisce, infine, a condurre il potere ottomano sull’orlo del precipizio.

Gli Azamogliani o Agemogliani sono i fanciulli cristiani che presi come tributo dai commissari ottomani ogni tre anni. I commissari li chiedono alle famiglie (un bambino ogni tre) o li catturano. I commissari ottomani cercano di scegliere quelli più sani e li portano a Gallipoli o Costantinopoli, dove sono circoncisi e istruiti sulla fede islamica e sulla lingua turca. I migliori di loro entrano a far parte dei Giannizzeri.

Nell’Aprile di quest’anno, 1624, nella fortezza dalmata di Ostrovizza, a sedici miglia da Sebenico e da 102 anni in mano del Turco, nacque a un Hoxa (così i Turchi chiamano i loro sacerdoti) un figlio che ha più del prodigioso che del mostruoso. Ha tutte le membra necessarie a vivere una lunga vita, ma in testa ha tre corna e tre occhi in fila e scintillanti sotto la fronte. Il suo naso ha una sola narice, le orecchie sembrano quelle di un asino e ha gambe e piedi storti e ruotati all’indietro. La notizia di questo parto mostruoso si è diffusa ben presto nei dintorni, tanto che alcuni mercanti cristiani si dissero intenzionati a comprare il bambino al prezzo deciso dai genitori per portarlo in italia.

La notizia però giunse anche al Pasha di Bosnia, che chiese di portarlo immediatamente dinnanzi a lui. Lo osservò con grande divertimento e meraviglia e, poi, chiamò degli indovini, di quelli cui i Turchi prestano grande attenzione e al cui giudizio cercano di uniformarsi. Arrivati quindi due dei più famosi, studiarono il mostro alla corte del Pasha e dissero quindi che il mostro era stato mandato dal cielo come segno indubitabile di quanto avrebbero detto di lì a poco.

Questo corpo umano, dissero, non è stato creato dalla natura senza causa o in modo sconsiderato, poiché esso rappresenta lo Stato Turchesco. Le tre corna stanno a significare il potere del Turco nelle tre parti del Mondo: Asia, Africa e Europa. I tre occhi stanno a significare la grande vigilanza che il padrone dello Stato deve dedicare affinché i suoi sudditi si impegnino nelle tre attività più importanti: nelle Armi, nell’Agricoltura e nel Moltiplicarsi.

Per quanto riguarda le orecchie d’asino, questo è un animale dotato di naturale rozzezza, che con il suo raglio imita la tromba e la cui pelle, una volta morto, viene utilizzata per fare i tamburi; e sia la tromba che il tamburo sono strumenti di guerra, quindi le orecchie d’asino vogliono dire Ignoranza nelle lettere e perizia nella Guerra, due cose che raramente vanno di pari passo. L’unica narice del naso rappresenta la Legge Maomettana, che non ammette altro senso che quello letterale. Per le gambe e i piedi rovesciati all’indietro, sono un segnale del progressivo ritirarsi del potere ottomano, che fino ad oggi si è esteso. Questo progressivo ritiro [inteso come perdite territoriali e di prestigio] inizierà il giorno della morte del fanciullo. 

Il Pasha mandò questa profezia a Murad assieme a un ritratto del bambino. Il Sultano rimase tremendamente turbato dalll’ultima interpretazione, quella relativa alle gambe e ai piedi ruotati all’indietro. Chiamò altri indovini che confermarono l’interpretazione data dai loro colleghi, ma limitarono la prevista perdita territoriale al luogo in cui era nato il fanciullo [forse per tranquillizzare il sovrano]. Comunque, il Sultano diede ordine di nutrire e curare il fanciullo nel modo più adeguato, e di controllare con maggior attenzione Ostrovizza.


Il libello si chiude con una incitazione, diretta ai Principi Cristiani, ad attaccare uniti il nemico comune, poiché la sua sconfitta, alla luce di quanto detto, è inevitabile.

Nessuno sa quando morì il fanciullo. Chissà se arrivò a compiere 65 anni circa. Li avrebbe avuti nel 1683.

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