Spade senza metallo (I): il Macuahuitl

Fra le armi bianche costituite esclusivamente con materiali non metallici, il Macuahuiltl sudamericano spicca per originalità e modalità di assemblaggio.

In Europa e in Oriente la lavorazione dei metalli portò ad una rapida evoluzione dell’arte della guerra, dell’artigianato e, di riflesso, delle strutture sociali esistenti. Rame, bronzo, ferro e acciaio rivoluzionarono inevitabilmente la vita militare e civile di tutto il supercontinente eurasiatico. In alcuni luoghi però, la tecniche metallurgiche rimasero sconosciute o utilizzate in modo limitato. Le popolazioni mesoamericane e quelle del Pacifico ovviarono al problema escogitando delle soluzioni ingegnose.

Gli Aztechi, pur essendo un popolo con alcune conoscenze astronomiche e dotato di una struttura sociale delineatanon lavoravano i minerali di ferro. Ciò non deve sorprendere, visto che anche uno strumento semplice come la ruota non veniva utilizzato.

Gli Aztechi potevano però contare su di un materiale piuttosto interessante: l’ossidiana.

Giocatori di ruolo e gamers incalliti lo conosceranno alla perfezione, agli altri basti sapere che si tratta di un vetro naturale di origine vulcanica. Lavorando con cura l’ossidiana, gli Aztechi erano capaci di fabbricare delle vere e proprie lame.

Frate Motolinia, uno dei primi dodici missionari (i dodici apostoli del Messico) a raggiungere il Nuovo Mondo nel 1524, ci dice che i tagli di una lama d’ossidiana erano “come quelli di un rasoio”. Per quanto tagliente però, l’ossidiana era molto fragile, ed era impossibile ricavarne delle lame comparabili, come capacità di lacerazione e/o perforazione, resistenza e qualità, a quelle delle spade europee.

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Maggiori depositi di ossidiana nel centro america

Rimaneva una soluzione eccellente per pugnali e coltelli, ma per delle armi a più ampio raggio, gli Aztechi decisero di sfruttarla in combinazione con il materiale più abbondante del centroamerica: il legno.

Il Macuahuiltl nacque così. Il suo nome deriva infatti dalle parole macua (mano) e cuahuiltl (legno) Era costituito da un’asta di legno di circa 80 cm e almeno 5-6 lame d’ossidiana inserite nelle due scanalature laterali. Gli spagnoli lo definivano un’arma a due mani, ma le dimensioni, come potete notare, erano nettamente inferiori a quelle delle omonime spade europee.

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Disegno di un esemplare “base”, con 10 lame complessive, legaccio e nessuna decorazione.

Quest’arma aveva anche un fratello minore di circa 50 cm, il Macuahuilzoctli, dotato di circa 4 lame per parte.  Stando alle fonti, le lame potevano essere continue, dando quindi l’impressione di una vera e propria spada, o alternate a spazi vuoti (la soluzione più comune). Per stabilizzare le lame all’interno delle scanalature veniva usato un collante naturale costituita da una una resina particolarmente resistente mista a copale. Un legaccio di fibra vegetale permetteva di legarlo al polso (attraverso il “pomolo” ad anello) e le decorazioni sul piatto del legno potevano essere le più svariate, con colori sgargianti e piume. Possiamo anche immaginare che un Macuahuiltl più lavorato e ricco di decorazioni fosse uno strumento distintivo all’interno della gerarchia dei guerrieri aztechi.

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Bellissime ricostruzioni di Scott V. Brian.

La sua origine rimane controversa. Sembra che lo utilizzassero da tempo diverse culture centroamericane, ma noi lo conosciamo, in massima parte, come una delle più pericolose armi azteche che i Conquistadores si trovarono a fronteggiare nel XVI secolo.  Si trattava di un’arma d’elite, capace di avere il sopravvento sulle scadenti protezioni corporee locali del periodo.

Una simile arma doveva essere eccellente contro avversari senza armatura o coperti da imbottiture leggere, ma qui occorre distinguere il mito dalle dure evidenze dell’archeologia sperimentale.

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L’esemplare originale andato distrutto in un incendio (XIX secolo) presso l’Armeria Reale di Madrid.

Una cronaca spagnola riporta un episodio terrificante, quello di un cavallo decapitato da un colpo di Macuahuiltl a due mani:

Sus armas eran navajas agudas, de pedernales, puestas de una parte y de otra de un baston, y era esta arma tan furiosa, que afirmaban que de golpe echaban con elle la cabeza de un caballo abajo, cortando toda la cerviz.

Le loro armi erano lame affilate di ossidiana, poste ai due lati di un bastone, e questa arma era così furiosa che si diceva bastasse un colpo per tagliare la testa a un cavallo, tagliando tutto il collo.

Josè de Acosta

Molti riportano questo passo per supportare l’incredibile efficacia dell’arma, ma probabilmente nessuno di loro ha cercato di studiare più a fondo le caratteristiche di quest’arma bianca azteca.

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Una interpretazione personale del Macuahuitl con lame a dente di squalo e spuntoni per l’affondo (gli amanti del fantasy l’adoreranno).

Infatti, nella monografia “The Macuahuitl: an innovative weapon of the late Post-Classic in Mesoamerica” di Marco Antonio Cervera Obregon, l’autore dimostra scientificamente l’impossibilità della menzionata decapitazione equina e riporta alcuni dati molto interessanti.

Costui, conscio del fatto che l’archeologia sperimentale sia l’unica via possibile nell’ambito degli studi oplologici, ha proceduto per prima cosa alla realizzazione di una replica fedele dell’arma originale. Il suo Macuahuitl è composto da un’asta di legno lunga 80 cm, larga 7 e spessa 3, e da 8 lame di ossidiana per lato (1,5 kg totali), fissate nelle scanalature e rinforzate con una colla resinosa simile a quella usata dagli aztechi.

I risultati della prova sull’arto di un maiale sono stati i seguenti:

  • Il primo colpo ha permesso una penetrazione attraverso i tessuti muscolari, ma non ha raggiunto l’osso. Nonostante la resina, un paio di lame sono rimaste infilate nella carne, uscendo dalle scanalature laterali;
  • il secondo colpo ha raggiunto l’osso, penetrandolo a malapena. In compenso, le lama d’ossidiana si è frantumata, lasciando schegge nell’osso e nei tessuti;
Nessuno sembra averlo notato , ma questa immagine sembra supportare la tesi per cui la lama azteca non fosse in grado di amputare un arto con un colpo. Qui infatti la gamba e il braccio della vittima già sono stati colpiti, ma sono rimasti attaccati al corpo

Si può quindi evincere che il Macuahuitl non avesse la capacità di taglio “mitologica” di cui parlano alcune fonti, mentre è assolutamente plausibile l’osservazione sollevata da Francisco Hernandez de Cordova, da cui bisogna togliere la prima parte, influenzata dal mito esotico del Macuahuitl.

(Il Macuahuiltl)…que dividen a veces a un hombre en dos partes de un solo tajo, con tal que sea este el primero, pues todos los demas son casi nulos o inutiles, tales son la agudeza de esta arma y su fragilidad.

(Il Macuahuiltl)… che a volte divide un uomo in due parti con un solo taglio, ma solo con il primo, visto che tutti gli altri risultano inutili a causa dell’affilatura e della fragilità di quest’arma.

Resta da dire che avere frammenti d’ossidiana sparsi nei muscoli, nell’omero o nella tibia erano un ottimo incentivo per lo sviluppo di gravi infezioni. Che sia stato proprio questo “colpo a frammentazione” ad accrescere la fama del Macuahuitl? Al momento non possiamo saperlo, ma sono sicuro che alcuni studiosi si siano già messi al lavoro per nuove prove sul campo, in grado di dare dei responsi definitivi.

L'equipaggiamento di un guerriero azteco
L’equipaggiamento di un guerriero azteco

Quanto alla sua efficacia contro armature e brigantine spagnole, non doveva essere eccezionale. Come arma da botta era certamente meno prestante delle controparti europee (mazze d’arme, martelli), e anche come arma bianca era inferiore alle lame d’acciaio, più leggere, resistenti, manovrabili e taglienti.

Ciò non toglie che, eliminando le armi prodotte grazie alla tecnologia metallurgica, il Macuahuitl rimarrebbe una delle migliori armi bianche mai prodotte. 

Bibliografia:
  •  M. A. CERVERA OBREGON, The Macuahuitl: an innovative weapon of the late Post-Classic in Mesoamerica (Arms and Armour, Volume 3, Number 2, October 2006), ;
  • J. POHL, Aztec Warrior: AD 1325-1521 (2010);
  • J. POHL, Aztec, Mixtec and Zapotec Armies (1991);
  • R. HASSING, Aztec Warfare: Imperial Expansion and Political Control (1995)

Per le riproduzioni http://macuahuitl.com/

Articolo pubblicato per la prima volta il 5 maggio 2010.

19 pensieri riguardo “Spade senza metallo (I): il Macuahuitl

  1. per liquidare la discussione civiltà evoluta: nella storia eurasiatica abbiamo assistito a un processo che molti ritengono sia universale(tutti i vari cambiamenti dalla preistoria al 2000 a.c. per dirla in breve), in realtà se si potessero mettere a confronto sviluppi di piu civiltà isolate tra loro (in questo caso quella mesopotamica, quella azteca e altre ancora) non è detto che abbiano lo stesso iter evolutivo, una di queste civiltà puo anche scoprire invenzioni importanti in ambito pratico ma rimanere con una matematica a livello base oppure avere intuizioni aritmetiche geniali pur non essendo progreduta tecnologicamente.
    In sostanza si tendono a fondere cultura progresso e ingegno insieme quando esse possono essere slegate una dalle altre!

  2. Riguardo le spade senza metallo, mi aspetto il secondo articolo su quelle giapponesi, visto che il bokken è stata l’arma preferita di Musashi 😀

  3. dal boken si potrebbe parlare allora di fioretti e armi di sala

    se ti interessa un’ interessante libro su come la nostra civiltà si sia potuta evolvere in maniera così dominante ti consiglio vivamente la lettura di questo agile libretto:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Armi,_acciaio_e_malattie

    davvero fatto bene

    non dimentichiamoci che assai più che la superiorità dell’acciaio hispanico sull’ossidiana mesoamerinda sono state le molteplici e terrificanti infezioni di cui i conquistatori discendenti di popolazioni “sovrafollate” erano portatori immuni a garantire l’annientamento degli indigeni

  4. Sei riuscito a dare un nome a una delle armi più curiose che abbia visto sui libri di storia. L’avevo sempre considerata una semplice mazza, ma vedo che è qualcosa di più. Davvero interessante. Complimenti davvero!

  5. Stupende queste spade con le lame di ossidiana…
    Guarda, mi verrebbe voglia di scrivere un fantasy solo per potercele mettere dentro. Giuro.

    Detto questo, devo però dire che anch’io sono un fan di Diamond! Nel senso che, non conoscendo praticamente nulla dell’argomento, ho trovato “Armi, acciaio e malattie” fantastico sia per chiarezza sia per l’intelligenza delle risposte. Mi piacerebbe, magari, che tu dedicassi un post alla confutazione delle sue teorie (avresti almeno due lettori interessati!), o quantomeno una risposta in cui spieghi la cosa.
    Ero tentato di comprare anche Collapse, quindi mi piacerebbe sapere perché, esattamente, ce lo sconsigli!

  6. Tutte le ideologie prive di una forte connotazione scientifica tendono ad essere ridicole, se appena vengono guardate dal di fuori.
    Collapse a fronte di queste scoperte non so se valga la pena di leggerlo, in fondo è un tomone allucinante di 500+ pagine, e se il problema del libro sta nella teoria stessa che organizza tutto il libro, la fatica intellettuale mi sembra un po’ perdere di senso. A questo punto, preferirei invece leggere direttamente delle monografie sulle civiltà di cui parla in Collapse, come quella dell’Isola di Pasqua o gli scandinavi in Groenlandia… Anche se devo lamentare la carenza di saggi in italiano su questi argomenti. Ho scoperto che non esiste (almeno stando a IBS) nemmeno un libro sulla storia dei Paesi Scandinavi o sulle Grandi Guerre del Nord! (In teoria non ho problemi a leggere libri in inglese, ho dovuto farlo diverse volte, però leggere in italiano boh, mi piace comunque di più. I saggi, soprattutto, mi piace molto di più poterli sfogliare in versione cartacea piuttosto che guardarmi l’e-book perché in Italia il libro non esiste).
    Comunque il libro di Diamond, tra le altre cose, ha avuto il merito di farmi scoprire la passione per l’antropologia (poi ulteriormente accentuata da un corso che ho seguito all’università). Quindi posso capire perfettamente i tuoi interessi inter-etnici.

  7. è evidente diamond è scoppiato come molti che hanno avuto successo

    ma comunque la teoria di base del determinismo ambientale la trovo in generale convincente,

    certamente di più di una supposta superiorità fisiologica dei cervelli di un gruppo etnico su di un altro

  8. Oh, sì, illuminami!
    Prima ancora che la guerra (argomento comunque succoso), mi interessava proprio una storia dei Paesi Scandinavi, dai lontani tempi dei barbari fino proprio ai giorni nostri (quando dico che non so niente, non so niente; a parte le cose scoperte studiando la storia di altri paesi entrati in conflitto coi Normanni o con la Svezia). La storia della Russia invece la conosco (dalla Rus’ di Kiev alla Rivoluzione del 1917, quantomeno), ho dovuto studiarmela per un esame.
    Comunque io continuo a chiamarlo Collapse perché suona bene, ma guarda che l’edizione italiana è uscita da anni! (sempre con Einaudi).

  9. @Zwei:

    “Ti consiglio di andare sull’inglese.
    Cambridge History of Scandinavia. volume I (preistoria-1520 AD)
    Leggilo poco alla volta (850 pagine ca), e alla fine avrai una preparazione eccellente sull’argomento.
    Mamma gigapedia.”

    Yeeeeh! Ti ringrazio.
    Già che siamo in argomento (più o meno), ti domando un’altra cosa. Dove posso trovare informazioni cospicue sulle imbarcazioni fluviali del medioevo europeo? In particolare mi interessa che tipo di imbarcazioni si usavano, con che equipaggio, quali i tempi di percorrenza verso la foce e controcorrente, e poi com’erano fatti i porti fluviali; insomma, queste cose qui.
    Mesi fa avevo letto su consiglio del duca “La vita quotidiana nel Medioevo”, che copriva abbastanza la questione dei trasporti ma glissava un po’ sui viaggi fluviali.

  10. Se mi è concesso riguardo ai popoli scandinavi suggerisco anche l’Epopea dei Vikinghi, di Portner, a mio avviso molto ben fatto.

    Riguardo a Diamond è un peccato che sia sbroccato così…benchè sia ovvio che se viene meno il supporto dell’ambiente nessuna popolazione può sopravvivere, non credo che storicamente simili evenienze si siano mai verificate, questo per il semplice fatto che l’uomo, grazie al suo intelletto, riesce ad adattarsi alle situazioni più difficili…e quando l’adattamento non è possibile/conveniente, è abbastanza sveglio da cambiare aria ^^
    Piegare in quel modo i fatti storici per sostenere le proprie tesi (quand’anche fossero vere) è davvero triste per uno scrittore della sua fama.

    Riguardo al discorso antropologico, purtroppo gli strascichi dell’ideologia nazista (e dei vari razzismi in generale) si fanno sentire ancora oggi e rendono difficile la proposta di queste tematiche al grande pubblico, ma in ambito accademico, fortunatamente, studi di questo genere si fanno e se ne discute abbastanza liberamente (nonostante le dovute premesse per introdurre gli studenti a queste “questioni” ^^)

    Chiudo facendo i miei complimenti all’autore di questo articolo (e degli altri che mi sto pian piano leggendo), davvero ottimi!

  11. @ Frundsberg:
    Ti ringrazio per i complimenti. Come avrai capito anche io mal sopporto alcune delle storpiature storiche di Diamond.

  12. in realtá la ruota la conoscevano, ma non avendo nulla con cui tirare i carri rimase confinata nei giocattoli infantili e in qualche raro manufatto

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