Giorgio Castriota Scanderbeg: dalla Pace con Venezia alla Battaglia di Albulena

In soli quattro anni, Giorgio Castriota Scanderbeg e i suoi alleati hanno sconfitto sia gli Ottomani che i Veneziani, due nemici molto più ricchi e con una grande esperienza di guerra. E’ il 1448, e la lotta per l’indipendenza albanese è appena iniziata.

Dopo aver sconfitto i Veneziani, il 4 Ottobre 1448 conclude con loro un trattato di pace. Per Venezia è particolarmente oneroso, visto che prevede (i) una pensione annua di 1.400 ducati per Scanderbeg, (ii) altri 1.500 ducati in “prestito” per contribuire alla spedizione contro gli Ottomani che intende dirigere assieme a Janos Hunyadi, (iii) l’eliminazione dei dazi sul sale per un totale di 200 cavalli ben carichi del bene ogni anno, (iv) la possibilità, in caso di sconfitta contro gli Ottomani, di trovare rifugio nei territori veneziani e altre previsioni minori.

A Venezia chiamano Scanderberg con un l’appellativo “Formidabile”. Chiusa, o, per essere più precisi “sospesa temporaneamente” la querelle con i Veneziani, Scanderbeg ha intenzione di unirsi a Hunyadi. Ci ha già provato, senza successo, prima della Battaglia di Varna del 1444, dove i Turchi hanno annientato le forze cristiane.

A metà Ottobre del 1448, quindi pochi giorni dopo la firma del trattato con i Veneziani, Scanderbeg prova quindi a raggiungere l’esercito di Hunyadi. Il despota di Serbia però, Đurađ Branković, non gli permette il passaggio e diserta la causa cristiana. Hunyadi affronta quindi gli Ottomani senza l’aiuto del comandante albanese, e viene sconfitto nella Seconda Battaglia del Kosovo, conclusasi il 20 Ottobre 1448.

Per punire Brankovic, Scanderbeg saccheggia i suoi territori.

Nel 1449, Murad II decide che è il momento di distruggere il fastidioso ostacolo alla sua avanzata rappresentato dagli Albanesi di Scanderbeg. Alla testa del suo esercito, cinge d’assedio Sfetigrad e la conquista dopo tre mesi. Nell’autunno del 1449, Giorgio Castriota Scanderbeg prova a riprendere la città, ma non è ben attrezzato per gli assedi e desiste, preferendo prepararsi all’inevitabile incursione turca della primavera successiva. L’obiettivo del Sultano questa volta è proprio Croia.

Scanderbeg cerca di alzare il morale dei suoi facendo raccontare dai diversi religiosi visioni di vittoria e gran massacro di Ottomani, poi inizia i preparativi militari. Affida la difesa della città al conte Vrana e ai suoi 1.500 uomini, cui si aggiungono tutti gli uomini abili. Il resto degli abitanti (in linea con quanto spiegato in Assedi e Bocche Inutili) viene evacuato sulle montagne vicino alla costa.

Il 14 Maggio 1450, Murad si presenta con tutto il suo esercito sotto le mura della città. Lo accompagna il giovane figlio Maometto (che diventerà celebre come Maometto II, il conquistatore di Costantinopoli).

Murad ha portato il metallo necessario a forgiare sul posto dieci grossi cannoni, ciascuno capace di sparare pietre di 300 kg. Il conte Vrana rifiuta la richiesta di capitolazione immediata e, successivamente, rifiuta anche l’enorme somma di denaro promessagli dal Sultano in caso di passaggio fra le sue fila.

I cannoni prendono a martellare le mura, riuscendo ben presto ad aprire una breccia. L’assalto generale dei Turchi è violentissimo. Lo stesso conte Vrana subisce una grave ferita, ma alla fine riesce a infliggere agli uomini del Sultano abbastanza perdite da farli desistere.

E il Sultano non ha ancora fatto i conti con Scanderbeg. Gli 8.000 uomini guidati dall’eroe albanese sono ovunque: nei boschi intorno alla fortezza, sulle montagne, a presidiare le strade. Attaccano l’accampamento turco giorno e notte, tagliano l’arrivo dei viveri, impediscono le comunicazioni e massacrano tutti i contingenti inviati a stanarli.

Giorgio Castriota Skanderbeg
Frontespizio originale del volume di Barlezio su Scanderbeg

Scanderbeg sa di non poter vincere un assedio statico, quindi punta tutto sulla sua abilità nelle tattiche di guerriglia e di pressione psicologica. Quando i Turchi lanciano gli assalti alla città. Scanderbeg si materializza nelle retrovie e massacra i reparti arretrati prima di ritirarsi. I soldati turchi non dormono praticamente più, e sono costretti a razionare i viveri come gli albanesi all’interno della fortezza. I Veneziani, venuti a sapere dello stato di necessità dell’esercito turco, iniziano a vendere derrate alimentari e polvere da sparo al Sultano, ottenendo in cambio un enorme quantità di denaro.

Gli Albanesi però non apprezzano il comportamento dei Veneziani. La tregua fra i due popoli è fragile, e sono i Veneziani a cedere per primi, dando ordine al conte di Durazzo di supportare solo gli Albanesi.

Il 26 Ottobre 1450, dopo mesi di assedio, il Sultano capisce che non c’è modo di prendere la città. Ha perso circa 8.000 uomini, quindi preferisce rientrare ad Adrianopoli evitando una disfatta di proporzioni ancora più larghe. Circa tre mesi dopo, ancora infuriato per lo smacco subito, Murad II si ammala e muore. Gli succede però il figlio, Maometto II, che ha capacità di governo e strategiche forse addirittura superiori alle sue.

Pur avendo sconfitto un esercito dieci volte più numeroso del suo, Scanderbeg non naviga in buone acque. Le continue guerre hanno stremato terre e abitanti, mancano i soldi necessari a pagare truppe e provviste, e molti nobili albanesi hanno abbandonato la lotta o sono addirittura passati dalla parte dei turchi o dei veneziani.

Dalla Istoria di Giorgio Castrioto Scanderbeg-Begh di Giammaria Biemmi
I numeri dell’esercito ottomano davanti a Croya: “Un uffiziale Turco che fu fatto prigione sul fine dell’Assedio dichiarò che da principio non superavano il numero di cento mila. Al che poi aggiungendo i guastatori, i vivandieri, i bagaglioni, e quella bassa gente, che è solita seguir le armate non sono lontano dal credere che potessero in tutto arrivare a quel mentovato numero di cento e sessantamila

L’alleato naturale di Giorgio Castriota Scanderbeg sembra essere Alfonso V d’Aragona, che regna sull’Italia del Sud e combatte i Veneziani dall’altro lato dell’Adriatico rispetto agli Albanesi. Il 26 Marzo 1451, i due si incontrano a Gaeta per stipulare un’alleanza. Alfonso V, avendo finanze e un regno solido, sa di essere la parte più forte, quindi pone a Scanderbeg delle condizioni piuttosto onerose (pagamento a lui dello stesso tributo versato al Sultano, proprietà delle terre conquistate ai danni dei Turchi, accettazione di un Vicerè aragonese a Croia, ecc.). Alfonso V stipula alleanze dello stesso tipo con gli altri principi Albanesi, e si ritrova, de facto, a comandare la Lega di Alessio, con Giorgio Castriota Scanderbeg come Capitano Generale della Corona d’Aragona.

Stando agli archivi napoletani, Scanderbeg non versa mai alcun tributo ad Alfonso V, ma gli invia, dopo ogni vittoria, armi, stendardi e prigionieri turchi. Certo. Scanderbeg deve accettare una guarnigione di cento soldati catalani nella sua Croia, e la presenza del Vicerè Ramon d’Ortofa nel suo palazzo, ma ha bisogno della pensione di 1500 ducati l’anno proveniente da Alfonso V, che, insieme a quella che riceve da Venezia (1400 l’anno), gli permette di sfamare e armare i suoi uomini.

Appena un mese dopo l’incontro con Alfonso V, Scanderbeg sposa la figlia di Giorgio Araniti, che l’anno precedente si era alleato con i Veneziani. Quella di Scanderbeg è una mossa intelligente, perché gli permette di legarsi a una famiglia potente ma sempre incerta nelle alleanze. La ragazza si chiama Andronica (ma ricorre anche Marina), e Araniti versa al Castriota una dote così consistente da suscitare le ire dei suoi tre figli maschi (che disertano la cerimonia). Bisogna anche sottolineare come il condottiero albanese abbia atteso fino ai quarantasette anni prima di prendere moglie, cosa che palesa meglio di ogni altra i sacrifici di una vita passata sui campi di battaglia.

Nel 1453, con la caduta di Costantinopoli e il sacco della città, la Cristianità trema. Venezia comprende che Maometto II rappresenta un pericolo enormemente maggiore rispetto a Scanderbeg, e ordina quindi al governatore di Alessio di scortarlo in Italia per stringere le alleanze necessarie a contrastare gli Ottomani. Alfonso V concede al Castriota 2.000 uomini e un discreto numero di pezzi d’artiglieria.

Nel Giugno 1455, questi si uniscono al contingente Albanese per assediare la fortezza di Berat, che si arrende non appena l’artiglieria cristiana fa breccia nelle mura. I difensori di Berat chiedono undici giorni di tregua prima di cedere la città, così Scanderbeg reputa opportuno lasciare quasi tutti gli uomini intorno alla città e tentare l’assedio di un’altra fortezza con un piccolo contingente. Purtroppo però, i soldati lasciati indietro diventano in pochi giorni una torma di razziatori senza scrupoli. Gli ufficiali e il luogotenente albanese, Musachi Thopia, non riescono a tenerli a freno (è anche possibile che non abbiano voluto farlo).

Divisi in gruppi e intenti a distruggere e razziare i dintorni della città, gli Albanesi non si accorgono dell’arrivo del comandante ottomano Isa-Beg Ishakovic . E dei 40.000 cavalieri al suo seguito.

Gli Ottomani massacrano tutti gli Italiani e oltre la metà degli Albanesi. Una carneficina cui non sfugge neanche il menzionato Musachi Thopia. Isa-Beg Ishakovic, soddisfatto dell’impresa, permette ai suoi uomini di prendere le teste degli Albanesi morti come trofei. Come umiliazione finale, i soldati turchi le vendono come trofei o ai ragazzini di Costantinopoli per giocarci a calcio.

Quando la notizia della disfatta giunge alle orecchie dei Veneziani, questi tentano di convincere i nobili Albanesi ad abbandonare Scanderbeg. Molti rimangono al suo fianco. Altri invece, preferiscono passare nelle fila di Venezia o degli Ottomani. Il miglior generale del Castriota, Mosè di Dibra, diserta per i Turchi poco dopo Berat.

Nel Maggio del 1456 è proprio il vecchio amico di Scanderbeg, Mosè, a guidare un’armata turca di 15.000 cavalieri nella bassa Dibra. Il Castriota vince la battaglia e mette in rotta gli Ottomani, mentre Mosè, invece di ritirarsi, si presenta a Croia chiedendo il perdono di Scanderbeg, che glielo concede.

Belgrado 1456
Un degli errori più gravi che può commettere lo storico è quello di perdere la visione d’insieme. La bigger picture rimane sempre il genus cui riconnettere le singole species. Nel caso della vita di Scanderbeg, è fondamentale tenere sempre a mente gli sconvolgimenti avvenuti nei Balcani nel corso del XV secolo. A soli tre anni dalla conquista di Costantinopoli, un grande esercito ottomano si muove alla volta di Belgrado, fortezza di confine ungherese. Dopo averla riarmata a sue spese, Janos Hunyadi resiste a un violento assedio di quasi venti giorni e, con un contrattacco incidentale, annienta l’esercito ottomano. La sua vittoria permette ai territori cristiani confinanti con l’Impero Ottomano di resistere una settantina di anni in più.  Molti soldati serbi e ungheresi muoiono a causa dell’epidemia di peste che colpisce la città, che alla fine uccide anche Hunyadi, impedendogli di preparare una spedizione punitiva verso Costantinopoli.

Fra gli altri traditori di Giorgio Castriota Scanderbeg ci sono due nipoti: Giorgio Stresi Balsha (figlio della sorella di Scanderbeg, Yella), e Hamza Castriota. Quest’ultimo, in particolare, non ha mai abbandonato la religione islamica, e comunica ai Turchi di poter ottenere il supporto di tutti gli altri nobili Albanesi per rovesciare Scanderbeg. Il suo voltafaccia è “giustificato” dal fatto che, con la nascita del figlio di Scanderbeg, Gjon, non gli rimane più alcuna possibilità di ereditare i territori e il ruolo dello zio.

Nell’estate del 1457, il Sultano ordina al governatore del sangiacco di Üsküp, Isa-Beg Ishakovic, di guidare l’esercito ottomano in Albania e regolare definitivamente i conti con Scanderbeg. Al suo seguito 80.000 soldati, con Hamza Castriota comandante in seconda. Scanderbeg è in grado di schierare un esercito dieci volte meno numeroso, quindi non solo si sposta sulle montagne, dove il terreno è più scosceso e accidentato, ma divide i suoi uomini in gruppi di poche centinaia e ordina loro di proseguire sui monti in direzioni diverse. Hamza e Ishakovic non si fanno problemi a torturare gli albanesi che trovano sul loro cammino per estorcere loro informazioni sul Castriota. Nessuno parla, tanto che, alla fine dell’estate, tutti pensano che Scanderbeg sia fuggito definitivamente.

Giorgio Castriota Scanderbeg
La situazione degli eserciti Ottomano e Albanese prima della Battaglia del 1457

Il governatore veneziano di Durazzo, Marco Diedo, annuncia addirittura al Doge che ormai tutta la nobiltà Albanese è passata dalla parte dei Turchi e che il problema Scanderbeg può dirsi risolto:

El magnifico Signor Scanderbergo va per le montagne fuzendo la sua testa, el quale è stato abandonado da tuti li principali suoi, li quali sono andati cum el Turcho… In questo esercito del Turcho è tuta la possanza del gran Turcho, secondo se dice, che sono tra da cavallo et da pè persone 80.000.

Per tenere sotto controllo sia Croia che Alessio, la maggior parte dell’esercito ottomano (50.000 soldati) si posiziona nei pressi di Ujëbardha (Albulena), a nord-ovest della prima città e a sud della seconda. Gli altri 30.000 soldati vengono messi a presidio della logistica e a tenere sotto scacco i forti albanesi di Cidhna, Dibra, Guri i Bardhe, Mat, Rodon e Petrela.  Hamza Castriota è acclamato nuovo sovrano d’Albania, ma sotto la protezione del Sultano. Alla fine di Agosto del 1457, Ishak Bey e Hamza celebrano la loro vittoria.

Ma non hanno fatto i conti con Scanderbeg.

Il 2 Settembre 1457, dopo aver segnalato ai suoi uomini di raggrupparsi, Scanderbeg li fa avanzare in silenzio contro l’esercito ottomano, in quel momento intento a riposare dopo il pranzo. Alle spalle del campo ottomano c’è la costa, quindi Scanderbeg divide nuovamente i suoi uomini in tre gruppi, in modo da poter colpire sia frontalmente che dai fianchi. Prima dell’attacco, è lui stesso a guidare una veloce sortita per eliminare le guardie perimetrali. Una delle guardie ottomane riesce però a dare l’allarme, e nel campo si scatena il putiferio.

Per ricostruire la Battaglia di Albulena, nonché i movimenti precedenti delle forze Albenesi e di quelle Ottomane, si è rivelato fondamentale il lavoro fatto dagli storici e studiosi che curano i contenuti di Jemi, un interessante sito di cultura arbëreshe.

Scanderbeg guida immediatamente l’assalto frontale. Hamza però riesce a riorganizzare i suoi e a scambiare con gli ex-amici Albanesi alcune cariche e controcariche di cavalleria. Quando Ishakovic prova a inviare altri uomini a supporto di Hamza, gli uomini di Scanderbeg caricano il campo dalle altre due direzioni. Gli Ottomani sono convinti di trovarsi di fronte un’esercito molto più numeroso, e a nulla valgono le rassicurazioni di Hamza sul fatto che gli Albanesi non possono essere più di 8.000.

Dopo averli incalzati ai fianchi, Scanderbeg tempesta il fronte dello schieramento nemico di archibugiate, dardi e frecce, facendolo arretrare. Schiacciati al centro del campo, gli Ottomani si lasciano prendere dal panico e tentano di fuggire. E’ una fuga disperata, una rotta completa. Il generale Albanese sguinzaglia la cavalleria leggera all’inseguimento dei fuggitivi, che finiscono massacrati. La stima più conservativa parla di 15.000 ottomani morti. Un numero analogo viene fatto prigioniero. Ishakovic riesce a mettersi in salvo grazie all’eroismo dei suoi, mentre Hamza finisce in catene.  La Battaglia di Albulena rappresenta forse la più grande vittoria di Scanderbeg, sia dal punto di vista tattico che da quello del morale.

Scanderbeg, che ha già perdonato Mosè di Dibra, comprende che non può fare lo stesso con Hamza. D’altro canto però, non riesce a giustiziare quello che era stato un fedele compagno e un ottimo comandante. Lo invia quindi a Napoli, dove rimane prigioniero per qualche tempo. E’ lo stesso Sultano a riscattarlo, permettendogli di passare gli ultimi anni a Costantinopoli con la moglie e i figli.

Nel 1457 dunque, l’Albania ottiene la sua più grande vittoria sull’Impero Ottomano, e tuttavia tutti sono a conoscenza del fatto, Giorgio Castriota Scanderbeg in primis, che resistere alle invasioni annuali dei Turchi sarà sempre più difficile.

Bibliografia:
  • M.BARLETI, Historia de uita et gestis Scanderbegi Epirotarum principis, 1508;
  • P.GIOVIO, Commentarii delle cose de Turchi, di Paulo Giouio, et Andrea Gambini, con gli fatti, et la vita di Scanderbeg, 1541;
  • F.DEMETRIO, Gli illustri e gloriosi gesti, et vittoriose imprese, fatte contra Turchi, dal sig. D. Giorgio Castriotto, detto Scanderbeg, prencipe d’Epirro, 1610;
  • G.BIEMMI, Istoria di Giorgio Castrioto Scanderbeg-Begh, 1742;
  • A.PAPADOPULO VRETO’, Compendio dell’istoria di Giorgio Castriotto soprannominato Scanderbeg principe dell’Albania tradotto dall’idioma grecomoderno e corredato di note dal dottor Andrea Papadopulo Vretò, 2 volumi, 1820;
  • C.C.MOORE, George Castriot, surnamed Scanderbeg, king of Albania, 1850;
  • P.CHIARA, L’Albania, 1869;
  • F.S.NOLI, George Castrioti Scanderbeg (1405-1468), 1945;

Un pensiero riguardo “Giorgio Castriota Scanderbeg: dalla Pace con Venezia alla Battaglia di Albulena

  1. A me raccontano alcuni albanesi che Scanderbeg ha salvato tutta l’Europa dai Turchi , e che senza di lui oggi l’Italia sarebbe un popolo Islamico e retrogrado come tanti altri . Lei ritiene sia giusta questa traduzione della storia ? Aggiungono poi che noi Italiani e tutta l’Europa quindi , dovremmo essere grati x sempre all’Albania per averci salvato la vita . E ancora mi chiedo Scanderbeg era quindi cristiano e fece tutto x la fede contro islam oppure fece cio’ x la sua terra Albanese ? Anche perché chi mi dice queste cose è fieramente musulmano e questo lo trovo un pochino un controsenso . Con tutto il rispetto x gli Albanesi e la loro storia .

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