Il Parto Mostruoso di un’Ebrea nel Ghetto di Venezia (1575)

Il c.d. Parto Mostruoso, la nascita di un mostro, ossia di un bambino con più o meno arti del normale, affetto da strane patologie deformanti, ecc., ha sempre suscitato la curiosità non solo dei medici, ma anche dei filosofi e dei veggenti. Il suo arrivo veniva interpretato come foriero di eventi funesti, dalla sconfitta in guerra, alla carestia e all’epidemia.

E’ avendo ben chiaro questo punto e un altro, ossia l’antigiudaismo (neanche troppo) strisciante di quel periodo, che bisogna approcciare il documento oggetto di questo articolo.

Parliamo di un opuscolo stampato a Bologna nel 1576, il Discorso sopra gli accidenti del parto mostruoso nato d’una ebrea nel ghetto di Venezia nell’anno 1575 a dì 26 di maggio. Dove si ragiona altamente del futuro destino de gli ebrei. Di nuovo ristampato e con le annotazioni di Gio. Giuseppe Gregorio Cremonese ampliato.

L’autore decide di trattare l’argomento utilizzando le spiegazioni date da Filosofi/Medici, Astrologi e Aruspici al verificarsi di questo evento. Inizia dunque come una disamina, per quel periodo, scientifica, ma nel finale si trasforma in una (insensata) invettiva contro il popolo Ebraico.

Il Ghetto di Venezia
Il Ghetto di Venezia, aperto (o chiuso, a seconda della prospettiva) nel 1516, è il primo d’Europa. Visto il consistente aumento demografico degli Ebrei veneziani nel corso del secolo successivo, il governo della Serenissima è costretto ad ampliare il Ghetto già nel 1541 (Ghetto Vecchio) e poi nuovamente nel 1633 (Ghetto Nuovissimo). Una delle attività più importanti svolte dagli Ebrei è quella del prestito di denaro. Non a caso, il The Merchant of Venice di Shakespeare è ambientato proprio nella Venezia del XVI secolo, ma la figura di Shylock, usuraio ebreo, è più legata alla mitologia antiebraica del periodo che non alla realtà storica. Ad esempio, nell’ultima edizione de Storia del ghetto di Venezia, Riccardo Calimani scrive chiaramente che gli Ebrei del Ghetto Nuovo devono attendere fino al 1618 prima di essere autorizzati a prestare denaro con un interesse superiore al 5%.

Il 26 maggio 1575, nel Ghetto di Venezia, una donna partorisce due gemelli uniti fra loro (“congiunti in uno”).  Tutti e due hanno i quattro arti indipendenti, ma sono congiunti nella porzione dell’addome dove dovrebbe trovarsi l’ombelico. Il foro che hanno al posto di quest’ultimo ha la funzione di ano comune (simile a quello che oggi si pratica chirurgicamente, ad esempio, nei casi gravi di morbo di Crohn).

Per spiegare le cause di questa deformità, l’autore procede con una disamina delle motivazioni date da tre categorie di esperti: (i) Filosofi e Medici, (ii) Astrologi, (iii) Aruspici.

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Il disegno contenuto nel documento originale del 1575

Filosofi e Medici

Dopo aver sottolineato come Aristotele considerasse i “mostri” come errori di Natura, l’autore spiega che le cause della deformità sono da ricondurre a tre problematiche che riguardano l’amplesso: abbondanza di seme, penuria di seme, seme sporco (o contaminato, “sporcitie di esso“). Nell’ultimo caso, nascono inevitabilmente animali brutti come le serpi o in parte brutti e in parte umani. Quando c’è penuria di seme, il rischio è quello di nascere senza arti (come accaduto a una fanciulla nata senza i quattro arti, che havea forma più tosto d’un bottaccio). La teoria più fantasiosa riguarda però l’abbondanza di seme, che viene suddivisa in due specie, ossia l’abbondanza di un unico seme, o il mescolamento di due. Il primo caso porta alla nascita di bambini con più arti, come accaduto per il gigante Briareo, nato con cento braccia. Il secondo, specie quando ci sono due eiaculazioni a breve distanza l’una dall’altra, porta anch’esso alla duplicazione degli arti a causa del mescolamento dei due fluidi.

Di conseguenza, è naturale immaginare le conclusioni relative ai gemelli, separati o attaccati che siano. Entrambi sono infatti causati da diverse immissioni di seme a intervalli di tempo lunghi. L’autore è indeciso se debbano considerarsi mostri anche i gemelli separati, come vorrebbe Aristotele, ma non ha dubbi su quelli congiunti.

Il documento spiega anche il processo di formazione del feto. Il seme entra nell’utero e con il tempo, agitandosi in quest’ultimo, viene coperto da una membrana; all’interno della quale si forma il feto. Nel caso dei gemelli congiunti, due membrane con relativi feti si congiungono fra loro perché troppo vicine. Qualcosa di simile avviene ad alcuni alberi, che crescendo si fondono l’uno all’altro. Il caso del parto dell’ebrea veneziana rientra quindi in questa categoria. Probabilmente, due semi (entrati nel ventre a qualche ora di distanza) hanno portato alla creazione di due membrane che, rottesi per l’eccessiva vicinanza, si sono fuse in una sola.

Come anticipato, i due neonati hanno, al posto dell’ombelico, uno sfintere per evacuare. L’autore si chiede quindi in che modo il cordone ombelicale abbia potuto inserirsi in uno sfintere e fornire nutrimento da dove, solitamente, escono gli escrementi (ovviamente, la funzione del cordone ombelicale era già nota da secoli), ma, non essendo stato presente al parto, non giunge a una conclusione definitiva.

Più interessante è il discorso sull’anima del “mostro”. Secondo Aristotele infatti, dove ci sono due cuori, ci sono anche due anime, mentre i medici sostengono che debbano esserci due cervelli. In questo caso, essendoci due cuori e due cervelli, non ci sono dubbi sul fatto che ci siano anche due anime.

Astrologi

Le credenze astrologiche sono diffuse e ben radicate nell’uomo del XVI secolo. Lo stesso Aristotele, d’altronde, parla dell’influenza celeste sulla nascita degli animali. Gli astri hanno quindi una responsabilità diretta sulla generazione di esseri con deformità di ogni genere. L’autore cita anche un caso giuridico interessante, risalente ai tempi di Alberto Magno. Sembra infatti che fosse nata una vacca con alcune parti umane, e la notizia era circolata fino a giungere alle orecchie del magistrato cittadino. Studiato il caso, il giudice aveva condannato l’uomo (non sono riuscito a capire, purtroppo, l’entità della pena), riconducendo la nascita dell’aberrazione alla sua perversione sessuale. Per sua fortuna, intervenne un filosofo; questi dimostrò che il mostro era stato causato dagli astri e, incredibile dictu, convinse il giudice dell’innocenza del padrone della vacca.

L’autore cita anche l’autorità di Tolomeo, il quale ritiene possibile conoscere con buona approssimazione il carattere e le condizioni fisiche del futuro neonato per mezzo dell’osservazione degli astri al momento della concezione. Per chi non è avvezzo alle osservazioni astrologiche, la spiegazione riportata nel documento è piuttosto complessa.

In breve, partendo dalla data di nascita dei due piccoli ebrei congiunti, il 26 Marzo 1575, l’autore identifica con chiarezza il giorno della concezione, 7 Settembre 1574, e anche l’ora precisa, ossia 2 ore e 48 minuti dopo mezzogiorno!

Qui sotto, il disegno originale del 1575, che riporta l’allineamento dei pianeti alla data del concepimento.

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La causa del parto gemellare, come insegna Tolomeo, è che la maggior parte dei pianeti:

sia in segni di due corpi, o comuni; il Sol in Virgine, la Luna co il capo in Gemini, Saturno e Marte con la coda del Dragone in Sagittario, l’Ascendente in Capricorno. E perché le due infortune che dominano l’Ascendente sono in segno comune, e di due corpi, è stato ultima confirmatione che il parto dovea esser di gemelli

Il parto però è anche mostruoso, quindi deve esserci un secondo elemento che influenzi le caratteristiche fisiche del feto. L’autore lo individua nel fatto che i “due luminari”, ossia Sole e Luna, sono cadenti. La Luna cade dall’angolo dell’Oriente, il Sole dall’inizio della linea della nona casa.

Aruspici

La parte più interessante del documento è quella relativa agli Aruspici, che l’autore, alla pari del romano Ennio, ritiene degli impostori. Nonostante la premessa però, l’autore specifica che, utilizzando il dovuto giudizio, è possibile prevedere, grazie all’analisi degli avvenimenti succeduti alla nascita di mostri in passato, cosa avverrà in futuro. Per esempio, poco prima della guerra fra Romani e Filippo V di Macedonia nasce un maiale con il volto umano, e l’autore immagina quindi che nei casi analoghi sia necessario prevedere a breve una grande moria di uomini. Il parto di un essere molto simile avviene a Cipro nel 1571, poco prima dell’Assedio di Famagosta, durante il quale perirono migliaia di ciprioti e veneziani.

Nel caso di gemelli nati uniti, sono sempre stati portatori di congiure, omicidi, sedizioni popolari, corruzione a adulteri.  Dopo uno di questi parti, Apollonio di Tiana riesce a prevedere la morte degli Imperatori Galba, Vitellio e Otone. Tutti e tre muoiono effettivamente in meno di un anno. Anche a Roma, all’inizio del pontificato di Alessandro VI, avviene un parto con le stesse caratteristiche, che viene visto come un presagio degli omicidi e tradimenti avvenuti negli anni seguenti. Nel 1552, in Inghilterra, nascono anche due bambine unite allo stesso modo e poco dopo Re Edoardo VI si ammala (alcuni parlano invece di avvelenamento) e muore nel 1553 a soli sedici anni. Venti anni dopo, nel 1572, un nuovo parto gemellare mostruoso precede di poco la strage degli Ugonotti e la morte di Re Carlo IX.

I due gemelli del 1575 sono però nati a Venezia, nel Ghetto. Il presagio infausto sembra quindi rivolto agli Ebrei. Da questo punto, il documento diventa una vera e propria invettiva antisemita.

Ma tocca a te, popolo infelice della perversa e ostinata Sinagoga, che mentre in questo anno, per la falsa interpretazione della profezia di Daniele, aspettavi il tuo Messia, ti vengono questi mostri.

Sigebèrto di Gembloux, cronista dell’XI secolo, narra che sotto il regno di Teodosio nasce un falso Profeta proprio dopo la solita nascita congiunta. Questi convince alcuni Ebrei di essere il nuovo Mosè e, a Creta, li incita a entrare in acqua per raggiungere la Terra Promessa. Il miracolo del Mar Rosso non si verifica e i suoi seguaci finiscono annegati.

Collegandosi a questo evento, l’autore immagina l’imminente nascita di un falso Messia che condurrà gli Ebrei sull’orlo del precipizio; addirittura “li demoni tutti contra te si congiungeranno per possederti“.

Il capo successivo ha un titolo esplicativo, Ruina degli Hebrei, in cui Giuseppe Gregorio Cremonese ricorda agli Ebrei che questa nascita è un triste presagio, specie per quelli che hanno previsto l’arrivo del Messia nel 1580. Secondo un’interpretazione di un passo del 49° capitolo della Genesi, Giacobbe avrebbe infatti previsto l’arrivo del Messia nel 5340 della datazione ebraica, ossia il 1580 d.C.

Non ti raccordi quanto Dio ti dice nel Deuteronimo? Quando farà segni, e prodigi fra di te, tu descenderai, e gli sarai inferiore. Egli ti darà a usura, e tu non darai più usura ad esso. Esso ti farà capo, e tu gli farai coda. Et venirà sopra di te  tutte quelle maledizioni; e quelli che ti perseguono di apprenderanno, infino che tu venghi ad estrema ruina, perché non hai udito le parole, ne hai servato li comandamenti del Signore Dio tuo, ne le cerimonie che ti ha insegnate. Vedi qui in questo capo descritta la tua ruina; e questa fia il tuo Messia, fia il tuo Scilò, che nel 1580 aspetterai per la tua interpretazione della profetia di Giacobbe. Hor adora questa tua Anfesibena [mitico serpente a due teste che ben si concilia con le caratteristiche fisiche dei due neonati], consigliati con questo tuo mostro, che per la legge Aruspicia necar dovresti.

Nelle note, l’autore ci tiene a precisare che quel “Signore Dio tuo” si riferisce a Gesù Cristo, che li Hebrei non hanno ascoltato, ma la frase più rilevante è quella finale. Pur utilizzando le raccomandazioni degli aruspici come sostegno della sua opinione, l’autore scrive chiaramente che un mostro del genere deve essere ucciso (“necar dovresti“).

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Da un opuscolo antisemita stampato a Roma nel 1583

I gemelli vengono a mancare pochi giorni dopo la pubblicazione dell’opuscolo, e l’autore sottolinea come l’avesse ampiamente previsto:

Per Filosofia e Astrologia l’Autore ha preveduto la morte del mostro, perché morì due giorni dopo che fu dato alla luce questo Discorso. Si sospetta che li Hebrei insidiosi non li habbino fatti morire, perché non volevano che fosse palesato questo mostro a niuno, e hanno scommunicato per la loro legge il padre che li mostrava.

Oltre a questo opuscolo del 1576, fra la fine del XVI e la fine del XVII secolo vengono pubblicati moltissimi libelli di critica dei costumi ebraici, dei loro riti e, soprattutto, di documenti (spesso scritti da sacerdoti o teologi) che cercano di dimostrare in modo pseudoscientifico la veridicità della dottrina cristiana rispetto a quella ebraica.

Anche in ambito medico i libri dedicati ai parti mostruosi, a mostri di varie specie e ai presagi legati alla loro comparsa si moltiplicano.

Una dimostrazione, questa, di come l’uomo della controriforma diventi, per certi versi, più circospetto e superstizioso di quanto non fossero i suoi avi dei secoli precedenti.


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I Padroni dell'Acciaio

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I Padroni dell’Acciaio racconta le battaglie e le imprese di dieci soldati, condottieri e uomini d’arme del XV e XVI secolo, attraverso avvincenti monografie e illustrazioni prestigiose (20 opere originali e oltre 30 mappe).

Oltre a una bibliografia generale commentata alla fine del volume, ogni monografia è dotata di una specifica bibliografia commentata.

I protagonisti del volume sono Giorgio Castriota Scanderbeg, Pier Gerlofs Donia, Pregianni de Bidoux, Ettore Fieramosca, Giovanni delle Bande Nere, Enrico V di Brunswick, Alberto Alcibiades, Jean de La Valette, Astorre Baglioni e Franz Schmidt.


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L’idea di pubblicare questo volume nasce dalla passione per l’oplologia e la guerra medievale-rinascimentale di uno storico, Gabriele Campagnano, e di un disegnatore professionista, Francesco Saverio Ferrara. Unire la narrazione storica all’arte è ciò che li ha spinti ad unire gli sforzi per questo progetto. Il progetto di crowdfunding editoriale alla base de I Padroni dell’Acciaio è stato il più finanziato di sempre in lingua italiana ed è rimasto per diverse settimane nella classifica “Top Ispirational” di Indiegogo.

Introduzione

Quindicesimo secolo. Il mestiere delle armi sta cambiando. Prima in modo lento, con le fanterie in grado di fare a pezzi la cavalleria pesante, poi in modo frenetico, con l’introduzione e l’evoluzione delle prime bocche da fuoco. Dalla notte dei tempi, l’uomo ha combattuto con gli stessi mezzi, ma alla fine del XV secolo arriva il momento di rottura, il cambio di paradigma. La Rivoluzione delle Cose Militari stravolge il mondo più di quella Copernicana e di quella Francese. Nulla sarà più come prima. Il Guicciardini parla dell’enorme cambiamento delle cose di guerra dovuto al “furore delle artiglierie” e ad un “altro modo” di combattere della fanteria. Dal passaggio di Carlo VIII in Italia, – possiamo quindi, a mero titolo indicativo, prendere la data del 1494 come momento di rottura – il modo di fare la guerra non sarà più lo stesso. Alcuni dei protagonisti di questo volume si sono esaltati nella lotta contro la minaccia ottomana, altri nei conflitti religiosi, politici e sociali che hanno incendiato l’Europa del XVI secolo.

È difficile, peraltro, mettere insieme personaggi così diversi fra loro. Cosa può avere in comune una brutale macchina da guerra, come Albrecht Alcibiades, con Astorre II Baglioni e le sue eccezionali capacità tattiche e ingegneristiche? Chi mai potrebbe tracciare un parallelo tra la furia sanguinaria del gigantesco Pier Gerlofs Donia e i quarant’anni di metodico guerreggiare di Enrico V di Brunswick? Tutti loro hanno però un tratto comune, quello di essere riusciti a piegare la materia al proprio volere e a trasformare l’acciaio delle armature e delle armi in una propaggine del corpo e in uno strumento al servizio del loro intelletto. Tutti loro sono stati Padroni dell’Acciaio.

I dieci protagonisti di questo volume hanno avuto vite ricche di avvenimenti, ma le esigenze di stringatezza di questo primo progetto sono state talvolta inclementi, impedendomi di approfondire alcune discordie tra le fonti e, soprattutto, fornire degli inquadramenti storici di più ampio respiro. Per evitare, poi una trattazione confusionaria, mi sono affidato a un rigido criterio cronologico, privilegiando la narrazione dei fatti storici alle considerazioni personali. Fatta questa premessa, penso di essere riuscito, anche grazie alle evocative illustrazioni di Francesco Saverio Ferrara, a rendere il giusto omaggio a questi personaggi straordinari.

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10 pensieri riguardo “Il Parto Mostruoso di un’Ebrea nel Ghetto di Venezia (1575)

  1. Gradevolissimo il lavoro sulle fonti originali anche in questo articolo.
    Complimenti agli storici che lavorano a questo sito che è una fonte inesauribile di informazioni. Seguo tanti siti storici e posso dirvi che ce ne sono solo un paio, però in inglese, che hanno un livello comparabile al vostro!

  2. Ciao Zwei, bellissimo articolo!
    La deformità è un tema affascinante (almeno per quanto mi riguarda) e leggere i dibattiti del 1500 da un ottimo spaccato sull’epoca.
    Tra l’altro di recente sono stato a Roma e ho visitato il museo dell’Arte Sanitaria (è incredibile sia così poco pubblicizzato) dove sono conservati anche alcuni feti deformi e strumenti clinici usati dal rinascimento in avanti.
    Però immagino che conservare alcuni esempi di feti malformati sia una cosa tutta ottocentesca, hai idea di che fine facessero i corpi delle persone nate siamesi (non credo sopravvivessero molto)?

    1. Ciao Nicholas,
      penso che li seppellissero. Come si legge nell’opuscolo infatti, i gemelli siamesi avevano, anche secondo la “medicina”, due anime. Quindi una volta battezzati entrambi non c’erano problemi in questo senso.

      Zwei

  3. Ciao,
    trovo sempre molto interessante questo sito ed i tuoi articoli, compreso questo.
    mi permetto solo di segnalarti un piccolo refuso, quando parli del morbo di “crom” in realta’ la definizione corretta e’ malattia di Crohn (fortunatamente non si usa piu’ la parola “morbo” in relazione a questa malattia).
    Grazie e ancora complimenti!
    Sergio

  4. Articolo come sempre molto ben strutturato. Interessante e “accattivante”. Zwei sei sempre sulla cresta dell’onda in fatto di Storia!

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