Lampo Birago e la Ri-conquista di Costantinopoli

Umanista italiano, Lampo Birago mette a punto una campagna militare per la ri-conquista di Costantinopoli appena un paio di anni dopo la caduta della città.

La conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani colpisce duramente l’immaginario collettivo europeo.

Come insegnato da migliaia di testi storici, la caduta della capitale romana d’oriente, nel 1453, rappresenta uno degli eventi più significativi e studiati del tardo medioevo, tanto che molti la considerano, non a torto, la data migliore per chiudere i capitoli di storia relativi al medioevo e aprire quelli dedicati all’evo moderno.

Ci sono però dei fatti immediatamente successivi, e quasi sconosciuti, che mostrano come qualcuno, in Europa, fantasticasse su un’immediata riconquista della capitale d’Oriente.

nicolò V
Papa Nicolò V

Parliamo di Niccolò V, pontefice energico e umanista, l’unico (fatte salve Genova e Venezia) a dare n contributo economico e logistico concreto per la difesa di Costantinopoli. Anche perché, con il Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze del 1439, la chiesa del morente Impero Bizantino ha appena accettato di passare oltre lo Scisma del 1054 e tornare fra le braccia del Pontefice. In realtà, come riportato da alcune cronache, il clero bizantino preferirebbe “il turbante alla tiara del Papa” e non vuole quindi rinunciare alla propria liturgia e alle proprie usanze. Il decreto di unione delle due Chiese non viene infatti promulgato all’interno dell’Impero Bizantino e la cosa infastidisce non poco Nicolò V, che nel 1451 scrive a Costantino XII dicendogli che gli aiuti arriveranno solo se gli accordi del Concilio del 1439 verranno rispettati.

A prescindere dal discorso relativo alla sola Costantinopoli, bisogna sottolineare che Nicolò V, specie nell’ultima parte del suo pontificato, tenta in ogni modo di unire i sovrani dell’Europa orientale contro i Turchi e quelli iberici contro le ultime vestigia di Al-Andalus.

Resta il fatto che la caduta della città colpisce duramente il Pontefice ed egli si mette immediatamente in azione per bandire una nuova crociata al fine di riprendere la città. La Crociata viene indetta il 30 settembre 1451 da una comunicazione della Camera Apostolica.

L’Europa di metà Quattrocento (e, verrebbe da dire, di qualsiasi altro periodo) è però poco incline a mettere insieme le forze per infliggere un duro colpo all’Impero Ottomano. Sovrani, principi e vescovi preferiscono intrecciare trame e condurre conflitti locali, rimanendo schiavi del più basso campanilismo.

La Situazione Europea

Riassumere la situazione europea nell’anno 1453 è un compito improbo; con riguardo a Francia, Inghilterra, Spagna e Germania, possiamo dire, in modo molto schematico, che:

  • tra Francia e Inghilterra si era appena conclusa la Guerra dei Cent’anni (1337-1453), con la definitiva espulsione degli Inglesi dal continente, eccezion fatta per Calais;
  • la Spagna era impegnata nelle ultime fasi della Reconquista.
  • In Germania Federico III d’Asburgo, ultimo imperatore a essere incoronato a Roma, proprio da Nicolò V, aveva appena sposato Eleonora di Portogallo, che risanò parte dei suoi debiti.

È in questa situazione generale che si fa avanti Lampo Birago, studioso milanese della famiglia dei Biraghi, con il  suo Strategicon adversus Turcos. In Creating East and West: Renaissance Humanists and the Ottoman Turks, N. Bisaha scrive:

Birago, reagendo come altri umanisti alla caduta di Costantinopoli, traccia una linea di collegamento fra la liberazione della Grecia dal dominio ottomano e la preservazione del sapere Greco.

Nicolò V, a pochi mesi dalla morte, segnala l’opuscolo alla commissione cardinalizia preposta a organizzare la crociata. In particolar modo al soggetto più capace in ambito militare, ossia il Cardinale Trevisan, al secolo Ludovico Scarampi Mezzarota.

Trattato di architettura civile e militare di F...
Il testo originale dal volume di C.Promis (1841)

Il testo che ho scelto per raccontare alcune vicende legate allo Strategicon Adversus Turcos e al suo autore è stato redatto nel 1841 da Carlo Promis: Trattato di architettura civile e militare di Francesco di Giorgio Martini: architetto senese del secolo XV. Rimanendo nel solco della tradizione del sito, ho cercato di rendere più fruibile l’italiano di quasi due secoli fa:

Lampo Birago è stato a lungo poco conosciuto. Per singolare coincidenza, in quel periodo vivono contemporaneamente a Firenze e Milano due Biraghi, un Lapo e un Lampo, e sebbene abbiano un nome differente, inducono molti in errore, poiché sono entrambi cultori del greco e del latino; addirittura, tutti e due traducono i medesimi antichi testi classici. Il primo a distinguerli, dopo un lavoro molto faticoso, è Filippo Argelati, e tuttavia, altri scrittori successivi continuano a cadere nell’errore.

Lampo, ossia Lampugnino, nasce quindi a Milano attorno all’anno 1400. Figlio di Guido, un membro della illustre famiglia dei Biraghi, Lampo ha una carica pubblica importante quando, nel 1450, lo Sforza diventa signore della città. Nel corso della sua vita, si dedica con interesse sempre maggiore alla cultura e alle lettere, dedicandosi anche alla traduzione di molti libri dal greco al latino.

La sua opera più importante, sebbene sia tuttora indedita, è il c.d. Strategicon adversus Turcos (titolo completo Ad Nicolaum v pontificem maximum Strategicon adversus Turcos). Come anticipato, a seguito della Caduta di Costantinopoli, nel 1453, il Papa ha intenzione di lanciare una nuova crociata. Oltre a nominare un’apposita commissione cardinalizia per studiare la questione, egli incarica Lampo di redigere il piano generale dell’impresa. Questi lo compone fra il Luglio 1454 e il Marzo 1455 (mese in cui muore Nicolò V), ossia dopo che, a detta di Lampo, tutta l’Italia vive in pace grazie al lavoro diplomatico del Papa (!).

Riassumendo l’opera, possiamo dire che Lampo ritiene necessario, per la riconquista di Costantinopoli, che l’esercito sia composto di soli italiani, guidato dal cardinal Bessarione e formato da 12.000 cavalieri e 15.000 fanti, cui devono aggiungersi 5.000 cavalleggeri stranieri. Lampo pensa che sia fondamentale uno sbarco in Morea, dove i soldati devono eccitare gli animi della popolazione contro l’invasore turco, ingrossare le proprie fila e poi dirigersi a nord.

impero ottomano conquista di costantinopoli
Espansionismo Ottomano dal 1451 al 1566. Uno sbarco in Morea nel 1456 sarebbe stato piuttosto difficile.

Quanto al tempo complessivo per riprendere la Grecia e Costantinopoli, Lampo crede che possano bastare due o tre anni al massimo.

Vista la difficoltà e la mancata attuazione dell’impresa, c’è un motivo particolare per cui Carlo Promis, a metà XIX secolo, decide di inserire Lampo nel suo volume. Quest’ultimo è infatti uno dei più antichi scrittori che abbia trattato questioni inerenti all’artiglieria, argomento principe delle ricerche del Bosis.

In particolare, Lampo parla dell’uso degli schioppi adottati dai giannizzeri a partire dal 1453 e fa un lungo paragone proprio fra schioppo e balestra. Alla fine della disquisizione, egli sceglie proprio la balestra come miglior arma per colpire a distanza.

Nuova enciclopedia popolare ovvero D
Estratto della Nuova Enciclopedia Popolare del 1843

Egli osserva che lo schioppo è utile se usato da breve distanza e in condizioni di relativa calma del soldato, mentre nel pieno della battaglia, a causa della fretta, è difficile sia caricarlo che prendere la mira. Inoltre, la sua gittata è inferiore a quella di una balestra ben tesa, e basta un po’ di umidità per spegnere la miccia e rendere inutilizzabile la carica.

Anche i tempi di carica, a detta del Birago, sono troppo lunghi (sia quelli della bombarda che dello schioppo) e lasciano il soldato inerme davanti ai colpi del nemico. Il balestriere ha anche il vantaggio di poter osservare la direzione del verrettone (il proiettile della balestra) e aggiustare la mira per il colpo seguente, cosa che allo schioppettiere non è possibile.

Lampo parla anche a lungo delle spingarde, che sono, a detta sua, di calibro da 1 a 3 libbre mentre dalle tre in su parla di bombardone.

Le ragioni che il Birago adduce per privilegiare la balestra sono, relativamente a quei tempi, del tutto ragionevoli. La storia ci dimostra, infatti, con quanta lentezza gli schioppi abbiano sostituito le balestre negli eserciti.

La critica che Carlo Promis muove a Lampo Birago riguarda la sua incapacità di comprendere le potenzialità delle armi da fuoco. Egli avrebbe dovuto “consigliar piuttosto miglioramenti per quest’ arma da fuoco, come appunto furono applicati pochi anni dopo“. In quel periodo infatti, il continuo scemare del numero di balestrieri negli eserciti a vantaggio di soldati con armi da fuoco è conseguenza di lenti e continui perfezionamenti di queste ultime. Il Birago però è un umanista, non un tecnico, e paragona rebus sic stantibus.

Quello di non dare il giusto valore alle armi da fuoco è un errore comune e ripetuto. Ancora un secolo dopo, il Barone di Fourquevaux (condottiero francese, autore del volume Istruzioni sulla Condotta di Guerra, stampato nel 1548) preferisce ancora gli archi e le balestre agli archibugi e l’imperatore Carlo V adopera nelle sue imprese d’Africa i balestrieri a cavallo.

Per integrare gli esempio di Carlo Primis, è bene citare anche un episodio occorso durante il Grande Assedio di Malta del 1565. Il 25 Agosto il Gran Maestro La Valette, dopo le pesanti piogge della giornata, ordina ai Cavalieri di prendere dalle armerie il gran numero di balestre lì stipate negli ultimi trent’anni. La scelta risulta vincente. Mentre gli archi e i moschetti dei Turchi sono inutilizzabili, le balestre scagliano dardi con tale violenza da trapassare spesso sia lo scudo che il turco dietro di esso.

Francesco Balbi da Correggio, testimone degli eventi, scrive:

Come contromisura, egli ordinò la distribuzione, nei pressi delle poste più difficili da difendere, di una gran quantità di balestre che erano stipate nei magazzini e con questa idea egli annientò le speranze del nemico. Continuarono ad attaccarci molte volte anche mentre pioveva, ma ben presto compresero che eravamo avvantaggiati perché non potevano usare gli archi. Le nostre balestre invece erano così potenti che i dardi scagliati potevano perforare uno scudo e spesso l’uomo che lo portava.

Ora, addentrandoci in territori ucronici, immaginiamo lo scenario previsto da Lampo: lo sbarco, in Morea, di un esercito cristiano composto da 30.000 soldati circa.

L’anno è il 1456, la Morea è in condizioni disastrose. Solo dieci anni prima, l’ultimo attacco turco ha causato decine di migliaia di morti, la completa devastazione delle campagne e la riduzione in schiavitù di 60.000 uomini. Al governo ci sono i fratelli Tommaso e Demetrio Paleologo (fratelli di Costantino XI, ultimo imperatore di Bisanzio), che appena dopo la caduta di Costantinopoli, hanno represso una imponente rivolta della componente albanese della Morea, supportata da molti greci.

Fra i due fratelli non corre buon sangue, e senza Costantino a mediare fra i due, si acuiscono i sentimenti anti-ottomani di Tommaso e quelli pro-ottomani di Demetrio (i nodi venrranno al pettine solo nel 1460, quando Maometto II metterà in fuga Tommaso e porrà fine al Despotato di Morea).  Pur disponendo di 30.000 uomini e del comando formale del patriarca Bessarione, l’esercito crociato deve pacificare la Morea e sperare che l’intera popolazione decida di mettersi in armi (dopo decadi di guerra ininterrotta) e marciare verso Costantinopoli.

Gli Ottomani, oltre ad avere il completo controllo dei mari costieri, dispongono di importanti guarnigioni in territorio europeo (dove Maometto II ha nemici ostici come Janos Hunyadi, Stefano III, Vlad di Valacchia e Giorgio Castriota Scanderbeg) e di una riserva di soldati quasi inesauribile proveniente dall’entroterra dell’Impero. Difficile, quasi impossibile, la riconquista di Costantinopoli immaginata da Lampo. D’altronde egli è un umanista e non un generale.

Il Cardinale Trevisan dipinto dal Mantegna.
Il Cardinale Trevisan dipinto dal Mantegna.

Tornando alla storia, dopo la morte, il 24 marzo del 1455, di Nicolò V, il già menzionato Cardinale Trevisan, 54enne, spinge e fa eleggere il suo candidato, l’anziano Callisto III. Condottiero e politico ambizioso, Trevisan vuole far rotta verso l’Egeo già nel 1456. I cantieri navali si moltiplicano lungo le sponde del Tevere fino a quando, il 31 maggio del 1456, Trevisan parte da Roma con la sua nuova flotta e raggiunge Napoli, dove Re Alfonso gli consegna altre 15 galee. Per quasi tre anni batte l’Egeo, usando come base Rodi, governata dagli Ospitalieri, e sconfigge i Turchi molte volte. Quando rientra a Roma, nel febbraio 1459 (il Papa ora era Pio II), si porta dietro un bottino quasi inestimabile di oro, argento, armi e opere d’arte.

Niente a che vedere con gli ideali di Lampo. Ma si sa, gli ideali sono, per l’appunto, ideali, mentre la guerra è un fatto.

Bibliografia:
  • C.PROMIS, Trattato di architettura civile e militare di Francesco di Giorgio Martini: archittetto senese del secolo XV, (1841);
  • VARI AUTORI, Nuova enciclopedia popolare ovvero Dizionario generale di scienze […], Vol II, (1843);
  • N. HOUSLEY, Crusading and the Ottoman Threat 1453-1505, (2012);
  • A. GUGLIELMOTTI, Storia della Marina pontificia nel Medio Evo dal 728 al 1499, (1871);
  • K. M. SETTON, The Papacy and the Levant, 1204-1571: The Fifteenth Century, (1978);
  •  N. BISAHA, Creating East and West: Renaissance Humanists and the Ottoman Turks, (2004);
  • S.RUNCIMAN, Lost Capital of Byzantium: The History of Mistra and the Peloponnese, (2009)

8 pensieri riguardo “Lampo Birago e la Ri-conquista di Costantinopoli

  1. Quando ho visto il post su FB pensavo alla WWI.
    Ma evidentemente conquistare Costantinopoli velocemente è un chiodo fisso di molti.
    Anyway ulteriore dimostrazione di come la guerra è roba da ingegneri e non da umanisti 🙂

  2. Che a studiare un’invasione della Morea sia stato scelto un umanista non c’è poi molto da stupirsi, visto che Niccolò V è quello che nominò lorenzo valla segretario apostolico (non che lo critichi per questo).
    Ah, lo scarampi mezzarota sarà stato anche un gran condottiero, nonchè maneggione e accumulatore seriale di cariche, ma per me rimane il datore di lavoro di maestro martino (no, non provate la cucina medievale-rinascimentale, piuttosto cucinate tutto apicio se volete farvi male)

    sulla fascinazione delle armi antiche su quelle da fuoco, va notato come ancora quasi a metà Settecento un grande generale come Maurizio di Sassonia ideologicamente preferisse archi, balestre e soprattutto picche alla polvere da sparo. Poi essendo per l’appunto un grande generale si limitava all’ideologia.

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