Schiavi Bianchi negli Stati Barbareschi (3)

Gli Schiavi Bianchi sono stati dimenticati per molti anni. La storia dei milioni di europei ridotti in schiavitù dai pirati arabi, berberi e ottomani è però molto lunga e interessante.

Di seguito, la terza parte dell’estratto (opportunamente integrato) dal volume White Slavery in the Barbary States (1853) – Schiavitù Bianca negli Stati Barbareschi – di Charles Sumner, uno dei senatori più importanti nella storia degli USA. Repubblicano e collaboratore di Abraham Lincoln, Sumner era un convinto abolizionista e, in tutta la sua opera, paragona la schiavitù dei neri negli Stati Uniti meridionali con quella dei bianchi nei territori nordafricani

Per avere tutte le informazioni necessarie alla comprensione del testo (schiavi bianchi e schiavismo), vi rimando al primo e al secondo articolo. L’argomento è quello, poco trattato, dello schiavismo bianco negli Stati barbareschi dal XVI all’inizio del XIX secolo. Vista la massiccia presenza di schiavi europei nelle roccaforti degli Stati Barbareschi, anche l’Inghilterra e la Francia decidono di agire.

[continua] Al culmine dello scontro fra Re e Parlamento, in favore di questi Cristiani ridotti in catene si levò una voce onesta, quella di William Waller, il quale esclamò in Parlamento:

Dai numerosi appelli che riceviamo dalle mogli dei miserabili prigionieri presso Algeri (quelli Inglesi sono stimati essere fra quattro e cinquemila), appare fin troppo evidente che evitare la schiavitù in casa nostra non ci salverà dall’essere fatti schiavi fuori dal paese.

Pubblicazioni che sostenevano la loro causa, datate 1640, 1642 e 1647, continuavano ad avere vigore. Il rovesciamento di un’oppressione così odiosa fu oggetto meritevole degli sforzi di Oliver Cromwell. Nel 1655 – quando, fra lo stupore degli stati Europei, la potenza inglese si era già affermata nell’Atlantico – Cromwell mandò nel Mediterraneo una flotta di trenta navi, sotto il comando dell’Ammiraglio Robert Blake.

ammiraglio blake e lawson
Gli Ammiragli Blake e Lawson

Si trattava della più imponente forza navale inglese ad aver spiegato le vele in quel mare dal tempo delle Crociate. Il suo successo fu completo. Uno degli agenti esteri del governo disse:

Il Generale Blake ha ratificato degli articoli di pace ad Algeri che includono Scozzesi, Irlandesi, Jarnsey, e Garnsey men, e tutti gli altri uomini soggetti all’autorità del Protettore.

L’Ammiraglio riuscì anche a liberare tutti i prigionieri che erano lì. Molti prigionieri olandesi fuggirono e arrivarono a nuoto fino alla flotta. Con Algeri, Blake non ebbe bisogno di sparare un colpo, mentre con Tunisi le cose andarono diversamente. Il governatore (Bey) della città si era infatti rifiutato di liberare gli schiavi europei, e Blake aveva risposto distruggendogli due batterie costiere e colandogli a picco nove imbarcazioni.

Di conseguenza, alla fine tutti i prigionieri Inglesi furono liberati. Il Protettore, nel suo eccezionale discorso di apertura del Parlamento dell’anno successivo, annunciò che era stata firmata la pace con le nazioni «profane» di quella regione.

Secondo me questo è stata l’impresa che più di ogni altra ha dimostrato in modo impressionante la cura con cui il Protettore aveva cura dei suoi cittadini. E a questa alludeva giustamente Waller quando affermava che c’erano “terribili notizie per tutti i pirati e i rapinatori“.

Il suo governo fu seguito “dall’effeminata tirannia” di Carlo II, la cui restaurazione fu inaugurata da un fallito tentativo di attacco ad Algeri guidato da Edward Montagu, I conte di Sandwich. Questo fu seguito da un altro, con risultati più positivi, condotto dall’Ammiraglio Lawson nel 1661.

In un trattato del 3 Maggio 1662, il governo dei pirati stipulò espressamente che:

Tutti i sudditi del Re di Gran Bretagna, ora schiavi in Algeri, o in ogni altro territorio sotto il suo controllo, saranno liberati con il pagamento del prezzo a cui sono stati venduti la prima volta; e per il futuro nessun suddito di sua Maestà potrà essere portato, venduto o reso schiavo ad Algeri e nei suoi territori.

Seguirono altre spedizioni, e altri trattati, nel 1664, 1672, 1682 e nel 1686. La loro ricorrenza e reiterazione ci dimostra come queste non avessero impressionato i barbari.

Insensibili alla giustizia e alla libertà, gli Stati Barbareschi tenevano in bassa considerazione l’obbligo di essere fedeli ai trattati relativi alla limitazione dei saccheggi e dello schiavismo.

Le lamentele dei sofferenti prigionieri inglesi continuarono ancora per lunghi anni. Un inglese, nel 1748, si espresse così:

Ah,come possono i figli della Britannia ascoltare insensibili

Le preghiere, i singhiozzi e i lamenti (immortale infamia!)

Dei loro concittadini, affondati nell’oppressione,

Che chiedono aiuto con l’anima amareggiata,

Chiamando la Britannia, la loro cara terra natia,

La terra della libertà!

Resta comunque da dire che, durante tutto questo periodo, la schiavitù dei neri, trasportati verso le colonie su navi battenti bandiera Inglese, continuò.

Nel frattempo, la Francia aveva sommerso Algeri di ambasciate e bombardamenti. Nel 1635 si trovavano lì centinaia di prigionieri Francesi. Monsieur de Sampson fu inviato con la missione di liberarli, ma non ebbe successo.

Ad Algeri, gli schiavi gli furono offerti “al loro prezzo di mercato“, che lui si rifiutò di pagare. Successivamente, nel 1637, arrivò Mounsier de Mantel, chiamato “il nobile capitano, e la gloria della nazione Francese“, al comando di “quindici navi del re e l’ordine di liberare gli schiavi Francesi“. Anche lui però tornò a mani vuote, lasciando in catene i suoi compatrioti.

Seguirono diversi trattati, conclusi alla svelta e altrettanto velocemente infranti, fino a quando Luigi XIV fece per la Francia ciò che Cromwell aveva fatto per l’Inghilterra.

Nel 1673, con la conclusione di un buon trattato commerciale, i rapporti tra Francia e Algeri erano ritornati a livelli discreti, ma nel 1681 una nave nordafricana catturò un’imbarcazione francese vicino alle coste della Provenza. L’Ammiraglio Abraham Duquesne inseguì i corsari con sette navi fino all’isola di Scio, dove il Pascià locale si rifiutò di consegnare sia l’imbarcazione che i pirati e iniziò addirittura a sparare sui vascelli francesi. Per tutta risposta Duquesne bombardò la città con tale violenza da costringere il Pascià a una tregua perché potesse riferire la questione direttamente al Sultano.  Risolta la questione con cessioni da entrambe le parti, l’estate successiva Duquesne attaccò direttamente Algeri, dove c’erano diverse migliaia di schiavi francesi. Fece lo stesso anche nel 1683, questa volta con maggior successo.

schiavi bianchi
Bombardamento di Algeri del 1682

Il bombardamento mise Algeri in ginocchio, distruggendo case, moschee e anche il palazzo del Dey, che fu costretto a inviare un missionario francese per chiedere la resa (assieme a settecento schiavi francesi liberati per l’occasione). Dopo tre mesi di negoziati, Hadgi-Hussein (soprannominato “Mezzo Morto” dai francesi) uccise il Dey e si proclamò nuovo capo. Per dare subito prova del nuovo corso, fece legare molti schiavi francesi alla volata di alcuni pezzi di artiglieria; sulla flotta francese arrivò una pioggia di arti e budella, compresi quelli del missionario francese che stava facendo da emissario nella trattativa. La risposta di Duquesne non risparmiò nessuno. Prima il porto e poi l’intera città furono ridotti a un cumulo di macerie. Lo stesso Dey rimase ferito in una delle esplosioni. Con l’approssimarsi di settembre, Duquesne rientrò in patria, lasciando però un buon numero di vascelli a bloccare il porto.

Alla fine, gli Algerini chinarono il capo, e nell’aprile del 1684 firmarono delle durissime condizioni di resa, comprensive dell’invio di un’ambasciata di notabili che facessero atto di sottomissione a Luigi XIV.

Voltaire dichiarò che, con questo accordo, la Francia era divenuta rispettata lungo le coste africane, mentre prima era conosciuta solo come fonte di schiavi.

Lo storico menziona un episodio che, sfortunatamente, mostra come i Francesi di quel periodo, per quanto impegnati ad ottenere l’emancipazione dei loro connazionali, avessero poco a cuore la causa della libertà intesa in senso generale.

Un ufficiale della vittoriosa flotta cristiana stava ricevendo gli schiavi bianchi cristiani portati davanti a lui e ormai liberi. Egli notò che molti erano Inglesi, i quali, pieni di vuoto orgoglio nazionalista, sostenevano di essere stati liberati senza il consenso del Re d’Inghilterra.

L’ufficiale Francese convocò gli Algerini e, riconsegnando loro gli Inglesi, disse «questi uomini aspirano a essere liberati in nome del loro Sovrano. Il mio non offre loro la sua protezione. Li consegno di nuovo a voi. Sta a voi dimostrare quanto tenete in considerazione dil Re d’Inghilterra.»

Gli Inglesi furono quindi ricondotti subito in catene. Il potere di Carlo II non era sufficiente, così come non lo era il senso di giustizia e di umanità dell’ufficiale Francese o del governo Algerino.

I tempi sono troppo stretti, anche se ci sarebbe materiale a sufficienza, per trattare i diversi sforzi Francesi contro gli Stati Barbareschi. Ne posso approfondire le determinate azioni dell’Olanda. Uno dei suoi comandanti navali più grandi, l’Ammiraglio de Ruyter, nel 1661 costrinse Algeri a liberare diverse centinaia di schiavi Cristiani.

Stati barbareschi e direttrici dei raid all'inizio del XIX secolo (da: https://apamlitantebellum.wordpress.com/)
Stati barbareschi e direttrici dei raid all’inizio del XIX secolo (da: https://apamlitantebellum.wordpress.com/)

L’incoerenza, che abbiamo spesso rimarcato, si evidenzia anche nella condotta di Francia e Olanda. Entrambi i paesi, mentre da un lato facevano ogni sforzo per liberaregli schiavi bianchi (loro concittadini), dall’altro erano crudelmente impegnati a vendere schiavi neri agli schiavisti Americani.

Ad ogni modo, nelle sortite portoghesi del XV secolo (Ceuta fu presa nel 1415), in quelle spagnole del XVI (penso alla presa di Algeri da parte di Carlo V) e, soprattutto, nelle azioni inglesi e francesi del XVII e XVIII secolo, troviamo i prodromi di quello che è passato alla storia come “periodo coloniale”. Un periodo che cercherò di trattare, sempre rimanendo all’interno del limite (mi sono ripromesso di rispettarlo almeno in questa serie di articoli) delle 1500 parole.

9 pensieri riguardo “Schiavi Bianchi negli Stati Barbareschi (3)

  1. Specie in periodo pre-Illuminista, non ha molto senso considerare simili comportamenti come incoerenti. Le liberazioni degli schiavi non si inquadrano in un contesto di “diritti umani” modernamente intesi, ma in quelli di prestigio nazionale.

    1. Ricordo che, pur con qualche integrazione, le parole dell’articolo son quelle di Charles Sumner (e non quelle di uno storico moderno), che giudicava incoerente il comportamento degli stati europei nei confronti di schiavi banchi e schiavi negri. Resta da dire che l’opera a favore dei diritti umani dei subsahariani e degli indios fu portata avanti essenzialmente dai missionari cristiani (vedi Bartolomeo de Las Casas), mentre tutti i pensatori illuministi, da Voltaire a Montesquieu, rimasero convinti che i negri non potessero essere considerati uomini e meritassero la schiavitù.

  2. la riduzione in schiavitù non deriva dal razzismo, sin dai tempi antichi, a prescindere dalla loro “razza” di appartenenza, si riducevano in schiavi i prigionieri di guerra o le popolazioni conquistiate. Nei tempi moderni abbiamo avuto almeno un caso di schiavismo interrazziale, gli inglesi mandarono nelle Americhe molti schiavi irlandesi. http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=5145&Itemid=100021
    Il razzismo come giustificazione della schiavitù si uso da parte dei cristiani, era una specie di giustificazione morale per la sottomissione di un uomo da parte di un altro uomo. Nel vecchio testamento la schiavitù e di norma, quindi per gli ebrei non dovrebbe essere un problema tanto meno è un problema morale per i musulmani, i corano vieta di schiavizzare altri musulmani ma tutti gli altri li possono schiavizzare tranquillamente.

  3. Ciao Zwei, avrei una domanda: ma perchè i francesi o gli inglesi non occuparono semplicemente Algeri facendone una loro colonia?

    1. Le ragioni furono diverse. Le enclavi nordafricane erano difficili e costose da mantenere (i Portoghesi alla fine cedettero Ceuta proprio per questo); sarebbero inoltre state minacciate di continuo dagli Ottomani, che per tutto il XVII secolo continuarono ad essere militarmente molto efficienti. Non a caso, Carlo V tentò di sbolognare subito Algeri agli Ospitalieri come appendice di Malta, ma questi la considerarono subito indifendibile. La lotta alla pirateria nordafricana, che ebbe il suo apice in tempi recenti, all’inizio del XIX secolo (intervennero anche i Marines USA), i miglioramenti tecnologici e il crollo della forza militare ottomana crearono le condizioni necessarie a stabilirsi in modo permanente sulla costa barbaresca.

  4. giungo tardi a commentare perché ho da poco conosciuto il tuo blog (mi hai portato a rivedere moltissime nozioni di storia e ad ampliarle soprattutto). Una curiosità, nel tuo articolo si parla di schiavi cristiani ma di nazionalità francese, inglese, olandese… ma italiani e greci? la sicilia era a portata di mano

    1. na curiosità, nel tuo articolo si parla di schiavi cristiani ma di nazionalità francese, inglese, olandese… ma italiani e greci? la sicilia era a portata di mano

      Lo era eccome.
      Considera che durante il corso del XVI secolo, gli attacchi dei pirati divennero talmente frequenti che il Viceré dell’epoca dovette raddoppiare il numero di torri di avvistamento lungo le coste (e se non erro le portò da 60 a 120 unità).

      Nello stesso periodo invece i Greci dovevano vedersela con la pratica aberrante del Devshirme, ‘la tassa di sangue’.

      Un saluto.

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