Medicina nel Medioevo: la Britannia Anglo-Sassone

Quando parliamo di medicina nel medioevo, dobbiamo tener presente che vi furono grandi differenze a seconda del luogo e del tempo che vogliamo trattare. Nel periodo compreso fra la fine della dominazione Romana e la conquista normanna (V-XI secolo), gli Anglo-Sassoni svilupparono un peculiare tipo di medicina basato sulle antiche conoscenze greco-romane, superstizioni e rimedi di origine germanica.

Il nome utilizzato per definire il medico anglosassone, The Leech (La Sanguisuga), già riesce a fornire un’idea approssimativa di quale fosse uno dei rimedi più utilizzati per la cura di varie patologie.

mappa VI secolo
La Britannia di fine VI inizio VII secolo

La fonte più importante relativa alla medicina nel medioevo anglosassone del VII secolo è il solito Beda, che nei suoi scritti nomina più volte i leeches, facendoci capire che erano considerati veri e propri medici e che forse erano in rapporto di subordinazione con gli ecclesiastici.

Bisogna comunque sottolineare che, fino al regno di Alfredo il Grande (IX secolo), le testimonianze relative alla pratica della medicina sono abbastanza scarse. È infatti datato alla metà del IX secolo il Medicinale Anglicum o Bald’s Leechbook, fonte primaria di tutti i testi sulla medicina anglosassone, contenente anche il c.d. Leechbook III. Di un secolo successivo è il Lacnunga, un misto di rimedi medici e preghiere cantate.

L’intero corpus del sapere medico Anglo-Sassone è stato raccolto da Thomas Oswald Cockayne fra il 1863 e il 1866 nei tre volumi de Leechdoms, wortcunning, and starcraft of early England.

medicina nel medioevo
Il secondo volume dell’opera ottocentesca di Thomas Oswald Cockayne

Ad ogni modo, uno dei libri da citare preliminarmente (e da cui ho tratto buona parte del materiale) è Anglo-Saxon leechcraft: an historical sketch of early English medicine, un lecture memoranda dell’American Medical Association pubblicato ad Atlanta nel 1912.

Come anticipato sopra, dopo la fine del dominio romano, la popolazione britannica perse progressivamente le conoscenze necessarie a utilizzare i manuali medici in lingua latina, ma, soprattutto, la possibilità di reperire gli ingredienti necessari ad elaborare taluni preparati che oggi definiremo “galenici”. Gli studiosi però non sparirono completamente, e in diversi complessi monastici si mantenne un’ottima conoscenza del latino.

Gli Anglo-Sassoni innestarono nel corpus delle conoscenze mediche locali, greco-romane e celtiche quindi, la loro conoscenza empirica delle erbe, spesso ammantata da un’aura di superstizione e spiritualità.

Per la conservazione del sapere greco-romano fu fondamentale l’opera di trascrizione dei grandi monasteri, che fiorirono in particolare nell’VIII secolo. Le fonti infatti concordano sul fatto che fosse ancora possibile reperire i lavori dei grandi fisiologi greci, soprattutto quelli di Areteo di Cappadocia (I secolo), Alessandro di Tralles (VI secolo) e Paolo di Egina (VII secolo).

Anglo Saxon leechcraft an historical sketch o...
da Anglo-Saxon leechcraft an historical sketch of…

È comunque nell’opera di Beda (Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum) che troviamo il primo medico chiamato per nome, Cynefrid, il quale si prese cura della badessa Edilthryd a Ely fino alla morte di lei. Beda ci racconta che Cynefrid incise un grosso ascesso sul collo della badessa, che però aveva accettato la malattia con grande fede, sostenendo che la massa sul collo era dovuta al fatto che, durante la sua giovinezza, aveva portato delle frivole e inutili collane.

Beda stesso è ritenuto l’autore di un libro sul dissanguamento, De minutione sanguinis sive de phlobotomia, in cui si sostiene la necessità di togliere il sangue solo in alcuni giorni e di evitare la pratica nei giorni ritenuti nefasti.

Il Medicinale Anglicum o Bald’s Leechbook è di circa due secoli successivo alla Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum di Beda e ci è giunto in versione integrale: 109 fogli di pergamena divisi in due parti di 88 e 66 capitoli ciascuna. Il Leechdom III, menzionato all’inizio dell’articolo, è contenuto nello stesso manoscritto ma rappresenta un lavoro separato.

Il Medicinale fu compilato, stando all’iscrizione contenuta nel medesimo libro, dal medico Cild in base alle istruzioni impartitegli da Bald, forse anch’egli un medico o un esperto di medicina. Pur essendo uno scritto anglosassone, i suoi contenuti (in particolare quelli del libro II) sono influenzati dalle opere di Alessandro di Tralles e Paolo di Egina, mentre sembra più difficile tracciare una connessione con il persiano Rhazes, che scrisse più o meno nello stesso periodo.

estratto medicinale anglicum
Da Medicinale Anglicum (British Museum)

Il Medicinale tratta le varie patologie, partendo dalla testa e arrivando ai piedi, e solo nell’ultima parte si dedica a malattie “sistemiche” come la febbre o il vaiolo. Si tratta di un manuale pratico, con una scarna descrizione della patologia o dei sintomi, ma il fatto che vengano nominati, oltre a Cild e Bald, altri due medici, Dun e Oxa, lascia presumere che ci fosse un certo numero di professionisti.

Per le solite esigenze di stringatezza, tenterò di selezionare solo alcuni passi del Medicinale.

Flying Venom
Molto interessante è la locuzione verbale utilizzata nel Medicinale per definire la tipologia di contagio nelle malattie che si diffondevano rapidamente. Si parla di flying venom, “veleno volante o aereo”, un termine molto vicino ad air-borne germs o contagio per via aerea.

Il vaiolo fu una delle malattie più terribili e inarrestabili fino all’introduzione del vaccino. Il Medicinale tratta il pock-disease (“malattia della pustola”, in inglese moderno smallpox), che colpì la Francia nel 567 e l’Arabia nel 572.  Ovviamente, il metodo d’elezione per il suo trattamento viene identificato nel dissanguamento:

Contro le pustole; uno dovrebbe essere lasciato a sanguinare e dovrebbe bere una ciotola di burro fuso (!): se le pustole fuoriescono, bisogna scavarle tutte con uno spillo e dopo versarci sopra liquore di ontano (“alder”) invecchiato un anno, così non si vedrà la cicatrice.

Insomma, un rimedio buono per il vaiolo, un po’ meno per il colesterolo. Nel Medicinale trovano posto diverse pozioni contro l’avvelenamento:

Contro l’avvelenamento: mettete nell’acqua santa betonica e un po’ di atterlothe [una pianta medicinale che non sono in grado di tradurre]. Poi bevete l’acqua e mangiate le erbe.

Anche per i problemi polmonari, dalla tosse al catarro, ritorna l’efficacia curativa del burro, questa volta però è solo secondaria rispetto a delle particolari inalazioni:

Prendi bucce di mela, zolfo, franchincenso [resina usata come incenso] in parti uguali, mischiale con della cera e lasciale su una pietra bollente. Fai in modo che il paziente inali il fetore tramite un corno e poi mangi tre pezzi di lardo vecchio o di burro.

Uno dei trattamenti più bizzarri riguarda poi la pazzia (insanity):

Nel caso un uomo faccia il pazzo, prendi la pelle di un semplice maiale o di una focena, e modellala in modo da ricavane una frusta. Con questa percuoti l’uomo, che ben presto guarirà. Amen.

L’influenza della superstizione è ancora più chiara in un altro caso, in cui il miscuglio di erbe emetiche e medicinali deve essere assunto dal paziente all’interno della campana di una chiesa.

Anche gli amuleti (in particolare parti di animali) hanno un posto importante nella medicina nel medioevo anglosassone, e quindi anche nel Medicinale. Un consiglio particolarmente crudele ha a che fare con i granchi:

Per gli occhi gonfi. Prendi un granchio vivo, staccagli gli occhi e rimettilo vivo in acqua. Metti gli occhi del granchio sul collo del paziente ed egli guarirà presto.

Alle proprietà curative di parti animali è dedicato un altro manoscritto anglosassone, Medicina de quadrupedibus, una traduzione dell’opera di Sextus Placitus intitolata Libri medicinae Sexti Placiti Papyriensis ex animalibus pecoribus et bestiis vel avibus Concordantiae e che meriterebbe un’apposita trattazione.

Il Medicinale non dedica particolare attenzione alla dieta, argomento caro ai medici greci, e la questione viene sottolineata anche in un volume dedicato a due letture tenutesi nel 1903: English medicine in the Anglo-Saxon times; two lectures delivered before the Royal college of physicians of London, stampato a Oxford l’anno successivo:

English medicine in the Anglo Saxon times two ...
Le “periwinkles” sono le nostre littorine, quelle lumachine con guscio che si trovano spesso attaccate agli scogli.

Nello stesso volume dedicato alla medicina nel medioevo anglo-sassone, si conferma che i fattori che contribuirono alla compilazione del Medicinale furono:

  • Una medicina delle erbe basata su un’ampia conoscenza delle piante locali e coltivabili nel proprio giardino. Questo è un risultato genuino dei praticanti Anglosassoni e solo parzialmente derivato dalle fonti latine o da altri libri;
  • un corpo dottrinale proveniente dalla medicina classica, in massima parte da traduzioni latine di autori greci, ma non sempre riconducibile a una precisa fonte originale;
  • qualche conoscenza chirurgica, la cui ampiezza non può essere determinata. Probabilmente si trattava in parte di conoscenze empiriche e tradizionali (magari tramandate oralmente da padre in figlio), e in parte di conoscenze provenienti dai libri. L’intervento più complesso descritto nel Medicinale è l’incisione di un ascesso del fegato, contenuto nel libro II;
  • un elemento di superstizione, consistente in incantesimi e riti superstiziosi connessi con la medicina nel medioevo. Molti di questi sono riconducibili alla tarda medicina greco-romana e ai formulari usati dal clero, mentre una quantità difficile da determinare potrebbe risalire al folklore germanico e celtico.

Oltre al Medicinale, uno dei manoscritti più diffuso in materia di medicina-farmacologia era l’Herbarium Apuleii Platonici. Scritto attorno al V secolo da Apuleio Platonico, di cui non abbiamo notizie (e da non confondere con il più famoso Apuleio), fu importante anche per lo sviluppo della medicina Anglo-Sassone.

La copia più antica dell’Herbarium giunta fino a noi è conservata a Leiden e data al VI secolo, ma ce ne sono molte altre (VII-XI secolo) conservate in altri archivi europei (in Italia anche presso l’Archivio Vaticano, quello di Monte Cassino e di Firenze).

medicina nel medioevo
illustrazione della mandragora dal manoscritto dell’Herbarium

Il manoscritto Anglo-Sassone, una traduzione in inglese antico del testo latino, fu redatto attorno al 1000-1050. Diviso in 132 capitoli, ciascuno dedicato a un’erba differente, l’Herbarium offre una vasta gamma di consigli farmacologici:

Per il morso di vermi o di quegli esseri raccapriccianti chiamati tarantole, spremete il succo della radice di edera e bevetelo.

La mandragora, di cui troverete un’illustrazione in questo articolo, ebbe grande fortuna per la cura di decine di patologie descritte dalla medicina nel medioevo:

Per il mal di testa, e nel caso in cui qualcuno non riesca a dormire, prendi il succo della mandragora e strofinaglielo sulla fronte; in questo modo la radice dà sollievo dal mal di testa, e vi meraviglierà quanto velocemente lo aiuterà a dormire.

Non parliamo solo di malattie scientificamente provate, ma anche di afflizioni più particolari:

Per la possessione demoniaca, spremete dal corpo della radice di mandragora tre penny (circa 5 grammi) e versateli in acqua tiepida. Fateglieli bere e presto guarirà.

Un altro testo di medicina Anglo-Sassone molto interessante, e molto diverso dagli altri, è il Perì Didàxeon (perdonate la traslitterazione, ma volevo evitare di tediarvi con i caratteri greci), “sugli insegnamenti”, che sembra debba leggersi “delle dottrine mediche” o “delle scuole mediche”. Si tratta di una sorta di abstract o di parziale traduzione di un’opera italiana, la Pratica Petrocelli Salernitani, redatta da un membro della famosa Scuola Medica Salernitana. Il Perì Didàxeon fu redatto fra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo.

La studiosa Danielle Maion, nel suo saggio Il Trattato Medico Antico Inglese “Peri Didaxeon”: problemi di traduzione scrive:

Il Peri Didaxeon è costituito da una raccolta organizzata di rimedi, incompleta nella parte finale, preceduta da una breve epistola divisa in due parti dal contenuto assai diverso: la parte iniziale, di carattere storico, è dedicata alla storia delle scuole di medicina, all’opera dei medici più illustri e alle varie branche della disciplina cui essi diedero vita. Questa porzione dell’epistola si presenta come un’introduzione che, col ricordo delle grandi scuole di medicina, costituisce un richiamo alle autorità tradizionali nel campo medico. La seconda parte riporta invece argomenti esclusivamente teorico-dottrinali: viene infatti
illustrata, attraverso brevi osservazioni attribuite ad Aristotele e Platone, lateoria degli umori, teoria che costituisce la base della dottrina medica dell’antichità e del medioevo e che riconduce la salute all’equilibrio qualitativo e quantitativo dei quattro umori presenti nel corpo umano; vengono poi indicati i cosiddetti dies caniculares, giorni in cui, per le particolari condizioni del paziente, determinate dall’eccessiva prevalenza di un umore, si consiglia al medico di non esercitare la sua arte.

A differenza della Scuola Salernitana, sembra che i Leeches Anglo-Sassoni avessero una maggiore conoscenza delle erbe mediche, ma una minore capacità di spiegare in modo chiaro terapie e pratiche mediche. I Salernitani utilizzavano poi un numero minore di farmaci e in modo più intelligente, mentre i Leeches avevano una certa predisposizione a combinarne un gran numero (in modo spesso oscuro) per una singola patologia.

Dopo la conquista normanna, la medicina nel medioevo Anglo-Sassone continuò a essere praticata, sempre con minore intensità, almeno fino alla metà del XII secolo. Un segno della progressiva perdita di prestigio della medicina locale è però di poco anteriore alla Battaglia di Hastings e alle sue conseguenze: fu la scelta, da parte di Edoardo il Confessore (normanno a metà e vissuto in Normandia per 25 anni), di un medico personale francese, Baldwin di St.Denis. Il primo Medico Reale inglese di cui ci sia giunta notizia.

Bibliografia:
  • Thomas Oswald Cockayne, Leechdoms, wortcunning, and starcraft of early England, 1863-1866, 3 volumi;
  • Vari, English medicine in the Anglo-Saxon times; two lectures delivered before the Royal college of physicians of London, 1904;
  • AMA, Anglo-Saxon leechcraft: an historical sketch of early English medicine, un lecture memoranda, 1912.
  • Danielle Maion, Il Trattato Medico Antico Inglese “Peri Didaxeon”: problemi di traduzione, 2002;

13 pensieri riguardo “Medicina nel Medioevo: la Britannia Anglo-Sassone

  1. [quote]in si sostiene la necessità[/quote]
    manca un “cui”

    posso dire solo che adoro questi articoli, anche se sono un po’ deluso per la mancanza di cure realmente pericolose per il paziente

      1. Beh di sicuro le mucche che producevano il latte erano nutrite al pascolo e con fieno, senza i terribili cereali e insilati e le nefaste farine animali. I medici inglesi seguivano la moda più odierna in fatto di nutrizione. Negli USA è un lustro che fa furore scolarsi mezzo quintale di burro di mucche nutrite al pascolo, olio MCT e caffè al posto della colazione.

  2. Questi almeno non propugnano come rimedio efficace lo spalmare sterco su ferite aperte ^^’

    Ringalluzzita dal conoscere il significato di ‘atter’ sono partita lancia in resta alla ricerca di codesta pianta… e sembra che:

    una pianta medicinale che non sono in grado di tradurre

    sia un po’ troppo severo… a quanto pare nessuno sa con esattezza a quale pianta corrisponda il nome (ho visto possibili identificazioni con la Betonica, ma è l’altro ingrediente dell’infuso, quindi nisba, ho l’autostima a pezzi, fanculo l’Old English e fanculo Beowulf!)

    OT: ieri mi sono andata a rileggere il manifesto del New African Fantasy e mi fa ancora piegare in due dal ridere 😀 bingo bango bengo / molte scuse ma non vengo

      1. E solo in seguito ho visto il tuo commento al secondo anniversario di Vaporeppa *^* stai organizzando un vuminghiesco salto della quaglia? Vedremo a breve in Zodd il fugace POV di un architrave o dello scarrafone nella pozza di piscio mentre Zodd si bomba la prigioniera?

    1. a quanto pare nessuno sa con esattezza a quale pianta corrisponda il nome (ho visto possibili identificazioni con la Betonica, ma è l’altro ingrediente dell’infuso, quindi nisba, ho l’autostima a pezzi, fanculo l’Old English e fanculo Beowulf!)

      Il che è abbastanza assurdo considerando che delle nove piante medicinali usate è quella più importante (molte sono considerate semplici piante sostitutive). Amarezza, insomma.

      Riguardo al nome si può provare a fare una traduzione a spanne.
      Atterlothe = atter + lothe
      Atter è sicuramente traducibile in modo lineare con “veleno”, tant’è che spesso viene chiamata Venomlothe
      Lothe è la forma medioevale di loathe (odiare/detestare)
      Azzarderei quindi una roba tipo “Odia-veleno” o qualcosa di simile.

      1. Sì, quella è la traduzione più comunemente accettata; atter è veleno, e attercoppe è un appellativo dei ragni in antico inglese, ‘Ragno velenoso’ se ‘coppe’ proviene da ‘lob’, o ‘Testaveleno’ se da cop – stessa radice di caput, capitis -; è la filastrocca che Bilbo canta ai ragni di Bosco Atro, ‘Sputaveleno! Sputaveleno! ^^

        L’alternativa per la pianta è attor –> atter –> adder –> viper –> Atterloathe = Viper’s bugloss (la viperina azzurra); però ho visto altre liste delle nove erbe dove la viperina è associata ad un’altra pianta, e l’Atterlothe è assenzio o belladonna… mah…

  3. Molto interessante!
    Non mi è chiarissimo il livello chirurgico raggiunto.
    Se non sbaglio i romani erano abbastanza avanti, era andato tutto perduto?

Lascia un commento