Risposta al volumetto “Come asfaltare chi difende Israele…” (parte 3)

Analogamente a quanto detto nella parte 1, in via preliminare devo sottolineare anche in questo caso come quella proposta da Barnard non sia una tipica argomentazione proposta dai fautori del Sionismo e dai sostenitori di Israele.

Asfaltare ISraele 3

Direi di partire dall’affermazione di Chaim Weizmann. In primo luogo, faccio notare che le accuse rivolte da Barnard a Israele e agli Ebrei sono quasi sempre motivate da una frase estratta da uno scambio epistolare, da un libro o da un convegno. Per avere certezze storiche bisogna avere tonnellate di dati, fonti e conoscenza del territorio; tirare fuori una frase a casaccio quando ce ne sono molte altre di senso opposto è un giochetto da quattro soldi.

Ad ogni modo, la fonte citata per questa frase è Nur-eldeen Masalha, accademico palestinese con all’attivo diverse pubblicazioni di stampo antisemita e antisionista, che, nel suo Towards the Palestinian Refugees (08/2000), scrive:

estratto Weizmann

Quella che Barnard riporta come fonte certa si rivela essere una confidenza fatta da Arthur Ruppin a Joseph Heller, professore emerito alla Hebrew University of Jerusalem, e contenuta nel libro di quest’ultimo intitolato The Struggle for the State: The Zionist Policy 1936-48 (Jerusalem, 1984).

Nonostante i problemi relativi alla traduzione del passo (la discussione avvenne in tedesco, poi fu tradotta in ebraico ed infine in inglese da Heller), mi chiedo quale sia la colpa di Weizmann, che si limita a riportare l’affermazione di un ufficiale inglese!

Lasciando da parte il fatto che la parola kushim, contenuta 20 volte nella Bibbia, identifica gli “etiopi” e che, probabilmente, a inizio XIX secolo non aveva l’accezione negativa odierna, bisogna far notare che  gli africani sono stati chiamati “negri” fino agli anni’70. Esula dal mio interesse il dover giustificare le affermazione dell’ufficiale inglese, ma anche qui in Italia la parola “negro” era di uso comune, utilizzata senza problemi anche dai quotidiani comunisti. Insomma, immaginare Barnard, uno che si vanta di essere politicamente scorretto, con le mani nei capelli per averla trovata in uno scambio di 120 anni fa è piuttosto ridicolo.

candidato negro cosmo

In realtà, se Barnard avesse avuto la pazienza di leggere la riga successiva del saggio del palestinese Nur-eldeen Masalha, avrebbe letto qual’era il pensiero di alcuni Sionisti sugli Arabi di Palestina:

Zangwill

In Palestina c’erano molte tribù arabe, ma non avevano alcuna caratteristica peculiare rispetto alle altre popolazioni arabe. Non esisteva una nazione palestinese. E badate bene, a sostenere che c’erano arabi in palestina è lo stesso Zangwill, che Barnard ha preso a paradigma del Sionista violento nella sua argomentazione numero 2!

Esaurita la questione Weizmann, prima di andare ad analizzare le dichiarazioni di Ahad Ha’am, vorrei parlare dei “pacifici palestinesi“.

Una delle forzature storiche più sciocche portate avanti dal terzomondismo militante è la contrapposizione fra Occidente guerrafondaio e crudele e TuttoilRestodelMondo buono e pacifico. Il mito del Buon Selvaggio non avrebbe meritato di superare il XIX secolo, ma evidentemente il mondo è pieno di utili idioti pronti ad immaginare che gli Aztechi fossero mansueti intellettuali, gli Ngombe filosofi e letterati e, soprattutto, gli arabi scienziati e inventori pacifici. Soprassiedo sulla distruzione completa del mondo greco-romano asiatico e nordafricano, sugli schiavi bianchi catturati fino al 1800, sulle armate del Sultano all’assedio di Vienna nel 1683, sulla desertificazione istituzionale e sociale dei Balcani e su un migliaio di altri eventi, e arrivo direttamente al territorio ottomano corrispondente, più o meno, all’odierna Palestina.

Anche restringendo il campo alla sola Palestina, sarebbe interessante partire dalla fine del dominio romano, ma per ragioni di sinteticità sono costretto a saltare direttamente al periodo oggetto di questo articolo, che inizia attorno alla metà del XIX secolo.

Nel 1834, la comunità ebraica di Safed (che contava 4.000 persone) fu aggredita in modo continuativo per quasi un mese. Molti ebrei furono uccisi, stuprati o privati di tutti gli averi. Drusi e Arabi distrussero le sinagoghe della città e dissacrarono diversi rotoli della Torah.

Ancora più grave fu il c.d. Damascus Affair, avvenuto nel 1840, quindi qualche decade prima delle ondate migratorie ebraiche più massicce (accompagnate quasi immediatamente da quelle arabe provenienti dalle province limitrofe e da quelle più lontane dell’Impero).

1840 ebrai damasco

Soggetti alla classica accusa di bere sangue umano, alcuni degli ebrei più in vista furono gettati in carcere. I carcerieri arabi strapparono loro i denti e le barbe, li torturarono con il fuoco ed alcuni dei più anziani morirono così. Furono arrestati e seviziati anche 64 bambini ebrei, dai quali gli arabi speravano di estorcere qualche informazione utile a sostenere le loro accuse infamanti. In linea generale, l’antisemitismo musulmano e cristiano (in parte minore, visto che ebrei e cristiani erano entrambi dhimmis, e in quanto tali costretti al pagamento della jizya) era piuttosto radicato in quelle terre.

Le fortune degli ebrei, che le abitavano da millenni, erano legate all’atteggiamento del singolo pasha inviato dal sultano.

Fu proprio il Damascus Affair a rendere più impellenti le politiche sioniste. Come ho detto sopra, il popolo ebraico presente nelle vecchie province romane di Siria e Palestina non poteva più basare la propria esistenza sui capricci dei governanti locali o sulla speranza che il nuovo pasha fosse migliore del precedente.

E arriviamo ad Ahad Ha’am. Pur avendo un’idea diversa da Herzl – a voler essere stringatissimi, il suo era un Sionismo culturale – sul futuro stato di Israele, egli fu di importanza fondamentale per creare e fortificare il rapporto fra ebraismo, lingua ebraica (Herzl, per esempio, avrebbe voluto il tedesco come lingua “ufficiale” del futuro Israele) e Israele.

Prendere una sua frase, estrapolata dal contesto, e gettarla in pasto alla propaganda filopalestinese, è davvero una manovra di basso profilo intellettuale. Visto il suo contenuto, si tratta ovviamente di una delle citazioni preferite degli antisemiti e antisionisti di tutto il mondo.

In primo luogo, bisogna sottolineare che Ahad fece questa affermazione nel 1891, appena rientrato dal suo primo viaggio in Palestina. Non ne aveva dunque una grandissima conoscenza, ma già nel 1889, senza essersi mai recato in Palestina, egli aveva scritto un articolo, “Lo ze haderekh” (“Non è questa la via”), in cui sosteneva che la Palestina non sarebbe mai stata in grado di assorbire la maggioranza degli ebrei del mondo (secondo lui non si sarebbe potuti arrivare neanche al 20%). Ad una eccezionale capacità di cogliere e diffondere gli elementi unificatori dell’ebraismo, Ahad non unì mai mai le caratteristiche dell'”uomo d’azione”, ben rappresentate da Herzl.

Egli stesso, nel 1892, dice (Steven J. Zipperstein e Arthur Hertzberg, Ahad Ha’am Elusive Prophet: Ahad Ha’am and the origins of Zionism, 2012):

“Per noi è giunto il momento di riconoscere e capire che il nostro modo è completamente diverso da quello degli uomini di azione (manshe ma’ase).”

Vista dunque la scarsa conoscenza della Palestina, le idee preconcette sul fatto che non potesse accogliere una grande quantità di ebrei, la diffidenza più completa verso gli alleati “Gentili”, l’ostilità ad Herzl e l’interesse a che il Sionismo fosse innanzitutto un fenomeno culturale, lo portarono probabilmente ad esagerare su ciò che aveva visto.

Ad ogni modo, è necessario riportare la traduzione originale in inglese:

And what do our brothers do? Exactly the opposite! They were slaves in their Diasporas, and suddenly they find themselves with unlimited freedom, wild freedom that only a country like Turkey [the Ottoman Empire] can offer. This sudden change has planted despotic tendencies in their hearts, as always happens to former slaves [‘eved ki yimlokh – when a slave becomes king – Proverbs 30:22]. They deal with the Arabs with hostility and cruelty, trespass unjustly, beat them shamefully for no sufficient reason, and even boast about their actions. There is no one to stop the flood and put an end to this despicable and dangerous tendency.

Immaginare che gli ebrei andassero in giro – nonostante fossero sottoposti all’autorità musulmana ed in inferiorità numerica – a pestare e umiliare gli arabi è un esercizio storico grottesco.

Ahad qui si riferisce al rapporto con i fellah (pl. fellahin), ovvero ai contadini arabi che lavoravano anche nelle terre dei coloni.

Questi ultimi si trovarono di fronte dei contadini arabi abituati alle continue vessazioni dei proprietari terrieri, degli esattori e di qualsiasi individuo dotato di sufficiente appoggio politico o sociale. Si trattava di braccianti che, a volte, rispondevano solo ai toni duri e alla mano pesante (Per approfondire, vedi:  A Granott, Land System In Palestine, 1952).

E’ possibile che, in assenza di un potere statale e nella consapevolezza che i lavoratori comprendevano meglio le parole forti, qualche ebreo abbia potuto comportarsi analogamente ai proprietari terrieri arabi; ma quella di Ahad è solo una testimonianza, per di più fatta da uno studioso avverso al Sionismo di Herzl.

Rashid Ismail Khalidi, professore arabo e antisionista della Columbia University, nel suo libro Palestinian Identity: The Construction of Modern National Consciousness (1997), scrive che gli ebrei della Prima Aliyah, quelli cui si riferisce Ahad, finirono “per trattare i fellahin in modo quasi uguale a quello utilizzato dai precedenti proprietari terrieri arabi” e che alla fine “li integrarono nelle loro colonie agricole“.

Un comportamento razzista e vessatorio generalizzato degli ebrei nei confronti dei fellahin sarebbe stato peraltro in contrapposizione alla paga media che veniva liquidata a questi ultimi, doppia, tripla o anche quadrupla rispetto a quella percepita dai braccianti dei paesi limitrofi.

63 pensieri riguardo “Risposta al volumetto “Come asfaltare chi difende Israele…” (parte 3)

  1. visto che ebrei e musulmani erano entrambi dhimmis, e in quanto tali costretti al pagamento della jizya

    segnalo un refuso, credo che

    musulmani

    nella frase sopra citata sia invece riferito ai CRISTIANI di Palestina.

    per il resto, bell’articolo as usual. Ora attendiamo con ombrello aperto la shitstorm che si scatenerà 🙂

  2. Mi pare che Barnard sia dedito a quello che in campo scientifico viene detto cherry picking, ovvero sceglie qualche argomento che trova a suo favore (magari decontestualizzandolo) ignorando tutto il resto con una proporzione di 1 a 100.
    A questo punto potrebbe tirar fuori un “come asfaltare gli evoluzionisti in 10 mosse”.

    1. È così. E non è l’unico ad agire così. Prendendo i lavori dei congressi sionisti o delle opinioni espresse da migliaia di individui a fine ‘800, Barnard avrebbe potuto trovare citazioni più interessanti. Immagina l’avanguardia intellettuale e d’azione di un intero popolo che discute, si incazza, cerca soluzioni. Enormi tensioni interne, attività di lobbing, tendenze messianiche opposte a ipotesi più terrene. E in tutto questo Barnard va a pescare una confidenza de relato o un’affermazione scissa dal contesto. Bisogna essere storicamente degli analfabeti per agire così.

      1. Ignorante : se ti fermi alla mera comparazione documentale , non riuscirai a dimostrare un cazzo di niente : al massimo , espanderesti la possibilità interpretativa : la tua belante faziosità , sacco di letame senza senno e ragione , scaturisce anche da ciò ;

        oltre alla carta straccia , utile , nel tuo caso , per pulirtici il buco del culo ( quello che hai sotto al naso ) , occorre fare la quadratura del cerchio , comprendendo i determinanti alla base del tempo presente : fatto ciò , si capisce molto bene chi sono ( e sono stati ) i ‘buoni’ , e chi sono ( e sono stati) i ‘cattivi’ : tutto chiaro , imbecille patentato ? o le seghe , per le minchiate sovrabbondanti d’irrilevanza , che scrivi ( per gonfiarti di illusoria autostima , con la falsa equazione più contenuti=più spessore intellettivo ) , dalle mani spastiche degli amichetti pro-maiali-sionisti , ti appagano già sufficientemente da impedirti di anelare a qualsiasi cambio di rotta ?

    2. Imbecille : il “cherry picking” lo compie chi sprofonda ( e tenta di far sprofondare ) nelle minuzie d’irrilevanza , disconnesse dalla visione organica ed onnicomprensiva , e piene di capziose , faziose , e forzose interpretazioni , preferendole alla logica , e ai fatti , come il sacco di letame che gestisce questa cloaca di faziosa cialtroneria : si legga “Perché ci odiano” : e facciamo le pulci d’irrilevanza pure a quello ( smentendo un cazzo , ma ampliando pseudo-documentalmente , senza però includere la realtà dei fatti nell’analisi delle cose , ovvero della porcilaia sionista che grufola e si espande in territori che non gli sono mai appartenuti : https://www.youtube.com/watch?v=QjwzZeTWYp0 )

      a succhiare il latte dalle mammelle dell’asina , ci si prende gusto ;

      per gli sprepuziati , consiglio anche :

      http://thegreateststorynevertold.tv/

      e comunque , l’evoluzionismo è una forzatura interpretativa : non è la verità , perché non ha prodotto fatti : solo imposizioni : la chimica , l’ossidoriduzione , invece , ne decreta la dabbenaggine : quella intrinseca nella zucca di chi l’ha concepito prima , ed appoggiato poi

      1. Concordo con Zwei, costui fa molto ridere.
        Tra l’altro ha chiamato l’uiversità di Youtube, ha detto che la sua laurea in youtubologia è falsa, è troppo ignorante anche per quella.

      1. Comunque è proprio vero, per molte persone le posizioni pro-Palestina sono una mera scusa per giustificare il loro antisemitismo represso e spostarlo nel “politically correct”. Tant’è che non si vede mai nessuno protestare per i profughi palestinesi uccisi dall’ISIS in Siria oppure qualcuno si interessi dell’inferno che c’è in Sudan (e più recentemente in Sud Sudan) dal 1983 a questa parte (oltre 2.600.000 vittime).
        Tanto per rendere chiaro l’antisemitismo (e non il solo “antisionismo”) di questi soggetti, in facoltà sono stato insultato due volte in un giorno da questi soggetti per il solo fatto di indossare un filo al collo con appesa la Stella di David.

        I peggiori sono i filo-bolscevichi che abbaiano contro Israele e poi lodano l’occupazione cinese del Tibet, giustificandola con frasi come “Il Tibet è Cina dal 1200” (lol, sentita veramente) oppure “I Cinesi ai Tibetani portarono pure la ruota”.

      2. Quella che appare nello specchio , non appena ti ci metti di fronte , sacco di letame : il NULLA , hai prodotto ; fatti fare le seghe , eruttando egotismo d’illusione , dai somari che ti cantano le lodi , cazzetto moscio , e pure sprepuziato ; ignorante senza lume della ragione ; piuttosto , attingi dal presente , per capire il passato : coglione monumentale : le seghe filologiche non contano un cazzo , se non vengono setacciate dal buonsenso , che si acquisisce empiricamente e sperimentalmente , nel presente

  3. Sono un completo ignorante ma devo chiederlo. Non riesco a capire cosa generi tutto questo odio nei confronti nei confronti di Israele. Capisco i perché dei “palestinesi” ma cosa ha causato le ostilità da parte degli europei se dal punto di vista storico e logico non c’è né bisogno?

    Mi dispiace fare domande del genere ma come ho già detto, sto cercando di capire questo pezzo di storia che non ho mai studiato

        1. E pensare che Umberto Terracini era ebreo e ha un terreno a lui intitolato dal Fondo Nazionale Ebraico in Israele.

        2. Ciao Liberal, e benvenuto,
          a dirla tutta, i kibbutz avevano generato anche un certo fermento nelle fila dei comunisti, tanto che alcuni sostenevano che Israele sarebbe stato terreno fertile per un socialismo perfetto.

    1. Sei un completo coglione , che fa domande da coglione , prima di essere un ignorante ;
      perché Israele è un nugolo di nazisti , razzisti , invasori e predoni ( oltre alla popolazione “comune” , sottomessa all’imposizione violenta dei cialtroni al “governo” ) : perché quei maiali col colletto bianco ed inamidato , e il sottobicchiere in testa , tengono schiacciato il mondo sotto il tallone della moneta debito , col predominio della finanza speculativa : signoreggiano sulle “genti , al par degli animali” , i porci sionisti : perché sono il male , da dissipare : gli emissari del male , e non il male di per sé , il quale , si serve di loro , della loro incoscienza , gonfiandoli di orgoglio , col “popolo eletto” ; in realtà sono burattini , ed impostori , col cazzo spuntato : https://www.youtube.com/watch?v=QjwzZeTWYp0

      fortunatamente , la Russia e la Cina , entrano ora in gioco , e ridimensionano le mire dei somari talmudici

  4. Tant’è che non si vede mai nessuno protestare per i profughi palestinesi uccisi dall’ISIS in Siria oppure qualcuno si interessi dell’inferno che c’è in Sudan (e più recentemente in Sud Sudan) dal 1983 a questa parte (oltre 2.600.000 vittime).

    E i curdi? Spartiti in 4 nazioni diverse, continuati tartassati dai “fratelli” musulmani, non hanno forse diritto ad una nazione? Dove sono le anime pie?

    1. Per i comunisti, il diritto di autodeterminazione dei popoli è riservato ai soli amici di Russia e Cina. Chi ha l’appoggio della NATO e/o cerca di far valere i propri diritti contro uno dei cagnolini di Russia e Cina non è un “vero popolo”, è tutta colpa della CIA/Mossad, eccetera eccetera.

    2. I curdi sono vittime degli stessi carnefici europei dei palestinesi e il fatto che molti di essi siano alleati degli israeliani è surreale.

      1. il fatto che molti di essi siano alleati degli israeliani è surreale.

        E’ vero, i curdi hanno degli stravaganti pregiudizi sui popoli che li hanno bombardati, gasati, massacrati e ghettizzati.

        I curdi sono vittime degli stessi carnefici europei dei palestinesi

        Gli europei avranno anche creato i problemi…ma gli arabi e i turchi non li hanno di certo risolti.

  5. “I curdi sono vittime degli stessi carnefici europei”

    Mi domando perché trattare i paesi del medio oriente alternativamente come Popoli con Diritto Divino di abitare la Terra dei loro Padri e pesciabrodo che bombardano e ghettizzano un popolo perché dall’altra parte del mondo non gli hanno dato uno stato – e quindi totalmente incapaci di fare politica. E nel farlo pensare di giustificarli.

    1. Guardi, non posso rispondere al suo commento perchè mi risulta del tutto incomprensibile. Rispondo solo alla prima parte, l’unica che sono riuscito a capire. Sì, ogni popolo ha diritto a vivere nella terra in cui vivevano i suoi padri, e non c’è niente di divino in ciò, semplice decenza. A patto che siano padri veri, tangibili, non cazzate pseudo-religiose e vicende risalenti a qualche millennio fa.

        1. Quindi gli israeliani nati dopo il ’47 hanno diritto di vivere lì.

          Stando a quello che ha scritto fenicio, sì.

        2. Certo che ce l’hanno. Io non sono contro l’esistenza di Israele. Ritengo semplicemente che la sua nascita sia stata un torto enorme nei confronti dei palestinesi, e che nelle trattative di pace bisogna tenere conto di questo e perciò dare ai palestinesi più di quello che l’onu decise di dare loro, che siano terre o risarcimenti economici sostanziosi. Siete voi che vi arrampicate sugli specchi per cercare, vanamente, di dimostrare che sia stato tutto giusto e che i palestinesi non hanno nulla da protestare. Anzi, nemmeno esistono, no?

        3. Quella è la posizione di partenza negoziale, l’estremo potremmo dire. La spartizione dell’onu l’altro estremo. La soluzione andrebbe cercata a metà strada.

        4. Mi delurko (salve a tutti!) per osservare che l’affermazione di Fenicio “Io non sono contro l’esistenza di Israele” denota un sensibile miglioramento rispetto, per esempio, all’intervento del 24/12/2014 sul post “Gli Arabi in Israele IV”, quando scriveva:
          LA PALESTINA AI PALESTINESI: TUTTA LA PALESTINA, ANCHE QUELLA OCCUPATA DALLO STATO ABUSIVO CREATO DA UN POTERE COLONIALE, E QUINDI ILLEGITTIMO. (caps lock incluso, è ovvio)
          Se ne può solo dedurre che la frequentazione del blog di Zwey è in qualche modo benefica nell’abituare all’esercizio del pensiero.

        5. In realtà non lo penso e neanche utilizzo il testo in maiuscolo. Quell’intervento è frutto di esasperazione, come quando dici di qualcuno “magari muore!”, ma non per questo ne desideri davvero la morte. Non che mi aspetti correttezza da questo ambiente, figuriamoci, però sarebbe corretto vedere il contesto anche: si andava dalla difesa del colonialismo, al disprezzo degli arabi e al negazionismo spinto. La mia posizione è quella che ho scritto in questo post: nel trattare bisogna tener conto del fatto che ai palestinesi fu fatto un torto enorme, e la “soluzione” dell’onu va considerata come il punto di partenza israeliano, mentre la Palestina tutta araba va considerata il punto di partenza palestinese. La soluzione va trovata a metà strada. Ripeto: la mia è una posizione equilibrata, siete voi che vi affannate in modo ridicolo cercando di dimostrare che la cessione di parte della Palestina a stranieri sia stata un atto legittimo e che i palestinesi non hanno nulla da protestare.

      1. nessuno ha mai impedito ai palestinesi di vivere in Israele. non a caso chi non credette alla propaganda araba e rimase a casa vive ancora indisturbato. peccato , però, che la maggior parte se ne andarono confidando gli eserciti arabi avrebbero buttato gli ebrei a mare. invece, dopo la sconfitta, li lasciarono a vivere nei campi invece di integrarli come fecero gli israeliani con gli ebrei cacciati dai paesi arabi.

        1. Ma no, stai ribaltando. Al massimo gli israeliani, appena giunti, avrebbero potuto vivere in Palestina. Non viceversa. La soluzione del 47 è un estremo, la cancellazione di Israele l’altro estremo. Andrebbe trovata una soluzione a metà strada. I palestinesi avevano tutto il diritto di opporsi alla soluzione dell’onu. Nessuno ha concesso loro questo diritto ed è tempo che Israele e la comunità internazionale riparino i propri errori contro un popolo che aveva l’unica colpa di vivere in una terra che serviva a degli stranieri.

        2. però molti degli arabi rimasti ancora oggi nonostante abbiano la cittadinanza, continuano a dirsi palestinesi e non israeliani, come fa la giornalista Jebreal. Per coerenza dovrebbero rinunciare alla cittadinanza dell’odiata “Entità”.

  6. La mia posizione è quella che ho scritto in questo post: nel trattare bisogna tener conto del fatto che ai palestinesi fu fatto un torto enorme, e la “soluzione” dell’onu va considerata come il punto di partenza israeliano, mentre la Palestina tutta araba va considerata il punto di partenza palestinese. La soluzione va trovata a metà strada.
    Il riconoscimento di Israele è la PREMESSA a qualunque negoziato, non un punto della trattativa.
    Ma queste sono belle chiacchiere. I palestinesi hanno già ampiamente dimostrato la volontà di non voler alcun compromesso. Nessuna soluzione politica.
    Si preferisce la guerra, la jihad, l’intifada.
    E i clamorosi risultati ottenuti dalla leadership palestinese negli ultimi 60 anni, basterebbero alla popolazione per impiccare un capo dell’OLP al giorno sino al prossimo millennio.
    La triste realtà è che i palestinesi avrebbero bisogno dii 100 Gandhi in più e di qualche decina di migliaia di “guerriglieri” (o minatori delle Miniere di Moria, a seconda della prospettiva) in meno.

    1. Ma anche gli israeliani considerano la spartizione dell’onu come il massimo che possono concedere, ma solo se i palestinesi fanno i bravi. Voglio dire, viene considerata clamorosa l’offerta di un premier israeliano che offrì “quasi tutta” la Cisgiordania. E’ ovvio che dall’altra parte ci sia un attegiamento speculare che si riassume in “tutta la Palestina a noi”. In questa situazione di muro contro muro ovviamente la mia solidarietà va a chi ha subito il torto.

      1. Muro contro muro.
        Dammi la tua opinione su due elementi del conflitto arabo-israeliano.
        1) La guerra del ’48.
        2) Gli accordi di Camp David.
        Perché nei tuoi numerosi interventi non ho letto una singola parola sulle responsabilità degli stati arabi non palestinesi né sulle iniziative di pace israeliane.

        1. La guerra del 48 fu una reazione a una palese ingiustizia. Scomposta quanto vuoi ma pur sempre una reazione. Penso che alla fine la principale differenza tra me e voi è che io ritengo che i palestinesi avessero il diritto di rifiutare una decisione che li riguardava presa da terzi, voi pensate che dovessero stare zitti e ringraziare che gli veniva lasciato qualcosa. Diciamo la verità, oggi per una scelta del genere si farebbe un referendum e non passerebbe con percentuali bulgare.
          Gli accordi di Camp David non li conosco nel dettaglio, ma cmq in ogni accordo la proposta israeliana è più o meno se fate i bravi avrete il vostro stato come decise l’onu, anzi quasi come fu stabilito dall’onu. Cioè il massimo a cui i palestinesi possono ambire, se gli va proprio bene, e se Israele è buona, è una situazione che loro hanno già rigettato e rifiutato. Con queste premesse purtroppo quel che avverrà è una guerra perpetua a bassa intensità con periodiche escalation.

        2. La guerra del 48 fu una reazione a una palese ingiustizia. Scomposta quanto vuoi ma pur sempre una reazione.

          Riassumendo: la guerra degli stati arabi contro Israele fu spinta dal desiderio di rimediare a una palese angheria ai danni dei poveri palestinesi. Essendo un po’ scomposta creò il fenomeno dei profughi palestinesi (scomposto quanto vuoi ma pur sempre una reazione israeliana a un tentativo dichiarato di genocidio). Questo sentimento di amicizia e fratellanza verso i poveri palestinesi però non si spinse fino a evitare di rinchiuderli in campi profughi ignobili in cui vivono ancora i loro discendenti dopo quasi settant’anni.

          Reazioni arabe alle palesi ingiustizie. Garanzia di coerenza sin dal 1948.

  7. Non prendertela Fenicio, ma le tue affermazioni in quel post erano semplicemente inaccettabili, e prendere atto del fatto che la tua posizione è sensibilmente cambiata era un complimento, battuta a parte.
    La “Palestina tutta araba” non può essere considerata un punto di partenza prima di tutto perchè non lo è mai stata, in secondo luogo per gli stessi diritti “atavici” di cui parli qui, che non si vede perchè dovrebbero riguardare solo gli arabi, visto che ormai sono nate da quelle parti svariate generazioni di israeliani. Ma soprattutto per il semplice fatto che sono gli interessati stessi, i palestinesi, a non considerarla un punto di partenza: per loro è un punto d’arrivo.

    1. Le mie considerazioni non sono cambiate, sono sempre state queste. Figurati se qualche paginetta di propaganda mal scritta mi fa cambiare opinione. Detto questo, gli israeliani nel 48 erano europei e non avevano nulla a che fare con la Palestina. Il fatto che mezza Palestina fu assegnata a questi stranieri contro il volere di quelli che in Palestina ci erano nati e vissuti è un torto o no? Ed è giusto che un popolo che ha subito un torto simile cerchi riscatto oppure no?

      1. No se il riscatto avviene infliggendo lo stesso torto ad altri.

        Se il discriminante tra giusto e sbagliato è vivere sulla terra in cui sei nato, allora gli ebrei nati di recente, e quelli che vivevano lì prima della risoluzione ONU hanno gli stessi diritti che te attribuisci ai palestinesi.
        Generalmente far ricadere le colpe dei padri sui figli (da ambo le parti) non aiuta i processi di pace duraturi.

  8. Fenicio, il problema è che l’espressione “Palestinese” è praticamente nata dopo la nascita di Israele. Prima non si erano mai considerati e non erano mai stati considerati una nazione, erano arabi, siriani, non palestinesi. E non ho dati alla mano, ma posso dirti che comunità più o meno consistenti di ebrei hanno abitato la Palestina in maniera continuativa durante le dominazioni arabe/turche. E anche in giro per il mondo, gli ebrei si sono trovati spesso riuniti (nei ghetti, se vuoi) e hanno mantenuto un’identità propria.

    Ti faccio un esempio: se oggi facessimo guerra alla Francia perché “la Corsica era nostra” lo considereresti giusto? La Corsica è stata ceduta per ripagare debiti, e non credo che prima di farlo abbiano chiesto ai contadini “ehi, vi va se vi vendiamo ai mangiarane?”.

    1. Se i corsi avessero manifestato il loro dissenso in modo violento e avessero fatto capire che sotto i francesi non ci sarebbero mai stati, piuttosto morti, forse sarebbe stato il caso di rivedere un attimino la decisione, non credi? I palestinesi sotto gli ebrei non ci volevano stare, piuttosto morti! Tale volontà andava rispettata e visto che oggi non si può più tornare indietro, andrebbero quanto meno risarciti.

  9. Risarciti?!?
    Tipo con dei soldi?!?

    Il metro ora non è più “se è giusto” ma “se va bene”… se ci vanno i turchi musulmani è OK, se ci vanno i giudei no, pussa via e metti la maglietta gialla.
    Se non vuoi che qualcuno prenda la tua terra potresti iniziare col non vendergliela, per esempio. Vuoi prendere i soldi e poi ricacciarli via? Benissimo, ma non lamentarti se poi vieni preso a pedate.

    1. Ma ancora con questa storia degli acquisti? Ti tieni il tuo podere e ti stai nella tua proprietà, non pretendi che l’intera regione in cui si trova il tuo campicello ti venga assegnata. Ai palestinesi andava bene che gli ebrei vivessero in Palestina, non gli andava bene che la Palestina diventasse loro, era un loro diritto e andava rispettato. E’ semplice e logico, e secondo me lo capite benissimo. Io lo dico sempre che secondo me segretamente il giudizio di Zwey sulla questione palestinese è “sì è vero ma non rompete i coglioni, agli ebrei serviva uno stato”. Certo, non lo dirà mai e continuerà a postare articoletti di propaganda e a tradurre pagine del ministero degli esteri israeliano, ma sono sicuro che lo pensa.

  10. Barnard quando parla di Palestinesi non è attendibile, oltre ad avere dei grossi problemi per conto suo in quest’ultimo periodo.
    Immaginavo che il suo ultimo lavoro dall’altisonante titolo non fosse proprio attendibile.

  11. Sarebbe interessante capire quale patologia psichiatra abbia colpito gli odiatori degli Ebrei e di Israele, così accaniti ad inventarsi ricorstruzioni fantasiose e “documentate” con informazioni prese da wikipedia e da youtube. Ma probabilmente le spiegazioni sono più semplici: frustrazione per essere stato battuto da un Ebreo in qualche concorso, oppure per un’Ebrea che non gliel’ha data… o più semplicemente voglia di protagonismo in quella corsa a dare addosso all’Ebreo che caratterizza le società europee da venti secoli a questa parte.

    1. Penso che in questo caso sia più appropriato parlare di mentalità ottusa antioccidentale, antiamericana ed antiisraeliana della sinistra. Guardacaso il rancore contro Israele iniziò subito dopo il cambio di rotta della politica dell’Unione Sovietica. Comunque hai ragione, l’odio per Israele è una delle più grandi vergogne della sinistra occidentale, assieme al filoislamismo e al terzomondismo.

      1. Penso che in questo caso sia più appropriato parlare di mentalità ottusa antioccidentale, antiamericana ed antiisraeliana della sinistra.

        Guarda, giusto l’altro giorno, leggendo i commenti ad un articolo di un quotidiano nazionale, mi sono imbattuto in questa perla che esemplifica perfettamente ciò che stai dicendo.
        Cito:
        ecco un breve elenco di cosa ha combinato l’uomo bianco nella storia dell’umanita’:
        2 guerre mondiali, colonialismo, sterminio degli indios e degli indiani d’america, nazismo, fascismi vari, golpi vari, hiroshima, nagasaki, mafia, pedofilia e tanto altro!

        Tanta tristezza

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