Armi immanicate da botta (II): il Mazzafrusto

Il Mazzafrusto era un parente stretto della Mazza, anzi, ad essere più precisi, il figliuolo dell’accoppiamento fra mazza e frusta. Non siamo sicuri dell’esatta diffusione raggiunta da quest’arma sui campi di battaglia medievali e rinascimentali, ma di certo nacque anch’essa come “arma povera”.

1. Cenni storico-terminologici

Il flagello egizio, simbolo del Faraone, quello romano, utilizzato a scopi punitivi, e altri strumenti simili utilizzati durante l’evo antico  ebbero, con tutta probabilità, un ruolo solo marginale nello sviluppo del Mazzafrusto. Certo, la frusta fu il primo strumento costruito dall’uomo capace di rompere il muro del suono (con relativo boato sonico), quindi le basi per farne un’arma c’erano tutte, ma per giungere al suo discendente più pesante e letale fu necessario aspettare qualche secolo.

Tanto per contraddirmi subito, ecco un uomo d’arme armato di mazzafrusto

La storia dell’oplologia ci ha insegnato una cosa: mai sottovalutare un’arma derivata da uno strumento agricolo. Asce, Falci da Guerra, Armi in Asta giunsero tutte dal quieto mondo di contadini e boscaioli, salvo diventare, nel corso dei secoli, devastanti armi di fanteria, capaci di fare a pezzi un nobile a cavallo e migliaia di fiorini sotto forma di armatura completa, elmo e finimenti.

Il Mazzafrusto, probabilmente, ebbe una genesi simile. Certo, nessun libro ha lasciato ai posteri delle affermazioni certe quali “Oggi, 1200 AD, nasce il Mazzafrusto, per opera di Pinco Pallino“, quindi bisogna, come al solito, far lavorare un poco il cervello.

Partiamo da un fatto certo: nel mondo rurale medievale l’unico strumento utilizzato per battere il grano era il trebbio. Ora, non ci vuole molto per immaginare come questo potesse essere utilizzato, in casi di emergenza, come una vera e propria arma.

Due contadini in azione con il trebbio (1270 ca)

Non sappiamo con precisione dove e quando il primo trebbio venne utilizzato come arma, probabilmente ci furono diversi casi sparsi di cui non abbiamo alcuna testimonianza. Insomma, non ci vuole molto ad immaginare un contadino che aggiunge borchie di metallo alla testa del trebbio e lo usa durante una rivolta o contro le truppe nemiche (e più spesso amiche) che tentano di saccheggiare il suo raccolto. Forse alcune milizie cittadine, reparti “poveri” per eccellenza per buona parte del medioevo, iniziarono ad apprezzare una soluzione offensiva così economica ed efficace.

Testa di un trebbio da guerra del XV secolo, rinforzata da una gabbia di ferro e da due bande chiodate

La prima testimonianza scritta del Mazzafrusto, a detta del Demmin,  proviene da un manoscritto dell’ XI secolo. Ci sono poi due evidenze scultoree dell’ XI-XII secolo, una nella Cattedrale di Naumburg, l’altra in quella di Verona. La massima diffusione si ebbe però nel XV e XVI secolo, soprattutto, stando all’opinione concorde del Demmin e del Laking, nei combattimenti navali. Rimase presente nelle guerre europee ancora nel XVII secolo, quando ormai le formazioni di tiro di Re Adolfo Wasa di Svezia stavano facendo a pezzi le fanterie tedesche. D’altronde, è escluso che le guardie dei villaggi più piccoli o gruppi di disperati potessero rimediare con facilità un buon numero di armi da fuoco.

In sostanza, il Mazzafrusto era composto da un manico di legno impugnabile a una o due mani (in questo caso superava spesso i 150 cm) e da una testa metallica collegata a quello tramite una catena. La classica palla chiodata non fu neanche la variante più utilizzata, visto che la testa poteva assumere le fonte più svariate, fra cui quella più vicina all’attrezzo agricolo originale (vedi foto sopra). Dalle quattro catene senza palla dello Scorpione (amato dagli Hussiti) a dei Mazzafrusti costruiti con materiale riciclato da spade e altre armi, non me la sento di proporvi una sistematizzazione troppo rigida.

Tanto per farvi un’idea, vi consiglio di dare un’occhiata all’immagine qui sotto. Si tratta di un esemplare (battuto a 2000 euro dalla Hermann Historica di Monaco) del 1520 ca, costruito utilizzando il pomolo e l’impugnatura di una zweihander e il pomolo di una spada del XV come testa. La cosa più particolare rimane però la catena, praticamente identica a quella di una bicicletta.

mazzafrusto
Per me questo mazzafrusto è un vero gioiello

Il trebbio da guerra può essere compreso nel genus Mazzafrusto, visto che il termine italiano stavolta è migliore di quello inglese (flail, military flail) e comprende tutte le armi dotate di un manico e una testa collegati tramite una catena. Tralasciando gli innumerevoli esempi provenienti da India, Giappone e paesi orientali, le forme e dimensioni del Mazzafrusto cambiarono a seconda delle disponibilità locali di materiale e dell’abilità dell’artigiano. Proprio questa varietà di lascia presupporre che fosse un’arma discretamente diffusa nelle milizie povere (salvo poche eccezioni) del tardo medioevo e rinascimento centro-europeo.

Nel corso della Guerra dei Contadini Tedeschi (1524-1525), che fu soppressa dai nobili tedeschi anche grazie al contributo di Enrico V di Brunswick, il mazzafrusto (sempre nella forma di trebbio da guerra) fu utilizzato in modo consistente. E la sua diffusione è testimoniata anche dalla presenza, in diversi Fechtbuch tedeschi, di capitoli dedicati all’arte di duellare con il mazzafrusto (vedi immagine di copertina).

Per una disamina della tradizione marziale tedesca, consiglio vivamente questo articolo della Scuola d’Arme Fiore de Liberi.

Il suo utilizzo prevalente da parte di “milizie povere” portò E. Oakeshott, forse l’oplologo più stimato nell’ambito delle armi bianche, a definire il mazzafrusto in termini poco lusinghieri:

Il mazzafrusto (un’arma squallida) fu spesso ridotto a una versione più corta, impugnabile a una mano. E i “cavalieri” sono spesso rappresentati mentre lo utilizzano. Per “Cavalieri”, badate bene, intendo quelli dei film o delle produzioni “storiche” per la televisione. Infatti, il mazzafrusto veniva utilizzato raramente, eccezion fatta per la fanteria o gruppi di contadini ribelli. Queste armi grezze mancano completamente di senso estetico e nel combattimento ravvicinato dovevano rappresentare un pericolo per i propri commilitoni piuttosto che una minaccia per i nemici.

La lunghezza della catena e la dimensione/forma della testa poteva variare molto, ma il termine Mazzafrusto è abbastanza ampio da comprendere tutte le varianti

Quanto terminologia, eliminiamo subito l’errore più diffuso. Dai videogiochi ai libri di storia, siamo sempre stati abituati a chiamare morning star (stella del mattino) la classica mazza con catena e palla chiodata. In realtà, morning star è un termine nato per le mazze chiodate (la tipologia B della mia classificazione), utilizzato in seguito anche per alcuni Mazzafrusti in modo improprio. Non a caso, uno dei termini tedeschi per Mazzafrusto, Morgenstern mit kette (talvolta anche Kettenmorgenstern), di traduce “morning star con catena”, proprio per distinguerlo dal vero Morgenstern/Morning Star/Stella del Mattino.

la terminologia usata dal Laking

L’altro errore (?) riguarda invece il termine Holy Water Sprinkler, utilizzato spesso per indicare le mazze di tipo B (Morning Star), quando invece sia il Demmin che il Laking lo riconducono al genus Mazzafrusto. Il Laking specifica addirittura in una nota che non bisogna confondere l’Holy Water Sprinkler (Mazzafrusto) con la Morning Star (vedi Mazza di tipo A).  Le fonti dell’epoca e altri autori non aiutano a risolvere la questione, anche perchè gli stessi Demmin e Laking parlano di 12.000 fanti di Enrico VIII armati di Holy Water Sprinklers (secondo loro Mazzafrusti), che sono però descritti come mazze chiodate/morning star a due mani. Non si sa per quale motivo, ma gli scrittori del XVI secolo (e l’inventario dell’armeria di Enrico VIII) usano un termine, mentre gli oplologi più importanti del XIX-XX secolo un altro, mentre gli studiosi attuali sono tornati quasi tutti alle origini. Insomma, un gran casino.

holy water sprinkler con bocca da fuoco del XVI secolo

Quanto all’utilizzo effettivo del mazzafrusto, letteratura e cinema si sono allontanati parecchio dalla realtà storica. Gli uomini d’arme non l’apprezzarono troppo, preferendo mazze e spade, probabilmente in ragione delle difficoltà di utilizzo e dell’impossibilità di parare. Come abbiamo detto, il Mazzafrusto classico, quella con catena e palla chiodata, non fu il più diffuso, ma ebbe grande successo nei secoli successivi, tanto che alcuni collezionisti chiesero delle repliche fuori misura a scopo ornamentale (a volte scambiate per originali del XV secolo). Un esemplare del XIX secolo, acquistato dall’Arsenale di Graz, ha ricevuto dal sottoscritto l’appellativo amorevole di Mazzamostro a causa delle sue dimensioni: 252 cm di lunghezza cui vanno aggiunti  12 kg di palla chiodata! Un attrezzo talmente insensato che sembra uscito dalle pagine di Berserk.

Il Mazzamostro

2. L’uso corretto del Mazzafrusto.

Sottolineo fin d’ora che i due schemi di questo paragrafo sono tratti dall’eccellente sito www.warfare.it, gestito da Nicola Zotti. Avrei potuto disegnarli di mio pugno, ma i suoi sembrano già perfetti, quindi mi limito a segnalarne la paternità (cosa che non tutti fanno). Riguardo alle modalità di utilizzo, sono necessarie alcune precisazioni. Ruotare la mazza sopra la testa era una pessima idea, specie a stretto contatto con il nemico. Il Mazzafrusto era un’arma tutt’altro che gestibile: più era lunga la catena, più era difficile controllare la traiettoria d’impatto con il bersaglio e l’eventuale secondo colpo. La faccenda si faceva ancora più complessa quando erano presenti due o più catene con altrettanto teste.

Mazza e scudo contro Mazzafrusto bicefalo e scudo: chi vincerà?

Forse il colpo migliore era l’equivalente del fendente, il più semplice e potente. In effetti, la tendenza a complcare attacchi e difese ha trovato posto in battaglia solo di rado. Colpire semplice, colpire duro, parare pensando al contrattacco, magari incassare volontariamente un colpo per poterne portare uno decisivo, i guerrieri di tutte le epoche si sono sempre attenuti a queste poche regole per costruire le loro fortune.

Dimenticate il mazzafrusto-lazo del cinema, non siamo nel Far West

L’altra questione da chiarire riguarda la parte dell’arma con cui colpire. Anche qui dobbiamo dimenticare le immagini di guerrieri nerboruti che picchiano la palla chiodata sullo scudo del nemico. Nulla di più sbagliato. Così si sarebbe perso uno dei vantaggi del Mazzafrusto, quello di poter “aggirare” le difese del nemico, cosa impossibile per una mazza o una spada.

Il maggior vantaggio del mazzafrusto: era quasi impossibile da parare

Bisognava colpire con la parte finale dell’asta, in modo che la testa continuasse la sua corsa verso il bersaglio grazie alla forza d’inerzia. In questo modo si poteva colpire il nemico che aveva alzato lo scudo per difedersi o addirittura raggiunngere la schiena in caso di impatto sul petto o sulle spalle.

Il primo esemplare è dotato di rostri metallici anche nella parte finale dell’asta, in modo da unire il danno di una morning star a quello del mazzafrusto. Purtroppo ho il timore che la catena potesse impigliarsi piuttosto facilmente ai detti spuntoni

Un mazzafrusto con palla chiodata o un trebbio da guerra potevano ammaccare o perforare (a seconda della resistenza dei rostri, dell’energia scaricata all’impatto con il metallo, ecc.) le piastre di un’armatura completa italiana o gotica, provocando così contusioni e fratture e, più difficilmente, ferite da perforazione. A parte questo però, il Mazzafrusto doveva essere un’arma one shot one kill, visto che la lentezza nel proporre un secondo attacco rischiava spesso di essere letale.

4. Le parti dell’arma

Riguardo alla minuziosa suddivisione in parti e particine di ogni singola arma bianca, nessuno può reggere il confronto con la rarissima opera del De Vita che sono riuscito a rimediare solo di recente presso gli archivi di Stato. Già doardo Mori, sul suo sito Earmi, ha utilizzato gli schemi tratti dal libro Armi Bianche dal Medioevo all’Età Moderna, ma senza riportare la parte scritta. Io invece mi propongo di riportare, appena possibile, l’intera pagina sul Mazzafrusto.

Bibliografia:
  • Armi bianche dal Medioevo all’Età Moderna (1983), Carlo de Vita;
  • A Record of European Armour and Arms Through Seven Centuries: Volume II (1919), G. Laking;
  • Guida dell’Amatore e del Raccoglitore di Armi Antiche (1900), Jacopo Gelli;
  • Die Kriegswaffen in ihren geschichtlichen Entwickelungen (1891-3), A. Demmin;
  • European weapons and armour: From the Renaissance to the industrial revolution (1980), E.Oakeshott;
  • German Medieval Armies 1300–1500 (1985), Christopher Gravett;
  • http://de.wikipedia.org/wiki/Flegel_(Waffe)
  • Hafted Weapons in Medieval and Renaissance Europe: The Evolution of European Staff Weapons between 1200 and 1650 (2005), J. Waldman;
  • Tools of War: History of Weapons in Medieval Times, di Syed Ramsey (2012)

 

  • Articolo pubblicato per la prima volta il 30 Maggio 2010.

27 pensieri riguardo “Armi immanicate da botta (II): il Mazzafrusto

  1. Volevo chiedere a Zweil se ha intenzione di fare prima o poi una recensione di Deadliest Warrior e delle loro supposte ricostruzioni storiche al compIuter, o se preferisce stendere un velo pietoso.

  2. Ma vogliamo forse tralasciare gli indimenticabili Nazu Waffen SS Vs Vietcong, Centurione Vs Guerriero Indiano, Al Capone Vs Jasse James e il più stupenderrimo di tutti, Ninjia Vs Spartano? ^^

  3. spade africane? non tralasciare il hunga-munga mi raccomando,

    dato che ha generato nella nostra cultura popolare il più ricorrente verso onomatopeo in finto africanese del “bovero negro”

    credo che sia doveroso svelarne l’etimologia

  4. Ma l’effetto “lazo”, nel caso un deficiente provi a parare il mazzafrusto con una spada o una mazza o arma del genere, funziona?
    Perché in quel caso sarebbe fantastico usare il mazzafrusto, arpioni l’arma dell’avversario e poi la strattoni via.

  5. Propongo a Zweila un possibile spunto: ho letto la descrizione dell’orripilante tenuta da combattimento della stupenderrima Nihal. E volevo chiedere: posto che se le donne non hanno mai combattuto ci sarà un perchè, secondo te, volendo scrivere comunque di una donna spadaccino, in che modo questa dovrebbe essere armata, equipaggiata ed addestrata per avere qualche credibile speranza di reggere il confronto coi suoi avversari maschioni?

  6. Circa una settimana fa mi stavo rileggendo la demoliz… recensione di “Nihal della Terra del Vento” di Gamberetta ^^ che è sempre un esercizio utile et divertente, e fra i commenti ce n’era un paio in cui si parlava di donne guerriere (riporto qui i pezzi incriminati, sono il n° 170 e 176):

    “(…) Non credo che Licia si sarebbe rovinata gli occhioni belli qualora avesse preso un qualsiasi libro di storia medievale non scolastico, contenente saggi, storie dei vari popoli ecc, e avesse cercato uno straccetto di notizia sulle donne guerriere. Avrebbe scoperto che, durante l’alto medioevo, le donne guerriere erano di stirpe nordica, prevalentemente celtica, scandinava, irlandese, islandese, scozzese(particolarmente feroci, appartenevano agli Scoti e ai Piti ed erano abili con l’arco), anglosassone, normanna(seguivano i pirati di solito), longobarda e burgunda(anche se più raramente). Ovviamente ci sono anche i sottogruppi di tali popoli, come ad esempio tra i celti spiccavano le donne galliche, che usavano tingersi il corpo con una strana sostanza bluastra chiamata vitrum in latino(De bello gallico di Giulio Cesare). Le amazzoni mitiche pare fossero di tale stirpe celtica, ma affine ai Galati, celti stanziatisi nella zona dei Carpazi(anche se spesso i romani confondevano i celti in generale con i Galati). In questi libri non scolastici vi sono vari documenti dell’epoca, riportati con tanto di commento, di come vestivano le donne guerriere e quali armi usavano. Premesso che non erano di costituzione esile, eccetto per alcune nordiche insulane(irlandesi, piti, scoti), erano capaci di portare armi come spade ad una mano e mezza, archi gallesi(gittata di circa 400 metri), piccole asce e grandi asce(le prime per le nordiche insulane), pugnali ricurvi usati a mo di piccole spade spesso accoppiati(si, non se li è inventati Tolkien i pugnali elfici accoppiati. Erano di moda presso gli anglosassoni, e il loro nome era saex). Dai dipinti, dalle sculture e da saggi sulla moda dell’epoca invece si evince che il tipo di abbigliamento era comodo e spartano, nulla di pretenzioso. Avete presente Ginevra interpretata da Keira knightley in king Arthur?Ecco, quello di solito era l’abbigliamento usato dalle donne in battaglia, ma spesso portavano i pantaloni, soprattutto le celtiche non romanizzate. Gli elmi erano poco usati, anche dai maschi, mentre erano molto importanti spallacci di cuoio e protezioni alle gambe. Erano robuste e comunque anche se magre muscolose e scattanti, capaci di una resistenza davvero notevole, tanto che molti storici dell’epoca se ne meravigliavano.
    Le cose qui riportate si trovano anche su internet, basta cercare!
    ps.alcune donne combattevano anche con gonne lunghe ma abbastanza larche e non ingombranti, ma non nel corpo a corpo.”

    “(…) Ma la Troisi avrebbe dovuto tener presente, e anche a questo poteva arrivare da sola, che una donna difficilmente avrà la meglio in un corpo a corpo diretto. Se non ha una spada valida, o un bastone(molto usato dalle donne guerriere e che io ho dimenticato di citare), non riuscirà mai ad atterrare un uomo. Questo perchè, e lo sanno anche i muri, la muscolatura dell’uomo è più sviluppata di quella della donna, e lui risulta più forte fisicamente.
    La forza delle donne guerriere celtiche stava nella loro incrollabile forza di volontà. ferocia e resistenza(avendo meno muscolatura e scheletro più leggero rispetto agli uomini, di questi erano più agili)ma soprattutto nel loro indomabile spirito combattivo. Gli uomini le ammiravano perchè esse infondevano coraggio ai combattenti. Ma vi era anche di più dietro queste fiere guerriere. Non erano usate come carne da “spada” nelle battaglie. Essendo anche molto sagge(molte di esse erano druide)venivano messe a capo delle spedizioni come consigliere ed organizzatrici. I celti non amavano le strategie, si gettavano nel corpo a corpo, ma dopo aver incontrato i romani cominciarono a ricredersi. E furono le donne, secondo gli storici, ad organizzarli. Il loro primo compito era questo, poi in caso di necessità non disdegnavano di certo di scendere a combattere, ma per lo più facevano le strateghe e difendevano le mura usando gli archi.
    Segno che non erano selvagge e rozze come Nihal, ma forti di fisico e soprattutto di mente.”

    Ecco, ovviamente si parla di alto medioevo, ma i commenti mi sembravano combaciare abbastanza con le vaghe nozioni che ho io a riguardo e quindi… insomma… ambasciator non porta pena *scappa nelle tenebre lurkose*

    Terra Nova

  7. se la resistenza delle donne è superiore allora perchè le maratone maschili hanno come record 2h03’59 mentre le donne soltanto 2h15’25?

    Il sax o seax o scramasax veniva utilizzato poi IN SOSTITUZIONE della spada, i sax erano lunghi come vere e proprie spade e spesso oggi vedo rievocatori vichinghi usarli insieme alla lancia, quando il nemico arriva sotto misura gettano la lancia e puntualmente ti infilano lo scramasax da qualche parte (collo, spalle , dietro la nuca…. non pensate male!)

    I druidi erano MASCHI, le fantasie sulle nebbie di avalon e di sto piffero lasciamole alla zozzona di Marion Zimmer Bradley, si ha notizia di sacerdotesse druide certo, ma pare non aver influenzato la storia piu di tanto (appunto si vedano Vercingetorige, Arminio, Alboino e qualche altro migliaio di personaggi storici come dice il buon zwei)

  8. Premesso che non era mia intenzione scatenare il flame (ma se parte ben venga) credo che comunque l’argomento sia molto interessante, visto che la donna gueRera è uno dei grandi topos nella narrativa fantasy.

    Dunque, considerato nel medioevo addestrare un esercito di sole donne si sarebbe rivelato praticamente una pazzia dati i già citati limiti fisici, consideriamo invece di voler addestrare e armare una sola ragazza. Non col fine di farle sconfiggere il SignoreDelMaleTenebroso™, ma col semplice fine di garantirle in battaglia le stesse possibilità di sopravvivenza di un suo collega con lo spadone (e non mi riferisco a quello di ferro).
    Escludiamo le armi da lancio, e concentriamoci invece su quelle da mischia.

    Che tipo di ragazza arruolare?
    Che tipo di addestramento darle?
    Che tipo di arma?
    Che tipo (eventualmente) di corazza?

  9. @zwei
    visto che mi piace contraddirti i nipponici nei loro sistemi armati i mazzafrusti li usavano proprio per agrappare, disarmare e sbilanciare-proiettare l’avversario

    a riprova una bella serie di kata della arakiryu con un mazzafrusto di cui mi sfugge il nome

  10. @zwei

    la “corda e palla” sono simulacri per peso e catena (come il boken di legno lo è del katana)

    vengono usati perchè il rischio di ferirsi gravemente con peso e catena di ferro è troppo alto

    che credevi?facessero giochi da spiaggia?

    c’è un distinguo però, il peso è più leggero di quello di un mazzafrusto nostrano

    le tecniche sono le tecniche tramandate per peso e catena (quindi niente supposizioni su come interpretate un’illustrazione e una poesia è roba tramandata in linea diretta da chi ci è sopravissuto in battaglia), in un combattimento reale userebbe esattamente quei movimenti e strategie

    infine da che ho visto anche in altri kata di altre koryu (scuole antiche) il peso e catrena nipponico è utilizzato PRINCIPALMENTE come elemento di disturbo, disarmo, compendio alla parte lottatoria dello scontro, i colpi definitivi vengono portati se non più spesso con l’arma combinata (falce, asta), praticamente alla pari

    in efetti quasi tutti i mazzafrusti del nippone sono da considerarsi armi doppie, con l’intento di coprire distanze differenze e lavorare in sinergia con l’altra componente

    in alcune come il kusarigama il peso e catena vengono usati come proiettili da getto (da cui la lunghezza)

  11. parlando del piu noto mazzafrusto dei musigialli, il kusarigama, la lunghezza della catena è sui 3-4 metri il peso solitamente si aggira attorno ai 100-150 grammi ma può arrivare fino ai 700

    questo basandosi sul tipo in uso nella isshinryu
    http://www.shindomusoryu.com/kusarigamajutsu.htm

    ma foggia misure e pesi variano parecchio da scuola a scuola

    tieni conto che in linea generale il maneggio ad oggi tramandato è principalmente per il combattimento non in armatura, e quindi un peso superiore al chilo per sfondare armature non è necessario mentre è preferibile un’arma agile e versatile (per imbrigliare, disarmare, stordire, bersagliare a distanza ecc.. ^___^ )

  12. Grazie per il commento, e perchè grazie a te mi sono accorto che nel passaggio dal precedente dominio erano saltate alcune immagini.

  13. bell’articolo ma in effetti mancano i parenti nipponici e cinesi (almeno 7-8 tra i principali ) che sei allergico all’argomento? 🙂

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