Assedi e Bocche Inutili

La gestione delle Bocche Inutili durante gli assedi trova pochissimo spazio nei libri di storia. Nel mio libro (ora diventato una serie di articoli gratuiti), “Storia della Presa di Salamina e del Comandante Marcantonio Bragadin“, ho inserito diversi box informativi per approfondire la trattazione della presa di Salamina (Famagosta), e in uno di questi ho trattato proprio le “Bocche Inutili”.

Charleville-Mezieres_Siege_de_1521_Gustave_Toudouz_1909

Non era raro che, durante un assedio, la preoccupazione maggiore delle autorità civili e militari fosse quella di mantenere un adeguato sostentamento per i combattenti. Per questo era necessario prendere provvedimenti nei confronti delle cosiddette «bocche inutili», ovvero coloro che consumavano le provviste senza dare alcun apporto alla difesa della città.

Individuare chi dovesse rientrare in questa sfortunata categoria non era facile. Antonio Cornazzano, nel suo De re militari del 1476, inserì una simpatica rima per aiutare nella scelta: «Quando el raccolto pur non gli bastasse/ tutta l’età disutile a far facti/ per lo consiglio mio fora si casse/ femine, putti, vecchi, i ciechi, i matti
Di simile avviso era, un secolo e mezzo dopo, il cardinale Richelieu, che cosigliava una rapida espulsione degli inabili alla difesa per resistere più a lungo durante un assedio.

In ALFANI G.; RIZZO M., Nella morsa della guerra. Assedi, occupazioni militari e saccheggi in età preindustriale, Milano 2013, si trovano citati molti esempi di espulsione degli «inutili»: a Pavia nel 1359, a Novara nel 1495, a Siena nel 1554, a Malta nel 1565, e tanti altri. Per capire quale potesse essere l’entità numerica di questi soggetti, bisogna ricordare che la lista delle bocche superflue fatta redigere nel 1554 nella Siena assediata dall’esercito ispano-mediceo, contava circa 4.400 persone, ovvero il 15-20% della popolazione cittadina prima dell’assedio. Quanto a Famagosta, che nel 1570 contava 10.000 civili, secondo le stime del Riccoboni (probabilmente esagerate) il numero di espulsi raggiunse il 53% del totale.

Non sempre l’espulsione degli inutili aveva un esito positivo. Sappiamo infatti che durante l’assedio di Pavia, nel 1655, si misero alla porta 6.000 poveri disgraziati (contadini) che si erano rifugiati in città. La pena per chi non avesse ottemperato all’ordinanza era la morte, ma i contadini però non riuscirono a superare le linee nemiche e tornarono in città. Pavia li accolse di nuovo e le autorità municipali riuscirono, fra mille difficoltà, ad utilizzarli come guastatori dopo averli suddivisi in squadre e sottoposti all’autorità di un capitano.

mappa dell'assedio di Pavia del 1655
mappa dell’assedio di Pavia del 1655 (fonte: Università Goethe di Francoforte)
 Un Documento Interessante
Sull’Assedio di Pavia del 1655 è disponibile un ottimo approfondimento di Mario Rizzo, finanziato dall’Università di Pavia e disponibile gratuitamente in formato PDF, intitolato “Un’economia in guerra: Pavia nel 1655“. Sono solo venti pagine, ma trattano in modo veloce ed accurato una serie di problematiche relative alla gestione di una città sotto assedio.

A conclusione di questo breve articolo, vorrei riportare la testimonianza di Blaise de Monluc, governatore francese di Siena durante l’assedio del 1554. La traduzione è contenuta nel volume Il Grand Tour dei Cavalieri dell’Apocalisse: L’Italia del «lungo Cinquecento» (1494-1629) di Lorenzo Ioan (di cui consiglio caldamente l’acquisto):

Dopo la mia richiesta […] non si poterono facilmente accordare sulle bocche inutili, poiché l’uno voleva favorire l’altro, e votarono di nominarmi loro dittatore generale per la durata d’un mese […]. E nominai sei commissari per fare la descrizione delle bocche inutili, e in seguito affidai questa lista a una cavaliere di San Giovanni di Malta, accompagnato da venticinque o trenta soldati, per metterli fuori [dalle mura]: cosa che venne fatto entro tre giorni da quando gli avevo affidato la lista […]

Vi dico che la lista delle bocche inutili ammontava a quattromila e quattrocento o più; che di tutte le miserie e desolazioni cui ho assistito, non ne ho mai visto una simile, né spero vederla più: perché il padrone doveva abbandonare il suo servitore che era con lui da lungo tempo, la padrona la sua cameriera, e un mondo di gente che non viveva che del lavoro delle sue braccia; e per tre giorni furono desolazioni e pianti. Questa povera gente se ne andò incontro ai nemici, i quali li respinsero verso la città; e tutto il campo [nemico] rimase in armi notte e giorno […] li respinsero fino ai piedi delle mura, al fine che noi li riammettessimo dentro, per mangiare più rapidamente quel poco di pane che ci restava, e per vedere se la città si rivoltava per la pietà dei loro servitori e cameriere: ma [la città] non fece nulla, e questo durò otto giorni. [Gli espulsi] non mangiarono che erbe, e ne perirono più della metà; poiché i nemici li uccisero, e pochi se ne salvarono. Vi era un gran numero di ragazze e di belle donne; a queste era consentito il passaggio: poiché la notte gli spagnoli ne prelevavano qualcuna per i propri comodi, ma senza che lo sapesse il marchese, poiché ne andava della loro vita, e [si salvò] qualche uomo forte e vigoroso, che attraversò le linee e fuggì di notte; ma tutti costoro non furono neppure la quarta parte degli espulsi: tutti gli altri morirono. Sono le leggi della guerra: bisogna essere spesso crudeli, per avere la meglio sul proprio nemico. Voi, governatori e capitani […] non temete di sbarazzarvi delle bocche inutili; tappate le orecchie ai loro pianti: se fossi stato certo del mio coraggio, l’avrei fatto tre mesi prima: può darsi che avrei salvato la città […]; cento volte me ne sono pentito.

Anche Girolamo Frachetta,  ne Il Seminario de’ gouerni di Stato, et di guerra (1613), apre il capitoletto sull’Assedio Passivo (ossia “come resistere a un assedio) proprio con la prescrizione sulle Bocche Inutili “Quando in una città si crede di dover patire un lungo assedio, si deono mandar fuora le bocche inutili“.

Pietro Paolo Florani, grande ingegnere militare maceratese (1585-1638) e progettista della Linea Floriana a Malta, tratta l’argomento nell’eccellente opera Difesa et offesa delle piazze (1630). Nell’ottavo capitolo del Primo Libro, intitolato ” Se sia secondo la ragion di Guerra mandare fuori della città le bocche, o per l’età, o per il sesso inhabili.” Anche lui concorda che, per quando orribile possa essere cacciare via l’anziano padre, la moglie, il figlioletto o il servo, se questo è indispensabile a salvare la piazza, bisogna farlo senza dubbio. D’altronde, parliamo di una pratica sostenuta anche dall’enorme autorità di Vegezio e da numerosi esempi storici come quelli verificatisi a Platea prima dell’assedio spartano, a Roma, quando Belisario mandò a Napoli le bocche inutili prima dell’assedio goto, ecc.

Il Floriani da anche un’altra considerazione, questa volta relativa alle tempistica della cacciata. Le bocche inutili infatti devono lasciare la città, se possibile, prima che il nemico possa accorgersene, al fine di evitare che questi possa valutare lo stato delle scorte degli assediati. Proprio in ragione di ciò, il fratello di Marco Antonio, Lucio Antonio, rinchiusosi a Perugia nel 41 a.C. e con la popolazione ormai ridotta alla fame, ordinò che agli schiavi non fosse dato più nulla da mangiare. Ma ai poveri disgraziati fu impedito anche di uscire, perché non si voleva far sapere a nessuno dello stato in cui versava la città. Gli schiavi si ridussero a mangiare l’erba e molti morirono per strada. Il rimedio, fra l’altro, non servì a salvare la città (anche se resistette per diversi mesi).

 Insomma, la decisione sulle bocche inutili era una delle più spinose che potessero capitare al comandante militare di una città in procinto di essere assediata. Per fare la scelta giusta era necessario venire a patti con la propria morale in ragione dell’interesse militare.

20 pensieri riguardo “Assedi e Bocche Inutili

    1. Hahaha!
      L’articolo è molto bello e interessante (come al solito). E’ un argomento poco trattato, e la situazione descritta è molto angosciante. Immagino che si potrebbe disquisire per ore riguardo alla moralità di una questione simile, di certo non può fare a meno di far sorgere dei dilemmi nel lettore.

  1. Alexander, in realtà l’articolo voleva essere solo un esempio di come sono strutturati i box informativi nel mio libro. L’argomento però è interessantissimo, e consiglio caldamente la lettura dei testi linkati.

  2. Articolo con un’argomento molto interessante e davvero poco conosciuto.

    Al riguardo, volevo chiedere, la “cacciata delle bocche inutili” quanto spesso avveniva? Nella maggior o minor parte degli assedi? Ad esempio nei due assedi di Rodi, se non ricordo male gli Ospitalieri non cacciarono nessuno. Non ne ebbero la necessità visto che più o meno potevano ancora controllare il porto e ricevere rifornimenti? O magari era per non inimicarsi la popolazione che poteva dare un contributo alla difesa?

    1. Non ho una statistica precisa, ma avveniva con una buona frequenza. Spesso però, come hai fatto notare, poteva essere più vantaggioso far rimanere tutti e dare a ognuno di loro un compito preciso. Nell’assedio di Famagosta anche la popolazione, ogni notte, aiutava a riparare i danni subiti nel corso della giornata.

  3. Certo essere una “bocca inutile” non era condizione sufficiente per essere cacciati fuori, altrimenti la padrona avrebbe fatto la stessa fine della cameriera, persino più alla svelta.

      1. Che poi oggi succede un po’ la stessa cosa. Allora ti dicevano che per non pregiudicare la difesa della città dovevano sbatterti fuori, quindi evidentemente tu della città non facevi parte. Ora ti dicono che devi fare sacrifici per favorire la ripresa economica del Paese, quindi evidentemente del Paese non fai parte, visto che la tua condizione economica peggiora ed è considerato normale così 😕

  4. Bravo, bell’articolo! Non basta, ma aiuta: purtroppo gli aspetti degli assedi medievali, moderni ma anche contemporanei sono spesso poco analizzati, a tutto beneficio delle battaglie campali, come se queste fossero l’aspetto principale di una campagna militare.

  5. In effetti anche se guardiamo la storia antica la musica non cambia, nell’assedio di Alesia accadde esattamente la stessa cosa che a Siena, Vercingetorige espulse tutti gli inabili alla guerra dalla città, Cesare non li lasciò passare e morirono tra il vallo e le mura. Colgo l’occasione per fare i complimenti per gli argomenti del sito interessanti e trattati molto bene.

  6. Ottimo articolo, anche se troppo breve. Delle bocche inutili avevo appreso da una puntata di “Pazzi per la storia” quindi in effetti non ha aggiunto molto questo articolo, ma è comunque ben pensato e ben fatto: troppo spesso si parla solo di battaglie campali e non dei retroscena. Potrei suggerirti un articolo che contenga tutte le “bastardate” di guerra più o meno necessarie? Dall’avvelenamento dei pozzi, all’uso di spie, passando per le mine per demolire le mura?

    1. Sono argomenti che ho trattato incidentalmente in altri articoli, ma effettivamente inserirli in una trattazione organica avrebbe i suoi vantaggi. Questo articolo è volutamente breve, a differenza di molti altri presenti sul sito, proprio perché nasce come piccolo ampliamento di un box informativo contenuto in un mio libro. Grazie per essere passato e un saluto.

  7. Ottimo articolo. un altro esempio sulle bocche inutili: durante l’assedio di Alesia da parte di Cesare, vi fu’. chi propose di mangiare vecchi e bambini!!

Lascia un commento