Gli Arabi in Israele: un Documento del 1952 (parte IV)

Dopo aver trattato il background storico di Israele, la guerra del 1948 e l’esodo arabo, il documento Israeliano del 1952 narra la difficile questione della ricostruzione. Ricchissima di dati sull’evoluzione di agricoltura, sistema scolastico e strutture mediche, questa quarta (e penultima) parte è fondamentale per chiunque voglia comprendere a fondo Israele nel periodo 1948-1951.

RICOSTRUZIONE

L’attuale popolazione Israeliana di non-ebrei è di circa 170.000 individui. Di questi, 119.000 sono musulmani, 35.000 cristiani e 15.000 drusi. In base alla loro distribuzione regionale, si tratta di 32.000 abitanti di città, 120.000 abitanti delle campagne e 18.000 nomadi.

VITA RURALE

Sin dall’inizio, il Governo (Israeliano) ha posto in essere degli sforzi particolari per promuovere le attività contadine degli Arabi e ricostruire l’economia dei fellahin, che avevano sofferto in modo acuto la devastazione portata dalla guerra. A parte l’assistenza generale concessa dal Governo a tutti i contadini israeliani  tramite l’assegnazione di sussidi, la distribuzione di semi, il prestito dei trattori, l’estensione dei canali d’irrigazione e l’istruzione in materia agricola, il Ministero dell’Agricoltura ha garantito prestiti speciali ai coltivatori Arabi, senza garanzia, per permettere loro di ripristinare le scorte e accelerare la transizione verso un tipo di agricoltura più intensivo. Con questo fine, durante i primi due anni dello Stato è stato assegnato ai contadini un totale di IL. 183.000 (lira israeliana). Le stime per il 1951/1952 prevedono per questo tipo di prestiti un totale di IL. 200.000.

Il risultato di queste misure è stato quello di ampliare le aree coltivate e irrigate, migliorare le tecniche agricole e introdurre nuove colture nel settore agricolo Arabo. L’area Araba dedicata all’agricoltura secca è passata dai 143.000 dunams del 1948/49 ai 453.000 dunams nel 1949/50, quella dedicata ai vegetali dai 18.000 d. del 1948/49 ai 39.000 del 1949/50 e ai 45.000 d. del 1950/51, quella dedicata al tabacco dai 6.400 d del 1948/49 ai 26.000 del 1949/50 e ai 48.000 del 1950/51. Incrementi simili si sono avuti nelle aree dove si coltivano meloni.

KIBBUTZ URIM, Palestina Mandataria (1 luglio 1947). Un pioniere israeliano si cimenta con le durissime condizioni climatiche della zona. (Photo by Zoltan Kluger/GPO via Getty Images)
KIBBUTZ URIM, Palestina Mandataria (1 luglio 1947). Un pioniere israeliano si cimenta con le durissime condizioni climatiche della zona. (Photo by Zoltan Kluger/GPO via Getty Images)

La crescita di vegetali nei terreni irrigati è salita da 2.500d nel 1948/49 a 6.800 nel 1950/51. Nell’area occupata dalle tribù beduine del Negev, gli aiuti di Stato sono arrivati in modo massiccio nella forma di prestiti all’agricoltura e la fornitura di impiego nei lavori pubblici. Durante la grave siccità del 1950/51, è stata concessa assistenza finanziaria a varie tribù per diminuire le loro difficoltà.

Si sono fatti grandi sforzi anche per incoraggiare la formazione di associazioni cooperative. Fino all’estate del 1951, sono state create 85 cooperative Arabe.

Questo numero include 21 cooperative agricole, con una media di 75 membri ciascuna; 13 cooperative dei consumatori, con una media di 55-60 membri; 8 cooperative per la coltura del tabacco e altre associazioni più piccole. La Federazione Ebraica del Lavoro ha speso delle somme considerevoli per incoraggiare la crescita di un movimento cooperativo arabo, e su questa linea direttiva ha creato il “Fondo per i Lavoratori e i Contadini” (“Sanduq al-Ummal wal-Fallahin”), con un capitale pari a IL. 100.000, per promuovere l’impresa, in particolare quella cooperativa, fra i contadini Arabi. Le cooperative fondate con questo aiuto economico ammontavano a 23, con un totale di 900 membri.

CONDIZIONI CITTADINE

Nelle città i problemi erano ben più difficili da risolvere. Gli Arabi rimasti che erano operai qualificati, artigiani, lavoratori portuali e ferroviari, conducenti, ecc., ebbero in relazione meno difficoltà ad adattarsi alle nuove condizioni. Le page di tali lavoratori sono cresciute in modo progressivo e, ad oggi, sono più alte che in ogni altro paese del Medio Oriente. Per i lavoratori qualificati e molti non qualificati si è raggiunta una parificazione degli stipendi a quelli dei lavoratori ebrei. Nei casi in cui i lavoratori Arabi sono ancora sottopagati – in particolare quelli impiegati presso aziende Arabe – il Governo e la Federazione Ebraica del Lavoro stanno lavorando per arrivare alla piena eguaglianza e i passi in questa direzione sono inequivocabili. D’altro canto però, quegli strati della popolazione Araba cittadina il cui sostentamento economico era basato sulla presenza di una enorme comunità Araba , dovevano cercare altri tipi d’impiego. Le autorità Israeliane hanno fatto ogni sforzo per trovare un lavoro per gli impiegati del precedente governo. Anche gli insegnanti e i religiosi sono stati perlopiù reintegrati nei loro posti di lavoro precedenti.

SALUTE

Ospedali, cliniche e ambulatori, così come i trattamenti medici, sono disponibili per tutti gli abitanti di Israele senza alcuna distinzione. Non ci sono servizi medici separati per gli Arabi, ma il Ministero della Salute dedica una particolare cura ai bisogni della comunità Araba. Nel 1951, ha mantenuto ventinove cliniche nelle aree Arabe, quattro delle quali mobili e due a disposizione, in particolare, delle tribù Beduine del Negev. Gli ospedali nelle aree Arabe contano 365 posti letto, ma gli Arabi sono ammessi, ovviamente, anche negli  altri ospedali. A parte le strutture mediche disposte dal Governo, gli ampi servizi del “Kupat Holim“, il Fondo per i Malati della Federazione Ebraica del Lavoro, sono disponibili a tutti gli Arabi membri della Federazione (circa 11.000) e alle loro famiglie.

SOCIAL WELFARE

Poco dopo la conclusione delle ostilità, nelle aree Arabe sono partite le attività di welfare sociale. Gli uffici, ora arrivati a dodici, sono stati costituiti a Nazareth, Acri, Jaffa, Lydda, Ramle e nei villaggi Arabi in Galilea orientale e occidentale. Visto che erano disponibili pochi impiegati Arabi qualificati per lavorare in questi uffici, sono stati organizzati dei corsi per formare personale Arabo. Tutti i diplomati di questi corsi sono ora impiegati presso il Ministero dei Servizi Sociali. L’assistenza prestata include la distribuzione di cibo, vestiti e scarpe, nonché la cura di bambini, adolescenti, anziani, malati e disabili. Nei villaggi Arabi operano venti centri per la distribuzione del cibo del Ministero, in cui ricevono un pasto 3.000 bambini. In molti luoghi si sono stati organizzati corsi di maglia, elaborazione di cesti e lavorazione della rafia. Presso Acri è stata istituita una pensione per anziani. Dal dicembre 1948 al marzo 1951 il Ministero ha speso IL. 66.863 in servizi sociali per gli Arabi.

EDUCAZIONE

La somma spesa dal Governo di Israele per l’educazione dei bambini Arabi ammontava, per gli anni fiscali 1948-49 e 1949-50, a IL. 200.000 per ciascun anno; nell’anno fiscale 1951-52 a IL. 266.000. Mentre la popolazione Ebraica, durante il Mandato, aveva mantenuto il suo sistema scolastico quasi esclusivamente a proprie spese, quello della comunità Araba dipendeva principalmente dal Governo e dalle missioni straniere. Per le autorità Israeliane era difficile svezzare la popolazione Araba dalle vecchie abitudini. Sotto il “Compulsory Education Act, 1949” di Israele, alle autorità locali era richiesto di sopportare una parte dei costi per l’educazione, per la maggior parte il costo dei viveri e della manutenzione degli edifici scolastici. I villagi Arabi e le municipalità all’inizio ottemperarono a questo requisito di legge in modo del tutto inadeguato, e il Governo di Israele è stato costretto a spendere delle somme importanti per l’educazione primaria degli Arabi, con una spesa per bambino considerevolmente più alta rispetto a quella sostenuta per le scuole Ebraiche. Ad ogni modo, relativamente a questo punto c’è stato un netto miglioramento nel corso degli ultimi due anni.

educazione_obbligatoria_israele_1949
Un estratto del Compulsory Act del 1949. In evidenza l’estensione dell’istruzione obbligatoria dai 5 ai 13 anni, da raggiungersi nell’arco di tre anni.

Nonostante talune difficoltà iniziali, l’educazione primaria Araba in Israele ha fatto notevoli progressi. Mentre il numero delle scuole Arabe era, nel Dicembre 1948, pari a 46, con 186 insegnanti e 7.147 alunni, i numeri corrispondenti per l’anno 1950-51 erano 102 scuole, 628 insegnanti e 26.000 alunni. Fra questi ultimi, si contavano circa 8.700 bambine. Sono numeri, questi, riferiti alle sole scuole pubbliche. Oltre a queste, c’erano circa 40 scuole private, più che altro mantenute da missioni straniere e istituzioni ecclesiastiche, con circa 4.500 alunni. Il totale quindi ammonta a 140 scuole e 30.000 alunni. L’aumento di scuole pubbliche Arabe dalla fine del 1948 all’estate del 1951 è del 122%, quello degli insegnanti è pari al 238%, mentre quello degli alunni è del 240%. Mentre sotto il Mandato c’era solo un alunno per ogni quindici abitanti Arabi, il rapporto in Israele è ora pari a uno ogni sei e mezzo. Sarà ricordato che la percentuale di bambini in età scolastica che ricevevano effettivamente un’educazione era del 48% alla fine del periodo Mandatario. Ora invece è del 71%, se si considera la sola popolazione Araba stanziale, e del 67% se si include la popolazione Beduina. Il Governo di Israele ha ora aperto scuole in 35 villaggi Arabi che non avevano alcuna scuola durante il precedente governo.

Un ulteriore passo in avanti nella sfera dell’educazione è stata l’introduzione di moderni metodi di insegnamento al posto del vecchio e rigido sistema che prima governava l’educazione Araba. Altra innovazione è l’introduzione degli asili, prima quasi sconosciuti alla maggioranza della popolazione Araba. Ad oggi, 4.253 bambini Arabi frequentano asili pubblici. Il periodo dell’educazione primaria, che prima andava dai sei ai dodici anni, è stato esteso dai cinque ai tredici anni. E’ stato attuato un grande cambiamento nell’ambito dell’educazione femminile. Prima, le bambine costituivano solo il 20% degli alunni Arabi; la proporzione è ora salita al 34%. Il Ministero dell’Educazione sta continuando i suoi sforzi per indurre i genitori Arabi a mandare le loro bambine a scuola.

Uno dei cambiamenti più rivoluzionari è stata l’introduzione della co-educazione. Contrariamente alle aspettative, questo ha provocato poca opposizione da parte dei genitori Arabi. Un’altra importante riforma è stata quella che ha abolito le punizioni corporali nelle scuole.

Nell’ambito dell’educazione secondaria, i progressi sono stati più difficili. L’Israel Education Act non si applica alle scuole secondarie. L’obbiettivo della Stato è, per ora, quello di fornire a tutti i bambini, Ebrei e Arabi, una solida educazione primaria. Le scuole secondarie sono lasciate a imprese private o municipali o allo sforzo collettivo dei genitori interessati. La creazione di scuole Arabe secondarie dipende, quindi, sull’iniziativa della stessa popolazione Araba. Le scuole secondarie Ebraiche sono aperte agli alunni Arabi che abbiano una conoscenza sufficiente della lingua Ebraica, e un certo numero di ragazzi Arabi hanno usufruito di questa opportunità. Il Governo sta favorendo la creazione di di scuole secondarie Arabe aprendo classi ulteriori collegate alle scuole primarie. Ha anche istituito uno speciale esame di ammissione per gli studenti Arabi con lingua e letteratura Araba come materie d’esame principali. Circa dieci studenti Arabi si sono immatricolati presso l’Università Ebraica di Gerusalemme. Il Governo ha inoltre aperto classe serali per i ragazzi Arabi lavoratori. Nel 1951 queste classi erano collegate a otto scuole primarie ed erano frequentate da circa 400 studenti.

Il progresso dell’educazione Araba è pesantemente intralciato dalla mancanza di insegnanti qualificati. Nelle more dell’istituzione di un Seminario per Insegnanti Arabi, i cui piani sono già pronti, sono stati organizzati dei corsi preparatori per l’addestramento degli insegnanti Arabi. In questi corsi, fino ad oggi, hanno ricevuto un addestramento base 107 insegnanti, uomini e donne. Quasi tutti i diplomati in questi corsi insegnano ora nelle scuole primarie Arabe.

29 pensieri riguardo “Gli Arabi in Israele: un Documento del 1952 (parte IV)

      1. Felice di vederti qui Good,
        Alcune citazioni della Commissione Peel finiranno nel volume definitivo che comprenderà tutte e cinque le parti del documento. Hai fatto bene a linkare l’articolo, visto che tratta una questione sconosciuta ai più. Ma che vuoi farci, quando si tratta di complotti giudaici sono tutti pronti a sguazzare, mentre se si parla di fonti è meglio passare la mano…

  1. A me è garbata assai.

    Tra l’altro, in tema con l’articolo: dopo questo documento ne sono stati prodotti altri simili ma che trattano di anni più recenti?

    E sarei anche curiosa di sapere cosa di preciso (per quanto si possa parlare di “precisione” in questi casi) si è inceppato in un processo d’integrazione che sembrava fatto con tutti i crismi. Le reazioni della popolazione ebraica erano ostili nonostante il governo? La porzione araba non si fidava e ha continuato a non fidarsi?

  2. I problemi degli Arabi Israeliani erano dovuti a un concerto di cause: la continua sensazione che i vicini arabi li avrebbero sempre trattati come dei traditori (specie in caso di future invasioni), il basso livello culturale in cui si trovava la maggior parte della popolazione, la completa esclusione della donna dalla vita sociale e istituzionale, la mancanza della proattività che caratterizzava gli ebrei, ecc.

  3. A proposito dei “palestinesi”, ho letto su un blog filo-israeliano che in realtà sono arrivati dopo lo stanziamento dei primi coloni ebraici. Davano come prova l’etimologia dei vari cognomi “palestinesi”, che spesso si rifacevano a una città della siria o dell’iraq, però questo, per usare termini polizieschi, mi sembra più un forte indizio che una prova di colpevolezza. Ti chiedo, c’è qualche censimento o documento o testimonianza che conferma questa versione?

    1. Leggendo anche le altre parti del documento dovresti farti un’idea più chiara (ci sono delle tabelle con i censimenti di inizio xx secolo).

      Per caso sei quello che ha recensito il mio libro di Amazon?

  4. Ti riferisci alla tabella della prima parte? Purtroppo non risponde alla mia domanda perché (scusa mi sono dimenticato di dirlo prima) quel sito diceva che questa immigrazione non era avvenuta ai tempi del mandato britannico, ma addirittura alla fine dell’ottocento, quando c’era ancora l’impero ottomano. Di conseguenza i dati anagrafici degli anni venti non possono aver registrato questo spostamento.
    Comunque facendo una ricerca più approfondita ho trovato articoli più approfonditi su questo aspetto, anche se non so se gli elementi che portano siano prova storica.

    Comunque, si sono io quello che ha scritto la tua recensione su amazon. Mi interessa più la storia moderna che quella antica, ma ti ho recensito perché mi è piaciuto il tuo nuovo modo di approcciarti alla storiografia: tieni sempre al centro di tutto la fonte (o le fonti) storica, sia quando riadatti i testi per zweilawyer historica sia quando pubblichi un articolo su un avvenimento storico qui sul blog. Da uno che si interessa di storia ho notato che questo approccio è molto conveniente per i fruitori, visto che limita tantissimo (o elimina del tutto) le mistificazioni storiche.

  5. Grazie ancora, quello che dici sulla serie ZH rende in modo piuttosto preciso il proposito alla base della collana.

    Tornando alla questione della migrazione in palestina di arabi provenienti da paesi limitrofi, specie fra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900, fu dovuta in gran parte al miglioramento economico e tecnologico portato dagli ebrei. Mancando molti dati relativi ai trasferimenti di popolazione interni all’Impero Ottomano, non è facile stabilire l’effettiva magnitudine di questi flussi, ma demografi come U.O. Schmelz e Roberto Bachi (direttore dell’Istituto centrale di statistica israeliano dal 1949), hanno pubblicato diversi lavori sull’argomento.

  6. Hai veramente la faccia come il culo. Manca solo un delirio sul popolo palestinese che non esiste e poi veramente siamo a posto. SPERO SARAI ANCORA VIVO QUANDO LA PALESTINA TORNERA’ AI SUOI LEGITTIMI PROPRIETARI ARABI.

  7. Manca solo un delirio sul popolo palestinese che non esiste e poi veramente siamo a posto.

    Delirio? Mica tanto.
    L’uso del termine “palestinesi” è iniziato a entrare in gioco a cavallo tra gli anni ’30 e ’50. Prima si usava solamente il termine “arabi” (corretto).
    Tanto per fare un esempio l’edizione del 1911 della Encyclopedia Britannica elenca una cinquantina di gruppi etnici che vivevano nel Sangiaccato di Gerusalemme, tra i quali Beduini, circassi, EBREI, cristiani e ARABI. Non c’era nessun gruppo chiamato “palestinesi”.
    Roba vecchia?
    Dopo la I° guerra mondiale le elite cristiane e musulmane della palestina si riunirono per stabilire che fare della loro terra. Ecco cosa dissero:
    “We consider Palestine as part of Arab Syria as it has never been separated from it at any time. We are connected with it by national, religious, linguistic, moral, economic, and geographical bonds.”

    Ahmed Shuqeiri, futuro fondatore dell’OLP, ribadì lo stesso concetto davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU: “Such a creature as Palestine does not exist at all. This land is nothing but the southern portion of Greater Syria…”

    Illuminante è l’intervista di Zahir Muhsein fatta ad un quotidiano nel 1977:
    “The Palestinian people does not exist. The creation of a Palestinian state is only a means for continuing our struggle against the state of Israel for our Arab unity. In reality today there is no difference between Jordanians, Palestinians, Syrians and Lebanese. Only for political and tactical reasons do we speak today about the existence of a Palestinian people, since Arab national interests demand that we posit the existence of a distinct ‘Palestinian people’ to oppose Zionism for tactical reasons, Jordan, which is a sovereign state with defined borders, cannot raise claims to Haifa and Jaffa. While as a Palestinian, I can undoubtedly demand Haifa, Jaffa, Beer-Sheva and Jerusalem. However, the moment we reclaim our right to all of Palestine, we will not wait even a minute to unite Palestine and Jordan.”

    Loro non si ritenevano palestinesi. Lo fanno solo OGGI per convenienza e calcolo politico. Bene, per me sono e rimarranno arabi. 😉

    SPERO SARAI ANCORA VIVO QUANDO LA PALESTINA TORNERA’ AI SUOI LEGITTIMI PROPRIETARI ARABI.

    E per farne cosa, di grazia?
    Dal 1500 al 1900 ci sono una sfilza di testimonianze di visitatori che trovarono la Palestina spopolata, desertica e piena di miseria.
    Nel 1913 la British Royal Commission notò che solo con l’arrivo dei pionieri ebrei (pardon, sionisti) si pose fine alla stagnazione di quella terra. Oggi Israele è la nazione più moderna del MO. Non è un caso.

    1. Ciao Ishamael e benvenuto,
      non posso che concordare con quanto hai scritto. Per quanto questo sia uno degli articoli più odiati del sito, penso che un lavoro di sistematizzazione e traduzione (ove necessario) delle fonti relative alla storia della Palestina sia sempre più urgente.

      Un saluto
      Zwei

  8. Voi siete fuori di testa. Vi lascio al vostro negazionismo da due soldi. Peccato non sia un reato.
    LA PALESTINA AI PALESTINESI: TUTTA LA PALESTINA, ANCHE QUELLA OCCUPATA DALLO STATO ABUSIVO CREATO DA UN POTERE COLONIALE, E QUINDI ILLEGITTIMO.

  9. Giusto: il diritto all’autodeterminazione ce l’ha solo chi pratica l’agricoltura intensiva. Chi pratica la pastorizia o un’agricoltura di sussistenza merita di essere espropriato della terra in cui vive da una potenza coloniale illegale a favore di cittadini stranieri. Che la Palestina torni ad essere araba è inevitabile e naturale, essendo Israele una forzatura storica nata solo grazie alle gesta della più grande entità criminale della storia (l’Inghilterra coloniale). Del resto abbiamo già l’esempio dei regni crociati in Terra santa durati anche secoli, ma cmq alla fine inevitabilmente caduti, essendo appunto forzature. Io dal canto mio spero che il ritorno della Palestina agli arabi avvenga in modo graduale e senza violenza. Ma spero altresì che voi e i sostenitori dei criminali siano vivi per goderselo.

  10. Ormai non ha neanche più senso rispondere a queste persone. Studio la storia mediorientale da quanto, 15 anni?, e comunque avrò sempre delle lacune. Poi arriva il solito “esperto” che liquida la questione con quello che è successo dal 1948 a oggi, scordandosi i 1300 anni precedenti. E’ semplicemente assurdo.

    Comunque, visto che nessuno potrà mai decidere fino a quando bisogna far scorrere indietro l’asticella della cronologia di un luogo per decidere se questo appartenga a un popolo a un altro, la soluzione a queste pretese deve essere necessariamente diversa. Chi può sostenere con certezza che l’Egitto debba essere degli ottomani, dei popoli della penisola araba che sostituirono in buona parte la popolazione greco-romana, dei greco-romani o dei discendenti dei faraoni? E cosa vogliono i beneventani di origine longobarda? Fuori dalle scatole, tornassero nelle foreste germaniche assieme ai discendenti di Teodorico e degli altri barbari! E vogliamo parlare di Costantinopoli, ottomana da soli 550 anni? Perché non farla tornare in mano ai greci?

    L’unico metro di giudizio che possa valere nel caso di uno stato, o se vogliamo abbandonare il profilo giuridico, di una nazione, è questo: la terra è di chi se la prende e di chi sa tenersela. Più studio, più analizzo le situazioni presenti e passate in cui si sono trovati i popoli della terra, più capisco che è così. E a nulla valgono le sovrastrutture internazionali e gli altri orpelli istituzionali che tanto ci piacciono. Fra 1000 anni, quando l’Italia magari sarà un paese popolato da nordafricani da tre o quattro secoli, sarà giusto così, perché vorrà dire che sono stati in grado di prendersi la penisola e di tenersela.

  11. Voi siete fuori di testa. Vi lascio al vostro negazionismo da due soldi. Peccato non sia un reato.
    LA PALESTINA AI PALESTINESI: TUTTA LA PALESTINA, ANCHE QUELLA OCCUPATA DALLO STATO ABUSIVO CREATO DA UN POTERE COLONIALE, E QUINDI ILLEGITTIMO.

    Creato da un potere coloniale? Immagino che tu stia parlando dell’Inghilterra.
    Bè ci sono cattive notizie per te. La nascita dello Stato d’Israele non è stato un atto d’imperio della corona inglese ma nacque un voto ONU e pertanto legittimo.
    Ti rinfresco la memoria:
    33 voti favorevoli (tra cui spicca anche il voto favorevole dell’URSS),
    13 contrari (Afghanistan, Cuba, Egitto, Grecia, India, Iran, Iraq, Libano, Pakistan,Arabia Saudita, Siria, Turchia, Yemen.)
    10 astenuti (nei quali si trova a sorpresa l’UK, la tua potenza coloniale)

    Ovviamente dicendo che quel voto è illegittimo mi chiedo con quale faccia riterrai valida un’eventuale risoluzione ONU che sancisca la nascita dello Stato di Palestina….

    Ciao Ishamael e benvenuto,
    non posso che concordare con quanto hai scritto.

    Ti ringrazio Zwei e ancora complimenti per il sito. 🙂

    Per quanto questo sia uno degli articoli più odiati del sito, penso che un lavoro di sistematizzazione e traduzione (ove necessario) delle fonti relative alla storia della Palestina sia sempre più urgente.

    Verissimo.
    In particolare noto che in giro c’è una confusione pazzesca sulla nascita dell’attuale M.O, le motivazioni, le dinamiche che portarono a quei confini sono praticamente sconosciuti a più
    Dovresti realizzare qualche articolo in merito 😉

    P.S:Buone feste a te e alla tua famiglia

  12. Già e fecero anche un referendum vero? Il fatto che la popolazione su cui la decisione avrebbe avuto effetto non voleva uno stato ebraico non conta nulla, no? E cmq la base della nascita del cosiddetto israele è la dichiarazione Balfour, un documento illegale e illegittimo. Per cui illegale e illegittimo è tutto ciò che ne deriva. L’Inghilterra, resosi conto di quel che aveva fatto cercò di salvare la faccia astenedosi dalla votazione-farsa.
    Zwei: credo e spero che non sia vero che studi la storia del M.O. da 15 anni. Perchè se così fosse e stai a questi livelli dovresti preoccuparti seriamente. la terra è di chi se la prende e di chi sa tenersela: complimenti, ottimo metro di giudizio! Saresti un grande sostenitore della Francia occupata dai nazisti e dei nazisti in generale, quindi: dopotutto loro le terre se le prendevano e se le sapevano tenere. Prendo nota che se Hitler non avesse invaso la Russia saresti un grande sostenitore dell’occupazione nazista dell’Europa. E ovviamente, va da sè, sarai anche un estimatore degli australiani sterminatori degli aborigeni e degli americani sterminatori di indiani. Se la sono presa e se la sono tenuta! Complimenti, bella personcina veramente!

  13. Cmq parlatemi un po’ delle popolazioni che non praticano l’agricoltura intensiva che perdono il diritto all’autodeterminazione a favore di stranieri che la praticano! Dai, fatemi fare qualche risata che tanto fino alle 19 non ho niente da fare! Anche la storia degli stranieri che portano benessere e ricchezza ai palestinesi è divertente! Scommetto che un altro po’ e li dovranno ringraziare per averli colonizzati?

  14. Ti ho spiegato la realtà storica, non l’ho giustificata. Ogni territorio è stato di qualcun altro, e infatti non hai risposto alla mia domanda. Come tutti quelli cui l’ho posta.

    @ishamael
    Grazie e buone feste

  15. I popoli che subiscono quel che tu ritieni naturale hanno diritto di ribellarsi e imbracciare le armi o devono subire in silenzio? Cmq l’avere ammesso che ci fu di fatto un’invasione in Palestina di gente che aveva l’obiettivo di colonizzare il territorio su cui viveva da secoli un’altra popolazione sul modello di quanto avvenuto in Australia e nelle Americhe è già un passo avanti. Si tratta poi di sensibilità personale: io sono e sarò sempre dalla parte di chi subisce invasioni e genocidi. Tu e quello dell’agricoltura intensiva sarete dalla parte del più forte.
    Cmq il concetto dell’agricoltura intensiva come dirimente tra l’avere diritto all’autodeterminazione e non averlo è una perla rara. Grazie a Ismahyl per le risate.

    1. io sono e sarò sempre dalla parte di chi subisce invasioni e genocidi

      commendevole dichiarazione di intenti, questa. Ma…

      1) cosa mi dici degli attentati, dei continui lanci di razzi kassam, della (a dir poco) imbarazzante mancanza di presa di distanza delle autorità Palestinesi di fronte a questi fenomeni?

      2) per tacere del fatto che (l’ultima volta che ho controllato) la “carta per la liberazione della Palestina” espressamente statuisce IN PIù PUNTI la necessità della distruzione dello Stato di Israele?

      3) non hai ancora risposto alle domande di Zwei…

      Potrei continuare, volendo. Ma non credo che ne valga la pena, né che tu abbia argomenti validi (aldilà di un generico agitare la kefiah urlando “Israele assassino”).

  16. L’ignoranza è da sempre l’origine del male.
    Israele ha diritto di esistere, storico e morale.
    Il dramma dei profughi palestinesi è il risultato della sempiterna incapacità araba di una politica seria,
    del loro continuo conflitto tribale e l’utilitarismo di usare i profughi come miccia perenne contro gli ebrei.
    Non sono ebreo, ma non ho dubbi sul mio appoggio. Chi nega il diritto di esistere ad Israele è solo mosso dal
    secolare odio per gli ebrei. Solo un sentimento così viscerale può giustificare la cecità nel leggere la storia.

  17. Ciao Z, articolo molto interessante, specialmente nella parte relativa all’educazione. Magari lo saprai già, ma nel caso contrario mi permetto di segnalarti questo:

    http://www.progettodreyfus.com/la-bandiera-della-palestina-del-1939/

    Non so quanto possa essere attendibile come documento, ma porrebbe una seria ipoteca su tutta una serie di rivendicazioni degli arabi di Palestina. Viene poi in mente come l’Europa antisemita dell’epoca fosse usa ammonire gli ebrei a tornare in Palestina. Tornare. Ed anche il fatto che fino al ’48, dare del palestinese ad un arabo fosse considerato alla stregua di un grave insulto. La tua opinione?

    1. Seguo molto il Progetto Dreyfus. Sono ragazzi preparati che combattono una dura battaglia contro la disinformazione. Quella bandiera è uno dei tanti tasselli (neanche uno dei più importanti) che ci mostra quale fosse la concezione di Palestina nel mondo prima della WWII.
      Le mie fonti preferite comunque sono quelle dei viaggiatori europei dei secoli scorsi, che descrivono un territorio arido e quasi abbandonato. Purtroppo molti scrittori antisionisti le hanno fatte passare come propaganda sionista e fatte cadere nel dimenticatoio. In uno dei prossimi post riporterò decine di articoli tratti da l’Unità che dimostrano in modo inequivocabile come l’abbandono di certe posizioni favorevoli a Israele (basate sulla storia) sia dovuto esclusivamente al cambio di rotta dell’URSS, seguito (bravi cagnolini!) a ruota da molti pennivendoli italiani.

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