Le Notizie Archeologiche Più Interessanti del 2014 (gennaio)

1. La Più Antica “Tavola Pitagorica” a base 10

I cinesi hanno tuttora una supremazia quasi assoluta alle olimpiadi di matematica e questo ritrovamento, risalente a 2.300 anni fa, sembra confermare il loro rapporto privilegiato con i numeri. Il merito della scoperta va alla Tsinghua University di Pechino, che dopo anni di lavoro è riuscita a ripulire e ricostruire duemilacinquecento strisce di bambù arrivate in donazione. 21 di queste contengono solo numeri, si tratta in pratica di una tavola pitagorica molto simile a quelle moderne. La riga più in alto e quella più a destra contengono gli stessi numeri: 0,5; i numeri da 1 a 9; i multipli di 10 fino a 90.

Benché sia giunta ai giorni nostri un’ analoga tavola babilonese di 2.000 anni più vecchia, quella cinese è la più risalente per quelle a base 10. [stextbox id=”alert” caption=”L’errore di un copista”]In realtà, la definizione esatta sarebbe “tavola di moltiplicazione”, poiché il nome “tavola pitagorica” è dovuto a un banalissimo errore di trascrizione. Come spiega bene Luca Nicotra della Bocconi: “Nel riprodurre successivamente il manoscritto dell’Ars Geometrica di Boezio, il copista, per errore, sostituì l’abaco neopitagorico con la comune tavola di moltiplicazione, di aspetto assai simile, conservando però per quest’ultima il nome di Tavola Pitagorica, che invece designava l’abaco neopitagorico. Dunque, la tavola di moltiplicazione che tutti noi conosciamo come Tavola Pitagorica non deve il suo nome né a Pitagora né ad aluno dei suoi seguaci, bensì soltanto a un errore di trascrizione. Il primo a rilevare l’errore è stato Mannert nel 1801 (“De numerorum, quos Arabicos vocant, vera origine pythagorica”, Norimberga, 1801)”[/stextbox]

2. Tagliatori di Teste Romani

Quando, trenta anni fa, vennero scoperti presso le Mura di Londra 39 teschi e una gamba risalenti al periodo romano. Nonostante i legionari fossero particolarmente avvezzi a fare gran mostra di capocce nemiche (vedi particolare della Colonna di Traiano qui a sinistra), gli archeologi pensavano si trattasse di reperti spostati lì da un’alluvione. Le moderne tecniche di indagine hanno però confermato che, in linea con le odierne pratiche dei cugini musulmani, i Romani non disdegnavano mozzare capi qua e là per mostrarli come trofei di guerra. In Britannia, la pratica era abbastanza comune sopratutto vicino al Vallo di Adriano e a quello di Antonino Pio. Nell’intervista, la ricercatrice Rebecca Redfern pone l’accento per ben due volte sul “livello della violenza” fatta a quelle ossa. A uno dei poveri barbari, forse per la foga del legionario, venne amputata anche buona parte della mascella. Hardcore. [stextbox id=”alert” caption=”Piovono Teste”]Oltre alle testimonianze, artistiche e letterarie, di decapitazioni di nemici e prigionieri, bisogna ricordare che i Romani usarono spesso la decapitazione come pena capitale per i cittadini (specie nelle guerre civili del I sec. a.C.). A Marco Mario Gratidiano, nipote di Mario, furono rotte le gambe e cavati gli occhi prima della decapitazione sul Gianicolo (avvenuta per mano di Catilina, almeno secondo Cicerone). Sempre su ordine di Silla, Gaio Marcio Censorino fu decapitato e la sua testa recapitata a Gaio Mario il Giovane e alle sue truppe presso Palestrina (atto che portò a una diserzione in massa). Non parliamo poi del buon Cicerone, cui furono tagliate testa e mani dai sicari di Antonio. Cassio Dione riporta un particolare ancora più macabro: Fulvia, la moglie di Antonio, prese la testa di Cicerone, gli tirò fuori la lingua (il mezzo della sua eloquenza) e iniziò a pugnalarla con il fermacapelli.[/stextbox]

3. I Cartaginesi Sacrificavano i Figli 

In guerra la propaganda è importante. Il nemico deve sempre passare per mostruoso ed inumano, a prescindere dal fatto che lo sia davvero. I giapponesi-scimmia dei manifesti americani della Seconda Guerra Mondiale e gli ebrei nasuti e deformi rappresentati dai nazisti sono solo casi recenti, visto che anche in epoca romana le cose andavano allo stesso modo. I Cartaginesi furono spesso accusati di offrire i propri figli in sacrificio alle divinità… beh, oggi sappiamo che era vero. Josephin Quinn, studiosa di Oxford, non ha dubbi: “Quando si mettono insieme tutte le prove -archeologiche, epigrafiche e letterarie – le conclusioni sono schiaccianti e, noi crediamo, definitive : i Cartaginesi uccidevano i propri figli, e basandosi sulla prova delle iscrizioni, non solo come offerta per favori futuri, ma anche per adempiere ad un voto già fatto“. Lo studio, incentrato sui Tofet (santuari a cielo aperto ove si facevano sacrifici umani e animali), sembra sorpassare definitivamente la storiografia degli anni ’70, tesa a dimostrare che tutte le testimonianze sui sacrifici fenicio-cartaginesi fossero falsi o manipolazioni voluti dai porci imperialisti romani. Per chi fosse interessato a una linea storiografica più moderata, segnalo questo articolo del 2010. [stextbox id=”alert” caption=”Una Testimonianza”]Le deduzioni del gruppo di lavoro di Oxford sembrano quindi confermare quanto riportato da Erodoto e da altri storici. Diodoro Siculo nel I secolo a.C. precisava: “(a Cartagine) C’era una statua di Cronos in bronzo, dalle mani stese con le palme in alto e inclinate verso il suolo, in modo che il bambino posto su esse rotolava e cadeva in una fossa piena di fuoco”.[/stextbox]

 4. Il Sangue dei Neanderthal

Channel-4-Neanderthal-2000Forse la scoperta più interessanti e meno politicamente corretta degli ultimi tempi. Lo studio, condotto da Benjamin Vernot e Joshua Akey dell’Università di Washington, dimostra che europei e, in minor misura, asiatici hanno preservato il 2-4% del DNA neanderthaliano. Homo sapiens e neanderthalensis non ebbero infatti problemi ad accoppiarsi fra di loro e a fare quindi in modo che quest’ultimo ci lasciasse parte del suo codice genetico. Ad oggi, gli studiosi hanno scoperto che il materiale genetico dei Neanderthal ha prodotto profonde modifiche all’originale sapiens sapiens, a partire dal colore della pelle e per finire con la resistenza o predisposizione a talune malattie. La ricerca sta andando avanti. Io scommetto che ci saranno enormi polemiche. [stextbox id=”alert” caption=”Tutti abbiamo un po’ di sangue Neanderthal… o quasi”]Parlando di polemiche, mi sento di citare Svante Pääbo, direttore del dipartimento sull’evoluzione del Max Planck Institute for Evolutionary Antropology di Lipsia e responsabile di uno studio analogo del 2010: «Questo significa che ognuno di noi, se non è africano, porta un po’ di Dna di Neanderthal. E che neanderthaliani e uomini di tipo moderno s’incrociarono in Medio Oriente fra 100 mila e 50 mila anni fa, prima cioè che questi ultimi si diffondessero in Asia e Melanesia». Ebbene sì. [/stextbox]

13 pensieri riguardo “Le Notizie Archeologiche Più Interessanti del 2014 (gennaio)

  1. Avevo letto qualche mese fa che dal punto di vista delle nuove conoscenze genetiche risulta del tutto arbitrario classificare tutti gli uomini moderni sotto l’unica specie Homo Sapiens Sapiens e l’Homo Sapiens Neanderthalensis come una specie diversa, visto che gli europei risultano più geneticamente affini ai Neanderthal di quanto lo siano ai parenti africani. Dal punto di vista affettivo, l’idea che i Neanderthal non si siano estinti senza lasciare traccia mi rende felice 🙂

  2. quella dei Neanderthaliani già la sapevo, ma mi rende felice che la teoria sia consolidata e goda del consensus della comunità scientifica.

    Cmq, begli articoli, as usual.

    Grazie Zwei

    P.S. si aspetta con ansia il IV di Zodd, sappilo 😛

  3. prima volta che scrivo, nonostante segua costantemente da tempo il blog, quindi innanzitutto complimenti Zwei!
    Volevo sapere cosa ne pensi (se ne hai mai sentito parlare) della teoria per la quale l’ibridazione sapiens neanderthal non sarebbe avvenuta per lo spostamento in europa del sapiens ma dallo spostarsi in nord africa, medio oriente dei neanderthal. Questo per via delle migrazioni verso sud dei neanderthal dovute alle glaciazione e il conseguente avanzare nel nord dei ghiacci. Di conseguenza in europa sarebbe poi arrivata una specia diciamo già modificata.
    A sostegno di questa teoria, inoltre, viene portato il fatto che i neanderthal erano fisicamente robusti, forse più dei sapiens, e adattati perfettamente, per via delle migliaia di anni di permanenza, all ambiente europeo a differenza dei sapiens, quindi non si capisce perché avrebbe dovuto avere la peggio chi era già abituato a starci rispetto al nuovo arrivato.
    Quindi per farla breve noi europei siamo più neanderthal di quanto pensiamo, forse più di quanto siamo sapiens.

  4. Benvenuto!
    Il luogo più probabile di ibridazione penso possa essere stato il medio oriente, dove sono stati trovati alcuni fossili di Neanderthal. Da lì gli ibridi devono aver cominciato a diventare la specie dominante in europa e parte dell’asia. Il problema, come ho già detto, è che dovremmo eliminare il politicamente corretto dalla ricerca scientifica. E’ un boccone amaro da digerire, ma le ultime scoperte nel campo della genetica mostrano che le popolazioni che consideriamo “civilizzare” hanno una percentuale di DNA N. compresa fra il 2 e il 4%, mentre quelle subsahariane e aborigene hanno lo 0%. Se vuoi la mia opinione, non penso che il mondo sia ancora pronto per prendere questo come semplice dato scientifico. Strumentalizzarlo per giustificare politiche segregazioniste o qualcosa di simile mi sembra piuttosto probabile.

  5. si, sicuramente come dici tu questa scoperta verrebbe strumentalizzata per fini segregazionisti o simili, però, almeno dal mio punto di vista, e’ veramente interessante. Possibile che a quasi la totalità delle persone non interessi? C’è ancora lo streotipo neanderthal troglodita contro sapiens già moderno e civile… Quando i neanderthal, solo per dirne una avevano il 10% di massa celebrare in più.
    La nostra pelle o i nostri capelli, diversi dagli africani, dipendono da loro altro che da cambiamenti per via del diverso clima o ambiente come ci hanno detto da piccoli per il “volemose bene”.

    1. Ieri su Rai 3 hanno trasmesso una puntata di Ulisse sull’uomo di Neanderthal e il Sapiens dove sono è stata appunto spiegata l’ibridazione tra le due specie. Sul Neanderthal hanno dato una descrizione diversa dal solito, evidenziando le caratteristiche fisiche favorevoli agli ambienti rigidi, per certi versi migliori di quelle del sapiens, come la massa muscolare più sviluppata, che oltre alla forza conferiva una miglior resistenza al freddo, assieme alla propensione all’accumulo di grasso. Inoltre hanno mostrato come l’area prefrontale del cervello avesse dimensioni analoghe a quella del Sapiens e che l’area visiva era più sviluppata.

      Insomma mi pare che l’argomento sia stato trattato senza inibizioni di sorta né concessioni al politicamente corretto, il tutto in prima serata su una rete Rai. Non siamo presi così male dai 🙂

  6. Io sono nubbo ma quindi in pratica mi pare di capire che non sia stato tanto l’ambiente a influire sui tratti razziali quanto i tratti razziali a definire l’ambiente dove stabilirsi?

  7. E’ una questione spinosa dove credo sia più semplice ritenere che siano vere entrambe le due possibilità: sia che l’ambiente influisce sulla genetica sia che la genetica determina l’ambiente in cui un essere umano si troverà più a suo agio.

    Il punto è che i primi gruppi umani giunti in specifiche regioni, portando dietro un corredo genetico pensato per la vita nelle regioni di provenienza, sono riusciti ad adattare la propria genetica alle condizioni incontrate in tempi relativamente brevi (rimanendo sempre sulle decine di migliaia di anni) poi quando hanno ripreso a muoversi hanno portato con sé queste caratteristiche passandole a discendenti che si sono ritrovati a possedere caratteristiche genetiche più adatte per regioni diverse rispetto a quella natale.

    Comunque non credo questa scoperta influirà in qualche modo sulle future discriminazioni. Di solito i puristi della razza badano poco a quisquilie come l’evidenza scientifica

  8. Ti seguo su anobii e disquis da pochi mesi ma ho divorato il tuo blog in meno di una settimana. Volevo farti i complimenti per Zodd, uno dei pochi libri ad avermi dato una complete assuefazione già alla prima pagina. Sembra di leggere Edward Lee prestato al fantasy. Devi assolutamente pubblicarlo che Spacka.

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