gli arabi in israele

Gli Arabi in Israele: un Documento del 1952 (parte II)

Continua la traduzione del documento Arabs in Israel del 1952. Nella prima parte abbiamo visto la situazione socio-economica di Israele dopo la Seconda Guerra Mondiale ed il rifiuto, da parte degli Arabi, del piano di partizione previsto dall’ONU nel 1947. In tutto questo, l’Autorità Mandataria inglese iniziò a sequestrare le armi degli ebrei e a rifornire le milizie arabe (come dimostrato anche da un articolo de L’Unità riportato qui sotto). 

2. LA GUERRA CONTRO ISRAELE

Nella Guerra Arabo-Israeliana, vanno distinte quattro fasi principali. In tutte, ad eccezione dell’ultima, quella dell’invasione della Palestina da parte degli eserciti degli Stati confinanti, gli Arabi di Palestina guidarono le operazioni.

Gli abitanti della Palestina quasi due anni prima del Piano di Partizione ONU

Dal Dicembre 1947 al Gennaio 1948 la campagna Araba fu sotto forma di attività sporadiche di guerriglia analoghe a quelle degli scontri del 1936-1939. Ci furono attacchi a sorpresa nei confronti di colonie ebraiche isolate, quartieri ebraici e convogli ebraici. Ci furono anche saccheggi ed incendi di proprietà ebraiche, negozi e magazzini situati nei quartieri Arabi. Questa fase fu portata avanti esclusivamente dagli Arabi Palestinesi, sebbene parte delle risorse economiche e degli equipaggiamenti militari provenissero dai vicini paesi Arabi. Anche la popolazione Araba diede rifugio, armi e cibo ai combattenti. Gradualmente, lo scontro crebbe in termini di obbiettivi ed intensità. Divenne pericoloso per qualsiasi Ebreo allontanarsi dalle aree ebraiche. In tutto il paese gli attacchi ai trasporti ebraici, ai villaggi e ai quartieri cittadini divennero all’ordine del giorno. La strada Gerusalemme – Tel Aviv, la zona di confine fra Jaffa e Tel Aviv, i settori ebraici di Haifa e le colonie agricole nel Negev divennero gli obbiettivi principali. Il trasporto su strada ebraico subì imboscate con gravi perdite in termini di vite umane.

L’accesso al Quartiere Ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme, all’Università e all’Ospedale Hadassah sul Monte Scopus non erano più sicuri. Le sparatorie ai confini degli insediamenti Ebraici divennero continui e provocarono perdite pesanti. Ben presto lo scontro iniziò ad interessare anche la Valle di Jesreel ed i settori Ebraici di Galilea e nelle Valle del Giordano. Nel giro di poche settimane tutto il paese di trovò in stato di guerra.

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volontari arabi raggiungono la Palestina

La campagna fu contraddistinta sin dall’inizio da un’intensità e una violenza senza precedenti. Il fine ultimo non era quello di una vittoria militare e politica sugli Ebrei, ma il loro completo annientamento o cacciata. Era una guerra ad oltranza a cui presero parte tutti i segmenti della comunità Araba. Un’affermazione, fatta da Azzam Pasha, Segretario Generale della Lega Araba, il 15 Maggio 1948, all’inizio dell’invasione generale, rende bene lo scopo finale dell’offensiva Araba:

Questa sarà una guerra di sterminio ed un massacro memorabile, di cui si parlerà come dei massacri dei Mongoli e delle Crociate.

BBC news broadcast

Affermazioni simili abbondavano nella stampa Araba e nelle trasmissioni provenienti dai paesi Arabi. Le forze della guerriglia Araba mostrarono sin dall’inizio una crudeltà barbara e un completo disprezzo per le regole di guerra. Non prendevano prigionieri. Se una forza ebraica veniva circondata, la massacravano fino all’ultimo uomo. I feriti venivano mutilati e lasciati a morire sul campo di battaglia. I morti erano mutilati nei modi più ributtanti. Le fotografie dei corpi mutilati venivano stampate in appositi album e vendute per le strade di Gerusalemme. In una intervista di Fawzi al-Qawuqji al rappresentante del giornale parigino “Le Monde”, egli ammise chiaramente che gli Arabi non avevano nessuna considerazione per le regole di guerra. “Gli Ebrei non possono essere considerati una nazione come Americani o Cinesi; loro sono solo predoni cui non si applicano le regole di legge” (citato in “as-Sarih”, 16 Febbraio 1948). Qualsiasi villaggio o quartiere cittadino ebraico che fu occupato dalle forze Arabe nel corso della guerra, come il Quartiere Ebraico nella Città Vecchia di Gerusalemme, i villaggi del settore di Kfar Etzion a sud e di Ataroth e Neve Yaacov a nord di Gerusalemme, l’insediamento di Beit Haarava nella porzione più a nord del Mar Morto, venne spazzato via.

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Un articolo, apparso su L’Unità il 28 febbraio 1948, dove si conferma che gli Inglesi sequestrarono le armi agli ebrei mentre continuarono a fornirle agli arabi. Incredibilmente, proprio l’Unità si auspica un intervento degli USA! Se solo i nostri giornalisti studiassero di più!

La Risoluzione dell’Assemblea Generale del 29 Novembre 1947 aveva avvisato che, dopo la divisione della Palestina, ci sarebbero stati Arabi in Israele ed Ebrei nello Stato Arabo. Ad oggi in Israele vivono 170.000 Arabi. Nelle parti della Palestina finite sotto il controllo Arabo non è rimasto un solo Ebreo.

La seconda fase dell’attacco Arabo contro gli Ebrei iniziò nel Febbraio 1948, quando “l’Esercito di Liberazione” Arabo invase la Palestina da nord. Questa forza constava in buona parte di Arabi Palestinesi immigrati in Siria e Libano per ricevere un addestramento militare. Né questo “Esercito di Liberazione” poteva operare nella vasta area fra il confine Libanese e Nablus, ove esercitava il controllo, senza la cooperazione attiva ed il supporto della popolazione Araba. La guerriglia locale, comandata da ufficiali Siriani, attaccò costantemente gli insediamenti Ebraici in Galilea e nelle aree di Sharon e Gerusalemme, alcuni di questi attacchi assunsero la forma di vere e proprie operazioni militari in cui l’artiglieria venne usata per la prima volta contro gli Ebrei.

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Altro articolo dell’Unità. Il titolo dice tutto, ma il contenuto oggi verrebbe censurato in base allo strumento di autodistruzione della nostra società: il politicamente corretto.

La terza fase, dalla fine di Marzo al 15 Maggio 1948 – giorno in cui terminò il Mandato Britannico e fu proclamato lo Stato di Israele – vide il violento combattimento su larga scala fra Arabi di Palestina ed Ebrei.  In questo sono inclusi lo scontro per l’autostrada di Gerusalemme, culminato nella conquista, da parte degli Ebrei, di Castel Hill (9 Aprile), le battaglie di Mishmar Haemek (7 Aprile) e Ramat Yohanan (12 Aprile), l’occupazione da parte delle forze Ebraiche di Tiberias (18 Aprile), Haifa (22 Aprile), Safed (10 Maggio), Jaffa (13 Maggio) e Acri (18 Maggio). Fu questa fase a segnare la fine dello sforzo bellico Arabo Palestinese e a creare la situazione trovata dagli eserciti Arabi invasori. Entrando nel paese, queste forze non trovarono una cittadinanza Araba combattente, ma – con l’eccezione del “Esercito di Liberazione” – i resti sparpagliati di un gregge abbandonato. Il fatto che i leader civili e militari fossero stati i primi ad abbandonare la popolazione al suo destino giocò un ruolo fondamentale nella sconfitta Araba.

Nella terza parte… L’Esodo degli Arabi…

3 pensieri riguardo “Gli Arabi in Israele: un Documento del 1952 (parte II)

  1. Ciao Zwei, voglio esprimerti la mia gratitudine per aver pubblicato (tradotto) questo documento, mi ha fatto imparare molto. Mi paleso dopo aver lurkato indegnamente per anni (anche se un commento l’avevo già lasciato tempo fa), ma la nuova grafica del blog mi ha imposto di rivelarmi 🙂

    Non ho una preparazione sufficiente per commentare bene questo articolo (e quello prima), mi premeva solo ringraziarti.

    P.S. Zodd spacca!

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