La Spada di Attila

Attorno alla Spada di Attila si sviluppa, nel corso dei secoli, un’aura mitologica, dovuta alle incredibili gesta compiute dal suo proprietario.

Attila fu uno dei condottieri più abili del tardo evo antico. Capace di mettere in ginocchio per anni le strutture barcollanti del morente Impero Romano, Attila fu sconfitto solo nel 451 dall’abilità del generale Ezio e dei suoi alleati goti.

Come altri sovrani (e popoli) barbarici, specie se pagani, Attila dava una grande importanza agli oggetti magici, ed in particolare alle armi magiche. E la convinzione che potessero esistere oggetti capaci di renderlo invincibile rimase con lui fino alla fine.

Lo storico Giordane, riportando un passo di Prisco, narra così gli eventi che portarono una spada magica nelle mani di Attila:

Un pastore vide zoppicare una giovenca del suo gregge e non capendo la causa della ferita, seguì con ansia le tracce di sangue ed alla fine trovò una spada su cui l’animale era inciampato inavvertitamente mentre brucava l’erba; la estrasse dal terreno e la portò subito ad Attila, il quale apprezzò molto il dono e, essendo ambizioso, si convinse di essere stato eletto padrone assoluto del mondo intero e che la spada di Marte gli avrebbe garantito la vittoria in tutte le battaglie.

La romanizzazione in “Spada di Marte”, operata dallo storico bizantino, fa perdere il collegamento originale fra Spada e Dio (inteso come entità suprema e non come semplice dio della guerra) che invece sussiste nelle leggende ungheresi, che parlano di “az Isten kardja“, ovvero Spada di Dio.

Non bisogna pensare che la ricerca di oggetti magici sia andata perduta con la fine del Medioevo. Come la maggior parte di voi saprà (anche grazie a film come Indiana Jones), lo stesso Hitler aveva una sviluppato una vera e propria ossessione per il collezionismo di artefatti che potessero portargli dei fantomatici poteri, come ad esempio la Lancia Santa ed il Graal.

Ovviamente le qualità magiche dell’arma contavano sia per Attila che per il suo esercito ed il suo popolo, visto che confermavano e sostenevano la concezione del sovrano come legittimato da Dio (o degli Dei) ad esercitare il suo potere. A tale proposito, Edward Gibbon ebbe a dire:

Il vigore con cui Attila brandì la Spada di Marte convinse il mondo che quest’ultima era stata fatta apposta per il suo braccio invincibile.

Non bisogna poi scordare che Attila passò la sua adolescenza a Ravenna come ostaggio (o per meglio dire “garanzia”) dei Romani. Di conseguenza, potrebbe aver assimilato anche la fusione fra il Cristianesimo e un Impero sempre più legato all’Unico Dio.

sword
Il bellissimo falso fatto passare per la Spada di Dio

Strano a dirsi, la Spada di Dio non diede ad Attila alcun potere speciale, né tantomeno l’invulnerabilità (Attila morì pochi anni dopo averla trovata), ma il ricordo di quell’arma rimase anche dopo la sua prematura dipartita.

Per qualche secolo se ne persero le tracce ma poi, a metà dell’XI secolo, gli Arpadi iniziarono a spargere la notizia che la Spada di Dio era nelle loro mani. Guardacaso ,avevano ritrovato la spada proprio dopo essersi insediati come dinastia regnante del popolo ungherese e dopo aver annunciato di avere un filo di sangue diretto con il sovrano unno morto quasi seicento anni prima.

Ne le Gesta Hungarorum (completate fra 1200 e 1230, quindi oltre tre secoli dopo la morte dei Arpad) infatti, leggiamo che Arpad, fondatore della dinastia, disse:

Le terre che vanno dal Danubio allo Tisza appartenevano un tempo al mio antenato, il grande Attila. 

Se all’epoca i buoni Arpadi potevano riuscire a far passare per veritiere le loro affermazioni, ad oggi sappiamo che c’è alcuna possibilità che questa bellissima spada curva (sciabola) sia un’arma del V secolo. La lama e le lavorazioni in oro non lasciano dubbi su fatto che si tratta dell’opera di un artigiano ungherese del X-XI secolo circa.

Datazione a parte, anche un profano delle armi bianche può capire senza problemi che una spada del genere può avere solo funzione decorativa o cerimoniale. Insomma, immaginate di stringere quella scomodissima impugnatura, dotata di tre bande metalliche tempestate di pietre preziose, e capirete che in battaglia sarebbe meglio portarsi uno degli orrori fantasy di Kit Rae.

La falsa Spada di Dio è tuttora esposta al Kunsthistorisches Museum di Vienna (ove mi sono recato un paio di settimane fa), come parte del Kaiserliche Schatzkammer, il tesoro reale degli Asburgo.

Se qualcuno potesse tornare indietro al 450, probabilmente vedrebbe al fianco di Attila una spatha tardo romana o, più difficilmente, una spada del periodo delle migrazioni (“migration period sword“, anche se il termine più appropriato potrebbe essere “spatha barbarica”). Vista l’estensione del regno unno, Attila poteva scegliere sia una spatha osterburken-kemathen (in una delle due varianti) che una spatha di disegno asiatico. In entrambi i casi parliamo di spade (rigorosamente a una mano) dritte con lame di oltre 70cm.

Spade del V secolo (disegni di Giuseppe Cascarino) a confronto con il classico gladio pompeiano.

Avendo presente il personaggio, non si può neanche escludere che Attila avesse una spatha più antica, magari passata (almeno a detta di chi gliela regalò/vendette) per le mani di un imperatore romano o di un grande generale, ma temo che nessuno potrà mai risolvere la questione in modo certo.

Di recente, girovagando sul web sono venuto a conoscenza di un’altra leggenda riguardante armi magiche e Attila. Questa volta si tratta di una lancia, collocata in territorio italico, che Attila avrebbe cercato a lungo e trovato sulle alpi carniche.

So invece per certo che qui, sull’altopiano, secondo una antica tradizione orale, ormai dimenticata, Attila ha trovato la famosa lancia che, come si racconta ancora in qualche leggenda friulana, era in grado di “infilzare tante persone in una sola volta”. Era una lancia magica che pareva avesse una prolunga invisibile. Consentiva di trafiggere tanti soldati in un sol colpo, ma anche di perforare la roccia e quindi di demolire edifici. Il nome di Lanza chiaramente derivato da lancia, costituisce una indiretta conferma della tradizione e della leggenda. E quindi si può confermare che proprio qui Attila ha trovato la lancia magica. Con altrettanta certezza si può ritenere che non ha trovato la spada di Marte, tant’è che non è diventato proprio invincibile.
Secondo una ricostruzione che, non senza fatica e dopo estenuanti ricerche, sono riuscito in qualche modo a mettere assieme, pare accertato che le cose siano andate più o meno in questo modo… continua a leggere sul blog dell’autore dell’articolo.

Ad ogni modo, la Spada di Dio contribuì a conferire ad Attila un’aura quasi sovrannaturale agli occhi dei suoi sudditi. Come dice bene Michael David Blodgett in “Attila, Flagellum Dei? Huns and Romans, Conflict and Cooperation in the Late Antique World”

(La Spada di Dio) diede ad Attila un collegamento manifesto con il divino non solo come regnante, ma anche come guerriero. Si trattava di un collegamento che nessuno dei suoi subordinati, non importa quanto potente diventasse, poteva vantare, ed era quindi una fonte di potere di Attila indipendente dai suoi sottoposti.

[COVER Photo credit: https://thewoodenking.deviantart.com/art/Attila-the-Hun-77991807]

Bibliografia
  • Blodgett, Michael. Attila, Flagellum Dei? Huns and Romans, Conflict and Cooperation in the Late Antique World, PhD dissertation- University of California, 2010.
  • Panio, Prisco de, and John Given. The Fragmentary History of Priscus: Attila, the Huns and the Roman Empire, AD 430-476. Evolution Publishing, 2014.
  • Piutti, Igino. “LEGGENDE DEI CARNI.” La Grotta Di Attila., Jan. 1970, (web)
  • Sebestyén Gyula. Gesta Hungarorum. Királyi Magyar Egyetemi Nyomda, 1925.

11 pensieri riguardo “La Spada di Attila

  1. Non escluderei, se non ci sono altre fonti che attestino il nome di Spada di Dio, l’ipotesi che la spada avesse tutt’altro nome e che gli ungheresi ne abbiano cristianizzato il nome in Spada di Dio seguendo un percorso mentale simile a quello dello storico bizantino che lo romanizzò.

    E’ dal Santo Re Stefano in poi che gli ungheresi sono dei cristiani sfegatati, quasi ossessivi nel ricondurre il loro Stato alla volontà e sotto la protezione divine (diamine ancora oggi le leggi, le sentenze e la costituzione sono emanate in nome della Sacra Corona che, de facto, ha preso il posto del Re :P)

  2. Ma se Attila aveva cominciato a mietere successi prima di trovare la spada e se pochi anni dopo averla ricevuta é stato sconfitto da Ezio ed é morto, com’è potuta nascere una leggenda attorno ad un artefatto magico che evidentemente “non funzionava”?

  3. Complimenti, articolo accurato e divertente come al solito.
    Colgo l’occasione del mio delurkaggio per farti una domanda: tempo fa, in un tuo commento su fantasy eydor, hai dato un parere negativo su Armi, acciaio e malattie di Diamond. Cosa in particolare ti ha colpito negativamente?

  4. lo sapevo che da qualche parte c’era la sorpresa (come dice chi va a travoni):
    in realtà l’articolo è solo un pretesto per farci vedere un film orrendo 😀

  5. la leggenda friulana quale sarebbe devo ricercarla (sono del friuli ) mi avete messo un filino di curiosita comunque molto bello l’articolo ho scoperto la pagina da poco ma pian piano sto recuperando i tuoi articoli e sono tutti interessanti :).

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