John Hawkwood: il vero Griffith?

Condottiero, mercenario, arrampicatore sociale… John Hawkwood (italianizzato Giovanni Acuto, nell’articolo “JH”) fu un personaggio straordinario e uno degli attori più importanti sul palcoscenico della storia italiana del XIV secolo.

Tempo addietro ho tracciato un parallelo fra Pier Gerlofs Donia e il protagonista del manga Berserk; ora chiudo il cerchio proponendovi un secondo personaggio tratto da Berserk, Griffith, che è stato pesantemente influenzato da JH.

statua equestre di John Hawkwood

Per oltre due secoli il particolarismo politico italiano fu terreno fertile per il proliferare di compagnie mercenarie di ogni tipo. Il ricorso ai mercenari divenne sempre più spinto, anche perché i professionisti della guerra si possono combattere solo con altri professionisti, e questo crea un circolo vizioso difficile da rompere.

La nascita e la giovinezza di JH sono andati persi nelle nebbie della storia. Sappiamo solo che morì nel 1394, in età avanzata, quindi molti studiosi collocano i suoi natali attorno al 1320.

In Sir John Hawkwood: Story of a Condottiere (1889), di John Temple-Leader e Giuseppe Marcotti, leggiamo:

La data della sua nascita non è stata provata: sappiamo solo che morì molto anziano nel 1394 e che nel 1360 era già un capitano di ventura di grande reputazione; possiamo quindi presumere che fosse venuto al mondo all’inizio del regno di Edoardo III, attorno al 1320.

Alcuni dicono che fece la sua prima campagna in Francia, nel 1348, come vassallo di John de Vere, settimo earl di Oxford; è probabile che abbia combattuto le famose battaglie del 1346 e 1356, Crecy e Poitiers, ed è tradizione accettata che egli si distinse a tal punto da meritare il favore del Principe Nero e ricevere il cavalierato dal Re.

Il punto di svolta nella vita di JH fu probabilmente la Pace di Bretigny (1360). In quel momento, sul suolo francese c’erano migliaia di inglesi, tedeschi, fiamminghi, ecc. che non avevano alcuna intenzione di tornare ad arare i campi. Per quanto dura, la vita del mercenario affascinava e rimaneva un’opzione plausibile per numerosi giovani affamati di adrenalina, facili ricchezze, stupri e riscatti.

Nel 1360 JH non era più un ragazzino, ma un soldato dalle grandi capacità tattiche, e quindi formò una sua compagnia mercenaria. Oltre a lui, decine di altri “condottieri” ebbero la stessa idea (i famosi Tard Venus).

La Compagnia Bianca, sotto il comando di Albert Sterz, era composta proprio da questi uomini. La Compagnia scese lungo il Reno e raggiunse Lione. Successivamente, arrivò a minacciare anche Avignone, in quegli anni ancora sede papale. Il Papa, tutt’altro che stupido, decise di evitare guai indirizzando le milizie mercenarie verso Giovanni II di Monferrato, bisognoso di soldati per combattere i Visconti.

Ci riuscì, supportato anche dal Conte Verde, alias Amedeo VI di Savoia.

I Tard Venus smontarono le tende solo dopo aver ricevuto dal Papa 60.000 franchi d’oro, di cui 10.000 consegnati direttamente al contingente comandato da JH.

La Compagnia Bianca portò in Italia una terrificante ondata di violenza. I veterani inglesi, e ancor più gli ungheresi e i tedeschi, stupravano e ammazzavano senza pietà, tanto che proprio in quel periodo nacque il proverbio “Inglese italianato è un diavolo incarnato“.

Tornando ai fatti, la Compagnia Bianca si trovò quindi a passare per i territori del Conte Verde, e anche da lì si mosse solo dopo aver ricevuto altri 180.000 fiorini da quest’ultimo (de facto era diventato un loro prigioniero).

Finalmente al servizio del Monferrato, la Compagnia Bianca colpì duro in tutta la parte occidentale della valle padana. Prese Castelnuovo di Scrivia a Galeazzo II Visconti e mise a ferro e fuoco buona parte dei territori nei dintorni di Pavia. Solo Luchino I Dal Verme (grandissimo condottiero quasi dimenticato dalla storia) riuscì a sconfiggere JH e i suoi uomini, costringendoli a ritirarsi verso Novara. 

mappa del nord italia nel 1350
Italia nel 1350 circa

Insomma, nel 1362 i territori lombardi erano in difficoltà. Fra rigurgiti di peste, bande mercenarie e lotte fra signori, anche la popolazione era arrivata al limite della sopportazione.

Per ovviare al problema, l’onnipresente Conte Verde pensò di allearsi con Galeazzo II Visconti, in modo da sconfiggere gli Inglesi e spartirsi il Monferrato, ma il buon Galeazzo II (che governava assieme al fratello e ottimo comandante Bernabò) era già in trattative con gli stessi per ottenere la pace.

Trattative fasulle, diremmo oggi, perché Albert Sterz stava solo facendo finta di trattare con i Visconti.

Il suo piano ebbe successo. Il 4 gennaio 1363 passò il Ticino con i suoi mercenari e riuscì a razziare decine di insediamenti nei dintorni di Milano, sorprendendo e catturando centinaia di nobili. Le forze viscontee contavano molto sulla Grande Compagnia del Conte Lando, ma questi venne ferito in battaglia nei pressi di Novara (lacerazione al braccio destro) e morì il 22 aprile 1363, solo alcune settimane dopo essere stato catturato.

Nel 1363 la Compagnia Bianca era una delle forze militari più potenti della Penisola. Contava 3500 cavalieri e 2000 fanti e, cosa più importante, si trattava perlopiù di veterani armati in modo pesante. Non deve dunque meravigliare che i suoi servizi fossero bramati da molti signori. L’offerta più allettante venne da Pisa: 40.000 fiorini per sei mesi di lavoro.

Come al solito, la città toscana si trovava in guerra con Firenze, e già cinquanta anni prima aveva assoldato una compagnia inglese di 1500 uomini, quella di Messer Folco.

Il bello è che anche Firenze voleva gli uomini di John Hawkwood e Sterz. A spingere per assoldare la Compagnia Bianca era in particolare Pietro Farnese, ma la sua volontà si scontrò contro una “spending review” fiorentina ante litteram.

La decisione di Firenze non fu delle migliori, visto che gli esiti della contesa vennero ribaltati proprio dall’intervento della Compagnia Bianca.

Dice il Velluti: “Per salvare il male di spese presenti, noi per nostra vergogna e perdita abbiamo speso sei volte tanto, mentre se avessimo assoldato gli inglesi noi fiorentini saremmo stati signori e vincitori della guerra.”

Rievocazione con armature transizionali del XIV secolo
Rievocazione con (bellissime) armature transizionali del XIV secolo

Per quanto la Compagnia Bianca avesse spostato gli equilibri a favore di Pisa, avere una compagnia mercenaria entro le proprie mura per un intero inverno non fu un’esperienza gradevole per i pisani.

I mercenari uscivano spesso dal loro quartiere e dalla città, saccheggiando la toscana con la scusa del pattugliamento dei confine territoriali del comune.

Se c’è un insegnamento passatoci dalla storia, quello è: “un territorio è di chi ha i mezzi per conquistarlo/difenderlo”. I Pisani dipendevano militarmente da JH,e quindi non poterono far altro che accettare delle condizioni sempre più gravose.

La Compagnia Bianca chiese altri 150.000 fiorini per sei mesi, oltre al diritto di compiere scorrerie su tutti i territori fuori dalla sfera d’influenza di Pisa. In sostanza, i mercenari non dovevano rendere più conto a nessuno delle loro azioni. Anzi, JH divenne de facto l’uomo più potente di Pisa, obbligando i suoi clienti a conferirgli la più alta carica militare, quella di Capitano Generale.

Sempre in Sir John Hawkwood: Story of a Condottiere, leggiamo:

La Compagnia obbligò inoltre i Pisani ad accettare un uomo di sua scelta, John Hawkwood, come Capitano generale. I cronisti Pisani lo ricorderanno come Giovanni Auti e si distinse tanto nella campagna degli ultimi anni quanto aveva già fatto in Piemonte e Francia. Da questo momento fino alla sua morte, lo troviamo sempre come comandante in capo, nelle cui vesti egli occupa una parte importante degli annali d’Italia. 

Nell’inverno del 1364 la Compagnia Bianca continuò le sue sortite nonostante la neve, ma stavolta incontrò una notevole resistenza da parte delle comunità contadine e delle avanguardie fiorentine. Oltre a questo, molti soldati morirono d’influenza e polmonite.

A differenza delle altre forze mercenarie, gli Inglesi avevano come unità base la Lancia (tre uomini) e non la Barbuta (due uomini). Ogni Lancia aveva un cavaliere, un piatta e un ragazzo; i primi due avevano cavalli da guerra, il terzo un pony. Cinque Lance, quindi quindici uomini, formavano una Posta, cinque Poste una Bandiera.

Le armature indossate dagli uomini d’arme inglesi erano di tipo transizionale, ovvero un misto fra piastre d’acciaio e maglia ad anelli (immancabile sulle maniche). Venivano tirate a lucido di continuo, tanto da divenire il simbolo stesso della Compagnia.

La ricetta della Compagnia Bianca per avere armi sempre pulite 
Taglia le gambe di una capra dal ginocchio in giù, e lasciale ad affumicare per un giorno. Poi, conservale per 15-25 giorni. Quando ne avrai bisogno, rompi le gambe e fai uscire il midollo dalle ossa. Usalo per ungere le armi e queste saranno sempre brillanti anche quando bagnate.

La Compagnia Bianca contava su fanti, cavalieri (che nella maggior parte dei casi combattevano a piedi) e arcieri. Tanto per  ridicolizzare ancora il mito dell’arciere agile e magro, vale la pena sottolineare che gli uomini di JH erano dei bestioni corazzati con elmo di ferro e piastra pettorale e armati con arco di tasso, spada e pugnale.

Come ho detto, gli inglesi preferivano combattere appiedati e utilizzavano i cavalli più per spostarsi in modo più spedito. La loro tattica aveva qualcosa in comune con quella che utilizzeranno qualche decennio più tardi gli Svizzeri: massa di lance, movimenti lenti, capacità di subire poche perdite anche in caso di sconfitta.

Tornando a JH e alle sue avventure pisane, bisogna aggiungere che nel 1364 continuò a colpire i dintorni di Firenze con la solita sequela di razzie, incendi, omicidi e stupri. Come nota interessante, sappiamo che la famiglia Brunelleschi riuscì a respingerlo per tre volte dalle porte del loro castello di Petraia.

Nell’aprile 1364 la Compagnia Bianca occupò le colline di Fiesole, mentre i mercenari tedeschi al soldo di Firenze, guidati da Henri de Monfort e Pandolfo II Malatesta, preparavano barricate a Porta San Gallo. Gli Inglesi sfondarono le difese nemiche, ma al calar della sera tornarono verso Fiesole e passarono tre allegre giornate a… bruciare case. Ad ogni modo, Firenze non poteva sopportare che mercenari nemici mettessero a ferro e fuoco tutto il circondario, quindi si optò per una schietta e diretta corruzione del nemico. A prendere la prima pesante tangente fu Hanneken von Baumgarten, comandante dei mercenari tedeschi che operavano nella Compagnia Bianca. Un cronista fiorentino ci dice che l’agente mandato a trattare con Baumgarten, Lapo di Fornaino de Rossi, fece un lavoro talmente buono da essere nominato Podestà di Prato.

In Sir John Hawkwood: Story of a Condottiere, leggiamo ancora:  

La cosa costò a Firenze più di 100.000 fiorini: 9.000 a Baumgarten, 35.000 ai suoi Tedeschi e 70.000 agli Inglesi.

Il soldo fiorentino fece cambiare idea a quasi tutti i mercenari, ma non a JH, che rimase con 800 uomini al servizio di Pisa e sembra riuscì a convincere Baumgarten a non abbandonare Pisa. Subita l’infamia di un attacco alle sue porte, Firenze mise in piedi un esercito di quasi 15.000 uomini fra mercenari e milizia cittadina (numero enorme per una battaglia medievale) e puntò dritta su Pisa.

Il 28 luglio 1364, i due eserciti si affrontarono nella famosa Battaglia di Cascina.

Nonostante la minoranza numerica, JH tentò un attacco a sorpresa al campo fiorentino, ma venne ricacciato indietro dai balestrieri genovesi di Grimaldi e poi dal contrattacco di Galeotto Malatesta, comandante generale delle forze fiorentine. JH decise quindi di limitare le perdite (ogni soldato era un pezzo del suo patrimonio) abbandonando i fanti pisani all’offensiva fiorentina. Fu un massacro.

Dopo la Battaglia di Cascina, Albert Sterz e Baumgarten fondarono la Compagnia della Stella, lasciando a JH il potere su ciò che rimaneva della Compagnia Bianca, conosciuta da allora anche come Compagnia Bianca del Falco.

John Hawkwood ha davvero ispirato un personaggio del manga Berserk?

Quelli di voi che hanno dimestichezza con le opere giapponesi immagino abbiano già capito il nesso che lega Griffith di Miura a JH. Nel suo studio (superficiale o meno) delle compagnie mercenarie europee, Miura si è sicuramente imbattuto nella figura di JH, ritenuto il soldier of fortune più importante del XIV secolo.

Vi dico di più: secondo me a colpire Miura è stata la famosa rappresentazione di John Hawkwood fatta da Paolo Uccello a metà XV secolo (prima immagine del post). Lì JH, come Griffith, indossa un’armatura bianca e cavalca un destriero dello stesso colore.

L’elemento che lega maggiormente JH e Griffith è però il nome delle Compagnie Mercenarie che comandano: Compagnia Bianca del Falco e Compagnia del Falco. Compagnia Bianca del Falco – Band of the Hawk (Hawkwood).

Si tratta di una semplice coincidenza o di un tacito omaggio all’ispiratore di Griffith?

Non mi dispiacerebbe raccontare le peripezie di JH anno per anno, ma avrei bisogno di 8-10.000 parole e temo di non avere proprio il tempo di approfondire l’argomento più di quanto abbia già fatto.

Di conseguenza, vi chiedo di perdonarmi per alcune omissioni di fatti rilevanti. Non posso però fare a meno di consigliarvi un approfondimento sulle figure storiche citate nell’articolo, perché ciascuna di esse riserva sorprese ed intrecci con avvenimenti più conosciuti.

Per meglio capire la situazione italiana nella seconda metà del XIV secolo, oltre ai Visconti e alle potenze toscane è necessario menzionare l’opera continua e violentissima di Egidio di Albornoz, cardinale e guerriero di origini spagnole.

Poco dopo il 1350, Innocenzo VI gli conferì l’incarico di riportare sotto il dominio papale tutti i territori italiani perduti durante la “cattività avignonese”, che sarebbe finita nel giro di quindici anni. Albornoz prese l’incarico tremendamente sul serio e riconquistò molte città, provocandosi le antipatie di grandi signori quali Bernabò Visconti.

soldati del XIV secolo che saccheggiano un’abitazione

Quest’ultimo è legato a doppio filo con JH, visto che lo assoldò nel 1370 per combattere Pisa e Firenze (questa volta alleate!) e successivamente il Marchese del Monferrato. Ma il soldo, si sa, compie miracoli, e quindi dal 1372 al 1375 troviamo JH a combattere per Gregorio XI contro Bernabò. Nessun rancore, la guerra è guerra e i fiorini sò fiornini, non deve quindi meravigliare che nel 1377 troviamo il buon JH a convolare a giuste nozze con figlia illegittima del Visconti, tale Donnina.

Torniamo al 1375. E’ giugno, e JH compie un’incursione nel territorio fiorentino. I legati papali si affrettano a sottolineare che JH non è più al soldo della Chiesa, ma Firenze non ci crede. Dopo aver scucito ben 130.000 fiorini a JH per togliere le tende, la città decide che il Papa, pronto a tornare a Roma, deve pagarla. I Fiorentini crearono un consiglio ad hoc, gli Otto delle Guerra (da cui “Guerra degli Otto Santi“), e iniziarono ad aizzare (cosa non difficilissima) gran parte delle città nella sfera d’influenza dello Stato Pontificio.

A capo delle milizie papali venne richiamato subito JH, che a fine marzo del 1376 devastò la città di Granarolo e massacrò gli abitanti di Forlì (4.000 persone). Come da copione, gli Inglesi stuprarono anche le monache di clausura.

Ancora più grave fu la c.d. “Strage di Cesena”, avvenuta nel febbraio 1377 sempre per mano della Compagnia Bianca, ma questa volta su espressa richiesta di Roberto di Ginevra , legato papale nell’Italia settentrionale (da allora conosciuto come il “Boia di Cesena”).

L’azione fu talmente eclatante da convincere Bologna a stipulare una tregua con il Papa e Firenze a compiere l’ennesimo sforzo economico per assoldare di nuovo JH. La guerra finì però nel 1378, in pratica con la morte di Gregorio XI, e i fiorentini accettarono di pagare una grossa somma per vedere eliminata la scomunica che si erano beccati.

JH continuò a trascinare la Compagnia Bianca per i campi di battaglia dello stivale per altri dieci anni. Nel 1387, in forza a Padova, un JH ormai anziano riuscì ad ottenere la sua vittoria più netta a Castegnaro, contro le forze veronesi comandate da Giovanni Ordelaffi

Fu però all’inizio degli anni’90 che JH si guadagnò il rispetto e la gratitudine di una città, Firenze, con la quale aveva sempre avuto dei rapporti burrascosi. La Compagnia Bianca riuscì infatti a tenere a bada le truppe di Gian Galeazzo Visconti e a compiere alcune sortite devastanti (una arrivò a pochi km da Milano) nei territori viscontei.

Negli anni prima di morire, JH divenne quindi il salvatore della città. Il sentimento dei fiorentini nei suoi confronti era talmente forte che a 40 anni dalla sua morte gli venne dedicato il già citato dipinto. 

Le sue fortune italiane spinsero Riccardo II d’Inghilterra a chiedere la consegna del suo corpo, che ora giace in Essex.

un omaggio a John Hawkwood?

Possiamo dire che ci sono differenze sostanziali fra JH e Griffith, visto che il primo, a differenza del secondo, non aveva interesse a creare un proprio regno. Inoltre, entrambi vedevano i propri subalterni come “oggetti”, ma JH ne aveva una concezione “patrimoniale” (i soldati erano il suo patrimonio e perderli rappresentava una diminuzione dello stesso), mentre per Griffith ogni soldato è una pedina sacrificabile per raggiungere i suoi scopi.

Ciononostante, i punti di contatto fra le due figure ci sono, e per quanto siano più relativi all’immagine di JH (condottiero in armatura bianca, cavallo bianco) e al nome della sua compagnia che non alle sue caratteristiche di guerriero e stratega, mi sento di affermare che Miura conosceva il condottiero inglese e lo ha usato come sagoma per Griffith.

22 pensieri riguardo “John Hawkwood: il vero Griffith?

  1. Bell’articolo.

    Il ricorso ai mercenari divenne sempre più spinto, anche perché i professionisti della guerra si possono combattere solo con altri professionisti, e questo crea un circolo vizioso difficile da rompere.

    Quindi ritieni che l’idea di Machiavelli di ricorrere a milizie proprie fosse praticamente irrealizzabile?
    Cosa ne pensi in generale dei suoi scritti sull’arte militare?

  2. Ottimo articolo, un piacevole regalo di natale 😉
    Rimango sempre stupito da quanti soldi girassero nelle città italiane del rinascimento, eravamo davvero gente ricca.

  3. Quando parlo di professionista della guerra intendo tanto il mercenario quanto il legionario (ovvero un soldato formato dall’apparato statale per il quale combatterà). Non solo Machiavelli, ma la storia stessa ci ha dimostrato che poter contare su milizie proprie ben addestrate dà degli enormi vantaggi rispetto a milizie che rispondono solo alla vile pecunia. Il problema è che un esercito professionista statale comporta dei rilevanti problemi logistici, istituzionali (potere militare vs potere civile), sociali ed economici. I Romani riuscirono a tenere in piedi una eccellente macchina da guerra pubblica per diversi secoli, ma non sempre riuscirono a risolvere i problemi di cui sopra.

  4. Beh, dopo questo papello vi sarete rotti le palle

    Giammai! :[

    inoltre, molti di voi si addormenterebbero

    Eretici! :choler:

    Splendido articolo, la sezione storica è la mia preferita :8
    Buone feste al padrone di casa e alla allegra cricca!

    Terra Nova (sparita ma non ancora morta)

  5. E’ anche la mia sezione preferita. Cmq siamo arrivati a 47 articoli su armi/storia, a sole 3 lunghezze dai 50 che mi ero ripromesso per il 31.12.2012.
    Trollblog.

  6. Un bell articolo come ci hai abituato,grazie.

    Ne approfitto per fare gli auguri a tutti, padrone di casa in primis .

    Che il prossimo anno possa essere migliroe di questo.

  7. Davvero interessante, anche perché la mia ignoranza sul XIV secolo è decisamente maggiore rispetto a quella sugli altri periodi storici. Ho davvero apprezzato il breve excursus sul midollo come mezzo per lucidare armi ed armature. Era usato solo in quel periodo o anche in precedenza?

  8. Bell’articolo , tempo fà per la laterza usci un libro su giovanni acuto o john hakwood . pisa e Firenze alleate non lo ricordavo, anche se ricordo la lega contro i visconti .
    Interessante sarebbe un articolo sui Visconti e il loro tentativo di dominare l’Italia settentrionale .

  9. Grande Giovanni Acuto!
    Le vicende delle compagnie mercenarie mi affascinano un sacco, e infatti ho finito pochi giorni fa Signori e mercenari di Michael Mallett. Il libro si concentra soprattutto sul Quattrocento e quindi sui condottieri italiani, ma c’è anche un ampio capitolo riassuntivo sul Trecento e sul Nostro. Il libro ha quello stile elencatorio un po’ pesante, ma se si superano i momenti di noia è molto interessante.

    Ah, errore di battitura:
    “Se c’è un insegnamento passatoci dalla storia, quello è: “un territorio è di chi ha i mezzi per conquistarlo/difenderlo”.
    Che poi è il leit movit di tutto il Medioevo.
    Gli Stati che potevano permetterselo hanno sostituito gradualmente i mercenari con milizie statali proprio perché non ne potevano più di rimettersi nelle mani di forestieri esosi.

  10. Non è sempre vero ,i mercenari ci sono sempre stati , a volte è il contrario .
    Il costo eccessivo dei mercenari ha portato alla creazione delle milizie .
    E’ il potere politico che apprezza i mercenari che sono meglio di usare elementi che possono esercitare potere politico.
    Esempio impero d’oriente Costante II successore di Eraclio è costretto a creare una milizia usando il sistema dei temi per decentralizzare le spese ,il sistema dei temi porta alla rinascita dell’ impero d’ Oriente fino a che il potere delle forze militari interne sfida il potere dell’imperatore

  11. Continua

    Basilio II combatte contro l’aristocrazia interna con l’aiuto dei Rus , i successori Ducas
    disbandano parzialmente gli eserciti tematici (geniale non pagare l’esercito armenico prima dell’ invasione turca ) arruolano mercenari politicamente neutri .
    Uno dei problemi è che a volte la miglior scelta per il paese è la peggiore per chi lo comanda.
    Capiamoci adesso dai in fucile assaltatore in mano ad un ragazzo e lui ti fà una strage ma addestrare un soldato è una lunga strada

  12. 1) Grazie. Grazie. Grazie 1000! finalmente un articolo meritevole (ho le lacrime agli occhi per la commozione. Finalmente ritrovo lo Zweibloggo che amo (in senso rigorosamente eterosessuale, of course 8) )

    2)

    “un territorio è di ha i mezzi per conquistarlo/difenderlo

    volevo segnalare che manca probabilmente un “chi” in questa frase.

    3)

    Non mi dispiacerebbe raccontare le peripezie di JH anno per anno, ma avrei bisogno di 8-10.000 parole e temo di non avere proprio il tempo di approfondire l’argomento più di quanto abbia già fatto (inoltre, molti di voi si addormenterebbero).

    Questi. è. Male. Morte ed infamia a chi “si addormenterebbe”, dico io, e regalaci queste altre 8-10-000 parole. Se invece è solo una questione di tempo/voglia, beh, immagino che sia grasso che cola questo articolo, dopotutto, e quindi grazie lo stesso.

    P.S. grazie ancora dell’articolo, veramente fantastico. Grazie :°°°)

  13. @Doc
    haii ragione, ma ho fatto delle scelte (del tipo: decidi se deve morire tua madre o tuo padre).

    @Anacroma
    spero di fare un articolo più corposo sulle compagnie mercenarie pre-rinascimentali.

  14. :8 oh, Zwei, qnt t lovvo trp!!!1!!one eleven!! :8

    quoto (in maniera rigorosamente e rigidamente etero) la dolce Terra Nova.

    E aspetto sbavazzando questo prossimo articolo prossimo venturo. Perché verrà presto, vero? Vero? O-O 8)

  15. Conosco superficialmente entrambi ma in Giovanni Acuto mi par di vedere più molta scaltrezza ed ambizione che non una mostruosa e malvagia sete di potere (non son mica sfumature!)

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