Gli Scontri Dimenticati: La Battaglia di Canne (1018)

Dodici secoli dopo la famosa Battaglia di Canne, lo stesso luogo fu testimone di una seconda battaglia, meno famosa ma di grande importanza per il futuro dell’Italia meridionale.

Ci sono state diverse battaglie combattute dove già qualche altro esercito aveva pagato il suo prezzo di sangue. Una delle più sconosciute è la seconda Battaglia di Canne. All’inizio dell’XI secolo, in terra italica, Longobardi e Bizantini erano in conflitto semipermanente da quasi 450 anni. Chiedendo venia per l’esemplificazione di una situazione terribilmente complessa, possiamo dire che il Sacro Romano Impero dominava al nord, il Papato al centro, mentre ai Duchi di Benevento (in realtà il ducato si era diviso nei principati di Benevento e di Salerno) e al Catapano era rimasto solo il sud italia per guerreggiare (fra di loro, contro i musulmani, tutti contro tutti, ecc.).

mappa sud italia IX secolo
Il sud italia alla fine de IX secolo

In quel periodo l’Impero Bizantino stava vivendo una seconda (e ultima) giovinezza. Basilio II, uno dei più grandi imperatori di tutti i tempi, aveva letteralmente annientato i Bulgari (da qui il suo soprannome “Bulgaroctono”) e respinto l’Islam. Il suo desiderio però era un altro. Lo stesso che era passato per la testa di altri imperatori bizantini: riprendersi l’Italia.

Ne La insurrezione pugliese e la conquista normanna nel secolo XI (1864) di Giuseppe de Blasiis, leggiamo che attorno all’anno 1000 le aggressioni islamiche si erano attenuate:

La insurrezione pugliese e la
Da notare anche la critica a Michele Amari, reo di aver attribuito ai Bizantini ogni problema dellItalia meridionale nel medioevo.

Dal 998 al 1006 era catapano Gregorio Tarcaniota, che riuscì a resistere, grazie al fondamentale aiuto veneziano, all’assedio di un esercito islamico guidato da un rinnegato pugliese, Kaid Saifi. Al Tarcaniota era succeduto lo sfortunato Alessio Xifea, morto in battaglia contro dei ribelli dopo appena una anno. Ma le origini della storia che vi sto raccontando vanno ricercate nei fatti avvenuti durante il governo del catapano successivo, Giovanni Curcuas, trovatosi a dover affrontare, nel 1009, i ribelli guidati da Melo di Bari.

L’inverno del 1008-1009 fu gelido. Con i campi ghiacciati, gli animali morti per il freddo, la popolazione era ridotta alla fame e, ovviamente, fortemente adirata con il governo. Sebbene ci sia una discordanza di fonti sull’inizio effettivo della rivolta, sembra che fosse esplosa in tutta la sua violenza nel maggio 1009.

Al riguardo, Leone Ostiense ci dice:

I pugliesi insofferenti della superbia, dell’insolenza e della nequizia dei Greci, si levarono finalmente contro il loro giogo.

L’Estensione dei Domini Bizantini
Dopo un paio di secoli all’arrivo dei Longobardi, l’Esarcato bizantino scomparve. L’ultimo Esarca, il povero Eutichio, morì nell’ultimo assedio di Ravenna da parte dei Longobardi, nel 751. A partire da quell’anno, i possedimenti bizantini in Italia si erano ridotti alla Sicilia e ad una porzione del sud. E l’Islam stava per bussare alla porta. La Sicilia e Bari (l’Emirato di Bari durò 30 anni) caddero in mano musulmana, e a quel punto a Bisanzio non rimaneva granché: la Puglia, la Calabria, piccole porzioni di Basilicata e qualche boccone di Campania. Poco prima dell’anno mille, il dominio bizantino in Italia era stato messo a dura prova dalle incursioni di Ottone III, mentre all’inizio del secolo il pericolo di nuovi attacchi dei sovrani germani era passato.

Come il precedente, anche il catapano Curcuas fu ucciso nel giro di un anno dalla nomina, fra la fine del 1009 e l’inizio del 1010, anche lui mentre combatteva i ribelli.

Alla guida dei ribelli c’era Melo di Bari, che i cronisti contemporanei chiamano Ismaele (facendo presumere che fosse di stirpe ebraica o, forse, musulmana). Melo  iniziò la rivolta probabilmente fuori dalla città e si scontrò per la prima volta con i Greci nei pressi di Montepeloso (oggi Irsina, vicino al confine longobardo).

Melo riuscì a prendere Bari proprio nel corso del 1010 e iniziò a governarla con il titolo di Duca. La sua rivolta aveva infiammato gli animi di altre città pugliesi e ai Greci non rimase altro da fare che arroccarsi nelle città fedeli e attendere gli aiuti.

melo di bari
Il De Blasiis riassume così la situazione istituzionale di Puglia e Calabria.

Melo rinforzò le proprie posizioni prima dell’arrivo del nuovo catapano, ma dopo qualche mese le truppe di Basilio Argiro, composte da qualche migliaio di soldati macedoni, arrivarono alle porte di Bari. Dopo qualche successo iniziale ottenuto da Melo, il 20 aprile Bari fu cinta d’assedio. La città stava resistendo all’assedio, ma dopo quaranta giorni Melo , venuto a conoscenza di una congiura, da parte dei suoi oppositori, per far cadere la città, si diede alla fuga. Basilio Argiro riuscì quindi a riprendere la città e a massacrare i ribelli. Il figlio, la moglie e il fratello di Melo furono spediti a Costantinopoli come ostaggi, mentre Melo e il cognato Datto trovarono rifugio ad Ascoli, da sempre insofferente alle influenze di Costantinopoli. Temendo di essere raggiunti anche lì dai Greci, i due ripararono poi a Benevento, Salerno e a Capua.

Ad ogni modo, Melo non aveva intenzione di desistere. La sua figura torna negli annali italiani pochi anni dopo, nel 1016, quando avvenne il suo incontro con gli avventurieri normanni guidati da Gilberto Drengot e dai suoi quattro fratelli (Rainulfo, Asclettino, Osmondo e Rodolfo). Le fonti in realtà non concordano su chi fosse il capo della spedizione (alcune parlano di Rodolfo), ma per evitare una lunga disamina delle stesse, ho scelto Gilberto, che negli anni successivi emerse come capo indiscusso. I normanni si erano recati ad adorare San Michele sul Gargano, ma avevano fatto tappa presso Roma, dove Benedetto VIII li aveva ben indirizzati contro i Greci. Incontrarono Melo a Capua, che non se li lasciò sfuggire. Il Muratori ci narra così il primo incontro:

… appena egli ebbe adocchiati questi uomini, bella e nerboruta gente… li invogliò di seco intraprendere guerra in quelle parti contra del dominio greco…

Bisogna precisare che, da qualche anno, Benedetto VIII aveva inoltre iniziato un’offensiva contro i saraceni in Italia (guidò egli stesso l’esercito pontificio alla Battaglia di Luni) e a favorire i principi longobardi e gli esuli pugliesi in funzione anti-bizantina. Nel 1014 aveva anche incoronato a Roma l’Imperatore Enrico II, quindi la scelta di inviare i normanni in Puglia risulta quindi piuttosto chiara.

Forte dei nuovi alleati, Melo si unì ai ribelli fuggiti dopo la precedente rivolta. Dopo alcuni scontri minori, Melo riuscì a battere Leone Tornicio, nuovo Catapano d’Italia, il 22 giugno 1017. Basilio II, infuriato per la mediocrità militare e la fuga dal campo di battaglia di Leone, decise di sostituirlo con Basilio Boiannes.

Come i Normanni, anche Basilio II adorava la spremuta di lacrime e sangue rappresentata da San Michele

Basilio II aveva affidato a Boiannes un bel numero di uomini, un enorme quantitativo di oro, l’aiuto del patrizio Abalauzio e un distaccamento della Guardia Varangiana. Come dice un cronista dell’epoca, Amato di Montecassino:

[Basilio II] Egli offrì il suo tesoro e trovò cavalieri nei monasteri e combattè contro i forti Normanni. I Normanni vennero senza numero e furono tanto numerosi, che il campo di battaglia fu pieno dell’esercito dell’Imperatore. E le lance sfoderate sono viste come le canne che sorgono nel luogo in cui nascono […] la folla dell’esercito imperiale si sparse per il campo come le api, quando sciamano

Melo riuscì a sconfiggere anche gli uomini di Boiannes e altre città provarono a sollevarsi; a Trani ad esempio, Ligorio Toperita massacrò i ribelli senza pietà.

Melo comunque non trovò l’appoggio dei principi longobardi, che anzi sembravano spaventati dal potere che stava accumulando, ma i suoi normanni riuscirono a far arrivare rinforzi dalla madrepatria, sollecitati anche dal Papa.

Un Impero in Guerra
Bisanzio era già impegnata su tre fronti di maggiore importanza rispetto all’Italia. Georgia, Bulgaria e Medio Oriente erano infatti veri e propri pozzi senza fondo per le finanze ed i soldati dell’Impero.

Gli eserciti delle due fazioni giunsero allo scontro finale nell’ottobre del 1018, nei pressi di Canne. Non abbiamo notizie precise relative al rapporto di forze, ma sappiamo che l’esercito di Boiannes era molto superiore nel numero e che la sua spina dorsale era costituita da temibili fanti russi.  L’esercito ribelle fu letteralmente annientato, tanto che dei tremila normanni impiegati ne sopravvissero solo cinquecento.

Melo riparò in Germania, presso Enrico II, togliendo a Boiannes la possibilità di vendicarsi. Il Catapano decise quindi di corrompere i longobardi per permettergli di passare sui loro territori e raggiungere la roccaforte di Datto, il cognato di Melo, che fu fatto prigioniero.

Datto entrò a Bari il 15 giugno, in groppa a un asino e pronto alla morte. Boiannes lo fece chiudere in un otre e immergere lentamente in mare.

bari normanna
L’iniqua pena di Datto

Melo di Bari, fiaccato nell’animo e nel corpo, morì poche settimane dopo in Germania, e quindi non partecipò alla spedizione di Enrico II in puglia di un paio di anni dopo.

La considerazione più rilevante rispetto all’intera vicenda riguarda però i normanni, che giunsero per la prima volta in meridione proprio per combattere con Melo e non tornarono mai più alla terra natia.

Anzi, ne continuarono ad arrivare molti altri, come soldati e avventurieri.

Alla fine del secolo, il sud italia era di loro proprietà.

Bibliografia:

  • Giuseppe de Blasiis, La insurrezione pugliese e la conquista normanna nel secolo XI, 1864.
  • Jules Gay, L’Italia meridionale e l’Impero Bizantino dall’avvento di Basilio 1. alla resa di Bari ai Normanni (867-1071), 1917.
  • Le Beau (traduzione Marco Fassadoni), Continuazione della Storia degl’Imperatori Romani, 1778.
  • Évelyne Patlagean, Un medioevo greco: Bisanzio tra IX e XV secolo, 2009.
  • John Julius Norwich, The Normans in the South 1016-1130, 1967.

Ringraziamenti:

Zosimos. I suoi suggerimenti sono stati molto utili per limare il testo.

26 pensieri riguardo “Gli Scontri Dimenticati: La Battaglia di Canne (1018)

  1. L’articolo contiene alcune inesattezze e approssimazioni. I riferimenti all'”orrido Islam” e ai “caratteri omosessuali” sono decisamente discutibili, anche in un pezzo divulgativo.
    Consiglio un aggiornamento sui seguenti testi scientifici (segnalo quelli facilmente disponibili in italiano):

    – P. Delogu, I Normanni in Italia. Cronache della conquista e del regno, Napoli 1984

    – D. Matthew, I Normanni in Italia, Roma-Bari 2008

    – E. Cuozzo, “Quei maledetti Normanni”. Cavalieri e organizzazione militare nel Mezzogiorno Normanno, Napoli 1989

    – E. Cuozzo, La cavalleria nel Regno Normanno di Sicilia, Atripalda 2002

    – Tutti i contributi in: I caratteri originari della conquista normanna. Diversità e identità nel Mezzogiorno (1030-1130), a cura di R. Licinio e F. Violante, Bari 2006

    Un saluto

    Z.

  2. Io avevo letto che il primo disgraziato che chiamò a sé i normanni era stato uno dei principi longobardi in funzione antibizantina. Era una cagata?

    I riferimenti all’”orrido Islam” e ai “caratteri omosessuali” sono decisamente discutibili, anche in un pezzo divulgativo.

    Maddai, si fa per ridere 🙂

  3. Salve! Questa è la prima volta che commento il tuo blog, Zweilawyer, e mi chiedo perché non l’ho mai fatto prima. Mi piace molto il modo in cui scrivi(anche se certe volte mi sento un po’ offesa dalla frasi sugli omosessuali ma c’ho fatto l’abitudine, chi se ne frega oramai, lol), e trovo i tuoi articoli estremamente interessanti. Credo di aver visto un documentario su questa battaglia… O comunque c’entravano dei Normanni fissati col loro amato patrono che aiutavano alcuni terroni – i terroni non me ne vogliano, ho un sacco di amici che vengono dal sud e parlo così giusto per scherzare!
    Questo post è un po’ corto ma è interessante.
    In ogni caso forse te ne fregherà assai poco, ma ti volevo ringraziare vivamente: coi tuoi approfondimenti sulla storia, sulle armi e sulla scrittura mi hai aiutata non poco(tu, Gamberetta ed il Duca, in effetti, anche se Gamberetta non scrive niente sulle armi)a migliorare la qualità delle mie storie.
    E preferisco i tuoi articoli sulle armi a quelli del Duca perché sono un’amante delle armi bianche! In particolare ho trovato interessanti le tue asserzioni sulle armi a due mani, devo dire.
    Beh, scusami il delirante post pieno di off-topic!

    1. “dei Normanni fissati col loro amato patrono che aiutavano alcuni terroni – i terroni non me ne vogliano, ho un sacco di amici che vengono dal sud e parlo così giusto per scherzare!”

      ma figurati miserabile stronza!
      non te la prendere si fa così tanto per ridere… 😀

  4. @ Tapiro
    Wikipedia dice a proposito di Melo:

    Secondo il cronista Guglielmo di Puglia era di origini longobarde (Longobardum natum); è stata ipotizzata una sua parentela con l’imperatore Enrico II che a Bamberga gli riservò una sepoltura nel duomo.

    Da ‘parente’ a ‘principe’ il passo è breve, forse la fonte da te citata è stata solo un po’ imprecisa.

    Tuttavia, finalmente so chi è codesto Melo! Dopo anni a passeggiare su è giù via Melo per arrivare alla Feltrinelli in quel di Bari 🙂

    E un saluto a Brunhilde :8 presto ‘certi’ utenti (coffDagocoff) ti inviteranno a postare le boobs e magari a presentarci le tue altre sorelle Walkirie, tutte in reggipetto in piastra di metallo d’ordinanza :[

    Terra Nova

  5. Sono stato un po’ brusco e mi spiace. Come ho scritto già nel post sulla spada bizantina, è lodevole che si scriva in termini divulgativi di certi argomenti su un blog, strumento in genere destinato a contenuti ben più futili.
    Inserisco pertanto solo qualche precisazione importante per rendere il pezzo più accurato:

    – All’epoca delle vicende narrate, il dominio longobardo nel Sud era composto da due principati (Salerno e Benevento, talora momentaneamente riuniti), non più da un Ducato.

    – Nella sua fase “recessiva”, che va all’incirca dalla metà dell’VIII secolo fino alla metà del IX, Bisanzio controllava politicamente solo piccoli stralci di Basilicata: tutta la parte settentrionale, rispondente pressapoco all’attuale provincia di Potenza, era pieno dominio longobardo (il vasto gastaldato di Acerenza era stato praticamente spartito tra i due principati di Salerno e Benevento). Anche a livello di diocesi, le chiese erano quasi interamente latine, e i blandi tentativi di controllo greco dei vescovati si risolsero in un fiasco (cfr. Liutprando da Cremona).

    – il “cronista dell’epoca” è Amato di Montecassino, Libro I cap. XXII. La citazione è in realtà già ripresa in modo imperfetto dal libro da cui credo (correggimi se sbaglio) tu abbia tratto la tua, ovvero quello di De Blasiis. Il testo corretto è: “Egli offrì il suo tesoro e trovò cavalieri nei monasteri e combattè contro i forti Normanni. I Normanni vennero senza numero e furono tanto numerosi, che il campo di battaglia fu pieno dell’esercito dell’Imperatore. E le lance sfoderate sono viste come le canne che sorgono nel luogo in cui nascono […] la folla dell’esercito imperiale si sparse per il campo come le api, quando sciamano”
    Il senso è ovviamente lo stesso, va da sè.

    – In realtà nemmeno i migliori cronisti del tempo (spesso pagati dai Normanni stessi) sono concordi sulle modalità di discesa dei loro committenti in Italia Meridionale. Dei contemporanei, Amato parla chiaramente di un primigenio interesse ad appoggiare Salerno, mentre il solo Guglielmo di Puglia racconta per esteso la storia dell’incontro con Melo, e della “proposta” da lui fatta ai cavalieri del Nord. Lupo Protospata di fatto tace.

    Di altri dettagli più legati alla singola percezione storica di ciascuno, possiamo parlare per esteso in una prossima occasione.
    Alla prossima

    Z.

  6. @Zosimo

    – hai ragione, sono stato un po’ superficiale per non andare a spiegare l’evoluzione del Ducato di Benevento;

    – all’inizio avevo pensato di essere più preciso sui confini, utilizzando:
    “La difesa militare della capitanata ed i confini della regione al principio del secolo XI” di Carlo Guido Mor. Papers of the British School at Rome, Vol. 24, Studies in Italian Medieval History (1956), pp. 29-36.
    Poi, volendo rimanere nelle 1000 parole, mi sono sbragato del tutto sulla via del generico.

    – sì, ho preso la citazione da De Blasiis;

    – in effetti, fra le fonti c’è un po’ di confusione sull’arrivo dei normanni. Ho preso il testo del Muratori per non complicare troppo le cose. Anche sulla sequenza delle battaglie combattute fra Melo e Bisanzio ci sono voci differenti, quindi ho scelto la linea che mi sembrava più realistica.

  7. Bello vedere riemergere pagine di storia poco conosciute, bravo anche nel cercare una sintesi (1000 parole sono poche, come si fa a definire una situazione geopolitica?).
    Vedo con piacere che c’è chi vuole collaborare a definire meglio le cose, è lo spirito che mi più mi piace nella blogosfera.

  8. L’intervento di chi è più competente di me su un dato argomento è sempre gradito.

    Ho limato il testo alla luce delle considerazioni di Zesios. Ovviamente l’ho inserito nei ringraziamenti.

  9. Grazie davvero per la citazione, ma non era necessaria. Dove si può si dà una mano, altrove la si riceve.

    Sai perchè la questione lucana mi pare così importante in questo episodio? Perchè il fatto che la zona del Vulture (Melfi) e dell’Alto Bradano (Acerenza) NON fosse bizantina – nè politicamente, nè religiosamente – spiega anche il motivo della facile e precoce penetrazione dei Normanni in quei territori, che divennero roccaforte per la successiva espansione verso sud e verso est. In un certo senso è la “premessa” e la “conseguenza” della battaglia di Canne.

    Ma devi mantenere un limite di mille parole?

  10. Bell’articoletto riassuntivo, sto ripassando adesso proprio questo periodo per l’esame di storia medievale.

    Pazzi erano questi, pazzi. Ho la testa piena di date, scontri, re e imperatori che cambiavano nel giro di un anno – o di mesi-. Ma stare tranquilli no? =(

  11. Avrei preferito un articolo più sostanzioso, ma visto che è gratis e non lo faccio io prendo e porto a casa. In ogni caso un bentornato agli articoli di storia. Dopo tonnellate di merda su vampiri e angeli mongoli iniziavo a sentirne la mancanza 8)

  12. I longobardi non avevano perso l’autonomia già dai tempi di Calo Magno? Cioè davo i longobardi come popolo germanico praticamente mescolato con le genti italiche e che il centro-nord italia fosse “assoggettato” al Sacro Romano Impero di nazione Germanica (con continue ribellioni dei comuni-città). I longobardi erano forse rimasti distinti come popolo e regione politica almeno nel centro-sud?

  13. I longobardi non avevano perso l’autonomia già dai tempi di Calo Magno? Cioè davo i longobardi come popolo germanico praticamente mescolato con le genti italiche e che il centro-nord italia fosse “assoggettato” al Sacro Romano Impero di nazione Germanica (con continue ribellioni dei comuni-città). I longobardi erano forse rimasti distinti come popolo e regione politica almeno nel centro-sud?

    La riconquista di Carlo Magno si era fermata al Lazio. Da lì fino ai temi bizantini dell’estremo sud, il Ducato longobardo di Benevento continuò ad essere indipendente fino alla conquista normanna (anche se formalmente riconosceva l’autorità franco-romana). Tra l’altro, il ducato era quasi sempre stato indipendente rispetto al resto del regno longobardo.
    Negli ultimi secoli dell’Alto Medioevo il Ducato si frantuma in tre nazioni longobarde indipendenti e insulse (Benevento, Salerno e Capua). E poi i normanni se pijano tutto (a parte Benevento, che se non ricordo male si sottomette al Papa in preda alla disperazione). Fine dei longobardi.
    Vedasi anche questa mappa.

  14. Sempre interessanti questi post storici. Personalmente concordo con Zwei nel dargli un taglio un po’ “simpatico”. A me, che non sono storico, piacciono moltissimo questi pezzi scritti in modo non paludato.
    Continua così!
    Riguardo ai commenti di Terra nova, cosa dire? Vedo fin da qui il suo pelo setoloso…….
    Siete simpaticissimi!

  15. Aggiungo, per chi fosse interessato, un paio di suggerimenti bibliografici molto validi sul problema dei Longobardi nel Sud, più complesso e affascinante di quel che sembra.

    – I Longobardi nel Sud, a cura di Giuseppe Roma, Roma 2010 (raccolta di saggi aggiornatissimi che esplorano interamente il problema)

    – S. Gasparri, La cultura tradizionale dei Longobardi: struttura tribale e resistenze pagane, Spoleto 1983 (straconsigliato, anche ai non specialisti)

    Visto che questo è anche un blog di narrativa, spero DAVVERO vi sia passato tra le mani il romanzo “Il tempo di sua grazia” di Eyvind Johnson, edizioni Iperborea. In caso contrario, vi consiglio di procurarvelo, in qualsiasi maniera.

  16. Zosimo, per caso ti interessa l’articolo “Byzantine Liguria: An Imperial Province against the Longobards, A.D. 568-643” di Neil Christie? Ce l’ho in pdf

  17. Ti ringrazio, ce l’ho già.
    Alla British School a Roma hanno l’abbonamento a Jstor, l’ho preso da lì.
    Reti Medievali è un ottimo portale accademico con molte cose pubblicate, scientificamente valide e di libera consultazione/scaricaggio.
    Se non lo conoscete date uno sguardo.

  18. Io sarei interessato a quel pdf , faccio incetta di libri bizantini ,
    gradevole il post , si apprezzano senpre pillole di storia Romea.
    Mi è sempre sembrato strano come l’infiltrazione normanna abbia portato al dominio di una terra cosi’ vasta in poco tempo.
    Baccio

  19. Salve!
    Mi complimento per l’ottimo articolo ma volevo far notare un errore: nella mappa all’inizio dell’articolo Canne è indicata a Sud-Est di Bari, ma quella indicata è Torre Canne o semplicemente Canne, mentre gli scontri avvennero a Nord- Ovest presso quella che oggi è detta Canne Della Battaglia poco lontano da Barletta.

    Un Archeologo Barese

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