Ci sono state diverse battaglie combattute dove già qualche altro esercito aveva versato dosi generose di sangue e budella. Una delle più sconosciute è la seconda Battaglia di Canne. All’inizio dell’XI secolo, in terra italica Longobardi e Bizantini se le davano di santa ragione da quasi 450 anni. Il Sacro Romano Impero dominava al nord, il papato al centro, mentre ai Duchi di Benevento (in realtà il ducato si era diviso nei principati di Benevento di Salerno) ed al Catapano era rimasto solo il sud italia per guerreggiare (fra di loro, contro i musulmani, tutti contro tutti, ecc.). In quel periodo l’Impero Bizantino stava vivendo la seconda, ed ultima, giovinezza. Basilio II, uno dei più grandi imperatori di tutti i tempi, aveva letteralmente tritato i Bulgari (da qui il suo soprannome “Bulgaroctono”) e respinto l’Islam. Il suo desiderio però era un altro. Lo stesso che era passato per la testa di altri imperatori bizantini: riprendersi l’Italia.
Le origini della storia che vi sto raccontando vanno ricercate nella rivolta antibizatina pugliese fu guidata da Melo di Bari nel 1009. La rivolta, causata dalle solite, insopportabili imposizioni fiscali, aveva portato alla morte di Giovanni Curcuas, Catapano d’italia giunto dall’Armenia giusto in tempo per essere fatto a pezzi.
Melo tentò di rinforzare le proprie posizioni prima dell’arrivo del nuovo Catapano, ma già dopo qualche mese le truppe di Basilio Argiro si spinsero alle porte di Bari. Quest’ultimo riuscí a riprendere la città, massacrò buona parte dei baresi, e riuscì a mettere in fuga Melo e la sua combriccola. I ribelli trovarono rifugio ad Ascoli, da sempre insofferente alle influenze di Costantinopoli.
Lo so, siete delusi. Quasi tutti immaginano enormi eserciti coperti di ferro e pianure squassate dal passo degli armati. Beh, a tornare indietro del tempo rimarreste delusi.
Nell’alto medioevo la guerra era ancora più piccola, sporca e meschina di quanto non fosse nei secoli precedenti. I musulmani avevano preso Bari con pochi uomini, i normanni stavano costruendo le loro fortune grazie a piccoli gruppi organizzati, e dubito che il Catapano potesse contare su qualcosa in piú di poche migliaia di uomini.
É divertente pensare che le due potenze che si contendevano l’eredità di Roma dovevano fare i conti con eserciti ridotti ed un tessuto socio-istituzionale largamente disgregato!
Ad ogni modo, Melo non aveva intenzione di desistere. Pochi anni dopo, nel 1017-1018, riuscì a rinforzare le sue fila con avventurieri normanni guidati da Gilbert Buatère. Il capo normanno aveva portato alcuni suoi soldati ad adorare San Michele sul Gargano, e Melo li aveva subito notati. Il Muratori ci narra il primo incontro (con leggere note omosessuali):
… appena egli ebbe adocchiati questi uomini, bella e nerboruta gente… li invogliò di seco intraprendere guerra in quelle parti contra del dominio greco…
Forte dei nuovi alleati, dopo un’iniziale sconfitta e quello che possiamo considerare un “pareggio”, Melo riuscì a battere Leone Tornicio, nuovo Catapano d’Italia, il 22 giugno 1017. Basilio II, incazzato nero per la mediocrità militare e la fuga dal campo di battaglia di Leone, decise di sostituirlo con Basilio Boiannes.

Come i Normanni, anche Basilio II adorava la spremuta di lacrime e sangue rappresentata da San Michele
Povero Leone, mentre lui aveva combattuto con pizza e fichi, Basilio II aveva affidato a Boiannes un bel numero di uomini, oro, ed un distaccamento della Guardia Varangiana. Come dice un cronista dell’epoca, Amato di Montecassino:
[Basilio II] Egli offrì il suo tesoro e trovò cavalieri nei monasteri e combattè contro i forti Normanni. I Normanni vennero senza numero e furono tanto numerosi, che il campo di battaglia fu pieno dell’esercito dell’Imperatore. E le lance sfoderate sono viste come le canne che sorgono nel luogo in cui nascono [...] la folla dell’esercito imperiale si sparse per il campo come le api, quando sciamano
Dopo un’altra vittoria sul finire del 1017, Melo non trovò l’appoggio dei principi longobardi, che anzi sembravano spaventati dal potere che stava accumulando, ma i suoi normanni riuscirono a far arrivare rinforzi dalla madrepatria, sollecitati anche dal Papa.
Gli eserciti delle due fazioni giunsero allo scontro finale nell’ottobre del 1018, nei pressi di Canne. Superiori nel numero, gli uomini di Boiannes ebbero la meglio, tanto che dei duecentocinquanta normanni giunti ad aiutare Melo ne sopravvissero una cinquantina. Melo, imparentato con gli imperatori tedeschi, fuggì in Germania.
La considerazione più rilevante riguarda però i normanni, che giunsero per la prima volta in meridione proprio per combattere con Melo e non tornarono mai più alla terra natia.
A rimpolpare quel nucleo di 50 soldati bastonati da Boiannes arrivarono altri normanni.
Alla fine del secolo, il sud italia era di loro proprietà.
Ringraziamenti:
- Zosimos. I suoi suggerimenti sono stati molto utili per limare il testo.













L’articolo contiene alcune inesattezze e approssimazioni. I riferimenti all’”orrido Islam” e ai “caratteri omosessuali” sono decisamente discutibili, anche in un pezzo divulgativo.
Consiglio un aggiornamento sui seguenti testi scientifici (segnalo quelli facilmente disponibili in italiano):
- P. Delogu, I Normanni in Italia. Cronache della conquista e del regno, Napoli 1984
- D. Matthew, I Normanni in Italia, Roma-Bari 2008
- E. Cuozzo, “Quei maledetti Normanni”. Cavalieri e organizzazione militare nel Mezzogiorno Normanno, Napoli 1989
- E. Cuozzo, La cavalleria nel Regno Normanno di Sicilia, Atripalda 2002
- Tutti i contributi in: I caratteri originari della conquista normanna. Diversità e identità nel Mezzogiorno (1030-1130), a cura di R. Licinio e F. Violante, Bari 2006
Un saluto
Z.
Conosco il prof. Cuozzo personalmente, abbiamo anche parlato delle armi normanne. Se vuoi puoi segnalare errori ed approssimazioni.
Io avevo letto che il primo disgraziato che chiamò a sé i normanni era stato uno dei principi longobardi in funzione antibizantina. Era una cagata?
Maddai, si fa per ridere
Salve! Questa è la prima volta che commento il tuo blog, Zweilawyer, e mi chiedo perché non l’ho mai fatto prima. Mi piace molto il modo in cui scrivi(anche se certe volte mi sento un po’ offesa dalla frasi sugli omosessuali ma c’ho fatto l’abitudine, chi se ne frega oramai, lol), e trovo i tuoi articoli estremamente interessanti. Credo di aver visto un documentario su questa battaglia… O comunque c’entravano dei Normanni fissati col loro amato patrono che aiutavano alcuni terroni – i terroni non me ne vogliano, ho un sacco di amici che vengono dal sud e parlo così giusto per scherzare!
Questo post è un po’ corto ma è interessante.
In ogni caso forse te ne fregherà assai poco, ma ti volevo ringraziare vivamente: coi tuoi approfondimenti sulla storia, sulle armi e sulla scrittura mi hai aiutata non poco(tu, Gamberetta ed il Duca, in effetti, anche se Gamberetta non scrive niente sulle armi)a migliorare la qualità delle mie storie.
E preferisco i tuoi articoli sulle armi a quelli del Duca perché sono un’amante delle armi bianche! In particolare ho trovato interessanti le tue asserzioni sulle armi a due mani, devo dire.
Beh, scusami il delirante post pieno di off-topic!
@ Tapiro
Wikipedia dice a proposito di Melo:
Da ‘parente’ a ‘principe’ il passo è breve, forse la fonte da te citata è stata solo un po’ imprecisa.
Tuttavia, finalmente so chi è codesto Melo! Dopo anni a passeggiare su è giù via Melo per arrivare alla Feltrinelli in quel di Bari
E un saluto a Brunhilde
presto ‘certi’ utenti (coffDagocoff) ti inviteranno a postare le boobs e magari a presentarci le tue altre sorelle Walkirie, tutte in reggipetto in piastra di metallo d’ordinanza
Terra Nova
Sono stato un po’ brusco e mi spiace. Come ho scritto già nel post sulla spada bizantina, è lodevole che si scriva in termini divulgativi di certi argomenti su un blog, strumento in genere destinato a contenuti ben più futili.
Inserisco pertanto solo qualche precisazione importante per rendere il pezzo più accurato:
- All’epoca delle vicende narrate, il dominio longobardo nel Sud era composto da due principati (Salerno e Benevento, talora momentaneamente riuniti), non più da un Ducato.
- Nella sua fase “recessiva”, che va all’incirca dalla metà dell’VIII secolo fino alla metà del IX, Bisanzio controllava politicamente solo piccoli stralci di Basilicata: tutta la parte settentrionale, rispondente pressapoco all’attuale provincia di Potenza, era pieno dominio longobardo (il vasto gastaldato di Acerenza era stato praticamente spartito tra i due principati di Salerno e Benevento). Anche a livello di diocesi, le chiese erano quasi interamente latine, e i blandi tentativi di controllo greco dei vescovati si risolsero in un fiasco (cfr. Liutprando da Cremona).
- il “cronista dell’epoca” è Amato di Montecassino, Libro I cap. XXII. La citazione è in realtà già ripresa in modo imperfetto dal libro da cui credo (correggimi se sbaglio) tu abbia tratto la tua, ovvero quello di De Blasiis. Il testo corretto è: “Egli offrì il suo tesoro e trovò cavalieri nei monasteri e combattè contro i forti Normanni. I Normanni vennero senza numero e furono tanto numerosi, che il campo di battaglia fu pieno dell’esercito dell’Imperatore. E le lance sfoderate sono viste come le canne che sorgono nel luogo in cui nascono [...] la folla dell’esercito imperiale si sparse per il campo come le api, quando sciamano”
Il senso è ovviamente lo stesso, va da sè.
- In realtà nemmeno i migliori cronisti del tempo (spesso pagati dai Normanni stessi) sono concordi sulle modalità di discesa dei loro committenti in Italia Meridionale. Dei contemporanei, Amato parla chiaramente di un primigenio interesse ad appoggiare Salerno, mentre il solo Guglielmo di Puglia racconta per esteso la storia dell’incontro con Melo, e della “proposta” da lui fatta ai cavalieri del Nord. Lupo Protospata di fatto tace.
Di altri dettagli più legati alla singola percezione storica di ciascuno, possiamo parlare per esteso in una prossima occasione.
Alla prossima
Z.
@Zosimo
- hai ragione, sono stato un po’ superficiale per non andare a spiegare l’evoluzione del Ducato di Benevento;
- all’inizio avevo pensato di essere più preciso sui confini, utilizzando:
“La difesa militare della capitanata ed i confini della regione al principio del secolo XI” di Carlo Guido Mor. Papers of the British School at Rome, Vol. 24, Studies in Italian Medieval History (1956), pp. 29-36.
Poi, volendo rimanere nelle 1000 parole, mi sono sbragato del tutto sulla via del generico.
- sì, ho preso la citazione da De Blasiis;
- in effetti, fra le fonti c’è un po’ di confusione sull’arrivo dei normanni. Ho preso il testo del Muratori per non complicare troppo le cose. Anche sulla sequenza delle battaglie combattute fra Melo e Bisanzio ci sono voci differenti, quindi ho scelto la linea che mi sembrava più realistica.
@Brunhilde
Benvenuta e grazie dei complementi. Sottoscrivo quanto detto da Terra.
Bello vedere riemergere pagine di storia poco conosciute, bravo anche nel cercare una sintesi (1000 parole sono poche, come si fa a definire una situazione geopolitica?).
Vedo con piacere che c’è chi vuole collaborare a definire meglio le cose, è lo spirito che mi più mi piace nella blogosfera.
L’intervento di chi è più competente di me su un dato argomento è sempre gradito.
Ho limato il testo alla luce delle considerazioni di Zesios. Ovviamente l’ho inserito nei ringraziamenti.
Grazie davvero per la citazione, ma non era necessaria. Dove si può si dà una mano, altrove la si riceve.
Sai perchè la questione lucana mi pare così importante in questo episodio? Perchè il fatto che la zona del Vulture (Melfi) e dell’Alto Bradano (Acerenza) NON fosse bizantina – nè politicamente, nè religiosamente – spiega anche il motivo della facile e precoce penetrazione dei Normanni in quei territori, che divennero roccaforte per la successiva espansione verso sud e verso est. In un certo senso è la “premessa” e la “conseguenza” della battaglia di Canne.
Ma devi mantenere un limite di mille parole?
Interessante articolo, come anche la discussione.
Bell’articoletto riassuntivo, sto ripassando adesso proprio questo periodo per l’esame di storia medievale.
…
Pazzi erano questi, pazzi. Ho la testa piena di date, scontri, re e imperatori che cambiavano nel giro di un anno – o di mesi-. Ma stare tranquilli no?
Avrei preferito un articolo più sostanzioso, ma visto che è gratis e non lo faccio io prendo e porto a casa. In ogni caso un bentornato agli articoli di storia. Dopo tonnellate di merda su vampiri e angeli mongoli iniziavo a sentirne la mancanza
I longobardi non avevano perso l’autonomia già dai tempi di Calo Magno? Cioè davo i longobardi come popolo germanico praticamente mescolato con le genti italiche e che il centro-nord italia fosse “assoggettato” al Sacro Romano Impero di nazione Germanica (con continue ribellioni dei comuni-città). I longobardi erano forse rimasti distinti come popolo e regione politica almeno nel centro-sud?
La riconquista di Carlo Magno si era fermata al Lazio. Da lì fino ai temi bizantini dell’estremo sud, il Ducato longobardo di Benevento continuò ad essere indipendente fino alla conquista normanna (anche se formalmente riconosceva l’autorità franco-romana). Tra l’altro, il ducato era quasi sempre stato indipendente rispetto al resto del regno longobardo.
Negli ultimi secoli dell’Alto Medioevo il Ducato si frantuma in tre nazioni longobarde indipendenti e insulse (Benevento, Salerno e Capua). E poi i normanni se pijano tutto (a parte Benevento, che se non ricordo male si sottomette al Papa in preda alla disperazione). Fine dei longobardi.
Vedasi anche questa mappa.
@ Tapiroulant
Grazie. Chiara anche la mappa.
Sempre interessanti questi post storici. Personalmente concordo con Zwei nel dargli un taglio un po’ “simpatico”. A me, che non sono storico, piacciono moltissimo questi pezzi scritti in modo non paludato.
Continua così!
Riguardo ai commenti di Terra nova, cosa dire? Vedo fin da qui il suo pelo setoloso…….
Siete simpaticissimi!
Aggiungo, per chi fosse interessato, un paio di suggerimenti bibliografici molto validi sul problema dei Longobardi nel Sud, più complesso e affascinante di quel che sembra.
- I Longobardi nel Sud, a cura di Giuseppe Roma, Roma 2010 (raccolta di saggi aggiornatissimi che esplorano interamente il problema)
- S. Gasparri, La cultura tradizionale dei Longobardi: struttura tribale e resistenze pagane, Spoleto 1983 (straconsigliato, anche ai non specialisti)
Visto che questo è anche un blog di narrativa, spero DAVVERO vi sia passato tra le mani il romanzo “Il tempo di sua grazia” di Eyvind Johnson, edizioni Iperborea. In caso contrario, vi consiglio di procurarvelo, in qualsiasi maniera.
Zosimo, per caso ti interessa l’articolo “Byzantine Liguria: An Imperial Province against the Longobards, A.D. 568-643″ di Neil Christie? Ce l’ho in pdf
Ti ringrazio, ce l’ho già.
Alla British School a Roma hanno l’abbonamento a Jstor, l’ho preso da lì.
Reti Medievali è un ottimo portale accademico con molte cose pubblicate, scientificamente valide e di libera consultazione/scaricaggio.
Se non lo conoscete date uno sguardo.
Io sarei interessato a quel pdf , faccio incetta di libri bizantini ,
gradevole il post , si apprezzano senpre pillole di storia Romea.
Mi è sempre sembrato strano come l’infiltrazione normanna abbia portato al dominio di una terra cosi’ vasta in poco tempo.
Baccio