Contro un nemico così pericoloso ci vogliono le armi nucleari!

Qualche tempo fa mi é stato segnalato un post scritto da Michela Murgia sul suo blog. Come giá accaduto in altre discussioni in giroper il web, ho trovato diversi sostenitori della teoria secondo cui l’Eap danneggi gli autori pubblicati da editori veri. L’autrice stessa, imbastendo una finta conversazione con un autore EAP, dice:

- Ci ho messo anni a scriverlo, perchè devo rimetterlo in un cassetto?

Perché è bricolage. E’ come se uno macellasse una bestia sua e poi cercasse di portarla in vendita dal macellaio senza passare per l’ufficiale sanitario. “Ma è mia, è ottima!”. Di sicuro, ma il mestiere di produttore di carni si fa passando dal veterinario e dall’ufficiale sanitario. La carne macellata in casa la regali ai tuoi amici.

Insomma, equiparare un controllo sanitario al controllo di un editore è del tutto fuori luogo. Da un lato analisi chimiche e controlli scientifici, dall’altro la penna di un editor, che spesso è retta da un minus habens, come dimostrato QUI.

- Ma se il mio libro si trova nelle librerie di Cagliari!

Presentandoti in libreria con un libro a pagamento hai messo in imbarazzo il tuo amico libraio (che ti ha detto di sì solo perché non vuole offenderti come amico o perderti come cliente) e lo hai costretto a occupare con il tuo scritto uno spazio prezioso e scarso. In questo modo hai squalificato il complesso della sua offerta al pubblico, esattamente come succederebbe a un negozio di articoli da regalo se mettesse in vetrina accanto ai Baccarat anche il portacenere di conchiglie e brillantini amorevolmente incollato a mano dalla sua vicina di casa.

In sostanza, i libri Eap fregherebbero spazio in libreria a chi invece si è fatto il mazzo per pubblicare con case importati quali Casini, N&C o DeAgostini.

E’ giunto il momento di chiamare le cose con il loro nome: pubblicare a pagamento è abusivismo editoriale.

Tuona la Murgia! Ma non si limita a questo, visto che aggiunge:

-Stronza, ci rincontreremo dove non ti aspetti!

Forse. Ma fino ad allora risparmia più alberi che puoi. Se ti manca la coscienza editoriale magari possiamo sperare in quella ecologica.

Magnifico. Il concetto di coscienza editoriale mi è nuovo. E’ forse quello che permette agli editori di devastare foreste per pubblicare merda e agli autori (a parte quelli che riescono a conquistarsi una posizione di forza nella contrattazione) di diventare puttane che scrivono per due spicci?
Come si fa a chiedere “coscienza editoriale” ad un poveraccio che pubblica la sua opera penosa a pagamento, se tutto il sistema non conosce neanche il significato del termine?
A me sembra che lo stesso Ave Mary (scritto dalla Murgia), polpettone catto-femminista con le solite banalità su donna, chiesa e roghi di streghe, costi  ben 13,60 euro per sole 160 pagine (in ebook a 9.99, lol). Lo definirei “editorialmente incosciente”.
Al mio pensiero sulla questione voglio premettere una considerazione:
Mi ripeto per l’ennesima volta. Parlare di stronzate del genere, in un momento così particolare per l’editoria, è deprimente. C’è una crisi paurosa, le librerie (giustamente) chiudono, il Parlamento vota(va) leggi ad hoc contro Amazon (anche se), ci chiedono 30 euro per un romanzo, ebook vergognosi costano 13,99 euro (Il Re Nero), i distributori prendono il 55-60%, gli autori il 7-9%…
Per completezza, riporto anche il commento che ho postato sul blog di Lara Manni:
Al momento, più che gli ebook, il vero colpo mortale alle librerie fisiche lo stanno dando i rivenditori online. Non so se hai notato, ma ormai nella maggior parte delle librerie ci sono intere sezioni dedicate a giocattolini, ninnoli, gadget per la casa, ecc. Ormai non hanno più alcuna possibilità di competere con Amazon & co, la loro unica fortuna risiede nel fatto che molti italiani (data l’età media della popolazione) non sanno usare/si fidano di internet. E’ solo una questione di tempo… quando si diffonderanno anche gli ebook, beh, adieu.

Sull’EAP. Diffido da ogni storiella sul complotto contro gli autori incompresi. D’altro canto, prendersela con l’EAP è la trasposizione nell’ambiente editoriale di Vespa che mostra il plastico di Cogne mentre l’Italia è nella merda fino al collo.

Credo che i problemi del canceroso sistema editoriale siano altri: i prezzi folli dei libri (La Via dei Re, Fanucci, a 30 euro; 10 pagine di Erri DeLuca, autore mediocre, a 15 euro, ecc.), il 60% preso dai distributori, le percentuali da fame date agli autori, le recensioni prezzolate…

La prima domanda che vi pongo é la seguente: avete mai visto un libro Eap in libreria? Io forse, e dico forse, un paio di albatros messi di traverso nella sezione “cacate a spruzzo”. Infatti, as you know bob, i libri Eap non vengono distribuiti sul territorio. Di solito metá delle stampe vanno all’autore (dietro lauto compenso), un quarto ai parenti (che pur di aiutare il pargolo farebbero carte false) ed un quarto al macero. Gli unici ad essere danneggiati sono gli autori che pubblicano a pagamento.
Concordo inoltre con la Murgia quando dice:
-Invece io l’ho mandato a 150 editori e nessuno me lo ha voluto pubblicare.
Il motivo non è necessariamente che sei un genio incompreso. Forse è davvero scritto da cani. Probabilmente è una storia poco interessante. Molto meno probabilmente è bellissimo e scritto bene, ma inadatto al mercato editoriale a cui stai puntando. Valuta l’opportunità di fartene una ragione.
Il discorso prende poi la classica piega retard dello ”scontro fra autore pubblicato raccomandato e autore non pubblicato complottista e rosicone”. Roba troppo trash anche per me.

Perché invece non diamo un’occhiata a ciò che davvero appesta le librerie/cimiteri di alberi morti? Ero indeciso se utilizzare i saggi su Twilight o quelli su Harry Potter. Alla fine ho optato perquest’ultimo, perché rappresenta il tentativo piú grottesco di far passare per grande romanzo di formazione un pout-pourri di trovate di marketing. Ecco un elenco dei saggi disponibili in italiano su HP:

Il prossimo best-seller?

  1. Harry Potter e la (tua) morte. Ci vuoi pensare… o sai già per cosa vivere? (Paolo Cervari)
  2. Harry Potter al cinema (Oppezzo Valentina)
  3. Harry Potter e la filosofia (Regazzoni Simone)
  4. Harry Potter non esiste (Strada Roberta)
  5. Harry Potter. Come creare un business da favola (Gunelius Susan)
  6. Harry Potter o l’anti Peter Pan. La magia della lettura (Cani Isabelle)
  7. Il vangelo secondo Harry Potter. Come affrontare la vita con la Bibbia in una mano e la bacchetta magica nell’altra (Ciaccio Peter)
  8. Effetto Harry Potter (Barbolini Francesca)
  9. Filosofando con Harry Potter. Corpo a corpo con la morte (Macor Laura)
  10. A tavola con Harry Potter (Paoletti Barbara)
  11. Elementi di psicopedagogia nell’antica scuola di Hogwarts. Harry Potter e la magia dell’educazione (Carriero Antonio)
  12. L’incantesimo Harry Potter (Lenti Marina)
  13. Lucchetti babbani e medaglioni magici. Harry Potter in italiano: le sfide di una traduzione (Katerinov Ilaria)
  14. Harry Potter a test (Lenti Marina)
  15. Se Harry Potter fosse a capo della General Electric. Come diventare un mago della leadership (Morris Tom)
  16. Guida completa alla saga di Harry Potter (Cosi Francesca)
  17. Vivi con grinta! Campo scuola per adolescenti in compagnia di Harry Potter e l’Ordine della Fenice (Luigi Guglielmoni)
  18. La forza della vita. Itinerario per adolescenti in compagnia di «Harry Potter e il calice di fuoco» (Luigi Guglielmoni)
  19. Harry Potter. L’avventura di crescere. Psicologia dell’adolescenza e magia della fiaba (Ricci Rita)
  20. La scienza di Harry Potter. Come funziona veramente la magia (Highfield Roger)
  21. I magici mondi di Harry Potter. Guida ai personaggi, miti e leggende della saga del mago di Hogwarts (Colbert David)
  22. Potterologia. Dieci as-saggi dell’universo di J. K. Rowling (vari, a cura di Marina Lenti)
  23. Harry Potter & Co. L’arte fantastica della favola (Riglietti Serena)
  24. Harry Potter e il suo magico mondo. Personaggi, luoghi, oggetti, creature magiche, incantesimi (Balboni Flavia)

Vi sembrano troppi? Contate che ho eliminato album, libri illustrati ecc.

Ecco, questo é il vero ciarpame che intasa le librerie.

E pensare che un tempo ero un fervido sostenitore della lotta per l’estirpazione di questo Male Supremo! Alla fine però, continuando a ragionare e discutere sull’argomento, sono arrivato alla posizione che ho espresso fin qui.

Resta il fatto che mi dispiace per i poveri autori a pagamento. Per lo piú si tratta di gente inesperta che viene tratta in inganno da proclami insulsi tipo questo:

E mi dispiace anche dal punto di vista giuridico, perché un editore è, prima di tutto, un imprenditore, e facendo ricadere i costi del proprio servizio sull’autore, fa venir meno il rischio d’impresa. Ma all’interno dell’editoria attuale, un coacervo di strutture cancerose e personaggi ambigui che agiscono in danno del lettore, si tratta diun problema men che marginale.

É lamentarsi delle gocce di pioggia in una tempesta di meteoriti.

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  1. DagoRedNo Gravatar says:

    Ottimo articolo. Concordo al 120%. E come Zwe, aspetto che Darwin faccia il suo lavoro, per quanto doloroso possa essere.

  2. TapiroulantNo Gravatar says:

    La cosa più sgradevole degli attacchi come quello della Murgia è che si ergono tutti a difesa non del lettore, o della buona narrativa, ma inevitabilmente a difesa dell’editoria.

    La Murgia non tutela gli interessi dei lettori o degli scrittori, ma di quelli che le pagano le royalties. Tristezza a palate.

  3. Mi meraviglio di te Zwei. Parlare dell’industria culturale no-no, non si può, dato che lor signorie pubblicano quasi tutte e questo significherebbe andare contro i loro datori di lavoro. Premettendo che odio l’EAP almeno quanto odio le case editrici convenzionali, e che “Democratizzazione culturale,”(nel video con la gnocca) non si può sentire, riporto qualche passaggio che mi ha colpito nel pezzo della Murgia:

    “L’editoria normale non è una garanzia di qualità, pubblica cani e porci!

    Se fosse vero sempre, non si spiegherebbe perché proprio tu hai dovuto pagare.”

    Se ho capito bene, qui si sostiene che la prova che “l’editoria non pubblica cani e porci” è che rifiuti anche dei manoscritti. No, perché se è così, basta che EAP rifiuti almeno un autore l’anno e diventano editoria di qualità pure loro. Stronzi a non averci pensato prima.

    “Che male c’è a pagare per pubblicare? I soldi sono i miei, non è mica illegale.
    Non c’è niente di male, purché tu non cerchi di far credere a qualcuno che quello che hai fatto è pubblicare davvero.
    Se hai pagato non puoi pretendere che il tuo libro sia recensito negli stessi giornali, venduto nelle stesse librerie o presentato negli stessi festival in cui si presentano i lavori editoriali veri.”

    Qui invece si sostiene (sempre se abbiamo diritto di parlare noi bestie in-pubblicate), ben più garbatamente certo, che abbia diritto a pubblicare solo chi, oltre a poter spendere 2000 euro (costo del bonifico all’Eap) può anche aprirsi una casa editrice. Insomma, se hai i soldi per aprirti un gruppo editoriale, allora puoi pubblicare quello che ti pare e avrai diritto a recensioni su giornali e riviste; mentre se non puoi spendere più di 2000 euri, ti attacchi, pezzente. Tralasciamo i premi letterari e i festival. Uno non può mica pretendere di partecipare a premi letterari truccati (che hanno il solo scopo di consegnare fascette per abbellire i libri) se ha pubblicato a pagamento. Questo sacrosanto diritto spetta, infatti, solo a chi è stato pubblicato da un editore Vero.

    Lascia che sia il lettore a decidere se sono cose assurde quelle che scrivo!

    Se nessun editore vero ha voluto investire i suoi soldi sul tuo libro, perché il libraio dovrebbe permettere che l’unico a farlo sia proprio il suo cliente? Il libraio serio è la garanzia del lettore, non lo smerciatore delle tue velleità editoriali.

    E se il libro è un’inchiesta sul marcio dell’editoria? E se il libro è così scomodo che alcuni gruppi editoriali di gente che non è più il presidente del consiglio decidono di bloccarlo? Che facciamo? Ci teniamo solo la Murgia? Tra l’altro, conosco gente che pubblica a pagamento per questo preciso motivo. Pezzi di merda!
    In pratica la Murgia ha stabilito, a priori (o forse in base al fatto che hanno pubblicato lei), che le case editrici siano investite del diritto-dovere di fungere da filtro sulla qualità del pubblicato (io sapevano che erano delle imprese e che, come tali, dovessero guadagnare accollandosi i rischi e cercando di massimizzare i profitti, ma suppongo mi sia perso qualche passaggio). In base a questo assunto, ne fa discendere – come una dolce pioggerellina che dal cielo ed è due volte benedetta; benedice colui che la concede e quegli su cui si spande, cantava il bardo – una serie di certezze inconfutabili sulla intrinseca giustizia dell’industria culturale.

    ‘Sti cazzi.

  4. SteamdollNo Gravatar says:

    Ma che orrore è diventata Hermione?
    La pubblicità della Albatros, comunque, è di una tristezza allucinante, senza contare tutti i libri de Il Filo che pubblicizzano su Striscia la Notizia. Grassa tristess.

    Chapeau per Harry Potter non esiste: spero che in tutto il libro di ci sia una frase sola, “Coglione chi legge”.

    No, direi che l’EAP comunque non danneggi la *vera* editoria, non ne hanno neanche l’intenzione, figuriamoci.

  5. SteamdollNo Gravatar says:

    G. V. Falconieri, credo di aver capito male, ma non stai suggerendo che sia una bella idea pubblicare libri controversi e con tematiche invise all’editoria con l’editoria a pagamento vero?

    Perché dar contro all’editoria normale e poi sborsare 2000 euro per pubblicare quel libro a pagamento… francamente me ne sfugge proprio la logica. Vorrai perdonarmi, ma io ho sempre considerato l’editoria a pagamento (anche se non dannosa per le librerie) nulla più che un mezzo inganno.
    Come ha detto Zwei e alla fine? Non hai distribuzione, non hai visibilità, cosa lo pubblichi a fare il libro controverso così?

  6. HelgorenNo Gravatar says:

    Ragazzi, inutile girarci intorno, diciamolo: noi qui si vuole un giudice supremo, un Daniele o un infernale Minosse che prenda tutta la merda che viene scritta e la scaraventi giù nelle malebolge della cattiva scrittura, in modo che venga pubblicata solo roba quantomeno decente.
    E’ la verità (e fa male lo so) ma purtroppo tale giudice nella realtà non c’è.
    Ipoteticamente le case editrici dovrebbero essere un filtro: se non ritengo valido quello che scrivi e non credo possa vendere, non te lo pubblico. Poi anche qui la realtà è un’altra e (so di dire un’ovvietà) si pubblicano “cose”(manco a chiamarle opere letterarie) che fanno rimpiangere l’aver elaborato una capacità di linguaggio umano.
    L’”autopubblicazione”(o pubblicazione a pagamento che dirsivoglia) permette certo all’autore bravo di pubblicare, ma permette di pubblicare anche a tutti quei cani e porci che dispongono quantomeno dei dindini necessari.
    In entrambi i casi, insomma, il mercato si riempie di sterco e per i blog rieccheggiano pianti e stridore di denti…

  7. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Ho dimenticato di dire che ci sono alcuni libri, pubblicati a pagamento (o da autori che fondano case editrici all’occorrenza) che possono essere interessanti. Si tratta però di opere tecniche, magari riguardanti una particolare arma o una tattica militare.

    Per quanto riguarda la narrativa, la pubblicazione a pagamento è sempre uno sciocco esborso di quattrini.

  8. SteamdollNo Gravatar says:

    Zwei, non si discute la qualità dell’opera pubblicata a pagamento (e non). Dico solo che pubblicare a pagamento solo perché gli altri editori lo rifiutano per motivazioni ideologiche (cosa che comunque rimane sempre da dimostrare) non ha per me nessun senso.

    A questo punto esiste l’auto pubblicazione (no?) che è vero, non fornisce cartaceo, ma tanto vale farselo stampare sotto casa, a quel punto: spendi meno e hai comunque tutte le copie da smistare tu sul groppone.

    Foraggiare l’editoria a pagamento perché si è scritto contro le case editrici a me pare una contraddizione in termini, però sarò strana io.

  9. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Ehm, Steam, io non ho capito perchè lo dici a me… Ho scritto solo che l’Eap è un problema marginale. Fra l’altro, ho anche detto che concordo con la MUrgia nel reputare che nella maggior parte dei casi i libri lasciati nel cassetto o rifiutati sono cagate a spruzzo.

  10. SteamdollNo Gravatar says:

    Perché sei arrivato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
    Adesso torno a prendermela con Falconieri, sta tranquillo: una bambola non si ribella mai a un burattinaio.

    Va contro le leggi.

    (no sul serio: avevo capito centrasse con quello che ha detto lui, ma sarà il caso che vada a mettere qualcosa nello stomaco prima di prendere altri abbagli)

  11. G.V. FalconieriNo Gravatar says:

    @Steamdoll
    Infatti hai capito male (o mi sono espresso male io):

    ma non stai suggerendo che sia una bella idea pubblicare libri controversi e con tematiche invise all’editoria con l’editoria a pagamento vero?

    Ho detto che ci sono persone che lo fanno. Se vuoi stampare mille copie di un libro per farti un giro di conferenze e distribuirle, sono cazzi tuoi ed avrai pure il diritto di farlo. Non vedo perché non si possa pagare qualcuno per fare un lavoro tipografico e di editing, anche solo per vanità personale, al giusto prezzo.Il problema con cose tipo il gruppo Albratros è che fa credere chissà cosa a giovani autori sprovveduti, che sarebbero disposti a spacciare cocaina pur di pubblicare, non che stampi a pagamento. Sulla narrativa il discorso, come dice Zwei, è diverso. Ad ogni modo, simili argomenti non c’entrano nulla con l’editoria e sono il tipico specchietto per le allodole. A me non interessano. Fatti due conti, andando a vedere i siti che parlano di Eap e vedrai che il vero nemico è l’Autopubblicazione, non l’EAP che è UN metodo di autopubblicazione tra i tanti possibili. Praticamente ogni volta che si attacca l’Eap, il vero bersaglio è invece l’autopubblicazione con la A maiuscola, quella che, per esempio, viene praticata in america anche da autori di successo. aggiungi a questo che gli attacchi vengono da chi è già pubblicato da case editrici tradizionali, ed ottieni un bel panorama di malafede e disinformazione.

  12. KodaNo Gravatar says:

    In realtà la “vanity press” la posso capire. Ma l’EAP pretende di porsi come DISTRIBUTORE. E’ questa la mezza truffa: far finta di aiutare un autore, sprovveduto, a emergere.
    Almeno con la vanity press sai che paghi un servizio editoriale. Perfino mio padre lo fa per alcune sue piccole opere da divulgare fra gli amici. ;)
    Ti autopubblichi per un motivo diverso dalla notorietà o dal desiderio di inserirti nel “Grande Meccanismo Editoriale”, e se il motivo è questo, beh, hai preso un abbaglio. : )

  13. ninaNo Gravatar says:

    Sono d’accordo con G.V. Falconieri. Questo gran parlare di EAP nasconde un altro bersaglio, ben più grosso e succoso: l’autopubblicazione. Diciamocelo, l’EAP non fa paura a nessuno. Gli autori che pubblicano a pagamento sono invisibili, non vendono una copia, non vengono distribuiti, non vengono pubblicizzati, in alcuni casi il loro libro non viene neppure stampato, a parte le copie per l’autore stesso.

    È l’autopubblicazione il vero spauracchio dell’editoria tradizionale. Basta elencare le ultime chicche isteriche degli intellettuali (?) italiani:
    -> attacco all’EAP.
    -> attacco ad Amazon.
    -> attacco agli ebook (non vogliono gli ebook perché si sa il profumo della carta e il buon libraio, ma se pubblichi EAP non hai coscienza ecologica… WTF!)

    PS: avevo letto che nella manovra Monti la legge anti-Amazon viene annullata: confermate?

  14. Il fatto è che molti degli argomenti usati dalla Murgia potrebbero essere applicati alla stampa a pagamento che, evidentemente, è ben altra cosa rispetto alla vanity press o EAP.
    Inoltre, pur concordando con quanto dice Zwei

    “nella maggior parte dei casi i libri lasciati nel cassetto o rifiutati sono cagate a spruzzo.”

    Faccio notare come il fatto che il 90% dei libri rifiutati faccia probabilmente schifo, non vuol dire che il restante 10% sia qualitativamente ottimo. E, soprattutto, siamo così sicuri che in quel 90% non ci sia una fetta (più o meno grossa) di opere che meriterebbero una diffusione che l’attuale mercato editoriale non può o non vuole garantire? È una zona d’ombra estesa e, come tale, è impossibile parlarne.
    Conosco almeno un caso (autore italiano) che in Italia non viene pubblicato perché qualcuno ha voluto così, mentre all’estero sono già alla decima ristampa.
    @koda
    Sincuramente intendi print on demand (quello di cui stavo parlando pure io) non vanity press…
    @nina
    Stavo leggendo un paio di buone notizie al riguardo.

  15. KodaNo Gravatar says:

    Già… auto trollarsi: non pensavo di riuscirci così facilmente! XD

    Piuttosto, puoi fare il nome dell’autore italiano che viene pubblicato all’estero, ma non qui? Pura curiosità. :)

  16. @koda
    Una storia folle. E’ anche peggio di come ricordavo. In realtà era stato pubblicato ed aveva venduto un botto, è scomparso solo in seguito e da allora è possibile trovarlo solo in una edizione olandese (ma tradotto in italiano :aie: ) mentre all’estero continua a vendere.

  17. Più che l’EAP la vera piaga sono gli autori, che credono di aver scritto il romanzo del secolo con le loro memorie da quando si sono succhiati il pollice la prima volta al giorno del loro millemillesimo compleanno e che pagano fior di quattrini convintissimi di ciò che fanno.
    Alla fin fine l’EAP non li obbliga mica a pubblicare puntando loro una pistola alla nuca, se vuoi farlo son fatti tuoi e sii consapevole dei rischi.

    Il problema è, come afferma Falconieri, anche l’auto pubblicazione, che in molti usano alla stregua di un EAP.
    Personalmente io ho autopubblicato, ma solo perché sapevo già in partenza che il mio prodotto con un robot gaio non sarebbe interessato a nessuno e volevo fare un esperimento :)

    Inoltre, la cara signorina Faccia di Gomma, come la chiamo io, del video, diffonde un messaggio sbagliato. Democratizzazione culturale COSA? Siamo già sommersi di libri di merda grazie a CE big (o presunte tali), ci manca ancora che la gente si metta in testa che tutti sono adatti a pubblicare.

  18. KodaNo Gravatar says:

    @G.V. letto Wikipedia… allibito… °_° :aie:

  19. NullNo Gravatar says:

    La cosa più sgradevole degli attacchi come quello della Murgia è che si ergono tutti a difesa non del lettore, o della buona narrativa, ma inevitabilmente a difesa dell’editoria.

    La Murgia non tutela gli interessi dei lettori o degli scrittori, ma di quelli che le pagano le royalties. Tristezza a palate.

    This. Soprattutto integrando l’articolo col primo post di Falconieri, dove emerge con chiarezza come nessun parametro per l’individuazione della ‘vera editoria’ degna di rispetto riguardi l’effettiva qualità del servizio offerto e delle pubblicazioni, oppure la competenza o l’onestà dell’editore.
    Fermi restando, comunque, i soliti rilievi critici sull’ EAP.

  20. TapiroulantNo Gravatar says:

    @Null: E ti consiglio di fare un confronto tra il modo in cui la Murgia parla dell’editoria a pagamento e il modo in cui ne parla Gamberetta (per esempio qua e qua). Qui l’accento va sulla stupidità del romanziere che si fa pubblicare a pagamento e sul rispetto per il lettore, là va sulla tutela dei poteri delle case editrici vere e proprie.
    Siamo su due pianeti diversi.

  21. ninaNo Gravatar says:

    Ripensavo alla frase della Murgia che parla di filtro editoriale paragonandolo al filtro sanitario nella vendita alimentare.
    Qualcosa di necessario, insomma, quasi di sacro direi, visto che ci salva la vita.

    Allora guardiamolo in azione, questo benedetto “filtro”.

    Ecco qui la storia di un esordiente pubblicato da Mondadori.

    L’esordiente, qualcuno lo ricorderà per le tute bianche di Genova, si chiama Luca Casarini. Ecco come descrive il suo percorso, con un ingenuità che depone a suo favore. La parte interessante è verso l’inizio:

    Ho pensato più e più volte al perché, tutto ad un tratto, mì è venuta questa voglia di scrivere[..] Devo confessare un peccato grave: i libri per me sono sempre venuti dopo la televisione[..]
    Con i primi cinque capitoli in mano ho agganciato uno della Feltrinelli, un vecchio amico. Non sto a dire chi è che non importa, ma insomma uno con cui siamo cresciuti insieme, dentro i centri sociali. Mi era venuto naturale pensare alla Feltrinelli. Per anni mi avevano chiesto di scrivere, e io che avevo altro da fare, non avevo mai risposto. Mi disse francamente, senza nemmeno leggere una riga dei primi cinque capitoli che mi ero poprtato appresso, che non c’era alcuna possibilità. Fosse stato per lui, che però si occupava di un’altra collana, certamente se ne sarebbe potuto parlare, ma con quelli che dirigevano la narrativa…
    Tornai a casa e decisi che il capitolo libro era archiviato. Punto e fine. Un po’ di tempo dopo mi capita di parlarne con Sandrone Dazieri, che avevamo invitato al Rivolta per una presentazione. Con Sandrone siamo sempre rimasti più che amici, e insieme ne abbiamo passate talmente tante che dire che ci conosciamo è dire poco. Lui mi vuole aiutare, anzi mi dice di mettermi via quell’aria da sconfitto, che con i libri va così, che bisogna tentare e ritentare…a patto di non scrivere come un cane ovviamente, e di avere qualcosa da dire. Ricomincio a crederci e gli invio i primi capitoli. Mi fissa un incontro alla Mondadori. E quasi senza rendermene conto mi ritrovo a Segrate, nel cuore della più grande e anche più discussa, per via dell’attuale padrone, casa editrice italiana. [..]Edoardo Brugnatelli, direttore della Strade Blu, mi aspetta con Sandrone. Mi mette subito a mio agio parlandomi dei suoi acciacchi, bestemmiando su questo e su quello, e poi veniamo al dunque. Nessun problema, certo il tuo è un nome pesante mi dice, qui dentro qualcuno storcerà il naso, ma io voglio provarci. Quello che ho letto mi piace. Ti servono soldi? Possiamo darti un anticipo, ti facciamo un contratto. Stamperemo diecimila copie e poi vediamo.

    Ho detto che l’ingenuità depone a favore di Casarini, perché gli scrittori di solito dicono di essere pubblicati “per fortuna”; non ammetterebbero neppure sotto tortura di essere pubblicati per amicizia. A proposito: se andate su aNobii, trovare la scheda del libro in questione. Dai numeri si evince che non ha venduto quasi nulla (evidentemente il Wunderkind non è l’unico fallimento di San Drone). Ma vediamo se riuscite a indovinare di chi è una delle recensioni…

    PS: il 21 luglio 2001 ero a Genova anche io. Non interessa a nessuno, lo dico solo per sottolineare che l’esempio riportato non è contro Casarini come persona: l’ho preso solo perché è uno dei pochi post che spiega onestamente cosa c’è dietro una pubblicazione da parte della Vera Editoria.

  22. Merphit KydillisNo Gravatar says:

    Perché è bricolage. E’ come se uno macellasse una bestia sua e poi cercasse di portarla in vendita dal macellaio senza passare per l’ufficiale sanitario. “Ma è mia, è ottima!”. Di sicuro, ma il mestiere di produttore di carni si fa passando dal veterinario e dall’ufficiale sanitario. La carne macellata in casa la regali ai tuoi amici.

    Anche a me il paragone “scrittore pagante-macellaio con carne dalla dubbia provenienza” mi pare poco azzeccato.

    Magnifico. Il concetto di coscienza editoriale mi è nuovo. E’ forse quello che permette agli editori di devastare foreste per pubblicare merda e agli autori (a parte quelli che riescono a conquistarsi una posizione di forza nella contrattazione) di diventare puttane che scrivono per due spicci?

    Ah, io invece pensavo che per “coscienza editoriale” si riferisse a una casa editrice seria, editor attivi e capaci e una pubblicità onesta sul prodotto ;)

    I magici mondi di Harry Potter. Guida ai personaggi, miti e leggende della saga del mago di Hogwarts (Colbert David)

    Ce l’ho! Ce l’ho! E mi piace :love:

    Ora che ricordo, c’è il sito Writer’s Dream che è contro l’editoria a pagamento (e, in primis, contro la Albatros)

  23. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Sì, WD ha condotto una buona battaglia. Come sito e forum non mi fa impazzire. Di recente hanno pure pubblicato un articolo sui libri froci.

  24. Riflessioni della Murgia sui problemi veri dell’editoria? Non pervenute.
    Domande della Murgia sul tanto malaffare che c’è dietro? Zero.
    Un pensiero, dico uno, su cosa c’è dietro tante iniziative a pagamento? Non scherziamo.

    Però è la Murgia. E’ famosa. Va in televisione. L’equazione diventa così: lo dico io che sono famosa, quindi ho ragione. :bloody:

    Un minimo pensiero, un acceno anche da poco, sul fatto che in Italia si legge poco e che i prezzi sono assurdi? No, eh? :p

  25. NullNo Gravatar says:

    @Tapiroulant

    E ti consiglio di fare un confronto tra il modo in cui la Murgia parla dell’editoria a pagamento e il modo in cui ne parla Gamberetta (per esempio qua e qua). Qui l’accento va sulla stupidità del romanziere che si fa pubblicare a pagamento e sul rispetto per il lettore, là va sulla tutela dei poteri delle case editrici vere e proprie.
    Siamo su due pianeti diversi.

    Ti ringrazio per la sollecitudine, ma sono articoli che ho già letto tempo fa (hai comunque fatto bene a riesumarli, possono offrire buoni spunti a chi segue questa discussione) ^^.
    Era anche avendo a mente gli articoli di Gamberi Fantasy che alludevo a come l’editoria a pagamento sia in effetti censurabile sotto vari profili, e come te mi sono sentito a disagio nel leggere l’articolo della Murgia: critiche in parte condivisibili, come pure ammette Zwei, ma che tradiscono un atteggiamento di fondo che sa tanto di farisaico holier than thou da parte di chi può vantare una fedina editoriale ‘rispettabile’.

  26. FordNo Gravatar says:

    @Zwei:

    Di recente hanno pure pubblicato un articolo sui libri froci.

    Scusa? E questo cosa centrerebbe, ma soprattutto, cosa vorresti dire?

  27. Terra NovaNo Gravatar says:

    Lucchetti babbani e medaglioni magici. Harry Potter in italiano: le sfide di una traduzione (Katerinov Ilaria)

    No, dai, questo almeno ha il merito di mostrare quali obbrobriosi errori sono stati compiuti con la traduzione italiana, altro che Altieri! :lol:

    Terra Nova

  28. Anonimo QualsiasiNo Gravatar says:

    Mi permetto di parafrasare ciò che ho letto fra le righe del topic della Murgia: it’s business, stupid!

    Bon, non rimane che aspettare e sperare che il nuovo business degli ebook smerdi un po’ tutta la linea del vecchio business editoriale che continua imperterrito a considerare il lettore come un pollo da spennare e spolpare fino alle ossa.

  29. ZweilawyerNo Gravatar says:

    @Ford
    Che è immondizia

  30. FordNo Gravatar says:

    @Zwei: e sulla base di che cosa lo affermi? Perché hai letto dei libri a tematica LGTB che erano mal scritti o perché?

  31. il_FabriNo Gravatar says:

    Imho non esiste la letteratura gay, ergo qualsiasi articolo che ne parla è aria fritta.
    Ovviamente esistono romanzi che parlano di omosessuali, scritti da omosessuali e rivolti agli stessi, ma anche se fossero ben scritti (ne dubito, come dubito di qualsiasi libro “ideologico”): significa che esiste la letteratura gay?

  32. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Concordo con quello che dice fabri. E poi é un argomento di merda.

  33. FordNo Gravatar says:

    Peccato solo che, IMHO, esistono libri che parlano di storie omosessuali sì, ma non penso che il fine ultimo sia rivolgersi agli omosessuali, quanto quello di rivolgersi al lettore chiunque egli sia. Poi, se il dilemma è che l’argomento trattato (una storia di due o più persone dello stesso sesso) non è consono, bisogna avere il coraggio di dirlo apertamente, sempre che in quel che si dice di pensare ci si creda e non se ne parli perché tanto i gay sono brutti sporchi e cattivi perché è Normale pensarla così. La letteratura gay magari non esiste, la cultura gay esiste eccome. Un romanzo è tale a prescindere dalla sessualità dei protagonisti, l’ideologia che io sappia è frutto di altro tipo di narrazione.

  34. AlberelloNo Gravatar says:

    fabri ha perfettamente ragione.

    A volte si snocciolano più termini e comparti stagni per ghettizzare che per accorpare.

    Siamo esseri umani, punto. Basta con cazzate tipo i femminicidi, la letteratura gay, la musica dei negri ecc. Invece di puntare ad un’ uguaglianza semantica che favorisca anche un’uguaglianza di trattamento, si continua a cercare differenze, divisioni nel mondo del linguaggio.

    Se io chiamo una persona di origine del continente africano “negro” “nero” “cioccolatino” “di colore” ecc. non cambia un cazzo se poi nei fatti lo tratto diversamente.

    Il fatto stesso che io debba edulcorare il mio pensiero e fermarmi a pensare: “Ok, egli è un africano, dunque non devo chiamarlo negro o si offende” mentre magari ad un tizio ginger come potrebbe essere Dago mi permetto di prenderlo in giro, significa che li sto trattando diversamente. Che inconsciamente ritengo il negro più fragile e sensibile da non meritare il mio umorismo.

    Perchè diamine devo diventare un razzista del bon ton? Ci sono luoghi comuni per tutti:

    I mancini, i ginger, gli albini, i negri, quelli alti, quelli bassi, quelli magri, quelli grassi, le donne, gli uomini, gli Zwei ecc.

    Dato che solo Dio può amare tutti allo stesso modo, noi possiamo essere altrettanto giusti e democratici odiando tutti allo stesso modo. Equità, orcodio, equità! Diventate vegetariani perchè odiate le piante, non perchè amate gli animali.

    Figuratevi che un giorno stavo portando in giro un anziano in carrozzina e ho incontrato un pakistano che stava facendo la stessa cosa. I due vecchietti si salutano, il tizio mi saluta e poi dice: “Sei venuto a rubarmi il lavoro eh?”

    E si è messo a ridere. Immmmigrati di merda e il loro malsano umorismo.

    Il film Gran Torino aiuta. Scusate per questo rant estemporaneo ma non se ne può più di perbenismo, è soffocante. I gay sono liberi di scrivere libri di merda, così come lo sono gli etero. I gay sono liberi di prendersi insulti se hanno scritto libri di merda così come lo sono gli etero.

    Zodd ancora non ha fatto outing quindi non so in quale categoria porlo. ^_^

  35. ZweilawyerNo Gravatar says:

    La Cul-tura gay, lol. Dai, finiamola qui. Ad esprimersi sull’omosessualità si rischia solo di ritrovarsi sommersi di paillettes e biografie su madonna (e libri di scrittori fantasy froci).
    Diciamo solo che l’accettazione di ogni devianza sessuale, dalla pederastia all’omosessualità, dipende solo dal contesto socio-culturale di riferimento. I padri del pensiero occidentale di inculavano senza problemi fanciulli di 12-18 anni, e la pratica era considerata pedagogico-educativa (forse li educavano a prenderlo in culo?), oggi per una cosa del genere si finisce in cella con cinque nigeriani dai membri equini.

  36. FordNo Gravatar says:

    Sì, giusto, finiamola qui. Mi rendo conto che il livello non è adeguato e consono a una mia partecipazione a una discussione di questo stampo. Ma fai attenzione, se posso permettermi: la troppa veemenza e il gratuito dileggio potrebbe alla fine far sorgere il dubbio che questi argomenti siano più che altro causa di un non desiderato Interesse/Turbamento interiore.

    Buona strada, addio.

  37. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Vabbè la classica accusa. Che ti devo dì, sarò frocio.

  38. Zwei, non reprimerti. Ha ragione Ford e lo sai. Non rinnegare il tuo reale orientamento sessuale. :8
    Quando ci siamo incontrati non eri così rigido. Se non dove necessario… :)

  39. LiocornoNo Gravatar says:

    La letteratura gay magari non esiste, la cultura gay esiste eccome.

    E vabbè, ma così è ghettizzarsi da soli, prima ancora che ci pensino gli altri. Tant’è che, infatti, non sono poche le persone LGBT che negano l’esistenza di una “cultura”. C’è una comunità, cosa che ha ben altre implicazioni.

    JM2C, ovviamente.

  40. TengerNo Gravatar says:

    Questa cosa sulla cultura gay mi ricorda una discussione allucinante avuta ua volta.
    X: “Lo stato d’Israele è una cosa assurda”.
    Io: “A me non pare strano che dopo la seconda guerra mondiale abbiano voluto uno stato dove poter essere popolo e non minoranza-immigrata-ladra-rubalavoro”.
    X: “Evabé, allora facciamo un paese anche per i gay!”
    Peccato che i gay NON SIANO UN POPOLO!
    Se un giorno io pubblicassi un libro e uscisse un articolo che declama “l’ha scritto una femmina mezza ebrea e mezza terrona, la nuova letteratura semiticocalabra al femminile!!!”
    M’incazzerei, porca impestata! Questa della letteratura gay mi pare altrettanto assurda (che mi frega a me dell’orientamento sessuale del’autore? Tanto quanto me ne frega dei suoi gusti culinari. M’interessa piuttosto se si tratta di un bel libro o meno).

    @Ford

    esistono libri che parlano di storie omosessuali sì, ma non penso che il fine ultimo sia rivolgersi agli omosessuali, quanto quello di rivolgersi al lettore chiunque egli sia.

    Non ne dubito, e tra questi ci saranno bei libri, libri brutti, libri così così. Come sopra, che mi cambia sapere che l’autore è gay?

    Sono dell’opinione che il “che figo, è gay!” sia equivalente allo “che schifo, è gay!”. Come disse una volta una conoscente lesbica: la vera uguaglianza ci sarà quando la reazione sarà “è gay? Ok, e allora”.

    Zwei, non reprimerti. Ha ragione Ford e lo sai. Non rinnegare il tuo reale orientamento sessuale. :8

    Duchino, autorizzi una fic slash Duca/Zwei? :8

  41. Duchino, autorizzi una fic slash Duca/Zwei?

    Zì. :8

  42. TengerNo Gravatar says:

    I’ll do my best ^_^

  43. DagoRedNo Gravatar says:

    GAY + ISRAELE tutto nella stessa discussione…



    E’ una trappola vero??

  44. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Inutile dire che non ho grande simpatia per i palestinesi.

  45. DagoRedNo Gravatar says:

    Duchino, autorizzi una fic slash Duca/Zwei? :8


    La buona notizia è che non ho la più pallida idea di cosa sia lo slash (Venga signora, provi il nuovo slash liquido! E’ eccezzionale contro ogni tipo di macchia!)

    La cattiva è che lo sa la Tengi :[

  46. Anonimo QualsiasiNo Gravatar says:

    Vogliamo sentire lo struscio dlla barba rossa del Duca sulle parti intime di Zwei!

    PS: mi salvo la discussione assurda di Tenger! La considererò come la mia prima lettura di Bizzarro Fiction! *_*

  47. DagoRedNo Gravatar says:

    Inutile dire che non ho grande simpatia per i palestinesi.


    Solo perchè nella tua risaputa miopia strategica non cogli la genialità dell’uso delle fionde contro i corazzati da 60 tonnellate v.v

  48. TengerNo Gravatar says:

    La buona notizia è che non ho la più pallida idea di cosa sia lo slash

    You’ll maybe discover soon ^w^

  49. DagoRedNo Gravatar says:

    No scusa, a questo punto PRETENDO l’equivalente di te & la dolce Sho :p

  50. TengerNo Gravatar says:

    Nein, i miei genitori pretendono i diritti d’autore per qualsiasi materiale pornografico inerente alla mia persona presente in rete.

  51. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Andate in Retard porca puttana siete degli esseri odiosi.

  52. Den HarrowNo Gravatar says:

    L’Eap è una scoreggia prodotta da uno che sta per morire. Non fa ridere, anzi fa pena. Il problema è che il morituro è attaccato con ogni mezzo alla vita e non vuole tirare le cuoia.

    Sì, perché l’editoria tradizionalcartacea è morente e il suo modello di business è seppellito da una valanga di costi ingestiti. Ma gli editori acquisiscono sistematicamente i diritti per le versioni digitali di ciò che pubblicano su carta e, accecati da un incurabile glaucoma strategico, non trovano di meglio da fare che sabotare con ogni mezzo lo sviluppo del mercato digitale. I prezzi attuali degli ebook sono ridicolmente alti, potrebbero costare un terzo e remunerare degnamente l’unico vero responsabile del valore contenuto in un libro (l’autore). Cazzo.
    Ai prezzi alti degli ebook si aggiunge un’ancora incompleta integrazione del modello di fruizione del contenuto digitale: se compri un e-reader Sony devi sbatterti non poco per poter scaricare. Infine, i device non sono ancora così performanti rispetto al prezzo che hanno.

    Rispetto ai tempi rapidissimi con cui la musica digitale ha ridisegnato il modello del business musicale, ci vorrà più tempo. Stracazzo.

  53. TapiroulantNo Gravatar says:

    Il film Gran Torino aiuta.

    Il film Gran Torino fa cagare a spruzzo e ha più plot hole dei libri della Troisi.
    No vabbé, sempre meglio di quella puttanata noiosissima di Changeling (quello prima) :)
    Clint Eastwood vorrebbe fare film carichi di sensibilità, ma dato che ha la sottigliezza di un machete gli escono sempre delle robe grezzissime (nel senso brutto del termine)…

  54. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Gran Torino mi ha insegnato che i coreani sono meglio dei negri.

  55. TengerNo Gravatar says:

    A me Gran Torino è piaciuto (trovo che il personaggio del vecchio pestifero fosse molto ben riuscito, mi ha ricordato Augusto Padre quando è di buon umore). Non un film che devo ASSOLUTAMENTE avere nella mia videoteca, ma non ho rimpianto il prezzo del biglietto.

  56. AlberelloNo Gravatar says:

    Platone era forse gay, Socrate pure, Leonardo Da Vinci anche. E chissà quanti altri artisti del passato lo sono stati e mai lo sapremo perchè dovevano nascondere questa cosa. Ma non mi pare che le loro opere vengono categorizzate come “opere della cultura gay”, ma fanno parte del “patrimonio dell’umanità”.

    Date a Cesare quel che è di Cesare e ai gay quello che è dei gay?

    No, condividiamo tutto assieme e non rompiamo le palle, la cultura ha bisogno di essere libera e non etichettata da questo o quello. Accetto l’ordine alfabetico, l’ordine cronologico o l’ordine di argomento, qualsiasi altro ordine è assolutamente fuori luogo.

    Per esempio avevo postato questa mia foto su fb e il mio amico gay ha scritto:

    “ma che carino puccioso e pelosotto ^_^ , anche il gatto è carino comunque :P”

    Mi ha fatto sorridere a prescindere dalla sessualità del commentatore, in quanto il comico si basa sull’avvertimento del contrario (cit. Pirandello). La prima frase sembrava riferirsi al gatto, nel momento in cui l’autore capovolge l’aspettativa provoca l’effetto voluto.

    “Evabé, allora facciamo un paese anche per i gay!”

    Questa è geniale quanto la moneta per la Padania!!!1!11!!!
    Potremmo chiamarlo ZweiLand. ^_^

    Comunque ho un video che accontenterà tutti i gusti:

    Tapiro, ma non ho detto che Gran Torino sia un capolavoro, solo che aiuta a superare la paura di essere razzisti anche quando non lo si è. Quoto in toto Tenger, soldi ben spesi.

    E adesso via nella retard caverna.

  57. DagoRedNo Gravatar says:

    Mi stupisco sempre di come Alberello riesca a scrivere cose tanto ovvie con tanto spreco di caratteri :cool:

  58. TapiroulantNo Gravatar says:

    @Alberello: E’ incredibile come il look anni ’50 sembri comunque meno ridicolo del look anni ’80.

    Tapiro, ma non ho detto che Gran Torino sia un capolavoro, solo che aiuta a superare la paura di essere razzisti anche quando non lo si è.

    Può darsi.
    E’ che sentivo di dover dire qualcosa di cattivo su Eastwood.

  59. CeciliaNo Gravatar says:

    La buona notizia è che non ho la più pallida idea di cosa sia lo slash

    Dago, a costo di essere Capitan Ovvio… San Google è tuo amico (quanto volevo scriverlo!)
    E anche EFP. :D

    Mi accodo a Tenger e Alberello, Gran Torino piaciuto.

  60. DagoRedNo Gravatar says:

    Poveri stolti ignoranti! Voi non fate parte dell’intellighenzia illuminata e moralmente superiore che guida questo paese. Perciò se il kompagno Tapiroski vi dice che Gran Torino è una pellicola decadente, filoatlantica, guerrafondaia e invisa al proletariato sfruttato, voi dovete crederci!
    E adesso tutti in sala proiezioni a rivedere la Corazzata Potionkin!




    (Scusa Tapiro ma te le cerchi :D )

  61. La “Corazzata Potemkin” è un film bellissimo, con attori molto espressivi e scene bellissime. Il dottorino stronzo che finge che la carne non sia marcia è un capolavoro, è IL dottorino stronzo per eccellenza.
    E anche “Ottobre” spakka.

  62. CescoNo Gravatar says:

    @ Tapirorouland

    Ma che ti ha fatto Clint Eastwood?

    Tornando in argomento, ho gia letto qualche cosa della Murgia, non ricordo neanche dove, e ho avuto l’impressione che fosse solo una pseudo-scribacchina che fa la super-eroina impegnata… ma è inzuppata di bigottismo e arroganza

  63. M.T.No Gravatar says:

    Concordo sulla riflessione fatta: l’eap non danneggia gli scrittori che pubblicano senza pagare, dato che i loro libri non vengono distribuiti nelle librerie e non hanno alcuna visibilità. Danneggia solamente chi pubblica con essi e lo fa per ingenuità e inesperienza; perché chi lo fa per una questione di ego, per poter dire di aver il proprio nome su una copertina, non può essere considerato vittima, dato che gli importa solo il risultato.

  64. AngraNo Gravatar says:

    Se hai pagato non puoi pretendere che il tuo libro sia recensito negli stessi giornali, venduto nelle stesse librerie o presentato negli stessi festival in cui si presentano i lavori editoriali veri.

    Se invece hai dato il culo a un editor importante meriti un bell’espositore dedicato all’ingresso di ogni libreria.

    *****

    Riguardo alle merdate su Harry Potter ho una teoria: si scrive Harry Potter a lettere cubitali e il resto del titolo a caratteri minuscoli e poi si spera che qualche nonna rintronata lo regali ai nipotini per sbaglio :-|

  65. DanieleNo Gravatar says:

    Qui a Cagliari, mi è capitato di vedere libri Eap o equivalenti in libreria – anche in un negozio Feltrinelli.
    Era roba de “La Riflessione” ma non mi sono fissato sul titolo: sapendo come lavorano, ci passo dritto.
    Ma la curiosità si sapere che roba è mi resta sempre: non ho mai letto un autopubblicato :P

  66. TengerNo Gravatar says:

    non ho mai letto un autopubblicato :P

    Ti straconsiglio “Ancess le chiavi del fato”, del divo Sergio Rocca ^_^

  67. TapiroulantNo Gravatar says:

    Poveri stolti ignoranti! Voi non fate parte dell’intellighenzia illuminata e moralmente superiore che guida questo paese. Perciò se il kompagno Tapiroski vi dice che Gran Torino è una pellicola decadente, filoatlantica, guerrafondaia e invisa al proletariato sfruttato, voi dovete crederci!

    Ecco.

    Ma che ti ha fatto Clint Eastwood?

    Ma no, niente.
    Penso che la sua tecnica registica sia mediocre. Alcuni suoi film sono carini – come l’ultimo J. Edgar, nonostante le cadute di stile del tipo “forse non vi è ancora chiaro che Hoover era uomosessuale, aspettate che ve lo faccio capire meglio” – ma nessuno mi ha mai fatto dire “oh, che bel film!”. Gran Torino ha più ritmo e più vivacità della media dei suoi film, ma la trama è debole e il finale improbabile.

    Ti straconsiglio “Ancess le chiavi del fato”, del divo Sergio Rocca ^_^

    La più grande opera italiana degli ultimi 150 anni.

  68. DanieleNo Gravatar says:

    @ Tenger
    Non so se riuscirei a leggere Ancess dopo aver letto le recensioni di Zwei e Gamberetta XD

  69. DagoRedNo Gravatar says:

    Tapiro, Eastwood è stato l’unico ad aver mostrato la battaglia di Iwo Jima dalla parte dei musi gialli. Solo per questo merita il mio rispetto. E poi lui è un duro. Non come te, che sei mollaccione dentro e fuori :p

  70. TapiroulantNo Gravatar says:

    Tapiro, Eastwood è stato l’unico ad aver mostrato la battaglia di Iwo Jima dalla parte dei musi gialli. Solo per questo merita il mio rispetto.

    Che fortuna.
    Iwo Jima è uno dei pochi suoi che non ho visto :D

  71. AngraNo Gravatar says:

    @Nina:

    Mi era sfuggito il tuo commento con le citazioni di Casarini. Sì, sono di un’ingenuità commovente =(

    Questa invece è da sbellicarsi:

    [...]certo il tuo è un nome pesante mi dice, qui dentro qualcuno storcerà il naso, ma io voglio provarci.

    Mondadori, così come alcune reti Mediaset, è sempre stata ghiottissima di finti sinistrorsi tipo Dazieri, Bisio, Mentana, Costanzo(!!!) e via dicendo.

    Quelli del “non ho mai subito censure qui dentro” (sì, chiaro: non ce n’era bisogno, altrimenti spiegami cos’hai mai detto che potesse dare davvero fastidio).

  72. KodaNo Gravatar says:

    @Angra: no Angra in realtà la censura è così potente che loro non riescono nemmeno a dire di essere stati censurati! :O
    Mother of God!

:p 8) :lol: =( :8 ;) :(( :o: :[ :) :D :-| :-[) :bloody: :cool: :choler: :love: :oups: :aie: :beurk:

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