Recensione: Ucronie Impure

Posted: 8th November 2011 by Zweilawyer in Recensioni
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Mi capita spesso, sia sul blog che via mail, di ricevere inviti a recensire qualche racconto e/o novel italiana che mi sia piaciuta. Al contrario di quello che pensano molti di voi, ci sono diversi autori italiani che, secondo me, non sfigurerebbero sul mercato internazionale. Volete sapere quali? Non ve lo dico. L’oggetto di questo articolo infatti è un altro: Ucronie Impure.

Trattasi di una raccolta dei racconti più meritevoli che hanno partecipato all’omonimo concorso, bandito da Alessandro “Mcnab75” Girola lo scorso anno.

Zwei, ma è il concorso a cui hai partecipato anche tu col mediocre (ma spakkoso) “Vendetta”!

Esatto, quello.

La Giuria del concorso ha decretato la seguente classifica:  

  • Kalokagathia, di Angelo Cavallaro, con un punteggio di 96.25

  • Tlaloc verrà, di Alessandro Forlani, con un punteggio di 93.75

  • La regina dei pirati d’Atlantide, di Davide Mana, con un punteggio di 93.25

  • Squali contro alieni, di Simone Corà, con un punteggio di 90.25

  • La fine della diaspora, di Ferruccio Gianola, con un punteggio di 86.25

  • Il millenario Regno d’Italia, di Ariano Geta, con un punteggio di 83.5

  • Rintocchi, di Stefano Sciarpa, con un punteggio di 77.25

  • Aria, di Mattia Tasso, con un punteggio di 76.75

  • Alla corte del monaco nero, di Cristian Leonardi, con un punteggio di 76

  • Reliquie, di Diego Bortolozzo, con un punteggio di 74.5

Com’era prevedibile, non sono per nulla d’accordo. Qui sotto troverete la mia classifica, motivata tramite delle mini-recensioni di tutti i racconti, dal peggiore al migliore. Prima di procedere, vorrei ricordare che l’antologia Ucronie Impure è disponibile per il download gratuito, quindi sarò più gentile del solito.

Al contrario di quel che si potrebbe pensare, è molto più difficile gestire mostrato e raccontato in una novel rispetto ad un racconto. E’ un dato, questo, che ho tenuto in debito conto prima di assegnare i voti.

10. Kalokagathia, di Angelo Cavallaro

Essendo il racconto vincitore, è stato il primo che ho letto. Pentendomene. L’Ucronia di Cavallaro narra l’invasione della Grecia da parte delle armate troiane. A capo dei “nuovi persiani” c’è Paride che, dopo il fallito assedio di Troia da parte dei Greci, ha messo in piedi un esercito di 250.000 soldati. L’idea è buona, ma con quel numero di soldati partiamo male. La situazione degenera già dopo poche righe. I Greci, assiepati alle Termopili, eseguono tutte le azioni del film 300. Proteggono il soldato vicino “dalla coscia al collo”, resistono a piogge di frecce “che oscurano il cielo”, buttano i poveri cristi orientali giù dalla scogliera. Il tutto senza che ci sia una sola parte mostrata. Tutto raccontato (perlopiù tramite aggettivi), dalla prima all’ultima riga, compresi i discorsi di Menelao e le battaglie (ad esclusione del confronto fra i due Campioni). Nel deathmatch fra Paride e Diomede c’è pure una lancia che sfonda uno scudo in bronzo pieno e:

«Il Fato ha scelto bene», urlò Diomede, muovendo la lancia avanti e indietro in un feroce attacco ininterrotto. «Ettore è morto, Achille è morto, Aiace Telamonio è morto. Io e te siamo i guerrieri più forti del mondo, e oggi si deciderà chi è il più grande di tutti!

Il POV sembra onnisciente, con tendenza spinta al ballerino. Lo boccio senza appello. Sono sicuro che il buon Sommobuta possa fare molto meglio (anche perchè fare di peggio è praticamente impossibile)

Voto: 31/100

9. Reliquie, di Diego Bortolozzo

Un ucronia che il Creatore avrebbe gradito, poichè c’è un giusto massacro di popolazioni invise al Creatore. Tutti crollano davanti al potere del Vaticano, le cui reliquie hanno cambiato le sorti del mondo a partire dalla Battaglia di Hattin del 1187. Confermando che le bombe atomiche sganciate da Santa Romana Chiesa sarebbero una benedizione, esprimo solo due considerazioni su Reliquie: è tutto raccontato. Mi ha annoiato.

Voto: 39/100

7. La regina dei pirati d’Atlantide, di Davide Mana

La regina dei Pirati della Noia. Un miliardo e mezzo di personaggi per quindici pagine di densissima noia. Secondo una delle vie ucroniche più apprezzate, il Papato, tramite varie alleanze, si è inculato pure l’Inghilterra elisabettiana. L’austera regina si ritrova su una barca, in mezzo all’oceano atlantico, alla ricerca di una nuova patria. Nell’ucronia Colombo ha fallito e non c’è stata nessuna scoperta delle Americhe. A farne le veci, troveremo Atlantide ed i suo Re addormentati. Anche se lo stile di Mana si salva in diversi punti, il POV balla. Ad ogni modo, a farmi propendere per un voto così basso è stata la parte sostanziale.

Voto: 44/100

8. La fine della diaspora, di Ferruccio Gianola

L’ucronia di base è apprezzabile. Dopo aver sterminato gli indiani, il generale Custer è diventato il dittatore di USA e Canada. Alcuni dei Pellerossa sono fuggiti in Europa, dove si addestrano per contrattaccare (assieme ai francesi). L’obbiettivo principale è proprio Custer, che i Pellerossa vogliono impallinare per bene durante uno spettacolo teatrale (cough cough… Glorious Bastards… cough cough). Secondo me, Ferruccio Gianola ha scritto questa storia di fretta. E’ la prima cosa che mi è passata per la testa dopo aver letto il suo racconto. La seconda è che dev’essere un grande appassionato di vecchio west, perchè padroneggia bene la materia storica. Con poco lavoro in più avrebbe potuto ambire a un posizionamento migliore.

Voto: 48/100

6. Il millenario Regno d’Italia, di Ariano Geta

Peccato. E’ uno dei racconti che aveva più potenzialità. Ariano Geta immagina un’Italia cinquecentesca del tutto diversa da quella storica. Il regno di Teodorico non è caduto, e da mille anni la sua dinastia regna dai palazzi di Ravenna. E’ un’Italia potente, sempre sul piede di guerra, dove gli sfarzi rinascimentali hanno lasciato il posto allo stile spartano di una società guerriera. Il racconto inizia con una lettera, scritta dal diplomatico ungherese Stefano Sandorfi che sarà il POV della storia. Molti di voi la riterranno un enorme infodump, ma per me è ben costruita e si integra alla perfezione con il personaggio di Stefano. Dove Ariano (bellissimo nome) canna alla grande è nella seconda parte, sulla questione Buonarroti/scritto segreto.

Voto: 50/100

5. Aria, di Mattia Tasso

Ucronia molto interessante. L’idea non è nuovissima (mi pare di averla letta anche su un numero di Paperino), e Mattia la sviluppa discretamente. Dopo il Crollo delle borse del ’29, l’odioso Presidente Hoover fa secco il suo rivale si insedia alla Casa Bianca, favorendo il progetto Aria. Ideato da orridi banchieri complottisti, questo progetto prevede la privatizzazione dell’aria. Si paga un tot a respiro, e chi respira senza la maschera (che permette di contabilizzare per bene i consumi) viene condannato a morte. Il povero Whitney, un burocrate con l’infame compito di perseguire i colpevoli del reato di “inspirazione”, si interroga su quello che sta facendo, e arriva a una conclusione condivisibile. Le note dolenti vengono quasi tutte dallo stile: il romanzo inizia incespicando, l’uso degli avverbi è fastidioso e c’è molto raccontato. Mattia, affina gli strumenti e facci vedere (vedi: “mostraci”) quello che sai fare nel prossimo racconto.

Voto: 62/100

4.  Alla corte del monaco nero, di Cristian Leonardi

Anni’40, Marlene Dietrich arriva in Russia, con una misteriosa valigetta ammanettata al polso. E’ questo l’evento che dà il là a una serie di flashback ucronici. Hitler che le sborra su una coscia è priceless, così come Himmler e Goebbles che fanno da palo all’insano gesto. Sullo sfondo, un’Europa annichilita dalle forze demoniache richiamate da Rasputin, presso cui la Dietrich si sta recando. Cristian deve lavorare molto sullo stile, perchè fra POV ballerino e tempeste di aggettivi non resta che godere del duello trash fra Marlene e Eva Brown, qui in versione ninja.  Leggendo questo racconto, mi è venuto in mente quello che disse un vecchio calciatore al figlio, che voleva seguire le orme paterne: “A Fà(bio), le idee ce l’hai bbone, sò i piedi che te fregano”. Beh, Cristian, è una cosa a cui si può rimediare con qualche manuale.

Voto: 63/100

3. Rintocchi, di Stefano Sciarpa

Nella Germania nazista, un gruppo di scienziati spedisce una misteriosa campana di metallo indietro nel tempo (di qualche anno). Dove compare la Campana, gli esseri viventi diventano una poltiglia nera. A ciascun viaggio della Campana, corrisponde un cambiamento completo del mondo. Faccio i soliti appunti tecnici, senza i quali avrebbe combattuto per la vetta, ma shfi tratta di un’Ucronia intelligente, che mi ha acceso sulla punta del pene una scintilla di autentico Sense of Wonder. E’ molto breve. Leggetelo.

Voto: 66/100

2. Squali contro alieni, di Simone Corà

Un robottone giappo-alieno alto un chilometro, l’Ideon, ha polverizzato gli USA negli anni ’50. Da allora, la storia è cambiata. L’Europa è riunita in una:

Federazione Ottenuta Brandendo Gli Altrui Introiti, altresì detta Fobgai

dominata dal Conte Felix Charzez du Pontiac, che si è fottuto i soldi di Hitler, ed è ridotta a una ghiacciaia grazie alla genialata bellica dei precedenti governanti. Per affrontare l’Ideon, il Conte fa costruire uno Squalo, cigolante fratello minore dell’Ideon. Le ultime speranze dell’umanità sono nelle mani dei suoi piloti e dei poveracci che strisciano all’interno dei suo corpo metallico. A complicare il tutto ci sono milioni di persone che hanno deciso di venerare l’Ideon come un dio. A pensarci bene… ma che cazzo di Ucronia è?

Ucronia divertente, d’intrattenimento, con dei personaggi ben riusciti (specie er Catena) ed un finale non scontato. Il POV è quello di Patrizio, un disgraziato che lavora in una delle gambe dello Squalo. Per una serie di eventi, si troverà nella cabina di comando dello Squalo. Ci sono diverse sbavature tecniche, ma si tratta di cose che potrebbero essere messe a posto con un poco di editing.

Voto: 71/100

1. Tlaloc verrà, di Alessandro Forlani

Un’ucronia plausibile come lo Zambia che manda un’astronave su Marte. Gli aztechi, maledette scimmie rossicce, si sono imbarcati sui loro catamarani e hanno attraccato a Lisbona, facendola loro. Purtroppo, Alessandro tralascia il fattoche Lisbona era una delle fortezze più possenti d’Europa, e che gli Aztechi non avevano macchine d’assedio (nè armi di metallo). Se non sopportate questa bruttura, date 35/100 al racconto e mettetelo dopo Kagacazzia. Se invece riuscite a sopportarla, procedete. Quello che mi ha fatto propendere per una netta vittoria di Tlaloc è l’atmosfera ricreata da Forlani. A Lisbona, nel giro di pochi anni, gli edifici cinquecenteschi si mischiano alle zozzerie sudamericane a gradoni e a tutte quelle costruzioni che qualificano gli aztechi come esseri inferiori. I sacrifici umani sono all’ordine del giorno, con tanto di cadaveri e capocce rotolanti, e molti abitanti sembrano essersi abituati. Il resto dell’Europa, come è probabile sarebbe successo per davvero, se ne fotte. Parliamo di quel genere d’indifferenza che ha portato i Cavalieri Ospitalieri ad abbandonare Rodi e gli Arabi alle porte della Cristinità. In questo contesto si muovono Rogerio, vecchio conquistadores ubriacone, e la piccola Ines, 14enne che ospita il già citato vegliardo. Non vi dico anticipo nulla, ma vi dico che Forlani è quello che sa utilizzare meglio le parole e gli strumenti che ogni scrittore dovrebbe avere nel proprio arsenale. Gli errori ci sono, ma ci si passa sopra senza problemi. Il mio consiglio ad Alessandro è di sviluppare un’ucronia analoga (e militarmente meno retard) in un romanzo.

Voto: 76/100

Detto questo, sottolineo come Ucronie Impure sia superiore, e di molto, a diverse raccolte di racconti pubblicate da editori professionisti dello Stivale. Per chi si stesse chiedendo che voto darei al mio “Vendetta”, direi che un 48-50 sarebbe stato adeguato.

Con le ultime energie maledico i giudici di questo concorso.

Mi interessa molto sapere la vostra opinione in merito a Ucronie Impure, e agli scrittori interessano i feedback, quindi non lesinateli (qui e sui loro siti, che ho linkato).

Qui sotto, alcuni commenti di autori e amici:

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Rating: -26 (from 64 votes)
  1. PolveredighiaccioNo Gravatar says:

    @Dan Harrow: la sintesi sull’immagine di Alberello è perfetta. Vivo con lui e lo so. U.U

    @Zwei: il de gustibus è un’arma e come tale viene usata. Trovo sia una delle formule più manipolabili in assoluto.

  2. @Zwei
    Per carità, non riapriamo il discorso della soggettività e dell’oggettività. Mi ci sono già giocato la prossima incarnazione e una parte di fegato.
    Tuttavia, non conosco un principio applicabile che possa sostituire quelle sensazioni che una narrazione piacevole può suscitare. Il ‘mi piace’ fa più danni della grandine se rimane immotivato o incomprensibile. Lo stesso vale per il ‘mi fa schifo’ ovviamente.
    Nel caso specifico, riferendomi alla tua recensione dell’antologia, tra i 10 racconti quello del Mana è quello che mi ha più colpito per il connubio ucronia e fattore fantastico. Mi ha riportato alla memoria altre narrazioni che ho amato e un feeling da romanzo d’avventura che difficilmente ritrovo in questi anni.
    Come direbbe il saggio “sic transit Gloria Gaynor”.

  3. AlberelloNo Gravatar says:

    Non mi demotivate l’Alb(a)erello che è uno dei beniamini di noi lurkoni (onanisti e un po’ felloni).

    Ma bella lì, ho un esercito di nerini del buio/corrifuligine/makkurokurosuke pronti a postare appena mi giro di spalle. *-*
    Chi non si masturba in compagnia, diventa cieco.

    Sta lentamente sublimando verso un inarrivabile incrocio tra il Tenerone e Homer Simpson.

    Pippo, pippo, pippo. Questa è menzogna, brutto bacarospo!

    In generale palesi un tipo di umorismo che a me piace, oscilli tra ‘Little Britain’ e il futurismo.

    Il Duca mi ha proposto quest’immagine per riassumere il tutto.

    Comunque, sono tra il Tenerone e Homer Simpson, tra “Little Britain” e il futurismo. Una cosa è sicura, sono sempre tra le palle. Chiamatemi pure Dr. Jazz e Mr. Funk.

  4. coyotedreamNo Gravatar says:

    Recensione calzante in cui mi identifico anche se Rintocchi mi ricordava troppo un racconto già letto su le grandi storie della fantascienza 10 il racconto in questione è Progetto Brooklyn di William Tenn

  5. [...] post di presentazione sul blog sull’Orlo del Mondo Recensione su Zweilawyer Recensione su Nella mente di [...]

  6. MauroNo Gravatar says:

    Magari non si riferisce a te, ma mi sa tanto di sì: “tanto che perfino i più feroci troll della blogosfera devono inventarsi scuse bizzarre per evitare di affermare che l’antologia ucronica è un vero gioiellino”.

  7. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Mauro, grazie della segnalazione. A prescindere dalla frase segnalata (se dicessi che parlano di me, potrebbero rispondere “allora sei un troll, vedi!”), non mi sarebbe dispiaciuto un poco di apprezzamento per la pubblicità gratuita fatta ad Ucronie Impure ed il giudizio abbastanza positivo che ho dato alla raccolta.

    Ho molto apprezzato gli sforzi di Corà, Sciarpa, Leonardi e Forlani e l’ho scritto a chiare lettere. No, qualcuno voleva di più senza meritarlo. Volevano dicessi che il racconto vincitore è un bel racconto. E invece ho detto la verità: Kagakazzia è una merda e per me i giudici sono impazziti.
    Ahò, ma se uno scrive di merda incazzatevi con lui, mica con me!

    Vorrei far presente che a me converrebbe recensire positivamente il maggior numero di autori italiani possibile, in modo da sfruttare le visite che ricevo (e le amicizie amikettose) per ottenere rece positive di Zodd (quando Dio ne bramerà l’uscita).

  8. MauroNo Gravatar says:

    Io ho la forte impressione che parlino di te, ma non ne sono certo (che poi è uno dei motivi per cui odio tutte queste accuse generiche); certo è che, avendo letto i commenti su FB, quella frase sembra riferirsi (anche?) a te.
    Il bello (?) è che se tu sei uno dei peggiori troll lo sono anche io, visto che grossomodo concordo con la recensione (“grossomodo” perché l’ho letta troppo tempo fa per essere preciso, soprattutto per dare voti; ma di certo ho faticato a finire Kalokagathia e La Regina dei Pirati d’Atlantide, mentre Tlaloc Verrà e Rintocchi mi sono piaciuti).
    Credo che da ora in poi a fronte di simili accuse – quale che sia il sito a farle – applicherò una politica di source, or it didn’t happen: o sono specifiche, o per me quanto criticato non è mai capitato.
    Nel mentre, ho segnalato ad Alex di averti segnalato la cosa (sono fatto male, lo so, ma non mi piace parlare alle spalle o dare l’impressione di farlo).

    E non usare queste cose per svicolare: Dio brama già l’uscita di Zodd, sei tu che ritardi.

:p 8) :lol: =( :8 ;) :(( :o: :[ :) :D :-| :-[) :bloody: :cool: :choler: :love: :oups: :aie: :beurk:

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