I nemici del sistema editoriale canceroso basato sul cartaceo sono due: venditori online (che possono applicare forti sconti sul prezzo di copertina) ed ebook (che erodono il sistema dalla base). E i nemici si schiacciano.

Niente armi, per carità, sarebbe troppo dignitoso affrontare il pericolo. Qui bastano leggi ad hoc e continue pressioni da parte del Cartello Editoriale. Ed è proprio una recente legge passata alla Camera (23 giugno), in volgare “Legge anti-amazon“, ad assestare l’ennesimo colpo. Questo il riassunto del testo:

Il Senato ha dato il via libera, con voto bipartisan e la sola astensione dei radicali, al disegno di legge che disciplina il prezzo dei libri. Il documento introduce un tetto agli sconti praticabili per la vendita dei libri in libreria o via web pari al 15% del prezzo di copertina. Per quanto riguarda gli editori, sono invece consentite, con  l’esclusione del solo mese di dicembre, promozioni e campagne distanti tra di loro, non reiterabile nell’anno solare e di durata non superiore a un mese, con sconti non superiori al 25% del prezzo fissato.

Le deroghe previste
Fissato il tetto massimo agli sconti, sono però previste diverse deroghe. La prima, con una dilatazione fino al 20%, è prevista in occasione di manifestazioni rilevanti a livello internazionale, nazionale e locale. Ma eccezioni sono previste anche in favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, centri di formazione legalmente riconosciuti, istituzioni o centri con finalità scientifiche o di ricerca, biblioteche, archivi e musei pubblici, istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, educative e università. Altra deroga riguarda, infine, i libri per bibliofili, quelli d’arte, quelli antichi, usati o fuori catalogo.

Giornali e siti web sono molto disattenti nel riportare le notizie giuridiche, e a volte saltano dei passaggi fondamentali. Di questa legge si discute da un po’, tanto che il testo originario è stato approvato dalla VII Commissione Permanente del Senato il 14 luglio 2010 ed emendato dal Senato il 2 marzo 2011 su iniziativa dei deputati LEVI, BACHELET, BARBIERI, COSCIA, DE BIASI, DE PASQUALE, DE TORRE, GHIZZONI, GINEFRA, GIULIETTI, GRANATA, LOLLI, MAZZARELLA, MAZZUCA, NICOLAIS, PES, PICIERNO, ROSSA, ANTONINO RUSSO, SIRAGUSA.  In quella emendata dal Senato, l’art. 2 si trasforma per colpire con precisione Amazon:

La formulazione originale dell’art. 2:

1. Il prezzo al consumatore finale dei libri venduti sul territorio nazionale è liberamente fissato dall’editore o dall’importatore ed è da questo apposto, comprensivo di imposta sul valore aggiunto, su ciascun esemplare o su apposito allegato.

2. È consentita la vendita dei libri ai consumatori finali, da chiunque e con qualsiasi modalità effettuata, con uno sconto fino ad una percentuale massima del 15 per cento sul prezzo fissato ai sensi del comma 1.

La modifica in seno al Senato:

2. È consentita la vendita dei libri ai consumatori finali, da chiunque e con qualsiasi modalità effettuata, compresa la vendita per corrispondenza anche nel caso in cui abbia luogo mediante attività di commercio elettronico, con uno sconto fino ad una percentuale massima del 15 per cento sul prezzo fissato ai sensi del comma 1.

Lo stesso lavoretto viene ripetuto per l’art. 4:

4. La vendita di libri ai consumatori finali è consentita con sconti fino ad una percentuale massima del 20 per cento sul prezzo fissato ai sensi del comma 1:

a) in occasione di manifestazioni di particolare rilevanza internazionale, nazionale, regionale e locale, ai sensi degli articoli 40 e 41 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;

b) in favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, centri di formazione legalmente riconosciuti, istituzioni o centri con finalità scientifiche o di ricerca, biblioteche, archivi e musei pubblici, istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, educative e università;

c) quando i libri sono venduti per corrispondenza o nell’ambito di attività di commercio elettronico.

Perchè l’ultimo capoverso è in neretto? Perchè il Senato l’ha eliminato senza troppi problemi. Qui sotto è riassunta la motivazione:

Ammazza Amazzon che prezzi. Ammazza gli ebook. Ammazzamoli tutti.

In sostanza, alla libertà dell’editore di dare il prezzo che preferisce a un libro, si contrappone l’obbligo, per il venditore, di applicare una scontistica decisa a tavolino dal Legislatore. Un’asimmetria giuridica fastidiosa, simile a quelle già introdotte in altri paesi d’Europa grazie ai soliti gruppi di pressione.

Vediamo come si è svolta la discussione presso il Senato attraverso alcuni stralci selezionati dal sottoscritto (seduta n. 512 del 2 marzo 2011):

Sen. Vita (PD): …Il futuro si gioca anche qui, e se il libro ci sarà saremo meno colonia televisiva e più luogo emancipato, perché i libri sono plurali: c’è una varietà che l’omologazione del tubo catodico, ora digitale, non ci assicura. Nell’era dei tagli alla, nella e della cultura, guai alla morte in diretta delle case editrici di minori dimensioni o delle librerie non legate ai maggiori gruppi! Sarebbe la fine: non già del libro vecchio stile, sussunto da quello on line ma, al contrario, sarebbe il falò, come in Fahrenheit 451, dei messaggi e dei contenuti, essenziali per qualsiasi processo tecnologico… John Makinson, amministratore delegato della Penguin, che nel corso della conferenza di presentazione dei nuovi titoli per iPad, utilizzò – anzi, si lasciò sfuggire – il termine «consumatori» invece di «lettori». L’uso del termine è emblematico e significativo. Siamo di fronte ad una scelta: se i libri sono solo merce da consumare, allora evviva un libero mercato senza alcuna regola; se sono un bene culturale importante, qualche punto va messo in questo mercato, ancorché in modo regolato democraticamente e sapiente…Altrettanto si può dire del tetto alle vendite promozionali, un altro elemento importante per garantire che il sacrosanto diritto dei consumatori a poter comprare un libro ad un prezzo inferiore del prezzo di copertina non si traduca poi in una distruzione effettiva dei tanti straordinari punti di vendita diffusi nel nostro Paese o delle case editrici medie e piccole…

Sen. Asciutti (PDL): Andare in un supermercato e vedere libri messi alla stregua di due sfilatini ‑ compra due e paghi uno ‑ onestamente fa male al cuore, alla testa e alla cultura del Paese (ma non alle tasche; trattasi comunque di una frase davvero stupida)… Vorrei ricordare la figura del librario, che spesso dimentichiamo. È un uomo di cultura che, prima di noi, legge i libri e si informa sui testi. Chi desidera comprare un libro passa del tempo in libreria, informandosi degli autori, delle loro produzioni e della loro qualità. É questa la cultura.

Sen. Marcucci (PD)Devo dire che, oggettivamente, il provvedimento reca una limitazione alla libertà economica ed alla competizione, a quella che considero una sana dialettica tra la domanda e l’offerta, in un settore merceologico che però ha caratteristiche specifiche rilevanti, che è opportuno sottolineare: credo si debba sottolineare che parliamo di cultura e si debbano mettere in parallelo le considerazioni sulla libertà economica rispetto alla libertà di espressione e culturale e al valore che queste hanno all’interno di un quadro generale valoriale di un Paese.

Il provvedimento reca la salvaguardia dei centri di aggregazione culturale, che personalmente considero importanti, delle piccole librerie, della funzione del libraio, dello scambio culturale che questi luoghi garantiscono a supporto di tutti i cittadini, in particolare nei centri di provincia e nei luoghi dove non esistono le grandi librerie.

Queste ragioni mi portano a pensare che quello in esame sia un buon provvedimento. Non si raggiunge un effetto secondario ma un effetto principale: quello ditutelare il pluralismo culturale, di tutelare le piccole case editrici, di tutelare gli autori che in numero sempre maggiore – mi auguro – possono avere pubblicati i loro libri, di tutelare le piccole librerie e le comunità più deboli.

In linea di massima, questa decisione potrebbe dare un po’ di respiro alle piccole librerie, ormai schiacciate dalle catene più potenti e dalle vendite online, ma in realtà si tratta di una mossa volta a salvaguardare Mondadori & co da Amazon. E lo si capisce soprattutto dal fatto che l’emendamento previsto dal Senato è stato introdotto dopo l’apertura di Amazon.it (fine 2010), prima non se ne era neanche parlato!

Far finta di voler proteggere i poveracci quando invece li si considera già morti è una roba schifosa. E’ lo stesso atteggiamento di altri magnati della filiera carta-editoria, come dimostra lo specchietto qui sotto (QUI articolo completo):

Il Presidente Assocarta, Paolo Culicchi ha evidenziato il ruolo della filiera anche sotto l’aspetto occupazionale: 230 mila addetti diretti, il 5% dell’intera occupazione manifatturiera, e 560 mila unità occupate nell’indotto, un patrimonio che il sistema Italia deve salvaguardare.

Insomma, metteteve na mano sur core e l’altra in saccoccia, che da soli non possiamo andare avanti… ci sono i poveri cristi, le famiglie!

Eviterò qualsiasi demogogia da retore del web. Non mi metterò a suonare la cetra lodando le belle, piccole librerie di quartiere, e infangando i colossi dell’editoria. Lo dico chiaro e tondo: le piccole librerie sono finite. A seconda del livello di accanimento terapeutico, moriranno tutte nel giro di 5-10 anni. E’ accaduta la stessa cosa con i vecchi alimentari di quartiere negli ultimi quindici anni. Forse qualcuno ne sente la mancanza. Non io.

Si chiama libero mercato, quello che amiamo o su cui sputiamo a seconda delle occasioni.

Non c’è commessa carina, né atmosfera famigliare che tenga. Io compro dove costa meno. E’ un mio diritto (e un mio dovere se ho una famiglia a carico).

Oltre ai venditori online, a soffrire saranno le case editrici medio-piccole, strangolate dai costi sempre maggiori della carta e della distribuzione.

Se ad inizio 2011 il costo medio di una tonnellata di carta da giornale “standard” (la meno costosa) si aggirava sui 400 euro, oggi costa almeno 520-550 euro.

Anche le piccole case editrici, come le piccole librerie, spariranno. Anzi, la scelta sarà fra convertirsi all’editoria a pagamento o affondare dignitosamente. Di recente, si è sollevato un gran putiferio circa il passaggio alla prima categoria di alcune case, mentre altre, come la Asengard, hanno continuato a suonare, rassegnati, anche mentre l’acqua li inghiottiva.

Resta da dire che quest’ultima aveva fatto pessime scelte editoriali. La serie Prodigium di Francesco Falconi e gli amichetti felici dell’antologia Sanctuary (curata dal collaboratore di FM, nonché amico fraterno di Falconi, nonché editore di Falconi, nonchè rencensore di tutti i libri di Falconi (5/5 su anobii, 4-5/5 su FM), Azzollini) sono due esempi paradigmatici di cantonate clamorose.

Forse di alcune case sentiremo la mancanza, mentre per la maggior parte invece non verseremo una sola lacrima.

Scrivere in metro, sull’autobus o nelle pause pranzo non è granché. Ora, per esempio, sono a Piazzale Clodio, in Corte d’Appello, ad attendere il mio turno per chiedere informazioni su un processo. Cazzo! La maledetta lobby massonico-giudaica del cartaceo mi perseguita anche qui. Neanche l’ombra di una massiccia archiviazione dei faldoni in pdf!

Dunque, dicevamo dei nostri amichetti del cartaceo e delle loro continue violenze.

- Ehi Zwei, guarda che con la violenza non si ottiene nulla! - Vallo a dire ai cartaginesi (cit.)

Io dico che è una violenza questa legge, sono violenza le sovvenzioni ai giornali (dove si tagliano le redazioni e si spende tutto per carta e stipendi apicali), l’iva del 20% sugli ebook, il cartello per mantenere alto il prezzo degli stessi (se ne sta occupando anche l’Europa), le continue richieste di aiuti statali della filiera carta-editoria, ecc..

Lo scopo di queste infamità è quello di allungare i tempi di passaggio dal cartaceo all’elettronico (giornali online, apps, ebook) e mantenere lo stesso assetto di poteri economico-industriali. Si è programmato, con norme ad hoc, un accanimento terapeutico senza precedenti. Come ho già scritto in un altro articolo, l’inevitabile riconversione dell’industria editoriale graverà per intero sui lettori. Ma sì, a fanculo il principio del rischio imprenditoriale. De facto, l’attuale corollario normativo lo elimina, almeno per quanto riguarda i colossi dell’editoria.

La naturale evoluzione di un libero mercato editoriale italiano porterebbe, nel giro di 10-15 anni, a uno stravolgimento dei rapporti odierni fra editore, distributore, autore e lettore. Con gli ebook prenderebbero piede l’autoproduzione e la distribuzione online (da parte di soggetti terzi, come Amazon, o diretta), portando enormi vantaggi economici  agli autori e ai lettori.

L’autore USA John Locke ha venduto oltre un milione di copie con il libro Saving Rachel, disponibile a 0,99 $. Amanda Hocking, 26 anni, ex-infermiera e blogger, vende 100.000 copie al mese della sua trilogia paranormal-romance. Entrambi trattengono il 70% dei ricavi e i lettori risparmiano più di 10$.

In un contesto del genere, l’editore, privato del potere donatogli da alberi tritati, benzina e legge, avrebbe la sola possibilità di riciclarsi come società di servizi editoriali (editing, copertine, ecc), e sarebbe costretto a proporre delle tariffe dignitose visto che, in fondo, per una copertina e un editing decente basta sapersi ingegnare). L’abuso del potere di pressione sul Legislatore permette invece l’aborto cui stiamo assistendo e assisteremo nei prossimi anni.

Il mondo cambia, e da sempre la tecnologia avanza, facendo sparire alcuni mestieri e creandone altri. E’ il corso naturale delle cose. Immaginiamoci i produttori di pergamena che protestano contro la carta, pretendendo aiuti e sovvenzioni da Lorenzo de Medici, o la lega-amanuensi-medievali che alza la voce con i regnanti d’Europa per limitare la diffusione della stampa. Follia pura.

La cosa peggiore è che siamo talmente abituati a prenderlo nel culo (alcuni scrittori fantasy più di tutti) che neanche ce ne accorgiamo più.

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  1. polveredighiaccioNo Gravatar says:

    Articolo che appoggio in tutto.
    E’ il solito problema del non accettare l’evoluzione e i cambiamenti. Sono fisiologici e non li si può bloccare, per quanto ci si impegni a ostacolarli.
    Tutelare romanticamente le figure del libro cartaceo e del libraio si lega a uno stato mentale, un’abitudine. Non ha reali basi oggettive. Le nuove generazioni hanno una visione già differente e la porteranno avanti.
    Quella del preservare posti di lavoro poi, non si può sentire. Non puoi mantenere in vita un meccanismo difettoso per salvare gli operai che lo tengono in piedi. Non è salutare, pulito, economico. Anche in questo caso sarebbe opportuno riciclare la forza lavoro.
    E’ un discorso che andrebbe applicato a tutto tondo (fabbriche, industrie e filiere incluse), ma essendo un ragionamento scomodo e dai più ritenuto “antisociale”, resta in un angolino del cervello a bussare e strillare per emergere.

  2. LuxiferNo Gravatar says:

    Mai sentite tante stronzate tutte insieme. Il libraio uomo di cultura? Ma da quanto non vanno in libreria questi figuri? Paura della distruzione delle librerie manco gli arabi con la biblioteca di alessandria. Al massimo verrebbero riqualificate. Libertà di espressione e culturale tirate fuori come al solito quando fa comodo.

    Bleah… :beurk:

  3. Materia complessa, meriterebbe molto spazio e un dibattito serio. Ovvero non in Parlamento, dati i personaggi che vi siedono.
    I librai indipendenti possono andare avanti. Diventando, per chi non lo è già, specializzati in quelle nicchie ad alto contenuto culturale che consentirebbero loro di vivere bene slegandosi dai colossi dell’editoria. Possono usare la Rete e non subirla come ora e pensare a loro volta di fare il passo e diventare operatori attivi, cioè editori, affiancando produzioni cartacee su serie limitate alla diffusione e-book.
    La filiera italiana, dalla carta all’indotto dell’editoria, cercherà con ogni mezzo di fare lobbismo per rimanere fuori da quel mercato di cui parlano tanto. Il fatto è che Amazon se ne frega. Non puoi fare sconti su .it? Who cares, li faccio su .uk o .de, vienimi a dire qualcosa se ci riesci!
    Come insegnava Cervantes non si può duellare con i mulini a vento.

  4. AngraNo Gravatar says:

    Per fortuna i nostri banditi sono vecchi e lenti: si inventano la tassa sui CD vergini e spariscono i CD.

    Il fatto che gli editori italiani cerchino di fermare lo tsunami invece che imparare a nuotare è una cosa che mi rende felice, sarà un piacere vederli affogare (uno, sebbene piccolino, ce lo siamo già tolto dai coglioni :))

    Mi viene un dubbio: il Mazzuca On. Giancarlo e il Mazzuca Matteo sono mica parenti?

  5. D-LordNo Gravatar says:

    Su anobii c’è chi piange per Asengard, più o meno 10 persone XD

    Beh con questa legge che dire, hanno fermato amazon per qualche anno, ma intanto quelle carogne infami dei pirati stanno scannando i libri in carta per portarli in ebook e fra qualche anno i nostri cari politici urleranno contro la pirateria, non so perchè ma la cosa ha sentore di dejavù :D
    Nel frattempo ci rimetteranno tutti: le grandi case editrici che prima o poi dovranno fare “il grande passo” rimettendoci 100 volte quello che ci rimetterebbero oggi, Amazon che non riuscirà a sfondare anche qui da noi e i lettori che si ritroveranno con molti servizi in meno. Nel frattempo qualcuno avrà fatto una barca o due di soldi e se ne potrà bellamente fottere.
    Sto sprizzando di gioia! Che bello!

  6. KlausNo Gravatar says:

    Non avevo notato la cancellazione di quel comma (stupido me!): riporto immediatamente la notizia sul mio blog.
    Per fortuna lunedì dovrebbe arrivarmi il Kindle 3, così inizierò anch’io a leggere solo eBook (salvo l’occasionale volumone illustrato a colori) e manderò cordialmente affanculo Levi e cricca. “^_^

  7. aealithNo Gravatar says:

    A leggere gli interventi dei geni in questione si direbbe che per essere cultura dev’essere difficile da raggiungere. O meglio: più è difficile da raggiungere maggior è il suo livello culturale. Ergo l’introduzione di un brigata di energumeni palestrati in libreria che ti picchiano quando scorri gli scaffali sarebbe un passo avanti. Perché vederla svenduta e facile da raggiungere “fa male al cuore”.

  8. ZweilawyerNo Gravatar says:

    La cultura è importante anche per me, infatti a casa mia siamo tutti culturisti.

  9. KodaNo Gravatar says:

    Quando avrò il mio Kindle prenderò tutti i miei libri, li imbottirò di Ebola Zaire modificata per gli stronzi e andrò a tirarli contro i parlamentari, gli editori, gli autori e tutti gli stronzi che esistono! :p

    E per aiutarti con la visibilità, Zwei, ecco qualche succulenta parola per i servizi segreti:

    Allah Akbar

    11 settembre

    Satana

    Gamberetta

    W la pirateria

    :p

  10. AngraNo Gravatar says:

    Dopo decenni di riserva protetta i nostri cari editori stanno per assaggiare un po’ di concorrenza vera, e temo che l’appoggio degli amici in parlamento non basterà a salvarli. Questa in pratica è una legge contro la caduta dei meteoriti, con la stessa efficacia. Spero che Amazon abbia la forza di schiacciarli sotto i cingoli :D

  11. CeciliaNo Gravatar says:

    Ma che manica di imbecilli. “Fa male al cuore” vedere i libri al supermercato? Si vede che non ne legge, perché a me fa male non trovarli i libri, e non trovarli più facilmente.

    Quanto al libraio uomo di cultura… grasse risate. :o:
    Senz’altro ce ne sarà qualcuno, non dico di no, ma nella libreria più vicina a me il libraio è talmente acculturato che la sezione fantasy non esiste proprio. Badate, i libri fantasy ci sono. Peccato che siano nella sezione fantascienza (!!!) o messi ad minchiam. E il libraio se ne sbatte altamente. Alla faccia dell’uomo di cultura.

    Ma domani mi arriverà quel graditissimo regalo di compleanno che risponde al nome di Cybook Orizon e quindi… :) un bel tié! a tutti costoro e a chi ci sta dietro

  12. NullNo Gravatar says:

    A leggere gli interventi dei geni in questione si direbbe che per essere cultura dev’essere difficile da raggiungere. O meglio: più è difficile da raggiungere maggior è il suo livello culturale.

    Sono affermazioni coerenti con la concezione elitaria di cultura imperante in questo Paese: una cosa troppo seria per lasciarla liberamente fruibile anche all’ultimo dei bifolchi e gestita in modo democratico.

    Non ci resta che condividere la speranza di Angra.
    Con tanto di eventuale sadica soddisfazione.

    La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà

  13. dunsenyNo Gravatar says:

    Zwei

    condivido, a parte protestare rimane poco da fare.
    In italia il libero mercato non ci sarà mai, siamo refrattari culturalmente.
    Al massimo facciamo finta :)
    Se va bene ci sono angoletti in cui sopravvive un po’ di competitività vera ma soltanto in attesa che qualche politico, affarista o legislatore non se ne accorga.

    inchinati a 90°, Zwei, e mondoadora Mondadori :)

  14. Fos87No Gravatar says:

    Come il saggio lucreziano, mi siederò sulla mia piccola spiaggia a osservare la nave affondare.

  15. YaoNo Gravatar says:

    Bello, per essere di cultura devono costare tanto ed essere infognati, i libri. Che li leggano meno persone possibili.
    E che siano scritti con tanti paroloni difficili!

    Sopravviveranno le vere librerie e non le “catene”, sopravviveranno quelli che saranno capace di offrire qualcosa di più ad un lettore.
    Io andrei volentieri in libreria a spendere soldi (nonostante odi comprare libri, per le mie tasche costano troppo) se trovassi un libraio a cui poter chiedere “vorrei leggere del new weird-dello steampunk-dei saggi sui calamari giganti” senza che cerchi di rifilarmi la Troisi o “Le nuovissime avventure di Edward lo gnokko sbrilluccicante nella Londra ottocentesca con gli occhialoni che fanno tanto figo”.
    Non trovarmi un commesso che rumina e mi guarda con l’occhio vitreo del corteggiatore di Uomini e Donne dietro la cassa, ma qualcuno che mi consigli e che sappia almeno chi diavolo è Pratchett senza che debba andarlo a cercare nello scaffale più inculato della sezione “per ragazzini mongoloidi”.

  16. CeciliaNo Gravatar says:

    e che sappia almeno chi diavolo è Pratchett senza che debba andarlo a cercare nello scaffale più inculato della sezione “per ragazzini mongoloidi”.

    è proprio vero che tutto il mondo è paese… =(

  17. LuxiferNo Gravatar says:

    e che sappia almeno chi diavolo è Pratchett senza che debba andarlo a cercare nello scaffale più inculato della sezione “per ragazzini mongoloidi”.

    Quando lo andai a comprare il tipo della Feltrinelli mi disse che non ne avevano copie visto che ne ordinavano poche a causa della scarsa richiesta. Scarsa richiesta. Tieni conto che c’erano talmente copie di nihal nella terra del vento da poterle usare come mattoni per costruirci un monolocale. Scarsa richiesta. Sob.

  18. Il cartaceo non potrà mai morire del tutto.
    - In Italia non legge nessuno, e chi legge qualcosa legge cazzate, e chi legge cose buone se le scarica e se le legge sui lettori.
    - Finché ci saranno le case editrici minori, ci saranno titoli in più che mancheranno nel p2p, e sarà necessario acquistare (e ammesso che qualcuno di questi titoli venga scannerizzato, ce ne saranno tantissimi altri “vergini”). Esempio banale: i docenti universitari scrivono libri terribili che gli studenti devono acquistare – quando non li fotocopiano/ non comprano usati/ vengono minacciati dai docenti stessi -, pubblicano con case editrici minori (regionali, di solito), e si assicurano un piccolo introito, per sé e per la casa editrice. O ancora, ci sono i piccoli best seller di zone circoscritte d’Italia, lo scrittoruncolo del paese, della provincia, che scrive un “libro” generico, fa la presentazione in libreria, parenti, amici e amici di amici vanno per educazione e per noia, lui si assicura qualche centinaio di vendite, e a colpi di pubblicità paesana continua a vendere col tempo (anche se nessuno ha letto quel “libro” fantomatico).

    I libri sono merce, oramai.

    Il fatto che le piccole case editrici chiudano non mi sembra una cosa totalmente buona. La libertà di stampa dovrebbe esserci sempre, e non è totalmente sbagliato appoggiare attività “indipendenti”.
    Prendiamo per esempio la musica indie, appunto. Fa schifo al cazzo, l’indie rock delle realtà underground, ma c’è chi se l’ascolta, e il piccolo mercatino va avanti.
    Loro sono liberi di suonare e vendere musica di merda, e altri sono liberi di dire che la loro musica fa schifo, criticarli e augurargli la morte. Libertà, possibilità.
    Idem per le case editrici e relative opere.
    Il problema è che coi tempi che corrono i prezzi di qualsiasi cosa si fanno sempre più alti*, e mi sembra anche ovvio che attività di per sé scarse poi finiscano per fallire, nonostante qualsiasi aiuto gli si possa dare.
    Ma la cosa non sembra tanto ovvia ai vertici, a quanto pare. :-|

    *L’ho detto pure al libraio della mia città dell’università: nel 2004 i paperback Mondadori di George Martin li pagavo 7,80-8,00€ circa. Gli ultimi libri della stessa saga, a 7 anni di distanza, costano ora 10€ (sempre paperback, uguale numero di pagine ecc.). Non è un caso, è l’inflazione.

  19. LessàNo Gravatar says:

    La copertina di newsweek mi ricorda quella di Resident Evil… non penso che la cosa sia casuale O.o

  20. TapiroulantNo Gravatar says:

    Per quel che mi riguarda, il cartaceo può sopravvivere nel print on demand (se ci tengo particolarmente ad avere la versione cartacea di un determinato libro; io per esempio sono orgoglioso della mia libreria e quando leggo un libro bello sono felice di potervelo aggiungere) o nelle edizioni di lusso, in cui l’oggetto “libro” ha un suo valore indipendente dal contenuto.

    Bell’articolo Grande Zeta, però adesso vai ad aggiungere Assault Fairies :)

  21. drJackNo Gravatar says:

    L’assurdità di questa legge mi fa pensare che ormai hanno capito dove siamo arrivati.
    Sono (gli ultimi?) tentativi disperati delle gente con interessi in ballo. Ed è divertente vedere che chi ha questi interessi si inventa scusanti sempre più creative.

    Ma ormai non possono fare più niente. Alla fine con questa legge il grande danneggiato è Amazon. E anche Amazon non è una santerella. Con il suo tentativo di monopolizzare il formato degli ebook per il kindle si è già macchiata di peccato.
    Sì, esiste anche il problema della concorrenza, bloccata da questa legge.
    Ma se la sbloccassero per ora io non trovo nessun concorrente competitivo da contrapporre ad Amazon.

    E in ogni caso se noi consumatori vogliamo un ebook possiamo comunque procurarcelo (o farcelo prestare :p).
    Quindi che si scannino pure.
    Mi piacerebbe solo vedere di più gli ebook in biblioteca.
    Diventeremmo tutti un po’ più culturisti.

    @ polveredighiaccio

    Quella del preservare posti di lavoro poi, non si può sentire. Non puoi mantenere in vita un meccanismo difettoso per salvare gli operai che lo tengono in piedi. Non è salutare, pulito, economico. Anche in questo caso sarebbe opportuno riciclare la forza lavoro.

    Prima facevamo i contadini, quando è arrivata l’industria siamo diventati operai, quando è arrivata l’automazione siamo diventati impiegati, adesso che siamo informatizzati siamo finiti tutti ai call center, presto vedranno che non funziona e diventeremo tutti shopping consultant.

    @ Zweilawyer:

    Scrivere in metro, sull’autobus o nelle pause pranzo non è granché. Ora, per esempio, sono a Piazzale Clodio, in Corte d’Appello, ad attendere il mio turno per chiedere informazioni su un processo.

    Qual è la tua tecnica segreta? Come fai a scrivere dappertutto?
    Pad? Computer portatile? Cellulare? Appunti su taccuino per amanuensi?
    Voglio copiarti e farlo anch’io, ma finora non sono riuscito a trovare il metodo giusto.

  22. ZweilawyerNo Gravatar says:

    @Jack
    Taccuino che entri nel taschino della giacca (moleskine o più scrauso). L’unica scocciatura è dover trascrivere sul pc.

  23. TemplarNo Gravatar says:

    Bell’articolo davvero.
    Condivido.
    Adoro il libro, l’odore della carta, scovare un libro sugli scaffali di una libreria, ma capisco che siano ormai attività per “puristi” se vogliamo.

    L’altro giorno sentivo alla radio che, dal momento che un italiano legge circa 300 quotidiani l’anno, ogni anno circa 20.000.000 di alberi vengono abbattuti per i lettori di quotidiani in Italia. Senza contare la quantità smodata di acqua che deve essere usata nel processo di lavorazione.
    Senza senso…

    Non amo particolarmente la tecnologia, ma se l’alternativa è folle, allora ben venga!!

  24. Dalle mie parti, per indicare qualcosa che va al di là dell’umano, si dice “portà l’acqua co’ l’ urecchi”.
    Grazie a Zwei, ora so della sua nuova variante: “bloccà l’ ebúcchesse”.
    ;)
    Scherzi a parte, credo che a Montecitorio e dintorni dovrebbero imparare un po’ di più della vita di questo signore, così, tanto per evitare future figure da cioccolatai…

  25. dunsenyNo Gravatar says:

    una buona notizia

    e se un giorno il costo dell’inchiostro per stampanti scenderà notevolmente faremo tutti contenti, potrò stamparmi a casa i miei e-books preferiti :)

  26. ZweilawyerNo Gravatar says:

    Ora che la legge infame è passata, vorrei far notare i supersconti che IBS (fino al 75%) intende fare su 150.000 prodotti fino al 31 agosto (l’1 settembre entrerà in vigore detta legge). Stesso dicasi per Amazon.it, che terrà 9.000 tascabili al 40% fino al 30 agosto.

  27. [...] Zweilawyer: Dell’accanimento terapeutico sul cartaceo [...]

  28. Merphit KydillisNo Gravatar says:

    Secondo una commessa della Feltrinelli, io sarei un fascista perché sono contro a questa legge :aie:

:p 8) :lol: =( :8 ;) :(( :o: :[ :) :D :-| :-[) :bloody: :cool: :choler: :love: :oups: :aie: :beurk:

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