Questa è l’ultima parte della recensione di Unika, in versione uncut da 12.103 parole. Solo per averla pubblicata, mi merito le fiamme dell’Inferno.
Per chiunque non abbia voglia di leggerla (come biasimarvi), ecco qui un riassunto esplicativo:
UNIKA E’ LA PEGGIOR MERDA FANTASY MAI PUBBLICATA, UN COLLAGE PENOSO DI SITUAZIONI RIDICOLE, CONDITO DA UNA PROSA CAPRINA E DA UNA SEQUELA DI IDIOZIE LOGICHE. LA DE AGOSTINI, CASA EDITRICE GLORIOSA, DOVREBBE VERGOGNARSI E CACCIARE A PEDATE NEL CULO EDITOR ED AUTRICE.
Vi avevo lasciato con una domanda: quale sarà il meccanismo di “disinnesco dell’incantesimo supermegacazzuto che blocca Ophidiel per sempre”. Lasciamo rispondere Metronott:
«Tanto tempo fa, quando imprigionai Ophidiel dovetti predisporre un meccanismo di disinnesco dell’incantesimo della foresta. È la regola: ogni sortilegio deve avere il suo antidoto».
Il rischio era massimo e io decisi di rendere l’incantesimo quasi irreversibile. Stabilii una condizione pressoché impossibile, ossia che Ophidiel avrebbe potuto essere liberato solo nel caso in cui avesse toccato contemporaneamente la Fiamma della Vita e la Chiave della Felicità.«Quando ha leccato la radice, Ophidiel ha mescolato il vostro sangue. In quel momento lui ha toccato contemporaneamente la Fiamma della Vita e la Chiave della Felicità e ha spezzato l’incantesimo di Thinkingblu. Ophidiel è libero.»
Per renderlo irreversibile poteva utilizzare parametri più sicuri, come un negro che vince il nobel per la fisica o mad 4 mandingo che scrive un elogio dell’eterosessualità, e invece niente. Legare la forza dell’incantesimo alle entità bramate da Ophidiel è troppo anche per la demenza senile di Metronott. E poi che razza di regola è? Chi l’ha scritta? In Unika non si fa riferimento ad esseri superiori a Metronott.
Anyway, lui e quel minus habens di Yesod, dopo aver annunciato lo stato di guerra, decidono anche di non annullare il Torneo di Promavera. Follia, pura follia. La giustificazione è quella di non voler creare ansia e panico nel popolo angelico.
Un’altra cosa: per aggiungere rischio a rischio al torneo parteciperà anche Zack, nonostante gli angeli sappiano benissimo che lui o Eve sono manovrati da Ophidiel. Cosa sarà mai, in fondo c’è in gioco il destino dell’Universo.
Densa, palpitante, gioiosa.
L’eccitazione che pervadeva l’aria frizzante del campo di gara era quella tipica del giorno di festa. La moltitudine variopinta di occhi, orecchie, bocche, code si era sistemata intorno all’area prospiciente l’Eremo delle Arti e aveva invaso ogni spazio disponibile. Pareva un enorme cuore composto da migliaia di cuori che battevano all’impazzata, tutti insieme, fremendo in attesa dell’arrivo dei partecipanti.
Sono un po’ deluso, perchè mi aspettavo che gli spettatori si stringessero in uno o più “anelli d’amizicia”, o perlomeno saltellassero tutti insieme tondo, però anche i cuori che sono un enorme cuore va più che bene per non perdere la bussola della putredine.
Il Torneo viene descritto in una ventina di pagine che salto volentieri. Non che ci siano poche porcherie da sottolineare, anzi, la percentuale diventa altissima, ma le solite ragioni di tempo e spazio mi impediscono di guidarvi attraverso la sequela di trasformazioni più mentecatta che abbia mai visto (sauropodi, delfini, iene, barracuda con occhi e pinne di squalo, ecc).
Eliminati gli altri concorrenti, Unika e Zack arrivano testa a testa sul rettilineo finale, ma il terreno diventa cedevole e sono costretti ad avanzare strisciando. A un certo punto Zack cammina letteralmente sopra Unika (troia) e raggiunge il terreno solido. E’ dunque lui il prediletto di Ophidiel!
L’espressione degli occhi di Zack rifletteva inequivocabilmente la raggelante luce della malvagità.
Dunque vince Zack, ma un istante dopo:
Un puntino luminoso cresceva di dimensione e intensità, prendendo velocemente le forme di una sagoma che diventava sempre più chiara, sempre più netta, sempre più vicina. Era quella di un guerriero statuario, dal fisico potente e completamente glabro, con la testa rasata e gli occhi incendiati di rabbia.
La possente figura di Ophidiel piombò con prepotenza dal cielo. In piedi su un fascio di luce accecante, puntava il podio di pietra e in pochi secondi lo raggiunse. Si fermò a qualche decina di centimetri da Metatron, in una quiete surreale che si interruppe solo dopo un istante interminabile.
E meno male che tenere il Torneo della Primavera doveva essere un evento sicuro… Ophidiel arriva e propone il solito evil-ultimatum: se Metronott non gli cederà il suo posto (il popolo angelico lo spera, perchè sa di essere in mano a un cojone), sarà l’Adlivun!
Vorrei far notare che, anche in questo caso, la povera Allibis ha scelto un termine casuale, Adlivun (cazzo c’entrano gli eschimesi?), quando poteva buttarsi sul banale Armageddon. Per una volta la banalità sarebbe stata gradita.
E’ guerra. Metatron fa l’annuncio che aspettavo e temevo:
Vi aspetto domattina, prima dell’alba, al Tempio della Saggezza: definiremo la strategia con cui scenderemo in battaglia
Mentre aspetta, si rivela per la mammoletta mongola che è:
Nessuno poteva dirsi preparato ad affrontare l’Adlivun che stava per abbattersi sul creato per sprofondare nelle tenebre la speranza, i sogni, l’avvenire.
Chiuse le mani a pugno.
Quanti ricordi. Quanta vita. Quanti avvenimenti. Quante cose erano successe in quella terra. Millenni di vicende, emozioni, sentimenti. E ora affioravano tutti nella sua mente, come succede a un condannato un secondo prima della morte.
Il capitolo 56 di Unika si intitola “La Strategia”. Bene, mi sono detto, sembra che Allibis, almeno in questo, abbia tentato di costruire qualcosa di logico.
Ricordiamo però che a prendere le decisioni è sempre Metronott…
«Questa notte ho studiato la strategia (ahia…)» proseguì Metatron, all’apparenza imperturbabile. «Yesod, tu ti prenderai cura di Unika. Andrete sui Monti Tailli.»… «Nishida, a te affido Uniko. Vi muoverete verso i Fari.»
Separare le due entità non ha funzionato già una volta, ma Metronott persevera. L’unica cosa sensata da fare, ovvero custodire gli Uniki nella propria magione, magari difesa dall’esercito angelico, non viene neanche considerata! Uno sui monti con Annette dove il cielo è sempre blu, l’altro ai Fari, entrambi con un solo angelo di scorta! Maledetto beota, ma se puoi “spegnere il sole” sarai pure in grado di costruire dei un cazzo di castello alto 3.000 metri e far trasformare tutti gli angeli in altrettante copie di Godzilla? Nada…

I cerchi rossi stanno ad indicare i luoghi in cui quel mongolo di Metronott ha spedito Uniko e Unikaa
Metronott, povero Metronott, qui sotto utilizzato da Allibis per vincere il premio Ridondanza:
«Mizar, tu capeggerai insieme a me i nostri Angeli.»
Lo stupore esplose dai volti esterrefatti. Il Saggio aveva deciso di scendere in campo in prima persona. Significava che la partita sarebbe stata decisiva: un unico duello, una sola sfida. Vittoria o sconfitta. Inizio o fine. Non ci sarebbe stato un secondo scontro.
Ricorderete l’affermazione di Metatron “ogni angelo ha il potere di distruggere milioni di demoni”, bene, questa volta il capoangelo si spreme le meningi e tira fuori una tattica raffinatissima.
«L’esercito di Ophidiel è fatto di mostri creati dalla roccia e dalla materia inanimata, generati solo per attaccare. Questo significa che avremo di fronte creature feroci e aggressive, ma completamente prive d‘intelletto.»
«Noi saremo in minoranza, da un punto di vista numerico, ma potremo contare sulla nostra intelligenza» affermò Mizar, nascondendo l’irrequietezza che il sogno di Allibis aveva scatenato dentro di lui. «Loro avanzeranno lenti e pesanti e brandiranno armi brutali, ma rudimentali. Noi sappiamo volare e trasvolare e li annienteremo con i poteri del nostro ingegno.»
«Esatto, Mizar. E con un piano chiaro e articolato, saremo in grado di sconfiggerli: il mio progetto è composto da tre fasi che dovremo seguire senza mai perdere di vista l’obiettivo.»
Qui ho iniziato a tremare. Flash di tattiche blasfeme e oscene e volgari e infami si sono accesi nella mia mente. Ho ricordato gli elfi di Arsalon che si schierano davanti alle mura invece che sopra di esse, le catapulte antidrago, le baliste appese al muro, e anche i nani retard di Heintz.
«Innanzitutto, la prima fase: dovremo guidare il conflitto in modo da avere i Dominati sotto controllo. Ricordate che quando riuscite a vedere il nemico, la prima parte del confronto è vinta, perché nulla può più cogliervi di sorpresa.»
«La seconda fase consisterà nell’accerchiarli, con lo scopo di immobilizzarli in uno spazio ben definito (quindi lo scopo di accerchiarli è… accerchiarli) e scoprire il loro punto debole. Sono esseri che non abbiamo mai visto e che ancora non conosciamo e sarà fondamentale, per avere il sopravvento, colpirli dove sono più vulnerabili.»
«La terza e ultima fase sarà travolgerli con tutta la nostra forza dirompente, per distruggerli!» Fece tuonare la voce e caricò di adrenalina la platea, che liberò un boato di puro entusiasmo
AHAHAHHHHAHAHAAHHAHHAHAHAHAHAHAHA. Mi immagino Annibale o Napoleone pronunciare queste parole davanti al loro Consiglio di Guerra. Avrebbero fatto seguito spernacchiamenti e schiaffoni in faccia con gli uccelli degli schiavi negri (notoriamente più nodosi).
1. Questa fase non ha né capo né coda. “Guidare il conflitto in modo da avere i Dominati sotto controllo” non vuol dire nulla e l’aver vinto la prima parte del confronto quando si vede il nemico merita solo una risata sguaiata. Me li immagino proprio gli spartani alle Termopili mentre guardano i persiani e dicono “Leonida… noi… noi ora li vediamo. La prima parte della battaglia è vinta!”
2. Dunque prima si accerchia e poi si trova il punto debole. Eppure lo stesso Metronott dice “sono esseri che non abbiamo mai visto”, quindi la cosa migliore da fare sarebbe osservarli mentre avanzano, attaccarne qualcuno, magari prenderne uno vivo. No, fra gli angeli si fa così, yeah.
3. Ringrazio Allibis per aver aggiunto “per distruggerli!”.
In generale, direi che di tattica qui non c’è nulla. In sei righe Metronott bofonchia un paio di idiozie militari e amen. Forse è meglio che Ophidiel distrugga Sefira e venga a prendere qualche schiaffone qui sulla Terra.
Mizard è uno stratega ancora più raffinato:
«Qualsiasi cosa succeda» intervenne Mizar con la sicurezza di un grande condottiero «non perdete mai di vista l’obiettivo finale. Non lasciate che gli eventi confondano i vostri pensieri. Le tre fasi devono essere il vostro faro. Non allontanatevi, per nessuna ragione, dallo schema che ci siamo dati.» Poi, scandendo le parole, aggiunse: «Quando vi muoverete dovrete essere rapidi come il vento, maestosi come la foresta, avidi come il fuoco e incrollabili come la montagna»
Se riuscite a togliervi di dosso orrore et raccapriccio, vorrei sottoporvi anche l’approfondimento strategico di Metronott. Vabbè dai, meglio di no. Vi basti sapere che mostra il campo di battaglia tramite un ologramma, confermandoci che gli angeli dispongono di attrezzature tecnologiche (si parla anche di “monitor“), di pantaloni militari con ampie tasche e tirapugni di carbonio (Mizar) ecc. Eppure nessuno utilizza o nomina mai armi da fuoco o similaria…
Dopo aver spiegato che proveranno a far entrare i Dominati nel Canyon del Silenzio (aggiungendo che è chiamato così perchè ”è talmente avvallato che nessun suono vi arriva“, come se degli angeli che vivono in quel fazzoletto di terra di 10kmq non ne siano a conoscenza), Metatron riscuote i giusti consensi:
La maestria con cui era stato concepito il piano dava fiducia e accendeva negli animi che affollavano la navata del Tempio la speranza di poter governare il futuro.
Successivamente, Metronott ci allieta con un’altra frase fatta:
In ogni conflitto le manovre regolari portano allo scontro e quelle imprevedibili alla vittoria.
Uhm… questa l’ho già sentita:
“In ogni conflitto le manovre regolari portano allo scontro, e quelle imprevedibili alla vittoria.”— Sun Tzu, L’arte della guerra
Allibis, brutta birbona, guarda che Metronott è un Dio, non ha bisogno di scopiazzare un muso giallo di duemilacinquecento anni fa.
Ad ogni modo, una volta portati i Dominati nel Canyon, l’idea è quella di tagliare la loro via di fuga e imprigionarli creando sabbie mobili e laghi di magma “perchè i Dominati non possono volare“. Da questo si evince l’enorme potere degli angeli. La domanda sorge spontanea: ma se possono modificare il terreno a piacimento, perchè non creano un anello di magma intorno alla Foresta, in modo da poter fare marameo a Ophidiel e mostrargli il culo dall’altro lato in secula seculorum?
Ennesima voragine logica, siamo già a una trentina. Neanche gli elfi retard di Arsalon erano giunti a tanto. Rimane però il problema di portare i nemici verso il Canyon, che viene risolto così:
«Materializzeremo dal nulla un esercito fantasma, che attirerà i demoni nella conca profonda» rispose imperturbabile Metatron, suscitando lo stupore generale. «Ophidiel sa che abbiamo la Fiamma della Vita. Penserà che l’abbiamo usata per generare una nuova moltitudine di angeli da schierare in battaglia. Noi, ovviamente, non daremo la vita a nuove creature soltanto per mandarle alla guerra. Lo inganneremo, e lui ci crederà.»
Nessuno riuscì a evitare di pensare all’amara e crudele possibilità di generare esseri viventi solo per combattere
Razza di coglione! Puoi creare un esercito invincibile e non lo fai? Non stiamo parlando di una scaramuccia. Hello bello, se vince Ophidiel è game-over per tutti, angeli e uomini, e tu ti nascondi dietro una remora morale così stupida? Anche gli angeli presenti, invece di pensare al piano, entrano in uno stato di contrizione pensando all’orrore di generare guerrieri per combattere. Disastro, disastro e ancora disastro.
Non è tutto ragazzi, non è tutto. Nonostante i poteri degli angeli -le premonizioni di Allibis, il volo con cui vedere tutta Safira, il potere Vista d’Aquila (sob) ecc ecc- nessuno si accorge che l’armata nemica è già in marcia. A dare l’allarme sono Uniko e Unika, che si trovavano in terrazza per dare sfogo alle loro pulsioni incestuose (si amano già dopo un giorno pur condividendo lo stesso DNA).
Erano letteralmente esterrefatti dall’immagine che si palesava in lontananza.
L’esercito dei Dominati era schierato. Migliaia e migliaia di mostri erano emersi dalla foresta e si erano disposti in assetto da guerra. Innumerevoli file compatte e parallele di terrificanti creature coprivano gran parte della Pianura del Sole di Melia, estendendosi come la lunga ombra di Thinkingblu…La prima linea era composta da belve ululanti, con l’aspetto di spaventose iene. Avevano il muso squadrato e piccole orecchie tonde. Dalle mandibole ossute e serrate sporgeva una dentatura ingiallita e robusta fatta da lunghe zanne sudice che si inarcavano verso l’alto.
In seconda fila erano allineati orchi ciclopici con le spalle incurvate da un’enorme gobba e la testa piccola e sproporzionata rispetto al busto tarchiato. I musiripugnanti erano appuntiti in nasi aguzzi che con smorfie grottesche si congiungevano alle bocche spalancate, da cui emergevano gengive spesse e canini storti e pronunciati.
Alcuni impugnavano robuste mazze di legno con cui percuotevano incessantemente gli strumenti tubolari cavi che portavano appesi al collo. La struttura era quella di tamburiprimitivi e rozzi dal suono grave e assillante. Era un tam tam cupo e lugubre che si diffondeva freddo e tetro nella valle. Assordante. Quasi doloroso. Entrava nella mente. Nelle ossa. Agguantava lo spirito. Non cessava mai. Annunciava tormenti e terrore.
A Uniko/Unika non resta che dare l’allarme. Lo fanno dopo uno stacchetto comico, ovvero ruzzolando nella sala del Consiglio dopo essere inciampati. Che simpatici umoristi!
Ora cercate di rimanere concentrati. E’ ingiusto chiedervelo dopo avervi fiaccato l’anima, ma da ora in poi Allibis gratta il fondo del barile fino a scorticarsi le dita.
Uniko e Unika, ciascuno con un angelo custode al seguito, vengono spediti in fretta e furia agli antipodi di Sefira (a occhio e croce 50km).
«Nishida…» «Sì, Uniko?» «Ho voglia di camminare. Possiamo andare a piedi?» «Mmm… è un tragitto piuttosto lungo. Potremmo raggiungere in volo il Fiume delle Note Segrete e poi camminare fino ai Fari. Facciamo così?» «Sì, grazie.»
GUERRA GUERRA GUERRA, VI DOVETE DA SBRIGARE! Ma poi che è tutta questa voglia di camminare? E’ uno dei momenti ricorrenti più fastidiosi di Unika. I due comunque decidono non solo di camminare, ma anche di fare una pausa.
«È una sequoia gigante» rispose Nishida, dando il tempo al ragazzo di misurarsi con le dimensioni colossali della pianta: era alta come un palazzo e alla base del tronco aveva una cavità larga quanto il portone della scuola di Maple Town. «È l’albero più grande che ci sia e questo è un esemplare davvero unico» continuò l’Elfo. «Supera i duecento metri di altezza e la circonferenza del tronco sfiora i quaranta. Ha più di mille anni. Andiamo dentro, sono sicuro che sarà felice di accoglierci per una breve sosta.»
Nishida, babbeo galattico, aggiunge l’ennesima perdita di tempo. Fosse solo la merenda bucolica nel mezzo di un conflitto, no! Allibis la condisce con il momento Superquark più inutile che ci sia.
Ha preso da Metronott, direte voi, e in effetti l’angelo supremo non è che infonda grande fiducia al suo esercito:
«Vuole solo impressionarci!» urlò Metatron ai guerrieri dall’aria persa e atterrita. «Non guardate con il cuore, ma con il cervello. Voi siete esseri superiori. Avete la luce dentro! Voi siete in grado di distinguere le impressioni dalla verità. Loro sono orchi! Creature nate dal fango e da quanto di più inanimato possa esistere (ci sono diversi livelli di inanimato?). L’aspetto malefico che Ophidiel ha dato loro non deve togliere lucidità al vostro spirito. Non permettetelo!» Come sempre, Metatron cercava di trasmettere serenità e fiducia con il suo fare pieno di coraggio e determinazione.
Perfetto, angeli millenari con poteri enormi si cagano sotto di fronte a dei mostriciattoli di fango lenti e che non sanno volare. Ma la prova più lampante del non-sense chiamato Unika arriva poco dopo:
«Angeli Guida!» Mizar tuonò il primo comando. «È il momento di rendere invisibile Sefira. Tenetevi pronti. Appena io spegnerò il sole per qualche istante, voi proietterete il miraggio della valle dietro al Canyon del Silenzio e darete vita all’esercito di angeli fantasma. In pochi secondi dovremo spostarci sulla Pianura del Sole di Melia, per attirare i mostri verso di noi.» Guardò a uno a uno i suoi soldati e calcò sulle ultime parole: «E là, nella profondità della conca, li annienteremo!»
Mizar, che non è neanche il più potente, SPEGNE IL SOLE. Davvero, fossi in Ophidiel me ne rimarrei a fare Tarzan nella foresta, magari creando dal fango una manica di mignottone. E chi m’ammazza…
Dietro gli angeli finti, ci sono gli Angeli della Forza. Dopo aver letto il loro equipaggiamento bellico, sono stato costretto a “famme du strisce” per rimettermi in sesto.
Indossavano un’armatura leggera fatta di luce pura. Il corsetto che proteggeva il busto era aderente e creava un campo di energia molto intenso. Qualsiasi arma, scagliata anche con grande vigore, sarebbe stata distrutta dallo scudo generato dalla corazza. Nello stesso modo erano stati concepiti gli spallacci, le protezioni per le braccia e i gambali. Ogni angelo aveva sul petto anche una placca metallica, sottile ma indistruttibile, che proteggeva la zona del cuore, per dare massima salvaguardia al punto vitale.
Ognuno di loro stringeva in una mano lo scudo iridescente e liquido, nato dalla fusione di minerali essenziali. Era stato forgiato da Hod e aveva il potere di captare e parare i colpi grazie al movimento fluttuante delle molecole. Nell’altra impugnavano una lama di fulmine accecante.
Gli angeli sono invulnerabili. Non hanno punti deboli (“qualsiasi arma sarebbe stata distrutta dallo scudo generato dalla corazza“) e sono dotati di uno scudo fatto con il Panten Pro-V (ricco di minerali essenziali) a molecole fluttuanti. Secondo voi è possibile scrivere un coprolite del genere? Certo, e si può fare anche di peggio aggiungendovi la lama-fulmine-accecante.
Pure Ophidiel decide di unirsi alla carnevalata angelica, comparendo sul campo di battaglia conciato come un pastore sardo:
Il suo corpo era scolpito da muscoli marcati. La pelle glabra e brunita dal sole era cosparsa di un unguento che la rendeva lucida. Un copricapo raccapricciante gli riparava il cranio: era il teschio di un orco che gli avvolgeva la testa come un elmo. L’osso frontale si estendeva quasi fino agli occhi e quello mascellare faceva da scudo agli zigomi. Con la cotenna di quel mostro Ophidiel aveva realizzato le protezioni che gli coprivano le spalle, gli avambracci e la parte bassa delle gambe.
E questo sarebbe l’Angelo del Male? Uno che si mette l’Olio Johnson prima della battaglia? Che si fa un’armatura di cotenna con la cucitrice della nonna?
La descrizione fisica continua, rivelandoci altri particolari che conducono Ophidiel all’interno del clichè ”palestrato tatuato del 2° Cancello di Ostia”:
Un tatuaggio spiccava sul suo quadricipite destro e decorava tutta la parte anteriore della coscia fino alla base del ginocchio. Era un originale disegno geometrico formato da una successione regolare di linee nette, spigolose e molto intricate, che componevano una reinterpretazione astratta degli elementi naturali: fuoco, terra, aria e acqua, uniti tra loro.
Ora prestate bene attenzione, perchè Ophidiel riesce a ristabilire la parità aerea con un trucchetto scamuffo:
All’orizzonte apparvero rudimentali imbarcazioni con vele tenebrose che solcavano l’aria, navigando trasportate da calabroni agitati e senza requie. Procedevano veloci, cariche di mostri.
In quell’attimo lungo un’eternità, gli angeli furono investiti da emozioni che aprirono varchi incolmabili nelle loro anime. Le immagini della vita trascorsa si mescolavano inesorabili con quelle dei sogni di un futuro incerto.
AHHAAHAAHAHHAH geniale! GEGNALE! Le navi cariche di mostri trasportate dai calabroni. Ricordatele, perchè Allibis ci riserva una sorpresa clamorosa. E per favore, segnatevi la ventesima riproposizione di “futuro incerto”, “incertezza del futuro”, “ansia per il domani” et similaria, perchè potrebbe trattarsi di un codice più complesso di quello elaborato da Dan Brown.
Dall’altra parte del micromondo mongo di Sefira (che potremmo racchiudere nel G.R.A. senza troppi problemi), Yesod trasporta Unika, Eve e Craig “staremo sempre insieme” Walden:
Unika provava a osservare il mondo da lassù. Yesod le aveva insegnato che, nei momenti difficili, volare alto aiuta a ridimensionare i problemi e a ripristinare una prospettiva serena della vita. Ma stavolta lei non ci riusciva, non era capace di sciogliere i nodi che le stringevano il cuore: il passato ai suoi occhi era sempre più misterioso, il presente la faceva soffrire, il futuro si presentava buio. L’unica sensazione che riconosceva con chiarezza era il bisogno di Uniko.
In mezzo a una guerra, con il futuro stranamente incerto, Unika pensa solo al cazzo, per giunta a quello di Uniko, che è più di un fratello, visto che sono nati entrambi dalla scissione dell’Unika originale. Sono turbato.
Le nere visioni di Unika mutano alla pagina successiva, quando si rivolge a Eve (che ha pianto ininterrottamente dall’arrivo a Sefira):
Unika annuì, assorta nei pensieri e con il fiato sospeso. Poi fece qualche passo in direzione di Eve e l’abbracciò con forza. «Stai tranquilla. Qualunque cosa succeda, il tuo futuro sarà luminoso.»
Inizia la battaglia. L’esercito dei dominati avanza nel canyon, senza accorgersi dello stratagemma di Metronott:
Le iene erano le più veloci. Avevano l’aspetto di lupi mannari, latravano come cani randagi e si gettavano contro gli angeli in volo per azzannarli.
Non ho capito, sembrano iene o lupi mannari? Boh… Comunque immaginate gli angeli che le scherniscono volando a distanza di sicurezza mentre queste bestiole zompettano per i campi.
A distanza, seguivano i demoni con le torce dal fumo nero e le creature ciclopiche che agitavano armi atroci di ogni tipo e fattezza. Sotto il cielo lugubre si stagliavano lunghe asce, spesse e molto pesanti. Bastoni su cui erano montate teste ferrate munite di creste e spuntoni. Scuri con doppie lame seghettate e cuspidi appuntite. Mazze snodate con le sommità ancorate al manico per mezzo di cerniere da cui partivano nerborute catene a maglie larghe e taglienti. Martelli dai becchi acuminati. Lance a forca e tridenti di varie dimensioni.
No vi prego, la doppia ascia seghettata no. E che qualcuno mi aiuti a capire la mazza snodata con la zip e le catene taglienti.
Ophidiel è affetto da una demenza almeno pari a quella di Metronott. In pratica, il destino di mondo è in mano a due disgraziati che andrebbero bene per un consiglio di guerra subsahariano.
Quando si accorge dell’inganno, gli ci vogliono due secondi per far sparire tutto l’ambaradan utilizzando il solito potere inventato all’uopo da Allibis:
«Aaaah!» Mentre liberava la sua ira, proiettò il potere della Dissolvenza sulla valle e fece scomparire tutti i fantasmi.
Fondamentale l’AAAAHH iniziale. A questo punto, vi consiglio di rifarvi la bocca con la canzone numero uno nella hit parade di Sefira.
Il problema principale di Ophidiel rimane nella coppia Allibis-Editor. Infatti, le navi piene di mostri (trainate da calabroni, giova ricordarlo) non vengono più menzionate! Erano l’arma segreta di Ophidiel e SE LE SONO SCORDATE, tanto che:
Ophidiel tese le braccia in avanti. Con rapidi movimenti di indice e medio, saldamente uniti uno all’altro, equipaggiò i suoi demoni di archi, fionde e catapulte. Erano armi più difficili da usare, ma in grado di raggiungere l’obiettivo a distanza. Miriadi di frecce, sfere acuminate e spade affilatissime invasero il cielo e costrinsero gli angeli a usare gli scudi liquidi.
Già è difficile soprassedere sulla magia di Ophidiel, che può creare ciò che vuole con un semplice movimento della mano, ma le catapulte… Le catapulte no! Dopo le catapulte antidrago della Troisi e le baliste appese al muro di Siccardi, ecco a voi le catapulte antiangelo!
E la situazione si fa ancora più incasinata poche righe dopo:
“State all’erta!” avvertì Mizar, appena capì la tattica del suo maestro. “Mantenete la concentrazione. Siate rapidi nei movimenti e rendetevi invisibili.”
Metatron attivò in cielo uno schermo catalizzatore, che attirava a sé le punte metalliche fendenti. Gli orchi restarono presto privi di armi e Ophidiel consumò molte energie per continuare a rifornirli.
Non ci capisco più un cazzo… ora gli angeli, oltre ad avere armature indistruttibili, sono pure invisibili! E quel “punte metalliche fendenti”… brrr… Comunque, il piano sembra riuscire. I mostri sono bloccati nel canyon e le torce incendiano armi e protezioni di pelle, ma loro non bruciano. Il fumo però li infastidisce. Ecco quindi l’intuizione di Mizar:
“Alzate la sabbia!” Il grido di Mizar giunse tempestivo. “Da come si comportano, gli occhi potrebbero essere il loro punto debole. Quando non vedono, perdono il senso dell’orientamento. Dobbiamo accecarli!”
Ma và? Una scoperta sconcertante. Ricordate ragazzi, se dovessero accecarvi all’improvviso, c’è il rischio che perdiate il senso dell’orientamento. Grazie a questa intuizione, i mostri vanno in rotta e gli angeli aprono un baratro alla fine del Canyon, facendoceli cadere dentro. E’ finita? manco per niente, Allibis sta per tirare fuori il deus ex mentula peggiore di sempre. Mizar, ex-allievo di Ophidiel, diviene il mezzo per il disastro:
“Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere”. Era ciò che Mizar stava facendo: non aveva avuto alcuno scontro fisico. Impugnava la spada, ma non la usava.
Per la terza volta, Allibis copia e incolla una frase presa da “L’Arte della Guerra”. La cosa è fastidiosa, ma riesco a sopportarla. E’ invece inaccettabile che Allibis ne abbia frainteso completamente il significato!…
Ophidiel! I pensieri di Mizar vennero squarciati da un lampo improvviso. Stava osservando l’elegante gestualità aerea di Merak, quando questi si spostò di colpo. Dietro di lui, in lontananza, si muoveva la potente sagoma del suo maestro.
Il povero Mizard, vedendo l’ex-maestro che cerca di organizzare i suoi e combattere, inizia a provare amore (omosessuale) e pietà per lui:
È solo.
Mizar ebbe un tuffo al cuore. Restò immobile, colpito da un’idea. Nella sua mente presero forma tutte le qualità che avevano reso Ophidiel il suo riferimento assoluto: ilcarattere indomito, il portamento fiero e determinato, la forza smisurata, l’intelligenza strategica, il coraggio senza fine.
Ehm… Mizzy, guarda che Ophidiel è il nemico, l’angelo cattivo, sta ammazzando gli angeli e vuole conquistare Sefira e il mondo. Niente, esattamente 14 righe dopo questo pensiero, Mizzy sbrocca:
Ha bisogno di me.
Fu un attimo: la coscienza di Mizar cominciò a girare come un vortice in cerca di un centro di gravità. La ragione perse spessore e andò in frantumi, in attesa di un nuovo sistema di riferimento. In quei brevi secondi di limbo, il cuore prese il sopravvento sulla testa e le emozioni travolsero il pensiero. Tutto andò verso un nuovo ordine, quandogli occhi fiammeggianti di Ophidiel incrociarono la sua anima che vagava persa. La potenza di quello sguardo lo attrasse in modo inesorabile, definitivo.
Il mio centro è lui.
Una nuova realtà si costruì davanti a Mizar. Si sentì fuori posto, dalla parte sbagliata. Avvertì l’urgenza di correre verso il suo maestro che, nel frattempo, si era fermato e lo attendeva, con l’espressione traboccante di ardore e la bocca serrata in un sorriso compiaciuto [...]
Sono al tuo fianco, Ophidiel [...]
Alla vittoria, mio maestro!
Ora siete convinti che nel 2012 in mondo finirà? Io sì, perchè solo in questo paragrafo ci sono abbastanza scorie di merda nucleare da mandare a farsi fottere tutto il Sistema Solare.
Mizar comunque si mostra più che felice di spifferare a Ophidiel la locazione geografica, magistralmente scelta da Metronott, di Uniko e Unika. Muovendosi fra le rovine di quello che non può essere definito romanzo, Allibis non si fa scrupolo di infilarci pure una considerazione che sembra una nota a margine dell’autore:
Fu così, senza alcun dubbio o conflitto interiore, che Mizar si rese colpevole del più abbietto comportamento che un angelo potesse mai avere: il tradimento della fiducia di Metatron. La sua coscienza era ormai sconvolta e non riusciva a capire la gravità di quel gesto. Tutto ciò che contava era aiutare Ophidiel a vincere. Il resto era secondario.
Con una sola defezione, la battaglia si rovescia all’istante. Eppure gli angeli possono volare, mentre i mostri - non avendo più le navi volanti di cui Allibis si è dimenticata – sono i soliti polentoni ritardati.
Ad ogni modo, rottosi il cazzo di vestire la cotenne di un orco, Ophidiel:
Sentì le pupille infiammarsi come la brace, mentre il corpo statuario si trasformava nel cobra mostruoso e violento che rifletteva il suo spirito. Dalla lingua biforcuta scatenò un potente raggio velenoso contro un gruppo di Angeli della Forza, che stava sollevando una nube di sabbia davanti a lui.
Il mutamento dura poco, perchè deve contrastare l’incantesimo “melma” che sta facendo affondare i mostri. Il risultato è un teatrino con Metronott che ricorda Maga Magò contro Mago Merlino. Se siete convinti che l’aria si possa trasformare in afa, procedete pure:
Ophidiel riprese le sembianze del guerriero, ostentando una spaventosa maschera di odio assoluto.
Ophidiel trasformò l’aria in afa con l’intento di asciugare l’argilla e dare la possibilità alle sue orribili creature di riemergere. Era una pura dimostrazione di forza di fronte al nemico di sempre. Metatron, impassibile, fece scrosciare sul Canyon una pioggia fitta e oleosa, per continuare ad alimentare le sabbie mobili.
L’Angelo del Male chiuse le palpebre, in un sospiro senza fine. Carico di collera, iniziò a roteare rapidissimo su se stesso dando vita a un tornado bruno che lanciava vento incandescente. Di fronte a lui, Metatron si trasformò in un ciclone grigio-azzurro, denso d’acqua. Le due trombe d’aria giravano in tondo, una intorno all’altra, come due rivali che si scrutano prima di sferrare l’attacco
Per un istante incalcolabile, sembrò si compenetrassero. Scintille arroventate eruppero oltre i labili confini delle sagome in movimento.
Acqua vs vento= scintille. AHAHAAHHAHAH. Vorrei fosse finita qui, ragazzi, lo vorrei davvero, ma se Ophidiel si trasforma di nuovo in cobra, a cosa penserà Metronott, il cui ritardo mentale, nel frattempo, è stato accertato da eminenti psichiatri?
La sua immagine si dissolse in un luccichio iridescente e al suo posto comparve una mangusta argentea. Aveva il manto striato di nero e la peluria intorno agli occhi penetranti disegnava un ombroso motivo allungato, che dava all’espressione aggressività e cattiveria.
Aggressivo e kattivissimo Metronott, tutto grazie a un “ombroso motivo allungato”.
Il duello finale sta per iniziare, ma prima vediamo cosa combina Zack, traformatosi in aquila reale e poi in lince (sob) per inseguire Unika (mentre Mizard è sulle tracce di Uniko). Unika e Yesod lo sentono arrivare:
«Zack, l’umano. L’amico rinnegato di Uniko.»
Unika trasalì. Fu assalita dalle terribili sensazioni provate nella fase finale del Torneo: il dolore fisico generato dal peso del ragazzo che passava sul suo corpo; l’amarezza provocata dal sentirsi usata, brutalizzata,violata; l’angoscia per la tremenda espressione di cattiveria stampata sul viso sfigurato di Zack. Dopo qualche attimo di disorientamento, la scossa di adrenalina si trasformò in capacità di reazione.”Che arrivi, allora… lo aspetto! Ho un conto in sospeso con lui e stavolta lo regoleremo partendo alla pari.”
Eh madonna figlia mia, manco ti si fosse inculata con la sabbia! E poi se magari la smetti di cambiare idea ogni due secondi… Siete due angeli fortissimi contro un minus habens che vi cerca travestito da lince!
Insomma, utilizzando i loro poteri per nascondersi potrebbero lasciarlo a bocca asciutta e impedire che avverta Opidhiel, ma… (tenetevi forte):
«È una spia di Ophidiel. Potremmo anche essere in grado di batterlo, neutralizzarlo, catturarlo. Ma lui comunicherebbe comunque la nostra posizione al suo capo, che si catapulterebbe qui in un batter d’occhio. Non è Zack che sta arrivando… è Ophidiel.»
«Maledetto!» urlò Unika, facendo uscire tutta la rabbia che aveva nel petto.
Yesod smise di respirare, abbassò le palpebre e rimase immobile.
La fanciulla lo guardò interrogativa, fino a quando il Drago sospirò, riaprì gli occhi e, rivolgendole uno sguardo rassegnato (vedi “sei una mongola del cazzo”), le disse: «Ha sentito».
«Eh?»
«Zack ha sentito il tuo grido.»
«Come fai a saperlo?»
«Ho attivato il potere di Super-Percezione Sensoriale che mi consente di tenere sotto controllo qualunque essere transiti in questo momento sui Monti Tailli[...]
AHAHAHAAH ma che meraviglia! il superangelo che urla facendosi beccare, il drago-angelo scuote la testa bestemmiando la madonna e poi tira fuori il potere dal nome più mongolo del millennio. Questo è weird. Swanswick deve andare a nascondersi.
Eccoci dunque allo “Scontro fra Titani” (cap.65). Vi consiglio di leggere i quote con grande attenzione, perchè potreste trovare qualcosa che vi farà ridere anche fra dieci anni, magari mentre starete passando un brutto periodo:
«Ho grandi progetti per il tuo futuro a breve termine: ho intenzione di occuparmi di te» ringhiò l’angelo rinnegato. «Ti farò dono di tutto ciò che non hai mai conosciuto: la tortura fisica, le ferite dell’anima, l’orrore della morte. Preparati ad affrontare un viaggio nella sofferenza estrema, Metatron!»
Ormai la faccia di Ophidiel era una maschera oscena di malvagio piacere. «Guardami, Metatron, guarda me… e vedi la tua fine!»
Ophidiel si gettò verso il Saggio, spostandosi rapidamente con un’andatura in cui la corsa si mescolava al volo. I suoi piedi falciavano l’aria a circa dieci metri da terra. Le gambe davano un forte impulso propulsore a un’azione tempestiva e sincronizzata: un arto si distendeva mentre l’altro si fletteva in alto, spingendo in avanti la sua massa atletica.
Come distruggere il dinamismo di un’azione attraverso vocaboli inutili e sintassi sballata.
Alla velocità dei movimenti di pochi istanti prima, si contrapponevano ora gesti calmi e precisi, come nel compimento di un rituale sacro. Sembrava che il tempo avesse cambiato ritmo e che la brutalità di Ophidel si fosse trasformata in una sorda eleganza.
Sorda eleganza… uhm…
Mantenendo un’intensità fluida e calibrata, la mano destra si staccò dalla sinistra. Ne scaturì una scintilla. Ophidiel fece scorrere l’impugnatura, liberando il raggio poco alla volta, fino a sguainare del tutto una spada di luce accecante. La lama sembrava uscire dal palmo ancora chiuso ed emetteva un bagliore bruno molto intenso.
Ophidiel si lanciò avanti con un salto vigoroso e pesante e, appena prima di abbattersi contro l’avversario, attivò nella mano libera un secondo raggio luminoso.
Un salto pesante dà un’idea di lentezza che si contrappone alla pretesa velocità dell’azione di Ophidiel.
Metatron scattò fulmineo, si girò di lato e si tolse dalla traiettoria di attacco.Poi inarcò la schiena e si gettò indietro in una capriola serrata (può volare) Mentre roteava sospeso in aria in un doppio giro su se stesso, scaricò una raffica di pugnali radianti.
Eh? Piroette e capriole divine… invece di trasvolare decidono entrambi di rinunicare ai loro poteri… Ahò, i pugnali radianti che roba sono?
Ophidiel si distese in un tuffo lungo e profondo, posizionandosi parallelo al suolo. Con un possente colpo di reni, si arrotolò di lato in un avvitamento turbinoso e veloce che generò una forte onda d’urto. I pugnali vi si scagliavano contro e venivano respinti con violenza all’esterno, producendo faville simili a quelle di una fiamma ossidrica quando si scontra con il metallo.
AAHAHHAHHAAHH prima le scintille, ora le faville. Siamo nel mezzo del combattimento più trash di sempre. La combinazione fra mosse casuali prese dagli anime e doppi aggettivi riesce a dare dei frutti (marci) inaspettati. Inspirate, espirate… ora siete pronti:
Senza cessare il fuoco, Metatron molleggiò con agilità sulle caviglie e si spinse in uno slancio altissimo (può volare) che lo portò sopra il nemico. Da quel punto incurvò le spalle e, con il mento rivolto al petto, si gettò verso il basso, nel tipico gesto del tuffatore. I muscoli del dorso reggevano saldamente tutto lo sforzo e il carico della massa corporea, mentre le mani si appoggiavano sul vento solido e i tricipiti facevano leva in una ruota protesa e dinamica. La sua figura capovolta in una verticale perfetta piombò verso la testa di Ophidiel, ancora avviluppato nella piroetta, con un doppio calcio posteriore indirizzato con precisione alla nuca.
AHAHAHAHAHAH! MCC MCC! Ma che cazzo stanno combinando questi due e, soprattutto, come diavolo si fa a descrivere un combattimento in maniera così ridicola. Fra ruote protese e dinamiche, avviatmenti turbinosi e veloci, tuffi, doppi calci perforanti e molleggiamenti ce n’è abbastanza per trascinare in tribunale la De Agostini per oltraggio al Creatore.
Ophidiel attivò il potere dell’Invisibilità e scomparve. Il Saggio non indugiò e fece lo stesso: per un attimo lo spazio intorno a loro tornò ad essere fermo e silenzioso. Fino a quando entrambi azionarono, nello stesso istante, la capacità di vedere l’invisibile.
Dopo questo primo batti e ribatti di poteri e capriole, Ophidiel si gonfia come Ken Shiro:
Dalla bocca aperta, incorniciata da una dentatura forte con i canini leggermente allungati, si intravedeva la gola nera e profonda, come un buco senza fine. La sua carne sussultava in preda alle convulsioni e i muscoli si ingrossavano a vista d’occhio. Un impeto furibondo lo scosse e fece disintegrare la cotenna protettiva e il teschio che indossava come elmo. Migliaia di brandelli furono lanciati tutto intorno. Dalla sommità della testa spuntarono due protuberanze che crebbero per trasformarsi in orribili corna rosse, massicce e ricurve all’indietro.
Poi i versione Ken Shiro vs Sauzer:
I respiri si mescolarono, gli sguardi si specchiarono. Due titani a confronto. Il Bene e il Male. La Luce e le Tenebre. I due angeli che avrebbero scritto la storia.
In una frazione di secondo Ophidiel afferrò le spalle di Metatron, fece leva e si sollevò sopra di lui in verticale. In un brevissimo attimo, i due corpi sembrarono in perfetto equilibrio, uno ancorato al suolo e l’altro teso al cielo.
In sostanza, Ophy fa la verticale sulle spalle di Metronott, reputandolo il metodo migliore per scaraventarlo lontano con una proiezione.
Si puntellò sull’avambraccio destro e allungò la gamba sinistra in un calcio basso e prestante… Ophidiel chiamò a sé tutta l’energia possibile. Sul suo petto vorticava un bagliore torbido e penetrante. La spirale si allargò fino a inghiottirlo del tutto, trasformandolo in un lampo di forza bruna.
Metatron era già luce azzurra.
Aridaje… guarda Allibis che questi si possono traformare in qualsiasi creatura o vento atmosferico, quindi perchè continui a farli mutare in serpente, mangusta e guerriero oliato?
D’un tratto, Ophidiel rovesciò la situazione, trasformandosi nuovamente in cobra e Metatron riprese le sembianze della mangusta. Il rettile sibilava, ondeggiando la grande testa in una vibrazione continua e inquietante. La mangusta era all’erta e pronta ad aggredire. Erano vicini. Molto vicini. Inaspettatamente, Ophidiel scivolò all’indietro, arretrando di qualche metro e riprese il suo aspetto originario. Sul suo volto era disegnato un sorriso enigmatico che sfumava nel sarcasmo.
Ora attenzione. So di averlo detto già in diverse occasioni, ma qui c’è un passo di una brutalità trash che vi lascerà senza fiato.
«Le Entità Fondamentali sono in mio possesso. I miei soldati hanno appena catturato i tuoi giovani angeli.»
Il pensiero di Metatron andò a Unika e Uniko, a ciò che di più caro aveva nel cuore. E fu una reazione incauta.Ophidiel spalancò gli occhi e allargò la bocca in una risata di terribile follia. Distese verso di lui la mano chiusa a pugno ed estrasse il pollice, ruotandolo verso il basso. «Sei morto.
Solo in quell’istante Metatron capì. Un brivido gli percorse la schiena. Ma era tardi. Troppo tardi. Di fronte all’espressione soddisfatta di Ophidiel, sentì le forze che lo abbandonavano.
«Hai pensato alla cosa più importante che hai e io ho paralizzato il tuo corpo e ingabbiato la tua mente con l’incantesimo dello Spirito Imprigionato.
Nel caso non ci crediate o non abbiate capito, vi spiego cosa è successo. Ophidiel ha utilizzato l’ennesimo incantesino generato casualmente per imrpigionare Metronott. Basta pensare a una cosa importante e zàcchete, sei fottuto! Ammirate la crudeltà da peplum di Ophy, che ha appena fregato u angelo-dio con un bluff da quattro soldi.
Una goccia di sudore solcò la fronte di Metatron. Scese sulle tempie. Gli rigò la guancia. Cadde nel vuoto. «Quel rivolo di paura liquida è l’ultima manifestazione corporea che avrai!»
Qui immagino sia stato proprio Metronott a chiedergli di ammazzarlo. Ophy, nun te se pò sentì! Vile marrano, sia dunque l’ultimo rivolo acqueo a segnare la tua sorte sempiterna!
Ma lasciamo Ophy e Metronott, da poco tramutato in ghiacciolo, per tornare da Walden, Eve e Aqua (la sirena con un “elegante piercing” all’ombelico). Quest’ultima di confessa:
«Io avevo un amore. Semplice, sereno, sincero. Era un angelo di nome Basathiel.
Ma anche Ophidiel voleva godere delle sue acrobazie acquatico-sessuali:
Prima lo ha brutalizzato in combattimento, mutilandolo. Poi lo ha pietrificato, trasformandolo in una statua. Infine ha creato un incantesimo per cui ogni giorno, all’alba e al tramonto, Basathiel riacquista la vista e il respiro
Quindi puoi raggiungerlo e stargli vicina?» Eve aveva il cuore gonfio di speranza.
«Se in quei momenti uscissi dall’acqua per avvicinarmi, lui morirebbe.
AHAHA ma questo è Lady Hawk! E temo che questa vicenda strappalacrime sortirà degli effetti fastidiosi su Walden ed Eve.
I due umani rimasero in silenzio, stretti nell’emozione che quello strano essere con il corpo di ragazza e la coda di pesce aveva creato dentro di loro.
E te pareva. Il capitolo finisce così. Nell’emozione.
Dopo il tradimento di Mizzy, Yesod e Nishida decidono incontrarsi in un luogo sicuro:
“Per prima cosa, stabiliamo dove vederci.”
“L’Altare delle Emozioni.”
Il Drago rifletteva. Nell’intuizione del suo compagno c’era il raro seme dell’originalità, molto utile in una circostanza così complessa: il rischio di rifugiarsi in un luogo sconosciuto era più che compensato dall’opportunità che fosse tale anche per il nemico. Fece quindi rapidamente la sua scelta.
Ottimo, Nishida, andiamo lì. Subito.
Il fetido Altare delle Emozioni è la vecchia casa di Unika, rimasta in stato di abbandono per quindici anni. In codesto luogo, i due decidono una nuova strategia fallimentare: Yesod tonerà alla battaglia per guidare gli angeli, mentre Nishida (l’angelo peggiore nel combattimento) dovrà prendersi cura di Unika e Uniko. Insomma, quando bisogna tenerli uniti li separano, quando tutto precipita e sarebbe il caso di mandarli agli antipodi, decidono di impacchettarli insieme a mò di gradito presente per Ophy.
L’arrivo di Yesod sul campo di battaglia è pietoso. Tutti si fermano, ammirandolo con occhi sbarrati e mascella spalancata, e poi:
…poco prima di abbattersi sul nemico, si concentrò e si dotò della sua splendida e minacciosa bardatura. Era stata forgiata a caldo e lavorata fino a ottenere lamine sottilissime ma straordinariamente resistenti, bagnate in prezioso argento fuso di colore rosso. Il cranio era protetto da una calotta sferica dotata di fori per le corna, nodose e affusolate. La copertura scendeva con una striscia metallica in mezzo agli occhi, fino a metà del grosso naso, e riparava lateralmente le mascelle sino all’attaccatura della bocca. Forniva una protezione assoluta, senza compromettere in alcun modo la visibilità e la respirazione… [la descrizione continua in modo ancor più pietoso]
Veniamo quindi a sapere che anche Yesod domina in maniera completa la materia, tanto da poter materializzare elmo e armatura strizzando gli occhi. Nel giro di due righe (non è un modo di dire, parliamo davvero di n. 2 righe):
In breve tempo, riprese le redini dello scontro: si spostava da un nucleo all’altro e guidava con ferma maestria i suoi guerrieri. Impartiva disposizioni chiare e lungimiranti. Gettava strali incandescenti contro i Dominati e li sferzava con precisione chirurgica. I mostri erano resistenti al fuoco, ma le fiamme e il fumo li disorientavano, e questo assicurava agli angeli la possibilità di andare a colpo sicuro. L’armata di Sefira tornò presto ad avere il sopravvento. Dopo lunghi attimi di puro furore, Yesod salì in quota per prendere fiato e per vedere il quadro d’insieme. Si rese conto che il conflitto era in una fase di stallo: gli angeli tenevano in scacco l’esercito nemico, ma non riuscivano ad affermare una supremazia decisiva.
Che bruttezza, specie quella roba sulle dispozioni lungimiranti. Anzi, la cosa migliore è l’Armata di Sefira che prende il sopravvento, mentre alla riga dopo il combattimento è in fase di stallo. Allibis, decidete!
Anche la semidivinità degli angeli viene meno, visto che Yesod inizia ad avere dei pensieri assurdi:
alla lunga gli angeli si sarebbero stancati di volare e avrebbero dovuto scendere al suolo, diventando facili bersagli. Sarebbero stati costretti alla lotta fisica e a quel punto avrebbero avuto la peggio.
Cioè, questi hanno tutti i poteri del mondo e si stancano di volare? E poi, con tutti gli incantesimi e le colazioni dei campioni a disposizione, vogliono farci credere che non ci sia qualcosa per ripristinare le energie? Ah, ultima cosa, visto che i demoni sono lenti e mongoli, gli angeli potrebbero anche atterrare a dieci km, riposarsi, e poi riprendere il combattimento.
Manco a dirlo, la logica di Unika peggiora ulteriormente. Capita infatti che Yesod chiami Allibis per farsi dire il punto debole dei mostri (non erano gli occhi?) e l’unica domanda che un lettore può farsi è: ma perchè cazzo non l’hanno chiamata all’inizio dello scontro, visto che può predire il futuro? Comunque, dopo qualche momento di finta concentrazione, Allibis risponde:
Il suono. Il suono intenso che raggiunge i loro sensi deformi e ne distrugge i meccanismi vitali. Yesod, devi trovare il modo di produrre il rumore più potente che ci sia. Penetrerà nelle loro orecchie e li annienterà.
Le sue ultime, lapidarie parole avevano provocato una scossa formidabile nell’animo di Yesod. Adesso il Drago aveva una chiave per risolvere il conflitto: difficile, enigmatica ma possibile.
Mars Attack (1995), gli alieni vengono distrutti dalla musica. Ma la cosa più idiota è il pensiero di Yesod; Allibis gli ha detto di usare il rumore più potente che ci sia, che livello di difficoltà o enigmaticità può esserci in un’affermazione del genere?
Yesod pensa che Nishida possa essere l’angelo giusto per procurargli “quel sound nuovo che cerca”:
“Nulla di più semplice.”
“Eh?!”
“È sufficiente rompere il muro del suono. Se mi concedi qualche secondo, posso provare a spiegarmi.”
“Certo! Ti ascolto.”
Nella follia più completa, Nishida spiega a Yesod il movimento delle molecole che porta al bang supersonico. Il drago, mostrando un QI pari a quello di un boscimane, non può fare a meno di pensare:
Yesod era davvero colpito. Ancora una volta, il valore di Nishida si rivelava inestimabile
AAAAAAAAAAHHHH, vive da diecimila anni, avrà fatto l’angelo custode sulla terra per millenni, e si meraviglia alle parole “Gli uomini chiamano questo fenomeno Bang Supersonico: la rottura del muro del suono.” Unika è davvero una digrazia MCC.
I due gaglioffi si trovano di fronte a un altro problema, visto che nessun angelo riesce a superare il muro del suono. Per fortuna c’è Nishida:
“Penso che potremmo provare a concentrare il potere della Telecinesi di tutti gli angeli. Se focalizzassimo le nostre energie su un oggetto per spostarlo nello spazio, la somma delle forze impresse da ciascuno di noi sarebbe di portata stratosferica e potrebbe spingerlo fino a fargli raggiungere una velocità inimmaginabile… lo trovi bizzarro?”
“No, affatto!” Yesod era entusiasta. “è un’idea geniale, di quelle che possono nascere solo da una mente superiore come la tua. Penso che adesso abbiamo un piano e possiamo realizzarlo. È merito tuo, Nishida. Grazie.”
AHAHAHAAHAHHAH ragazzi miei, questa è la prova definitiva che Unika è solo una presa in giro del fenomeno fantatrash. Ricordo che quando ho letto questo passaggio (in metro, come al solito) mi sono messo a ridere da solo. Nishida, elfo-angelo che insegna alla balene e ride con i pinguini, una mente superiore… Thomas Milian gli farebbe il gesto “sgomma” col guanto verde dicendogli “ahò, lo vedi questo? E’ il via libera pe annattene affanculo!”
Con magno gaudio di entrambi, resta solo da scegliere l’oggetto che dovrà sfondare il muro del suono. Yesod scarta un albero perchè poco aerodinamico, e poi:
Un pensiero cominciò a serpeggiargli nella mente. All’inizio si fece largo timidamente, quasi si vergognasse. Ma poi l’idea prese corpo e, con coraggio, si palesò in tutta la sua genialità: Possiamo alzare un’onda d’acqua, modellarla nella forma più opportuna e spingerla sulle teste dei mostri, oltre la barriera del suono. È possibile… sì, è possibile.
Facevi bene a vergognarti, ritardato, ti permetti pure di autoattribuirti una patente di genialità (dopo averla assegnata pure a Nishida). Fossi in Allibis mi sotterrerei. Un sistema magico del genere è inconcepibile. Questo può far apparire armi e armature, spegne il sole, trasforma la terra in lava, modella l’acqua a piacimento, e poi crolla in ginocchio strappandosi i capelli davanti alla poca areodinamicità di un albero.
Il piano, come avrete capito, è di una mestizia unica. Yesod crea un “obelisco liquido” e chiede a tutti gli angeli di spingerlo con la telecinesi. In tutto questo, trova il tempo di compiacersi:
Ma nulla riusciva a minare la fiducia che nutriva in sé stesso: tra lui e il risultato c’era solo l’azione. E agire in modo efficace era il suo talento.
Ma i Dominati non sono tipi da arrendersi! Sono demoni tosti!
Un boato inimmaginabile schiaffeggiò la vallata. L’orda avversaria cadde nel panico, sopraffatta da un supplizio inaspettato, brutale e inarrestabile. Latrati agghiaccianti si levarono ovunque. Erano grida di sofferenza profonda e travolgente.
Dopo meno di una pagina, in cui vengono descritte le “piccolissime goccioline” in cui esplode la colonna d’acqua e come queste “si aggrappavano impertinenti alle ciglia”, la battaglia arriva al culmine:
La battaglia era finita, i Dominati erano sconfitti. Gli angeli avevano vinto.
In tutto questo, nessuno si accorge che Ophy e Metro “statua di gesso” nott sono scomparsi. Yesod e gli angeli se ne fottono altamente del loro capo e, in fondo in fondo, sperano che abbia lasciato Sefira assieme alla sua stupidità. Dopo un po’ di compiacimento:
Yesod osservava il suo esercito con orgoglio, commozione e gratitudine. In quel giorno interminabile, gli angeli di Sefira avevano creduto nei propri mezzi e si erano nutriti della preziosa energia derivante dalla determinazione e dalla speranza. Avevano combattuto con eroismo e coraggio, avevano distrutto il nemico con un’azione di enorme complessità: avevano scritto la storia. Ancora una volta l’insegnamento di Metatron si era rivelato giusto: il bene più prezioso è la fiducia in se stessi e nei propri compagni. Se si ha questo, tutto diventa possibile.
MCC! Ma se il piano di Metronott è andato a puttane dopo venti minuti! Ridicolo. Poi, all’improvviso:
Mentre Yesod rifletteva sulle parole del Saggio, un’ombra offuscò i suoi pensieri: dov’era Metatron?
AHAHAHAAHH Geniale, Metronott è peggio di McCuliCalkin in “Mamma ho perso l’aereo”. E’ sparito davanti a migliaia di soldati senza che nessuno si accorgesse di nulla!
La solida capacità di ragionamento del Drago mise rapidamente in fila gli altri pezzi del mosaico: Il Saggio è scomparso così come Ophidiel. All’appello mancano anche il rinnegato Mizar e il malvagio Zack. Nishida è solo con i due ragazzi all’Altare delle Emozioni…
Il quadro si schiarì, delineando uno scenario nefasto che travolse come una marea l’umore di Yesod: quella della Pianura del Sole di Melia era stata una vittoria effimera.
Qui Allibis è coerente, ha creato un personaggio idiota e lo fa pensare come un idiota (autolodandosi come sepre). Per la cronaca, l’editore/autrice/editor ha intitolato il capitolo “Vittoria Effimera”, dicendoci in anticipo esito e valore dello scontro. Ottimo così.
Ma se Yesod sta infilando una cazzata dietro l’altra, gli Uniki+Nishy non sono da meno. Raggiungono la casa di Unika in volo, ma non prima di un putrido et osceno siparietto che vede Uniko domandarsi “come ci arriviamo lassù?” (SAI VOLARE TESTA DI CAZZO) e Nishy rispondergli con dolcezza “ricordi, siamo nel paese degli angeli!”.
Atterrarono su una grande balconata. Unika corse verso il parapetto e le sue dita afferrarono la balaustra, mentre il corpo si sporgeva in avanti. La sorpresa della vista che si schiudeva di fronte a lei costrinse la testa ad arretrare. Per un attimo, Unika si sentì smarrita, con il fiato che le si spegneva in gola. Era più in alto di quanto pensasse.
SIGNORE MIO AIUTAMI TU! Maledetta nonaria SAI VOLARE, HAI VOLATO FIN LI’!
Ma Allibis non è felice, vuole vedermi sputare sangue. E’ l’unica ragione che può spiegare la struttura dei passaggi fra gli ambienti della casa… ponti tibetani. PONTI TIBETANI, avete letto bene. Anche Uniko, che potrebbe grufolare merda senza accorgersene, ne sottolinea l’inutilità, visto che a Sefira volano pure gli orsi (specie quando hanno le corna di un ariete):
Infatti quei ponti di corda non sono sostitutivi del volo, ma creano un attraversamento aereo dove è possibile fermarsi, sospesi nel vuoto, per osservare il mondo sottostante: sono un’altalena in mezzo al cielo.
Ora, se volete scusarmi, devo evacuare…

mirate e rimirate, è l'unico modo per rendervi conto dell'errore commesso. Il CM-MMX ad Arsalon con Unika in giro è uno sfregio alla buona narrativa!
Ahhh, un nuovo Nautilus gira per la cloaca massima. Vabbè, Unika gioca un po’ sul ponte tibetano, paesaggio mozzafiato e bla bla bla.
Mentre Nishida parla ai ragazzi dell’Altare delle Emozioni e delle sue disfunzioni erettili, Unika nota un luccichio fra le travi della casa:
L’elsa era solida e allungata. Alla sommità aveva una sfera di cristallo, levigata e trasparentissima, in grado di rifrangere e amplificare la luce che vi si posava. Il corpo centrale era affusolato e intarsiato da fenditure profonde e ramificate che ricordavano i fulmini. L’estremità si chiudeva con due grandi ali dorate che sorreggevano la lama imponente e ben affilata. Sembravano le ali di un angelo in volo. Erano aperte e maestose, con le punte acuminate.
«Che cos’è?»
Nishida si domandò se fosse il caso di dare una spiegazione.
E non ci vide nulla di sbagliato. «È Aeterna. Una spada molto antica, forgiata per sconfiggere il Male. La sfera rappresenta la Luce della Giustizia che irradia la propria forza attraverso le saette, per liberare il mondo dalle Tenebre e far volare in alto gli spiriti valorosi.»
Prolasso di aggettivazione completo. Allibis si sbraca peggio di Ghinta in Arsalon, e sublima la bruttezza della descrizione con la classica guardia con le alette di angelo, pipistrello, cicciobello (vedi Eragon, Nihal, Arsalon, ecc.).
«Si racconta che Metatron decise d’impugnare un’arma impareggiabile e senza eguali (che vogliono dire la stessa cosa). Si recò ai Fari, per forgiarla con il magma contenuto nel nucleo più profondo. Impiegò ottantaquattro giorni e, solo alla fine, riuscì a concentrare tutta la forza del vulcano in una lama scura, potente e irripetibile.
Dopo varie vicissitudini, Metronott aveva scagliato la lama sul monte Forte, aggiungendo un incantesimo per cui nessuno avrebbe mai potuto impugnarla. Quella scassacazzi di Unika (l’originale) però riesce a riprenderla e la porta a Metronott. La sua reazione?
Metatron rideva, rideva, rideva senza fine.
A Metronott ridi ridi, ma che cazzo te ridi?
A rompere l’idillio (e i cojoni) arriva Mizard (e i suo fedele scagnozzo Zack) che dopo un paio di battute, si rivolge a Nishida come un carabiniere:
«Ora basta, Nishida! Non sono qui per farmi insultare da te. Anzi, ti prego di non tentare alcuna azione che, oltre a essere inutile, metterebbe a repentaglio l’incolumità tua e dei ragazzi.»
«Ti informo che ho disattivato i poteri di Unika e Uniko con un incantesimo. Sono angeli giovani e inesperti e non è stato difficile imprigionare la loro forza. Non avranno nessuna possibilità di volare via o smaterializzarsi. Quindi, Nishida, mettiti tranquillo e aspettiamo.»
Guardate che infodump meraviglioso, con Mizzy che quasi strizia l’occhio al lettore mentre spiega di avere il bottone on/off per i poteri di qualsiasi angelo. Ah, poi mettiamoci comodi, un thè, un sigarozzo, e aspettiamo che arrivi Ophy con la sagoma di Metronott a sbocconcellarci il prepuzio.
Ma Nishida non ci sta:
Istinto, ragione, passione e dedizione si mescolarono nell’animo di Nishida, che si sentì spinto dall’impulso ancestrale di difendere la ragazza. Irrefrenabile, inesorabile, incontrollabile… Fu così che Nishida si scagliò contro Mizar in un attacco senza speranza.
Mizar portò la mano destra all’altezza del petto e tese il braccio sinistro, alzandolo fino ad averlo orizzontale, parallelo al terreno. Aprì i pugni, allungando le dita e mantenendole serrate l’una all’altra, nella tipica posizione del karate.
Partendo da codesta posizione, tipica del karate (ricordiamolo sempre), Mizar decide di umiliare Nishida con un incantesimo di inversione. Invece di massacrarlo di legnate (come vorrebbero anche le balene antartiche, condotte alla morte dai suoi insegnamenti) Mizar priva il poveretto delle sembianze angeliche.
Ciò che restava di Nishida era alto meno di un metro e aveva il corpo esile come un fuscello. La testa enorme e sproporzionata ospitava gli inconfondibili occhi gialli, che adesso apparivano troppo distanziati tra loro. Il naso minuscolo si perdeva in quel faccione tondo e la bocca sembrava una piccola ferita arrossata. I fluenti capelli color platino erano arruffati e gonfi sul cranio: sembravano fiamme crepitanti da cui uscivano due orecchie lunghe e ricurve che svettavano sulla testa come antenne affusolate.
La creatura che una volta aveva le sembianze dell’elegante Nishida strabuzzò la vista e si guardò le mani microscopiche, la braccia corte e secche. Avvicinò il mento allo sterno per esaminare il busto strettissimo e le gambe rachitiche, prima di alzare lo sguardo verso Mizar e chiedergli: «Perché?»
AAHHAHAAH, la cosa più divertente è Nishida che chiede spiegazioni, ahahahah “perchè?” ahahah, ma il paragrafo è condito anche da un inciso di altissima qualità acquifera:
La voce stridula e goffa gocciolò sul pavimento in legno, creando una pozza di imbarazzo.
Nishida si vergogna talmente tanto della sua vera forma da fregarsene della situazione e cercare il conforto di Unika:
Il piccolo essere si sedette a terra e prese la testa tra le dita. Il corpicino dondolava in preda allo sconforto. Poi si voltò verso Unika e, vedendola sconvolta, spalancò le iridi luminose e la rassicurò: «Sono io, Unika. Sono sempre io».
«Nishida…»
«Sì, amica mia. Sono Nishida l’Elfo, con l’aspetto che avevo prima che Metatron decidesse di farmi diventare un angelo.»
Anche Ophy si unisce alla festa, e reca in dono la capoccia di Metronott. Urla e giubilo da tutta Sefira, champagne e festa grande, ma Metronott è ancora vivo. Ophy tiene vivo il capo grazie a un incantesimo. Incredibilmente, Unika si commuove di sentimento puccettoso.
«Per il momento puoi rallegrarti» la apostrofò Ophidiel, sarcastico. «Il tuo mentore non è morto. Non ancora. Ho deciso di tenerlo in vita perché voglio che assista alla resa dei conti definitiva. L’ho imprigionato nell’unica cosa che mi interessa lui abbia in questa fase: la testa. Gli occhi per vedere, le orecchie per ascoltare, la mente per capire e la bocca per gridare il suo immenso dolore.
Ophidiel sorrideva con un ghigno sinistro. Dal suo pugno alzato, tenuta per i capelli, penzolava la testa di Metatron, con un’espressione incredibilmente vitale e gli occhi spalancati.
Poi, tanto per girare il coltello nella piaga, pure lui inizia a prendersela con Nishida, una intermezzo che buttato lì in mezzo ha un effetto comico devastante:
«Ti ho riconosciuto, sai? Tu sei quello scherzo della Natura… né uomo né angelo, né maschio né femmina, né carne né pesce. Hai avuto il tuo periodo di immeritata gloria, Nishida, ma adesso la festa è finita. Prega che io abbia voglia di divertirmi e decida di assoldarti come giullare, invece di farti a pezzi con le mie mani».
AHAHHAAHAAHAHAH, né carne né pesce, tutto chiacchiere e distintivo!
Dopo gli insulti, arriva il momento topico. Nello stupore degli astanti, Ophidiel si trasforma in qualcosa di nuovo:
La bocca si allargò a dismisura, lasciando spuntare due zanne grandi e terrificanti. I muscoli pettorali e addominali si modellarono in modo da formare una parete striata, tonica e uniforme, mentre il tronco e le gambe erano ormai fuse in una lunghissima e possente coda. Ophidiel era diventato un gigantesco cobra nero.
Ebbene sì, il cobra-doppioaggettivo è di nuovo fra noi, ed è pronto a succhiare la Fiamma della Fika dalle membra di Unika e la Chiave dell’Ignoranza dal giovane membro di Uniko. Ed è qui che entra in gioco il secondo ripensamento di Mizar. Per evitare che Unika venga azzannata, si lancia davanti a lei un attimo prima che arrivino i denti del Cobra (il deus ex machina più abusato di sempre). La cosa vergognosa è che Allibis non ci mostra la scena, ma la racconta dopo averci detto che Mizar è schiattato:
Il maestro di arti marziali, con un gesto di supremo eroismo, aveva sacrificato la propria vita per salvare Unika: quando Ophidiel aveva chiuso gli occhi per strapparle il cuore, si era lanciato davanti a lei e aveva offerto il petto alle fauci del cobra.
Addio Mizar, ci mancherai meno di Metronott. Purtroppo per noi, il suo sacrificio permette agli Uniki di prendere la spada AETERNA. Le loro mani sono intrecciate sull’impugnatura dell’arma, quando accade l’irreparabile:
“Guardami” disse a Uniko con il pensiero.
Lui obbedì, si voltò e vide gli occhi di lei accesi come non mai. I loro sguardi erano fusi uno nell’altro, indissolubilmente.
Senza dire più nulla, Unika appoggiò le labbra su quelle di Uniko.
Un bagliore silenzioso e accecante riempì ciò che restava dell’Altare delle Emozioni.
La Fusion di Goku e Vegeta in chiave incestuosa. Ecco a voi il ritorno dell’angelo più perfetto di tutti i tempi:
Unika era in piedi di fronte a Ophidiel, grintosa e bellissima. Sembrava immobile, ma in realtà si muoveva molto, molto lentamente, concentrata e combattiva. Indossava una spettacolare tenuta guerriera, che rendeva atletica e aggressiva la sua figura elegante. Una guaina aderente di tessuto blu, lucido e leggero, fasciava i muscoli, sottolineandone la perfezione… Unika era di uno splendore abbagliante.
La massa di aggettivi e squallore disorienta Ophidiel, che non sa se trasformarsi in culturista, tornado, afa o cazzo a rotelle. Unika invece è pronta all’azione:
Unika si alzò in piedi fulminea, infilò l’Aeterna nel fodero che portava appeso dietro la schiena, accanto a quello della katana, e uscì velocissima sulla balconata, lasciando che Ophidiel la rincorresse. Scavalcò la balaustra e si lanciò nel vuoto. Dopo un tuffo dinamico ed elegante, planò verso terra e cadde, in piedi, su un piccolo spiazzo erboso. Attraversò il laghetto in un baleno, poi si staccò di nuovo dal suolo, per volare fino alle cime degli alberi. Correva sospesa: le sue falcate lunghe e decise sembravano cavalcare l’aria.
Unika si portò sulle fronde più basse. Afferrò una liana e si slanciò in avanti. Quando si sganciò dalla presa, compì una rotazione all’indietro e atterrò su un ramo sottile, proprio di fronte a Ophidiel. Divaricò le gambe e mise un piede davanti all’altro: molleggiava come un’acrobata sulla corda, in attesa di combattere.
Vi prego, che qualcuno mi spieghi com’è possibile che Unika si metta a fare l’imitazione de La Tigre e il Dragone quando può volare a due piotte, cambiare le condizioni atmosferiche ecc ecc. Diventa addirittura Tarzan, Dio Santissimo, e sembra non essere mai sazia di puttanate, tanto che:
Riuscì ad aggrapparsi con entrambe le mani a un ramo orizzontale e lo utilizzò come sostegno per effettuare tre circonvoluzioni a velocità crescente. Quando mollò l’appiglio, la grande energia cinetica accumulata la proiettò verso il cielo, oltre le chiome degli alberi (PUOI VOLAREEEEEEE).
In una mediocre citazione di Kill Bill (o di un film orientale preso a caso), Allibis descrive un’azione di Unika in maniera decente, salvo poi distruggerla con l’ultima frase:
Sfilò la katana da dietro la schiena e strinse l’impugnatura con entrambe le mani. Piegò leggermente le gambe e si posizionò di taglio, con il baricentro abbassato. Sollevò il gomito destro sopra la spalla, portando i pugni congiunti all’altezza dell’orecchio e puntò l’arma verso il nemico: la lama sembrava uscirle dagli occhi.
Ophy torna ad essere il Jay Cutler di Sefira, e finalmente i due incrociano le lame:
Ne seguì una serie impressionante di colpi sferzati ora con potenza bruta, ora con astuzia, ora con acrobatica agilità.
Il duello è più noioso di una puntata di Lie to Me (“stai muovendo il membro nei pantaloni e chiudi l’occhi destro ogni 4 secondi, sei l’assassino!”). A un certo punto Unika fugge lungo il fiume e si tuffa in una cascata. Quando esce dall’acqua, riesce addirittura a scordarsi del combattimento per qualche momento!
Era all’erta, ma un piacevole senso di familiarità le illuminò l’anima: per un istante si abbandonò ai colori e ai profumi di Sefira, che si offriva a lei rigogliosa e ospitale come sempre.
Ophy la punisce mozzicandole il collo. La novità è che lo fa senza trasformarsi nella passione di ogni buon erpetologo.
Spostò la mano davanti al viso e la osservò: era insanguinata. Ophidiel l’aveva morsicata. Era entrato dentro di lei.
Sconvolta, Unika balzò fuori dall’acqua e si mise a correre. Senza una meta, senza un obiettivo, senza una strategia. Correva, correva, correva e basta. Sperando di allontanarsi dalla terribile sensazione che niente sarebbe stato più come prima.
Scena da filmetto adolescenziale, dove la “lei” protagonista viene a sapere del tradimento del ragazzo. In una puntata di American Dad questo clichè viene preso in giro in maniera sublime nella scena in cui Stan si rende conto che il figlio è un nerd. Comunque, perlomeno Allibis applica la par condicio. Da un lato Metronott “rideva, rideva rideva”, dall’altro Unika “correva, correva e correva”
La strategia di Unika si trasforma nel fuggi-fuggi, ma trova il tempo di fermarsi per lanciare la katana (non AETERNA) a Ophy:
Fece in tempo a vedere Unika immobile, leggermente inclinata in avanti, ancora protesa nel gesto del lancio. Concentrata. Determinata. Fiera. Lo sguardo indaco seguiva la traiettoria della katana e la anticipava nel punto di impatto: il suo cuore.
Anche qui soluzione scontata: deus ex mentula. Zack arriva, intercetta la katana con un pugnale e poi si prende i complimenti di Ophy. Sadness.

Un grazie al Duchino, che ha scoperto da quale anime è stata copiata la trasformazione di Zack: Hunter x Hunter
Neanche Unika resta sola, visto che sul tramonto si staglia la sagoma di un drago retard:
«Yesod» sussurrò Unika con un filo di voce, mentre un sorriso intenso le esplodeva sul viso e gli occhi si riempivano di lacrime calde e colme di sentimento.
Yesod la vide… Sentì la gioia fondersi con la speranza. Nulla era più importante del desiderio di riabbracciare Unika e di disegnare un nuovo inizio insieme.
Il combattimento prende una piega ancor più disastrosa, con Unika che combatte a cavallo di Yesod, ed Ophy che si deve accontentare di Zack, trasformatosi per l’occasione in un “mostro alato”. Già fa cascare le palle che due esseri capaci di volare debbano cavalcare dei mostri meno agili di loro, ma trovarsi di fronte a Unika che rischia di cadere nel vuoto dopo uno scontro è veramente troppo:
Unika si agganciò con le mani e con le ginocchia alla bardatura, cercando di non precipitare, ma i muscoli dorsali e pettorali non erano in grado di sostenere le braccia, che si allungavano dolorosamente per restare aggrappate.
Dei tanti stati d’animo susseguitisi durante questa recensione, ne è rimasto solo uno: la pena per i lettori e per la Patria. Ah, il movimento di trazione avviene per mezzo di bicipiti e dorsali, mentre la spinta attraverso petto, spalle e tricipiti. Questo per la cronaca.
Sempre per la cronaca, il duello continua, trasformandosi da veloce cagata a spruzzo a dolorosa evacuazione di feci composite:
Si trovarono in cielo. Uno di fronte all’altra. Sospesi. Spietati. Pronti a tutto. Il tempo sembrò cristallizzarsi. Poi le loro spade si schiantarono in una serie di stoccate vigorose e calcolate.
Continuano le stoccate, le fughe, i trasvoli e tutte le strategie che una mente inferiore come quella di Unika può escogitare. Ophy gli tira dietro le peggio madonne, minacciandola in una lingua simile all’italiano:
… il tuo cadavere, spento e sfibrato, sarà esposto sulla Torre come monumento alla mia vittoria
Giusto, basta con questi cadaveri pimpanti e coloriti, è ora sovvertire i cliché! I negri sono intelligenti, gli zingari non rubano, gli ebrei sono generosi!
Pensando al suo cadavere dai capelli sfibrati, Unika inizia a confabulare con Yesod durante l’ennesima fuga.
«È colpa nostra Yesod. Non dovevamo arrivare a questo punto. Era nostro compito ucciderlo prima. Ucciderlo. Capisci? Quante vite è costata la nostra benevolenza? Quanta sofferenza? Quanta paura?»
Yesod la sentì tremare, mentre piangeva a dirotto con il respiro affannato e i brividi nell’anima.
«Abbiamo fatto ciò che era giusto. Non siamo nati per odiare, né tanto meno per uccidere. Siamo stati creati per portare la pace e la salvezza. Ed è quello che stiamo facendo. Non saremmo stati noi se in quel momento lo avessimo ucciso. Noi siamo così. Siamo coloro che piangono con il cuore colmo di sentimento e che lottano per portare la speranza e la vita del domani. A qualunque costo.»
Il cuore colmo di sentimento dura poco. Sempre infastidita al solo pensiero di volare, Unika decide di zompare sulla schiena di Zack:
Si chiuse in una capriola compatta all’indietro, con le mani strette alle ginocchia che premevano contro il mento, e atterrò precisa sulla coda di Zack, proprio alle spalle di Ophidiel.
Zack non sapeva cosa stesse succedendo sopra di lui e si stabilizzò in un movimento lento che gli permetteva di stare sospeso e sostenere i due rivali.
A questo punto, Ophy e Unika si guardano in cagnesco, sparandosi dei raggi dagli occhi:
I guerrieri catalizzavano tutta l’energia dell’Universo. Due flussi accecanti si tendevano orizzontali e paralleli tra i loro visi, per poi avvolgerne i corpi in un intricato groviglio di luce.
Tremavano. Vibravano. Urlavano.
Poi, tutto d’un tratto, si spensero. Insieme. Simultaneamente. (avrei aggiunto anche all’unisono, nello stesso istante, ecc.)
Dopo altre mazzate, i due si scrutano ancora:
Erano nuovamente uno di fronte all’altra. Scossi. Feriti. Agonizzanti.
«Ce la fai a trasvolarmi in groppa?» Non aveva ancora finito la frase, che Unika si era già materializzata sopra di lui. La sentiva. Con la mente riusciva a vederla. Esausta ma bellissima. Valorosa. Regina e guerriera. Era orgoglioso di lei e ogni fibra del suo essere formicolava di energia. In quell’istante, si sentì più vivo che mai.
Siamo giunti alla fine del libro, anzi, del capitolo, perchè non ho avuto la forza di leggere le altre 20 pagine. Lo farò in seguito, piangendo assieme a voi nei commenti. Dicevamo della fine. Beh, Unika decide di tirare anche l’altra spada a Ophidiel:
L’Aeterna solcava l’aria. Tesa. Imponente. Veloce. Arrivò dritta nel petto di Ophidiel. Lo penetrò affilata e violenta, fino a trapassarlo. La punta insanguinata luccicava tra le sue scapole.
Unika e Yesod seguirono con lo sguardo la sua inerte picchiata verso il suolo.
Unika ebbe la sensazione di leggere qualcosa nella contrazione dei muscoli della bocca di Ophidiel. «Ci rivedremo» diceva la mimica delle labbra dell’angelo rinnegato. Era un’allucinazione o era un incubo senza fine più vero della realtà? Era tardi per capirlo. Le acque calme e placide dell’Occhio si erano ormai richiuse su Ophidiel.
Ah, che bello. Lasciano il cattivo così, mentre cade nel lago ammiccando a Unika e menandosi l’uccello. E’ il degno epilogo di una merdata colossale. La millesima trovata idiota. Sembra quasi che Allibis abbia voluto applicare per intero la Evil Overlord List. Vi lascio all’ultima citazione, una delle peggiori, e alla sentenza.
Unika restò lì, ferma, con lo sguardo perso nel vuoto. Yesod era immobile sotto di lei. Due anime. Lo stesso sentire. Avevano combattuto. Erano sopravvissuti. Avevano vinto. Ma un senso di incompiutezza naufragava sottile nel loro spirito. Venne il giorno. Scese la notte. Si riaccese il sole. Brillarono le stelle. Si susseguirono le stagioni. Tutto in un istante. Finché i pensieri di Unika si rasserenarono e il cielo si tinteggiò di sfumature dorate.
P.Q.M.
La Corte assegna Unika: la Fiamma della Vita, edito da DeAgostini e scritto da Allibis, il seguente voto:






















No, ma sul serio?
Dio, perchè?
Dio…
Ti prego…
Fulminami…
Orpo. Apprendo con disdicevole rammarico oggi, dopo 4 mesi, che Beniamino Sidoti è uno dei responsabili della diffusione di questa ignobile deforestazione a nome Unika. Io prego e spero che non sia il Sidoti che ho in passato apprezzato per diversi suoi lavori nel campo dei GdR, ma ho il terrore assoluto che possa essere lui… Se davvero è responsabile di questa devastazione, l’agonizzante mestizie del cuore si impossessa di me immantinente.
PS: zwei, sono mesi che ci lasci a secco delle tue mistiche rece fantatrash… devi assolutamente recensire qualcosa, perchè fra storia delle armi e schiavisti, ti si intristisce l’animo e diventi finocchio
posso tranquillamente affermare che questo libro è la summa di TUTTO quello che detesto veder scritto in un romanzo!
grazie di averlo distrutto per noi!