Egizi a parte, il continente africano non si è mai distinto per le competenze tecnologiche o l’elevato grado di civiltà. Anche come armamenti, i subsahariani non hanno mai creato nulla che potesse avvicinarsi alla qualità e alla quantità di quelli europei.
Gli avventurieri di diverse potenze coloniali iniziarono ad interessarsi delle armi africane nella seconda metà del diciannovesimo secolo.
Richard Burton (colui che ha coniato il termine “oplologia”), in The Book of the Sword (1884) esprime un parere improntato al politically correct:
Thus we see that whilst Egypt originated the three shapes of Sword-blades -straight, curved, and half-curved- the rest of Africa invented positively nothing in hoplology. Negroids and negroes either borrowed their weapons from Egypt or imported them from beyond the sea. Intertropical africa never imagined an alphabet, a plough, or a Sword.
Un’affermazione in linea con le convinzioni e gli studi razziali dell’epoca, ma sicuramente esagerata. Infatti, pur in questo stato di arretratezza culturale e tecnologica, diversi popoli africani svilupparono comunque delle discrete lame dalla forma esotica. Bisogna anche ricordare che in Africa le guerre avevano (e hanno tuttora) sempre delle connotazioni tribali, quindi le battaglie su larga scala, inevitabili per lo sviluppo di tattiche militari complesse, accaddero solo di rado.
Forse ci saranno altri articoli sulle armi bianche africane, o forse inserirò dei paragrafi negli articoli già scritti (ad esempio quello sulle armi da botta)/ che scriverò. Al momento però dovrete accontentarvi di una lama molto particolare, utilizzata per un un altrettanto particolare tipo di esecuzione.
Per iniziare a spulciarne qualche altra, vi consiglio la Galerie Ezakwantu.
1. La Spada da Esecuzione degli Ngombe (“Ngombe Execution/ Executioner’s Sword”)
Gli Ngombe erano una importante tribù stanziata su entrambe le sponde del Fiume Congo, nel territorio compreso fra le odierne città di Lisala e Bumba (ex-Zaire, odierna Repubblica Democratica del Congo) e la loro spada cerimoniale tradizionale è una delle più famose e ricercate dai collezionisti di armi bianche esotiche. Alla fine degli anni’80, un’arma del genere poteva essere battuta anche per 1.500-1.800$, mentre ora strappare un terzo di quelle somme già potrebbe essere un successo.
La forma particolare della spada ci fa comprendere immediatamente che non era forgiata per i campi di battaglia, ma per essere un simbolo del potere. Badate bene, non parliamo dello scettro europeo, derivato dalla mazza da guerra e completamente innocuo, ma di un’arma che sanciva la “vita necisque potestas” di chi la possedeva attraverso l’utilizzo come mezzo per le esecuzioni.
Werner Fisher & Manfred A. Zirngibl , nel loro libro “Afrikanische Waffen”, scrivono:
This design was selected for cult and execution knives. A knife was created which symbolized the inexorableness on the judgment and execution. This execution knife became a symbol of power and, in a few variations became a ceremonial knife for tribal chieftains. At executons, the condemned man was tied to the ground with ropes and poles. His head was fastened with leather straps to a bent tree branch. In this way it was ensured that the man’s neck would remain stretched. After the decapitation, the head would be automatically catapulted far away.
Dopo una lunga ricerca, ho finalmente trovato il racconto integrale della vicenda. A scriverlo è Henry M. Stanley, famoso esploratore e autore dell’opera The Congo and the Founding of its Free State – A Story of Work and Exploration (“free state”, lol) alle pagine 181-182:
They found quite a number of men gathered around.The doomed men seen were kneeling with their arms bound behind them in the neighbomhood of a tall young tree, near the top of which the end of a rope had been lashed. A number of men laid hold of the cord and hauled upon it until the upper part of the tree was bent like a bow. One of the captives was selected, and the dangling- end of the rope was fastened round his neck ; the tree sprang several inches higher, drawing the man’s form up, straining the neck, and almost lifting the body from the ground. The executioner then advanced with his short broad-bladed falchion, and measured his distance by stretching his weapon from the position he intended to strike across the nape of the neck. He repeated this operation twice. At the third time he struck, severing the head clean from the body. It was whipped up to the air by the spring of the released tree and sent rebounding several yards away. The remaining captives were despatched one after another in like manner. Their heads were unfleshed by boiling, that the skulls might decorate the poles round the grave.
Riassumo per i bifolchi che non conoscono l’inglese: il poveretto destinato al sacrificio veniva bloccato sul terreno o su una sedia e la sua testa veniva legata con delle strisce di pelle a un arbusto piegato all’indietro come il braccio di una catapulta; a capoccia tagliata, questa veniva proiettata automaticamente verso la foresta.
Qualcuno potrebbe pensare che si tratta di un modo davvero innovativo di tenere pulito il villaggio ed evitare mucchi di capocce vicino alle capanne, ma in realtà la spiegazione ufficiale è che gli Ngombe volevano che l’ultimo ricordo del disgraziato fosse un leggiadro volo sulle cime degli alberi (sapevano che il cervello continua a funzionare per diversi secondi), verso i propri antenati in attesa.
La brutalità di questo rito diventa inaccettabile per noi, probiviri europei, se pensiamo che ad essere ammazzati non erano assassini, stupratori o condannati a morte in generale. Non c’era nessun processo né pretesa di giustizia. L’esecuzione “capoccia-volante” era un sacrificio di poveri schiavi e prigionieri, che poi venivano smembrati e ignobilmente divorati dalla negra tribù.
Incredibile dictu, la dominzione belga si preoccupò di far cessare il prima possibile ogni pratica negroide sgradita, a partire dal cannibalismo (molto diffuso) e da ogni tipo di esecuzione. D’altronde, ci pensavano già loro a tritare per bene uomini, donne e bambini. Il ridicolo Stato Libero del Congo nacque sullo sfruttamento sistematico e il massacro dei locali, tanto che più di uno studioso lo reputa il geneocidio più grave mai perpretato nella storia dell’umanità.
Privata del suo uso principe, la Executioner Sword mantenne la sua importanza simbolica, ma fu sostanzialmente trasformata in una spada da danza cerimoniale, detta ” danza Likbeti”. In questa versione soft del sacrificio seguito da cannibalismo, veniva sacrificata e mangiata una capra. Il problema è che bisognava danzare parecchio, anche due giorni, prima di potersi riempire lo stomaco.
Uno degli esemplari più imponenti di Executioner Sword (nella foto qui sotto) è degli anni trenta del secolo scorso, e porta inciso, in caratteri latini:
M ?A? MOKOZEMA 1936
L’arma è lunga quasi 84 cm e presenta una solida lama forgiata oltre a un’elsa di legno a doppia sezione (io la chiamo “doppia trottola”). L’impugnatura è avvolta da sottili strisce di ferro, mentre il triplo pomolo (2+1) è decorato con ferro e ottone. Quest’ultimo materiale, proveninete dai colonizzatori, sembra aumentasse il prestigio dell’arma) e la prima parte della lama (diciamo il ricasso)
A parte questo mostro, le dimensioni della Executioner Sword erano più contenute, attorno ai 65-70 cm, e spesso presentavano delle raffinate incisioni sulla lama. A titolo personale, sarebbe interessante conoscere la variazione quantitativa delle incisioni presenti sulle spade dopo la proibizione delle esecuzioni sancita dal Belgio. Probabilmente potrebbe essere d’aiuto il libro ”Ngola-the Weapon as Authority, Identity, and Ritual Object in Suc-Saharian Africa” di Norman Hurst, ma non sono riuscito a reperirlo, quindi se qualcuno dovesse averlo/trovarlo ha l’obbligo morale di segnalarmelo.
Durante le mie ricerche, ho trovato anche una variante della della Executioner Sword, dotata di una lama che si sdoppia a partire dalla parte finale del medio. Sinceramente, ho qualche dubbio sulla sua efficacia come strumento per le esecuzioni, ma come simbolo di potere doveva fare la sua porca figura.
A conclusione di questo articolo vorrei ritornare sulla connessione fra cannibalismo ed esecuzioni. Come ho già detto, intere tribù si saziavano con le carni di schiavi e prigionieri (sì, lo schiavismo non lo importò l’uomo biango), ma ciò che impressiona di più è la lunga lista di orrori che facevano da contorno allo spettacolo-banchetto. A dimostrazione di quanto ho detto, vorrei sottoporvi questo brano (l’originale QUI, alla fine del paragrafo 4):
Fra le tribù Ngombe accade che il poveretto destinato al sacrificio venga messo in vendita al mercato e i buongustai (“epicures”) vanno ad esaminarlo. Costoro chiedono le loro parti preferite -uno il braccio, uno la gamba, il petto, la testa- e la porzione che comprano viene marcata con linee color ocra. Una volta vendute tutte le parti, il miserabile viene ammazzato.
Direi che siamo ben oltre le invenzioni horror di scrittori e registi…



















Primo! !!!!!11!!!1!!!! XD
Ottimo articolo, grande zwei
Ma davvero la tecnologia del ferro in particolare e bellica in generale era così arretrata fra le tribà subsahariane?
Ricordo diversi regni famosi per il valore guerresco (Ashanti, Abomey, gli Zulu di Chaka, Axum, La Nubia – ok. non è esattamente subsahariana, ma… -). E non erano tutti esclusivamente selvaggi barbari in uno stadio semitribale.
Articolo splendido e stomachevole, bello al sangue. Certe spade cerimoniali africane sembrano gli aborti mentali di alcuni manga… che ci sia una sorta di convergenza culturale?
Shaggley
@anacroma
il valore guerresco di zulù e altre tribù non può essere messo in discussione, infatti ho parlato di capacità tattiche. La lavorazione dei metalli in alcune zone era discreta… sempre meglio che fra le popolazioni sudamericane, dove andarono avanti con l’ossidiana fino all’estinzione.
@shaggley
le armi africane hanno esercitato una grandissima influenza su magaka, scrittori e registi. Un buon esempio sono alcune armi di Buffy
I popoli negri hanno miniere di tradizioni originalissime che venendo a contatto con noi, grazie all’importante scambio di idee dell’immigrazione che andrebbe promossa e favorita, potrebbero arricchire la nostra cultura e farla evolvere in modo utile per il futuro…
…nel caso dovessimo diventare dei banditi post apocalittici che praticano il cannibalismo e l’infibulazione.
Concordo con Burton e Zwei. Stupidi negri. Se scappano dalla loro Grande Gabbia Africana c’è un motivo: nemmeno quei tizi sopportano di vivere in un mondo invaso da loro e dominato da loro. Saranno negri, ma non sono del tutto scemi, cribbio.
Zwei, concordi anche tu che io concordi con te mentre concordiamo con Burton?
Le tribù cannibali del nord del Congo, “Stato Libero” che era in realtà proprietà di Leopoldo II (visto che il Belgio non voleva il Congo, lui lo prese come proprietà privata), venivano impiegate per terrorizzare le altre tribù, come milizie capeggiate da ufficiali belgi bianchi durante le raccolte della gomma. Se i villaggi non raccoglievano la quota di gomma richiesta, dovevano dare una certa quantità di mani umane per compensare la “pigrizia” (peccato che spesso le quote di gomma erano così folli che nemmeno lavorando con il doppio delle persone e 24/7 si sarebbe potuto soddisfarle, LOL!).
La mano simboleggiava l’esecuzione dei pigroni, perché in teoria andava presa ai cadaveri, ma in realtà i tizi spesso rimanevano vivi e continuavano a lavorare con l’altra mano.
I cannibali raccoglievano con gioia ceste di mani. D’altronde la “Force Publique” riceveva denaro extra in base alla produzione, per cui portare più ceste di mani permetteva di guadagnare più soldi. Metti un bianco avido a capo di una banda di negri (che, diciamolo, sono poco più che bimbi selvaggi, incapaci di distinguere il bene dal male) e otterrai roba che fa sembrare i nazisti membri della Caritas.
Danneggiare i propri mezzi di produzione è una coglionata apocalittica, degna di quegli imbecilli belgi che non hanno saputo stare zitti e abbozzare quando venne chiesto il transito pacifico, con risarcimento di qualsiasi danno causato e del disturbo, dell’esercito tedesco nel 1914. I massacri di civili nella Grande Guerra sono stati la giusta punizione per un popolo di mongoloidi aberranti buoni solo a torturare a morte i negri. Nessuna altra occupazione coloniale occidentale fu così inutilmente crudele e fondamentalmente retard.
Ovviamente tutto quello che dice Burton deve essere accettato senza fiatare.
Sul belgio c’è poco da dire. Parliamo di 10 milioni di morti (forse di più), praticamente l’intera popolazione femminile stuprata, torture, lavori forzati fino alla morte di stenti. I nazisti erano dei dilettanti rispetto ai tirapiedi di Leopoldo II.
Beh, nell’Angola portoghese ci sono andati vicini, o no?
Molto interessante!
Soprattutto l’idea dell’ultimo istante di vita con volo a parabola e vista degli alberi O_o Lovely way to die!
Meno male che mia madre non va in vacanza da quelle parti, o tornerebbe con un ammenicolo del genere, e hai voglia trovargli posto in armadio! O_o
Un assaggino di tutto questo c’è in Cuore di tenebra di Conrad (che in Congo c’era stato). Un bel libro scritto con uno stile demente.
voglio creare una mia decapitafionda…ho un sacco di gente su cui poter provare il funzionamento
L’articolo mi piace. E la deviata arte africana pure, nei limiti della decenza. Tempo fa vidi una di queste lame, interamente in rame. Non capii se il rosso metallo fosse stato utilizzato per un arma cerimoniale, o se venisse utilizzato realmente in battaglia.
Mi piacerebbe impugnare una di queste spade, perchè a prima vista mi sembrano di una scomodità terrificante. La doppia trottola dev’essere una tortura per dita e palmo.
@ Zweilawyer (ma anche @Duca Carraronan… e anche @tuttiquanti)
Potete consigliarmi qualche titolo di libro dove parlano di usanze di questo genere?
Sia pre, sia post, sia durante il colonialismo come periodo, ma come luogo preferirei “Africa” se possibile.
E (solo per Zwei) grazie per articolo!
Zweilawyer:
Eh, l’ho pensato anch’io non appena l’ho vista…
Sulla dominazione belga in Africa già avevo letto diverse cose ben poco edificanti. Che orrore…
@Jack
penso che potresti inziare con i due volumi sulla navigazione del Congo di Stanley (c’è il link per il dowload gratuito). Ho anche aggiunto un volume su alcuni imperi medievali africani in bibliografia. Il Ducal-coniglietto potrà consigliarti qualcos’altro.
@Sinclair
Già, meriterebbe un articolo
finalmente ritorna l’oplologia!
ma siamo sicuri che i trottoloni fossero l’impugnatura? d’istinto io lo spadozzo lo impugnerei da quello che tu chiami ricasso, i trottoloni fungerebbero da contrappeso
personalmente mi piacerebbe parlare dello hungamunga
[/img]
Personalmente i trottoloni sono una sorta di doppio pomolo…l’impugnatura è immediatamente sopra…
Divorato dal dubbio, ho cercato una foto/disegno che mostrasse la corretta impugnatura. Finalmente l’ho trovata (trattasi di roba atroce). La posto qui sotto in modo da certificare la cantonata che ho preso.

Apprezzo anche io il ritorno all’argomento nobile del blog. Complimenti per l’articolo!
Aggeggio davvero barocco, che differenza con le impostazioni lineari degli asiatici! Il confronto con un golok o anche con una semplice scimitarra rende questa spada un obbrobrio di prima categoria. Mi viene da pensare che l’effetto scenico dell’esibizione dovesse avere una notevole importanza, sia per chi si poteva permettere di commissionare la costruzione dell’arma che per chi poi doveva esibirla.
Sul colonialismo belga ci sarebbe da scrivere per anni a venire, io da buon psicopatico mi domando che relazione possa esserci tra le efferatezze compiute in terra africana, le condizioni disumane in cui facevano vivere i minatori stranieri (ricordate Marcinelle?), la diffusione oltre misura della pedofilia e l’attuale incapacità di trovare un minimo comun denominatore politico per formare un governo (hanno battuto il primato dell’Iraq, senza avere la giustificazione di una guerra).
Burton aveva ragione? La domanda stessa è sbagliata e farla è chiaro segno di apostasia.
Periodo di articoli sui negri, sembra.
Mi compiaccio della lettura e, parlando di Ngola: The Weapon as Authority, Identity, and Ritual Object in Sub-Saharan Africa, ti propongo due collegamenti, in caso non li avessi ancora controllati: sbAdige e .
E l’altro collegamento è Ezakwantu.
Mauro sei un maledetto, il secondo link l’ho segnalato appena prima del paragrafo sulla spada da esecuzione.
Ecco cosa succede a leggere l’articolo la mattina e scrivere il commento la sera, senza ricontrollare…
Salute! Bellissimo articolo, Zwei.
@dr Jack: hai letto -Cuore di tenebra-? Un viaggio in battello lungo il fiume Congo: un libricino tutto da rosicchiare, molto gustoso. Nel buon romanzo di Conrad viene contestata molto aspramente la colonizzazione europea in Africa, non solo quella del “Belgio” in Congo. Io, da buon roditore, te lo consiglio vivamente.
Ovviamente, da buon vecchio roditore, non avevo letto il consiglio di Tapiroulant. La vecchiaia, signori miei… la morte incombe!
E’ interessante vedere armi strane e scoprirne la simbologia. Grazie mille poi per il link dedicato al Sud Africa con sculture e ogni ben di Dio! Ho una storia fantasy (abbandonata da anni, vabbeh) dove volevo utilizzare come spunto per ambientazione e tutto l’Africa.
Sì, l’Africa è enorme e dire “faccio un fentasi di ambientazione africana” sa molto di idiota ma a mia discolpa dirò che è una storia che avevo pensato quando avevo 15 anni XD
Ammetto che all’inizio ho avuto il dubbio anche io che fosse l’impugnatura ma mi sono resa conto che non era per niente agevole. E’ che dalle foto la zona dell’impugnatura appare piccola.
Attendo altri articoli come questi e corro a recuperare i precedenti!
@ Wikimouse
Grazie lo stesso, visto che me lo ripetete in due ci farò più attenzione ;).
ciao a tutti.
Non conoscevo la fiondodecapitatio, ennesimo esempio di quanta fantasia l’umana gente sprechi/usi per ammazzare il prossimo senza motivo
però come esecuzione è quasi poetica se ignoriamo i probabili schizzi dario argento’s style
alcune note:
1) sullo stato di coscienza dopo la decapitazione ci andrei molto ma molto piano. è solo una teoria e difficilmente gli ngombe ne potevano essere al corrente.
2) sul genocio più grave della storia dell’umanità ci andrei ancora più piano, qualsiasi cosa abbiano fatto i belgi la concorrenza
in genocidi è veramente molto forte (su quantità di vittime e disumanità assoluta per me i nazi non hanno assolutamente concorrenti, sulla
crudeltà invece la storia vicina e lontana ha numerosissimi esempi molto tosti: aztechi, apaches, cinesi, khmer rossi, mongoli ecc. ecc.)
3) la doppia trottola è chiaramente un esagerato pomolo, la foto sembra proprio mostrare il corretto maneggio, non ho capito il tuo problema (se volete vedere delle else molto belle e funzionali cercate “elsa benitez” o “elsa pataky”
(vergognati Zwei per l’errore)
Kenar sbrigati a superare i 200 posts, forza!
@Dr.Jack:
Devo fare una precisazione: non c’è nessuna relazione tra il libro di Conrad e la tua richiesta, dato che in Cuore di tenebra non si fa il minimo riferimento alla pratica della decapitazione volante. Nel romanzo gli indigeni hanno un ruolo marginale.
Lo citavo semplicemente per la sua ambientazione: il Congo ai tempi della colonizzazione. Il protagonista, Marlowe, viene assunto da un’impresa commerciale belga come capitano di un battello che dovrà risalire il fiume Congo.
@ Tapiroulant
Grazie per la precisazione.
Vorrà dire che dovrà farsi la coda di lettura prima di essere letto.
Peccato, trovare le informazione che cerco in un libro di narrativa sarebbe stato bello.
@dunseni
1. Gli ngombe si basavano sull’esperienza: vedevano che le teste chiudevano gli occhi e aprivano la bocca anche dopo la decapitazione.
2. In nazisti non detengono la palma del Best Genocide Ever. Fra l’altro dici “per me” e poi parli di numero di vittime (dato oggettivo) dei nazisti. Non si capisce bene neanche la distinzione che fai tra disumanità e crudeltà.
Comunque le stime più realistiche del genocidio congolese parlano di circa 10-12 milioni di morti (tanto che attorno al 1910 c’era totale assenza di bambini fra i 7 e i 14 anni) in meno di vent’anni. Forse l’unico che regge davvero il paragone è l’Holomodor (modalità ancora più atroci), mentre il processo di sterminio degli indiani d’america fu molto più lento.
Zweingombe: “vedevano che le teste chiudevano gli occhi e aprivano la bocca anche dopo la decapitazione”
ok capisco il punto di vista ngombe, anche se ovviamente lo stato di coscienza post decapitazione è tuttora una mera teoria. (scusate il “mera”)
“In nazisti non detengono la palma del Best Genocide Ever”
lungi da me iniziare un lungo botta e risposta sui genocidi visto che sono ancora in punizione, ma rimango della mia idea. Immagino che tu faccia una classifica basata sul mero numero di vittime comprovate. Ne prendo atto. Scusate ancora il “mero” e anche il “lungi”
Non ho notato alcun doveroso senso di colpa da parte di Zwei per la cantonata sulla doppia trottola.
ecco un link per delle interessanti spade africane compresa la decapifionda
http://www.ezakwantu.com/Gallery%20African%20Weapons%20-%20Central%20African%20Weapons.htm
Scusate il disturbo, ma sento l’insopprimibile bisogno di postare un link che nessuno ha ancora postato.
-_-
L’attenzione con cui vengono letti i miei articoli è commovente. Grazie ragazzi.
carina tapiro, ma il tuo era un link OT
Da spammer è diventato un moderatore!
Dopo aver visto tutte queste armi mi vien da pensare; ma una con un design normale no? sembra che abbiano fatto a gara per creare la più scomoda arma da brandire tra le tribù…
E quando non sono scomode di loro, i negri sanno imparare a utilizzarle male per renderle scomode e poco efficaci: GANGSTA STYLE!
http://3.bp.blogspot.com/_IxGaUGlTIWU/SLRWmWLHVUI/AAAAAAAAChk/uVRJxY6ozic/s400/2008.03.17gangsta.jpg
http://thebsreport.files.wordpress.com/2009/12/thug_sideways_pistol_aim.jpg
e qui un parere tratto dal Firearms Tactical Institute:
I negri sono scemi, ma anche quell’istruttore europeo non scherza. Sarà stato un negro francese o uno zingaro, i veri negri d’europa.
Ahahahahhahahah
Duca… sei veramente terribile! Mi fai sganasciare. Mi ricordi un roditore di mia conoscenza: il grande Wikimouse. Solo che lui non si limita ai negri, ma ripudia l’intera specie Homo Sapiens. Secondo Wikimouse, i veri eredi della terra sono i popoli di Agarthi e della terra cava. Egli, infatti, è convinto che il re del mondo sia un suo parente immortale di nome TOPOT. Il palindromo sembra convincente, ma io cerco di non farmi abbindolare dalle sue astruse teorie. Comunque sono d’accordo con te sull’inadeguatezza di alcune sottospecie.
Parlo di impugnature, ovviamente, non fraintendiamoci.
Mi ricordo di una puntata di CSI Las Vegas (fonte molto autorevole, quindi… :P) in cui spiegavano che sparare gangsta-style e` di moda ma aumenta le probabilita` che un bossolo rovente ti finisca in faccia o ti ustioni il collo.
Zweilayer, insomma, non resisto: mi delurko! Ciao!
Benvenuti Mastro Roditore e Doarcissa. Dio ora vi vuole bene.
Quanto allo sparare nigga style, devo dire che lo adoro.
Zwei, non mi starai diventando negro pure tu?
Sta’ lontano dalla POO POO, per amor di Zodd!
Terra Nova
Vorrei sapere se quelli che pensano che la pistola si possa tenere in quel modo hanno mai preso un’arma da fuoco in mano.
Non solo sparare e riuscire a centrare un bersaglio è un miracolo, ma anche tenere la pistola in quella posizione è scomodo.
Come mettere un’arma carica nel pantalone…C’è gente che si è sparato una gamba facendolo…idioti.
Sono una mongola, ho postato nella sezione sbagliata.
LOL LOL LOL tutta questa (ironica?) ostilità razziale nei confronti dei diversamente pallidi suona tanto come invidia
del peneNon solo è innaturale tenere la pistola così (sforzi il muscolo che sta all’interno del gomito) ma per mirare devi flettere il polso leggermente verso il basso, rendendo la posizione ancora più innaturale.
A distanza ravvicinata basterebbe piegare il braccio per fare la pistola più vicina al proprio busto (ed evitare che qualcuno te la colpisca), tanto sparare a distanza da un metro è facile. Devi essere un idiota a non centrare il bersaglio.
Ok, allora è stupido e basta. ^^”
Hei, il ricettatore di Jackie Brown era nero pure lui!
E poi io sono anche una femmina!
Dunseny è mio fratello, ci hanno separato alla nascita e non lo sapevo!
Cool story, bro!
queste cose truculente, ma anche poetiche (pensare di offrire all’anima di un morituro un’ esperienza negata agli uomini, il volo, la trovo una cosa molto poetica), mi ha fatto venire in mente una simpatica pratica dei samurai.
tutti noi sappiamo che il grato di complessità tecnologica e il prestigio che godeva una katana realizzata a regola d’arte era immenso, superava quello che gli si atribuiva quì in europa dove praticamente rimaneva uno strumento, in giappone ci si portava al fianco una piccola divinità
i katana di elevato pregio venivano testati in prove di taglio… su cadaveri
e in alcuni casi i risultati come il maestro affettatore di morti, i tagli eseguiti e su quanti “bersagli” veniva riportato nel codolo
http://www.samuraisword.com/nihontodisplay/JUYO/Yasusada/C-2%20tsuguhira0009.jpg

esisteva anche una classifica per le lame testate:
Saijo O-wazamono (migliore taglio in assoluto, in grado di tagliare 4 corpi uno sull’altro sulla linea del bacino )
O-wazamono (grande taglio, in grado di tagliare 3 corpi uno sull’altro sulla linea del bacino sono)
Ryo-wazamono (ottimo taglio, in grado di tagliare 2 corpi uno sull’altro sulla linea del bacino)
Wazamono (buon taglio, in grado di tagliare 1 corpo sulla linea del bacino )
le lame dei grandi maestri non venivano testate perchè ritenute fuori di ogni dubbio perfette, anzi il kami di dette lame ne sarebbe contaminato
tutto quanto ho riportato è scopiazzato da due ottimi interventi su questo forum
http://nuke.shingen.it/Forum/tabid/72/forumid/9/postid/519/scope/posts/Default.aspx
Conoscevo la pratica del cutting test sui cadaveri e la classifica, ma di quelle (splendide) incisioni sul codolo non sapevo nulla. Un sentito ringraziamento e un bacio sulla fronte.
i più “fortunati” riuscivano a testarle su prigionieri vivi e alcuni samurai cercavano ogni pretesto per giustiziare sul posto qualche “civile” per le minime manchevolezze sempre per un collaudino in più che non fa mai male.
E poi c’è sempre qualcuno che dice che al giorno d’oggi c’è troppa violenza
bisogna dire che nelle prove di taglio veniva testato quasi più lo spadaccino che il katana, e avere occasione di testare sulla carne le tecniche studiate in anni di duri allenamenti era un training raro e “ambito”
tanto è vero che era pratica tutt’altro che rara che un samurai forte del suo diritto di vita e morte sulle caste inferiori si dilettasse in tameshi giri su contadini e mercanti di passaggio, tale pratica ha anche un nome proprio ma ora non mi viene in mente dovrebbe suonare come qualcosa del tipo “omicidio al crocevia”
poi nella tipica e adorabile schizzofrenia nipponica le lame che hanno ucciso erano considerate impure, foriere di disgrazie, indesiderabili (credo che sia una tendenza maturata durante la lunga pax tokugawa)
tornando all’africa
i suri nel sud etiopia si riempiono di bastonate
Segnalo agli interessati che è da poco uscita la traduzione italiana de Il sogno del celta, romanzo di Vargas Llosa (quello che ha vinto l’ultimo Nobel) parzialmente ambientato nel Congo durante la dominazione belga. Il contesto è lo stesso di Cuore di tenebra e dovrebbero anche esserci riferimenti espliciti a quel romanzo e a Conrad. E’ basato su una storia vera (la vita di un diplomatico anglo-irlandese), dunque presumo che sia storicamente attendibile.
Non l’ho letto, ma ho letto altri romanzi di Vargas Llosa e devo dire che nutro una certa stima nei suoi confronti. Alcuni suoi libri hanno uno stile inutilmente contorto e faticoso – ma compensa questo difetto con altre qualità.
Magari vi interessa.
Interessante. Si trova pidieffato?
Su Emule l’ho trovato solo in spagnolo.
Che immane cazzata. Secondo te il genocidio degli ebrei è peggio di quello filocomunista (russi, cinesi, corea del nord, cambogia, vietnam, ecc, ecc)?
Se la mettiamo sui numeri si stima che il comunismo ha fatto qualcosa come 130.000.000/180.000.000 milioni di morti! Il nazi/fascismo si ferma si è no al 10 % di quei valori.
Se la mettiamo sulla crudeltà, non capisco… Perchè Hitler decise di sterminare “una razza” usando le camere a gas, è più crudele di chi sterminò il proprio popolo con un colpo alla nuca o a colpi di machete?
Sinceramente quando leggo ste cagate mi girano davvero i coglioni.
PS: non è mia intenzione ne difendere il nazismo, ne accusare il comunismo, ne minimizzare l’Olocausto ebraico ma con sta storia de “i nazisti sono la peggio feccia che l’umanità abbia conosciuto” è ora di finirla. Si studi la storia prima di dare aria alla bocca.
PS2: complimenti a Zweilawyer per l’articolo, davvero interessante e istruttivo.
Marco “Sinceramente quando leggo ste cagate mi girano davvero i coglioni” “Si studi la storia prima di dare aria alla bocca.”
LOL sei talmente gentile e argomenti talmente bene il tuo punto di vista che se tu fossi una ragazza mi ti farei
se mai avrai la pazienza di ragionare un po’ più freddamente e gentilmente forse un giorno ti risponderò, per adesso ricambio la stima e l’affetto da te dimostrata. baci
Ciao Marco e benvenuto. Puoi insultare dunfrey quanto ti pare.
Zwei“Puoi insultare dunfrey quanto ti pare”
giusto, ho il caricatore di vaffanculi pieno, who’s next?
You decide.
Tapiro GET A LIFE
HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA! Sono rotolato dalla sedia dal ridere!
Tapiro, uno di noi, uno di noiiiii, tapiro uno di noooooooooooooi.
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHHAHAHAAHAHAHAHA!
Mi son trovato in casa da solo a ridere come un coglione!