I Pitti e la Battaglia di Dunnichen (685)

I Pitti dimostrarono nella Battaglia di Dunnichen, per l’ennesima volta, la loro volontà di rimanere un popolo libero dalle ingerenze dei popoli provenienti dal sud dell’isola.

Prima di arrivare ai Pitti e alla Battaglia di Dunnichen, è necessario fare un breve excursus introduttivo.

Nel 122, l’Imperatore Adriano si convinse che le genti della Britannia del Nord non potessere essere assoggettate all’autorità romana, e a questa sua convinzione fece seguito la costruzione del famoso Vallo.

La Caledonia (territorio corrispondente all’attuale Scozia) era abitata da diverse popolazioni indigene, fra cui spiccavano i Caledoni e altri gruppi minori, come i Cornavii, i Vacomagi, i Taexali e i Veniconi. Si trattava di popoli di origine celtica che avevano reso possibili solo sporadiche incursioni da parte delle legioni romane. Non erano mancate della battaglie vere e proprie, come quella di Monte Graupio (84), in cui Agricola aveva annientato le forze di Calgaco ( “Auferre, trucidare, rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant”), ma i Caledoni erano sempre stati capaci di riorganizzare le proprie difese e mantenere una pressione costante sul limes romano. Probabilmente, se Domiziano avesse lasciato Agricola sul posto, i Caledoni avrebbero avuto ancora meno spazio sui libri di storia, ma in questo momento sarebbe meglio lasciare i “se” alla narrativa ucronica.

I tentativi di altri Imperatori, fra cui Settimio Severo (che morì proprio ad Edimburgo) portarono solo a successi temporanei. A differenza del resto della Britannia, la Caledonia non si piegò mai a Roma. E’ difficile stabilire quante forze abbia impiegato Roma nei tre secoli di guerra e scaramucce con le popolazioni della britannia settentrionale, ma di certo furono rilevanti. L’Impero non prendeva mai delle decisioni casuali, e la presenza di ben due linee fortificate (Vallo di Adriano e Vallo di Antonino Pio) dimostra quanto fossero temute le popolazioni del nord.

Il secondo vallo romano, quello di Antonino Pio, fu abbandonato ad appena 20 anni dalla sua costruzione. Settimio Severo tentò di restaurarlo durante gli ultimi anni di regno.

Il secondo vallo romano, quello di Antonino Pio, fu abbandonato ad appena 20 anni dalla sua costruzione. Settimio Severo tentò di restaurarlo durante gli ultimi anni di regno.

Sembra che proprio queste ultime furono responsabili della sparizione della IX legione, evento che meriterebbe una trattazione a parte e che di recente è stato ripreso nel film Centurion.

Non sappiamo con certezza quale sia la nazione caledone che abbia generato i Pitti, ma Ammiano Marcellino ci dice che erano i discendenti di Caledoni (“Dicalydones”, i Pitti del nord)) e Verturioni (“Verturiones”, i Pitti del sud). Fra gli altri nemici dei Romani in Britannia, Ammiano Marcellino cita anche gli Attacotti (nominati anche nella Notitia Dignitatum) e, ovviamente, i Sassoni.

Quanto al nome, accanto alla classica derivazione dal latino “pictus” c’è quella, per me più convincente, formulata già nel 1864 da Isaac Taylor nel suo Words and places, or, etymological illustrations of history, ethnology, and geography.

It is, however, far more probable that the PICTS, as well as the PICTONES of Gaul, are the “fighters,” the name being traceable to the Gaelic peicta, or the Welsh peith, a “fighting man”.

Ad ogni modo, fra la fine del quarto e l’inizio del quinto secolo, le legioni abbandonarono l’isola, lasciando campo libero ad Angli e Sassoni. Le tribù del nord non si inginocchiarono neanche davanti al nuovo nemico.

Nel giro di un secolo, la Northumbria divenne il più grande dei regni inglesi. Inoltre, dal Concilio di Whitby (664), era entrata definitivamente nell’orbita di Santa Romana Chiesa, ma la sua espansione a nord era pregiudicata dalla presenza delle tribù pitte, che non avevano alcuna intenzione di essere sottomesse.

Re Ecgfrith voleva aumentare ulteriormente il potere del suo regno, tanto che ebbe subito modo di combattere i Pitti nella Battaglia dei Due Fiumi (671). Le sua vittoria fecero scrivere a Beda che i Pitti erano stati sottomessi dal re di Northumbria, anche se si trattava solo di alcune tribù del sud. Ma Ecgfrith aveva mire ben più grandi. Si scontrò con il regno di Mercia a sud e tentò addirittura una spedizione in Irlanda, dove i suoi uomini catturarono centinaia di schiavi.

I Pitti non erano uniti in un unico regno, ma, fra quelli esistenti (sette in tutto, secondo il De Situ Albanie), il più importante era quello di Fortriu.

Ne la Cronaca dei Pitti è contenuta una lunga lista dei Re Pitti che dominarono il regno, e fu proprio uno di loro, Bridei mac Beli, ad affrontare i northumbriani. Bridei mac Beli, o Bridei III, era la controparte perfetta di Re Ecgrifth, poichè anche lui si era dimostrato un ottimo comandante militare e conquistatore. Infatti, dopo aver preso il castello di Dunnottar, nel 682 aveva guidato i propri uomini in un’importante campagna nelle Orcadi, così giudicata negli Annali dell’Ulster:

Orcades deletae sunt la Bruide

Insomma, un sovrano del genere non doveva gradire troppo la pretese di Ecgrith che, a quanto pare, lo considerava una sorta di vicerè, poco più di un suo sottoposto quindi. Nel 685, la questione sulla sovranità dei Pitti venne risolta una volta per tutte.

L’avanzata della Northumbria attorno al 600.

Gli annali britannici non si sono mai distinti per la dovizia di particolari, quindi si trovano delle descrizioni della battaglia piuttosto succinte.

Non conosciamo con precisione i numeri delle forze in campo, né il luogo esatto dello scontro, ma le fonti concordano che si trattò di una battaglia molto violenta.

Annali dell’Ulster

686

The battle of Dún Nechtain was fought on Saturday, May 20th, and Egfrid son of Oswy, king of the Saxons, who had completed the 15th year of his reign, was slain therein with a great body of his soldiers; and Tula ( ?) burned Aman (?) of Dún Ollaig.

Annali di Tigernach

T686.4

Cath Duín Nechtain uicesimo die mensis Maii, sabbati die factum est, in quo Ecfrith mac Osu, rex Saxonum, quinto decimo anno reighní suí consummato, magna cum caterua militum suorum interfectus est la Bruidhi mac Bili regis Fortrenn.

E’ dunque certo che il povero Ecgrith e buona parte dei suoi vennero fatti a pezzi dagli uomini di Bridei III. Come ho già specificato nell’articolo sulla Britannia tardo-antica, le dimensioni degli eserciti britannici dell’alto medioevo erano piuttosto contenute. Nelle Welsh Triads una delle “Tre Invincibili Armate del Nord” è costituita da un contingente di 300 uomini (“trecento lance”), e un’altra da 900 cavalli (forse 400 cavalieri), quest’ultima abbastanza forte da far emigrare l’intera popolazione di un territorio. Partendo dal presupposto che il Re dei Pitti poteva contare su un massimo di 10.000 guerrieri (WAGNER P., Pictish Warrior AD 297-841), possiamo stimare un numero complessivo di 2-3.000 soldati presenti sul campo di Dunnichen.

La fanteria pitta non indossava protezioni metalliche, solo una tunica al ginocchio (con o senza pantaloni) e uno scudo che poteva assumere varie forme: quadrato, tondo o a forma di H. Probabilmente, i soldati di Bridei III avevano rimediato un buon quantitativo di elmi e corazze durante le loro scorrerie, ma si tratta di una mia supposizione, da prendere con le pinze dunque. Quanto all’equipaggiamento offensivo, lance e asce facevano la parte del leone, ma non mancavano le spade. Nel VII secolo c’erano ancora alcune lame celtiche (del tardo La Tène), con finimenti in osso e corno, ma la spatha del periodo migratorio si stava diffondendo velocemente. Sappiamo inoltre che la balestra tardo-romana sopravvisse presso i Pitti per tutto l’alto medioevo come arma da caccia, ma si può azzardare anche un suo impiego in battaglia.

L’elite guerriera dei Pitti invece si muoveva a cavallo. Oltre all’onnipresente spangenhelm, mutuato dal tardo impero, i guerrieri nobili potevano contare su loriche squamate, qualche maglia ad anelli e spade di migliore fattura.

La forza principale di Ecgrith era invece la cavalleria (“equitatus exercitus”), che gli aveva già fatto ottenere una netta vittoria sui Pitti nella menzionata Battaglia dei Due Fiumi.

I Pitti, che non avevano grande confidenza con le battaglie campali, finsero la ritirata e attirarono i northumbriani sui monti. A darci un’importante dettaglio circa la battaglia è il solito Beda il Venerabile, il quale narra che lo scontro avvenne:

in straits of inaccessible mountains

Anche il nome della battaglia, Dunnichen, supporta indirettamente questa versione. Le fonti irlandesi parlano infatti di Cath Dun Nechtain, ossia della Battaglia del Forte di Nechtan.

Possiamo quindi immaginare la ritirata-trappola dei Pitti, che portarono l’esercito di Ecgrith a ridosso del loro forte per poi attaccarlo con una sortita a sorpresa. Ecgrith ed i suoi uomini furono spinti fino allo specchio d’acqua (o palude) a valle del forte, e lì furono massacrati.

pitti-guerriero

Come era accaduto contro i Romani, i Pitti si dimostrarono ancora una volta capaci di sfruttare le loro qualità con raid e imboscate. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di come la conoscenza del territorio sia il primo requisito del bravo stratega e l’arma vincente quando si tratta di fronteggiare forze soverchianti o meglio armate (da Teutoburgo al Vietnam, la storia militare è un lungo susseguirsi di prove a supporto di questo assunto).

Dopo la Battaglia di Dunnichen, i northumbriani non riuscirono più a portare un reali pericoli alla nazione pitta e iniziarono un progressivo declino. Dal canto loro, i Pitti rinsaldarono la loro posizione nel nord della britannia.

Bibliografia:
  • KONSTAM A., DENNIS P., Strongholds of the Picts: The fortifications of Dark Age Scotland (Fortress), Osprey Publishing, 2010.
  • WAGNER P., REYNOLDS W., Pictish Warrior AD 297-841 (Warrior), Osprey Publishing, 2002.
  • CUMMINS W. A., The Age of the Picts, The History Press, 1996.
  • MARREN P., Battles of the Dark Ages, Pen and Sword, 2009.
  •  PUGH R.J.M., The Killing Fields of Scotland: AD 83 to 1746, Pen and Sword, 2013.
  •  FRASER J., The Battle of Dunnichen 685, NPI Media Group, 2002.
  •  PEARSON C. H., History of England during the early and middle ages, Bell & Daldy, 1867.

25 pensieri riguardo “I Pitti e la Battaglia di Dunnichen (685)

  1. Cronologicamente siamo alla fine del Monfortino e all’inizio della Segmentata, I secolo quindi. I pantaloni possono starci. Diciamo che potremmo puntare sulla Battaglia del monte Graupio (84), con i Caledoni riforniti di elmi romani grazie a qualche razzia. Sappiamo ad esempio che la maggior parte degli oggetti d’argento della britannia del nord furono ricavati dalla fusione di manufatti romani, quindi i Caledoni erano dei bravi sgraffignatori.

    Ho assunto le vesti di di dinsore d’ufficio del disegnatore, ma non è che vada pazzo per la sua rappresentazione.

  2. Da celtofila, ti lovvo tanto per questo articolo!^_^ Perfetto in ogni dettaglio. Comunque a mio parere l’origine del nome Pitti proviene proprio dal gaelico scozzese (un po’ diverso dal gaelico irlandese che sto imparando).

  3. Grazie Zwey.
    Penso comunque che il disegnatore abbia ripetuto un clichè abbastanza diffuso. Nel caso specifico che hai portato alla nostra attenzione è probabile l’incontro delle diverse tipologie di armamento. Eppure questa immagine viene accettata comunemente per i conflitti tra celti e romani, nelle guerre in Gallia, o addirittura in gallia cisalpina (stiamo parlando di Cesare e compagnia cantante).
    Rimango dubbioso del fatto che i Celti siano rimasti così inossidabilmente identici (almeno così parrebbe guardando queste illustrazioni) mentre i romani subiscano variazioni nell’aspetto e nell’armamento anche considerevoli a livello estetico (oltre che pratico…ovvio).
    Forse ciò è dovuto al fatto che mentre per i romani abbondano le rappresentazioni, per i celti invece queste siano meno diffuse e approssimative?

    Saluti

  4. Bell’articolo.
    Volevo giusto chiederti cosa ne pensavi degli Osprey, visto che li avevo da pochissimo scoperti ma non avevo ancora avuto occasione di leggiucchiarmeli. Dopo aver letto libri di carattere generale (come la Guerra nel Medioevo del Contamine) mi sarebbe piaciuto approfondire questo o quell’altro aspetto, quella battaglia o quell’altra tipologia di fortificazione, e gli Osprey avevano l’aria di un buon testo di approfondimento. Mi confermi?

  5. @Lessà
    Guarda, sono talmente abituato a immagini brutte che ho apprezzato anche il solo fatto di vedere alcuni pitti con i pantaloni tartan, altri con tunica e pantaloni, scudo tondo, scudo a H, spade del tardo La Tène… Certo, il centurione che hanno di fronte è lo stereotipo romano per eccellenza (in materia sarai sicuramente più esperto di me), ma sono uno che apprezza i passi avanti. Indubbiamente, il numero di fonti romane ci ha permesso quelle ricostruzioni a 360° (abbigliamento, armi, abitudini, taglio di capelli, ecc) che sono invece più difficili per altri popoli (anche se il divario sta diminuendo).

    @Dunseny
    I Sassoni iniziarono ad attaccare le coste britanniche molto prima dell’effettiva “invasione”. Nell’articolo sulla Britannia 367-477 ho parlato del Limes Saxonicum, costituito proprio per arginare le incursioni dei Sassoni.

    @Tapiroulant
    La qualità degli Osprey è mediamente buona-molto buona. Ce ne sono alcuni di ottima qualità, mentre altri sono più raffazzonati o semplici collages di altri numeri.

  6. La qualità degli Osprey è mediamente buona-molto buona. Ce ne sono alcuni di ottima qualità, mentre altri sono più raffazzonati o semplici collages di altri numeri.

    Bene; allora passo alla domanda successiva.
    Cercandoli su Gigapedia, ne ho trovata solo una piccola parte. Ci sono buone fonti alternative per fare incetta illecita di Osprey?

  7. Egregio Tapiroulant,
    ricordandole quanto i Suoi comportamenti siano invisi alle prescrizioni del Legislatore, le comunico che library.nu e il Mulo dei Ladri (LADRI!) -due assassini del diritto d’autore- sono ben riforniti di Osprey.

    La maledico in nomine Christi
    Gabriele Z. (nome giudeo)

  8. @ tapiroulant… cerca nella libreria rapida, mi sono fatto una collezione da li… O anche semplicemente inserisci nel cannocchiale la stringa Osprey + titolo libro + download (i titoli li trovi sul sito dell’Osprey)

    Zwei, ottimo articolo (come sempre, del resto).
    Bravo

  9. edit al mio precedente commento… Ovviamente è un mio amic… ehm… conoscente, che si è fatto una collezione di Osprey infrangendo le prescrizioni del legislatore in materia.
    e quanto alla seconda frase, è ovviamente a titolo puramente esemplificativo, al solo fine di dimostrare quanto ormai l’immonda pratica della pirateria informatica sia capillarmente diffusa… Ovviamente 😀

  10. Anche i cimmeri combattevano i pitti!
    Ecco un immagine che prova questa affermazione: http://www.ubcfumetti.com/vault/ubc/11693_Frank%20Frazetta%20-%20Conan%20le%20destructeur.jpg

    Purtroppo non sono riuscito a trattenermi… Conan è Conan.
    Se devo subire la punizione la accetterò con Garbo.

    PS:
    Per non spargere troppa ignoranza penso che l’odio pitti cimmeri sia solo fittizio.
    I cimmeri erano una popolazione del VIII al VII secolo a.C. Dubito che abbiano davvero conosciuto i pitti al di fuori dell’era Hyboriana do Howard.

  11. zwei bisognerebbe fare una tavola cronologica in cui si descrive (magari con illustrazioni) l’evoluzione dell’aspetto dei legionari romani nello scorrere dei secoli

  12. Mai visto, grazie del link. Vedo che ha scannerizzato parecchi Osprey e coperto un discreto periodo di tempo.

    @Iome
    Ho il timore che tu abbia già individuato il poveretto che dovrà sobbarcarsi il lavoro. :choler:

    @Jack
    Conan spacca. Non come Zodd, ma spacca.

  13. @ Dr. Jack
    Direi proprio che è improbabile… anche perché i Cimmeri (di cui ci parla Erodoto) storicamente sono vissuti sulle rive del Ponto Eusino, che dalla Scozia (e dall’Irlanda) è ben lontano XD , prima di esserne scacciati dagli Sciiti (che poi sono stati scacciati dai Sarmati, che poi sono stati scacciati dai… ok, era una terra abbastanza tormentata, la Scizia)

  14. 3000 soldati mi sembrano quasi troppi per una battaglia del genere. Non so perchè, ma il regno di northumbria mi dà l’impressione che difficilmente avrebbe potuto superare i mille soldati.
    Il che impedisce ai pitti di averne molti di più, visto che fecero la solita fuga simulata con annesso massacro.

    Due: il declino della northumbria coincise con l’ascesa del wessex (l’unico regno che riuscì a resistere ai vichinghi), o c’è stato altro nel frattempo?

    Tre: recuperate il ciclo di excalibur di cornwell, non è affatto male.

  15. i Pitti di Conan non centrano una sacrosantissima mazza, Howard mutuò gran parte dei nomi , Cimmeri compresi, dai popoli più antichi che riuscì a trovare in biblioteca e nella bibbia. Non facciamo confusione please.

    Conan spacca. Non come Zodd, ma spacca

    chi tocca Howard o Tolkien rischia un martiobarbulum nella nuca, attento pure tu Zwei! :p

  16. @ Il Fabri: confermo, letto e merita. E di Cornwell suggerisco anche il “Ciclo dei Sassoni”, collocato qualche secolo dopo (all’epoca di Alfredo). Che, peraltro, in originale spacca di brutto rispetto alla traduzione (che pure non è malvagia). Leggendolo in inglese lo ho davvero rivalutato come autore.

    Con riguardo al declino della Northumbria,la posizione di egemonia venne assunta da Ine del Wessex.

  17. @il Fabri
    Per una battaglia decisiva, che annientò le pretese della Northumbria sulla Pittavia, penso che 2.000 1000-1500 uomini per parte siano una stima possibile… Ad ogni modo, non mi sorprenderebbe sapere che la battaglia fu combattuta da 1000 uomini in tutto.

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