Dopo la preview di Unika avevo deciso di aspettare gennaio prima di proporne un’altra, ma, complice il Natale, ho notato che molti editori stanno tentando il tutto per tutto. Dopo essersi imbottiti di purganti per mesi, ora sono pronti a calarsi le braghe sopra le librerie. E a quelli che le frequentano. Come ben sapete, ci sono due spin-off del filone vampiresco: quello dei licantropi e quello degli angeli. Quest’ultimo ci ha permesso di gustare opere emetiche quali Angel, Il Bacio dell’Angelo Caduto e Nemesis, mentre il primo ha trovato (ancora per poco) addirittura maggior seguito grazie a Shiver, Lunaris e altre pubblicazioni.
Purtroppo, di recente mi è capitato sottomano Il Canto della Notte. L’autrice non è una ragazzina, ma una bella guagliona ventottenne. Camilla Morgan-Davis, questo il suo pseudomino, vive con il cane in un monastero, scrive a mezzanotte e si scatta foto vestita da sposa-pulcinella (Morgan-Davies è importante negozio di abiti da sposa londinese).
1. Trama
“Il mondo, molto tempo fa, si è diviso nel mondo che gli umani riescono tuttora a vedere e in quello che ha finito nel sottrarsi alla loro vista senza che se ne rendessero conto. Sicuramente tutti gli animali conoscono questo mondo.
Soprattutto i lupi.”
È una giornata qualunque.
Il sole è alto nel cielo. Gli umani si svegliano, chi si prepara per andare a scuola o chi al lavoro e fra questi molti credono di essere i soli a dominare la terra. Non molto lontano da loro si muovono altre creature dall’aspetto umano, ma che sanno richiamare su di loro l’anima dei lupi: sono licantropi, muta forma.
In un paese pressoché sconosciuto del Piemonte risiede una comunità che apparentemente si occupa del recupero di ragazzi difficili e talvolta orfani. È così, ma i ragazzi, così come gli educatori, sono tutti uomini lupo.
Maila è una di loro, ha diciotto anni, si veste di nero, ordina scarpe e libri da Internet e fa esperimenti con erbe, fiori e piante. Non parla volentieri con gli alti, a differenza loro vive con conflitto la sua natura; spesso vorrebbe essere una ragazza normale, ma le è concesso tutto tranne questo. Anche per lei, come per gli umani, la giornata che sta avendo inizio sembra comune, ma non è così.
La quiete del paese è interrotta: due grossi lupi aggrediscono un uomo del posto. Da quel momento per Maila tutto cambierà: le apparirà uno strano segno sul petto, incontrerà un ragazzo dal nome misterioso e dovrà salvare la sua gente dall’attacco degli Artigli Rossi, un gruppo di licantropi assettati di odio e carne.
Ed eccola Maila, in viaggio fino agli Alti Tatra, accompagnata da Othar, un valoroso guerriero. Riuscirà a portare la testa del capo dei nemici nel regno sotterraneo di Ayta, il luogo di confine fra la vita e la morte, in cui i lupi accompagnano le anime dei defunti nell’aldilà?
Una cornice fantasy per tanti temi di bruciante attualità come l’inquietudine degli adolescenti, la necessità dell’integrazione, le regole del “branco”, la diffidenza e il pregiudizio nutrite nei confronti di chi non ci somiglia.
2. Dicono di lui
Ho scelto una recensione di anobii, una sola, perchè nonostante ammolli un bel 5/5 al librozzo offre diversi spunti per una sua interpretazione negativa. L’autrice è Minia la gatta bianca (a sua discolpa, sottolineo che nei voti è di manica larga, visto che ha dato 4/5 ad Arthur di Claudio Tassitano).
Non è facile scrivere recensioni. Quando le leggo mi accorgo che spesso chi le scrive si sente in dovere di dare consigli allo scrittore; sottolineando come quest’ultimo avrebbe dovuto approfondire una parte piuttosto che un’altra e la cosa che mi fa più sorridere è che spesso quello che qualcuno apprezza un’altra persona lo critica. Bhe, queste recensioni le trovo ridicole. A me piace sentire passione quando leggo. E nessuno di noi è detentore di verità. L’arte non può essere spiegata, si può parlare di lei solo con passione e non siamo per forza obbligati a ispezionare un libro come se fosse un topsia alla ricerca del difetto…o del morto
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Farò il mio meglio per descrivere e parlare de Il canto della notte di Camilla Morgan Davis. L’ho aspettato a lungo e finalmente eccolo. Copertina da brivido da quanto sia bella, ottima impaginazione.
L’ho comprato e letto durante il week end. Fuori pioveva a dirotto e mentre stringevo fra le mani una tazza di the bollente ho gustato questa lettura.
Ho avuto due impressioni; la prima è che è nata una stella del panorama editoriale italiano. La scrittura di Camilla è poetica, evocativa, letteralmente magica. Se non mi fosse piaciuto questo romanzo non avrei scritto nessuna di queste parole, dunque fidatevi della sottoscritta.
Ho amato tutte la pagine, dalla prima all’ultima. I personaggi e l’ambientazione non sono mai banali, ti stupiscono e sanno prenderti la mano e condurti lontano, dove Camilla Morgan Davis ha deciso di rapire e trascinare il lettore.
Pazzeschi “i sogni che sogni non sono”, il riferimento alla mitologia azteca e al vudù.
La storia d’amore, fra Maila e Ren, non è mai stucchevole. Ho apprezzato il non detto, i loro pensieri e il motivo che impedisce ai due giovani di stare insieme.
Seconda considerazione; la scrittura.
Io non ho mai, forse una o due volte comunque sono rare eccezioni, letto un romanzo Fantasy scritto in questo modo. Romanzi non di genere forse si, lontanamente Isabella SantaCroce, ma fantasy mai. E mi sono chiesta perchè? E’ possibile che la scrittura per un romanzo di genere sia obbligatoriamente sempre uguale; lunghe descrizioni, zero poesia?, trame molto simili? No, non c’è scritto da nessuna parte. Propria nessuna. E sono felice che Camilla mi abbia stupito fino a questo punto, E’ una scrittura onirica, fantasiosa, con tinte dark che fanno sanguinare il cuore, pennellate di neve cangiante. L’ incomprensione, l’oscurità’ e la solitudine diventano un mezzo per sconfiggere il buio. Esorcizzare le paure. E’ come se Tim Burton ci avesse messo lo zampino.
Vi faccio un altro paragone. Io sono appassionata di musica. Leggere questo libro necessita concentrazione, non perchè la scrittura di Camilla non arrivi, anzi…è proprio questo il punto. Le cose belle non devono arrivarti immediatamente, ma rapirti con calma. Arrivare in maniera diversa, unica e non commerciale. E’ un po come paragonare un grande cantautore italiano con il mix di una canzone da sabato sera. O meglio una canzone di Fiorella Mannoia con una di Britney Spears.
Io scelgo il cantautore, così come mi sono lasciata conquistare dalla scrittura di questa giovane fata fatta della stessa consistenza dei sogni. Il canto della notte è come se dietro di se avesse un orchestra di flauti, pianoforte e violini e un carion dalla musica ipnotica. La voce sono le parole di Camilla.
Le ultime parole di merito vanno alla casa editrice Zero91. Non è da tutti scommettere su un esordiente, ma certamente nel testo hanno visto quello che ho letto io. Se credete che di licantropi ci siano pieni scaffali in librerie, ricredetevi, come quelli di Camilla non ne troverete, se non nel suo misterioso romanzo, di cui attendo il seguito
Recensioni a parte, vorrei riportarvi anche il commento di un’autrice fantatrash di primo livello (fra parentesi ho fatto qualche aggiunta per rendere il testo più aderente al suo stile):
A mio parere mai un titolo è stato più adatto per un romanzo, perché Il Canto della Notte racchiude (evidentemente) tra le sue pagine parole evocative che si susseguono (velocemente) dando vita un’Armonia notturna popolata da creature fiere e affascinanti.
Il canto delle parole di Camilla Morgan Davis si sprigiona (lentamente) fin dalle prime pagine, attraverso personaggi capaci di rapire (violentemente) il lettore con la forza dei loro desideri e di trascinarlo (completamente) all’interno delle loro esistenze intrise di leggenda e di rituali che si perdono (ancestralmente) nella memoria del mondo.Un canto che parla di una storia d’amore, ma anche e soprattutto di un destino al quale sembra impossibile fuggire, un desitno che ha le sue radici nel dolore e il suo compimento nel sangue e nella luce argentea della Luna.
Un canto che è destinato a restare (durevolmente) nell’anima e a lasciare chiunque vi si immerga con il cuore lacerato (violentemente) dal desiderio di scoprire i suoi ultimi versi.
Paola Boni, scrittrice.
3. Contenuti online
Un estratto de Il Canto della Notte potrebbe aiutarvi a comprendere la bellezza (molto) nascosta del romanzo.
4. Cosa dice il sesto senso (c.d. “fiuto trash”) di Zwei?
Ragazzi, che ve devo dì? I due capitoli online mi hanno portato molto vicino a rinnegare Cristo Nostro Signore, ma ho resistito alle lusinghe di Satana recitando il mio rosario, ovvero frasi casuali prese da Ancess.
Mi sarebbe piaciuto godermi la recente presentazione congiunto de Il Canto della Notte, Werewolf (della Angelinelli, l’unica vera scrittrice del gruppo) e del campione del putridume cartaceo Amon. Immaginavo che la località prescelta sarebbe stata Chiaiano, quindi mi sono recato in loco per dare la lieta novella al popolo. Con magno gaudio, i cittadini hanno deciso di accettare rifiuti nucleari e liquami chimici al posto di 10.000 copie delle opere suddette. De gustibus.
Tornando a bomba sul CdN, mi sono illuminato d’immerda alla seconda riga, dopo aver letto “saltando con un balzo” (anche “balzando con un salto” non sarebbe stato male). Per il resto, sembra la solita minestra a base di noia e soprannaturale casareccio, con quella spruzzatina di stile fastidioso che non fa mai male. A pagina 17 inizia uno spiegone teribbbile sul branco di lupi. I Toron Isil non mangiano carne umana per scelta, con il buon Victor che insegna ai giovani licantropi come gestire la loro licantropica licantropezza. Ehm… mi ricorda qualcosa. Ad ogni modo le pagine 17-19, fra spiegone e POV shakerato, sono davvero sublimi.
Quanto all’autrice, mi ha colpito la sua intervista su FM, di cui riporto un paio di domande:
Come scrittrice sei molto misteriosa: sappiamo soltanto che inizi a scrivere allo scoccare della mezzanotte e abiti in un appartamento ricavato da un vecchio monastero abbandonato. Ci puoi raccontare altro di te?
Sono una sognatrice che vive nella realtà e fin da bambina mi sono circondata di libri. Vivo come un’artigiana delle parole e credo nel loro potere. Talvolta sono in grado di tramutarsi in bauli, in cui possiamo nascondere le paure e il dolore, in essi persino i fantasmi del passato trovano quiete. La penna è l’arma migliore che possiedo per combattere ciò che di me fa più male. La pagina bianca è un rifugio. Le parole però sono anche giostre, gioco, zucchero filato e libertà. Credo nella magia di tutti i giorni e alla speranza dell’amore per ciò che ci tiene in vita. Nel quotidiano mi rilasso cucinando tailandese e indiano, nonché facendo lunghe passeggiate con il mio cane. Se potessi viaggerei sempre, sopratutto nel sud est asiatico e nel sud Africa. Magari aprirei una libreria italiana all’estero.
In una stagione editoriale dominata da Angeli e vampiri hai scelto di dedicarti ai lupi mannari. Come mai questa scelta in controtendenza?
Per fortuna aggiungo io. Arriccio il naso quando in libreria, nello stesso momento, trovo decine di novità editoriali che propongono in simultanea gli stessi argomenti.
Uhm… scrivere di licantropia sarebbe in controtendenza e l’autrice arriccia il naso con disgusto quando trova novità editoriali sullo stesso argomento. Uhm… perchè mi viene da dire solo “uhm”? Perchè sò un cojone? Probabile, però lo ridico: Uhm…













ok, allora non ho capito io, scusa
Quando l’ipocrisia dilaga…
Temo che il fantasy in libreria sia diventato un braccio di quel filone di libri per adolescenti scemi come 3msc e simila. Storie per ragazzi e nient’altro… poi ci si chiede perché gli adolescenti sono stupidi e non più come una volta e si dà la colpa ai videogiochi (o alla tv, a seconda).
Che tristezza… è tutta una trovata commerciale, tutta una presa in giro. Libri, videogiochi, musica… ovunque è un seguire la moda perché stare insieme è bello e se lo fanno gli altri allora va bene.
E a chi ama davvero qualcosa, chi crede veramente, nel fantasy e non solo, è costretto a cercare in mezzo a tanta spazzatura polveri d’argento di opere degne di chiamarsi tali.
Ma quando è cominciato tutto questo? Voglio dire, l’invasione di fantatrash? Mi piacerebbe saperlo…
Il problema è: come fare per mettere le cose a posto?
L’unico modo che mi viene in mente è aprire una casa editrice grande a sufficienza e pubblicare solo libri decenti, come (la maggior parte di) quelle estere.
Sempre un problema di soldi… vien voglia di giocare alla lotteria per riuscirci. Mi sa che domani mi gioco una schedina, non si sa mai. Magari se vinco riesco a mettere a posto il fantasy italiano.
P.s: ma è così solo in italia o anche all’estero? Perché a parte Paolini non conosco altra roba da buttare