Ieri mi trovavo alla Arion di Euroma2 (noto centro commerciale di Roma) intento, come sempre, a sbirciare fra gli scaffali del reparto Fantasy & Vampires (sob!). Fra i soliti noti (dal Re Nigga all’Aurora delle Nigga) ecco spuntare due nuove pubblicazioni. La prima è targata Reverdito e porta la firma dell’onnipresente Pierdomenico Baccalario. Si tratta del secondo libro della nuova collana fantasy (Pegaso) della Casa, curata da Luca Azzollini. Uhm… primo libro di Falconi, secondo di Baccalario… e il terzo? Elena Melodia, Azzollini stesso o qualche altro amichetto? Sono aperte le scommesse.
Insomma, l’amore verso gli esordienti della Collana Pegaso è commovente. Fra l’altro, leggiamo sul sito ufficiale della Reverdito (interno al blog di Azzollini):
ATTENZIONE!!!
Visto l’alto numero di manoscritti pervenuti per mail e in formato cartaceo, la selezione dei materiali è attualmente
SOSPESA.
Pertanto invitiamo gli autori a
NON INVIARE altri testi.
Capito? Ne sono arrivati talmente tanti che gli unici a meritare la pubblicazione sono stati due manoscritti che NON hanno effettuato la normale trafila. Yo madafaka.

Ora lasciamo da parte queste considerazioni editoriali e passiamo all’altro libro che ha solleticato la mia curiosità: L’Assassino Nero. La Saga di Esmeria.
L’autrice è una graziosa diciottenne di Roma, e frequenta uno dei licei storici della Capitale, il Tasso. Io vi conosco, pollastri miei, già state pensando “Tzè, 18 anni, ormai a quell’età bisogna aver pubblicato almeno 2 fantatrash”. E qui casca l’asino. Infatti la nostra bella biondina ha iniziato a scrivere il suo romanzo a 13 anni e l’ha concluso a 15. Tiè, manica di cojoni che non siete altro!
Con lo stesso espediente utilizzato da varie Case Editrici quindi (Flaccovio con Alessia Fiorentino, N&C con Siccardi e Montanaro, ecc.), si sottolinea come il libro non sia stato scritto da una maggiorenne (non sia mai!), ma da una femmina in pieno passaggio dall’età prepuberale all’adolescenza. Da www.affaritaliani.it:
Fin da piccola ha sempre letto (soprattutto romanzi del ciclo bretone) e scritto, orgoglio e disperazione degli insegnanti di italiano costretti a correggere temi di 20 pagine. Le prime cose che ha scritto sono state poesie e dopo una serie di racconti annotati su fogli qualsiasi, a tredici anni ha iniziato a scrivere la Saga di Esmeria, completandola a quindici. L’Assassino Nero è il suo primo romanzo.
1.La Trama
Una notte, nel cuore di una foresta, una demoniaca figura bianca attacca una famiglia in fuga. Gli unici superstiti sono i piccoli Ràvul e Johan. I due però non sono orfani qualunque, perché re Diamid in persona organizza una spedizione per recuperarli e portarli ad Amiares, la capitale del regno di Esmeria. Johan diventa subito il pupillo del tiranno e del suo tutore, il generale Haicko, così Ràvul, quasi dimenticato da tutti, decide di scappare. Ma come può sopravvivere un ragazzino di undici anni da solo e senza mezzi? Questa è la condanna di Ràvul, che lo trasformerà nel temibile Assassino Nero, un mercenario sen za pietà né coscienza. Un giorno, però, qualcosa cambia e Ràvul si trova davanti una verità sconvolgente, che lo costringerà a fare i conti non solo con feroci creature e nemici dai poteri sovrumani, ma anche con l’unico amore della sua vita e l’irresistibile richiamo del suo stesso sangue.
2. Dicono di lui…
Non sono presenti commenti su IBS o Anobii, quindi dovrò basarmi su qualche estratto da affaritaliani.it e poco altro.
Con scrittura intensa e avvincente, Marta Marat nel suo romanzo d’esordio dà vita a un mondo fantastico, popolato di creature bizzarre e uomini dai poteri sovrumani. Un mondo intriso di magia e di echi cavallereschi, lo scenario perfetto per uno scontro fra bene e male dai risvolti sorprendenti. Narrando la storia di due fratelli legati da un segreto, Marta Marat trascina il lettore in un vero e proprio viaggio di formazione alla fine del quale il protagonista, attraverso il superamento di prove sempre più difficili e la conoscenza di verità sconvolgenti (le sue origini celano un segreto destinato a cambiarlo per sempre), si ritroverà adulto.
Ahi ahi ahi, con il “viaggio di formazione” di rischia sempre grosso, visto che il termine di paragone è e rimarrà sempre Ancess di Sergio Rocca.
3. I Contenuti online
Poca roba, giusto l’audio di alcune pubblicità radiofoniche e una parte dell’incipit (la divisione in paragrafi è mia):
Dal Secondo annale di Esmeria
Esmeria giace tra le Montagne Coronate e le Valli Spezzate che la separano dalla Repubblica di Saria. A nord la cingono le Montagne di Telemark, le più antiche. A ovest esse diventano le Montagne Nere, così chiamate perché non vi si posa mai la neve. E a est esse sono le Montagne dell’Est, oltre le quali Esmeria si immerge nelle acque. A sud le valli si aprono in profonde ferite, trasportando nel grembo i fiumi che sfociano oltre Saria. Il solo Fiume Marin della Grande Valle scorre placido per il passo di Karaador, difeso in ogni ora del giorno dai Soldati del Sud. A nord i passi di Isen e Kiusu conducono alle Steppe Morte, terra di nessuno, ma non possono essere varcati senza il regio permesso. A ovest le montagne non hanno facili passaggi e sono ingannevoli. A est vi è il passo Est, ma per giungervi è obbligato il passaggio attraverso foreste di ombre e pericoli. Queste a est sono le uniche vette non vigilate dalle Serpidi, i serpenti dalle ali di uccello, e dai loro cavalieri.
Voci non si hanno sull’esistenza di città agli albori della prima era, fino alla nascita di Triata sull’altipiano di Tuvia. Essa sorse imponente e scolpita in un cristallo dotato di arcani poteri. A Triata cinque famiglie dominavano sugli abitanti della regione. Il sesto secolo fu il tempo del grande viag gio e quattro di esse abbandonarono Triata. Quattro città sorsero dove prima vi erano terre libere, formando con Triata un pentagono dalla forma perfetta. I Karan eressero Karanina in bilico su un precipizio, scavandone le mura nella roccia viva del monte Wuntelaar. Gli Shahan scivolarono silenti a sud e Mantashuan si chiamava la loro fortezza. I Kylaron mille-arcieri, domatori dei grandi uccelli delle montagne, divennero i signori delle foreste di Bakuda. E gli ultimi a migrare dove tramonta il sole furono gli spirituali Evarin, signori di Anmen. I Rudigher soli rimasero a Triata delle mille scintille. Al tempo della separazione delle quattro famiglie, un consiglio fu indetto dai Rudigher, che da allora furono garanti dell’equilibrio. Tutti i guerrieri si riunirono all’ombra della grande foresta, poi chiamata Tenshield.
Questi furono i decreti del Grande Consiglio: solo al capofamiglia dei Rudigher sarebbe spettato indicare chi avrebbe regnato su Esmeria; nessun Rudigher avrebbe mai potuto a spirare al trono per sé; il re sarebbe dovuto cambiare ogni decade; se così fosse stato deciso dai Rudigher, il re sarebbe potuto essere della stessa famiglia anche per più di cento volte; se in uno scontro un membro di una delle famiglie avesse chiesto la grazia a un altro, egli avrebbe dovuto concedergliela; se il membro graziato avesse poi attaccato per primo chi lo aveva risparmiato, non avrebbe più potuto invocare la sua pietà. Infine, se il capofamiglia dei Rudigher avesse convocato un consiglio, tutti i membri delle famiglie sarebbero dovuti accorrere. La prima era ebbe termine in pace. Al principio della se conda popoli barbari calarono dalle Steppe Morte. Gli invasori dai capi piumati distrussero i villaggi e fecero strage degli abitanti delle montagne. La famiglia Karan allora istituì un nuovo ordine di guerrieri, reclutati tra i sopravvissuti di quelle che furono denominate Stragi dei Ghiacci. Essi assoggettarono e domarono le immense bestie alate che abitavano le profonde grotte delle montagne e ricacciarono gli invasori.
In seguito a questi avvenimenti il capofamiglia dei Rudigher, Delton il Magnifico, convocò il Secondo Grande Consiglio. Queste furono le norme che lì nacquero: i domatori delle bestie del Nord avrebbero continuato a difendere i confini e avrebbero giurato fedeltà a chiunque fosse stato portatore della corona. Un secondo ordine, noto come i Bianchi Cavalieri di Nasril, avrebbe dovuto servire la capitale Triata e la famiglia Rudigher. Un esercito di leva sareb be stato controllato dalla regia autorità, seguendo i consigli dei Rudigher in caso di guerre. Ogni villaggio e città avreb be dovuto mettere a disposizione dell’esercito tre settimi dei suoi uomini in pace, sei settimi in tempi di battaglie. L’equilibrio tra le famiglie si incrinò nella terza era, di cui ora siamo ormai al termine. Gli Evarin erano scontenti perché da duecento anni nessuno di loro saliva al trono. I Karan richiesero maggiori privilegi in quanto difensori dei confini. I Kylaron persero i loro destrieri alati e, cercandoli, sconfinarono nei territori delle altre famiglie. E gli Shahan mal sopportavano gli altri, insuperbiti da tanti anni al potere. Il capofamiglia dei Rudigher, Germond IV, di trecento e trenta anni, era ormai troppo vecchio per mantenere la pace.
Gli animi prepotenti e crudeli abbandonarono il Consiglio e le sue leggi, e cominciarono i disordini che culminarono nella Grande Battaglia di Marina. I Rudigher furono distrutti dal tradimento del Bianco Cavaliere di Nasril Diamid Nemelen, al tempo generale dell’ordine. Egli, in alleanza coi Karan, guidò i Serpidoniani nella battaglia, dilaniando ebruciando ogni cosa. Da allora gli Shahan, gli Evarin, i Kylaron e i Rudigher sono persi nell’oblio. Diamid il traditore ha nelle mani sporche di sangue l’esercito e sulla testa ingannatrice la corona. E i Karan tacciono nascosti nell’ombra. Triata è sottomessa, la città alleata Denisa distrutta a imperituro esempio. Il villaggio di Amiares, nel cuore esmeriano, è divenuto città e capitale. (continua in libreria…e al macero).
4. Cosa dice il sesto senso (c.d. “fiuto trash”) di Zwei?
Miei prodi, siete giunti al punto 4! Ripijateve i cojoni dalla carriola e procedete.
Ucci ucci sento odor di fantatrasciucci. In particolare, mi puzza la pubblicazione con la Cavallo di Ferro.
Cavallo di Ferro Editore nasce dall’omonima casa editrice portoghese con l’intento di divulgare la letteratura lusofona in Italia, privilegiando autori di fama internazionale già pubblicati all’estero ma ancora poco conosciuti nel nostro paese – come Miguel Sousa Tavares, acclamato autore di Equatore e Fiume dei fiori, e José Rodrigues dos Santos, con i suoi thriller di grande attualità Einstein e la formula di Dio, Il settimo sigillo e Furia Divina. Il catalogo, infatti, propone prevalentemente traduzioni di romanzi e racconti di scrittori portoghesi e brasiliani. Ad oggi, la casa editrice ha ampliato la sua proposta editoriale con importanti riedizioni come I diavoli di Loudun di Aldous Huxley e i romanzi di Adolfo Bioy Casares. Nel 2008, con il nuovo romanzo di Romana Petri, Ovunque io sia, ha inaugurato anche una selezione di autori italiani.
…vi consigliamo studiare attentamente la nostra linea editoriale prima di spedire il manoscritto, in modo che possiamo dedicarci con più efficienza alla valutazione e abbreviare i tempi di risposta, che al momento superano i 6 mesi…
Ora, come diavolo è possibile che la Marat abbia inviato il proprio manoscritto a una Casa che non solo non pubblica fantasy, ma addirittura non pubblica autori italiani (tranne pochissime eccezioni)?
Lascio a voi l’ovvia risposta. Quanto alla sostanza, già l’incipit mi gusta parecchio, con le Montagne Nere e le Montagne Telemark (LOL), il Cavaliere Bianco e l’infodump a 360° da applausi a scena aperta. Oddio, le intro storiche posso pure sopportarle, ma qui ci ha detto tutto di tutti…













ZAN ZAN! Un altro mistero misterioso…
E se dietro l’amico fosse celato Papi che ha inviato il link come parte del suo piano macchiavellico di conquista del mondo?
Stanotte pensateci e provate a non rabbrividire…
A me “La fuga di Esmeryu” parrebbe un buon titolo.
Quasi ci scrivo un romanzo e lo propongo.
@meru: ho 21 anni… non sono più tanto adolescente. Nel senso, non ho 15, 16, 17, anni. In ogni caso non vedo perchè non dovrei voler tappare codesti buchi! Vabè, misteri della fede. In ogni caso gran chissene del papi chulo, che sia vero o no non fa molta differenza.
Dunque il papi è ancora qui.
C’è già stato anche il bunga bunga?
PS: la parola velleitarismo dovrebbe essere proibita dalla Convenzione di Ginevra.
dago, hai ragione,”velleitarismo “è proprio brutto,ma esiste. Kenar perchè non mi racconti di che parla il tuo incompiuto? Mi interessa.
P.S. sono tornato nel talamo coniugale.
Eh? Sbaglio o mi sono perso qualcosa?
Quindi Papi = Meru = Alix…interessante…
Ma bravi, io me ne vado qualche giorno in mezzo ai vulcani (spenti) e voi vi scatenate in mia assenza, con tanto di amykette che si metamorosizzano in padri e poi in mariti. Vi odio.
E vi segnalo che AnonimoFlamer è il mio troll domestico. Trattatemelo bene U_U
Comunque Meru/papi/boh ha ragione: reazioni tanto virulente a questa presentazione vogliono dire qualcosa. Vogliono dire “il pedo-fantatrash ha sacramente rotto i cosiddetti”…
non ho voglia di mettere la trama del mio libro su pubblica piazza.
A Kenar
Lascia perdere. Tra l’altro pare che l’utente meru abbia appena fatto pasticci, identificandosi come clamoroso fake…
kenar ,hai ragione non farlo, ma se ci credi vai avanti. Buon lavoro!
Posso dire che quello del dormire sul divano è il peggior cliché mai usato?
Succede solo nelle sit-com americane.
Tornando al discorso di assaggiare merda/ostrica per decretare se faccia o meno schifo, dico la mia:
A me l’ostrica fa schifo. Per sapere che faceva schifo non ne ho mangiato un chilo, mi è bastato assaggiarne un pezzettino e_e
(= incipit+copertina+trama+inutile pubblicità sull’età dell’autrice)
Eppure non ho detto che il libro fa schifo, solo che le montagne Telemark mi inquietano e mi spingono a chiedermi se esistano anche le valli PostalMarket
@ Tj:
Ho usato un materiale schifoso (tra l’altro prendendo palesemente spunto dalla metafora di gamberetta che per me è fantastica) per evitare la fuga “è questione di gusti”.
Per rimanere in tema della metafora non serve assaggiarla.
Basta guardarla (cioè vedere età dell’autrice, casa editrice e copertina) e sentirne l’odore (cioè scoprire il telemark… voglio dire mass marketing).
Per i più diffidenti (come me), il colpo finale è la guida culinaria fidata (cioé Zwei).
Se la vedi, la odori e senti il consiglio dell’esperto. Non serve assaggiarla… Anche se va be’ un po’ l’ho fatto anch’io, ma solo dagli estratti di Zwei che ce l’ha condita con le spezie del sarcasmo e volgarità creativa.
Certo che queste cose, a ben pensarci, intristiscono.
Nel senso: al modo c’è un sacco di gente: solo una percentuale minima di queste desidera scrivere un libro.
Solo una piccola percentuale di queste riesce a vederlo pubblicato.
E io penso: una persona non si mette a scrivere un libro tanto per, se lo scrive lo vuole: io sono convinto che questa ragazza si isa anche impegnata per pensare e scrivere tutto questo.
Poi arriva un editore: se quest persona avesse un po di cervello, andrebbe rispondere a certi manoscritti dicendo: ma torna tra un paio d’anni.
Se fosse successo questo, molti scrittori se ne sarebbero tornati a casa, e si sarebbero posti delle domande, e avremmo evitato di vedere certi libri pubblicati: non voglio dire che La Saga di Esmeria non dovrebbe mai essere pubblicata: sto dicendo che se un editore le avesse tirato un sberla morale (e on mi riferisco solo a questo caso, ma anche ad altri), questa ragazza (forse) si sarebbe messa li a rivedere il suo racconto e tra un paio d’anni la stessa saga sarebbe stata pubblicata, sotto forma di un romanzo piacevole e maturo.
Ed invece siamo qui, a sorbirci un sistema editoriale grazie al quale si ha l’impressione che tutto vada bene, e che l’impegno non conti…
Che tristezza gente….
Scusate la filippica.
Argh, perché vedo le 3 Pubblicata in 5 righe solo ora XD.
Ahahaha non avevo pensato al toponimo Telemark come telemarket…
Perchè effettivamente è un nome che esiste nella realtà!
http://wikimapia.org/#lat=59.15&lon=9.66&z=13&l=4&m=b&search=telemark
io lo ripeto… spesso i nomi fottono…
Concordo. Avevo chiamato uno dei personaggi Jinsai (storia ispirata al Giappone del tredicesimo secolo).
A quanto pare “jinsai” è un tipo di suicidio rituale in coppia
Tuttavia quando si comincia a infilare quattro o cinque toponimi strambi, ci sarebbe da porsi qualche domanda…
Jinsai è un nome di persona. Un filosofo confuciano del XVII secolo si chiamava Ito Jinsai… quindi scelta di Tenger è scusabile.
Ciò mi rassicura molto
Non conoscevo Ito Jinsai (il periodo Edo non è proprio la mia specialità…).
Mah…
Non è che i toponimi del mondo reale vengano fuori a membro di segugio: dipendono dalla lingua, dalle tradizioni e da una serie infinita di fattori ambientali e culturali.
Nello scrivere un romanzo fantasy uno dovrebbe documentarsi e se non proprio inventare una lingua di sana pianta (non siamo tutti filologi) almeno attenersi ad un po’ di coerenza.
Verrebbe da dire: “Ma da un tredicenne cosa ti aspetti?” invece, pare assurdo, ma è evidente che l’editore si aspetta di trovare grandi doti… O forse solamente un buon numero di gonzi a cui propinare spazzatura.
…del resto, quando non si trova o non ci si può permettere di meglio si è costretti a mangiare da Mc Donald
Benvenuto Troll, spero non si tratti di nomen omen.
Esmeria giace tra le Montagne Coronate e le Valli Spezzate