Annali d’Italia (496-498 d.C.)

A vent’anni dalla deposizione di Romolo Augustolo, in tutta Europa i regni romano-barbarici si vanno consolidando. Il più potente fra questi, il Regno dei Franchi, inizia una conversione di massa al cattolicesimo, seguendo l’esempio del proprio sovrano Clodoveo. In Italia la situazione è sempre più difficile, non tanto per il dominio di Teodorico (che più volte si dimostrò un buon sovrano), quanto per i decenni di guerre ed il progressivo spopolamento delle città.

Alla fine del V secolo Roma, che aveva superato il milione di abitanti nel II e III secolo, diventa uno scheletro fastoso che ospita circa 50.000 anime.

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Anno 496

imperatore: Anastasio (6)

papa: Anastasio II (1)

re d’Italia: Teodorico (4)

consoli: Paolo, sine collega

Il console Paolo, fratello dell’Imperatore Anastasio, non ebbe la sua controparte in Occidente.

La Liguria rimaneva in condizioni disastrate, e di certo non aiutavano i tributi imposti da Teodorico, che doveva mantenere il suo esercito. Come al solito, i Liguri si rivolsero al vescovo di Pavia Epifanio, il quale decise di raggiungere Ravenna via acqua, utilizzando il corso del Po. Grazie al Muratori quindi, sappiamo che il più lungo fiume italiano era navigabile nonostante le paludi all’altezza di Brescello e le correnti imprevedibili.

Teodorico  si lasciò convincere dal prelato e decise di eliminare il 75% dei tributi gravanti sui Liguri. Durante il viaggio di ritorno però, in pieno inverno, Epifanio si ammalò (probabilmente una polmonite) e morì. Aveva servito il suo popolo per l’ultima volta.

Il palazzo di Teodorico a Ravenna

Bisogna anche ricordare che Teodorico professava l’arianesimo, ma questo non pregiudicò i suoi rapporti con la popolazione romana, né, e il caso di Epifanio lo dimostra, ebbe mai problemi a trattare con i ministri della Chiesa. Addirittura, di lui si ricorda un episodio molto particolare. Uno dei suoi ministri, cattolico di nascita, aveva abiurato la fede nella Chiesa di Roma e abbracciato l’arianesimo, pensando di fare cosa gradita al sovrano. Ma Teodorico, venutolo a sapere, dimostrò la sua grandissima umanità facendolo decapitare.

Se costui non è stato fedele a Dio, come sarebbe poi fedele a me che son uomo

Lucida valutazione.

Nel corso del 496 ci furono dei decessi importanti. Innanzitutto quello del re vandalo Gutemondo, l’unico a non aver trattato male i cattolici, e in novembre quello di Papa Gelasio. A Gutemondo successe Trasamondo, che per prima cosa mandò un’ambasceria a Teodorico per chiedergli in sposa la sorella Amalafrida. Il re d’Italia la impacchettò per bene e la spedì, accompagnata da mille nobili goti e cinquemila soldati, alla corte di Trasamondo, dandole in dote il capo di Lilibeo di Sicilia. Il Muratori ci avverte però che il matrimonio avvenne solo nel 500.

A Roma invece, a Papa Gelasio, amato dalla popolazione e dal clero, successe Anastasio II.

A nord dell Alpi, continuavano i successi di Clodoveo, la cui potenza sembrava inarrestabile. Durante la guerra con gli Alemanni, egli invocò in aiuto il Dio dei Cristiani (spinto anche dalla moglie Clotilde, cattolica). Annientato il nemico e annessi i suoi territori, Clodoveo decise che era ora di ringraziare quel Dio tanto avido di sangue, quindi si fece battezzare da San Remigio, vescovo di Reims, nella notte di Natale del 496.

Il battesimo di Clodoveo

Migliaia dei suoi guerrieri lo imitarono nelle settimane e nei mesi  seguenti, tanto che i franche divennero quasi completamente cattolici nel giro di poco tempo.

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Anno 497

imperatore: Anastasio (7)

papa: Anastasio II (2)

re d’Italia: Teodorico (5)

consoli: Flavio Anastasio Augusto (II), sine collega

Ancora una volta, in Occidente non fu nominato alcun console.

In Oriente, l’Imperatore Anastasio riuscì a concludere la guerra Isaurica. L’esercito imperiale, guidato da Giovanni Scita, riuscì a catturare due capi della rivolta, Longino (ex-generale dell’esercito) e Atenodoro. Dopo averli decapitati , inviò le loro teste a Costantinopoli. Anastasio premiò Giovanni Scita e Giovanni Flavio “il Gobbo” con la dignità consolare.

In Gallia, Clodoveo non fu affatto misericordioso con la popolazione alemanna, rimasta senza re e senza terra. Pesanti imposte e razzie costrinsero gli Alemanni sopravvissuti alla fuga. E quale migliore sistemazione se non l’Italia? Arrivarono a migliaia, chiedendo a Teodorico di poter diventare suoi sudditi. Il Re accettò volentieri, anche perchè centinaia di ettari di coltivazioni erano rimasti senza manodopera a causa degli ultimi, burrascosi decenni passati dalla penisola. Basti pensare che, per accontentare migliaia di Alemanni, Teodorico non spossessò neanche un proprietario romano! Ennodio infatti dice:

Alemanniae generalitas intra Italia terminos sine detrimento romanae possessionis inclusa est

In uno degli articoli precedenti, abbiamo visto che Teodorico era imparentato con Clodoveo, quindi poté permettersi di scrivergli una missiva con la quale, dopo essersi complimentato per la vittoria riportata, gli consigliava di essere più mansueto con i nemici sconfitti, visto che avrebbe guadagnato più denari e stima dagli stessi.

Chissà se Clodoveo, senza l’epistola di Teodorico, sarebbe divenuto il re saggio tramandatoci dalla tradizione…

A Roma, il neoeletto Papa Anastasio decise di inviare due legati, Crescionio e Germano, all’Imperatore suo omonimo, per chiedere che venisse tolto il nome di Acacio (anche da morto non gli davano tregua) dai sacri dittici e che Costantinopoli provvedesse ai bisogni della Chiesa alessandrina. Ai due vescovi si aggiunse anche il patrizio Festo, inviato da Teodorico per trattare alcuni affari civili. Secondo il Muratori questa è la prova definitiva che solo nel 497 ci fu una composizione delle tensioni fra Anastasio Imperatore e Teodorico, nate perchè quest’ultimo aveva assunto il titolo di Re senza consultarlo.

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Anno 498

imperatore: Anastasio (8)

papa: Simmaco (I)

re d’Italia: Teodorico (6)

consoli: Giovanni Scita e Paolino

Troviamo di nuovo due consoli, Giovanni Scita per l’Oriente (premiato per il successo nella guerra Isaurica) e Paolino Decio per l’Occidente, nominato da Teodorico.

Verso la fine dell’anno, accade un evento che gettò Roma nel caos. Alla morte di Anastasio II, il 17 di Novembre, fu eletto Papa Simmaco, un prelato sardo. Non fu però un’elezione unanime, tanto che la parte dissenziente del clero elesse un altro pontefice, il romano Lorenzo.  Si dice che il patrizio Anicio Probo Fausto, ritornato da Costantinopoli, avesse comprato gli elettori di Lorenzo, sperando di far accettare a quest’ultimo l’enotico di Zenone. Possiamo desumere che Fausto si fosse impegnato con l’Imperatore Anastasio affinchè  fosse succeduto ad Anastasio II un Papa favorevole a Bisanzio.

Il contrasto fra le due fazioni diede il via a un clima di guerra civile che portò ad “assaissimi ammazzamenti, saccheggi ed altri mali innumerabili alla città di Roma”, che si protrassero per diversi anni. E’ difficile ricostruire con precisione tutta la vicenda, ma sembra che la parte dell’usurpatore Lorenzo abbia provocato i danni maggiori.

10 pensieri riguardo “Annali d’Italia (496-498 d.C.)

  1. Annali, annaliii :love:
    E tornano pure i simpatici cestini regalo, con testa di rivoltoso acclusa, che prendevano la via per Costantinopoli. Sweet.

    Terra Nova

  2. Delurkescioooonnnnn~
    Qual fighezza questi post storici! :love: Pensavo di farne uno io pure su Teodosio, Arcadio, Onorio e Stilicone, che è il mio campo, ma siccome sono una fancazzista nata, per un motivo o per l’altro non lo scrivo mai. 8)

  3. Ciao Enrica e benvenuta! Hai scelto un periodo che gli storici definiscono “ciocconesquiccoso”, uno dei miei preferiti. Molla A.Creed e scrivi l’articolo. 🙂

  4. Oh, sono veramente contento che tu abbia ripreso a scrivere gli Annali, cominciavo a preoccuparmi. Una cosa non mi è chiara, come diavolo fecero il Re e i vescovi a convertire un’intera popolazione in un periodo così breve? Nella Rus’ di Kiev ci volle un secolo e mezzo!

    E poi ti do un consiglio.
    Nei vecchi articoli sugli annali, in fondo all’articolo mettevi dei link che rimandavano agli annali precedenti e successivi. Sono molto comodi per la consultazione (io per esempio volevo andare a ricontrollarmi alcuni vecchi fatti, dato che è passato tanto tempo), quindi ti consiglio di metterli anche stavolta e in futuro.

  5. @Tapiroulant
    E va bene, ecco la risposta seria.
    Devi tenere conto che le popolazione che si convertirono al cristianesimo erano già in contatto con la popolazione romana cristiana e, successivamente, si fusero con essa. Franchi, Burgundi, Visitgoti, tutti questi “barbari” si inserirono in un contesto sociale che li portò inevitabilmente alla conversione (con tempistiche diverse a seconda della popolazione). A favorire il processo ci pensò anche la Chiesa di Roma, che già intratteneva rapporti, attraverso vescovi ed emissari, con tutti i nuovi regnanti.

  6. La perseveranza paga sempre ^-^

    Suppongo che i Franchi traessero dei vantaggi materiali dalla conversione al cattolicesimo; per esempio, poteva essere una giustificazione ideologica (assieme all’assimilazione della cultura romana) per tenere ‘legati’ tra loro i vari popoli barbarici? Adesso, ad esempio, viene molto sbandierata l’idea di ‘identità europea’ per giustificare l’adesione politica all’UE. Suppongo che istituzioni romano-cattoliche, la stessa religione, i matrimoni tra case regnanti, etc… contribuissero tutti allo stratagemma politico della Grande-Famiglia-di-Popoli-che-dovevano-essere-in-buoni-rapporti-l’uno-con-l’altro-e-aiutarsi-a-vicenda-se-possibile, o no?

  7. Vado a memoria, sintetizzo e semplifico: la cristianizzazione dei popoli, per parte della società, era una gran brutta cosa. La fetta ricca e nobile viveva ancora appoggiandosi sulla schiavitù (chiamalo servo, il concetto non cambia!), ma la morale cristiana non considerava accettabile che un cristiano fosse servo, peggio che peggio di un altro cristiano (ma il barbaro pagano potevi schiavizzarlo eccome, tanto era solo carne pagana figlia del demonio, no?).
    Quindi più pagani si convertivano e meno schiavi avevi a disposizione.
    Invadere le terre slave e assoggetarne i popoli, allora, era diventato una comoda scappatoia. Che poi gli slavi fossero restii alla predicazione cristiana (molto restii, troppo per i gusti di Carlo Magno) era solo un fatto “positivo”.
    Riprova del fatto che gli slavi fossero sentiti come popolo perfetto da schiavizzare: la parola inglese “slave” proprio da lì deriva, dalle moltitudini di schiavi slavi.
    Bella la Grande-famiglia-di-popoli-che-si-amano-tanto-fin-dalle-origini-perché-credono-tutti-nella-stessa-cosa :[ ! E bella l’etica unilaterale 😉 😀

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