Spade (V): Il Panabas

Scrivendo gli articoli sulla Spada Denti di Squalo e sul Macuahuitl ero convinto che avrebbero avuto molto meno successo di quelli sulla Spada Vichinga e sulla Spatha. Mi sono dovuto ricredere. Entrambi sono rimasti sotto quello sulla Zweihander (forse perché è l’arma bianca più adorabile di sempre), ma hanno avuto una pioggia di visite.

Visto che ho sempre nutrito una certa passione per le armi bianche esotiche, la cosa mi ha reso felice.

No, non ho abbandonato le insuperabili lame europee, ma solo deciso di approfondire la conoscenza di quelle spade rimaste al di fuori del duopolio spada del cavaliere-katana.

In questo senso, l’asia è una miniera da cui attingere a piene mani. Per non annoiarvi con il  kriss o il kukrì, ho deciso di scribacchiare qualcosa sul Panabas.

1. Le Filippine e l’Isola di Mindanao

Grazie alla loro collocazione, fra la Malesia e l’Asia Continentale, le Filippine hanno sempre subito l’influsso di diverse culture. Tralasciando la storia più risalente, bisogna necessariamente menzionare un evento che portò all’insediamento di una nuova religione e di nuove usanze: l’arrivo dei mercanti arabi.

L’Islam infatti iniziò a penetrare nelle Filippine attorno al XIII secolo grazie alle relazioni commerciali con le popolazioni a occidente dell’arcipelago. Già dalla costruzione della prima moschea, ad opera del mercante Makhdum Karim (1380), l’Islam piantò le radici nella parte meridionale dell’arcipelago, dove rimane a tutt’oggi la religione più seguita. Non a caso, a partire dal 1989 esiste la ARMM, la Regione Autonoma del Mindanao Musulmano.

L’isola di Mindanao. Sono evidenziate in rosso le zone sotto il controllo degli indipendentisti musulmani

Ma non bisogna però pensare che le popolazioni indigene fossero arretrate, per lo meno dal punto di vista metallurgico, come quelle precolombiane o del pacifico. C’erano infatti degli eccellenti artigiani, che forse operavano in centri specializzati come in Europa, capaci di forgiare delle ottime lame in acciaio laminato.

Sulla sinistra le due fogge principali del Panabas (le meno diffuse erano le ulltime); a destra, un’altra lama filippina, il Barong

2. Il Panabas

Viene quasi sempre identificata come un’arma musulmana, ma le influenze delle tipiche fogge estremo-orientali sono facilmente riconoscibili. Ad esempio, il tipo meno diffuso di Panabas assomiglia ad un grosso kukrì.

L’etimologia della parola è spiegata su wikipedia (ancora una volta saltarla a piè pari si è rivelata una pessima scelta):

The sword’s name is a shortening of the word “pang-tabas“, which means chopping tool. As such, its etymological origins are the root word tabas (“to chop off”) and the prefix pang(“used for”).

Come molte altre armi, nacque per uso domestico, e doveva essere particolarmente efficace per farsi strada nella giungla e, perchè no, difendersi dalla fauna estremamente ostile del luogo. Dobbiamo immaginarlo come un machete esotico, adattato ben presto all’uso bellico. In fondo, ciò che riesce a tagliare il legno se la cava piuttosto bene anche con la carne e le ossa. Gli esempi in questo senso sono parecchi, ma il più lampante è rappresentato dall’ascia, nata per fini completamente estranei alla pratica guerresca e finita ad affettare soldati e civili per una ventina di secoli.

Tre diversi Panabas. Il secondo ha una bellissimo intarsio nella parte superiore della lama

Tornando al metallo filippino, bisogna specificare che il Panabas non era un’arma da signorine. Le dimensioni medie si aggiravano attorno ai 70-80 cm e poteva essere impugnato con una o due mani. Gli esemplari più grossi superavano i 90 cm e potevano sfiorare anche i 120 cm complessivi, con un peso totale di quasi 4 kg. Anche prendendo ad esempio un Panabas di 65-70 cm – dimensioni non eccessive,  quindi, se paragonate a quelle delle lame europee – bisogna sempre rapportarlo alla stazza media di un maschio adulto delle filippine.  Si trattava quindi di un’arma devastante.

Possiamo anche ipotizzare che gli esemplari più pesanti, inadatti al combattimento, fossero quelli usati per le esecuzioni o portati durante le cerimonie come simbolo di potere.

Un esemplare di tipo A di grosse dimensioni: 81.9 cm di lunghezza, sezione a diamante spessa 2.2 cm alla base e una larghezza della punta di 12.1 cm

Le protezioni corporee dei guerrieri musulmani delle filippine erano scarse, quindi è facile immaginare quale tipo di danni potesse infliggere un’arma così pesante. Di certo sia la versione a una mano che quella bimane potevano amputare di netto l’arto di un uomo o decapitarlo, come ci testimonia la presenza del Panabas in mano ai boia locali forse anche prima del XVII secolo. Come è noto infatti, la sharia prevede una gran copia di amputazioni e decapitazioni, e il Panabas poteva adempiere al compito meglio di una spada a lama dritta, forse anche meglio di un’ascia.

La corretta impugnatura di un Panabas di tipo B?

Il Panabas non aveva una forma standard, o meglio, c’era un disegno più seguito, ma non mancavano le varianti. Il Panabas con la lama piegata verso l’interno, in modo simile alla lama del kukrì, era il meno diffusa. L’ho chiamato tipo B per distinguerlo da quello con maggiore diffusione, il tipo A, che aveva la lama con il debole oversize e un’impugnatura leggermente ricurva. A prescindere dalla forma, solo in pochissimi casi i Panabas erano dotati di un doppio taglio e, a differenza della falce tracica o della romphaia, veniva affilato il filo esterno.

In realtà, non sono riuscito a raccogliere delle informazioni precise sul Panabas di tipo B, che in un video su youtube e in alcune illustrazioni recenti viene impugnato come una kukrì. Sul tipo A invece non ci sono dubbi.

Panabas di tipo B (“a kukrì”) di 86 cm. Belli gli anelli di bronzo stretti all’altezza del codolo

La foggia principale di Panabas, il tipo A con la punta “tronca” o “a mannaia”, era fatta per menare pesanti colpi di taglio, mentre la funzione di stocco era preclusa dal suo stesso design. Un paio di figure più sopra, si può notare come la potenza del colpo fosse massimizzata dalla larghezza della punta, che poteva superare i 12 cm (circa il quadruplo di quella di una spada europea), e dallo spessore della lama, di oltre 2 cm al forte.

L’incredibile spessore dei tre Panabas mostrati in precedenza

L’impugnatura era in legno duro, spesso rinforzata da anelli di metallo che la stringevano al codolo e permettevano una presa più salda. A occhio sembra molto comoda, specie quella leggermente ricurva del Panabas di tipo A, ma dovrei maneggiarne uno per dare un’opinione più precisa.

Essendo costituiti da due lamine di legno, sono sopravvissuti pochissimi foderi di Panabas. Inoltre, sembra che i guerrieri buttassero via il fodero prima della battaglia. A volte invece non lo portavano, limitandosi ad avvolgere il Panabas in un vestito/straccio e a legarselo dietro la schiena.

Spero di riuscire a trattare le altre lame filippine in un altro articolo, perchè alcune di esse mi hanno veramente impressionato.

60 pensieri riguardo “Spade (V): Il Panabas

  1. Articolo impressionante per chiarezza e documentazione. Adoro i post che trattano di armi (e me ne frego dei commenti demagogici che ne conseguono).

    Immaginare gli effetti di un fendente di panabas sulla nuda carne fa male solo al pensiero.

    Ora guardo gli altri articoli di questa categoria che hai pubblicato in passato ^_^

  2. Arrivato all’ultima parte la mia espressione è diventata questa :[ ho pensato per tutto l’articolo che il filo fosse quello concavo, come in un kukri.
    Mi piacerebbe tenerne uno tra le mani per capirne il bilanciamento.

  3. @McNab
    Danke Nab. Gli altri articoli sono decisamente migliori. Qui purtroppo non ho trovato materiale all’altezza, visto che il libro principe della materia, Moro Swords di Robert Cato, è impossibile da reperire (e comunque costerebbe oltre 500$).

    @Nurades
    La cosa ha meravigliato anche me. Avrei voluto saperne di più anche sulla scherma con quest’arma, ma penso che non ci fosse molto spazio per parate e piroette (niente punta e niente guardia).

  4. Ma che bell’arma, raffinata, elegante, discreta… 😀
    Soprattutto quello di tipo A, uno skrttr di fèntasi potrebbe darla ad un “pericolosissssssimo” assassino (uno di quelli alla assassin’s creed, che gira col cappuccio sugli occhi, mantelli blu ecc… anche in pieno giorno, per farsi riconoscere).

    Scherzi a parte preferisco il tipo B, anche se non capisco perchè affilassero la parte esterna.

  5. mio primo commento in questo blog:

    Salve a tutti!

    Complimenti per l’articolo , non conoscevo questa “spada” , foggia curiosa e a mio avviso decisamente rozza anche se direi efficace.

    Forse affilare ambo i lati rendeva l’arma un po piu versatile e prona a qualche “manovra”.
    Con un solo filo direi che si possa fare un uso tipo ascia o machete

  6. Benvenuto Cold, ti piace il freddo acciaio o sei un fan dell’omonima marca americana?

    ERRATA CORRIGE

    Mentre sul tipo A non ci sono dubbi, un video su youtube e alcune illustrazioni mostrano che il lato affilato del Panabas fosse quello interno. Non sono riuscito a trovare informazioni decisive in un senso o nell’altro (anche se l’affilatura interna sembra più logica). Chiunque abbia notizie in tal senso è pregato di riportarle fra i commenti.
    Ho aggiunto l’etimologia della parola panabas e qualche info sui foderi.

  7. Non sapevo che le lame kukuri avessero quest’origine. Avendole trovate un paio di volte in un paio di manga, pensavo che avessero origini cino/giapponesi che non propriamente filippine.
    Ottimo post, davvero!

  8. Il design del kukri è più antico del Panabas, semmai è stato quest’ultimo ad essere influenzato dalle lame sickle-shaped sviluppatesi nel corso dei secoli da parte di molte culture (greci, daci, egiziani, et cetera), fra cui è compreso il kukri.

  9. Cold Steel prima che il nome dell’azienda, è il nome di uno dei più importanti testi di scherma con la sciabola dell’Ottocento: “Cold Steel” di Alfred Hutton, del 1889.
    Tratta il combattimento con sciabola, bastone usato a mo’ di spada con due mani e pugnale. Include due pagine di considerazioni sull’uso del manganello e alcune pagine di consigli sul combattimento contro avversario armato di baionetta inastata.

    Si trova qui:
    http://www.thehaca.com/pdf/ColdSteel.pdf

    Il manuale di Hutton dedicato al combattimento con la baionetta è invece “Fixed Bayonets” del 1890, che si trova qui:
    http://www.archive.org/details/fixedbayonetsac00huttgoog

    Le tecniche illustrate sono valide per qualsiasi fucile da battaglia con baionetta, sia lunga che corta, SENZA design bullpup, con l’impugnatura dritta (all’inglese) o a semi-pistola, un po’ meno con impugnature a pistola.
    Quindi buono per Mauser 98, 98k, Lee-Enfield, Lee-Metford, Springfield 1903, Garand, Carcano 91, M14 ecc… ma non altrettano con M16, AK-47 o 74, FN FAL, o varianti dei BM 59 e M14 con le impugnature a pistola e soprattutto non con aborti bullpup come lo Steyr AUG (brrr) o il SA-80, robe nate per svantaggiare il più possibile nel corpo a corpo.

  10. Per favore votate negativamente il commento del Duca. Questo è un post sull’alta metallurgia dei musi gialli sub-indiani, non c’è posto per il burbero fragore dei mitragliatori.

  11. @Zwei: anche le più famose lame ricurve della tradizione dacica avevano il taglio interno

    P.S. quello sarebbe un articolo difficile, ma interessantissimo perché c’è molta letteratura discrepante (io nel mio libro ho dovuto prendere delle decisioni, ma alla fine mi sono tenuto sul vago).

  12. Sì, per quello la logica vorrebbe che il taglio fosse interno anche nel Panabas tipo B, però…

    L’articolo su falce dacica e rhompaia lo rimando da tempo perchè sto cercando di rimediare un po’ di materiale da un giovane archeologo romeno. Al momento sulla rhompaia potrei scrivere solo poche righe in più di quello che si trova su wikipedia eng.

  13. Avrei una richiesta!
    Mi interessa avere qualche suggerimento riguardo a armi a lama corta. Evitando però Kryss e Kucri (nienta da dire sul Kurki, ma il Kryss era davvero un’arma funzionale?), vorrei qualcosa più simile al falcetto.

    In particolare puoi suggeririrmi qualche nome di arma? Se sai anche indirizzarmi su qualche fonte (manuale, sito o che altro) che racconta come veniva utilizzata ancora meglio.
    Ciau.

  14. La falce dacica deriva proprio dall’utensile agricolo ed ha una curva molto accentuata. Per un design più da fighetto potresti buttarti su kopis e falcata, se invece preferisci cafonaggine a go-go mi permetto di suggerire il khopesh
    egizio. Anche la shotel etiope è molto particolare (e quasi sconosciuta) e merita almeno un’occhiata. Cerca un po’ in giro e fammi sapere se qualcuna di queste ti aggrada, così vedo di suggerirti qualche sito/libro.

  15. Che poi kopis e falkata sono quasi la stessa arma, visto che il primo si diffuse un po’ ovunque con l’ellenismo (anche il kukri è quasi un kopis ripiegato su sè stesso).
    Poi sicuramente le analogie sono facilitate dal fatto che la storia è piena di utensili da lavoro diventati armi (e c’è poco da fare, un’ascia è un’ascia, nasce per tagliare il legno, quindi la forma sarà più o meno sempre la stessa)

  16. @Coldsteel
    In un capitolo di Zodd c’è una bellissima scena dove il nostro benevolo protagonista utilizza una roncola. E finisce tutto a schifio.

  17. Grazie per le risposte!
    In effetti falcata e kopis sembrano molto simili. Io lì per lì preferirei il kopis perché ha un nome più esotico e non si fa confusione con le “falcate” di corsa. Ma se la falcata ha qualche mossa super segreta o qualche uso senza precedenti posso ancora cambiare idea ;).
    E anche il Karambit sembra un’arma fantastica. Il buco per infilare il dito, la maneggevolezza (preferisco l’arma corte) nonché l’uso nelle arti marziali, sono tutti elementi che stimolano la mia curiosità.

    In definitiva, se qualcuno può aiutarmi, mi sarebbero davvero utili approfondimenti su queste due armi: kopis e karambit.
    In particolare (in ordine di priorità):
    – qualsiasi altra cosa che abbia stimolato la vostra curiosità
    – utilizzo e tecniche
    – storia ed evoluzione dell’arma
    – descrizioni fisiche possibili

    Ciau.

  18. @Coldsteel
    Allora hai fatto cosa buona e giusta! Però non c’è nessun ColdSteel fra le ultime mail di adorazione\ minaccia\ amore\ insulti alla mia persona; cercate di usare lo stesso nick, altrimenti non riesco a fare le dovute connessioni!

    @Dago
    Non saprei, adesso sono orientato verso quelle africane. Sarà un articolo a favore della diversità (sinonimo di inferiorità) culturale.

  19. @ Zwei non avevo usato nick (che cazzo ti faccio i complimenti sotto pseudonimo ???)
    in ogni caso ti ho mandato una mail chiarificatrice

  20. Se il panabas aveva una doppia funzione arma-attrezzo e serviva per tagliare rami e farsi strada nella vegetazione folta, la curvatura anteroversa sarebbe stata molto più funzionale. Il principio del kukri e della falcata infatti è quello di presentare il filo in maniera più perpendicolare all’oggetto da tagliare, nel movimento del fendente.
    Un’altra cosa interessante è il manico lungo, che mi pare sia presente anche nelle versioni a una mano. In generale, le tecniche di arma bianca filippine utilizzano una presa più spostata verso il baricentro dell’arma; una ragione è quella del bilanciamento, un’altra è l’utilizzo del “pugno”, ovvero la parte di manico che sporge sotto la mano, per colpire a distanza ravvicinata oppure per agganciare l’avversario.

    Sul kerambit, è difficile spiegare come funzioni. E’ piccolo, comodo da trasportare e occultare. L’anello si infila sul mignolo, dando una presa salda e lasciando una certa libertà di movimento alle altre dita, così che entro certi limiti la mano possa essere aperta senza perderlo. La piccola lama che sporge dal mignolo è molto utile in gran parte delle tecniche percussive di certi stili di Escrima con pugni a martello e nelle tecniche a forbice contro gli arti del nemico.

  21. fico ne ignoravo l’esistenza

    mi ricorda un po’ il darb tailandese
    [img]http://www.cozun.com/images/New%20Blade%20pictures/Additional/Krabi-Krabong%20tang%20W.jpg[/img]

  22. come misure e pesi siamo praticamente uguali un darb misura sui 90cm e pesa sui 2chili
    affinata?
    non da come lo usano nelle arti marziali tradizionali thai

    sono usati praticamente come delle asce dando potenti impatti perpendicolari al filo eseguendo a ogni colpo un ampio mulinello, confidando sull’inerzia offerta dalla massa notevole dell’arma per l’efficacia di taglio, per me che da bravo nippofilo mi faccio una testa tanta su come quanto e quando stringere i mingoli pareva di andare a far legna

    la rafinatezza la ripongono in altri aspetti dell’arte bellica

    comunque queste spade del sud-est asiatico hanno già lasciato il segno nel fantasy
    [img]http://swords.com/buy/media/catalog/product/m/c/mc-hbo1l.jpg[/img]
    decisamente tra le più sensate che abbia visto (a parte l’apribottiglie)

  23. ma anche

    [img]http://swords.com/buy/media/catalog/product/cache/1/image/5e06319eda06f020e43594a9c230972d/4/5/45UC1373.jpg[/img]

    comunque un’articolo sul khopesh ci starebbe tutto l’ho sempre considerata un arma dal design interessantissimo

  24. Questa l’ha comprata mio fratello. Comunque hai ragione, il design a S appena accennata ha un suo perchè. Aggiungo anche che se gli elfi avessero avuto delle zweihander la battaglia sarebbe durata 3 minuti.

  25. nell’immagine con i 3 panabas si vede facilmente il filo nel lato interno dell’esemplare più in alto (tipo B?), vista la sostanziale differenza tra i due tipi di arma sia nella forma che nell’uso ci vorrebbero due nomi distinti per le due armi.

    il tizio che impugna la panabas tipo B al 99,99% sta usando un esemplare senza filo e non ha capito niente di quello che sta facendo 🙂

    mentre il tipo B (alla kukri) non mi stupisce minimamente, nel senso che è chiaro l’uso e la sua efficacia.

    sul tipo con il lato affilato all’esterno il discorso si fa interessante, ne esistono molte varianti (non dimentichiamoci che soprattutto in india e in estremo oriente una forma bizzarra di un’arma NON NECESSARIAMENTE significa qualcosa ) , in alcune penso che l’idea sia di sfruttare soprattutto l’angolo quasi retto della lama per provocare tagli profondi seguiti da un movimento a scorrimento del resto della lama. Non escludo che la lama curva con affilatura esterna potesse essere più facile da usare per tagliare la fitta boscaglia di sottili canne e frasche sfruttando un ottima affilatura ed evitando di “catturare” troppa vegetazione che poteva richiedere troppa fatica nei lunghi periodi, quindi una voluta riduzione di efficenza del taglio. Che ne pensate? Altri modelli con lama quasi dritta o dritta e affilatura esterna mi lasciano perplesso.

    una postilla: ma ‘sti articoli così interessanti non li potresti fare più lunghi?

  26. Don’t they look so amazing? I’d love to get my hands on one of those swords. I was trying to remember the one Tom Cruise had on his Last Samurai film but I can’t get it right. Any help please?

  27. I was trying to remember the one Tom Cruise had on his Last Samurai film but I can’t get it right.

    Well, a samurai sword, I guess it was a katana 🙂
    (didn’t like that movie at all 😐 )

  28. yes the sword used by Tom Cruise was a katana, a totaly different sword than the panabas,

    different countries (oh yes, both are in asia, lucky that they don’t was on different planets)

    different shape

    different weight (a panabas is more than 2 kilos and a katana about 1 kilo)

    different usage

    yes, they are very very different

    and “Last samurai”, was a very bad movie to make an idea on japanese story, it’s almost a fantasy

    and Cruise’s swordmanship, was realy hilarious

    if you need, try this instead: “dae bosatsu toghe” also know as “sword of doom”

    or some kurosawa’s classic like “Jojimbo” or “seven samurai”

    great coreographies

  29. Mi spieghereste una cosa che non ho compreso fra i commenti? Per quale ragione la forma della lama “ad S” ha un senso?
    Non capisco quale utilità possa avere a livello pratico la differenza fra una lama ad S ed una, per così dire, normale.

    Perdonate ancora una volta la mia ignoranza.

  30. p.s: perché l’ultimo samurai era penoso? Quali errori hanno commesso? (Non fatemi cadere anche quel film, dopo aver scoperto che lo spadone di Wallace in Braveheart è un errore mostruoso ho pianto un litro di sangue :bloody: )

  31. perché l’ultimo samurai era penoso? Quali errori hanno commesso?

    Hem, elenco tematico o per ordine di comparizione? ^_^
    Per dirne alcuni…
    Meiji è un giovanotto stupidotto ostaggio dei mercanti, per fortuna che alla fine l’Americano va da lui e gli spiega che è importante mantenere le antiche tradizioni.
    Ora, Meiji era un giovane con le palle quadre e una testa di tutto rispetto, e con uno staff di ministri eccezionali che hanno operato un vero e proprio miracolo (che ha avuto anche ricadute molto negative, ma non avevano scelta): impedire che il Giappone facesse la fine della Cina. Nel 1840 sono in pieno medievo. Nel1904 hanno una flotta che fa il mazzo alla Russia.
    Meiji era un capo di stato intelligente e coraggioso, altro che ragazzo debole!

    In un inverno l’Americano diventa uno spadaccino ultracazzutissimo. Ma perché lui è Americano. I poveri musigialli hano dovuto sopportare almeno venticinque anni di duro addestramento per arrivare allo stesso livello.

    La scena coi poliziotti che tagliano il codino al samurai. Ridicola oltre ogni umana concezione.

    I samurai tradizionalisti dipinti come nobili guerrieri puri di cuore. Per carità, non voglio fare di tutte le erbe un fascio, ma i samurai (specie di quel periodo, reduci da trecento anni di crisi latente, pax Tokugawa, con una morale sclerotizzata all’estremo) NON sono simpatici. Manco per scherzo. Molte cose che a loro parevano normali a noi farebbero orrore.
    Come possono insegnare l’uso della katana al’Americano senza iniziaro all’arte del Taglio? Ma è necessario, perché il tameshigiri veniva effettuato, ad ultimo, su condannati a morte, mendicanti o vagabondi presi a caso (gli hinin, i “non-umani”), e non sarebbe stato politicaly correct (ma sarebbe stato molto realistico).
    Ce ne sono altri, ma mi stanca elencarli.

    No, mi dispiace, è proprio una cagata di film.
    Se ti piace l’argomento samurai, guardati i film di Kurosawa Akira. E’ l’uomo che ha portato il cinema giapponese in Europa, ottenendo da subito il Leone d’Oro (meritatissimo, per Rashomon). E’ stato il mio primo grande amore, ed è colpa sua se ti scrivo da parigi, sommersa da appunti in gereoglifico e libri di storia giappa ^_^
    Un film su quel periodo e quell’argomento, When the last sword is drawn. A me è piaciuto tantissimo, ed è molto più corretto.

  32. A me l’imperatore non era sembrato un giovanotto stupido. GIovane sì, ma non tanto stupido. 😆

    Però su quella dell’inverno e della pratica del taglio… sob… non ci sono scuse :bloody:

    Perché la scena dove tagliano il codino è ridicola? Per i samurai (chiedo da ignorante, ricordalo, non ammazzarmi d’insulti te ne prego =( ) non è importante il codino?
    Oppure è solo un’invenzione loro?

    Però qualcosa hanno voluto mostrare che a noi sembrerebbe orribile. Han fatto vedere la scena dove la guida dei samurai taglia la testa, per onore, ad un altro che praticava il seppuku… o l’harakiri… (già che ci sei mi spieghi la differenza fra seppuku e harakiri? :(( Quanto sono ignorante… e quanto vorrei sapere 😀 )

    Però capisco la loro scelta di non mostrare scene dove i samurai fanno i bastardi, sarebbe andato a puttane tutto il film. Mi spiace, invece, davvero molto per la storia del non avergli insegnato il taglio e l’averlo reso capace di diventare una bestia con la katana in un solo inverno. :((

    Mi cercherò i film che hai detto 😉

  33. and “Last samurai”, was a very bad movie to make an idea on japanese story, it’s almost a fantasy
    and Cruise’s swordmanship, was realy hilarious

    WTF? WASN’T it a fantasy movie, seriously? ^_^
    Welll the historically accuracy of the movie was below zero. But It wasn’t (for me) that bad… I enjoyed it quite a lot, indeed.

    Can’t wait for Tenger’s answers to Giacomo’s questions.

  34. Nel film Meiji è in pugno ai mercanti finché Cruise non gli fa il discorsetto sulle belle tradizioni di una volta, quando il vero Meiji era un uomo ardito e ben cosciente di quello che dovevano conservare e quello che dovevano sacrificare. E, a chiosa, il suo staff era composto principalmente da principi di corte e samurai di alto rango (tolti i lealisti allo Shougun).

    Perché la scena dove tagliano il codino è ridicola? Per i samurai (chiedo da ignorante, ricordalo, non ammazzarmi d’insulti te ne prego =( ) non è importante il codino?

    Eccome se lo era, ma un poliziotto non si sarebbe mai sognato nemmeno per sbaglio di fare una cosa del genere. Ricordo che il paese non è stato pacificato, e che i cops non possono sapere che il ragazzo non reagirà. Anzi, se non fosse implicato in un progetti più grande, avrebbe reagito eccome. E andare a rompere il cazzo a uno visibilmente scontento (se gira con le spade e i capelli lunghi è evidentemente un militante della fazione tradizionalista) e armato di DUE spade, quando tu sei armato di jitte, è un suicidio.

    Però qualcosa hanno voluto mostrare che a noi sembrerebbe orribile. Han fatto vedere la scena dove la guida dei samurai taglia la testa, per onore, ad un altro che praticava il seppuku

    Bagatelle rispetto a quello che combinavano 🙂 Vuoi mettere una scena in cui uno straccione e trascinato urlante a un graticcio di bambù, legato in una posizione scomoda e poi affettato dal nipote dodicenne di Kazumoto (perché a dodici anni è bene che cominci ad allenarti su esseri umani, cani et similia non bastano più U_U)?
    Che io sappia harakiri e seppuku sono sinonimi. Seppuku però è più usato.

    Però capisco la loro scelta di non mostrare scene dove i samurai fanno i bastardi, sarebbe andato a puttane tutto il film.

    Per me il film è una stronzata anche per questo. Ci sono i buoni samurai che tirano con l’arco, i cattivi mercanti che li vogliono eliminare, e l’americano che trova il modo di sistemare le cose alla meno peggio.
    Banale, ingenuo e semplicista, come la maggior parte delle produzioni americane.
    Altra idiozia? Cruise che in un inverno si trova un sacco a suo agio nella oyoroi. Sticazzi. E’ un’armatura pesantuccia e soprattutto complicatissima!
    Un’altra ancora? L’attacco dei ninja. Comincia bene (l’americano è il solo che li vede perché, non capendo una cippa dello spettacolo, guarda per aria), ma QUANTI CACCHIO SONO? A parte il fatto che, non vorrei sbagliarmi, ma gli shinobi in questo periodo non vengono più impiegati, ma anche ammesso che siano riusciti a trovarne, quanto cacchio ci hanno speso?! Suppongo che per lo stesso prezzo avrebbero potuto assoldare un migliaio di ronin che avrebbe fatto lo stesso lavoro (ma sarebbe stato meno figo, immagino).

    No, se tipiace il tema “civilzation clash with Japan”, leggiti Shogun di Clavell: il miglior romanzo storico che abbia mai letto (basato, per altro, su fatti realmente accaduti. Ma per non creare falsi, l’autore ha cambiato leggermente i nomi dei personaggi e dei luoghi, di modo che si capisca chi sono -Ishida diventa Ishido, ecc.- ma sia anche chiaro che quella è la Sua versione romanzata della storia). Ci hanno fatto anche un filmone in sei puntate. Fatto bene, ma ti perdi metà della storia (tutta la parte sugli intrighi di clan e discussioni tra japs).
    Kurosawa ha fatto un sacco di film. Per cominciare ti consiglierei Hidden Fortress, una storia di avventura ambientata nel periodo Sengoku, nessuna pretesa di essere un Grande Film, ma realizzata molto bene.
    Di lui poi potrei consigliarne molti altri (Gli uomini che mettono il piede sulla coda della tigre -molto kabuki, consigliato soprattutto a chi apprezza questo tipo di teatro-, Kagemusha, I sette samurai, Ran, Rashomon… ok, mi fermo, Mode Fangirl OFF 🙂 )

  35. @ DAGO

    No, scusate, ma il belloccio che impara a maneggiare la katana in 3 mesi dove lo mettiamo?

    In un inverno l’Americano diventa uno spadaccino ultracazzutissimo. Ma perché lui è Americano. I poveri musigialli hano dovuto sopportare almeno venticinque anni di duro addestramento per arrivare allo stesso livello.

  36. @Tenger: (non sto a quotare tutto il discorso). Una sola espressione: :bloody:
    Io ho… ho… ho maledettamente amato quel film. Mi è piaciuto davvero molto, ho pianto per l’esaltazione alla fine. è splendido è…
    Diamine. Diamine. Diamine.

    Un peccato, davvero un peccato. Mentirei se dicessi che non lo consiglierei comunque. Un po’ come ho continuato ad amare Braveheart malgrado la presenza di un martello e dello spadone a due mani.

    Però diamine… un peccato davvero…
    Ma possibile che non se ne siano accorti? Possibile che non abbiano pensato “quello ci mette tre mesi ad eguagliare un maestro samurai… uhm…”?

    Perché gli errori storici e il, come dire, “eliminare parti poco accettabili da parte del pubblico” le posso capire. Se io voglio parlare della “parte buona” della filosofia dei samurai e mostrare la forza di questi guerrieri (io difficilmente, dopo questo film, dimenticherò che la parola samurai significa servire. è qualcosa che mi è rimasto dentro, che mi ha veramente preso…), tolgo le parti di cui non voglio si parli. Posso anche essere storicamente scorretto, ma io voglio parlare di una storia diversa.
    Anche il mostrare l’imperatore in quel modo, anche se già tiriamo più la corda, può avere il suo perché.

    Perché fin qui non hanno, se non sbaglio, commesso errori clamorosi, hanno solo tagliato e modificato ai fini del film. Non c’è nulla di inverosimile.

    L’inverosimile comincia quando lui indossa l’armatura come niente fosse, brandisce la spada come un samurai vero e proprio dopo solo tre mesi e quei tizi non si cagano in mano ad affrontare un tizio che sanno essere un samurai.

    Ecco, su queste cose… no, inutile. Non si può soprassedere, mandano a quel paese tutto il film. :bloody:

    Posso risarcirti con una notte di passione?

    LOL 🙂

  37. Posso risarcirti con una notte di passione? 🙂

    Come osi fare una proposta del genere a una ragazza nubile?! Sordido fornicatore, taci, o dovrò ucciderti per lavare il mio onore! :p

    Ma possibile che non se ne siano accorti? Possibile che non abbiano pensato “quello ci mette tre mesi ad eguagliare un maestro samurai… uhm…”?

    Penso che non si siano nemmeno posti il problema. Che gli frega? Il pubblico è in larga parte ignorante e disposto a ingoiare qualsiasi cosa pur di vedere Cruise che fa a fette i kattyvy con la katana. E’ la stessa sindrome della narrativa: nessuno nemmeno pensa che si debba presentare qualcosa di verosimile. Sono tutti troppo abituati a smerciare bufale.

    Nah, guardati When the last sword is drawn, merita. Tra i vari pregi: non c’è Cruise.

    Anche il mostrare l’imperatore in quel modo, anche se già tiriamo più la corda, può avere il suo perché.

    Io l’ho trovato insultante. Insomma, è come fare un film dove Bismark è un coglione totale che non sa nemmeno lui se è al mondo (per prafrasare un’espressione fiorentina), o dove Harald di Norvegia era un cagasotto effemminato.

    Dimenticavo, nessuno mi ha ancora risposto il perché, in una spada, la forma ad S sia d’aiuto.

    Quoto! :8

  38. Io l’ho trovato insultante. Insomma, è come fare un film dove Bismark è un coglione totale che non sa nemmeno lui se è al mondo (per prafrasare un’espressione fiorentina), o dove Harald di Norvegia era un cagasotto effemminato.

    Ok, con Harald di Norvegia mi hai convinto 🙂 :bloody: :-[)

    Dimenticavo, nessuno mi ha ancora risposto il perché, in una spada, la forma ad S sia d’aiuto.

    Quoto!

    E io riquoto :8

  39. si ultimo samurai non è proprio il massimo

    ma possiamo fare passare un paio di cose lammericano era un provetto sciabolatore e un cavalleggero, aveva delle basi insomma, poi per il resto è demenziale (se riesco a trovarlo c’era un’articolo che sputtanava nel dettaglio)

    ci sono delle sequenze divertenti, ma quelle snervanti sono molte di più

    comunquew per farsi della cultura questo e il vero evento storico che ha ispirato il film
    http://it.wikipedia.org/wiki/Ribellione_di_Satsuma

    ah dimenticavo
    harakiri e seppuku

    hara kiri è letteralmente tagliarsi la pancia, indica proprio l’atto, seppuku è tutto il rito

    la forma a S
    credo che sia saltato fuori nelllo scambio tra me e zwei
    e credo che lui si riferisse a un suo gradimento estetico

    comunque dalpunto di vista schermistico un impugnatura ricurva nel senso del filo permette di chiudere l’angolo tra polso e lama, simile struttura la troviamo in molte scimitarre e sciabole,

  40. lammericano era un provetto sciabolatore e un cavalleggero, aveva delle basi insomma

    Nein, la sciabola americana e la katana non niente in comune. Si usano in modo totalmente diverso su protezione totalmente diverse.
    Hara kiri e Seppuku: right, ma devo dire che “hara kiri” l’ho sentito usare solo ai gaijin, mentre ai jappi ho sempre sentito usare seppuku (anche quando si trattava di un suicidio “informale”: sì, insomma, un affettamento un po’ casual, senza secondo e senza supervisione delle autorità 🙂 )

  41. comunque dalpunto di vista schermistico un impugnatura ricurva nel senso del filo permette di chiudere l’angolo tra polso e lama

    Ok… ti rispondo appena ho capito cosa significa. :bloody:

  42. @ tenger
    certo che sciabola da cavalleria e kenjutsu sono cose diverse, infatti il film resta una strunzata, ma comunque elementi come tempi e misura uno schermidore li ha, e in merito all’efficacia sono elementi molto più importanti della correttezza stilistica

    su seppuku – harakiri

    “It is commonly pointed out that hara-kiri is a vulgarism, but this is a misunderstanding. Hara-kiri is a Japanese reading or Kun-yomi of the characters; as it became customary to prefer Chinese readings in official announcements, only the term seppuku was ever used in writing. So hara-kiri is a spoken term and seppuku a written term for the same act.”
    Ross, Christopher. Mishima’s Sword, p.68.

    ossia sono due pronunce diverse dello stesso termine scritto con gli stessi kanji (ma in harakiri sono invertiti)c

    che abbaglio!

    sulla spada ad S, una spiegazione che mi ero dato è la seguente: una spada ricurva è un’ottima soluzione per i colpi di taglio, ma porta lama e punta più indietro rispetto il punto di impatto precedente, per colpire i polsi devono flettersi maggiormente per portare la lama sul nuovo punto di impatto, ma se si contro curva l’impugnatura si compensa lo svantaggio, et volià design ad S

    poi in alcune tradizioni schermistiche basate su ampi mulinelli come quelle mediorientali e indiane venivano usati vari design per impedire alla spada di sfuggire di mano e in alcuni casi vediamo proprio delle impugnature esageratamente ricurve, ma in questi casi è qualcosa di più simile a un gancio

  43. A proposito dell’ultimo samurai mi stupisce che nessuno faccia riferimento a due fatti fondamentali che fanno di quel film una produzione priva di spessore:
    Il primo è che gli statunitensi in quell’epoca non giocavano un ruolo di questo genere, il protagonista mi ricorda un po’ Jules Brunet se vogliamo dirla tutta.
    Ma esotismo A PALATE, manco fosse per un pubblico dell’800. I samurai selvaggi e fieri che muoiono contro le mitragliatrici. Signori, i samurai di quell’epoca usavano i fucili. Nessuno è così scemo da farsi massacrare per puntiglio. Tokugawa si vestita con una divisa francese. È vero che permanevano sacche pre-moderne e si combatteva ancora all’arma bianca, magari in abiti “tradizionali”, è vero che verso la fine della guerra qualche samurai che usava l’arco perché scarseggiavano i fucili, ma costruirci su questo mito… E no, i Tokugawa non erano i difensori della pura tradizione samuraica medievale contro i cattivi Meiji. Era una guerra civile fomentata peraltro da stranieri. I Tokugawa comprarono persino una corazzata dagli USA, la Kōtetsu ex-confederata, che poi non gliel’hanno data perché preferirono la neutralità.

Lascia un commento