annali d'italia di ludovico muratori

Annali d’Italia (477-480 d.C.)

Ho deciso di dare il via ad un progetto lungo ed interessante. Sono sempre stato un grande estimatore degli Annali d’Italia di Ludovico Muratori, reputandoli la più grande opera storiografica italiana. Per la sua stesura son stati necessari 6 anni (1743-1749), durante i quali il Muratori è riuscito a ricostruire diciassette secoli di storia italiana anno per anno. Si tratta di un’opera colossale (alcune edizioni sono in 25 volumi!) e tremendamente esaustiva.

ritratto di Ludovico Muratori
Ludovico Muratori

Brevemente, ho intenzione di riportare sul blog gli Annali d’Italia:

– cercando di sistemarli in italiano contemporaneo;

– provando ad integrarli;

– utilizzando i collegamenti ipertestuali per facilitarne la comprensione;

– inserendo foto e mappe.

  UN PROGETTO COMPLESSO

Gli Annali d’Italia si riferiscono principalmente alla storia d’Italia, ma riportano anche moltissimi avvenimenti europei ed orientali, cercando di dare al lettore un numero di strumenti adeguati a comprendere il susseguirsi degli eventi.

Visto che si tratta di un progetto in fieri, potete anche sommergermi di consigli e suggerimenti per migliorarlo.

Detto questo, ho deciso di partire dall’anno 477 d.C. Non sono un estimatore del 476 come data spartiacque (preferisco il 565, 568 o 622), ma visto che è quella più unanimemente accettata mi sono mestamente adeguato.

Iniziamo con quattro anni, ma tenete d’occhio gli aggiornamenti, i successivi articoli saranno di 5 anni ciascuno.

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Anno 477

papa: Simplicio (10)

imperatore: Zenone (4)

re d’Italia: Odoacre (2)

senza consoli

In questo anno morì Genserico (probabilmente il 24 Gennaio), Re dei Vandali, che regnava sull’Africa nord-occidentale e sulle Isole del Mediterraneo occidentale. Salì al trono il figlio, Unnerico, che si affrettò a mandare un’ambasciata a Costantinopoli per stabilire rapporti di pace ed amicizia con Zenone, rinunciando a tutte le pretese accampate in precedenza per via del suo matrimonio Eudocia, figlia dell’Imperatore Valentiniano III.  Con la morte di Genserico, di fede ariana, si chiuse un periodo di gravi atti pirateschi nei confronti delle coste del mediterraneo occidentale. Neanche Roma fu risparmiata, subendo un gravissimo saccheggio nel 455. Unnerico però non era troppo interessato a portare avanti l’attività di corsaro che tante soddisfazioni aveva dato al padre, e preferì continuare l’opera paterna in un altro campo, quello delle persecuzioni verso i cristiani, che furono violentissime.

Estensione dell'Impero Romano d'Occidente attorno al 460
Il regno dei vandali comprendeva buona parte delle province meridionali dell’Impero d’Occidente.

A Costantinopoli, un gravissimo terremoto riuscì ad abbattere parte dell’abitato ed un gran numero di chiese.

In Gallia, il re dei Visigoti Eurico sfruttò la difficile situazione italiana (ove Odoacre aveva deposto Romolo Augustolo) per impossessarsi senza incontrare resistenza di Arles e Marsiglia. Anzi, sembra che Odoacre stesso avesse acconsentito a che i Visigoti espandessero i propri domini, purchè non oltrepassassero il confine alpino.

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Anno 478

papa: Simplicio (11)

imperatore: Zenone (5)

re d’Italia: Odoacre (3)

console: Illo

Venne creato un solo console, da Zenone, per averlo aiutato a risalire sul trono. Odoacre invece, re degli Eruli,  non voleva nominare consoli in Occidente per evitare ulteriori motivi di scontro con l’Imperatore.

Sembra che Odoacre non avesse alcuna signoria sulle popolazione gallica, spagnola o di qualsiasi altro luogo dell’Impero d’Occidente. Nessuno gli prestava ubbidienza, come invece accadeva con gli imperatori romani.

Odoacre riceve Romolo Augustolo
Odoacre riceve Romolo Augustolo

Le chiese d’Oriente, in particolar modo quelle di Alessandria ed Antiochia, erano piuttosto turbate dall’eresia monofisita di Eutiche. Papa Simplicio indusse Acacio, patriarca di Costantinopoli, a radunare un Concilio, in cui quest’ultimo condannò Timoteo Eluro, Pietro Fullone ed altri capi di quell’eresia. Successivamente, il Papa venne a sapere che che Acacio aveva mentito, e che era lo stesso Imperatore Zenone a favorire gli eretici.

Fuori dall’Italia, il dominio dei Visigoti si estendeva per tutta la parte meridionale della Gallia e, al di là dei Pirenei, in Catalogna, Aragona e Navarra (fino a Siviglia); i Suebi occupavano la Galizia ed il Portogallo; i Burgundi la Savoia e la Borgogna (“erano colegati coi Romani”). Le province più a settentrione, dopo aver cacciato i magistrati romani, iniziarono a governarsi da sole,  mentre altre, come il territorio governato da Siagro, mantennero le istituzioni romane. I Franchi si limitarono a razzie e saccheggi oltre il Reno, ma in questo periodo ancora non si erano stabiliti all’interno del limes romano.

Impero Romano e Regni Barbarici nel 480
Rappresentazione realistica dell’europa attorno al 480. I Vandali in Africa, Gli Eruli in Italia, il comandante romano Siagro nella Gallia settentrionale, Giulio Nepote che ancora regna in Dalmazia.

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Anno 479

papa: Simplicio (12)

imperatore: Zenone (6)

re d’Italia: Odoacre (4)

consoli: Flavio Zenone Augusto (3), senza collega

Nel corso del 479 Teodorico, figlio di Teodomiro re degli Ostrogoti, che successivamente divenne re d’Italia, mosse guerra all’Impero d’Oriente, devastando la Grecia e raggiungendo la città di Durazzo, di cui riuscì a impadronirsi. Il generale romano dell’Illirico era Sabiniano, che aveva rimesso in piedi la disciplina militare tanto da essere paragonato ai condottieri dell’età repubblicana.  Avendo a disposizione pochi uomini, cercò di fermare Teodorico promettendogli onori e vantaggi da parte di Zenone. Il comandante ostrogoto accettò, dicendosi disposto ad interrompere le sue scorrerie e a far guerra Teodorico Strabone, capo di un altro ramo dei goti che si era stabilito in Tracia. Era intenzione dell’ostrogoto sconfiggerlo ed essere nominato da Costantinopoli generale d’armata, oltre alla facoltà di essere ammesso a nella capitale d’Oriente come cittadino. Si disse anche pronto, se l’Imperatore glielo avesse comandato, a cacciare Giulio Nepote (giuridicamente l’ultimo imperatore romano) dalla Dalmazia, dove ancora esercitva il potere imperiale.

moneta (tremisse) di Giulio Nepote
Tremisse di Giulio Nepote

In questi tempi Sant’Epifanio, vescovo di Pavia, fece riedificare il duomo della città, gravemente rovinato dai barbari, ed ottenne da Odoacre una esenzione quinquennale dai tributi, affinchè i suoi cittadini potessero ricostruire senza subire alcuna pressione fiscale. Anche la popolazione della Liguria di rivolse ad Epifanio per far sì che Odoacre riducesse i tributi nei loro confronti, ed ancora una volta il prelato ebbe successo.

In Oriente si verificò un tentativo di usurpazione del trono imperiale da parte di Marciano, figlio dell’Imperatore d’Occidente Antemio, il quale si era convinto che il trono spettasse a sua moglie Leonzia, figlia dell’Imperatore Leone I, e non ad Ariadne, moglie di Zenone e anch’essa figlia di Leone (ma nata quando Leone non era ancora divenuto Imperatore!). Dunque, aiutato dai fratelli Romolo e Procopio, Marciano riuscì a sconfiggere le truppe di Zenone entro le mura di Costantinopoli, ma nella notte seguente il generale di Zenone, Illo, riuscì a corrompere buona parte delle truppe di marciano e a ribaltare la situazione. Zenone fece esiliare Marciano in un castello della Cappadocia dopo averlo ordinato prete, mentre i fratelli del quasi-usurpatore sembra che fuggirono a Roma o presso  Teodorico Strabone. Quest’ultimo, con la scusa di voler aiutare Zenone nelle sue beghe interne, marciò con l’esercito verso Costantinopoli, ma Pelagio, un emissario di Zenone, riuscì a farlo tornare indietro grazie a un generosissimo tributo in denaro.

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Anno 480

papa: Simplicio (15)

imperatore: Zenone (7)

re d’Italia: Odoacre (5)

console: Basilio juniore, senza collega

Questo Flavio Cecina Decio Massimo Basilio iunior era lo stesso che divenne prefetto del pretorio e patrizio nell’anno 483. In quest’anno Giulio Nepote, l’Imperatore spodestato da Oreste (padre di Romolo Augustolo), regnava ancora in Dalmazia, la sua regione natia. Il 9 Maggio fu però ucciso da due suoi ufficiali, i comites Viatore ed Ovida, probabilmente con la collaborazione dell’ex-Imperatore Glicerio, allora vescovo di Salona (spodestato proprio da Nepote e costretto a prendere i voti).

moneta (aureo) di Glicerio
Aureo di Glicerio

Moriva dunque l’ultimo Imperatore Romano d’Occidente, il quale aveva mantenuto la speranza di tornare sul trono. Anzi, Zenone aveva creato patrizio l’erulo Odoacre proprio con il fine di fargli deporre Romolo Augustolo e rimettere la corona sulla testa di Nepote (che Zenone aveva messo sul trono d’Occidente nel 474), ma la storia andò diversamente. Il fatto che poi Odoacre si sia precipitato ad invadere la Dalmazia lascia aperta la possibilità che sia stato lui a volere la morte di Nepote. Tutto ciò portò ad un deterioramento dei rapporti fra Zenone ed Odoacre.

Dopo ventiquattro anni, Unnerico re dei Vandali permise l’elezione di un nuovo vescovo di Cartagine. Toccò ad Eugenio.

In Gallia, i Burgundi del sovrano Gundobado, nipote del generale Ricimero (che mosse i fili del trono d’occidente per diversi anni), entrano in conflitto con Franchi e Allemanni per il possesso di alcuni territori di confine, con alterne fortune.

Vai agli anni 481-485

6 pensieri riguardo “Annali d’Italia (477-480 d.C.)

  1. Tu sei pazzo 😀
    Però… però una serie di post così ti farebbe ascendere all’olimpo da parte mia, o quasi.
    Sarà che il mio sogno sarebbe scrivere un’opera semi-annalistica da Maratona ad oggi, quindi materiale del genere è oltremodo utile e benvenuto 😀

  2. Diciamo che il consolato, paradossalmente, ebbe un (breve) periodo di rinascita proprio grazie alla caduta dell’Impero.
    Fino a che c’era stato l’imperatore, essere console risultava solo un titolo onorifico; d’altronde basta leggere le epigrafi e si trova gente che ha ricoperto consolati plurimi senza aver alcun merito, o, al contrario, erano gli “uomini forti” del momento e l’imperatore il loro fantoccio.
    Caduto l’impero e venuta meno (ma questo già dal IV secolo) l’importanza di Roma, il console riacquista un ruolo, se non altro come sindaco o simile.

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