Gladiatrici nella Roma Antica

Le fonti antiche confermano che, oltre ai combattimenti fra gladiatori, nell’antica Roma ebbero luogo anche quelli fra gladiatrici.

Donne, lotta, guerra, sangue.  Al giorno d’oggi forse siamo più abituati a comprendere una realtà del genere (in fondo abbiamo donne nell’esercito, nella boxe e in varie altre attività un tempo appannaggio dei soli uomini), ma venti secoli fa come andavano le cose? In una società, quella romana, che apprezzava spettacoli di una violenza che noi non possiamo quasi concepire, come era visto il connubio fra donne e arena?

Per questo articolo ho utilizzato gran parte di quanto scritto da Silvano Mattesini nel libro Gladiatori, alla cui stesura ho collaborato.

Sappiamo da varie fonti che anche le donne partecipavano ai giochi gladiatori. Lo afferma chiaramente Tacito parlando del periodo di NeronePetronio accenna a una donna, condotta dalla Britannia, che combatteva nell’arena su un carro. Visto il periodo, può cercarsi una correlazione con la rivolta di Budicca, che aveva suscitato parecchio clamore a Roma.

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Le gesta di Budicca aumentarono l’interesse dei romani per i combattimenti fra donne?

Le donne gladiatrici erano spesso derise e disprezzate, ma di certo stimolavano l’interesse degli spettatori. Svetonio ci dice che, durante regno di Domiziano, le donne  fossero molto in auge nell’anfiteatro, e che venivano fatte combattere di notte, alla luce delle torce. Dione Cassio aggiunge che lo stesso imperatore amava i combattimenti fra donne e nani, visto che probabilmente questo espediente consentiva di mantenere quell’equilibrio nello scontro che invece mancava nella lotta fra donne e uomini.

Parlando di Nerone, lo stesso autore ricorda come questi avesse preteso una giornata di combattimenti fra soli Etiopi nell’anfiteatro di Puteoli (Pozzuoli): bambini, uomini, e soprattutto donne. Quindi anche le gladiatrici combatterono per onorare il re d’Armenia Tiridate I.

Nelle Satire (Satira VI), Giovenale rende addirittura un’accurata descrizione del loro armamento:

…elmo..grosso e pesante cinturone di cuoio per la spada, le protezioni per il braccio destro e le creste colorate dell’elmo oltre al mezzo gambale della gamba sinistra…fasciature gonfie e spesse..coprono ben tese i suoi teneri polpacci…

ed esprime alcune considerazioni:

…il recinto pieno di fango che è riservato alla lotta femminile, chi non li conosce?…Chi non ha visto le ferite che ella infligge con il bastone al palo (d’allenamento)…Il tronco lei lo segna con colpi duri e continui della sua spada e con lo scudo lo spinge e con forza lo percuote…, nonostante sia una matrona, è senz’altro degna di quella tromba che segna l’inizio delle festività di Flora, a meno che ella in quel suo petto non vada pensando a qualcosa di più interessante e non si prepari ai veri combattimenti nell’Arena!… Che rispetto della propria condizione sociale può avere una donna con l’elmo, una donna che fugge dalla sua sessualità e ama la forza virile?

Quanto alle fonti archeologiche, in alcuni bassorilievi di Alicarnasso le gladiatrici sono rappresentate nelle vesti di murmillones o provocatores. Ci sono giunti anche due nomi, Amazzone ed Achillea (immagine qui sotto), incisi su un bassorilievo britannico del II secolo sotto due figure femminili intente a combattere. Entrambe hanno scudo e spada corta, ma non hanno elmi. Visto che Amazzone e Achillea sono due nomi mitici, è probabile che si trattasse di pseudonimi da combattimento.

In Gladiatori e attori nella Roma giulioclaudia. Studio sul Senatoconsulto di Larino (2006), Carla Ricci sostiene che i combattimenti fra donne si tenessero successivamente all’evento clou di una giornata presso l’arena, ossia il combattimento fra gladiatori. La stessa autrice riporta anche il primo ritrovamento di resti umani direttamente riconducibile alle gladiatrici romane. La scoperta è stata fatta a Londra nel 1996, nell’area in cui sorgeva l’anfiteatro di Londinium. Pur trattandosi di resti carbonizzati, gli scienziati sono riusciti a identificarli come appartenenti a una ragazza di venti anni circa. Assieme a lei, erano stati sepolte anche diverse lampade con decorazioni relative al mondo della gladiatura (una, in particolare, ha dipinto un gladiatore secutor/sannita con tanto di elmo piumato).

Inoltre, molte donne parteciparono alle venationes (le cacce che si svolgevano nell’arena) durante l’inaugurazione del Colosseo, e poiché esisteva una foemina murmillo, c’è da presumere che esistesse anche la sua naturale antagonista thraex od oplomachus.

gladiatrici
Amazon ed Achillia

Di certo il combattimento fra donne eccitava il pubblico con un vortice di desiderio sessuale e sadismo, ma non doveva avere una diffusione enorme, anche perchè i legislatori romani lo osteggiarono in più di un’occasione. Dopo un precedente senatoconsulto, nel 19 d.C. ne fu emanato un altro, quello di Larino, giunto fino a noi su una tavoletta di bronzo, in cui si specificava:

…è proibito il reclutamento, ai fini della gladiatura, di figlie, nipoti e pronipoti di senatori ed equites, che non abbiano ancora compiuto venti anni.

L’attività gladiatori femminile continuò dunque per diverso tempo, pure rimanendo diverse restrizioni che, con ogni probabilità, non conosciamo ancora per intero. Invece, sappiamo per certo che nel 200 d.C. intervenne un editto di Settimio Severo che bandiva le foemine dai combattimenti gladiatori (Cassio Dione, LXXVI). Allora come oggi però, le leggi potevano valere molto poco se si instaurava una consuetudine contraria. A far pensare che l’editto di Settimio Severo potesse aver avuto una forza differente a seconda del periodo e del luogo, è stata un’iscrizione trovata ad Ostia, dedicata a tal Ostiliano.

QUI PRIMUS OM[NI]UM AB URBE CONDITA LUDUS CUM [–] OR ET MULIERES [A]D FERRUM DEDIT

Queste parole (“Ostiliano fu il primo a far combattere le donne dalla fondazione della città“), scolpite durante il III secolo inoltrato, dimostrano in modo inequivocabile una prosecuzione, non sappiamo quanto lunga e di quale entità, dei combattimenti femminili.

24 pensieri riguardo “Gladiatrici nella Roma Antica

  1. Sono tornata da una serata di combattimento col bastone, e trovo questo interessante post *w* Non avrei mai detto che i gladiatori potessero essere anche donne.
    Complimenti 🙂

  2. perlando della mia esperienza nel kendo non c’è storia su tutti i fronti, l’uomo è più veloce e incisivo, per velocità non parlo di riflessi li siamo pari ma la struttura muscolare maschile è più esplosiva, di contro le donne per necessità-attitudine sviluppano maggiore sensibilità, quindi solitamente dalle atlete ci si aspetta una strategia improntata maggiormente su tecniche di rimessa e conto anticipo (ojiwaza, debanawaza)

    posto questo, nel kendo la disparità può venire contro bilanciata dall’esperienza, dalla strategia e dallo spirito, ma bisogna dire che ci sono convenzioni che permettono di contenere il vantaggio della forza bruta che in uno scontro in battaglia “forse” avrebbe maggiore peso

    poi tutto questo è a prescindere da un punto non secondario, la guerriera-atleta-gladiatrice mensilmente cade nel turbine sanguinolento per cinque giorni di tristezza

    ma forse in un mondo fantasy il potere della trnità Tampax, O-b, Lines è tale che con l’offerta ai sacri tamponi si ottiene la protezione dagli ormoni +5

  3. Quanto a riflessi penso dipenda dagli individui. Per costituzione la donna è meno portata al combattimento, ma ci sono due fattori capitali: talento, ma soprattutto esperienza.
    Io col bokken e col jo al momento non ho fatto nessun randori (infatti sono ancora intera XD). A kendo ho iniziato solo quest’anno, quindi non saprei dire ancora. E per quello che riguarda il combattimento medievale (finora ho usato solo bastarda e bastone): rispetto ai grossi barbari ho molta meno forza, meno riflessi (ma è solo il secondo hanno che lo faccio), ma più resistenza a sforzo medio prolungato nel tempo.
    Poi dipende davvero dall’esperienza e l’intensità dell’allenamento. Ho visto dal vivo una settimo (o sesto? Ah, l’alzheimer…) dan di aikido scaraventare dall’altra parte del dojo un primo dan grosso il doppio. Lo maneggiava come una bambola di pezza.

  4. vero dimenticavo la resistenza di fondo il vero vantaggio fisico femminile

    nella dinamica di un combattimento singolo lo vedo poco applicabile ma in uno scontro campale chissà

    sui riflessi io ho esperienze paritarie, e non ci sono motivi fisiologici per sostenere il contrario, anzi studi scientifici provano che le donne hanno un notevole vantaggio nelle operazioni di “empatia” questo giustifica quanto ho scritto prima per le donne è più naturale interpretare le intenzioni altrui e quindi vere un vantaggio strategico.

    ma l’uomo ha maggiore “focus” capacità di immergersi totalmente in una singola attività contro l’abilità femminile di eseguire contemporaneamente riversi compiti

    da cui avanzo una ipotesi che l’uomo sia decisamente una bestia da duello mentre la donna può dare il massimo in condizioni diverse, che prevedano sforzi aereobici prolungati e di attenzione in multitasking (scout)

  5. Ci sto solo se abbiamo diritto a qualche protezione. La mia mamma si arrabbia sempre quando viene a sapere che mi sono fatta male. 🙁 (sì, lo so, non fa molto “feroce guerriera”, ma solo perché non conoscete la mia mamma XD)

  6. Ehi, non generalizzare. Sono cose che variano molto da donna a donna.
    Ci sono tante donne a cui in quei giorni non cambia nulla 😛

    Comunque è la prima volta che commento in questo blog, ma lo seguo da un po’. Carino, complimenti^^

  7. guarda che io ho il pipino (ti avverto prima, non vorrei che ci rimanessi male), comunque acetto la sfida con gaudio

    sui riflessi femminili magari le mie esperienze fossero simili, significherebbe che sarei davvero forte, perchè certe kendoka italiane sono decisamente forti, per non parlare del giappone dove giornalmente mi rivoltavavano come un calzetto

    certo sono casi specifici ma chiarificatori,

  8. poichè esisteva una foemina murmillo, c’è da presumere che esistesse anche la sua naturale antagonista thraex od oplomachus.

    Zwei, questa sembra una conclusione non motivata da quello che affermi prima.

    comunque l’argomento è interessante

  9. scusa Zwei ma sono più rompicojones del solito 🙂

    “le gladiatrici sono rappresentate nelle vesti di murmillones o provocatores. Ci sono giunti anche due nomi, Amazone ed Achillea. Inoltre, molte donne parteciparono alle venationes (le cacce che si svolgevano nell’arena) durante l’inaugurazione del Colosseo, e poichè esisteva una foemina murmillo, c’è da presumere che esistesse anche la sua naturale antagonista thraex od oplomachus.”

    se non sai se le gladiatrici sono state raffigurate come murmillones oppure provocatores non puoi dedurre l’esistenza delle naturali antagoniste. :[

    tra l’altro io avevo sempre sentito dire che fossero provocatores e che quindi probabilmente combattevano tra di loro.

  10. Ehm, ci sono ritrovamenti con gladiatrici murmillones e altri con gladiatrici provocatores. Quella “o” non sta per “non riusciamo a capire se sono murmillones o provocatores”.

  11. Zwei cito Dario Battaglia di ars dimicandi che ho trovato sul forum della stessa associazione :

    Le donne avrebbero potuto interpretare anche altri numeri gladiatorii. Ma di ciò non ve n’è traccia. La notevolissima epigrafia gladiatoria (quella che elenca gli abbinamenti tra classi e relativi nomi) non ci presenta alcuna gladiatrice.

    ho perso tempo? :aie:

  12. Che le donne combattessero è fuor di dubbio. Mattesini vede in alcune rappresentazioni di Alicarnasso delle possibili murmillae, Dario Battaglia no. Sono entrambi molto esperti, ma nell’articolo ho seguito l’indirizzo di Mattesini.

  13. Salve a tutti, butto li i miei due cent.

    Avete detto cose molto valide riguardo le differenze fisiche tra uomo e donna in combattimento. Mi permetto di esprimere la mia poichè una delle sale d’armi che frequento è a maggioranza femminile.

    Il discorso dello sforzo muscolare si applica alla perfezione nella scherma tradizionale, dove le donne, proprio a causa di una minor prestanza fisica, tendono ad eseguire tecniche molto più pulite e “da manuale” rispetto alla controparte, proprio perchè tendono a sopperire con la tecnica la mancanza di forza “bruta”.

    Quindi, su chi abbia o meno un vantaggio fisico, credo dipenda molto dai singoli soggetti.

    Reputo diverso il discorso se applicato a concezione del combattimento e predisposizione mentale. Vero è che l’uomo è più predisposto al focalizzarsi rispetto alla donna, ma la cosa da tenere in considerazione è l’antropologia.

    L’uomo combatte da SEMPRE. Generazioni e generazioni di combattenti si sono susseguite, andando ad influire sul processo evolutivo maschile.
    La donna, semplicemente, no.

    Questo si tramuta, a parer mio, in un netto vantaggio. Noi pisellati abbiamo una comprensione maggiore, capacità di ragionamento superiori in situazioni di stress e pericolo, e millenni di preparazione a quel momento specifico.

    Credo sia questa la differenza sostanziale. Non tanto questioni di massa-peso-esplosività. Come diceva qualcuno, vi sono in giro delle Brienne di Tarth, e volendole far confrontare a parità di peso il risultato sarebbe comunque noto ai più.

    Tanti saluti e infiniti complimenti per il blog. Bravo Bravo Bravo!

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